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Discussione: Chiacchiere della sezione «Liturgia»

  1. #21
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    Dalla messa per i defunti nel Messale tridentino.

    Anche l' inroito cantato della messa per l' Assunta è preso dall' Apocalisse: Signum magnum, etc etc..

  2. #22
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Alfar
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    Veramente il "Dies irae" e' in ogni messa da requiem tradizionale... e lo trovi su ogni messale in latino...

    molto cupo ma anche bello quello grgoriano...

    comunque se digiti su un motore di ricerca "preghiera dies irae" trovi tutto anche i commenti critici...
    Ultima modifica di Alfar; 26-02-2007 alle 14:40

  3. #23
    Nuovo iscritto L'avatar di k.eleison
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    grazie mille! E in che libro oppure dove posso trovare questi testi? Su internet ci saranno?

  4. #24
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Alfar
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    Scusa... abbiamo postato in contemporanea, si digita appunto "preghiera dies irae" su un motore di ricerca

  5. #25
    Sacerdos L'avatar di donmitch
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    LA celebrazione dei Sabati di Quaresima

    Gerusalemme è la città della luce e della Resurrezione. Cristo risuscitando divenne per tutti Luce di vita. Luce gioiosa, Luce infinita. Questa è una verità reale, non solo ideale. È una realtà perché il Signore è sempre vivo ed estende la sua Risurrezione a quanti, particolarmente, ne celebrano la memoria nel luogo stesso dell'avvenimento storico e nell'ora più significativa: quando la notte è vinta dalla luce, la morte dalla Risurrezione. Ciò avviene precisamente a Gerusalemme.

    Il Sepolcro vuoto è segno dei compimento del mistero pasquale. Già i primi cristiani pellegrinavano a questo santo luogo, mossi dalla "gratia orationis", come diceva la pellegrina Egeria nel IV sec. La celebrazione memoriale da lei vista, viene rinnovata oggi dai francescani, custodi dei Luoghi Santi, coscienti di aver il dovere di tener viva la memoria evangelica nei Luoghi loro affidati.

    Nelle veglie domenicali di Quaresima, essi recitavano il tradizionale mattutino. Con la riforma liturgica dei Vaticano II, fu necessario rinnovare il tutto, il che fu fatto ristudiando le antiche fonti liturgiche della Chiesa di Gerusalemme, ma avendo presenti due importanti principi: restar fedeli alla liturgia latina e adattarla ai Luoghi ove i misteri della salvezza si sono compiuti. Quindi, fondere le nuove norme conciliari, avendo presente quanto narra - nel suo "Itinerario" - la già citata Egeria, la quale appunta:

    "Ma ciò che qui soprattutto è veramente gradevole e mirabile è che in ogni occasione gli inni e le antifone e le letture e le preghiere che il vescovo dice, manifestano espressioni sempre intonate e convenienti alla ricorrenza che si festeggia e al luogo in cui si celebra" (Itinerario, 47, 5; tr. Siniscalco).
    Ma in un altro testo, parlando della liturgia domenicale nella Basilica dei S. Sepolcro, così riferisce:

    "Non appena il primo gallo ha cantato, subito il vescovo scende ed entra nella grotta dell'Anastasis... dove già risplende un gran numero di luci; appena la gente è entrata, uno dei sacerdoti recita un salmo e tutti rispondono; poi si dice una preghiera; quindi uno dei diaconi recita un salmo, ugualmente segue una preghiera; un terzo salmo è detto da un membro dei clero, si recita una terza preghiera e si fa memoria di tutti...

    Si portano nella grotta dell'Anastasis alcuni incensieri, in modo che tutta la basilica si riempia di profumo. Allora il vescovo, in piedi dietro i cancelli prende il Vangelo, si avvicina alla porta della risurrezione dei Signore... Poi quando il vescovo sta dentro i cancelli, prende il Vangelo e si avvicina alla porta, e lo stesso vescovo legge (il brano) della resurrezione del Signore. Quando comincia a leggerlo, si sente un certo mormorio e tali gemiti da parte di tutte le persone, e tante sono le lacrime, che anche se una persona fosse di cuore duro, si commoverebbe fino al pianto per tutto quello che il Signore ha sofferto per noi.

    Dopo la lettura del Vangelo, il vescovo esce ed è accompagnato con inni alla Croce (Calvario), e tutto il popolo lo segue. Ivi nuovamente si dice un salmo e si recita una preghiera. Quindi il vescovo benedice i fedeli e avviene il commiato"
    (ibidem 24, 9-11).

    Questa celebrazione, come si nota, comprende vari momenti: canto di tre salmi con rispettive preghiere - preghiera per tutti - incensazione della S. Tomba - proclamazione da parte dei Vescovo del Vangelo della Risurrezione - Processione al Calvario - stazione con salmo e preghiera ed infine benedizione e congedo.

    Questi vari momenti, nel limite dei possibile, furono tutti recuperati. Seguendo lo svolgimento delle veglie domenicali di questa Quaresima si può dire che i Francescani di Terra Santa rivivono con semplicità ma anche con gioiosa consapevolezza ciò che Egeria scriveva della comunità cristiana di Gerusalemme ormai sedici secoli fa.

    Ogni sabato notte alle 23.30 la Comunità francescana di San Salvatore, con a capo il padre Custode di Terra Santa, scende verso la basilica della Risurrezione, dove convengono altre comunità religiose della città santa e singoli fedeli. La Veglia si svolge nella Cappella dell'Apparizione di Gesù Risorto alla Madre e si apre con la processione dei ministri che recano il libro dei Vangeli, accompagnato da incenso e luci, e lo intronizzano sull'altare a simbolo della presenza di Gesù Cristo - Parola nella celebrazione.

    Dopo l'invitatorio che dispone l'assemblea alla conversione, all'ascolto della Parola e alla Lode, e l'inno che ambienta nel tempo liturgico quaresimale, segue il canto della Salmodia. Dopo ogni salmo e antifona, attraverso convenienti spazi di silenzio, si favorisce la dimensione contemplativa della liturgia e si fa seguire una preghiera. Queste collette salmiche sono desunte da venerabili testi della liturgia ispanica (Liber orationum psalmographus e dalla serie di collette Visita nos), che come è noto riflette notevoli influssi dell'antica liturgia della Chiesa Madre di Gerusalemme. Alla Salmodia segue la proclamazione delle letture e poi i tre cantici dell'Antico testamento secondo l'ordinamento della Liturgia delle Ore.
    A questo punto della Veglia domenicale si inserisce la parte tipica della liturgia gerosolimitana, la Memoria resurrectionis, voluta perché, secondo l'espressione di Egeria, tutto sia "adatto al giorno e al luogo" (aptus diei et loco). L'assemblea lascia la Cappella dell'Apparizione e, recando ceri accesi, simboli della luce di Cristo Risorto, si muove processionalmente intorno al "Sepolcro glorioso" dei Signore, mentre il padre Custode, presidente della celebrazione, porta l'Evangeliario e i diaconi lo incensano e diffondono il profumo d'incenso nella basilica."

    Durante la processione si innalza il cantico dei Nuovo Testamento, Benedictus, alternandone i versetti con l'antifona: "Un angelo dei Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Alleluia. Alleluia". Si fa quindi l'incensazione della Tomba vuota e dei libro dei Vangeli collocato su di essa. Al termine di questo rito si torna alla Cappella per proclamare il Vangelo della Risurrezione, non essendo possibile farlo dinanzi al Sepolcro. La proclamazione dei Vangelo non è fatta, come normalmente avviene, dal diacono, ma dal padre Custode, volendo anche in questo recuperare un elemento carico di significato. Egeria infatti dice che il vangelo della Risurrezione era letto dal Vescovo: "Poi quando il vescovo sta dentro i cancelli, prende il Vangelo e si avvicina alla porta, e lo stesso vescovo legge(il brano) della resurrezione del Signore. Quando comincia a leggerlo, si sente un certo mormorio e tali gemiti da parte di tutte le persone, e tante sono le lacrime, che anche se una persona fosse di cuore duro, si commoverebbe fino al pianto per tutto quello che il Signore ha sofferto per noi."

    Si fa poi la commemorazione di tutti mentre si acclama il Signore Risorto con il Kyrie eleison. Ancora il Diario di Egeria: "E dopo averli recitati per intero secondo il solito, il vescovo si alza e sta davanti alla cancellata, cioè davanti alla grotta, mentre uno dei diaconi ricorda, come si suole fare per consuetudine, i nomi dei singoli. E quando il diacono dice il nome dei singoli, i bambini, che assistono numerosi, rispondono sempre "Kyrie eleison", ciò che noi diciamo: "Signore, abbi pietà di noi"; e le loro voci sembrano infinite."
    La Veglia si conclude con un ultimo gesto di omaggio e di venerazione al Vangelo che viene incensato e innalzato in segno benedicente sull'assemblea. Tutto ciò mette chiaramente in evidenza il carattere pasquale di queste Veglie domenicali della Quaresima. A Gerusalemme, nella basilica della Risurrezione è sempre Pasqua dei Signore. La Tomba vuota lo attesta, il Vangelo lo proclama: il Signore è veramente risorto.

    Mentre la comunità francescana lascia la basilica, verso l'una, i fratelli Greci ortodossi iniziano la loro liturgia eucaristica accompagnati da un meraviglioso coro di monache russe che ricordano spontaneamente le "Mirofore" del mattino di Pasqua. Proclamano anche loro il Vangelo della Risurrezione e più tardi lo faranno anche i fratelli Armeni ortodossi. In questa unità di fede, che supera e riscatta ogni divisione, i Francescani di Terra Santa si sentono non tanto custodi di luoghi e monumenti, ma umili servitori e annunciatori di Gesù Cristo Risorto dai morti e Vivente in eterno.

  6. #26
    Sacerdos L'avatar di donmitch
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    "Bussate e vi sarà aperto" (Mt 7,7)"


    Molti pellegrini che visitano la Terra Santa e, naturalmente, anche la basilica del Santo Sepolcro non sanno fino a che punto arrivi lo "Status Quo" nel descrivere esattamente persino il tempo e il modo dell'apertura della porta principale della basilica. Come abbiamo già ricordato, le chiavi della basilica rimangono presso due famiglie musulmane (Judeh e Nuseibeh). Le porte vengono infatti chiuse dal di fuori!

    L'apertura della porta della basilica costituisce una cerimonia a sé stante. Essa può darci una idea delle difficoltà che lo "Staus Quo" impone alle comunità residenti all'interno della basilica. Fino al 1831 l'apertura e la chiusura della porta si faceva unicamente dopo il pagamento di una tassa, che fu abolita in quell'anno medesimo da Ibrahim Pasha.

    Vi sono tre specie di « apertura »: l'apertura semplice, quella solenne e quella dei tre riti simultaneamente.

    L'apertura semplice si ha quando il sacrestano della comunità che intende aprire la porta compie, da solo, tutte le cerimonie descritte nel nostro fotoservizio, e si apre un solo battente della porta.

    L'apertura solenne avviene nello stesso modo ma con l'apertura di tutti e due i battenti: il sacrestano apre quello di sinistra e il portinaio musulmano quello di destra.

    L'apertura solenne simultanea si verifica quando i tre riti hanno, nello stesso giorno, ingresso solenne, il che avviene nei sabati di quaresima. Allora tutti i movimenti per l'apertura debbono essere compiuti simultaneamente da tutti e tre i sacrestani.

    Per capire appieno questo "rituale" che può apparire singolare ad occhi profani date uno sguardo alla serie di sei immagini che sono presentate qui sotto. Possiamo sintetizzare l'azione in questa maniera: dall'interno della basilica il sacrestano passa la scala al portinaio musulmano attraverso un piccolo sportello. Il portinaio sblocca prima il lucchetto inferiore e poi quello superiore. A questo punto che il portinaio spalanca il battente di destra della porta.

    Tutti i giorni in cui non ci sono feste o circostanze particolari apertura alle ore 4 a.m. e alle 12,30; chiusura alle 11,30 e, alla sera, sempre se non ci sono feste od altre ragioni speciali, un quarto d'ora dopo il tramonto. Se per una ragione qualsiasi una delle tre comunità non vuol chiudere la porta, a mezzogiorno deve dare al portinaio una somma pari al costo di un pranzo. Per la chiusura serale della Basilica, le tre Comunità, hanno stipulato un accordo che prevede una chiusura ad ore variabili, comprese tra le 17.45 in dicembre e le 20 in Luglio.

    Ogni sera al momento della chiusura tutti e tre i sacrestani sono presenti e si mettono d'accordo su chi aprirà il giorno dopo: colui che avrà il diritto di apertura prende la scala e l'appoggia al centro della porta chiusa: con questo segno prende il possesso della porta per il giorno dopo. Naturalmente per la chiusura, tanto semplice quando solenne, vale lo stesso cerimoniale dell'apertura, ma a ritroso.

    Anche riguardo l'apertura e chiusura di questa porta le comunità godono di diversi privilegi. Ecco quelli riguardanti i latini:

    Nei sabati di quaresima, la notte di Pasqua, della festa della S. Croce, del Corpus Domini i latini possono aprire la Basilica alle 22,30 per permettere alla Comunità di S. Salvatore e ai fedeli di assistere agli uffici notturni; la porta rimane poi aperta fino alle 11,30 del giorno seguente.

    Il Giovedì Santo vi è un particolare diritto dei francescani. Verso l'1.30 p.m. i due portinai del S. Sepolcro si recano al Convento di San Salvatore e consegnano la chiave della Basilica al Padre Vicario Custodiale. Questi, con il Padre incaricato dei Luoghi Santi ed i due portinai si reca al S. Sepolcro ed il P. Vicario dà la chiave al portinaio affinché apra la Basilica per l'ingresso solenne del Patriarca Latino. La Basilica viene aperta per tre volte (per una decina di minuti) per permettere al Patriarca ed ai fedeli di entrare ed uscire dopo le varie cerimonie. Verso le 19 i francescani aprono nuovamente la Basilica per i frati del Convento di San Salvatore che scendono per l'Adorazione, e subito dopo si chiude.
    Ultima modifica di donmitch; 26-02-2007 alle 22:05

  7. #27
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    celebrazione dell' assemblea

    Vorrei una delucidazione su una questione che reputo abbastanza importante e che non ho trovato in altre discussioni. Poco tempo fa, parlando con un giovane sacerdote abbastanza ferrato nel suo "mestiere", ho detto qualcosa di simile a: "...intanto il sacerdote che celebrava...", e questo mi ha subito corretto dicendo che il sacerdote presiede e che tuttas l' assemblea celebra in quanto vi sono delle parti che le spettano. Ora questo non mi ha molto convinto e vorrei sapere da chi è più ferrato di me qualcosa in merito poichè diverse volte ho sentito dire cose del genere e non ho mai capito chi abbia ragione...

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da canonico88 Visualizza Messaggio
    Vorrei una delucidazione su una questione che reputo abbastanza importante e che non ho trovato in altre discussioni. Poco tempo fa, parlando con un giovane sacerdote abbastanza ferrato nel suo "mestiere", ho detto qualcosa di simile a: "...intanto il sacerdote che celebrava...", e questo mi ha subito corretto dicendo che il sacerdote presiede e che tuttas l' assemblea celebra in quanto vi sono delle parti che le spettano. Ora questo non mi ha molto convinto e vorrei sapere da chi è più ferrato di me qualcosa in merito poichè diverse volte ho sentito dire cose del genere e non ho mai capito chi abbia ragione...
    E' la distinzione tra sacerdozio comune dei fedeli, che abbiamo in virtù del Battesimo e che è stato riscoperto con forza al tempo del Concilio, e sacerdozio ministeriale del presbitero, che discende dall'Ordine Sacro.
    L'Eucaristia la celebra tutta la Comunità e il presbitero presiede la celebrazione. Però non andiamo troppo oltre: senza il presbitero la comunità non potrebbe fare nulla. E' solo lui che trasforma il pane e il vino in Corpo e Sangue di Cristo per opera dello Spirito Santo.

  9. #29
    CierRino L'avatar di Marcianus
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    Garbatella MA ANCHE Irlanda
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    Premesso che quanto ha detto Fabiomax è esatto mi permetto di aggiungere che l'espressione: "Il presbitero celebra etc etc" è esatta. Espressioni come "Comunità celebrante" e simili pur non essendo errate sono troppo pericolose.

    Cito Redemptionis Sacramentum al num 42:

    "È necessario comprendere che la Chiesa non si riunisce per umana volontà, ma è convocata da Dio nello Spirito Santo, e risponde per mezzo della fede alla sua vocazione gratuita: il termine ekklesía rimanda, infatti, a klesis, che significa “chiamata”. Il sacrificio eucaristico non va poi ritenuto come «concelebrazione» in senso univoco del Sacerdote insieme con il popolo presente. Al contrario, l’Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un dono «che supera radicalmente il potere dell’assemblea […]. La comunità che si riunisce per la celebrazione dell’Eucaristia necessita assolutamente di un Sacerdote ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica. D’altra parte, la comunità non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato». È assolutamente necessaria la volontà comune di evitare ogni ambiguità in materia e portare rimedio alle difficoltà insorte negli ultimi anni. Pertanto, si usino soltanto con cautela locuzioni quali «comunità celebrante» o «assemblea celebrante», o in altre lingue moderne «celebrating assembly», «asamblea celebrante», «assemblée célébrante», e simili".
    «Renditi conto di ciò che farai,
    imita ciò che celebrerai,
    conforma la tua vita
    al mistero della Croce di Cristo Signore»
    .
    Dal Pontificale Romano



  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da Marcianus Visualizza Messaggio
    si usino soltanto con cautela locuzioni quali «comunità celebrante» o «assemblea celebrante», o in altre lingue moderne «celebrating assembly», «asamblea celebrante», «assemblée célébrante», e simili".
    Giustissimo: non sono espressioni sbagliate, solo dobbiamo capirne il senso per non esagerarne la portata.
    Grazie per la sottolineatura.

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