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Discussione: Rito Aquileiese (o patriarchino)

  1. #21
    Divinae gratiae
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Tiziano Visualizza Messaggio
    Non saprei il senso e in questo non posso purtroppo esserti di aiuto... però vorrei solamente dire che personalmente mi pare un pò eccessivo presentare questo rito, se pur suggestivo, come un "importante esempio di Rito Aquileiese sopravvisuto ai secoli"...
    Si tratta di un rito evidentemente derivato da qualcosa di cavalleresco-politico, che certamente con la Liturgia Aquileiese non ha molto a che vedere!
    Bisogna infine ricordare che in molti casi certe cose del passato perchè possano acqusitare maggiore sacralità vengono fatte risalire o collegate a qualche tradizione Liturgica antica oramai scomparsa...
    Le tracce e residui del rito Aquileise sono ben altre! Ad esempio la benedizione dell'acqua per la festa dell'Epifania, le melodie sacre dette "Patriarchine" ecc...
    Queste immagini si riferiscono alla Messa dello Spadone che si celebra il giorno dell'Epifania a Cividale del Friuli, alla quale ho partecipato lo scorso 6 gennaio, e devo dirti che è una celebrazione molto suggestiva.
    Pur non sapendo il significato della spada e dell'elmo, posso dirti che comunque è un rito abbastanza antico e proprio del rito aquileiese, visto che il Beato Bertrando, patriarca di Aquileia XIII° sec si fece seppellire con lo Spadone.
    Reliquia ancora visibile insieme alla sua casula, al pastorale ed all'anello nel Battistero della Cattedrale di Udine.

  2. #22
    Veterano di CR L'avatar di Tiziano
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    Citazione Originariamente Scritto da Divinae gratiae Visualizza Messaggio
    Posso dirti che comunque è un rito abbastanza antico e proprio del rito aquileiese, visto che il Beato Bertrando, patriarca di Aquileia XIII° sec si fece seppellire con lo Spadone.
    Più che proprio del Rito Aquiliese in generale, a parer mio si tratta di un rito proprio della città di Cividale del Friuli.
    Dire che si tratta di un rito proprio della Liturgia di Aquileia, vorrebbe dire estenderlo all'intero territorio del Patriarcato di Aquileia, Carnia e Cadore compresi! cosa che non è riscontrabile storicamente...
    Come in molti si fanno processioni o altre celebrazioni caratteristiche, anche questa è una di quelle.
    Comunque è un mio parere.

  3. #23
    Partecipante a CR L'avatar di Hernestus
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    Citazione Originariamente Scritto da Tiziano Visualizza Messaggio
    Più che proprio del Rito Aquiliese in generale, a parer mio si tratta di un rito proprio della città di Cividale del Friuli . . .
    In un vecchio romanzo di Elio Bartolini, Pontificale in San Marco, il diacono in elmo e con spadone (al canto del Vangelo) veniva rappresentato come elemento proprio del rito pontificale aquileiese, ricordo di una Messa natalizia (se non erro: non ho più quel libro e quindi vado a memoria) del Beato Bertrando davanti a Gorizia assediata, quando egli celebrava in corazza sotto i paramenti e tale abate Gilberto, che lo assisteva, ministrava con spadone al fianco ed elmo in testa.
    Non so se Bartolini attingesse da qualche fonte storica, o meno: come ho detto parliamo di un romanzo, ancorché “parastorico”. Però chi sa, potrebbe anche essere.
    Comunque mi pare singolare che non si abbiano notizie sulle origini della Messa di Cividale.

    Citazione Originariamente Scritto da gabrielino Visualizza Messaggio
    Hanno pubblicato di recente il Messale dell'Ordo Aquileiensis
    Sì, ne pubblica un’anastatica in formato studio la LEV, al prezzo di € 43.00.
    Se ne può vedere una presentazione su http://istitutopiopaschini.it/editoria/varia/2.htm

  4. #24
    Divinae gratiae
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Hernestus Visualizza Messaggio
    [FONT=Times New Roman][SIZE=3][FONT=Times New Roman][SIZE=3]Comunque mi pare singolare che non si abbiano notizie sulle origini della Messa di Cividale
    Comunque siccome la questione mi interessa tanto appena rientro in Friuli, chiederò notizie approfondite al Parroco del Duomo di Cividale e vi farò sapere.

  5. #25
    Nuovo iscritto L'avatar di eligio
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    Anch'io mi sono interessato un pò di questo argomento anni fa ed ho raccolto qualche informazione che può essere utile:
    1-Grado: nel duomo di Grado (Gorizia), parliamo degli anni '70 ed '80, si cantavano ancora alla domenica i vesperi in patriarchino. Io vi ho assistito una volta: il canto era bellissimo ed era commovente vedere con quanta dignità i vecchi cantori si alzavano per intonare con voce tremolante le lunghe melodie delle antifone. Delle usanze liturgiche particolari di Grado parla anche il grande poeta locale Biagio Marin nelle sue poesie e, se non sbaglio anche Franco Battiato in una sua canzone.
    2- L'apertura del sepolcro: ho letto, ma non ricordo dove, che la liturgia aquileiense prevedeva che il giovedì santo fossero consacrate due particole grandi, oltre a quella destinata alla comunione del celebrante durante la messa in coena Domini. La prima di queste due serviva per la comunione del sacerdote durante la liturgia del venerdì santo (come nel rito romano antico), la seconda veniva riportata solennemente all'altare della reposizione al termine della funzione e conservata fino all'alba della domenica di Pasqua, quando, aperto il tabernacolo, veniva solennemente trasportata all'altar maggiore e riposta nel tabernacolo ordinario. Da questo uso credo derivasse (o derivi?) il rito dell'apertura del sepolcro la mattina di Pasqua, seguito dal trasporto solenne dell'eucarestia all'altare. Si tratta di un rito, parliamo sempre degli anni '80 circa, che era paraticato in tutte le parrocchie slovene della valle dell'Isonzo (diocesi di Capodistria-ex diocesi di Gorizia, prima della seconda guerra mondiale) ed anche nelle parrocchie della minoranza slovena dell'arcidiocesi di Gorizia. Nella stessa Gorizia, il rito veniva celebrato dalla comunità slovena della città in cattedralen ed era presieduto dal cappellano sloveno, con la presenza a volte dell'arcivescovo. Ho saputo che anche una parrocchia di lingua italiana, Lucinicco alla periferia della città, manteneva questa usanza.
    3-Canto patriarchino a Venezia: credo che in alcune chiese della città, forse fino agli anni '70, in alcune occasioni si praticasse ancora il canto patriarchino.
    4-Alla Messa dello spadone ho assistito due volte: la prima volta è stato un rito solenne e dignitoso, la seconda ho avuto l'impressione di una "rievocazione storica" un pò stucchevole. A giudizio mio, s'intende!
    5-Più in generale: mi sono fatto l'idea che le soppravivenze del rito aquileiese e del canto patriarchino in particolare fossero una volta molto più diffuse di quel che si immagina, sia nel Friuli, sia nel Veneto. Peccato che nessuno si sia preso la briga di documentarle quando si era in tempo. Ho letto, ad esempio, dei bolletini diocesani di Padova, risalenti agli anni '20 o '30 del novecento in cui il vescovo intimava ai parroci di porre fine a certi "abusi liturgici" che, a mio parere, erano usanze del rito aquileiese. Mi ricordo anche di un vecchio sacerdote della diocesi di Treviso che sapeva intonare le orazioni e le letture in patriarchino e mi diceva di averlo appreso nella sua parrocchia (vicino a Conegliano Veneto) quando era chierichetto.
    Strano che il clero friulano, presso il quale è molto vivo il senso dell'identità locale, non abbia cercato di riportare in vita l'antico rito, o almeno alcune sue caratteristiche, quelle che meglio si integrano con la riforma liturgica, come hanno fatto in Spagna col Mozarabico.

  6. #26
    Veterano di CR L'avatar di Tiziano
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    Citazione Originariamente Scritto da eligio Visualizza Messaggio
    Più in generale: mi sono fatto l'idea che le soppravivenze del rito aquileiese e del canto patriarchino in particolare fossero una volta molto più diffuse di quel che si immagina, sia nel Friuli, sia nel Veneto. Peccato che nessuno si sia preso la briga di documentarle quando si era in tempo. Ho letto, ad esempio, dei bolletini diocesani di Padova, risalenti agli anni '20 o '30 del novecento in cui il vescovo intimava ai parroci di porre fine a certi "abusi liturgici" che, a mio parere, erano usanze del rito aquileiese. Mi ricordo anche di un vecchio sacerdote della diocesi di Treviso che sapeva intonare le orazioni e le letture in patriarchino e mi diceva di averlo appreso nella sua parrocchia (vicino a Conegliano Veneto) quando era chierichetto.
    Strano che il clero friulano, presso il quale è molto vivo il senso dell'identità locale, non abbia cercato di riportare in vita l'antico rito, o almeno alcune sue caratteristiche, quelle che meglio si integrano con la riforma liturgica, come hanno fatto in Spagna col Mozarabico.
    Purtroppo a Padova le hanno viste come abusi e non come arricchimenti, nella diocesi di Belluno invece no, in effetti noi in Cadore, specialmente nel canto, abbiamo mantenuto abbastanza, sempre a seconda dei paesi...

  7. #27
    ORAPRONOBIS
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    Ultima modifica di Ambrosiano; 18-08-2013 alle 19:43

  8. #28
    Partecipante a CR L'avatar di Hernestus
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    Ho trovato un interessantissimo articolo su “La Cerimonia della Spada ad Aquileia e a Cividale”, estratto da Rassegna Gregoriana 1908, 1-2, sub http://www.unavoce-ve.it/vale.pdf
    L’autore dovrebbe essere il Mons. Giuseppe Vale di cui può leggersi un breve profilo biografico sub http://www.istitutopiopaschini.it/borse/olivo/scheda.htm

  9. #29
    Utente Senior L'avatar di Iulius 87
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    qui un esempio di "canto Patriarchino" il video non è ottimo ma rende l'idea.

    Ultima modifica di Ambrosiano; 18-08-2013 alle 19:45
    ut in nomine Iesu omne genu flectatur caelestium et terrestrium et infernorum

  10. #30
    Tu es Petrus
    visitatore
    Dopo il minuto 16 si può ascoltare il S.Vangelo cantato secondo un tono della tradizione patriarchina....

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