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Discussione: Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano

  1. #11
    Fedelissimo di CR L'avatar di Sacrista Pontificio
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    Citazione Originariamente Scritto da rfspscv Visualizza Messaggio
    quello è arrivato a suonare la campana xkè la pattuglia della Polizia Italiana che doveva girare non c'era, se ne accorto un gendarme che ha subito chimato la sala operativa e gli hanno detto che la campana a quell'ora nn suonava e quindi c'era qualcosa che non andava, vabbè il resto si conosce...da adesso in poi la sera c'è sempre una telecamera che sorveglia anche gli ingressi principali della basilica quindi adesso è impossibile andare a suonare la campana
    strano però...alle 4.30 di notte suona comunque la mezz'ora..mah..

  2. #12
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    non erano proprio le 4.30 precise quand'è successo

  3. #13
    Veterano di CR L'avatar di paololos
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    Forse sbaglio, ma aveva suonato un'altra campana, non quella che dovrebbe suonare alle 4.30.

  4. #14
    Nuovo iscritto L'avatar di card.stefano
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    a me da grande mi piacerebbe di entrare nel corpo della gendermeria vaticana!

  5. #15
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    a 21 puoi mandare la domanda. cmq è un bel lavoro anche se a volte nn si ha vita perchè devi ricoprire turni di colleghi che sn in ferie o a volte hai doppi turni (quasi sempre)soprattutto l'estate..... adesso c'è la nuova regola che bisogna dormire per due anni li in caserma, il dott giani sta militarizzando il corpo, forse cambieranno anche il beretto d'ordinanza della gendarmeria
    Ultima modifica di rfspscv; 11-05-2008 alle 19:51

  6. #16
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    A colloquio con Domenico Giani, a capo della Direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile
    Due nuovi reparti speciali
    per la Gendarmeria vaticana

    di Mario Ponzi

    Kepì blu con cordoncino nero e stemma metallico argentato per i sottufficiali, ricamato per gli ufficiali; camicia bianca a mezze maniche, spallina nera con o senza gradi a seconda di chi la indossa, collo aperto e senza cravatta, pantaloni blu con due bande laterali nere, di tre centimetri per i sottufficiali, e una piccola, di un centimetro, per gli ufficiali, scarpe nere. Giacca blu con bottoni argentati e rifiniture in nero, alamari per gli ufficiali, e cravatta nera per il servizio durante le cerimonie. È la nuova divisa estiva che a breve indosseranno i gendarmi vaticani. Identica quella invernale, con giacca e cravatta nera, giubbotto blu, con guarnizioni in nero per i servizi ordinari, ampio mantello foderato in rosso per gli altri servizi. "Nel pensarla - ha detto il dottor Domenico Giani, alla guida della Direzione dei Servizi di sicurezza e della Protezione civile della Città del Vaticano - ci siamo ispirati alle antiche divise dei primi gendarmi. Ne abbiamo poi rivisitato il modello nell'intento di legare la nostra grande tradizione con la necessità di restare comunque, anche visivamente, al passo con i tempi".
    E non sarà certamente la divisa l'unica novità. "Siamo in attesa - ci ha detto Domenico Giani - dell'entrata in vigore del nuovo regolamento, elaborato nell'ottica del costante adeguamento alle esigenze che via via si manifestano per l'ottimizzazione del servizio che siamo chiamati a rendere".
    In effetti corpo e mansioni della Gendarmeria Vaticana hanno subito nel tempo profonde evoluzioni (si veda qui sotto la scheda storica), anche se "lo spirito e l'intensità del servizio - confidano i più anziani tra i gendarmi - sono rimasti invariati". E se il Vaticano è lo Stato considerato il più tranquillo e tra i più ordinati del mondo, certamente una parte del merito va proprio al personale dei Servizi di sicurezza e della Protezione civile. Non ingannino i "soli" 44 ettari di superficie dello Stato: oltre a essere classificato al quarto posto per densità abitativa (556 persone hanno la cittadinanza vaticana, 249 sono residenti ma non hanno la cittadinanza vaticana, e 476 abitano effettivamente nello Stato), il Vaticano è frequentato quotidianamente da migliaia e migliaia di persone di tutte le nazionalità - addirittura decine di migliaia in particolari periodi dell'anno - che ne varcano i confini per motivi diversi: da quelli strettamente religiosi e devozionali, a quelli ufficiali, turistici, culturali o anche semplicemente per accedere ai numerosi servizi messi a disposizione dei dipendenti e dei loro familiari. Dunque mantenere questo ambito primato significa operare a ottimi livelli di professionalità, ma significa anche e soprattutto saldezza morale ineccepibile e dedizione completa al Papa.
    Di tutto questo parla il comandante Domenico Giani in un'intervista rilasciata a "L'Osservatore Romano".

    Cosa significa essere gendarme in Vaticano?

    Per far comprendere il senso del nostro servizio, mi piace riferirmi alla preghiera che ha appositamente composto per noi il nostro cappellano, monsignor Giulio Viviani, e che solitamente ripetiamo negli incontri spirituali, laddove essa recita: "Dio di immensa bontà, rendici sempre più degni e validi cooperatori dei tuoi angeli nel nostro servizio a protezione e custodia del successore di Pietro e della Sede apostolica. Il tuo arcangelo Michele, difensore degli amici di Dio sia con noi per salvarci dalle insidie del male". Per carità, non voglio dire che siamo o ci sentiamo degli angeli! Molto più umilmente vogliamo conformare la nostra missione a quella propria degli angeli, chiamati a custodire e a proteggere. Il Papa prima di tutti.

    Quali sono in sostanza i compiti della Gendarmeria?

    Divisi in pattuglie e piantoni, vigiliamo per 24 ore su 24, e tutti i giorni dell'anno, sul territorio vaticano, pronti a intervenire per ogni necessità. Un compito impegnativo per le diverse situazioni che si possono manifestare, che deve essere garantito in maniera competente, con tanta prudenza, con riservatezza assoluta, e accompagnato da un'altrettanto assoluta dedizione. Inutile sottolineare a chi e a cosa dobbiamo garantire sicurezza.
    Non meno impegno esige poi la tutela dell'incolumità di quanti partecipano alle solenni celebrazioni pontificie, alle udienze praticamente quotidiane, alle riunioni che si svolgono in Vaticano e così via. È un tale complesso di eventi che richiede, soprattutto oggi, non solo una estrema qualificazione del personale ma anche il supporto della più avanzata tecnologia.

    Per quanto riguarda la protezione del Papa ci sono delle accortezze particolari, magari una squadra a parte esplicitamente incaricata della sua protezione?

    La protezione e la difesa del Pontefice in tutti i suoi spostamenti, compresi le visite pastorali in Italia e i viaggi internazionali e intercontinentali, è il nostro compito principale, al quale tutta la Gendarmeria deve sapere e potere provvedere. Sul territorio italiano è prevista una collaborazione interforze fra Gendarmeria vaticana e Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Fuori dal confine italiano, la Gendarmeria agisce in accordo con le autorità di polizia del Paese ospitante.

    Nel processo di adeguamento ai tempi quali innovazioni avete portato al vostro modo di operare? Per esempio, siete preparati per affrontare emergenze terroristiche?

    Abbiamo istituito recentemente due reparti speciali che dipendono direttamente dal comandante del Corpo della Gendarmeria: si tratta del Gruppo di Intervento Rapido e del reparto Antisabotaggio.
    Il Gruppo di Intervento Rapido è finalizzato al contrasto di eventuali attività eversive. Espleta innanzitutto un'attività investigativa attraverso l'analisi e il raccordo di numerosi canali e sistemi informativi, supportato da una efficiente organizzazione tecnico-logistica. È in grado di intervenire immediatamente in caso di situazioni ad alto rischio.
    Il secondo è uno speciale contingente formato da elementi altamente specializzati e addestrati, munito di sofisticate, innovative attrezzature tecnologiche. Le principali attività di questi specialisti, periodicamente aggiornati sulle più moderne tecniche d'intervento, consistono nel riconoscere e neutralizzare eventuali pericoli ponendo in atto tutte le misure di sicurezza in caso di ritrovamento di pacchi o plichi sospetti, oltre a concorrere nelle attività di polizia giudiziaria e amministrativa, in ausilio al reparto investigativo.
    Dall'inizio dell'anno santo del 2000, è funzionante una sala operativa e di controllo. Si tratta di un centro funzionale e di coordinamento dei soccorsi per le emergenze sul territorio, attrezzato con impianti di allarme e di videosorveglianza di ultima generazione. Costituisce un presidio permanente e continuativo. La sala infatti è operativa 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno, e dispone degli strumenti tecnologici e informatici con cui analizzare e valutare in tempo reale tutte le informazioni raccolte dalle reti di monitoraggio. È costantemente in grado di avviare idonee procedure di risposta e contrasto all'insorgere delle emergenze o in particolari situazioni a rischio che dovessero essere segnalate sul territorio. Si tratta di un'attività che svolgiamo mantenendoci sempre in stretto collegamento con la Guardia Svizzera Pontificia. Con loro abbiamo un rapporto particolare, direi anzi fondamentale, per il raggiungimento degli obiettivi della sicurezza, ma anche e soprattutto per quella imprescindibile testimonianza comune di fedeltà e di devozione al Papa e alla Santa Sede che caratterizza il nostro comune lavoro.

    Come si concilia questa alta specializzazione con le altre responsabilità della Gendarmeria, tipo il controllo del traffico e il rilascio dei permessi?

    Vede, è proprio dal regolamento che ci vengono imposte tutte queste responsabilità. Per questo ai nostri agenti chiediamo versatilità e capacità di penetrare profondamente il ruolo che di volta in volta viene assegnato: oggi al controllo del traffico, domani della sicurezza nell'aula delle udienze o in basilica o al seguito del Papa in alcuni dei suoi spostamenti. Certamente, come in ogni professione, c'è una fase di avviamento, di apprendimento delle tecniche sul campo durante la quale i giovani sono affiancati dagli anziani. Ma poi tutti devono essere disponibili per tutti i servizi. Per questa duttilità la Gendarmeria può ricoprire diversi incarichi. Provvede alla prevenzione dei sinistri e agli interventi relativi, svolge compiti istituzionali di polizia, compresi quelli di frontiera, nonché di polizia giudiziaria e tributaria, in ordine alla sicurezza dei luoghi e delle persone, al mantenimento dell'ordine pubblico e alla prevenzione e repressione dei reati e infine si occupa del rilascio delle tessere e dei permessi.

    Per il rilascio dei permessi cosa è previsto?

    Basta presentarsi a uno degli ingressi dello Stato e rivolgersi all'ufficio permessi. Per la basilica di San Pietro e per i Musei Vaticani non servono permessi: sono normalmente aperti ai fedeli e ai visitatori senza particolari formalità.

    Il servizio di controllo si estende anche alle zone extraterritoriali, esterne al Vaticano?

    Sì. È da più di un anno che - per esplicita volontà del cardinale Giovanni Lajolo e del segretario generale del Governatorato monsignor Renato Boccardo - la Gendarmeria garantisce la sicurezza e l'ordine pubblico anche nelle zone extraterritoriali, esterne al Vaticano. Più che altro si tratta di un servizio di prevenzione e di vigilanza, che riguarda soprattutto le basiliche papali.

    Che tipo di rapporto avete con le altre centrali di polizia estere?

    Recentemente, dopo l'approvazione della Segreteria di Stato, lo Stato della Città del Vaticano ha aderito all'Interpol, l'organizzazione internazionale di polizia criminale. È un bel passo in avanti anche perché ci è offerta la possibilità di acquisire informazioni sui fenomeni criminali, di essere aggiornati sulle procedure operative per l'attività di contrasto alla criminalità organizzata e alle associazioni sovversive, sulla diffusione delle esperienze investigative rivelatesi di maggiore efficacia e, soprattutto, ci consente l'acquisizione di dati personali di soggetti già segnalati in ambito internazionale. In questo modo è come se avessimo sempre una finestra aperta sul mondo, e la possibilità di far parte di quella rete informativa internazionale, tesa a garantire ovunque sicurezza.



    (©L'Osservatore Romano - 8 giugno 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  7. #17
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    Scrigno d'arte e luogo di preghiera
    per dipendenti e pellegrini


    di Nicola Gori

    È dedicata a san Pellegrino una delle più antiche chiese all'interno della Città del Vaticano. Situata nella via omonima accoglie turisti, ma soprattutto dipendenti, che passandovi davanti, si lasciano invitare dalle sue porte sempre aperte al mattino e si fermano per un momento di raccoglimento prima di iniziare il lavoro. La piccola chiesa è affidata alla cura di monsignor Giulio Viviani, Cerimoniere pontificio e cappellano del Corpo della Gendarmeria Vaticana. Ne ha parlato con noi in questa intervista.
    Quali sono le origini della cappella di san Pellegrino?
    Le origini di questa cappella sono abbastanza remote. Se ne parla per la prima volta - e quindi già esisteva - ai tempi del pontificato di Papa San Leone iii (795-816) che, secondo quanto è scritto nel Liber Pontificalis, donò alla chiesetta un lampada in argento. Essa era denominata san Pellegrino in Naumachia, perché sorta sui resti dell'imponente costruzione dove gli imperatori romani si divertivano a "giocare a battaglia navale". La cappella era parte di un più ampio complesso, come altri sorti attorno a San Pietro, con un ospizio per i pellegrini e un cimitero annesso.


    Perché la dedicazione a san Pellegrino?

    Probabilmente perché la cappella sorge al termine della via che conduceva i romei, i pellegrini, dal nord "ad limina Apostolorum", al sepolcro di San Pietro. E quindi sulla "via del pellegrino" si dedica una chiesa a san Pellegrino.
    Una tradizione vuole che Carlo Magno - e siamo sempre ai tempi di Papa Leone iii - in occasione della sua incoronazione nel Natale dell'800, abbia donato a questa chiesa le reliquie di san Pellegrino, primo vescovo di Auxerre (in Francia). Questi era un sacerdote romano, missionario e quindi vescovo e poi morto martire in una persecuzione del iv secolo.


    Tra i luoghi di culto propri della Città del Vaticano, qual è il ruolo della cappella di san Pellegrino oggi?

    Dopo essere stata luogo di accoglienza e di preghiera degli antichi pellegrini, la cappella era diventata proprietà del Capitolo Vaticano che nel 1657 la concesse ufficialmente, con Papa Alessandro vii, al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, che già da qualche anno vi celebrava. Tra alterne vicende la cappella ha funzionato come luogo di culto e di seppellimento (sia all'interno che nell'annesso cimitero) per questa benemerita "Coorte elvetica" come è definita nelle antiche lapidi.
    Subito dopo la Conciliazione, con la costruzione della vicina caserma, anche il Corpo della Gendarmeria ha iniziato a servirsi della cappella di san Pellegrino. Inizialmente condivisa con la Guardia Svizzera e quindi dal 1977 data in uso all'allora Ufficio di Vigilanza, mentre la Guardia Svizzera ha a disposizione la cappella di san Martino nel quartiere svizzero. Oggi la chiesa di san Pellegrino è la cappella del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.


    Chi si ferma a pregare nella cappella aperta soprattutto al mattino, cioè durante l'orario di lavoro?

    Subito dopo la mia nomina a Cappellano della Gendarmeria ho voluto che la chiesa - fino a quel tempo aperta solo nel tempo della celebrazione della messa al mattino presto - rimanesse aperta ogni giorno per tutta la mattinata. Era brutto vedere una delle chiese più antiche e, mi si permetta, più belle del Vaticano rimanere sempre chiusa. Io non posso vedere sempre quanti entrano perché anch'io vado in ufficio a lavorare, ma so che sia turisti, che pellegrini e numerosi dipendenti entrano e si fermano a pregare. Questo lo constato ogni mattina prima e dopo la messa; ogni giorno qualche gendarme, ma anche alcuni che lavorano a "L'Osservatore Romano", all'Elemosineria Apostolica e in altri enti vaticani, entrano per una breve preghiera. È sempre bello fermarsi a pregare davanti all'antica immagine della Madonna lauretana e sotto l'affresco del Pantocrator, il cui sguardo mi fa ripensare all'affermazione del vescovo Abercio di Gerapoli (ii secolo): "Sono discepolo del Pastore santo che pasce le sue greggi sui monti e nelle pianure, ha grandi occhi e il suo sguardo arriva dovunque".


    In quali occasioni vi si celebra la messa?

    Tutte le mattine, giorni festivi compresi, celebro la messa alle ore 7 (il mercoledì alle 8). Vi partecipano qualche gendarme, qualche suora, qualche persona che vive o lavora in Vaticano; sempre poche persone che si alternano, secondo gli impegni e le possibilità. Vi sono anche altri momenti di preghiera e celebrazioni nel corso dell'anno liturgico a cui partecipano numerosi i gendarmi. Come, per esempio, qualche giorno fa il rosario in occasione della tragica scomparsa della sorella di un allievo gendarme.
    Anche il Corpo della Guardia Svizzera viene a celebrare la Messa nel pomeriggio del terzo venerdì del mese e in altre occasioni come la Commemorazione dei defunti.


    Tra i suoi incarichi lei svolge quello di Cappellano del Corpo della Gendarmeria. Quale tipo di impegno pastorale le viene richiesto?

    Devo subito dire che oltre ai gendarmi il mio incarico è anche per i Vigili del fuoco, che fanno parte dell'unica Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano. Per questo ho voluto che nella cappella vi fossero l'icona di san Michele arcangelo, Patrono della Gendarmeria, e quella di santa Barbara e di san Leone iv, Patroni dei Vigili del fuoco. Sono quasi 200 persone che si alternano nei vari compiti e mansioni previste: e il mio primo impegno è quello di conoscerli e di dialogare con loro; quindi essere a loro disposizione, soprattutto nei vari momenti della vita personale e familiare per offrire una presenza, l'ascolto e soprattutto il dono della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti. Quasi tutti vivono con la propria famiglia - i più giovani nella famiglia di origine e gli altri hanno una loro famiglia con moglie e figli - e quindi partecipano, a volte anche con impegno diretto, alla vita delle rispettive comunità parrocchiali dove sono residenti, la maggior parte a Roma e nel Lazio. In particolare cerco di essere più vicino agli allievi che nei primi due anni devono fare vita di caserma e quindi sono più presenti in loco.
    Ogni mercoledì alle 7 in caserma c'è una mezz'ora di istruzione per chi andrà poi in servizio (soprattutto per l'Udienza generale del Papa). Sono presenti mediamente tra i 50 e gli 80 gendarmi e vigili e l'argomento spazia dalla Sacra Scrittura a problematiche familiari, dal Concilio ai sacramenti, da temi di attualità a tematiche etiche e morali. Sono inoltre grato alla direzione de "L'Osservatore Romano", per la sensibilità dimostrata, perché in questi giorni abbiamo potuto ricuperare una saletta sopra l'ingresso della cappella e di pertinenza della stessa, che servirà per continuare in un ambiente più adatto le iniziative intraprese in questi anni: il Gap (Gruppo di animazione pastorale) per concordare insieme iniziative di carattere spirituale o culturale e le varie celebrazioni, la Scuola della Parola, iniziata lo scorso anno, con buona partecipazione e interesse, e qualche iniziativa per i gendarmi in pensione.



    (©L'Osservatore Romano - 20 agosto 2008)
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  8. #18
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    Apprezzamento del Pontefice per la Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano durante la festa del patrono san Michele celebrata a Castel Gandolfo

    Con fedeltà al servizio del Papa
    e della Sede apostolica



    "È come se un cammino lungo, ricco di storia, giungesse a piena maturazione per ripartire con nuovo slancio e con spirito rinnovato verso un futuro che, ce lo auguriamo, sia altrettanto ricco. Guardiamo avanti, ma in piena fedeltà al passato". Mentre scorrono le immagini di un video in cui passato e presente si fondono in perfetta armonia, rendendo visibile questa volontà di progredire pur restando ancorati alle proprie radici, Domenico Giani, comandante della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, sintetizza così lo spirito che anima il profondo rinnovamento del Corpo. Un rinnovamento sancito significativamente nel giorno della festa del patrono san Michele Arcangelo, dall'entrata in vigore del nuovo regolamento.
    L'ingresso nell'Interpol, la partecipazione a pieno titolo alla rete di focal points creata dall'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (osce), l'istituzione di reparti speciali antiterrorismo e antisabotaggio sono tra le principali novità contenute nel regolamento, riscritto dopo circa sessant'anni.
    Quest'anno dunque la tradizionale celebrazione della festa di san Michele per la famiglia dei gendarmi ha assunto un significato tutto particolare. Non a caso, diversamente da quanto accaduto negli anni passati, si è svolta a Castel Gandolfo, presso il Padiglione del Parco Antico delle Ville Pontificie.
    E il Papa, sensibile alla loro quotidiana missione - "I miei Angeli" li ha definiti questa estate a Bressanone -, non ha mancato di essere tra di loro in questa circostanza e di rivolgere loro la sua parola. "È per me una grande gioia - ha detto concludendo quella che è stata realmente una festa di famiglia - vedere per la prima volta riunito tutto intero il Corpo della Gendarmeria dello Stato Pontificio e avere così per la prima volta l'occasione di dire a tutti, e pubblicamente, il mio sincero e cordiale ringraziamento per il vostro servizio, realizzato con tanta competenza, con tanta fedeltà e discrezione".
    "Sul vostro nuovo stendardo sono rappresentati un ramo di ulivo e un ramo di quercia, simboli della pace e della forza. E così interpreta anche la figura di san Michele: la forza di Dio contro la forza del male. E proprio essendo forza di Dio contro il male diventa forza di pace. Mi auguro che voi possiate essere sempre in conformità con il vostro santo patrono, forza della pace, forza del bene per tutti noi. Per questo vi imparto volentieri la mia benedizione apostolica".
    Come si conviene a una famiglia forgiata dalla fede la giornata di festa è iniziata ai piedi dell'altare. La preghiera, veramente corale, è stata presieduta dal cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Monsignor Giulio Viviani, cappellano della Gendarmeria, all'inizio della messa ha rivolto al celebrante un breve indirizzo d'omaggio. Durante l'omelia, il cardinale si è soffermato in particolare sul concetto dell'adesione interiore alla volontà del Padre che si esprime, poi, nell'attuazione volontaria e volenterosa.
    Il cardinale ha preso spunto dalla parabola del Divin Maestro proclamata nel Vangelo di Luca, laddove si racconta dei diversi atteggiamenti dei due fratelli chiamati a lavorare nella vigna del padre: l'indolenza da una parte e l'azione, dopo il pentimento, dall'altra. "Cercando di applicare a noi stessi - ha spiegato - nel concreto della nostra propria vita" questi diversi atteggiamenti dei due fratelli, "forse dopo la prima reazione nel porci, ovviamente nella categoria del secondo figlio, che fa, anche se non prontamente la volontà del Padre, a ben pensarci non possiamo del tutto staccare da noi stessi nemmeno l'immagine del secondo fratello". A impedirlo è il nostro "egocentrismo - ha aggiunto -, il porre sull'altare del nostro intimo noi stessi, l'idolo del nostro io". Ma c'è un terzo fratello proposto dalla liturgia celebrata, al quale riferirsi "per plasmare la nostra vita: Cristo. Egli - ha detto il cardinale concludendo l'omelia - è il nostro vero fratello, non solo un'immagine di parabola" ma il fratello vero attraverso la cui imitazione "possiamo ottenere il perfetto adeguamento della nostra vita alla volontà del Padre" e così "la nostra vita può non solo imitare, ma può inserirci nella sua vita; Cristo ci assume nella sua vita di Figlio obbediente".
    Al termine della messa il cardinale ha benedetto e consegnato al Corpo il nuovo stendardo, realizzato grazie alla collaborazione dell'arciprete della Basilica di San Paolo, il cardinale Cordero Lanza di Montezemolo, esperto di araldica. Raffigura, come spiegato dal Papa, due rami, uno di ulivo e uno di quercia, che si intrecciano. È sormontato da una statuetta di san Michele Arcangelo realizzata dal laboratorio marmi dei Musei Vaticani.
    Le varie fasi della cerimonia sono state sottolineate dalle note della banda della Gendarmeria, di recentissima istituzione. A reparti schierati il comandante Domenico Giani ha poi salutato i numerosi intervenuti. Dopo aver ringraziato i superiori, "artefici di questo nuovo corso", i gendarmi in servizio, quelli che lo hanno concluso, e rivolto il suo pensiero a quanti sono scomparsi, il comandante ha parlato alle nuove leve. "Considero - ha detto - un privilegio poter lavorare con molti giovani. Vengono tra di noi in un periodo tra i più delicati della loro esistenza e sono chiamati a svolgere una missione più che un servizio. A loro guardiamo con particolare attenzione e con tanta fiducia. Non dimentichiamo quanto il Santo Padre stesso guardi proprio ai giovani come speranza per il futuro della Chiesa e del mondo. Nel suo recente viaggio apostolico in Francia ha manifestato questa sua ansia parlando al Presidente Nicolas Sarkozy. "I giovani - ha detto durante l'incontro all'Eliseo - sono la mia preoccupazione più grande. Alcuni di loro faticano a trovare un orientamento..., soffrono di una perdita di riferimenti nella propria famiglia..., sperimentano i limiti di un comunitarismo religioso condizionante..., spesso devono affrontare da soli una realtà che li supera". È dunque necessario "offrire loro un solido quadro educativo - ha precisato il Papa - e incoraggiarli a rispettare e ad aiutare gli altri cosicché arrivino serenamente all'età matura". È su questa linea che intendiamo accogliere e lavorare con e per i nostri giovani".
    "Dovremmo essere capaci di insegnare loro a "essere" ancor prima di "apparire". Dovremmo insegnare a considerare la stessa divisa che indossiamo, come lo specchio della nostra anima: non tanto segno di potere o di imposizione, quanto piuttosto segno distintivo di quello spirito di servizio che siamo chiamati a offrire al Papa, alla Chiesa, e a quanti sono abituati a vedere in noi i garanti di quella serenità che deve regnare nella casa del Padre".
    "E qui mi rivolgo ai nostri anziani, custodi di questi valori: nessun insegnamento vale più dell'esempio, della testimonianza". Poi, annunciata l'entrata in vigore del nuovo regolamento, ha indicato la specificità dell'obbedienza che deve caratterizzare il gendarme. L'esempio, ha detto, è quello di san Benedetto che invitava i suoi monaci ad "ascoltare con l'orecchio del cuore" gli insegnamenti del maestro e la volontà del Padre.
    Infine il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha voluto esprimere il suo personale apprezzamento, e quello dell'intera Segreteria di Stato, per il Corpo. Nel sottolineare il particolare rapporto che lo lega con la Gendarmeria, il cardinale ha raccontato alcuni aneddoti a proposito della sua passata esperienza di docente proprio con i gendarmi più anziani. "Non so se tra i più anziani - si è chiesto il cardinale - c'è ancora qualche allievo della Guardia Palatina a cui ho fatto scuola di religione per diversi anni la domenica mattina, prima della riforma di Paolo vi. E non posso dimenticare poi i corsi di diritto canonico e civile svolti, a seguito della promulgazione del nuovo codice di diritto canonico, ai gendarmi. Si svolgevano di mattina presto, dalle sei e trenta alle sette e trenta. Immaginate voi se poteva esserci o no un po' di sonnolenza. Ma i gendarmi per definizione sono vigilanti e io cercavo di tenerli svegli durante le mie lezioni con qualche aneddoto".
    Il ricordo è poi tornato a "quando ho messo piede per la prima volta in Vaticano, negli anni sessanta; ho provato subito ammirazione per la presenza diligente e rassicurante, ai diversi varchi, della Gendarmeria e della Guardia Svizzera. Sarà per la mia predisposizione salesiana, ma ho facilmente stabilito con loro un rapporto di fraternità e di amicizia, ma anche di grande stima". Rievocata "la delicatezza" delle mansioni che svolgono i Gendarmi, "la serietà della loro formazione", la "competenza professionale" raggiunta, il segretario di Stato ha messo in rilievo le qualità che devono rendere questo Corpo veramente speciale: la "disponibilità al sacrificio nello svolgimento del proprio compito, nell'ascetica dello spirito e non solo del corpo, al dono delle proprie capacità intellettive e affettive, con la coscienza che il posto occupato in Vaticano ha valenza anche come fedele seguace di Cristo; come testimone credibile del suo Vangelo".
    Infine ha rivolto il suo pensiero alle famiglie dei gendarmi "a mogli e figli che devono essere orgogliose e orgogliosi dei loro mariti e dei loro padri".
    A sigillo della stima che il Corpo della Gendarmeria ha suscitato nei superiori il cardinale segretario di Stato ha consegnato, a fine serata, onorificenze conferite da Benedetto XVI: all'ispettore generale Domenico Giani il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Silvestro Papa; al vice ispettore Raoul Bonarelli il titolo di Commendatore con placca dell'Ordine di San Gregorio Magno. Ai Sovrastanti Maggiori Gianfranco Maritan e Antonio Perfetti il titolo di Commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno.
    Alla cerimonia hanno partecipato anche i cardinali Jean-Louis Tauran e Raffaele Farina; l'arcivescovo Piero Marini, i vescovi Renato Boccardo e Marcello Semeraro. Tra le autorità civili erano presenti il direttore delle Ville Pontificie Saverio Petrillo e numerosi membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede. Il Governo italiano era rappresentato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta. Tra le autorità militari, oltre al nuovo comandante della Guardia Svizzera Pontificia Daniel Rudolf Anrig, erano per l'ispettorato generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano il Prefetto Festa e il nuovo Dirigente Generale Callini, rappresentanti della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale e della Polizia Penitenziaria. (mario ponzi)



    (©L'Osservatore Romano - 29-30 settembre 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  9. #19
    Iscritto L'avatar di smom1670
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    L'Osservatore dice tutto ma tralscia l'appunto sul ricco rinfresco. Ottima la paeja.

  10. #20
    Gian Paolo
    visitatore
    Due curiosità: quanto guadagna un gendarme vaticano? E una guardia svizzera?

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