Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 7 di 7 PrimaPrima ... 567
Risultati da 61 a 67 di 67

Discussione: Beato Oscar Arnulfo Romero, Vescovo e Martire

  1. #61
    Vecchia guardia di CR L'avatar di westmalle
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    2,086
    Ringraziato
    149

    Post

    ROMERO SANTO, MA QUANDO?
    I vescovi di El Salvador sperano nella canonizzazione nel 2017, ma è più probabile che avvenga nel 2019.

    Gregorio Rosa Chávez è in partenza per Roma con gli altri vescovi di El Salvador e la lettera del presidente Salvador Sánchez Cerén al Papa pro-Romero-Santo-subito. Il subito dovrebbe essere – nelle speranze dei viaggiatori – il mese di agosto, quando ricorreranno i cento anni dalla nascita del per adesso beato Oscar Arnulfo. Ci spera anche monsignor Rosa Chávez ma non si fa illusioni e lancia una diversa possibilità: il 2019, in occasione della Giornata mondiale della gioventù a Panama: «Ci darebbe il tempo di lavorare a fondo per ottenere quello che io chiamo “il miracolo della pace”», consacrerebbe Romero come Santo latinoamericano e non aggiunge viaggi a quelli già programmati dal Papa. Tutti buoni argomenti che ripete assieme ad un certo numero di altre cose inedite o poco sapute sul futuro santo e il candidato beato Rutilio Grande.

    Monsignore, cosa nasconde nella sua valigia?
    E’ molto piccola per occultare cose grandi…

    Cosa si aspetta da questo viaggio?
    La visita “ad limina” è protocollare, ma ci sarà un dialogo collettivo di noi vescovi di El Salvador tutti assieme con il Papa. Sono affascinato dal nuovo modo di realizzare questo tipo di visite, soprattutto per il momento di incontro con lui. Da quello che conosco dell’esperienza dei vescovi del Costa Rica e del Cile che ci hanno preceduti è qualcosa che vale realmente la pena.

    C’è qualche novità su Romero?
    La novità è la chiusura dello studio di un presunto miracolo. Si è realizzata una sessione solenne del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di San Salvador con la presenza del’arcivescovo, del Nunzio apostolico ed altri due vescovi. Chi conosce il caso da vicino è molto ottimista.

    Il prossimo agosto, centenario della nascita, parleremo del beato Romero o di san Romero?
    S’immagini come aspettiamo noi la notizia! Per il Papa – basta leggere la lettera che ha inviato per la beatificazione – il più grande miracolo di Romero sarebbe che il paese conquisti la pace. La ricetta del Santo Padre è: conoscere il pensiero di Romero, imitare la sua testimonianza e chiedere con fervore autentico la sua intercessione. Il mio timore più grande è che ci aspettiamo una canonizzazione “gratis”, che non ci costi nulla; basterebbe con l’approvare il presunto miracolo che è stato appena presentato a Roma. Il mio sogno è vedere piano piano tutto il paese che si mette in movimento. Il segno esterno più chiaro sarebbero i pellegrinaggi ai luoghi santi di Romero, compreso il piccolo paese dov’è nato quasi cent’anni fa, Ciudad Barrios.

    Ma lei se l’aspetta la notizia della canonizzazione?
    Personalmente non credo che ci sarà qualcosa nel 2017. La data che mi piace è gennaio 2019, nel quadro della Giornata mondiale della gioventù a Panamá. Ci sono precedenti di questo genere, come quando papa Giovanni Paolo II visitò il Canada, il Guatemala, e il Messico nel 2002 e nel primo paese canonizzò Juan Diego e nel secondo fratel Pedro di San José di Betancourt. Una data come questa ci darebbe il tempo di lavorare a fondo per ottenere quello che io chiamo “il miracolo della pace”.

    Miracolo umano permettendo…
    Certo, però c’è anche un miracolo che chiamerei “morale” di cui non si parla, ed è che da quando monsignor Romero è stato beatificato c’è una cascata di conversioni. Tanti vengono a chiedere perdono, perché hanno odiato Romero, si sono rallegrati per la sua morte… è un qualcosa di silenzioso ma reale. E tanti ammettono di essersi formati un giudizio negativo su di lui senza averlo mai ascoltato, in base a cose che venivano raccontate da terzi e che adesso capiscono che erano malintenzionate.
    C’è un caso che mi è successo quando andai in una scuola cattolica di San Salvador per dare la cresima.
    Finita la messa un uomo mi si è avvicinato chiedendo di potermi parlare. Mi disse che il padre, un esimio cattedratico dell’Università nazionale di El Salvador, un uomo che militava nella sinistra, era stato ucciso. Solo dopo aveva saputo che Romero aveva denunciato quel crimine. E aveva letto l’omelia in cui lo aveva fatto. Mi disse: “se ha difeso un uomo giusto come mio padre non può che essere giusto lui stesso”. Da quel momento si è convertito.
    Di casi così ce ne sono tanti, e tanti ancora si manifesteranno.
    In una scuola cattolica un militare mi si è avvicinato e si è messo in ginocchio davanti a me. Mi ha chiesto perdono dicendo di “aver sperato nella morte di Romero” ma adesso aveva capito “che era un uomo di Dio”.
    Romero ha provocato un vero terremoto spirituale con un forte sciame sismico come si dice in gergo. E questo è importantissimo per il processo di canonizzazione. Io non ho fretta.

    Pensa che ci sarà da aspettare ancora anche per padre Rutilio Grande?
    Il nesso che il Papa stabilisce tra le due figure è chiaro, almeno nel suo cuore. Compresa l’idea di canonizzare Romero e beatificare Rutilio nello stesso momento. In Messico nello stesso viaggio fece anche due beatificazioni, quella di Juan Bautista e di Jacinto de los Ángeles. Comunque Roma ha in mano tutta la documentazione, una eccellente biografia di Rutilio come uomo di Dio, come pastore, ampia, attraente e molto ben verificata.

    Se lo dice lei che Rutilio lo conosce bene…
    E’ stato mio professore e mio formatore. Rutilio è un gesuita atipico. Il suo profilo è piuttosto quello di un parroco, un parroco eccellente. La sua visione della Chiesa e della pastorale è stata molto segnata da un corso che realizzò nell’Istituto pastorale per l’America Latina (IPLA) che funzionava a Quito, in Ecuador, con una magnifica equipe di professori. Quando tornò in El Salvador dopo avervi partecipato si propose di lavorare con i contadini nella prospettiva dei documenti di Medellin, perché potessero avere giustizia e dignità.
    C’è un fatto che pochi conoscono e che fa vedere le doti straordinarie di Rutilio pastoralista: mi riferisco all’accampamento missionario che organizzò e diresse nella parrocchia di Ciudad Barrios con tutti coloro che come me in quel momento eravamo studenti di teologia. Curiosamente Ciudad Barrios è il paese dov’è nato Monseñor Romero. Chi avrebbe immaginato che queste due vite si sarebbero incrociate dieci anni dopo?

    Perché insiste sulla pastoralità di Rutilio?
    Era di una abilità impressionante per parlare ai contadini, sapeva offrire il messaggio di Cristo a gente semplice e sempre in un orizzonte di ricerca della giustizia. L’apprese da monsignor Proaño, il vescovo di Riobamba in Ecuador che fu anche candidato al premio Nobel per la pace. Uno dei pochi latinoamericani che parteciparono al Concilio Vaticano II. Rutilio come già le dicevo fu in Ecuador per partecipare ad un corso di Proaño a Quito poi andò con lui nella sua diocesi di Riobamba sulla Cordigliera delle Ande. Questo lo segnò in profondità. Senza Proaño, l’apostolo degli indigeni, non si capisce Rutilio, le sue doti di pedagogo e soprattutto la sua straordinaria capacità di inculturare il Vangelo nel mondo dei poveri e dei contadini.

    …e senza Rutilio non si capisce Romero…
    La miglior risposta la troviamo nell’omelia delle esequie che pronunciò l’arcivescovo martire nella cattedrale di San Salvador. Nell’introduzione monsignor Romero disse che sentiva Rutilio “come un amico”. Immediatamente dopo spiegò il perché: “Nei momenti culminanti della mia vita mi è stato vicino e questi gesti non si dimenticano mai”. Poi disegnò il profilo di Rutilio con le tre caratteristiche che enumera Paolo VI nella “Evangelii Nuntiandi” su quello che apporta la Chiesa alla lotta di liberazione: i veri liberatori posseggono “una ispirazione di fede, una dottrina sociale che è alla base della loro prudenza e della loro esistenza, e soprattutto una motivazione di amore”. Il modo in cui Romero riferisce questi tratti al suo amico è commovente. Vorrei però aggiungere un altro elemento in risposta alla sua domanda: non si capisce Romero senza Pironio. Pesa più Pironio che Rutilio nella vita di Romero. Romero diresse il settimanale Orientación ed era molto reticente verso la Conferenza di Medellín e molto critico con la Teologia della liberazione. Romero cominciò a capire Medellín quando Pironio, come segretario aggiunto del Secretariado Episcopal de América Central y Panamá dette un ritiro in Guatemala per i vescovi dell’America Centrale nel 1974…

    Romero ci andò?
    Si, e si sorprese molto con quello che ascoltò. Se si legge il diario di Romero si può notare che quando va a Roma in udienza dal Papa passa sempre a visitare Pironio. A Roma, come si sa, Romero dovette affrontare molte accuse false e sperimentare tanta incomprensione e sempre era Pironio che lo consolava e illuminava il suo cammino. Nel suo diario Romero dettaglia gli incontri con Pironio dopo aver visto il Papa. Quasi sempre porta un gran peso nella sua anima. In una occasione Pironio lo consola raccontandogli che anche lui è stato accusato e che circola un libello a Roma dal titolo “Pironio, piromane”. Quella tra Pironio in via di beatificazione e Romero in via di canonizzazione si può dire che sia una alleanza santa.

    Con Romero giustizia è stata fatta? Mi riferisco alla giustizia giudiziaria, quella che deve trovare i colpevoli dell’assassinio, processarli e condannarli.
    Lei solleva un punto importante. E’ stato monsignor Rivera y Damas, grande amico e primo successore di Romero, a denunciare davanti alla Corte interamericana dei diritti umani che quell’assassinio non è mai stato investigato a fondo da parte del governo. Il governo respinse la denuncia e non si assunse mai una responsabilità esplicita e pubblica. Dopo anni di litigio, nell’ultima sessione a cui ho presenziato con María Julia Hernández (lavorò con Romero e diresse Tutela Legale fino alla sua morte, N.d.R.) il governo, per bocca del suo rappresentante, concluse più o meno in questi termini: siamo riconciliati, la pace è stata firmata, il caso è caduto in prescrizione, c’è amnistia, dunque si archivi. Noi sostenemmo sì la necessità di perdonare, ma con verità e giustizia. Da questo punto di vista il messaggio di Giovanni Paolo II del 1997 “Ricevi il perdono e offri la pace” lo consideriamo un documento chiave per una Chiesa come la nostra che auspica la riconciliazione. Le linee erano due: una parlava di perdono e dimenticanza, l’altra di verità, giustizia e perdono. In America del Sud sono state applicate entrambe; dove è stata seguita la linea perdono-dimenticanza il risultato è stato fallimentare, dove – come in Cile – ci si è mossi in una linea di giustizia e perdono, i risultati sono stati migliori. Personalmente aggiungerei un quarto termine: riconciliazione, come nello schema colombiano.

    E nel caso di Romero?
    Ci fu una amnistia che applicò il presidente Cristiani nel 1993 all’insegna di perdono e dimenticanza. Questa amnistia è appena stata derogata. E si è aperto di nuovo uno spazio dov’è possibile investigare. Ci troviamo a questo punto. Ma continua ad essere un debito pendente. La sentenza dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) chiedeva tre cose fondamentali: primo, che il presidente della repubblica riconosca pubblicamente la responsabilità dello stato salvadoregno nell’assassinio di Romero e il presidente Mauricio Funes l’ha fatto, secondo che si rendessero onori pubblici al nome di Romero, e anche questo è stato fatto, per esempio dedicandogli l’aeroporto internazionale di San Salvador, terzo che si insegnasse ai bambini nelle scuole la vera storia di Romero, ma proprio qui ci troviamo ancora nel punto di doverla chiarire.
    Nella Commissione per la Verità chi fece grandi progressi fu un gruppo di avvocati peruviani legati a mons. Bambarin, fortemente motivati nel loro lavoro.
    Erano tre, sono venuti a vedermi e mi hanno detto: “abbiamo tutto chiaro, adesso abbiamo bisogno di incrociare informazione”. Io avevo una lettera di una persona implicata in vario modo con gli squadroni della morte e in cui raccontò tutto quello che sapeva, tra cui il modus operandi. Ho consegnato una copia a questo gruppo di avvocati. Qualche giorno dopo sono venuti a dirmi che tutto quello che avevano appurato era confermato dal documento. La lettera era di una persona che abbiamo aiutato ad uscire dal paese. Anche monsignor Rivera y Damas ne aveva copia. E’ passato del tempo, finché quest’uomo è ritornato in incognito in Salvador e ha accettato di parlare con gli avvocati peruviani. Nel verbale del dialogo mancava solo un punto: chi sparò. E questo continua senza essere stato chiarito.

    Il fratello minore di Romero, Gaspar, ha fatto una affermazione per certi versi sconcertante in un dialogo recente che ebbi con lui: “Se mio fratello vivesse oggi lo avrebbero assassinato di nuovo…”
    Sono convinto anch’io. Anche se l’ambiente è diverso, Romero parlerebbe forte e chiaro come faceva negli anni terribili della nostra storia.



    fonte

  2. #62
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 07.03.2018

    Il 6 marzo 2018, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    (...)

    - il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Oscar Arnolfo Romero Galdámez, Arcivescovo di San Salvador, Martire; nato a Ciudad Barrios (El Salvador) il 15 agosto 1917 e ucciso a San Salvador (El Salvador) il 24 marzo 1980;

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Oboedientia et Pax

  3. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    PaoVac (07-03-2018)

  4. #63
    Gran CierRino L'avatar di ITER PARA TUTUM
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Chiavari (GE) e Val di Vara (SP)
    Età
    63
    Messaggi
    9,252
    Ringraziato
    1542

    Premi

    Deo Gratias!

  5. Il seguente utente ringrazia ITER PARA TUTUM per questo messaggio:

    PaoVac (07-03-2018)

  6. #64
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
    Data Registrazione
    Dec 2006
    Località
    Latina
    Età
    35
    Messaggi
    42,490
    Ringraziato
    2901

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    -Beato Oscar Arnolfo Romero Galdámez
    Arnulfo
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  7. #65
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Arnulfo
    In questo caso non si tratta di una perla del bollettino, ma è semplicemente stato italianizzato il secondo nome del Beato, così come altri nomi citati nel bollettino (ad esempio Maria Caterina Kasper anziché Katharina).
    Oboedientia et Pax

  8. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    Phantom (07-03-2018)

  9. #66
    Fedelissimo di CR L'avatar di Amatrixian
    Data Registrazione
    Feb 2009
    Località
    Nella provincia dei 7 laghi
    Età
    45
    Messaggi
    3,948
    Ringraziato
    400
    Me l'immagino lassù a discutere con S. Giovanni Paolo II
    "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

  10. #67
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Guarigione. «Io, salva grazie al miracolo del beato Romero»

    Lucia Capuzzi
    sabato 24 marzo 2018

    Il racconto della guarigione che ha aperto la strada alla canonizzazione del presule

    Mejicanos, cintura urbana di San Salvador. Il sobborgo riempie le pagine dei giornali per la brutalità delle maras, le gang che tengono in ostaggio ampi “pezzi” del Paese. Nella casa di Cecilia Flores e Alejandro Rivas, però, non c’è traccia della tensione esterna. Il vociare allegro dei bambini - Emiliano, Rebeca e Luis Carlos - è il sottofondo costante.

    La mattina è una rincorsa. Sveglia all’alba, colazione, poi si parte: i piccoli vanno alla scuola materna, Alejandro lavora come tecnico, Cecilia corre frenetica dietro alle varie incombenze domestiche. «Sto di nuovo bene e ho voglia di fare». Due anni e mezzo fa, la donna è stata a un passo dalla morte. La sua guarigione miracolosa, per intercessione del beato Óscar Arnulfo Romero - come la Santa Sede ha riconosciuto il 6 marzo -, porterà nei prossimi mesi alla canonizzazione dell’arcivescovo-martire. «E dire che prima quasi non conoscevo Monseñor (come i salvadoregni chiamano Romero, ndr). Il fatto è che ne avevamo sentito parlare molto male. E ci era rimasto un pregiudizio inconscio», aggiunge Alejandro. La coppia - 35 anni lei e 42 lui - appartiene alla generazione cresciuta in bilico tra guerra civile e difficile ricostruzione.

    Un’epoca in cui l’arcivescovo, assassinato il 24 marzo 1980 per la sua denuncia profetica degli abusi della dittatura e la difesa dei poveri, è stato oggetto di una diffamazione crudele e sistematica. Perfino dentro la Chiesa non sono mancate le critiche. Con l’avanzare del processo canonico e il riconoscimento del martirio, il clima è mutato. «Il 23 maggio 2015 ho insistito con Cecilia per partecipare alla beatificazione. Non tanto, però, per devozione nei confronti di Monseñor, quanto poiché si trattava di un momento storico», racconta Alejandro. «Ero al quinto mese di una gravidanza molto complicata. Mi sentivo sempre stanca. Alla fine mi sono lasciata convincere…», lo interrompe la moglie. Data l’imminente nascita, entrambi hanno chiesto al nuovo beato di proteggere il piccolo. «E così ha fatto, anche se noi eravamo stati tiepidi verso di lui…», sottolinea Alejandro. I fatti hanno preso una piega imprevista alla fine della successiva estate.

    «Avevamo fissato il cesareo il 3 settembre. Ma Cecilia stava male, così il 27 agosto l’ho portata in ospedale. Luis Carlos è nato nei primi istanti del 28 agosto. È stato un momento magico. Non mi sentivo così felice dalla luna di miele…». Poi, però, Cecilia si è aggravata. «I dolori all’addome si sono fatti sempre più forti. Quando la vista si è offuscata, ho capito che me ne stavo andando…». Dopo un’operazione d’urgenza i medici hanno scoperto che la donna aveva contratto una rara malattia, la sindrome di Hellp. «Al termine dell’intervento hanno dovuto indurle il coma. Quando l’ho vista, distesa e immobile, il suo corpo forato da 14 tubi, gli occhi sanguinanti, ho capito che l’avrei persa. Il dottore me l’ha confermato: “Non possiamo fare più niente. Se crede, preghi”. Ero disperato. D’un tratto, verso le 2 del mattino, ho ritrovato per caso la Bibbia di mia nonna Rebeca. Lei sì, era tanto devota di Romero. Da bambino me ne parlava come di un eroe. Di solito non prego con la Bibbia, quella volta, però, l’ho aperta. Tra i fogli c’era un’immagine dell’arcivescovo. D’istinto mi sono rivolto a lui: “Mia nonna mi ha raccontato che avevi un grande amore per il popolo salvadoregno. Ti supplico, intercedi per la mia Cecilia“».

    La mattina successiva, in clinica, Alejandro ha scoperto che gli organi interni della moglie avevano ricominciato a dare piccoli segni di funzionamento. «Romero mi aveva ascoltato. Allora ho chiesto agli amici neocatecumenali, di cui Cecilia e io condividiamo il cammino, di unirsi alla mia preghiera», conclude Alejandro. Meno di una settimana dopo, Cecilia Flores è uscita dal coma ed è stata dimessa. «Quando mi hanno raccontato del miracolo sono rimasta incredula. Le testimonianze di quanti avevano pregato per me, però, mi hanno convinta. E sempre loro mi hanno spinto a sottoporre il caso all’ufficio incaricato della canonizzazione. Piano piano, ho cominciato a scoprire davvero Romero: le sue omelie magnifiche, la sua fede, il suo coraggio. Appena saputo del riconoscimento del miracolo, con Alejandro, abbiamo voluto andare a ringraziare Monseñor. E siamo stati sulla tomba. Gli ho chiesto di vegliare sulla mia famiglia. E sul Paese, dilaniato dalla violenza. Lui voleva un futuro di pace per El Salvador. Abbiamo ancora necessità del suo aiuto per costruirlo».


    fonte: Avvenire
    Oboedientia et Pax

Discussioni Simili

  1. Servo di Dio Antonio (Tonino) Bello, Vescovo
    Di Vos autem amicos dixi nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 46
    Ultimo Messaggio: 02-02-2018, 20:22
  2. 24 Aprile - ricordo del GENOCIDIO degli ARMENI
    Di a_ntv nel forum Ecumenismo e Dialogo
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 25-04-2012, 19:15
  3. Ricordo di un dimenticato sacerdote dell'Ossola
    Di emmegiemme nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-10-2007, 20:04

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •