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Discussione: Interpretazione capitolo VIII Amoris Laetitia

  1. #441
    Partecipante a CR L'avatar di Prosit
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    Dubia e ostacoli, solo Avvenire non vede il caos - La Nuova Bussola

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...caos-18691.htm

    L’intervista che il cardinale Carlo Caffarra ha concesso al quotidiano Il Foglio sui “dubia” presentati al Papa in merito ad Amoris laetitia, secondo il quotidiano dei vescovi italiani non è altro che un pretestuoso dibattere. La questione, infatti, scrive Luciano Moia su Avvenire, è già chiusa: tutto è chiaro nell’esortazione, e se proprio non lo fosse c’è sempre la lettera che il papa ha scritto ai vescovi argentini della regione di Buenos Aires. La comunione ai divorziati risposati more uxorio, in certi casi, non solo si può, ma si deve dare.

    Inoltre, dice Moia, riprendendo un concetto già espresso in altre occasioni, l’esito di Amoris laetitia «non è un invenzione del Papa», ma il frutto di un lunghissimo cammino sinodale che ha coinvolto la Chiesa intera. Altri commentatori, come ad esempio il professor Andrea Grillo del Sant’Anselmo di Roma, attribuiscono all’arcivescovo emerito di Bologna una specie di senescente nostalgia per una chiesa che non è più. Caffarra, secondo Grillo, poggia le sue «deboli» argomentazioni «facendo ricorso in modo vistoso alle fragili teorie massimaliste che Veritatis Splendor (VS) ha introdotto avventatamente nel magistero ecclesiale». Quindi, per il teorico del “bene possibile” sembra che l’enciclica di san Giovanni Paolo II si possa tranquillamente discutere perché avventata, massimalista e vecchia, mentre l’esortazione Amoris laetitia, finalmente, rimette le cose a posto, aprendo praterie ad una teologia morale finalmente moderna e plurale. Si profila così un magistero à la carte, o in evoluzione darwiniana permanente continua.

    Per tornare all’articolo di Avvenire, si prende atto che lo stesso Moia riconosce che l’interpretazione data ad Amoris laetitia non è la stessa in tutto l’orbe cattolico, sebbene giudichi come «prevalente» quella che ammette l’accesso ai sacramenti, in certi casi, per i divorziati risposati conviventi more uxorio. Non sappiamo se le cose stiano precisamente così, perché al netto di quelle dei vescovi argentini, e quelle recentissime dei vescovi di Malta, le indicazioni date nelle diocesi in giro per il mondo offrono un quadro abbastanza eterogeneo: in una diocesi l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati conviventi more uxorio viene ammesso, nell’altra no (se non impegnandosi a vivere in continenza), nell’altra ancora c’è un mix di “sì” e “no” per cui non vorremmo essere nei panni del sacerdote chiamato a discernere. Il commento di Caffarra, «solo un cieco può negare che nella Chiesa esiste una grande confusione», non sembra poi così pretestuoso come vorrebbe l’articolista di Avvenire.

    L’altro argomento utilizzato da Moia per dire che il discorso è chiuso considera la lettera che il Papa ha inviato per approvare le linee guida dei vescovi di Buenos Aires. In quella lettera Francesco dice che il testo dei vescovi argentini è «molto buono, spiega completamente il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni». Ma visto che la lettera inviata dal Papa ai vescovi argentini risulta essere una missiva privata, poi resa pubblica, ci si potrebbe chiedere se la posta in gioco possa meritare un atto di magistero più chiaro e preciso, per dipanare il proliferare di interpretazioni diverse che comunque restano.

    D’altra parte la citazione da parte di Moia del cardinale brasiliano Cláudio Hummes, a proposito del fatto che «quei cardinali sono in quattro, dall’altra parte c’è tutta la Chiesa», non è un gran servizio alla realtà della situazione. Limitandosi a un conteggio del vaticanista Sandro Magister, ci sono state una quindicina di prese di posizione pubbliche a favore dei “dubia” da parte di altri vescovi o cardinali (vedi QUI e QUI), senza contare che vi sono stati molti interventi da parte di laici cattolici e studiosi in varie parti del mondo.

    Tra l’altro anche l’andamento del doppio sinodo mostra che il cammino per arrivare all’approvazione dei paragrafi su questo tema dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati è stato accidentato, e il Papa ha dovuto decidere di tenere vivo l’argomento inserendo i testi dei paragrafi che non avevano ottenuto il necessario passaggio formale al termine del primo sinodo 2014. Se ciò non fosse stato fatto, contrariamente alla prassi usuale, questo argomento non sarebbe mai entrato nel documento di lavoro del sinodo dell’ottobre 2015 che ha portato alla Relatio finale, e quindi ad Amoris laetitia che ha ulteriormente implementato il testo con opportune note per aprire alla possibilità, in certi casi, dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati.

    Come dice Caffarra, «l’evoluzione della dottrina ha sempre accompagnato il pensiero cristiano. [Ma] se c’è un punto chiaro, è che non c’è evoluzione laddove c’è contraddizione». E sul punto in questione è innegabile che rispetto al magistero precedente (Familiaris consortio n°84, Sacramentum caritatis n°29, etc.) qualcosa da chiarire rimane. La domanda a cui sarebbe opportuno dare risposta è sempre la stessa: se è possibile far accedere all’eucaristia un divorziato risposato convivente more uxorio, allora si deve anche insegnare che l’adulterio non è in sé e per sé male?

    Non si capisce perché secondo Avvenire questa sarebbe una domanda pretestuosa, visto che anche il quotidiano tedesco Die Tagespost in un recente editoriale (vedi QUI) ha parlato apertamente di una situazione talmente confusa che assomiglia sempre più ad un vero e proprio «scisma di fatto».
    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

  2. #442
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    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    Se l'ho fatto non intedevo farlo.
    Tranquillo, non era un'accusa, ma solo un'esemplificazione di un pensiero che esiste.


    Io sono d'accordissimo, ma cosa succede se dopo il percorso di discernimento il peccatore non diviene consapevole? Io almeno, l'ho intesa così, ma non so se l'ho intesa nel modo corretto.
    La mia era solo un'ipotesi.
    Beh, nel caso dopo un percorso di discernimento il fedele non abbia ancora compreso che il suo comportamento è peccaminoso, allora significa che il percorso non ha dato i frutti sperati e si deve insistere sullo stesso. Ma questo non giustifica l'eleggere l'ignoranza ad ammissione all'Eucarestia e parificarla alla confessione.
    Tu hai ragionissima, bisogna rendere consapevoli i fedeli sulla peccaminosità di determinati comportamenti (il discorso è generale, non solo per i divorziati risposati, ma per qualsiasi peccato). Ed è altrettanto ovvio che in caso di ignoranza non si possano considerare colpevoli. Però questo non giustifica una loro ammissione a ricevere l'Eucarestia e "saltare" il percorso penitenziale, formativo e di redenzione dato dal sacramento della riconciliazione.
    Quindi si ritorna al punto di partenza: la Chiesa deve essere chiara anche per evitare che eventuali ignoranti accedano all'Eucarestia spinti dai mass media. Fondamentale è il "famoso" percorso di discernimento e finchè esso non ottiene un risultato (che può essere uno solo per l'ammissione all'Eucarestia), non ci sono alternative.
    E tutto questo non per chiusura, ma anzi per grande amore nei confronti di tutti i nostri fratelli, noi compresi, peccatori.

    Ma perché, se tu l'hai capito, il papa sembrerebbe non voler rispondere? Ci sono questioni che mi sfuggono o sta semplicemente ponderando la risposta?
    Domanda da rivolgere al Santo Padre. Sinceramente, anche se non saprei come riuscire a giustificare teologicamente l'ammissione dei divorziati risposati alla comunione, sarei comunque disponibile ad accogliere qualsiasi risposta il Santo Padre vorrà fornirci, anche di apertura a tale situazione, ma una risposta e anche chiara è necessaria, perché così davvero non si riesce a capire in che direzione andare.

  3. #443
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    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    E infatti, ma magari nella mia ignoranza mi sono contraddetto senza rendermene conto, non lo sarebbe.
    Da quello che ho capito, per la confessione occorrono 3 requisiti, il pentimento, la verità e la totalità. Ovvero occorre dire tutto con verità, occorre che di questa verità non si nasconda qualcosa coscientemente, occorre avere il proposito di non peccare più.
    Ma se su un punto uno non riconosce, non per colpa, una cosa come peccato, perché non la capisce, non la concepisce come peccato, come può chiedere scusa di essa? Se lo facesse, sarebbe falso, perché direbbe una cosa non vera. Come può pentirsi uno di una cosa che non vede o non riconosce come sbagliata? Non può.
    Quello che può fare è chiedere di arrivare a riconoscere che tale cosa è sbagliata. Ma finché non c'è questo riconoscimento della ragione, in teoria, poi magari, anzi sicuramente, sbaglierò anche qui, non può esserci confessione (in realtà non ne sono sicuro, non ho mai studiato a questo livello, per me le cose sono più semplici non trovandomi in una situazione in cui non riesco pacificamente a riconoscere i miei peccati, di quelli coscienti e che mi sono noti almeno)
    La coscienza è scusata dall'ignoranza solo se l'ignoranza è incolpevole, perchè il dovere di un buon cristiano resta quello di formare rettamente la propria coscienza nel miglior modo possibile secondo le proprie possibilità.
    Tradotto: se io pur avendone ogni possibilità rifiuto di informarmi, rifiuto di leggere il catechismo, rifiuto di conoscere - almeno nei suoi principi fondamentali - la legge morale della fede che dico di professare, la mia ignoranza non è incolpevole ma è colpevole, quindi il fatto di "non sapere" non è una scusante per la coscienza.

    Se invece so che la legge morale insegna una cosa ma io non la capisco, quello a cui sono chiamato è, con la preghiera a Dio e se necessario con l'accompagnamento di un "maestro" - che sia il confessore, un sacerdote, un catechista... - sforzarmi di capire, accettando in umiltà il fatto che quello che io non capisco, poichè viene da Dio è comunque ordinato al mio bene e quindi impegnandomi a non trasgredirlo, anche se umanamente non riesco ancora a capirlo.

    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    Magari anche qui sbaglio, ma chiedere a Dio di cambiare la mia volontà di peccatore non è incoerente.
    La volontà per me è sempre rimasto un grandissimo mistero. Perché nonostante ci sia il desiderio e la volontà di non peccare più torno a peccare? Ma allora non era vero il mio desiderio? La mia volontà di lasciare il peccato? Certo che non posso peccare contro la mia volontà, ma quando pecco volontariamente (nessuno mi costringe) posso dire che quella volontà è diversa dall'altra. Se interrogo me stesso e mi chiedo "cosa VUOI veramente? Dio o il peccato?", la risposta è "Dio". Eppure torno a peccare. Allora per me stesso dico che una è una falsa volontà l'altra è una vera volontà. Solo quella che brama Dio è la vera volontà perché dice la verità del mio desiderio più profondo (falsa/vera volontà sono termini autorefernziali, non hanno alcuna pretesa di universalità, sono solo modi, o tentativi in cui io cerco di spiegare me a me stesso).
    Quello che Dio non può fare è andare contro la mia volontà vera "io sono qui e tu con tutta la tua onnipotenza non puoi impedirmi di bestemmiarti". Lì sì che Dio non può nulla, non può impedire ad un uomo di odiarlo e di darsi al male.
    Chiedere a Dio di cambiare quella volontà non voluta (io non voglio volere questo eppure mi trovo, mio malgrado, a volerlo) e che ci trascina verso il basso e che ci porta a peccare non solo non è incoerente ma è doveroso. In fondo anche quella è una richiesta della volontà umana, della volontà voluta o della volontà vera.
    Il confine è labile (lo so ), ma io chiedo a Dio di aiutarmi perchè io possa convertirmi e cambiare la mia volontà... non perchè mi cambi la testa lui senza che io faccia niente
    Se Dio intervenisse "cambiando" la volontà dell'uomo, non ci sarebbe più il peccato perchè discriminante del peccato è la libera volontà dell'uomo che sceglie di fare il male anzichè il bene. Senza una libera volontà, non c'è più libera scelta e quindi non c'è più peccato (e, girata in positiva, non c'è più neanche la "santità" della libera scelta del bene... )

    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    Tutto giustissimo, ma affinché ci sia peccato mortale ci devono essere le tre condizioni:
    Materia grave (e qui c'è)
    Piena consapevolezza (e qui manca)
    Deliberato conseso (a volte c'è a volte manca)
    Di sicuro manca sempre la seconda condizione.
    Se ci fosse la piena consapevolezza allora non sarebbe applicabile nemmeno il mio padaradosso di cui sopra, anzi il mio paradosso si applicherebbe in teoria solo a chi è pienamente e totalmente inconsapevole. Credo che sia quella l'apertura.
    Tutto giusto ma sempre tenendo fermo quanto sopra: la piena consapevolezza non è scusabile se l'ignoranza è colpevole.
    Detto in due parole: non posso fare il furbo col buon Dio, evitando accuratamente di conoscere anche per sbaglio la sua legge, così posso sentirmi libero di fare tutto quello che voglio

  4. #444
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    Citazione Originariamente Scritto da TGC Visualizza Messaggio
    Però questo non giustifica una loro ammissione a ricevere l'Eucarestia e "saltare" il percorso penitenziale, formativo e di redenzione dato dal sacramento della riconciliazione.
    Ecco, vorrei capire almeno questo. Chi interpreta Amoris Laetitia in senso favorevole a dare i sacramenti ai divorziati risposati viventi more uxorio, la interpreta in questo senso, o in altro modo ancora?
    Ovvero ritiene che tale sacramento possa essere concesso solo dopo un percorso di discernimento in cui il fedele non ha compreso il proprio peccato o ritiene che l'eucaristia sia propedeutica a questo percoso (volto quindi a facilitare che il fedele cessi l'adulterio), oppure no? Stando ferme le obiezioni che hai fatto (alle quali non saprei rispondere) c'è almeno accordo su questo o nemmeno questo?
    Se fosse così la novità starebbe, se ho ben compreso, che sarebbe possibile "saltare" il processo penitenziale, o per lo meno che si potrebbe mettere "in stand by" un peccato fino a che e con il percoso di discernimento e con la forza del sacramento il fedele acquisti la consapevolezza che non ha, per poter arrivare finalmente a fare una piena confessione.
    Non sto dicendo che sia giusto, sto chiedendo se chi è favorevole intrepreta così.

    Citazione Originariamente Scritto da TGC Visualizza Messaggio
    Quindi si ritorna al punto di partenza: la Chiesa deve essere chiara anche per evitare che eventuali ignoranti accedano all'Eucarestia spinti dai mass media.
    Esatto, a prescindere da come vada interpretato non si può banalizzare l'ecuristia così.


    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    La coscienza [...]anche se umanamente non riesco ancora a capirlo.
    Sono d'accordo.

    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    Il confine è labile [...] non c'è più neanche la "santità" della libera scelta del bene... )
    Abbiamo usato parole diverse ma diciamo la stessa cosa.

    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    Tutto giusto ma sempre tenendo fermo quanto sopra: la piena consapevolezza non è scusabile se l'ignoranza è colpevole.
    La consapevolezza però non è proprio una mera questione di informazione o di non ignoranza. La consapevolezza è qualcosa di più del sapere, figuriamoci la piena consapevolezza:
    Questa parola denota un fenomeno estremamente intimo, e di importanza cardinale. Non è un superficiale essere informati, né un semplice sapere - e si diparte anche dalla conoscenza, più intellettuale. La consapevolezza è una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, in un uno coerente. È quel tipo di sapere che dà forma all'etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche.

    La consapevolezza non si può inculcare: non è un dato o una nozione. È la costruzione originale del proprio modo di rapportarsi col mondo - in quanto sapere identitario, davvero capace di elevare una persona al di sopra dell'ignoranza e della piana informazione. È il caso della consapevolezza del rischio, che non frena ma rende accorti; della consapevolezza delle proprie capacità, che orienta ed entusiasma; della consapevolezza del dolore, che rende compassionevoli e gentili; della consapevolezza di essere amati, che rende invulnerabili.

    Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/signifi...consapevolezza

  5. #445
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    tra tutte le cose da chiarire c'è anche questa, forse l'avevo già detta: come è possibile che un documento del magistero papale, quindi per definizione rivolto a tutti i cattolici, riceva l'interpretazione autentica da una lettera (privata?) destinata ad una singola Conferenza Episcopale?

    quanto meno c'è un problema canonico di gerarchia delle fonti del diritto...
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  6. #446
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    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    Ecco, vorrei capire almeno questo. Chi interpreta Amoris Laetitia in senso favorevole a dare i sacramenti ai divorziati risposati viventi more uxorio, la interpreta in questo senso, o in altro modo ancora?
    Ovvero ritiene che tale sacramento possa essere concesso solo dopo un percorso di discernimento in cui il fedele non ha compreso il proprio peccato o ritiene che l'eucaristia sia propedeutica a questo percoso (volto quindi a facilitare che il fedele cessi l'adulterio), oppure no? Stando ferme le obiezioni che hai fatto (alle quali non saprei rispondere) c'è almeno accordo su questo o nemmeno questo?
    Se fosse così la novità starebbe, se ho ben compreso, che sarebbe possibile "saltare" il processo penitenziale, o per lo meno che si potrebbe mettere "in stand by" un peccato fino a che e con il percoso di discernimento e con la forza del sacramento il fedele acquisti la consapevolezza che non ha, per poter arrivare finalmente a fare una piena confessione.
    Non sto dicendo che sia giusto, sto chiedendo se chi è favorevole intrepreta così.
    Fai bene a domandartelo, ma la questione è molto variegata e dipende dalle singole opinioni (per questo serve una risposta di Roma.

    Prendiamo ad esempio l'intervista del cardinale Vallini:
    "Il testo dell’esortazione apostolica non va oltre, ma nella nota 351 si legge: 'In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti'. Il papa usa il condizionale, dunque non dice che bisogna ammettere ai sacramenti, sebbene non lo escluda in alcuni casi e ad alcune condizioni. Papa Francesco sviluppa il magistero precedente nella linea dell’ermeneutica della continuità e dell’approfondimento, e non della discontinuità e della rottura. Egli afferma che dobbiamo percorrere la 'via caritatis' di accogliere i penitenti, ascoltarli attentamente, mostrare loro il volto materno della Chiesa, invitarli a seguire il cammino di Gesù, far maturare la retta intenzione di aprirsi al Vangelo, e ciò dobbiamo fare avendo attenzione alle circostanze delle singole persone, alla loro coscienza, senza compromettere la verità e la prudenza che aiuteranno a trovare la giusta via.
    "È importantissimo stabilire con tutte queste persone e coppie una 'buona relazione pastorale'. Vale a dire, dobbiamo accoglierle con calore, invitarle ad aprirsi a partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, ai gruppi di famiglie, a svolgere qualche servizio, es. caritativo o liturgico (coro, preghiera dei fedeli, processione offertoriale). Per sviluppare questi processi è quanto mai preziosa la presenza attiva di coppie di operatori pastorali e gioverà molto anche il clima della comunità. Queste persone – dice il papa – “non devono sentirsi scomunicate, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa” (AL, 299).
    "Non si tratta di arrivare necessariamente ai sacramenti, ma di orientarle a vivere forme di integrazione alla vita ecclesiale. Ma quando le circostanze concrete di una coppia lo rendono fattibile, vale a dire quando il loro cammino di fede è stato lungo, sincero e progressivo, si proponga di vivere in continenza; se poi questa scelta è difficile da praticare per la stabilità della coppia, 'Amoris laetitia' non esclude la possibilità di accedere alla penitenza e all’eucarestia.
    La parte in rosso è quanto ha sempre indicato la Chiesa ed è anche la logica conseguenza al terzo requisito, cioè quello di impegnarsi a non commettere più il peccato. Qual è il peccato del divorziato risposato? Non è solo quello di essersi separato dalla moglie con cui è stretto dal vincolo coniugale sacramentale (comportamento che può essere perdonato, anche senza conseguente riappacificazione), ma il vivere more uxorio con un'altra donna: in questo caso il comportamento peccaminoso è continuo e non vi può essere consapevolezza e pentimento se manca il proponimento a interrompere tale comportamento. La Chiesa giustamente insegna che ogni situazione è a se stante e quindi vi possono essere contingenze che impediscano o sconsiglino la separazione dalla nuova compagna. In questo caso allora è accettabile la coabitazione, con dovuto cammino di discernimento, ma è innegabile che vivere da marito e moglie anche tramite l'atto unitivo sessuale non è considerabile altrettanto lecito al fine di prendere consapevolezza che tale situazione non è moralmente corretta. Ecco che la Chiesa richiede in questi casi la continenza. E fin qui nessun problema.
    Il problema si pone nella seguente affermazione verde che sembra dire, in sintesi: visto che non tutti ce la fanno, assolviamoli lo stesso. In questo modo si sminuisce, in primis, il sacrificio di quelle coppie che invece riescono a seguire quanto indica loro la Chiesa (e al tempo stesso si pongono quelle coppie a domandarsi se merita la pena impegnarsi visto che si sacrificano per ottenere il medesimo premio di chi non si impegna altrettanto) e in secondo luogo sminuisce sia il sacramento della riconciliazione sia l'Eucarestia.
    Anche la frase seguente è "pericolosa". Infatti afferma:
    Ciò significa una qualche apertura, come nel caso in cui vi è la certezza morale che il primo matrimonio era nullo ma non ci sono le prove per dimostrarlo in sede giudiziaria; ma non invece nel caso in cui, ad esempio, viene ostentata la propria condizione come se facesse parte dell’ideale cristiano, ecc.
    Se vi è la certezza che il primo matrimonio sia nulla, si può serenamente ricorre al tribunale ecclesiastico (e non si inventino la scusa dei costi e tempi perché è la solita frottola metropolitana). Il singolo confessore non può arrogarsi l'autorità di pronunciarsi a riguardo.
    E anche fosse la situazione, i singoli fedeli e confessori non possono arrogarsi autonomamente tale decisione. Eventualmente vivano in coscienza ciò che credono giusto e si assumano la responsabilità di risponderne a Dio. Ma almeno si evitino di ricevere l'Eucarestia: se davvero sono in ragione, il Signore renderà loro merito in Paradiso.



    "Come dobbiamo intendere questa apertura? Certamente non nel senso di un accesso indiscriminato ai sacramenti, come talvolta avviene, ma di un discernimento che distingua adeguatamente caso per caso. Chi può decidere? Dal tenore del testo e dalla 'mens' del suo Autore non mi pare che vi sia altra soluzione che quella del foro interno. Infatti il foro interno è la via favorevole per aprire il cuore alle confidenze più intime, e se si è stabilito nel tempo un rapporto di fiducia con un confessore o con una guida spirituale, è possibile iniziare e sviluppare con lui un itinerario di conversione lungo, paziente, fatto di piccoli passi e di verifiche progressive.
    "Dunque, non può essere altri che il confessore, ad un certo punto, nella sua coscienza, dopo tanta riflessione e preghiera, a doversi assumere la responsabilità davanti a Dio e al penitente e a chiedere che l’accesso ai sacramenti avvenga in maniera riservata. In questi casi non termina il cammino di discernimento (AL, 303: 'discernimento dinamico') al fine di raggiungere nuove tappe verso l’ideale cristiano pieno".
    Se si arriva, come sostiene de facto il cardinale, di permettere ai fedeli di accostarsi all'Eucarestia, pur senza un radicale cambiamento del proprio comportamento, nonostante il cammino di discernimento del padre confessore, significa automaticamente scardinare il terzo requisito cardine di una corretta confessione e cioè il proponimento di non peccare più. La mia limitata mente teologica non riesce a comprendere come superare l'impasse. Comprendo quello che tu proponevi, cioè una sorta di "aiuto spirituale", l'Eucarestia, per motivarsi e proseguire lungo il cammino, ma non posso considerarla in tale modo. Senza pretendere di accostarsi all'Eucarestia in modo perfettamente santo (nessuno, anche solo un minuto dopo la confessione, è ancora "perfettamente santo" ), bisognerebbe almeno accostarsi con la consapevolezza di non essere in stato di peccato grave e l'intento di non ricaderci.

  7. #447
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoVac Visualizza Messaggio
    tra tutte le cose da chiarire c'è anche questa, forse l'avevo già detta: come è possibile che un documento del magistero papale, quindi per definizione rivolto a tutti i cattolici, riceva l'interpretazione autentica da una lettera (privata?) destinata ad una singola Conferenza Episcopale?

    quanto meno c'è un problema canonico di gerarchia delle fonti del diritto...
    Se ti riferisci all'articolo di Avvenire di stamane, evidentemente non si guarda troppo per il sottile e tutto "fa brodo". Ma Prosit ha pubblicato una bella analisi della Nuova Bussola Quotidiana, della forzatura e del conseguente pasticcio che si sono giocoforza creati:

    http://www.cattoliciromani.com/15-do...=1#post1637647


  8. #448
    coram Deo
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    Citazione Originariamente Scritto da Amatrixian Visualizza Messaggio
    Sinceramente, io sono molto perplesso dalla lettera dei 4 coardinali, e più in generale , dell'atteggiamento di molti vescovi, dell'uno e dell'altro orientamento.


    Voglio dire, Amorsi laetitia è un'esortazione ai vescovi, cioàè a gente che dovrebbe essere il massimo della preparazione spirituale, il livello più alto di pastori.

    Ed è un'esortazione che dice, in pratica, di usare la loro saggezza per valutare tempi ,modi e situazioni per affrontare un serio problema.

    La lettere dai 4 cardinali (e, in misura minore, molte altre dichiarazioni , ribadisco, dell'una e dell'altra "corrente", se mi passate il termine improprio) sembrano voler dire "maestro, non siamo capaci di fare il nostro mestiere"


    Scusate se son lapidario, ma questa è la mia sensazione
    Ma tu credi che i quattro cardinali dei “dubia”, i “dubia” ce li abbiano per davvero?
    Loro sanno benissimo come porsi, e cioè in linea con l’approccio bimillenario della Chiesa; constatano però che, dopo A.L., sta prendendo piede un cambio di rotta in cui molti, là dov’è scritto X, ritengono di poter fare Y, e molti altri, incuranti di quel che c’è scritto, tirano le proprie personalissime conclusioni, per cui non c’è più un modo di agire uniforme.
    Di conseguenza espongono al Papa la situazione e gli chiedono, essendo Lui e non altri il firmatario dell’esortazione, di intervenire a fare chiarezza.
    Se mons. Forte non è un bugiardo, sembra che la confusione attuale fosse prevista e addirittura voluta dal Papa stesso, consapevole che solo così si poteva raggiungere nei fatti un obiettivo impossibile coi mezzi ordinari.
    I dubia sono dunque un modo per obbligare il Pontefice a uscire allo scoperto, affinchè chiarisca se hanno ragione quanti non vi leggono sostanziali modifiche rispetto al passato ovvero se si tratti di un cambio di rotta, come affermano altri, e basato su che cosa.
    Mi domando solo come faccia il Papa a dormire sonni tranquilli, con la baraonda che si sta profilando all’orizzonte!

  9. 4 utenti ringraziano per questo messaggio:

    EquesFidus (21-01-2017), Exurge Domine (21-01-2017), nofear (21-01-2017), Sunshine (21-01-2017)

  10. #449
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    Citazione Originariamente Scritto da coram Deo Visualizza Messaggio
    Ma tu credi che i quattro cardinali dei “dubia”, i “dubia” ce li abbiano per davvero?
    credo anch'io che i 4 cardinali dei 'dubia', di dubbi non ne abbiano, e che il loro parlare di dubbi sia solo strumentale. Ma credo che neanche il Papa di dubbi ne abbia, e che - come scrive l'Avvenire - la sua risposta l'abbia già data quando ha dichiarato pubblicamente di condividere in pieno l'interpretazione data dai vescovi argentini

  11. #450
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Exurge Domine
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    Sacerdote sospeso a divinis per aver negato la Comunione ai divorziati risposati

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