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Discussione: Osservazioni e critiche sul pensiero di Vito Mancuso

  1. #11
    Saggio del Forum L'avatar di Vazda Vjeran
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    Citazione Originariamente Scritto da Marcus2007 Visualizza Messaggio
    Il povero Martini (che vi guarda con quel simpatico sorrisetto dal mio avatar ) HA ESPLICITAMENTE DICHIARATO nell'introduzione di non essere d'accordo con parte dei contenuti. Non si può mica far una introduzione di 10 pagine ripetendo "non sono d'accordo, non sono d'accordo" per non farsi dare dell'eretico da quattro forumisti!!!
    dicono, ma non ne sono sicuro, forse hanno cambiato la legge, che un cardinale possa anche rifiutarsi di fare la prefazione ad un libro dai contenuti quantomeno dubbi, se non proprio eretici

    Quindi nessuna parola viene scritta a caso in un testo, e vanno guardate tutte secondo la loro importanza. Apprezzare lo sforzo che ha fatto un teologo di affrontare tematiche contro corrente, in un oggi impregnato di libri di Odifreddi, con un libro sull'anima non mi sembra cosa da condannare. E poi noi non abbiamo l'esclusivo diritto di poter parlare sull'anima senza essere contrariati.
    non ho visto incitamenti al rogo. Tuttavia posso esprimere la mia perplessità e perchè no anche la mia contrarietà nel vedere un teologo cattolico che scrive un libro con la prefazione di un cardinale cattolico per fare affermazioni che non solo non sono cattoliche ma addirittura contrarie alla dottrina. Mi sfugge perchè per contrastare gli Odifreddi, per la qual cosa basterebbe un minimo di cultura, uno dovrebbe fornire ai lettori "perle" avvelenate, o quantomeno avariate.

    Detto questo, io ho letto un pò di libro e non mi è piaciuto, non sono d'accordo con la sua visione e con quello di "nuovo" che propone. Si salva solo il fatto che si basa su San Tommaso, e non finisce per dire sempre delle sciocchezze.
    allora di cosa stiamo parlando

  2. #12
    Iscritto L'avatar di athenagoras
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    Citazione Originariamente Scritto da Vazda Vjeran Visualizza Messaggio
    su questo sono ovviamente d'accordo. Per un certo timore verso il sentire comune della modernità la teologia, ma anche la predicazione, sembra aver lasciato da parte certi temi, quasi per paura di irritare l'uomo moderno. E' vero che l'uomo moderno, con il culto del proprio Io, male accetta teorie e dottrine che gli pongono dei limiti, come quello dell'inferno eterno, e preferisce magari rivolgersi a dottrine che gli promettono infinite possibilità tramite ad esempio la reincarnazione, come in quelle orientali o esotericizzanti occidentali, ma non è un buon motivo per smettere di proclamare la verità di ciò in cui si crede. Ora che quel sentimento di soggezione verso il pensiero laico e modernista che sembrava impacciare la riflessione filosofica e teologica cattolica sembra venire meno, grazie agli ultimi due grandissimi papi, ma anche alla crisi della modernità e della post-modernità, credo si debba seriamente tornare a trattare di certi temi.

    vero è che lo lessi qualche tempo fa, ma non mi ricordo di queste continue segnalazioni, in alcuni casi mi sembravano quasi ammiccamenti al lettore più che avvertimenti. E poi sono avvertimenti che dopo mezza pagina sono già dimenticati.

    certamente, anche perchè l'approccio cristiano sembra essere un mistero anche per gli stessi cristiani. Per cui ben vengano libri che stimolino la riflessione. Se però portano verso strani e curiosi lidi, io mi permetto di storcere la bocca, poichè potrebbe essere maggiore il danno del guadagno. Tuttavia il libro mi sembra ricalcare un certo filone di pretesa protestante nel discutere, e negare, il magistero della Chiesa, dunque una buona dose di autoreferenzialità così tipica dei giorni nostri e che probabilmente ha anche favorito il discrto successo del libro.

    lungi da me la censura, tuttavia il discernimento presuppone una certa preparazione, altrimenti non si discerne ma si va a simpatia. E io vedo attorno a me buoni cattolici che credono nella reincarnazione, nella pre-esistenza delle anime, nella temporaneità dell'inferno o addirittura nella sua non esistenza ecc. ecc. Per dirla tutta poi la vita mi ha portato a non essere molto ottimista sulle capacità di discernimento, e di analisi, delle persone. Ma forse sono pessimista io. Certo i tempi non mi aiutano a essere più positivo

    P.S. Quasi dimenticavo. per chi fosse interessato a farsi un'idea almeno di base sui Novissimi, oltre ovviamente al Catechismo, suggerirei:

    J.L. Sanchez - J. Molinero: I Novissimi - Introduzione all'escatologia; Ares 2001.

    Semplice ma abbastanza esauriente.
    Apprezzo lo stile della tua risposta e soprattutto la preziosa indicazione del testo che, A Dio piacendo, cercherò di reperire.
    La mia critica riguarda una certa frettolosità nell'evocare la parola eresia.
    Proprio perchè si tratta di una grave accusa (specie nel 2007, lontani oramai dal medioevo), essa non va evocata al fine di porre dubbi ma ben definita. Altrimenti un' accusa che nasce con una intenzione "educativa", finisce per avere l'effetto contrario, vale a dire che si rischia un modo fuorviante di affrontare la questione, evocando paure di "non essere conformi" scoraggiando alla fine le persone ad affontare questi temi.
    Insomma: è sufficiente dichiarare i propri dubbi e perplessità senza andare oltre.
    Per me l'atteggiamento del Cardinale Martini e il più giusto: ho dei dubbi, ma leggetelo, meditate e pensate. Poi il libro può non piacere, ci mancherebbe altro.

    Mi pare poi che tu metta in dubbio l'onesta intellettuale dell'autore (quando dici gli avvisi al lettore quando ci si distacca dalle posizioni della Chiesa sono ammiccamenti). Può essere, ma non lo credo. Sotto questo profilo, il fatto che un uomo come il Cardinale Martini (scusa se lo nomino ancora) ne parla come un testo (e come persona) di onestà intellettuale per me basta e avanza, anche perchè concorda con l'idea che mi sono fatto su come l'autore ragioni e le modalità con le quali espone le sue tesi.

    Tra l'altro una delle parti che ho trovato di interesse è proprio quella che contrappone, fortunatamente senza demonizzare niente e nessuno, la visione che porta dalle dottrine della reincarnazione proprie delle religioni orientali a quella cristiana. Mi pare che sia utile.

    Insomma (e qui parlo in generale, non all'utente al quale sto rispondendo) gli anatemi contro questo libro proprio non servono. A nessuno
    Ultima modifica di athenagoras; 06-01-2008 alle 16:33

  3. #13
    Senatore del Forum Metafisica L'avatar di Marcus2007
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    Citazione Originariamente Scritto da Vazda Vjeran Visualizza Messaggio
    dicono, ma non ne sono sicuro, forse hanno cambiato la legge, che un cardinale possa anche rifiutarsi di fare la prefazione ad un libro dai contenuti quantomeno dubbi, se non proprio eretici
    Se non si è rifiutato avrà avuto i suoi buoni motivi, poi non credo che questo libro abbia lo specifico obiettivo di essere conforme alla dottrina cattolica. E un cardinale può sempre richiamare l'attenzione su un libro che ha considerato interessante, anche se non pienamente condivisibile.

    Citazione Originariamente Scritto da Vazda Vjeran Visualizza Messaggio
    non ho visto incitamenti al rogo. Tuttavia posso esprimere la mia perplessità e perchè no anche la mia contrarietà nel vedere un teologo cattolico che scrive un libro con la prefazione di un cardinale cattolico per fare affermazioni che non solo non sono cattoliche ma addirittura contrarie alla dottrina. Mi sfugge perchè per contrastare gli Odifreddi, per la qual cosa basterebbe un minimo di cultura, uno dovrebbe fornire ai lettori "perle" avvelenate, o quantomeno avariate.
    Beh, ognuno ha il suo modo di vedere. Se ha una teoria filosofico-teologica di un determinato tipo ha diritto ad esporla, anche se eretica. Sono passati i bei tempi dell'inquisizione

    Citazione Originariamente Scritto da Vazda Vjeran Visualizza Messaggio
    allora di cosa stiamo parlando
    infatti ho criticato solo il vostro modo di approcciarvi al testo, non i contenuti

  4. #14
    Veterano di CR L'avatar di Humus
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  5. #15
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    dipende da quanto sei ferrato sull'argomento

  6. #16
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    Scrive Mancuso, teologo cattolico [!?] nel suo libro al capitoletto n. 9 del 1 capitolo dal titolo “Teologia di fronte alla coscienza laica”:

    «Ritengo teologicamente legittimo condurre una critica alla dottrina della Chiesa anche in quelle sue formulazioni che sono state dichiarate dogmi di fede. La condizione decisiva, per rimanere nella fede cristiana, e che la critica sia condotta nel nome dell'essenza del Cristianesimo, e non sulla base di principi estranei. [i dogmi dunque sono "principi estranei"?] È quanto cercherò di fare in questo libro, nel quale espongo alcune idee che sono in disaccordo con la dottrina cattolica (anche se io penso che il disaccordo, una volta chiariti i problemi a livello speculativo, sia solo formale) ma che a mio avviso esprimono più adeguatamente il senso ultimo del Cristianesimo. Mi riferisco in particolare alla critica da me condotta alle seguenti dottrine tradizionali [precisiamo: verità di fede]:
    1) la creazione dell'anima umana da parte di Dio senza nessun concorso dei genitori;
    2) il peccato originale;
    3) la risurrezione della carne;
    4) la dannazione eterna nell'Inferno.
    Non occorre un censore particolarmente attento per trovare altre mie affermazioni discutibili, ma di sicuro queste quattro questioni dottrinali distanziano il mio pensiero dall'ortodossia cattolica [ ! ], così come si è storicamente configurata.
    Pubblico il libro con la speranza di venire confutato. (...)Spero quindi, da cattolico, che qualcuno tra i credenti (tra i fratelli) dimostri l'inconsistenza delle mie tesi e delle mie argomentazioni, così che io possa tornare, in coscienza, ad abbracciare tutte le dottrine tradizionali della Chiesa cattolica in ordine all'anima e al suo destino.
    Mi riferisco in particolare ai quattro punti elencati sopra:
    1) l'origine dell'anima come creata direttamente da Dio al momento del concepimento umano senza nessun concorso dei genitori;
    2) il peccato originale come stato di inimicizia con Dio nel quale nasce ogni bambino a causa del peccato di Adamo;
    3) la risurrezione dei corpi di carne nel giorno del giudizio universale e la loro sussistenza eterna;
    4) la dannazione eterna dell'Inferno come insuperabile stato in cui arderanno per sempre, irrimediabilmente separate da Dio, prima le anime, poi anche i corpi, dei malvagi.

    Se qualcuno confuterà il mio pensiero così da consentirmi di tornare ad accettare queste verità dogmatiche, gliene sarò riconoscente.
    Desidero la verità, il resto non mi interessa.»


    Il testo ha quasi del commovente-patetico.
    Ma si ricordi bene che chi scrive non è un agnostico, un non cristiano, ma un teologo cattolico con tanto di cattedra e con tanto di stipendio... Sa cosa fa e cosa dice.
    E cosa fa e cosa dice dal punto di vista della fede è grave, molto grave.

    Vito Mancuso è dottore in Teologia Sistematica. Dei tre gradi accademici ha conseguito il baccellierato a Milano, la licenza a Napoli, il dottorato a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, assistito da mons. Piero Coda. La sua tesi dottorale è consistita in una totale rivisitazione della filosofia di Hegel, interpretata in radice come teologia. Dal 1997 è l’editor della saggistica religiosa presso Mondadori dove cura la collana “Uomini e religioni”, e a partire dall’anno accademico 2003/2004 sarà l’assistente di mons. Bruno Forte per il corso di Teologia Moderna e Contemporanea presso la nuova facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele.

  7. #17
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    «Il teologo, non dimenticando mai di essere anch’egli membro del Popolo di Dio, deve nutrire rispetto nei suoi confronti e impegnarsi nel dispensargli un insegnamento che non leda in alcun modo la dottrina della fede»

    «La coscienza retta del teologo cattolico suppone pertanto la fede nella Parola di Dio di cui deve penetrare le ricchezze, ma anche l’amore alla Chiesa da cui egli riceve la sua missione ed il rispetto del Magistero divinamente assistito.
    Opporre al Magistero della Chiesa un magistero supremo della coscienza è ammettere il principio del libero esame, incompatibile con l’economia della Rivelazione e della sua trasmissione nella Chiesa, così come con una concezione corretta della teologia e della funzione del teologo. Gli enunciati della fede non risultano da una ricerca puramente individuale e da una libera critica della Parola di Dio, ma costituiscono un’eredità ecclesiale. Se ci si separa dai Pastori che vegliano per mantenere viva la tradizione apostolica, è il legame con Cristo che si trova irreparabilmente compromesso»

    (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, ISTRUZIONE SULLA VOCAZIONE ECCLESIALE DEL TEOLOGO, 2 maggio 1990)

  8. #18
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    Cronache di quotidiana deriva

    Dall'8 gennaio 2008 Mancuso collabora con 'Il Foglio'.

    Nel suo articolo del 22 gennaio dal titolo La ragione vince, rifare la chiesa il teologo Vito Mancuso scrive:

    «Assegnare il primato alla ragione, come l'assegna Ratzinger col dire che il posto d'onore della fede cristiana spetta al Logos, significa impegnarsi a condurre il discorso teologico "sempre" all'insegna della ragione, la quale ovviamente deve essere teologicamente configurata (concetto su cui mi soffermerò nell'ultima parte dell'articolo). A me sembra però che questo primato del Logos nella nostra chiesa non venga sempre rispettato. Faccio alcuni esempi, prima di ambito specificamente dottrinale, poi di prassi ecclesiale, infine di dottrina morale con specifico riferimento al tema dell'aborto. Inizio dalla dottrina. Com'è possibile fare del Logos il criterio decisivo con cui considerare la natura, e poi sostenere al contempo la creazione ex nihilo, quando oggi si sa che l'energia non si crea né si distrugge ma solo si trasforma (primo principio della termodinamica)? Come si può sostenere il divino logos creativo, e insieme proclamare la dottrina del peccato originale che, a causa del primo uomo, grava su ogni bambino che viene al mondo? Come si può abolire il Limbo, com'è avvenuto con il documento della Commissione Teologica Internazionale dell'aprile 2007, e non rivedere radicalmente la dottrina del peccato originale che ne è la causa? Potrei fare altri esempi, ma ciò che voglio dire è che senza una chiarificazione logica all'interno della dottrina le parole di esaltazione del Logos spesso pronunciate da Papa Benedetto risultano poco credibili alle più avvertite coscienze contemporanee. Voglio dire che la battaglia a favore del Logos non si combatte solo al di fuori della chiesa, ma anche al nostro interno. Prima di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, osserviamo la trave nei nostri.
    Anche a livello di prassi ecclesiale siamo abbastanza distanti dal porre il Logos quale principio del comportamento. Nella stampa cattolica ufficiale i contrasti sono assopiti, le opinioni divergenti oscurate, il pluralismo negato. Qualcuno forse si ricorderà come venne trattato l'intervento del cardinal Martini insieme a Ignazio Marino sui temi della bioetica pubblicato dall'Espresso nell'aprile 2006. Che cosa vietava al cardinal Ruini o a qualcun altro di pubblicare in risposta un pezzo altrettanto ampio e argomentato? {…}.
    Giungo infine al tema dell'aborto. Io penso che, se davvero si vuole contribuire a evitare l'aborto, una revisione della dottrina della contraccezione si imponga. E' un'evidenza elementare, ognuno lo vede da sé. "Fate l'amore, non l'aborto" è un ottimo slogan, che però può essere assunto responsabilmente dalla coscienza (credente o no, poco importa, visto che l'amore lo fanno tutti e presumo allo stesso modo) solo a patto di considerare le conseguenze del fare l'amore, che talora sono anche gravidanze non volute. Visto che ne va della soppressione di innocenti, proprio per evitare la tragedia dell'aborto occorre guardare in faccia la realtà per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse, e la realtà è che i rapporti sessuali sono praticati largamente al di fuori del matrimonio e a partire da giovanissima età. Favorire una protezione di tali rapporti per evitare gravidanze indesiderate e quindi aborti, come pure per contrastare il diffondersi dell'Aids, è un dovere morale di ogni persona responsabile. Esattamente come lo è combattere l'aborto. Anzi, l'aborto si combatte (anche) non ostacolando la contraccezione.
    Ma la dottrina morale della chiesa condanna la contraccezione. Occorre chiedersi perché lo fa, e andare a verificare se si tratta di motivazioni razionalmente fondate. A mio avviso tale dottrina si basa su due pilastri oggi entrambi superati. Il prima è la superata concezione biologica secondo cui la vita umana era presente nel seme maschile, la cui dispersione quindi non poteva che apparire come soppressione della vita. Quando però nel 1879 il biologo svizzero Hermann Fol osservò sperimentalmente la penetrazione dello spermatozoo nell'ovulo, si stabilì la formazione di un organismo autonomo a partire da quel momento e divenne chiaro che la vita umana non è contenuta già nel seme paterno ma scaturisce solo dall'unione di questo con il seme materno. Alla luce di ciò anche la dottrina sulla contraccezione avrebbe dovuto essere rivista radicalmente, perché tutte le fonti dottrinali (bibliche, patristiche; scolastiche, magisteriali) si basavano su quella superata visione biologica. Purtroppo non è stato così. Il secondo pilastro su cui si regge la condanna della contraccezione consiste nella concezione negativa della sessualità, fino a poco tempo fa ritenuta intrinsecamente corrotta a causa dell'inevitabile libido (chiamata dalla tradizione "concupiscenza"), e considerata come realtà positiva solo in funzione della generazione dei figli all'insegna del "non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio". Anche questa concezione non è sostenuta più nella chiesa, ora è riconosciuto il valore in sé positivo dell'unione coniugale, è finalmente passato l'insegnamento del Cantico dei cantici.
    Ho elencato motivi dogmatici, morali e di prassi ecclesiale che mostrano la disattenzione della chiesa al suo interno verso quel primato del Logos che la stessa chiesa propone al mondo di riconoscere. A mio avviso occorrerebbe un comportamento più coerente.»

    Lo stesso Direttore del Foglio, l'ateo-devoto Ferrara, ha criticato questo articolo e così pure Baget Bozzo, amico di Mancuso, ha preso carta e penna per confutarlo, concludendo così:

    «Caro Vito, che senso ha chiamarsi ancora teologo, se non per pura commercializzazione del prodotto, quando si ha una così bassa concezione della teologia?».

    Beh, ognuno può tirare le somme.

  9. #19
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    L’ANIMA E IL SUO DESTINO SECONDO VITO MANCUSO
    - di Corrado Marucci S.I.

    Un recente volume di V. Mancuso *, che si presenta come «discorso di teologia laica» sull’anima e sulle realtà ultime, è una raccolta di opinioni antiche e moderne. Partendo da premesse filosoficamente non corrette e trascurando i dati biblici, con un linguaggio spesso inopportuno, tende a demitizzare i dati tradizionali, accumulando non lievi errori teologici. L’Autore, C. Marucci, è professore di Esegesi al Pontificio Istituto Orientale (Roma).
    * V. MANCUSO, L’anima e il suo destino, Milano, Cortina, 2007, XVI-323, € 19,80.

    © La Civiltà Cattolica 2008 I 256-264 quaderno 3783

    Allora, si tratta proprio di una lettura affascinante?

  10. #20
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    I gesuiti della Civiltà Cattolica
    stroncano il teologo Mancuso

    Secondo la rivista “Civiltà cattolica” il best seller sull’anima è inconsistente: «Premesse nebulose e conclusioni bizzarre»

    di GIOVANNI SALLUSTI

    È uno dei casi editoriali più clamorosi di inizio 2008. Stiamo parlando de "L'anima e il suo destino" di Vito Mancuso (Raffaello Cortina, pp. 323, euro 19,8). L'autore è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano. Al centro dell'inaspettato best seller, il tentativo di costruire una "teologia laica", nel senso di «discorso rigoroso su Dio». Tale, cioè, da poter rimanere in piedi degnamente di fronte alla scepsi esercitata dalla filosofia e dalla scienza. Tentativo evidentemente apprezzato dal pubblico dei lettori: uscito a fine 2007, il saggio ha già raggiunto le 80 mila copie vendute, ed ha scatenato un vero e proprio polverone culturale, con un fiorire di recensioni e interventi, fra gli altri, dei "pesi massimi" Umberto Galimberti e Claudio Magris. Ricapitolando: ai lettori è piaciuto, a molti intellettuali anche. Adesso però arriva la prima stroncatura celebre. E la fonte non è la prima che viene in mente per un teologo. Trattasi infatti di "Civiltà cattolica". Il numero della rivista dei gesuiti in uscita prossimamente dedica a "L'anima e il suo destino" un intervento fortemente critico a firma di padre Corrado Marucci, professore di Esegesi al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Che ribalta la prefazione entusiastica del libro, vergata dal cardinal Martini. Gli argomenti trattati da Mancuso riguardano le massime questioni del pensiero cristiano (e non solo): l'esistenza dell'anima, la sua immortalità, la salvezza, la morte e il giudizio divino. Fino a un'analisi della triade paradiso-inferno-purgatorio. Progetto ambizioso, come si vede. E questa ambizione, a detta di Marucci, non è supportata da un'adeguata impalcatura filosofica. Non solo: la riflessione di Mancuso si pone molto più fuori dal solco della Chiesa di quanto lui stesso ammetta. A non andare giù all'esponente della Compagnia di Gesù è innanzi tutto la premessa dell'autore: quella di rivolgersi alla «coscienza laica, intendendo con ciò "la ricerca della verità in sé e per sé». Ora, incalza Marucci, in primis «sarebbe difficile trovare qualche pensatore, dai presocratici a oggi, che abbia un differente concetto di verità: il problema è come si può arrivare alla certezza di aver raggiunto tale verità». In effetti, un'omissione non da poco. Inoltre, l'esegeta biblico Marucci contesta questa esclusività della coscienza laica: «Mancuso dice di voler essere un pensatore cattolico, un figlio della Chiesa. È perciò assai strano che egli, in un'opera che sostanzialmente vorrebbe essere di teologia, tra le premesse argomentative non faccia alcun riferimento alla metodologia dell'esegesi biblica e a quella propria della teologia cattolica». Venendo poi agli sviluppi delle premesse, secondo Marucci si casca dalla padella nella brace. La definizione di anima per esempio, evidentemente non secondaria in teologia. Quella di Mancuso, secondo il suo critico, è in realtà ben poco cristiana e molto scientista: «Va detto tuttavia che con il termine "anima spirituale" egli intende molte cose, ci pare, più legate a concetti come energia, relazione, libertà, creatività e così via, legati cioè più alla materia, o ai sensi...». Stupisce, cioè, «la completa assenza di argomenti veri e propri che dimostrino l'esistenza di quella realtà che in tutta la tradizione cristiana si è chiamata anima o spirito». Stilettata finale: «La pura assimilazione alle scienze fisico-chimiche non potrà mai essere sufficiente allo scopo, poiché il loro oggetto formale sono i dati materiali sensibili e osservabili». Nel mazzo sarebbe compreso anche uno scivolone non da poco: «Mancuso attribuisce alla dottrina ecclesiale l'idea che per essa l'anima sia una sostanza, cosa assolutamente erronea: il famoso asserto per cui l'anima è forma corporis significa che essa non è una sostanza... la sostanza è la persona umana». Oltre che nella definizione, anche nell'origine dell'anima Marucci stigmatizza una deriva scientista: «Mancuso sfrutta qui una sua ricorrente convinzione che lo spirito, in quanto energia, possa derivare dalla materia e contesta l'opposizione classica tra spirito e materia, per cui l'una è il contrario dell'altro». Con esiti sul concetto di spirito discutibili per un teologo: «Affermare infatti che esso è energia e appellarsi alla fisica einsteiniana è un'idea perlomeno bizzarra». Altra conseguenza dell'interpretazione fisica dell'anima contestata da Marucci è di tipo morale: «Foriera di gravi conseguenze etiche è l'affermazione che "non c'è più (nel caso di una vita colpita da una grave malattia o da senilità acuta) l'anima razionale-spirituale». Un vero e proprio cazzotto alle posizioni della Chiesa in materia di bioetica. Sempre l'indebita (per Marucci) equazione spirito-energia porta Mancuso «alla conclusione che per l'immortalità dell'anima non esistono prove», ancora una contraddizione di buona parte del pensiero cristiano. Ma la vetta della polemica il gesuita la tocca sull'escatologia cristiana. Mancuso infatti «proclama che non è la religione che salva: (...) non sono i sacramenti, la Messa, i rosari, i pellegrinaggi, le indulgenze, la Bibbia", e oltre "non c'è alcuna esigenza di credere alla sua (cioè di Gesù) resurrezione dai morti per essere salvati"». Conclusione di Marucci: «È ovvio che siamo agli antipodi di ciò che afferma Paolo». Proprio San Paolo sarebbe oggetto di rimbrotti nel saggio, insieme addirittura a Cristo: «In definitiva il testo sostiene che non ci sarà alcun ritorno del Gesù glorioso; le frasi corrispondenti del Nuovo Testamento sono errori di Gesù e Paolo». Per Mancuso, continua Marucci, «è semplice anche spiegare perché "Dio non è mai intervenuto direttamente nella storia" e perché "non tutta la Bibbia è parola di Dio"!». Due dettagli che un po' stridono col dichiararsi nel solco della tradizione cristiana. Geniale esempio di teologia moderna o bluff filosofico sopravvalutato? Il dibattito è aperto.

    LIBERO 1 febbraio 2008

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