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Discussione: Osservazioni e critiche sul pensiero di Vito Mancuso

  1. #21
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Sono estremamente d'accordo con quanto postato dall'amico Franciscus, ha chiarito pienamente quanto io ho inteso nel mio post rifiutandomi di considerare Mancuso un teologo, cosa che continuo a fare...al di là dei suoi titoli per me è e rimane al massimo un libero pensatore e ritengo che, in quanto al di fuori completamente di quanto asserisce la Santa Madre Chiesa, dovrebbe pubblicare i suoi libri senza presentarsi come teologo visto che, come specificato nel documento postato da Franciscus, non è teologia quella che viene fatta in questo modo.

  2. #22
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    Anche mons Bruno Forte interviene sull'Osservatore Romano del 2 di febbraio "stroncando" il libro di Mancuso.
    Grazie.


    L'inconsistente tesi di un autore che banalizza la condizione umana

    Gnosi di ritorno
    e linguaggio consolatorio

    mons. Bruno Forte
    Arcivescovo di Chieti-Vasto

    "Salvarsi l'anima". Questa espressione antica ha nel linguaggio della fede un senso che appare messo radicalmente in questione dal libro di Vito Mancuso, L'anima e il suo destino (Milano 2007). Il volume ha suscitato un dibattito vivace, aperto dalla stessa lettera del cardinale Carlo Maria Martini, pubblicata in apertura, che - pur con grande tatto - parla con chiarezza di "parecchie discordanze (...) su diversi punti". L'autore si era fatto conoscere e apprezzare sin dalla sua opera prima, dal titolo suggestivo ed emblematico: Hegel teologo e l'imperdonabile assenza del "Principe di questo mondo" (Casale Monferrato, Piemme, 1996). Libro significativo, questo, attraversato da una lucida critica al monismo hegeliano dello Spirito e da una drammaticità, che contra Hegel ribadisce l'inesorabile sfida del male che devasta la terra, precisamente nel suo volto diabolico e insondabile. Anche altri saggi di Mancuso mantengono viva questa tensione, che si condensa in pagine profonde lì dove egli tocca il mistero del dolore innocente o scandaglia le profondità sananti dell'amore. Anche a motivo di queste premesse, il libro sull'anima ha suscitato in me un senso di profondo disagio e alcune forti obiezioni, che avanzo nello spirito di quel servizio alla Verità, cui tutti siamo chiamati.
    La prima obiezione riguarda la potenza del male e del peccato: Mancuso non esita ad affermare che il peccato originale sarebbe "un'offesa alla creazione, un insulto alla vita, uno sfregio all'innocenza e alla bontà della natura, alla sua origine divina" (167). È vero che l'intento dichiarato dall'autore non è di "distruggere la tradizione", ma di "rifondarla" (168), cercando di tenere insieme "la bontà della creazione e la necessità della redenzione": in quest'ottica, il peccato originale non sarebbe altro che "la condizione umana, che vive di una libertà necessitata, imperfetta, corrotta, e che per questo ha bisogno di essere disciplinata, educata, salvata, perché se non viene disciplinata questa nostra libertà può avere un'oscura forza distruttiva e farci precipitare nei vortici del nulla" (170). La spiegazione non convince: dove va a finire in essa il dramma del male, la potenza del peccato? Kant ha affermato con ben altro rigore la serietà del male radicale: "La lotta che in questa vita ogni uomo moralmente predisposto al bene deve sostenere, sotto la guida del principio buono, contro gli assalti del principio cattivo, non può procurargli, per quanto si sforzi, un vantaggio maggiore della liberazione dal dominio del principio cattivo. Il guadagno più alto che egli può raggiungere è quello di diventare libero, "di essere liberato dalla schiavitù del peccato per vivere nella giustizia" (Romani, 6, 17-18). Nondimeno, l'uomo resta pur sempre esposto agli attacchi del principio cattivo, e per conservare la propria libertà, costantemente minacciata, è necessario che egli resti sempre armato e pronto alla lotta" (Immanuel Kant, La religione entro i limiti della semplice ragione, Milano 2001, 111). Come ha osservato Karl Barth, "quello che meraviglia non è che il filosofo prenda in generale in seria considerazione il male (...) bensì il fatto che egli parli di un principio malvagio, e dunque di una origine del male nella ragione e in questo senso di un male radicale" (La teologia protestante nel XIX secolo, Milano 1979, 338). Vanificare il peccato originale e la sua forza attiva nella creatura vuol dire banalizzare la stessa condizione umana e la lotta col Principe di questo mondo, che proprio Mancuso aveva rivendicato contro l'ottimismo idealistico di Hegel.
    La conseguenza di queste premesse è la dissoluzione della soteriologia cristiana: se non si dà il male radicale, e dunque il peccato originale e la sua forza devastante, su cui appoggia la sua azione il grande Avversario, la salvezza si risolve in un tranquillo esercizio di vita morale, che non vive più di alcuna tensione agonica e non ha bisogno di alcun soccorso dall'alto: "salvarsi l'anima" non sarebbe né più né meno che una sorta di autoredenzione. "La salvezza dell'anima dipende dalla riproduzione a livello interiore della logica ordinatrice che è il principio divino del mondo" - "La salvezza dell'anima non dipende dall'adesione della mente a un evento storico esteriore, sia esso pure la morte di croce di Cristo, né tanto meno dipende da una misteriosa grazia che discende dal cielo" (311). La risurrezione di Cristo risulterebbe così del tutto superflua: essa, per Mancuso, "non ha alcuna conseguenza soteriologica, né soggettivamente, nel senso che salverebbe chi vi aderisce nella fede visto che la salvezza dipende unicamente dalla vita buona e giusta; né oggettivamente, nel senso che a partire da essa qualcosa nel rapporto tra Dio e il genere umano verrebbe a mutare" (312). Mi chiedo come siano conciliabili queste affermazioni con quanto dice Paolo: "Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" (Prima Corinzi, 15, 14). La confessione della morte e risurrezione del Figlio di Dio fatto uomo è l'articulum stantis aut cadentis fidei Christianae! Vanificata la soteriologia, ne consegue anche lo svuotamento del dramma della libertà e la negazione della possibilità stessa della condanna eterna: l'Inferno sarebbe un "concetto (...) teologicamente indegno, logicamente inconsistente, moralmente deprecabile" (312). Convinzione della fede cattolica è al contrario che senza l'Inferno l'amore stesso di Dio risulterebbe inconsistente, perché non si darebbe alcuna possibilità di una libera risposta della creatura. "Chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te": il giudizio di Agostino richiama la responsabilità di ciascuno di fronte al suo destino eterno.
    L'insieme di queste tesi si rifà a un'opzione profonda, che emerge da molte delle pagine del libro: quella che non esiterei a definire una "gnosi" di ritorno, presentata nella forma di un linguaggio rassicurante e consolatorio, da cui molti oggi si sentono attratti. "Io penso - afferma l'autore - che l'esercizio della ragione sia l'unica condizione perché il discorso su Dio oggi possa sussistere legittimamente come discorso sulla verità" (315). Il problema è di quale ragione si parla: quella totalizzante della modernità, che ha prodotto tanta violenza nelle sue espressioni ideologiche? O quella che il Logos creatore ha impresso come immagine divina nella creatura capax Dei? E se di questa si tratta, come si può assolutizzarla fino al punto da ritenere superfluo ogni intervento dall'alto, quasi che il lumen rationis escluda il bisogno del lumen fidei? Cristo sarebbe venuto invano? E la fragilità del pensare e dell'agire umano sarebbe inganno, perché nessuna debolezza originaria degli eredi del primo Adamo si opporrebbe alla potenza di una ragione ordinatamente applicata? Ben altro dice la testimonianza di Paolo, alla quale non può non attenersi una teologia, che voglia dirsi cristiana, preferendola a ogni illusoria apoteosi della ragione prigioniera di sé: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano" (Galati, 2, 20-22). Dalla legge, da qualunque legge di autoredenzione, la salvezza non viene. Senza il dono dall'alto, nessuna salvezza è veramente possibile. Sta qui la verità della fede, il suo scandalo: proprio così, la sua potenza di liberazione, la sua offerta della via unica e vera per "salvarsi l'anima". Pensare diversamente, non è teologia cristiana: è "gnosi", pretesa di salvarsi da sé.

    (©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2008)

  3. #23
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    L’ANIMA E IL SUO DESTINO SECONDO VITO MANCUSO
    - di Corrado Marucci S.I.

    Un recente volume di V. Mancuso *, che si presenta come «discorso di teologia laica» sull’anima e sulle realtà ultime, è una raccolta di opinioni antiche e moderne. Partendo da premesse filosoficamente non corrette e trascurando i dati biblici, con un linguaggio spesso inopportuno, tende a demitizzare i dati tradizionali, accumulando non lievi errori teologici. L’Autore, C. Marucci, è professore di Esegesi al Pontificio Istituto Orientale (Roma).
    * V. MANCUSO, L’anima e il suo destino, Milano, Cortina, 2007, XVI-323, € 19,80.

    © La Civiltà Cattolica 2008 I 256-264 quaderno 3783

    Allora, si tratta proprio di una lettura affascinante?

    Credo che la domanda sia rivolta a me e rispondo non senza notare nel mio interlocutore un certo accanimento che trovo eccessivo.
    Per quanto mi riguarda assolutamente si. é una lettura affascinante ma questo non significa che non si possano nutrire perplessità (ho visto ora l'articolo di Forte che mi sembra piuttosto pregnante). Questo non significa che il libro non vada letto e che il l'autore vada denigrato (non è un teologo scrive incomprensibilmente la pur ottima Hildegarda)
    Semplicemente ritengo che il libro vada letto e discusso (anche se i temi sono piùttosto complessi) e che non sia proprio il caso di avere questo atteggiamento chiuso e censorio che ho visto in alcuni dei tuoi interventi.

    Prego chi può di postare l'articolo della Civiltà Cattolica quando uscirà), perchè occorre capire quali sono le "premesse filosoficamente non corrette"e il supposto linguaggio inopportuno utilizzato. Non credo che i problemi riguardino che so io l'Apocatastasi (la non eternità dell'inferno) per citare uno dei temi del libro. Tale posizione infatti, rigettata dalla Chiesa delle origini, risale a Origene e il quale continua ad essere uno dei Padri della Chiesa.

    .
    Ultima modifica di athenagoras; 01-02-2008 alle 22:08

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da athenagoras Visualizza Messaggio
    Questo non significa che il libro non vada letto e che il l'autore vada denigrato (non è un teologo scrive incomprensibilmente la pur ottima Hildegarda)
    Penso di aver spiegato abbastanza chiaramente nel mio post, che faceva riferimento al documento citato da Franciscus (l'istruzione per la formazione ecclesiale del teologo), cosa intendo dire quando dico che Mancuso non è un teologo. La teologia cattolica ha una sua ben precisa funzione alla quale Mancuso viene meno con questo testo, con questo non lo denigro affatto come studioso ma ritengo che in questi casi sia corretto, soprattutto nei confronti dei lettori non cattolicamente ferrati, presentarsi come liberi pensatori, o comunque specificare che si sta percorrendo un solco non ortodosso, perchè presentarsi con i proprio titoli "cattolici" potrebbe indurre a pensare che le dottrine esposte siano ortodosse. Tanto più che parliamo di un testo ad ampia diffusione e non di una pubblicazione per addetti ai lavori. Spero che con questo la mia posizione di sia comprensibile. Non voglio immaginare neppure come lo definirebbe il mio ineffabile prof. di teologia fondamentale

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da athenagoras Visualizza Messaggio
    Prego chi può di postare l'articolo della Civiltà Cattolica quando uscirà), perchè occorre capire quali sono le "premesse filosoficamente non corrette"e il supposto linguaggio inopportuno utilizzato.
    lo si può trovare qui:
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/188221

  6. #26
    Iscritto L'avatar di athenagoras
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    Citazione Originariamente Scritto da hildegarda Visualizza Messaggio
    Penso di aver spiegato abbastanza chiaramente nel mio post, che faceva riferimento al documento citato da Franciscus (l'istruzione per la formazione ecclesiale del teologo), cosa intendo dire quando dico che Mancuso non è un teologo. La teologia cattolica ha una sua ben precisa funzione alla quale Mancuso viene meno con questo testo, con questo non lo denigro affatto come studioso ma ritengo che in questi casi sia corretto, soprattutto nei confronti dei lettori non cattolicamente ferrati, presentarsi come liberi pensatori, o comunque specificare che si sta percorrendo un solco non ortodosso, perchè presentarsi con i proprio titoli "cattolici" potrebbe indurre a pensare che le dottrine esposte siano ortodosse. Tanto più che parliamo di un testo ad ampia diffusione e non di una pubblicazione per addetti ai lavori. Spero che con questo la mia posizione di sia comprensibile. Non voglio immaginare neppure come lo definirebbe il mio ineffabile prof. di teologia fondamentale
    La tua posizione ora mi è chiara. Il punto è che l'inizio del suo libro è proprio rivolto a specificare le questioni di cui parli.
    Mi pare che nei confronti del lettore (al quale pure ammicca un po' come ha fatto notare l'utente Wazda), l'autore mantenga un atteggiamento di onestà intellettuale, sia nel delineare all'inizio il metodo, sia nell'evidenziare quando le sue conclusioni sono problematiche.
    Molti teologi non sono "allineati" (un esempio per tutti Hans Kung: al di la delle sue posizioni non mi pare ci possano essere dubbi nel definirlo un teologo). Per non parlare di un Karl Barth, come può essere definito?

  7. #27
    Iscritto L'avatar di bertilla
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    Bisogna stare molto attenti a chi si attribuisce lo status di teologo, che nella Chiesa cattolica è uno status ben definito.
    Ci sono teologi non cattolici (Hans Kung), ci sono studenti di teologia, che non sono teologi, ci sono cultori di teologia, che non sono teologi, ci sono insegnanti di teologia in università private (v. Mancuso), che non necessariamente sono teologi, e poi ci sono i docenti di teologia in facoltà pontificie.
    A parte questi ultimi (per i quali l'ortodossia dovrebbe essere un obbligo, e nel caso anche le smentite ufficiali da parte della Santa Sede), tutti gli altri non rappresentano che sé stessi, nel bene e nel male e le loro idee hanno il valore intrinseco che veicolano: quindi se hanno idee stupide, non valgono niente.
    In pratica le opinioni non ortodosse di Mancuso possono essere nefaste in quanto egli gode di una certa fama mediatica, certamente non sono affatto rilevanti per la Chiesa.
    "...per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità..."

  8. #28
    Veterano di CR L'avatar di Humus
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    Ritorno su Mancuso, ho visionato alcuni video su YT tratti dalla trasmissione di LA7 L'infedele. Sta portando avanti una linea di pensiero che fatico a seguire. Vi metto i link ai video (sono tutti della durata di 1 max 2 minuti) che ho trovato.

    http://www.youtube.com/watch?v=qp9P9WB9r8A
    http://www.youtube.com/watch?v=8Re_aumNZR8
    http://www.youtube.com/watch?v=M7JucSCT9i8
    http://www.youtube.com/watch?v=23z663uPbn0

    A me impressionano perchè è bravo nel parlare ed è sicuramente preparato, tuttavia vorrei vederlo in un contraddittorio con un altro teologo almeno, in modo che vi sia una critica ed una riflessione maggiore. Buttare in tv ciò che dice Mancuso fa sicuramente audience, a me poi Mancuso piace molto, però ha un pensiero che non è certo ortodosso. Sarebbe un peccato perderlo tra quelli criticati dalla Chiesa, è una buona risorsa secondo me e può portare contributi validi, andrebbe seguito maggiormente (nel senso che per esempio sarebbe bello vederlo discutere con un teologo con diverse idee o con un cardinale).

  9. #29
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    saremo
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    cito "Vazda": Il libro ha inoltre avuto buon successo, cosa alquanto curiosa per questo genere di libri. Sospetto che sia dovuto proprio al fatto di andare contro gli insegnamenti della Chiesa, il che suscita sempre curiosità e approvazione, e quindi successo editoriale.

    Ma forse proprio il contrario...personalmente riesco ad introdurmi nei ragionamenti religiosi grazie a gente come il Professor Mancuso, diviene più facile essere paziente e accettare le idee dei credenti e abbassare la cresta di certi atei estremisti...

    Il Cardinale che forse la sà un pò più lunga di molti forumisti ha capito in anticipo due cose:

    - il fanatismo e l'anacronismo pervicace non porteranno la chiesa nel terzo millennio solo
    con il sostegno dei puristi e degli ortodossi, grazie ai quali la chiesa diverrebbe in fretta una setta minoritaria di fanatici attagabrighe.

    - Bisogna coinvolgere con la ragione anzichè escludere con i dogmi fissati in epoca prerinasimentale..
    .

    Saluti

  10. #30
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Citazione Originariamente Scritto da delfi68 Visualizza Messaggio
    cito "Vazda": Il libro ha inoltre avuto buon successo, cosa alquanto curiosa per questo genere di libri. Sospetto che sia dovuto proprio al fatto di andare contro gli insegnamenti della Chiesa, il che suscita sempre curiosità e approvazione, e quindi successo editoriale.

    Ma forse proprio il contrario...personalmente riesco ad introdurmi nei ragionamenti religiosi grazie a gente come il Professor Mancuso, diviene più facile essere paziente e accettare le idee dei credenti e abbassare la cresta di certi atei estremisti...

    Il Cardinale che forse la sà un pò più lunga di molti forumisti ha capito in anticipo due cose:

    - il fanatismo e l'anacronismo pervicace non porteranno la chiesa nel terzo millennio solo
    con il sostegno dei puristi e degli ortodossi, grazie ai quali la chiesa diverrebbe in fretta una setta minoritaria di fanatici attagabrighe.

    - Bisogna coinvolgere con la ragione anzichè escludere con i dogmi fissati in epoca prerinasimentale..
    .

    Saluti

    Scusami tanto ma non riesco a seguirti...il fatto che il buon Mancuso sia comprensibile non rende per questo le sue idee ortodosse...esistono fiori di teologi ortodossissimi che sono comprensibili, tutt'altro che fanatici (non ritengo che un cattolico debba essere fanatico per rimanere nel solco dettato dalla Scrittura e dalla Tradizione) e nello stesso tempo ben che ragionanti. Il vero studioso cattolico DEVE usare la ragiione, ti invito il tal senso a leggerti la "Fides et Ratio". Essere cattolico ed ortodosso vuol dire usare rettamente la ragione nel rispetto dell'insegnamento INFALLIBILE della Chiesa, altrimenti si è liberi pensatori e basta. Se vuoi un bell'esempio di teologo del genere leggiti i libri del nostro amato Pontefice e ti renderai conto di come si possa essere ortodossi, moderni e comprensibili e ovviamente grandi teologi. Ciao.

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