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Discussione: I beati possono addolorarsi per i dannati amati in vita?

  1. #1
    Alexander Severus
    visitatore

    I beati possono addolorarsi per i dannati amati in vita?

    Quesito un po' bizantino: chi sarà beato nel regno dei cieli "soffrirà" "pensando" a persone amate condannate alla dannazione? O nella visione di Dio si annulleranno i sentimenti d'affetto, amore ecc. provati in vita?

  2. #2
    Moderatore tomista L'avatar di Deoiuvante
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexander Severus Visualizza Messaggio
    Quesito un po' bizantino: chi sarà beato nel regno dei cieli "soffrirà" "pensando" a persone amate condannate alla dannazione? O nella visione di Dio si annulleranno i sentimenti d'affetto, amore ecc. provati in vita?

    Vediamo le sentenze tomiste sul punto:

    La misericordia e la compassione possono trovarsi in una persona in due modi: primo, sotto la forma di passione; secondo, sotto la forma di atto deliberato. Ora, nei beati non ci sarà alcuna passione nella loro parte inferiore se non in seguito a una deliberazione della ragione. Perciò in essi non ci sarà la compassione o la misericordia se non sotto la forma di un atto deliberato della ragione. E questa deliberazione nasce dal fatto che uno vuole allontanare il male altrui: per cui non si ha compassione per quei mali che secondo il giudizio della ragione non si vogliono allontanare. Ora i peccatori, fino a che sono in questo mondo, sono in una condizione tale da poter essere liberati dallo stato di miseria e di peccato, senza pregiudizio della giustizia di Dio. Perciò verso di essi può aver luogo la compassione dei beati: sia sotto forma di deliberazione volontaria, come si dice che Dio, gli angeli e i beati hanno compassione di essi volendo la loro salvezza; sia sotto forma di passione, come hanno compassione di essi i buoni nella vita presente. Ma nel loro stato futuro costoro non potranno più essere liberati dalla loro miseria. Perciò secondo una deliberazione retta non ci potrà essere compassione per le loro sofferenze. Quindi i beati dopo la loro glorificazione non potranno avere compassione alcuna per i dannati (S.Th., III, q.94, a.2)
    Dice poi San Tommaso chiedendosi se i beati godano delle pene dei dannati:

    Una cosa può essere oggetto di godimento in due modi. Primo, direttamente: quando cioè si gode di una cosa in quanto tale. E in questo modo i santi non si rallegreranno delle sofferenze dei peccatori. - Secondo, indirettamente, o per accdens, cioè a motivo di qualcosa di aggiunto. E in questo modo i santi godranno delle sofferenze degli empi, considerando in essi l‘ordine della divina giustizia e la propria liberazione, della quale godranno. E così la divina giustizia e la propria liberazione saranno la causa del godimento dei beati direttamente, mentre le sofferenze dei dannati lo saranno indirettamente (S.Th., III, q.94, a.3)
    Ipsam sequens non devias, Ipsam rogans non desperas, Ipsam cogitans non erras

  3. Il seguente utente ringrazia Deoiuvante per questo messaggio:


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