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Discussione: Negozi di paramenti sacri

  1. #21
    Partecipante a CR
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    Non mi sembra adeguato all'uso del cervello nemmeno parlare di mutande di prada: non penso che siano molti sacerdoti ad indossarle, e onestamente preferisco non sapere che mutande porta il mio parroco. I beni materiali sono un mezzo, e diventano uno strumento di peccato quando diventano un fine. Un sacerdote che abbia in cura più parrocchie di montagna, e sia costretto a celebrare ora qui, ora là, magari andando al capezzale di malati che abitano in zone impervie, per forza che ha la macchina: spostarsi a dorso di mulo sarebbe da stupido, non da povero. E se il prete è anziano, e ha problemi di salute, magari se la compra pure con l'aria condizionata, per non morire d'infarto con l'afa di luglio. Allora togliamo pure la luce elettrica e il riscaldamento dalle canoniche, e lasciamo che d'inverno i sacerdoti si prendano la polmonite. Togliamo pure il pc e la connessione, così non vengono qui ad arricchirci di tante informazioni preziose, quando sono preparati come don Isidro.
    Affermare invece che una spesa, proporzionata alle possibilità della parrocchia e alle necessità di tutti i cristiani, per la liturgia sia immorale, sfiora l'eresia. Siamo chiamati ad annunciare il Vangelo, e una liturgia ben celebrata, magari anche sobria ma mai priva di solennità, con paramenti adeguati, e tutto quanto consegue, è una grandissima opera di catechesi e testimonianza del Vangelo. Quale amore verso Cristo testimoniamo se, di fronte al suo stesso sacrificio e al suo Corpo sull'altare, gli riserviamo il nostro peggio? Certo, se non ci sono i soldi per aiutare una famiglia in difficoltà, ma si fa un mutuo per una pianeta... forse qualcosa non va. Ma se una chiesa possiede un paramento antico e prezioso, perchè non usarlo nelle occasioni più solenni? Per sembrare più poveri, e non scandalizzare chi bada all'apparenza ancora più di noi? Costoro si sono già dati scandalo da soli, e non sarà una casula a cambiare le cose.

  2. #22
    Iscritto L'avatar di gioia
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    Citazione Originariamente Scritto da caravaggio Visualizza Messaggio
    Do la mia umile opinione: certo che non è lo sfarzo che mostrano la fede del sacerdote o della comunità. Tutto ciò che ammiriamo nelle Chiese sono di spunto ai fedeli per una specie mi "miglioramento" della fede. Il fatto che ci sia sfarzo nelle celebrazioni non deve spingere nessuno a parlare di opulenza dato che durante la Messa stai glorificando Nostro Signore non te stesso! San Francesco, che molti cattolici portano come esempio di semplicità e di umiltà, voleva che i calici fossero d'oro o comunque di materiale prezioso: l'opulenza la si dimostra quando un prete ha la macchina o il telefonino d'ultima generazione!
    Anche l'suo della talare non è simbolo di grandezza, ma tutto il contrario: questo mi ha insegnato il mio parroco! Smettiamola di parlare di opulenza nelle celebrazioni e pensiamo a vivere con fede le celebrazioni, in italiano o meno, conciliare o tridentina, con pianeta o casula!

    Sono daccordo cone te tuttavia sento molto la presenza della bellezza nelle celebrazioni. Credo che le Celebrazioni e comunque la liturgia della Chiesa deve essere una esplosione di gioia di bellezza di solennità e certo questo non implica ostentazione ma tanta tanta sobria dignità. Il fatto poi che per il servizio bisogna essere attivi 24 ore su 24 con la stessa dignitosa partecipazione in tutto quanto si compie è una questione di credere al proprio impegno .

  3. #23
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Isidro de Sevilla
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    Citazione Originariamente Scritto da Mestesso Visualizza Messaggio
    E se, caso mai, qualcuno dovesse bussare per confessarsi o per chiamarti al capezzale di un moribondo, cosa fai? Ti presenti in mutande e canotta perchè non sei in servizio?
    Quado un presbitero non è al servizio, di Dio e dei fratelli?
    Suppongo poi che le mutande devono essere Kavin klain come minimo e la canotta armani, pantofole prada naturalmente.
    Poi se la classe non è di servizio.......
    L'importante è avere classe.
    Ah, ecco c'è anche chi non capisce l'itagliano... O finge di non capire. Allora, dovrei dormire con la talare addosso, per quello che dici tu?

    Ho detto che fuori servizio mi vesto come mi pare, se sono in servizio, ovvero devo amministrare un sacramento, mi vesto da prete (e per una confessione uno, se non è in pericolo di vita, può pure aspettare il giorno dopo).

  4. #24
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    I paramenti sacri non furono usati dalla primitiva Chiesa cristiana poiché, essendo il culto cristiano vietato e, dovendo svolgere le liturgie eucaristiche di nascosto, le vesti sacre non si differenziavano da quelle profane di uso comune.
    Non appena l'Imperatore Costantino ufficializzò il culto della religione cristiana si andò formando un abbigliamento diverso da quello comune che fu fissato da leggi e consuetudini ecclesiastiche. Da Costantino al IX secolo le vesti sacre si distinsero da quelle del popolo anzi, possedevano gli elementi principali degli attuali vestiti liturgici, i mosaici del presbiterio della Basilica di Ravenna ne sono una chiara testimonianza
    In ogni caso questi paramenti non si evolvono autonomamente in forme nuove e particolari, ma ricalcano gli schemi di vestiario in voga al tempo di Cristo
    Tra il IX e il XII secolo si manifestò una completa distinzione tra il vestito da usare nelle liturgie e quello extraliturgico, inoltre si scoprirono rapporti tra le vesti sacre dell'Antico Testamento e quelle del Nuovo Testamento, attribuendo a ciascun paramento un significato simbolico, significati che ancora oggi vengono espressi dalle preghiere prescritte dal Messale Romano e che ogni sacerdote deve recitare mentre li indossa. In questo periodo Papa Innocenzo III stabilisce una regolamentazione dell'uso dei sacri paramenti e designa dei colori liturgici per determinati giorni con corrispettivi significati: il bianco per i giorni di festa, il rosso per le feste dei martiri e la Pentecoste, il nero per i giorni di penitenza e per la Messa dei defunti, il verde per quelli che non hanno un carattere festivo, e successivamente, lo scarlatto accanto al rosso, il viola al posto del nero, il giallo zafferano al posto del verde. Il colore rosaceo fu introdotto da Papa Pio V per le domeniche Laetare e Gaudete.
    A partire dal XIII secolo non si ritenne fondamentale rifarsi alle forme del vestiario del periodo greco-romano, così la forma dei paramenti sacri venne ridotta e trasformata fino a rendere incomprensibile la presenza di alcuni capi come, per esempio il manipolo, abolito dal rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II. Oggi si avverte forte l'orientamento di quel movimento liturgico che vuole un ritorno alle vesti sacre delle origini con l'abolizione dell'attuale forma e sfarzo dei paramenti. Resta in ogni caso inalterato il loro significato: le vesti Liturgiche non servono per riparare il corpo dal freddo, né tanto meno per dare sfogo all'umana vanità. Sono piuttosto segno dì una realtà interiore, di una missione e di un servizio.
    Tratto dall’omelia di SS Benedetto XVI del giovedì santo 2007
    Dio ha ó come dicono i Padri ó compiuto il sacrum commercium, il sacro scambio: ha assunto ciò che era nostro, affinché noi potessimo ricevere ciò che era suo, divenire simili a Dio.
    San Paolo, per quanto accade nel Battesimo, usa esplicitamente l'immagine del vestito: "Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27). Ecco ciò che si compie nel Battesimo: noi ci rivestiamo di Cristo, Egli ci dona i suoi vestiti e questi non sono una cosa esterna. Significa che entriamo in una comunione esistenziale con Lui, che il suo e il nostro essere confluiscono, si compenetrano a vicenda. "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", così Paolo stesso nella Lettera ai Galati (2,2) descrive l'avvenimento del suo battesimo. Cristo ha indossato i nostri vestiti: il dolore e la gioia dell'essere uomo, la fame, la sete, la stanchezza, le speranze e le delusioni, la paura della morte, tutte le nostre angustie fino alla morte. E ha dato a noi i suoi "vestiti". Ciò che nella Lettera ai Galati espone come semplice "fatto" del battesimo, il dono del nuovo essere Paolo ce lo presenta nella Lettera agli Efesini come un compito permanente: "Dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima! [Dovete] rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membri gli uni degli altri. Nell'ira, non peccate" (Ef 4,22-26).
    Questa teologia del Battesimo ritorna in modo nuovo e con una nuova insistenza nell'Ordinazione sacerdotale. Come nel Battesimo viene donato uno "scambio dei vestiti", uno scambio del destino, una nuova comunione esistenziale con Cristo, così anche nel sacerdozio si ha uno scambio: nell'amministrazione dei Sacramenti, il sacerdote agisce e parla ora "in persona Christi".
    In persona Christi nel momento dell'Ordinazione sacerdotale, la Chiesa ci ha reso visibile ed afferrabile questa realtà dei "vestiti nuovi" anche esternamente mediante l'essere stati rivestiti con i paramenti liturgici. In questo gesto esterno essa vuole renderci evidente l'evento interiore e il compito che da esso ci viene: rivestire Cristo; donarsi a Lui come Egli si è donato a noi. Questo evento, il "rivestirsi di Cristo", viene rappresentato sempre di nuovo in ogni Santa Messa mediante il rivestirci dei paramenti liturgici.
    Il fatto che stiamo all'altare, vestiti con i paramenti liturgici, deve rendere chiaramente visibile ai presenti e a noi stessi che stiamo lì "in persona di un Altro". Gli indumenti sacerdotali, così come nel corso del tempo si sono sviluppati, sono una profonda espressione simbolica di ciò che il sacerdozio significa.
    I testi della preghiera che interpretano il camice e la stola vanno ambedue nella stessa direzione. Evocano il vestito festivo che il padre donò al figlio prodigo tornato a casa cencioso e sporco. Quando ci accostiamo alla liturgia per agire nella persona di Cristo ci accorgiamo tutti quanto siamo lontani da Lui; quanta sporcizia esiste nella nostra vita. Egli solo può donarci il vestito festivo, renderci degni di presiedere alla sua mensa, di stare al suo servizio.
    Tratto da Mons. Raffaello Martinelli
    Da diverse generazioni, i cristiani hanno utilizzato gli abiti migliori, più belli e meglio confezionati, per partecipare ai vari sacramenti, e in particolare alla celebrazione dei sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia – Prima Comunione ed Eucaristia domenicale – e del Matrimonio
    Il paramento liturgico indossato dal sacerdote nella celebrazione dei sacramenti indica la particolare missione che svolge il sacerdote nella celebrazione sacramentaria. Egli, in ogni sacramento, agisce non semplicemente come uomo, ma come rappresentante di Cristo e come presidente dell’azione liturgica, grazie alla speciale potestà sacra di cui è investito con il Sacramento dell’Ordine. Il paramento liturgico pertanto, che il celebrante indossa, indica il peculiare servizio ministeriale del sacerdote, il quale, per la grazia sacramentale, non celebra a nome proprio o come delegato della propria comunità, bensì nella specifica, sacramentale identificazione col «sommo ed eterno sacerdote» che è Cristo, in persona Christi capitis (in persona di Cristo Capo) e a nome della Chiesa. E l’abito, che il sacerdote indossa, gli ricorda che non può considerarsi come un «proprietario», che liberamente dispone del testo liturgico e del sacro rito come di un suo bene peculiare, così da dargli uno stile personale e arbitrario, ma gli ricorda che sta agendo a nome di un Altro, compiendo una missione che è distinta essenzialmente da quella degli altri fedeli.
    La bellezza e la nobiltà delle vesti si devono cercare e porre in risalto più nella forma e nella materia usata, che nella ricchezza dell’ornato. Gli ornamenti possono presentare figurazioni, o immagini, o simboli, che indichino l’uso sacro delle vesti, con esclusione di ciò che non vi si addice.
    Per la confezione delle vesti sacre, oltre alle stoffe tradizionali, si possono usare altre fibre naturali proprie delle singole regioni, come pure fibre artificiali, rispondenti alla dignità dell’azione sacra e della persona.
    In quello sopra riportato non vi è nulla di Me stesso.

  5. #25
    CierRino L'avatar di princeps ecclesiae
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    Citazione Originariamente Scritto da Mestesso Visualizza Messaggio
    In quello sopra riportato non vi è nulla di Me stesso.
    Due paragrafi sono tratti dall'omelia di Benedetto XVI tenuta nella Messa Crismale del 2007; poi c'è una parte dai Principi e Norme del Messale Ambrosiano...
    Ma forse le fonti era meglio che le avessi citate tu stesso...

  6. #26
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    Non capisco in che modo si voglia tirar fuori dal Papa ciò che non ha voluto dire... cioè che determinati paramenti sono più o meno adatti alla liturgia in funzione della ricchezza degli ornamenti. Questo non c'è scritto da nessuna parte, e nessuno si sogna di dirlo. Finchè mi si dice che c'è solennità anche nella sobrietà, mi sta bene. Mi sta altrettanto bene che mi si dica che occorre distacco dalla ricchezza materiale, o che il costo di un paramento va commisurato alle possibilità della parrocchia, e alle necessità primarie dei suoi fedeli. Questo è un discorso che sta in piedi... onestamente tante congetture fatte finora (prima le mutande firmate, poi i passi di questo o quel testo portati a suffragio della propria tesi, quando è palese che nè il Papa nè i Principi e norme sono così superficiali) mi sembrano al limite del vaneggiamento. O, se non sono vaneggiamenti, sono sterili provocazioni, che istigano a polemiche inutili su astrazioni e massimi sistemi, con un qualunquismo degno della demagogia dei politici.

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da thecrazypianist Visualizza Messaggio
    Non capisco in che modo si voglia tirar fuori dal Papa ciò che non ha voluto dire... cioè che determinati paramenti sono più o meno adatti alla liturgia in funzione della ricchezza degli ornamenti. Questo non c'è scritto da nessuna parte, e nessuno si sogna di dirlo. Finchè mi si dice che c'è solennità anche nella sobrietà, mi sta bene. Mi sta altrettanto bene che mi si dica che occorre distacco dalla ricchezza materiale, o che il costo di un paramento va commisurato alle possibilità della parrocchia, e alle necessità primarie dei suoi fedeli. Questo è un discorso che sta in piedi... onestamente tante congetture fatte finora (prima le mutande firmate, poi i passi di questo o quel testo portati a suffragio della propria tesi, quando è palese che nè il Papa nè i Principi e norme sono così superficiali) mi sembrano al limite del vaneggiamento. O, se non sono vaneggiamenti, sono sterili provocazioni, che istigano a polemiche inutili su astrazioni e massimi sistemi, con un qualunquismo degno della demagogia dei politici.
    ok! Se lo dici tu. Ma i passi sono tratti da una omelia del Papa.
    Ultima modifica di Mestesso; 29-04-2008 alle 14:03

  8. #28
    Nuovo iscritto L'avatar di card.stefano
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    Negozi di paramenti sacri

    mettete qui i nomi dei negozi che vendono paramenti sopratutto quelli dove si fornisce bagnasco ed altri

  9. #29
    Fedelissimo di CR L'avatar di Sacrista Pontificio
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    mi pare ci sia già una discussione uguale..

  10. #30
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Aloisius Gonzaga
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    Citazione Originariamente Scritto da Sacrista Pontificio Visualizza Messaggio
    mi pare ci sia già una discussione uguale..
    esatto
    laudetur Aloysius

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