Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa

  1. #11
    Gran CierRino L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Non ho mai sentito (almeno nell'ambito della Chiesa Cattolica) questo discorso delle 12 stirpi.

    Dio a suo tempo creò DUE esseri umani e cioè i nostri progenitori Adamo ed Eva, dai quali tutti noi discendiamo.

    Ad un certo punto Dio scelse il Popolo Eletto (quello dell'Antico Testamento ovviamente) suddiviso nelle 12 Tribù di Israele, che tale rimase per un bel pezzo. Fra queste tribù quella dei Leviti era particolarmente destinata al servizio del culto, ed al suo interno Aronne ed i suoi discendenti erano costituiti Sacerdoti.

    A titolo di curiosità, ho chiesto ad un dotto ebreo che conosco, e che ha mantenuto la sua religione, come mai ora che dopo tanto tempo loro possiedono di nuovo Gerusalemme, il Tempio non viene ricostruito nella sua integrità (come fu nell'Antico Testamento, quando venne distrutto e poi ricostruito).
    La risposta è stata che ciò avviene per due motivi: uno è che il governo di Israele è laicissimo e non ha alcun interesse alla religione, l'altro che comunque, con tutto quel che è accaduto nel frattempo, non sarebbe più possibile individuare i discendenti di Aronne, per cui l'eventuale Tempio ricostruito non servirebbe a nulla, dato che solo i Sacerdoti possono officiare i sacrifici prescritti.

  2. #12
    Iscritto L'avatar di Anndra 1961
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    la Chiesa cambia pur rimanendo immutabile

    Il concilio Vaticano II non ha cambiato la Chiesa, perchè essa rimane immutabile, inquanto Corpo di Cristo, Nostro Signore. Semmai la arrichita e impreziosita, la resa più comprensibile ai "Malati" e non ai "Sani" . Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma, i malati, disse Nostro Signore; quindi il Concilio Vaticano II come succitato ha reso la Chiesa più comprensibile e più ricca. Pace a voi fratelli!

  3. #13
    Veterano di CR L'avatar di Fra Bartimeo
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    Il peccato mortale toglie la Grazia ma non la Fede

    Salve.

    Trovandomi a leggere il Decreto sulla Giustificazione della sesta sessione del Concilio di Trento, mi sono imbattuto in uno dei suoi canoni che asseriva che il peccato mortale toglie lo stato di Grazia ma non il dono della Fede.

    Desidero chiedere innanzitutto se il concilio Vaticano secondo tiene ancora in vigore questo canone e, qualora la risposta sia positiva, una sua spiegazione più ampia.

    In merito a questa seconda richiesta cerco di spiegarmi più dettagliatamente.

    Quello che fino ad oggi ho pensato è che se sussistono quelle che oggi sono indicate nel catechismo della chiesa cattolica quali le tre condizioni affinché un peccato sia mortale, come sia possibile che permanga il dono della fede.

    Quando ho letto questo canone ho pensato che la Fede dovrebbe essere persa, ma conoscendo la Divina Misericordia e che essa ci segue in ogni istante, è ad essa che io attribuivo il ritorno alla Vita tramite il Sacramento della Penitenza.

    Grazie.
    "La preghiera alle opere necessarie e le opere alla preghiera"

  4. #14
    Moderatore tomista L'avatar di Deoiuvante
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    Si legge, infatti, nel Catechismo, a proposito della definizione di peccato (c.1851):

    ..Tuttavia, proprio nell'ora delle tenebre e del principe di questo mondo, il sacrificio di Cristo diventa segretamente la sorgente dalla quale sgorgherà inesauribilmente il perdono dei nostri peccati.

    Il peccato, quale volontaria disobbedienza a Dio, interrompe profondamente la comunione con Lui, determinando la perdita della Grazia quando è mortale, annichilendo la comunione, quando veniale.
    Ma come ci insegna Santa Faustina: "maggiore è il peccato commesso, maggiori sono i diritti di quell'anima di attingere alla Misericordia di Gesù".
    La Fede non viene perduta quando si ha la consapevolezza del proprio gesto, di aver offeso la Verità; ma ciò avviene se si crede nella Verità e nella Legge divini, quand'anche volontariamente la si sia violata.
    Ipsam sequens non devias, Ipsam rogans non desperas, Ipsam cogitans non erras

  5. #15
    Gran CierRino L'avatar di coram Deo
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    Salve.

    Trovandomi a leggere il Decreto sulla Giustificazione della sesta sessione del Concilio di Trento, mi sono imbattuto in uno dei suoi canoni che asseriva che il peccato mortale toglie lo stato di Grazia ma non il dono della Fede.

    Desidero chiedere innanzitutto se il concilio Vaticano secondo tiene ancora in vigore questo canone e, qualora la risposta sia positiva, una sua spiegazione più ampia.

    In merito a questa seconda richiesta cerco di spiegarmi più dettagliatamente.

    Quello che fino ad oggi ho pensato è che se sussistono quelle che oggi sono indicate nel catechismo della chiesa cattolica quali le tre condizioni affinché un peccato sia mortale, come sia possibile che permanga il dono della fede.

    Quando ho letto questo canone ho pensato che la Fede dovrebbe essere persa, ma conoscendo la Divina Misericordia e che essa ci segue in ogni istante, è ad essa che io attribuivo il ritorno alla Vita tramite il Sacramento della Penitenza.

    Grazie.
    "Fede" significa innanzi tutto credere nell'esistenza di Dio Uno e Trino e nell'incarnazione, passione, morte e risurrezione di NSGC.

    "Peccato mortale" è qualsiasi violazione di un Comandamento; è logico che crogiolandosi a lungo nel peccato ci si allontana sempre più da Dio, ma è indubbio che - ahinoi - anche un credente possa commettere peccati mortali!
    "Signore, fino a quando?"

  6. #16
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
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    Salve.

    Trovandomi a leggere il Decreto sulla Giustificazione della sesta sessione del Concilio di Trento, mi sono imbattuto in uno dei suoi canoni che asseriva che il peccato mortale toglie lo stato di Grazia ma non il dono della Fede.

    Desidero chiedere innanzitutto se il concilio Vaticano secondo tiene ancora in vigore questo canone e, qualora la risposta sia positiva, una sua spiegazione più ampia.

    In merito a questa seconda richiesta cerco di spiegarmi più dettagliatamente.

    Quello che fino ad oggi ho pensato è che se sussistono quelle che oggi sono indicate nel catechismo della chiesa cattolica quali le tre condizioni affinché un peccato sia mortale, come sia possibile che permanga il dono della fede.

    Quando ho letto questo canone ho pensato che la Fede dovrebbe essere persa, ma conoscendo la Divina Misericordia e che essa ci segue in ogni istante, è ad essa che io attribuivo il ritorno alla Vita tramite il Sacramento della Penitenza.

    Grazie.
    Anche i demoni credono che Dio esiste anzi sanno che Dio esiste e che Gesù è il Signore. La fede è necessaria per la salvezza ma non sufficiente: "Tu credi che v'è un solo Dio, e fai bene; anche i demonî lo credono e tremano" (Giac. 2:19).
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  7. #17
    Moderatore tomista L'avatar di Deoiuvante
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    Anche i demoni credono che Dio esiste anzi sanno che Dio esiste e che Gesù è il Signore. La fede è necessaria per la salvezza ma non sufficiente: "Tu credi che v'è un solo Dio, e fai bene; anche i demonî lo credono e tremano" (Giac. 2:19).
    ..anche i satanisti occultisti.
    Ipsam sequens non devias, Ipsam rogans non desperas, Ipsam cogitans non erras

  8. #18
    CierRino d'oro L'avatar di Stefano79
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    Salve.

    Trovandomi a leggere il Decreto sulla Giustificazione della sesta sessione del Concilio di Trento, mi sono imbattuto in uno dei suoi canoni che asseriva che il peccato mortale toglie lo stato di Grazia ma non il dono della Fede.

    Desidero chiedere innanzitutto se il concilio Vaticano secondo tiene ancora in vigore questo canone e, qualora la risposta sia positiva, una sua spiegazione più ampia.

    In merito a questa seconda richiesta cerco di spiegarmi più dettagliatamente.

    Quello che fino ad oggi ho pensato è che se sussistono quelle che oggi sono indicate nel catechismo della chiesa cattolica quali le tre condizioni affinché un peccato sia mortale, come sia possibile che permanga il dono della fede.

    Quando ho letto questo canone ho pensato che la Fede dovrebbe essere persa, ma conoscendo la Divina Misericordia e che essa ci segue in ogni istante, è ad essa che io attribuivo il ritorno alla Vita tramite il Sacramento della Penitenza.

    Grazie.

    Sì, secondo la classica distinzione scolastica, fede, speranza e carità attengono ad ambiti e sfere diverse dell'uomo.
    La struttura del "Compendio di Teologia", opera incompiuta di Tommaso d'Aquino, ma ben strutturata nell'essenza della trattazione ti permette di capire come è articolata la vita cristiana sulle tre virtù teologali.
    Il peccato distrugge quel legame, se mortale, con la grazia divina. Tuttavia, la fede non la perdi, anzi proprio sapendo le verità fondamentali, decidi di peccare.
    Beninteso, non è che non vi sia un legame tra le virtù, perchè potremmo dire che "una tira l'altra", tuttavia il peccato oltre a non togliere la fede, non toglie nemmeno la speranza nella possibilità di redenzione. Toglie la carità, questo sì, perchè è un atto contrario alla carità di Dio. Detto questo, qualche importante informazione la trovi nel trattatello uscito di recente in libreria sulla fede nei Padri della Chiesa. E' dedicato interamente alla fede. Anche il libro di Tommaso sulla virtù della fede ti aiuta, ed è edito Edizioni Domenicane.
    Ora, nel merito: nel Prologo del Compendio, Tommaso spiega bene il motivo per cui poi arriviamo a dire che il peccato mortale elimina la grazia, ma non le altre virtù teologali. La vita della grazia e la carità sono infatti l'ultimo passaggio logico nella vita cristiana. In pratica, prima viene la fede, che illustra ciò in cui crediamo, dandoci la possibilità di amare realmente, perchè senza conoscenza non c'è amore del Bene Supremo. In secondo luogo, a completamento della fede, imperfetta conoscenza a cui manca qualcosa, c'è la speranza nella vita eterna, altra virtù che regola la nostra volontà. Infine, quando il quadro è chiaro, si perviene alla regolazione totale degli affetti tramite la carità.
    Ma se tutto questo è vero, è evidente che il peccato mortale incide sull'ultimo passaggio, cioè sulla regolazione perfetta degli affetti umani, ma non può incidere sulla conoscenza acquisita prima tramite fede e speranza. E questo è molto importante, perchè io posso anche uccidere un uomo, ma non perdere la fede nella Trinità e nella divinità di Gesù Cristo. Quindi, le tre virtù sono effettivamente collegate, ma la carità è secondo l'ordine razionale ultimo passaggio della vita perfetta, per cui è evidente che il peccato incide su questo ultimo passaggio logico, ma non rimette in discussione la fede. Oltretutto, a contrario, cioè ragionando all'opposto, trattasi di peccato proprio perchè, data la piena avvertenza e il consenso al male, si perviene poi a compierlo. Quindi, il presupposto logico del peccato mortale, oltre alla materia grave, è che noi abbiamo ben saldo dove sta il bene, nella nostra mente e dove andiamo, contro l'ordine divino.
    "E' morto fra Tommaso d'Aquino, figlio mio in Cristo, luce della Chiesa"

  9. #19
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    Se anche nella Chiesa i principi sono negoziabili


    Principi non negoziabili: Giuseppe Angelini, preside della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, nel numero di Teologia appena pubblicato, ha detto che si tratta di una «goffa espressione». Del resto, nel numero precedente della stessa rivista, veniva mossa una serie di osservazioni critiche da cui si salvava ben poco. Ma è accettabile?

    di Stefano Fontana
    ​Che ne pensate?

  10. #20
    Moderatore tomista L'avatar di Deoiuvante
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    Ah, i "teologi" milanesi..per definizione insofferenti alla chiarezza (quand'anche uno dei più importanti teologi de nostro tempo -oltre che pontefice- abbia utilizzato più volte quest'espressione) ma amanti dei più complessi discorsi ingarbugliati. Purché diano loro un tono..
    Ipsam sequens non devias, Ipsam rogans non desperas, Ipsam cogitans non erras

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