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Discussione: consapevolezza del peccato e giudizio

  1. #1
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    consapevolezza del peccato e giudizio

    Buonasera, mi scuso in anticipo se dovesse essere un argomento già trattato ma non riesco a trovare un thread simile.
    Mi sono da poco riavvicinato alla fede dopo anni di latitanza, sto cercando ancora alcune risposte a domande che mi sono sorte e che ho rivolto ad alcuni sacerdoti con risposte assolutamente insoddisfacenti e che mi hanno posto ancora più dubbi.
    La domanda più "ostica" alla quale non trovo una risposta che mi dia pace è questa:
    il catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna questo:
    1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ».
    Sui peccati mortali verremo giudicati alla fine della nostra vita (sia nel caso che uno non si penta e va all'inferno oppure se pentito in termini di pena per il purgatorio).
    Mi hanno colpito molto le testimonianze di alcuni Santi che hanno avuto la grazia di poter visitare l'inferno ed il purgatorio ed i messaggi della Madonna di Medjugorje in cui viene ripetuto il concetto che le anime dannate e/o purganti se potessero tornare sulla terra cambierebbero vita per poter cambiare la propria sorte ultraterrena.
    C'è un dato oggettivo, che ogni uomo non ha la consapevolezza reale e completa di quello che peccando sta facendo ma gli viene data solo dalla fede, da un atto di fiducia. E' chiaro che se io avessi la consapevolezza piena, completa che la mia azione mi toglie dalla felicità del paradiso che non possiamo immaginare sulla terra, ma solamente possiamo immaginare, non la farei, anzi farei di tutto per non farla.
    Il catechismo ancora ci aiuta a comprendere la dannazione degli angeli ribelli; loro avevano la perfetta consapevolezza di quello che stava accadendo, non avevano bisogno della fede perchè vivevano e sperimentavano oggettivamente la realtà ultraterrena.
    Quindi gli angeli ribelli sono stati giudicati con una piena consapevolezza, gli uomini saranno giudicati solo sulla fede? Come è possibile giudicare qualcuno solo su un atto di fiducia? Il mio cervello malato di razionalità mi dice che sarebbe più corretto essere giudicato con una piena consapevolezza.
    Ma la fede deriva da una grazia che il Signore ci dà, chi come me è sempre scettico su tutto, che è razionale fino all'estremo? Io nella preghiera chiedo la fede e che quest'ultima mi faccia superare tutte queste domande...
    scusate se ho fatto un po' di confusione nell'esporre i miei dubbi ma le risposte finora ricevute dai sacerdoti mi hanno messo ancora più confusione, e grazie a chi può aiutarmi a trovare il senso...

  2. #2
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    Buonasera, mi scuso in anticipo se dovesse essere un argomento già trattato ma non riesco a trovare un thread simile.
    Mi sono da poco riavvicinato alla fede dopo anni di latitanza, sto cercando ancora alcune risposte a domande che mi sono sorte e che ho rivolto ad alcuni sacerdoti con risposte assolutamente insoddisfacenti e che mi hanno posto ancora più dubbi.
    La domanda più "ostica" alla quale non trovo una risposta che mi dia pace è questa:
    il catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna questo:
    1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ».
    Sui peccati mortali verremo giudicati alla fine della nostra vita (sia nel caso che uno non si penta e va all'inferno oppure se pentito in termini di pena per il purgatorio).
    Mi hanno colpito molto le testimonianze di alcuni Santi che hanno avuto la grazia di poter visitare l'inferno ed il purgatorio ed i messaggi della Madonna di Medjugorje in cui viene ripetuto il concetto che le anime dannate e/o purganti se potessero tornare sulla terra cambierebbero vita per poter cambiare la propria sorte ultraterrena.
    C'è un dato oggettivo, che ogni uomo non ha la consapevolezza reale e completa di quello che peccando sta facendo ma gli viene data solo dalla fede, da un atto di fiducia. E' chiaro che se io avessi la consapevolezza piena, completa che la mia azione mi toglie dalla felicità del paradiso che non possiamo immaginare sulla terra, ma solamente possiamo immaginare, non la farei, anzi farei di tutto per non farla.
    Il catechismo ancora ci aiuta a comprendere la dannazione degli angeli ribelli; loro avevano la perfetta consapevolezza di quello che stava accadendo, non avevano bisogno della fede perchè vivevano e sperimentavano oggettivamente la realtà ultraterrena.
    Quindi gli angeli ribelli sono stati giudicati con una piena consapevolezza, gli uomini saranno giudicati solo sulla fede? Come è possibile giudicare qualcuno solo su un atto di fiducia? Il mio cervello malato di razionalità mi dice che sarebbe più corretto essere giudicato con una piena consapevolezza.
    Ma la fede deriva da una grazia che il Signore ci dà, chi come me è sempre scettico su tutto, che è razionale fino all'estremo? Io nella preghiera chiedo la fede e che quest'ultima mi faccia superare tutte queste domande...
    scusate se ho fatto un po' di confusione nell'esporre i miei dubbi ma le risposte finora ricevute dai sacerdoti mi hanno messo ancora più confusione, e grazie a chi può aiutarmi a trovare il senso...
    Pur con tutta la discrezione del caso temo che parlare in generale del peccato, cioè di tutti i peccati possibili e immaginabili, non faciliti la discussione.
    Se dovessimo per esempio fare il caso dell'omicidio volontario, direi che qualsiasi "cervello malato di razionalità" (e mi ci metto anch'io) potrebbe senz'altro avere immediata e piena consapevolezza di quanto sia sbagliato, senza bisogno di virtù teologali né di particolari sforzi intellettuali o approfondimenti teologici.
    Perciò potrebbe essere utile avere un tuo esempio particolare che ti crea dubbi. O magari potresti trovare quanto cerchi nelle discussioni specifiche che trattano di quel tal peccato.

  3. #3
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    Intanto grazie per la risposta e per le indicazioni che mi hai dato.
    In realtà la mia domanda lega il giudizio finale con la fede che è quella che mi fa credere che non andare alla messa la domenica mi fa compiere un peccato mortale, che compiere un atto impuro solitario ha ripercussioni negative non solo su di me ma anche sugli altri, ecc... la fede regola completamente la mia vita.
    Ma la fede non è un bottone che è acceso o spento, non penso che uno abbia di colpo la fede ma bisogna che la coltivi...
    È come se mi portassero su un grattacielo e mi dicessero salta che non ti farai niente, e se non saltasse perché non ho abbastanza fede mi giudicassero...
    Non lo so se ho reso l'idea.
    Non sarebbe più corretto che mi giudicassero su una consapevolezza reale?
    Quella consapevolezza che era alla base del diniego degli angeli ribelli?

  4. #4
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    Beh, mi pare strano che nessuno dei sacerdoti con cui hai parlato abbia mai menzionato la legge morale naturale, che è di fatto "accessibile" a tutti, credenti e non:
    1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna:
    « La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. [...] Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi »

    Quindi, tornando proprio al caso dell'omicidio volontario, anche tutti gli ordinamenti laici lo proibiscono esprimendo proprio quella legge "scolpita nell'anima" di tutti gli uomini. E' necessaria la fede per sapere che un omicidio volontario è un atto contrario alla legge naturale? Evidentemente no.
    E' però altrettanto evidente che la fede e le altre virtù ci sono di grande aiuto, dato che:
    1960 I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ». 189 La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.

    Il che, mi sembra però l'esatto contrario di quanto tu dici: non ci vengono richiesto
    1960 I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ». 189 La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.

    Il che mi pare sia però l'esatto contrario di quanto tu dici: non ci vengono richiesti compiti "irragionevoli", né tantomeno impossibili (tra l'altro quella di "buttarsi per farsi salvare dagli angeli" è purtroppo un'idea di Satana e non di Cristo).
    Le azioni del credente hanno (o dovrebbero) quindi molto a che fare con la ragione e poco a che fare con "automatismi" o pratiche irrazionali scelte aprioristicamente.
    Oltre alle parti del Catechismo dedicate alla legge, direi che però è necessario tenere sempre presente anche le parti dedicate alla coscienza, che è forse la parte più complessa e, forse, ancora oggi meno compresa:

    1778La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina:
    La coscienza « è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo ».72

  5. Il seguente utente ringrazia Rodion per questo messaggio:

    coram Deo (15-11-2017)

  6. #5
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    grazie per la risposta corposa e completa.
    Mi viene da pensare, leggendo della legge naturale che se è vero che iscritta in ogni uomo, assume però gradi differenti nel tempo e in diverse società. Ci sono diverse usanze e costumi che ieri potevano essere considerati "legittimi" mentre oggi sono sentiti da ognuno di noi come qualcosa che va contro la legge naturale e la propria coscienza.

    Inoltre mi sembra di capire (sbaglio sicuramente) che rispettare la legge naturale equivale a rispettare quella divina? soprattutto nei suoi effetti conseguenti... mi spiego meglio, se io che non credo ma seguo la legge naturale e la mia coscienza ho la stessa capacità di salvarmi ed essere giudicato degno di andare in paradiso alla stregua di un credente che rispetta scrupolosamente i dettami del Vangelo, della Chiesa, evitando il peccato mortale?
    Perchè se effettivamente è così mi chiedo quale senso abbia il secondo?
    invece se così non fosse, mi chiedo che colpa abbia un uomo che semplicemente non crede non per malafede ma perchè razionalizza tutto quello che gli accade?

  7. #6
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    grazie per la risposta corposa e completa.
    Mi viene da pensare, leggendo della legge naturale che se è vero che iscritta in ogni uomo, assume però gradi differenti nel tempo e in diverse società. Ci sono diverse usanze e costumi che ieri potevano essere considerati "legittimi" mentre oggi sono sentiti da ognuno di noi come qualcosa che va contro la legge naturale e la propria coscienza.

    Inoltre mi sembra di capire (sbaglio sicuramente) che rispettare la legge naturale equivale a rispettare quella divina? soprattutto nei suoi effetti conseguenti... mi spiego meglio, se io che non credo ma seguo la legge naturale e la mia coscienza ho la stessa capacità di salvarmi ed essere giudicato degno di andare in paradiso alla stregua di un credente che rispetta scrupolosamente i dettami del Vangelo, della Chiesa, evitando il peccato mortale?
    Perchè se effettivamente è così mi chiedo quale senso abbia il secondo?
    invece se così non fosse, mi chiedo che colpa abbia un uomo che semplicemente non crede non per malafede ma perchè razionalizza tutto quello che gli accade?
    Allora, provo a risponderti io sinteticamente: la legge morale naturale è quella inscritta nel cuore di ogni uomo, purtroppo però essa non è facilmente individuabile poichè viene inquinata e sovrascritta dalle usanze e dalle culture dei vari popoli, al punto da riuscire a modificarla radicalmente talvolta.
    Direi che se tutti fossimo innocenti come bambini, capiremmo subito cosa sia giusto e cosa sbagliato. Come dice Cristo: "di loro è il Regno dei Cieli". Credo che l'espressione sia esaustiva.

    Quindi sì: se seguissi punto per punto la vera legge morale naturale senza corromperla (cosa che però mi risulta quasi impossibile), allora avresti le stesse probabilità di salvarti di un buon cattolico. Ma ricorda: sempre per via dei meriti di Cristo, perchè la Grazia santificante sarebbe concessa per via straordinaria a questi uomini integerrimi.

    Però, come dicevo, è molto difficile mantenere intatta quella legge, persino per chi è cattolico, perchè il peccato e il mondo in cui viviamo tende spesso a costringerci a scendere a compromessi. Ecco perchè avere una legge scritta da Dio e valida per chi è credente (coincidente pressapoco con quella naturale), è un modo più semplice per ricordarci quale sia la vera morale, così che se anche la nostra vita ci spinga a ripudiarla, sapremo sempre quale essa sia nella realtà.

    Diciamo che chi crede in Dio, in quello cattolico, ha la legge scritta su un Libro, mentre gli altri se la devono tenere a mente, e qeusta, spesso, fa cilecca...

    Quell'uomo che non crede non perchè in malafede, ma perchè non riesce razionalmente a farlo pur volendolo magari, non ha infatti peccato. Ricorda che la Fede è anche una Grazia, concessa da Dio.

  8. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da shusta Visualizza Messaggio
    grazie per la risposta corposa e completa.
    Mi viene da pensare, leggendo della legge naturale che se è vero che iscritta in ogni uomo, assume però gradi differenti nel tempo e in diverse società. Ci sono diverse usanze e costumi che ieri potevano essere considerati "legittimi" mentre oggi sono sentiti da ognuno di noi come qualcosa che va contro la legge naturale e la propria coscienza.
    Inoltre mi sembra di capire (sbaglio sicuramente) che rispettare la legge naturale equivale a rispettare quella divina? soprattutto nei suoi effetti conseguenti... mi spiego meglio, se io che non credo ma seguo la legge naturale e la mia coscienza ho la stessa capacità di salvarmi ed essere giudicato degno di andare in paradiso alla stregua di un credente che rispetta scrupolosamente i dettami del Vangelo, della Chiesa, evitando il peccato mortale?
    Perchè se effettivamente è così mi chiedo quale senso abbia il secondo?
    invece se così non fosse, mi chiedo che colpa abbia un uomo che semplicemente non crede non per malafede ma perchè razionalizza tutto quello che gli accade?
    Sarò breve: razionalizzare non è certo una colpa.
    La superbia lo è (alla voce "autosufficienza dell'intelletto").
    Ma del resto anche la presunzione di salvarsi senza merito è definito come un "peccato contro lo spirito" (alla voce "con o senza intelletto, con o senza un vero atto di volontà, sarò salvo comunque")

  9. #8
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    io che razionalizzo tutto, posso salvarmi anche se non vado la domenica a messa? o anche se commetto atti impuri solitari?
    non credo che la legge naturale preveda una "presa di posizione" sulla messa la domenica? o sbaglio?

    il mio problema è che razionalizzando tutto, mi domando un'infinità di volte al giorno nel mio cammino di fede (se così si può chiamare), posso salvarmi? non sarebbe più "giusto" farmi scegliere davanti a due realtà che riesco a comprendere e toccare con mano? Se quello che affermano alcuni Santi e non, che le anime dannate sono tormentate dal fatto, tra gli altri, di avere una condanna perpetua e soffrono del fatto che in vita non hanno scelto Dio, e se la Madonna a Medjugorje più volte ha detto che se si sapesse cosa si prova nel purgatorio ognuno rivedrebbe la propria vita per andare subito in paradiso...
    essere razionalmente capaci di capire cosa ci aspetterà e così decidere per l'eternità? perchè se non ho fede come faccio a credere e decidere?

    oppure la legge naturale e la coscienza mi salvano lo stesso?
    veramente, non riesco a comprenderlo nella quotidianità...

  10. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da shusta Visualizza Messaggio
    Quindi gli angeli ribelli sono stati giudicati con una piena consapevolezza, gli uomini saranno giudicati solo sulla fede? Come è possibile giudicare qualcuno solo su un atto di fiducia? Il mio cervello malato di razionalità mi dice che sarebbe più corretto essere giudicato con una piena consapevolezza.
    Infatti tu, come tutti noi, sarai giudicato con piena consapevolezza. Quella del Creatore e quel che rimane della tua dato che i peccati mortali commessi e non riparati sono "automutilazioni" che facciamo alla nostra consapevolezza.
    E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perché le cose di prima sono passate \[T]/

  11. #10
    Veterano di CR L'avatar di aldo12
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    Citazione Originariamente Scritto da shusta Visualizza Messaggio
    Intanto grazie per la risposta e per le indicazioni che mi hai dato.
    In realtà la mia domanda lega il giudizio finale con la fede che è quella che mi fa credere che non andare alla messa la domenica mi fa compiere un peccato mortale, che compiere un atto impuro solitario ha ripercussioni negative non solo su di me ma anche sugli altri, ecc... la fede regola completamente la mia vita.
    Ma la fede non è un bottone che è acceso o spento, non penso che uno abbia di colpo la fede ma bisogna che la coltivi...
    È come se mi portassero su un grattacielo e mi dicessero salta che non ti farai niente, e se non saltasse perché non ho abbastanza fede mi giudicassero...
    Non lo so se ho reso l'idea.
    Non sarebbe più corretto che mi giudicassero su una consapevolezza reale?
    Quella consapevolezza che era alla base del diniego degli angeli ribelli?
    L'ora ed il giorno nessuno li conosce e trovarsi impreparati potrebbe essere un rischio. Se non si dimostra che dobbiamo meritarci la fiducia del Creatore ( eliminando la superbia e con un reale pentimento ) .. come possiamo pensare che lui sia in dovere di salvarci comunque.. ?
    Ci sono delle persone che vanno a confessarsi non per pentirsi ma con la pretesa che il sacerdote non consideri peccaminosi certi "peccati".. perché a loro sta bene così..
    Sono pronti a ricattare il sacerdote se questo prende posizione contro le loro richieste: Minacciano di perdere la fede come se la colpa fosse del sacerdote.
    Ultima modifica di aldo12; 14-11-2017 alle 15:45

  12. Il seguente utente ringrazia aldo12 per questo messaggio:

    Rodion (15-11-2017)

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