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Discussione: Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano

  1. #21
    Gran CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian Paolo Visualizza Messaggio
    Due curiosità: quanto guadagna un gendarme vaticano? E una guardia svizzera?
    Suppongo dipenda dal grado e dall'anzianità.

  2. #22
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    Ha ragione Cis! Comunque poco! Lo stipendio viene aumentato grazie ai straordinari.
    Una Guardia Svizzera ha, oltre allo stipendio, l'alloggio e il pasto.
    Comunque lo stipendio si aggira intorno ai 1.300 €

    Fide Constamus Avita

  3. #23
    Gian Paolo
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    Grazie per le risposte.

  4. #24
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    Articolo bruttino, ma foto interessanti: http://www.corriere.it/cronache/13_m...52542ff3.shtml
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  5. #25
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    Il Papa al Corpo dei gendarmi: difendete il Vaticano dalla zizzania delle chiacchiere

    La “chiacchiere” sono una “lingua vietata” in Vaticano, perché è una lingua che genera il male. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa presieduta questa mattina al cospetto del Corpo della Gendarmeria Vaticana, nei pressi della Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Nella rocca del Vaticano, il male ha un passaggio attraverso il quale s’insinua per spargere il suo veleno: è la “chiacchiera”, quella che porta l’uno a parlare male dell’altro e distrugge l'unità. E dal contagio di questa “zizzania” nessuno è immune. Davanti agli uomini della Gendarmeria Vaticana che lo guardano schierati, Papa Francesco si sottrae da una riflessione giusta ma forse scontata sul ruolo del gendarme difensore della sicurezza del Vaticano, per mettere nel mirino un altro avversario molto più subdolo della delinquenza comune e contro il quale è fondamentale ingaggiare la “lotta”:

    “Qualcuno di voi potrà dirmi: ‘Ma, padre, noi come c’entriamo qui col diavolo? Noi dobbiamo difendere la sicurezza di questo Stato, di questa città: che non ci siano i ladri, che non ci siano i delinquenti, che non vengano i nemici a prendere la città’. Ma, anche quello è vero, ma Napoleone non tornerà più, eh? Se ne è andato. E non è facile che venga un esercito qui a prendere la città. La guerra oggi, almeno qui, si fa altrimenti: è la guerra del buio contro la luce; della notte contro il giorno”.

    Per questo, prosegue Papa Francesco, “vi chiedo non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano” – peraltro un lavoro necessario e importante – ma di difendere “come il vostro patrono San Michele” le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione “entra” esattamente come altrove:

    “Ma c’è una tentazione... Ma, io vorrei dirla – la dico così per tutti, anche per me, per tutti – però è una tentazione che al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano. E il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale, no? E’ una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua”.

    Una lingua armata appunto dalle “chiacchiere”, sorta di veleno dal quale Papa Francesco mette costantemente in guardia. E questo è ciò “che chiedo a voi”, incalza quindi il Papa all’indirizzo dei gendarmi, “di difenderci mutuamente dalle chiacchiere”:

    “Chiediamo a San Michele che ci aiuti in questa guerra: mai parlare male uno dell’altro, mai aprire le orecchie alle chiacchiere. E se io sento che qualcuno chiacchiera, fermarlo! ‘Qui non si può: gira la porta di Sant’Anna, va fuori e chiacchiera là! Qui non si può!’ ... è quello, eh? Il buon seme sì: parlare bene uno dell’altro sì, ma la zizzania no!”.


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #26
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    Con poche e semplici parole.....una catechesi immensa!
    Mulier ecce filius tuus

  7. #27
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    Io, angelo custode del Papa
    Intervista al comandante della Gendarmeria vaticana Domenico Giani. Quando occuparsi della sicurezza del Santo Padre diventa una testimonianza di fede


    Le onorificenze fanno piacere, non lo nego. Ma non servono per andare in Paradiso». Domenico Giani, 52 anni, aretino, comandante della Gendarmeria Vaticana, è un super-poliziotto decisamente sui generis. Non solo perchè deve occuparsi della sicurezza di uno degli uomini più influenti ma nello stesso tempo più esposti e vulnerabili della nostra epoca, ma anche perchè non fa mistero di considerare il suo lavoro anzitutto alla stregua di una missione spirituale. Senza che - ovviamente - questo comporti la rinuncia ad uno standard di protezione e di intelligence tra i più elevati del pianeta. Questo colloquio, uno dei pochissimi concessi da Giani nei nove anni passati alla guida della Gendarmeria, avviene in giorni non facili per le notizie drammatiche che arrivano dal Medio Oriente e dal Nord Africa.

    Comandante, qual è la sua valutazione delle minacce contro l’Italia e contro il Vaticano che l’Isis lancia a ripetizione ? Sono attendibili o è solo propaganda?
    La minaccia esiste. Questo è ciò che emerge dai colloqui che ho con i colleghi italiani e stranieri. Ma una cosa è l’esistenza di una minaccia, altra cosa la pianificazione di un attacco. Al momento posso dire che non siamo a conoscenza di piani di attacco al Vaticano o al Santo Padre.

    Come si traduce questa allerta nel lavoro quotidiano della sicurezza?
    Il livello di attenzione è costantemente alto, sempre adeguato alle circostanze. Non esistono solo le minacce dell’Isis, ma anche i rischi di azioni solitarie, che sono più pericolose perchè imprevedibili. Penso a fanatici, a disturbati mentali, a mitomani, oppure semplicemente a individui che potrebbero decidere di agire in Vaticano per la rilevanza mediatica che se ne può ricavare.

    In che modo Francesco vive questa situazione di rischio?
    Il Santo Padre non intende abbandonare lo stile del suo pontificato, fondato sulla prossimità. Cioè sull’incontro diretto con il maggior numero possibile di persone. Anche da Pontefice, è rimasto il sacerdote che non vuole perdere il contatto con il suo gregge. Siamo dunque noi incaricati della Sua sicurezza che dobbiamo adeguarci a Lui, e non viceversa. Dobbiamo fare di tutto perchè Egli possa continuare a svolgere il suo ministero come vuole, e crede.

    La visita compiuta lo scorso 8 febbraio dal Papa in una baraccopoli di Pietralata, nella periferia di Roma, è sembrata un azzardo, in termini di sicurezza...
    Come ho già detto, il Santo Padre non intende rinunciare al contatto diretto con la gente. Ma naturalmente noi adottiamo le nostre precauzioni.

    Capita che il Papa confidi l’umanissimo sentimento della paura ?
    Il Santo Padre è ben consapevole della minaccia che grava sulla sua persona, ma la sua unica preoccupazione è per i fedeli. Il Vaticano è un luogo dove ogni giorno, tra visite in Basilica, ai Musei, e udienze, transitano decine di migliaia di persone. Che devono sentirsi rilassate e sicure.

    Lei è entrato in Vaticano sedici anni fa, comanda la Gendarmeria da 9 anni e ha servito tre Papi. Ritiene che sotto il profilo della sicurezza questo sia il momento più critico di tutta la sua esperienza?
    Fu certamente un momento molto critico anche quello successivo al discorso tenuto da Benedetto XVI a Ratisbona, il 12 settembre del 2006. Un intervento che ad una rilettura odierna appare profetico per la denuncia delle degenerazioni di un certo Islam estremista, ma che allora suscitò proteste e minacce molto forti al Papa.

    A lei tocca anche il compito inedito di dover proteggere contemporaneamente due Papi. Quali problemi pone la tutela di Ratzinger?
    Papa Benedetto risiede all’interno della Città del Vaticano, in un convento, e si limita a fare una passeggiata quotidiana nei giardini, accompagnato da una scorta della Gendarmeria.

    Il fatto che Papa Francesco abbia scelto di vivere nella casa di Santa Marta pone problemi particolari alla sicurezza?
    Certamente il Palazzo Apostolico è meno facilmente accessibile rispetto alla casa Santa Marta; ma come le dicevo il Santo Padre ha scelto uno stile di vita e non intende cambiarlo per l’esistenza di un potenziale rischio.

    Come giudica l’attuale livello di collaborazione con la Polizia di Stato italiana?
    La giudico eccellente. L’Ispettorato vaticano è davvero un ‘compagno di viaggio’. Con il nuovo responsabile Maria Rosaria Maiorino è già nato un rapporto di reciproca stima. Ma ho rapporti eccellenti con tutta la Polizia di Stato, a cominciare dal suo capo, il prefetto Alessandro Pansa. E anche le altre forze dell’ordine concorrono efficacemente alla macchina della sicurezza.

    Sotto il suo comando la Gendarmeria è entrata a far parte dell’Interpol e immagino che sia intenso lo scambio di informazioni con i servizi segreti di altri Paesi. Le capita anche di ottenere una buona collaborazione da Paesi islamici?
    Sì. E da numerosi Paesi islamici non mi arrivano solo preziose informazioni, ma anche attestati di stima e ammirazione per il Santo Padre. Posso dire che oggi il Pontefice è visto e rispettato dall’Islam come la più influente autorità morale al mondo. E questo sia da parte di autorità religiose che civili.
    Del resto credo sia evidente il grande rispetto che Francesco dimostra per tutte le fedi e il fatto che il suo Pontificato sia attraversato dal disegno di propiziare la pace tra i popoli attraverso il dialogo interreligioso.

    Prima di entrare nellla Gendarmeria lei ha servito la Repubblica italiana dapprima nella Guardia di Finanza, poi nei servizi segreti e nel Dap. Qual è la principale differenza tra i due modi di essere operatore della sicurezza?

    Mi sento orgoglioso di avere lavorato per la Repubblica, anche se mi resta l’amarezza di avere visto, in quegli anni, tanti colleghi uccisi e i loro assassini in libertà. Ora però servo un ideale che per un credente come me è il più alto di tutti. Proteggo il Vicario di Cristo in terra. È un compito al quale ci si consegna in un modo ancora più totalizzante. Lo avverto come un onore e una gioia che compensano ogni sacrificio fino al rischio della vita. È un grande e prestigioso impegno professionale, sostenuto dalla mia fede.

    Nella mente di chi non deve lasciare niente al caso, che ruolo ha il riconoscimento dell’esistenza di disegni imperscrutabili della provvidenza divina?
    Quello di rendere ancora più sereno il mio modo di lavorare. So che i disegni superiori del Signore guidano ogni cosa. Dunque il mio motto è questo: fare fino in fondo, cercando di farla al meglio, la mia inutile parte e far fare il resto al Signore.

    Ho un’altra curiosità: come si concilia il suo essere credente, e per di più di ispirazione francescana, con l’accettazione della possibilità di usare la violenza?
    Il Santo Padre, durante il suo viaggio di ritorno dalla visita in Corea del Sud, ha detto che è lecito fermare le ingiuste aggressioni, seppure la decisione sui modi di farlo deve essere discussa in sede Onu. Dunque per un cristiano l’uso delle armi è un caso limite. Anche per noi della Gendarmeria alle armi si dovrebbe ricorrere solo in extrema ratio, ma per fortuna non è mai successo. E posso aggiungere che non si è mai giunti neppure alla minaccia di usarle.

    Quanti sono al momento i gendarmi vaticani?
    Cento trenta , anche se alla luce della situazione di rischio che riguarda anche dovremmo essere di più. Ma i vincoli di bilancio e l’austerità esistono anche in Vaticano.

    Come si entra nel Corpo?
    Si partecipa ad un concorso. Naturalmente ci sono dei requisiti necessari. Occorre anzitutto essere buoni cristiani e provare amore per la Chiesa. Poi essere diplomati ed essere alti almeno 1 metro e 78. Essere stati militari non è obbligatorio ma dà un punteggio più alto. All’ultimo concorso, in cui erano in palio 20 posti, si sono presentati circa mille ragazzi.

    Le donne continuano a essere escluse?
    Il lavoro delle donne rappresenta per ogni organizzazione un patrimonio prezioso, ma la nostra logistica non ci permette al momento un arruolamento femminile. Nella sorveglianza dei Musei vaticani è impiegato del personalale femminile, che però non è inquadrato nella Gendarmeria.

    Avete anche le vostre teste di cuoio?
    Una ventina di gendarmi vaticani hanno ricevuto un addestramento speciale che li rende idonei anche al pronto impiego in azioni antiterrorismo. Alcuni di loro accompagnano il Papa durante i suoi viaggi internazionali.

    Si è parlato di dissapori tra lei e l’ex comandante delle Guardie svizzere, tanto da portare qualche giorno fa ad un suo avvicendamento.
    Questo è assolutamente falso, e voglio smentirlo con forza. La collaborazione con il Corpo delle Guardie svizzere è sempre stata eccellente. E sono sempre stati chiari i rispettivi ambiti d’azione. Anche con il nuovo Comandante, il colonnello Graft, c’è un rapporto di sincera amicizia. Ci conosciamo da tanti anni, abbiamo fatto tantissimi viaggi insieme, meglio di così non può essere. Inoltre il servizio congiunto a Santa Marta ha migliorato ulteriormente la collaborazione tra gendarmi e guardie svizzere.

    Quali sono questi ambiti?

    Le Guardie svizzere, che sono 110, hanno il compito di difendere la persona del Santo Padre e le sue residenze. La Gendarmeria ha il compito di occuparsi della sicurezza complessiva dello Stato pontificio, e anche degli spostamenti del Santo Padre. In più svolge le funzioni di polizia giudiziaria.

    Qual è il vostro rapporto con le nuove tecnologie investigative ?
    Posso dirle che disponiamo di un Centro operativo di elevato livello tecnologico, al quale tra l’altro fanno capo migliaia di telecamere di sorveglianza installate sia nella Città del Vaticano che fuori, a tutela dei nostri edifici extraterritoriali.

    Ricorrete anche alle intercettazioni telefoniche ?
    Talvolta capita. Devo dire che nel corso degli anni sono state davvero molto poche.

    È vero che nel vostro Stato sono in aumento reati come il traffico di droga e la pedofilia?
    Purtroppo ci sono stati dei casi del genere e il nostro livello di attenzione è aumentato. Sulla pedofilia abbiamo appena avuto due casi. Uno si è concluso con una condanna per detenzione di immagini pedopornografiche, nell’altro il processo è ancora in corso e non riguarda fatti commessi all’interno del Vaticano. Circa il traffico di droga vi è stato semplicemente il blocco di tre consegne provenienti dall’esterno dello Stato e spedite da gente che voleva servirsi del Vaticano come luogo di transito. Quindi non parlerei di aumento dei fenomeni malavitosi.

    C’è pure il capitolo dei reati finanziari che per il Vaticano è una macchia, sia pure appartenente al passato.
    Anche su questo fronte il nostro impegno è massimo. Nel 2013 sono stato chiamato a far parte del Comitato di sicurezza finanzinziaria istituito dal Santo Padre, e questo mi sembra un segnale significativo. Sui reati finanziari oggi la Santa Sede si è data una legislazione più severa e dettagliata rispetto a quella italiana, per esempio in materia di autoriciclaggio e di confisca.

    Sono tempi nei quali nemmeno il Vaticano è al riparo dalla violenza.

    Sì, ma il pericolo, come ho già detto, è circoscritto. Sempre affidandoci alla Provvidenza, noi facciamo al meglio la nostra parte.


    fonte: http://www.poliziamoderna.it/articolo.php?cod_art=3797
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  8. #28
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    Giani: Gendarmeria, 200 anni di fedeltà e solidarietà

    Questa domenica, alle 9.30, Papa Francesco presiede nella Basilica di San Pietro, all’Altare della Confessione, la Santa Messa in occasione del 200.mo anniversario del Corpo della Gendarmeria. Su questo evento ascoltiamo Domenico Giani, comandante della Gendarmeria vaticana, al microfono di Luca Collodi:

    R. – Credo che sia una data veramente importante. Sono grato al Signore di poter essere, in questo momento storico, il responsabile di questo glorioso Corpo che ha una storia bellissima alle spalle, da sintetizzare in due concetti: la fedeltà al Papa e la solidarietà. Leggendo un po’ la storia di questi anni – a breve dovrebbe uscire un volume dedicato – si vede come questo Corpo, in 200 anni di storia, ha avuto proprio questi due obiettivi: fedeltà al Santo Padre e solidarietà verso gli altri. A parte i momenti, direi, più militari – la storia di questi 200 anni la conosciamo e sappiamo il ruolo della Gendarmeria sotto lo Stato Pontificio – mi piace qui ricordare questi due concetti perché, ad esempio, durante la peste che colpì l’Italia Centrale verso la fine del 1700, i gendarmi furono impegnati in prima fila, come lo sono stati oggi nei terremoti de L’Aquila e di Amatrice. Oppure durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Vaticano e Castel Gandolfo furono il luogo, il rifugio, di tante persone – prigionieri, disertori, renitenti, ebrei ovviamente – o le ambasciate, che in quel momento storico non potevano più stare all’interno del territorio romano ma costrette a venire in Vaticano. In questa occasione i gendarmi fecero un grande servizio, anche di accoglienza, sotto le direttive della Segreteria di Stato e del Governatorato del tempo. Pagine molto belle che oggi si sono ripetute, ad esempio, con l’accoglienza di Papa Francesco ai profughi. I nostri gendarmi, anche in questo caso, sono stati presenti nell’isola di Lesbo e hanno offerto il loro aiuto per far venire alcune famiglie, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma. Ed ora, sempre tornando alla solidarietà, la presenza dei nostri Vigili del Fuoco e dei nostri Gendarmi nella Valle del Tronto.

    D. – Una caratteristica importante della Gendarmeria vaticana riguarda proprio il servizio di Protezione Civile….

    R. – Sì. Fu nel 2000, quando venne fatta la riforma e la nuova legge del governo dello Stato, che fu istituita la Direzione dei Servizi di Sicurezza e di Protezione Civile, al cui vertice fu posto il Comandante della Gendarmeria. All’interno di questo organismo vennero inseriti i Vigili del fuoco che, fino ad allora, dipendevano dalla Direzione dei Servizi tecnici. Per noi fu un’esperienza nuova, ma devo dire che è stata una scelta positiva, perché la difesa civile è un altro elemento molto importante. Pensiamo, oggi, con il Giubileo, quanto sia importante il servizio di Protezione civile. Certamente il terremoto di Amatrice - senza escludere tutte le altre piccole realtà coinvolte – ha fatto vedere come in Vaticano ci fosse una grande voglia, un grande desiderio immediato di aiutare. Noi siamo partiti subito perché, ovviamente, i Vigili del fuoco dovevano fare interventi immediati. La notte stessa è partita la prima squadra, mentre i gendarmi li hanno raggiunti il giorno seguente per occuparsi di altre attività. Devo dire che le Guardie Svizzere erano pronte a partire, come i Servizi sanitari del Governatorato. Tanta gente ha chiamato il Comando per offrire la propria disponibilità in qualunque modo. E’ stata fatta, inoltre, una raccolta di vestiario, di attrezzature, che verranno portate a stretto giro nelle zone terremotate. Siamo in contatto continuo con il vescovo di Rieti …

    D. – Intanto sono tornati in Vaticano, da Amatrice, i 6 Vigili del fuoco e i 6 Gendarmi inviati da Papa...

    R. – Hanno operato alle dipendenze dell’autorità di Protezione Civile e del Prefetto del luogo, svolgendo una grande attività - in particolare i Vigili del Fuoco – per la ricerca dei dispersi. C’è una pagina molto bella che parla del ritrovamento di una bambina. I gendarmi hanno invece svolto un servizio di controllo del territorio a fianco delle forze dell’ordine italiane, soprattutto per prevenire i fenomeni di sciacallaggio. Sciacalli che purtroppo in questi casi si manifestano sempre. I Gendarmi hanno svolto anche un’attività di controllo nell’area dove si stava costruendo la tendopoli.

    D. – L’Anno giubilare volge al termine. Si è parlato molto in questi mesi di terrorismo islamico. Avete temuto l’azione di qualche folle?

    R. – Direi intanto che l’Anno giubilare è partito da una zona di guerra, dove il Papa ha fatto un gesto importantissimo, un gesto di riconciliazione e di dialogo interreligioso. La visita alla moschea (di Bangui) è stato un momento molto bello. I gendarmi hanno fatto un grande lavoro in questo teatro, proseguito poi con l’apertura della Porta Santa e tutti gli eventi che sono succeduti. È stato un anno, e tuttora lo è, molto impegnativo, bello, anche dal punto di vista spirituale per noi gendarmi. Abbiamo celebrato il Giubileo insieme alle Guardie Svizzere qualche giorno fa: un momento molto toccante dal punto di vista spirituale, un arricchimento forte. Sotto il profilo delle minacce, devo dire che i rapporti con le forze di Polizia italiane e tutto il lavoro che è stato fatto dalla Questura di Roma e dalle forze di polizia, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dai Vigili urbani, ovviamente dall’Ispettorato vaticano – che è nostro dirimpettaio, il nostro fratello più vicino da questo punto di vista, insieme alla Guardia Svizzera ovviamente, ha permesso, secondo me, un clima di grande serenità. Il popolo, la gente, ognuno di noi, è ormai abituato a sottostare a dei controlli che fanno parte del nostro tempo. Non ci sono stati episodi, non ci sono stati elementi di pericolo, di rischi, di allarme… L’Anno Santo è partito, ovviamente, con alcune preoccupazioni, vorrei dire fisiologiche in questi momenti, però sta proseguendo bene senza nessun allarme. Certamente c’è una grande vigilanza ed una grande attenzione.

    D. – Dialogate con le forze di sicurezza dei Paesi arabi?

    R. – Ma certo. Ormai da anni, attraverso i canali di polizia e di agenzia di informazione, abbiamo un contatto quotidiano con le Forze di polizia di altri Paesi, tra cui i Paesi musulmani. Posso testimoniare come ci sia una grande venerazione per la figura del Santo Padre. I miei colleghi di tanti Paesi arabi, del Corno d’Africa, del Medio Oriente, dell’Oriente, hanno una particolare venerazione per il Santo Padre: vedono il Papa come una figura a cui fare riferimento. Posso dire veramente come sia considerato un profeta, un uomo di pace, un uomo per il dialogo e del dialogo. Per noi è bello incontrarsi, a volte, con i capi di queste realtà, potersi abbracciare davvero come fratelli e sentirsi dire che la presenza dei cristiani in tante zone del mondo è importante.

    D. – Domenica mattina la Messa con Papa Francesco. La sera, alle 18.00, la cerimonia per i 200 anni del Corpo nei Giardini vaticani…

    R. – Come tutti gli anni ci sarà un intervento del presidente del Governatorato vaticano, il cardinale Giuseppe Bertello. La cerimonia proseguirà con l’intervento del sostituto della Segreteria di Stato, poi il discorso del comandante e la lettura del messaggio del Papa. Quest’anno lo stendardo della Gendarmeria verrà decorato della Medaglia d’oro al valore della Croce Rossa. Un scelta che il presidente della Croce Rossa nazionale, l’avvocato Rocca, ha voluto fare insignendo di questa alta benemerenza, direi sociale, lo stendardo della Gendarmeria per l’attività svolta in questi 200 anni di vita. A seguire una festa alla quale parteciperanno molte delegazioni dall’Italia ma anche dall’estero, da Corea, Svezia, Libano. Mi piace definirla come una festa in famiglia, fra amici, che si ritrovano insieme per dirsi reciprocamente grazie per il servizio che facciamo. Per dire noi grazie, ai colleghi italiani e agli altri per l’aiuto che ogni giorno offrono alla Santa Sede.


    fonte: Radio Vaticana
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  9. #29
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    Gendarmeria Vaticana: in Filmoteca Vaticana il doc “Custodire e proteggere”. Mons. Viganò (SpC), “è nella nostra linea di produzione”

    “Sveliamo finalmente in Filmoteca Vaticana, con un piccolo evento privato, insieme alla grande famiglia dei Gendarmi, il documentario ‘Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana’, dopo il passaggio internazionale al festival di Ventana Sur a Buenos Aires lo scorso 1° dicembre”. Sono le parole di mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, introducendo ieri la proiezione in Vaticano del documentario prodotto dal Centro Televisivo Vaticano e da Officina della Comunicazione per i duecento anni della Gendarmeria Vaticana. Proseguendo, mons. Viganò ha aggiunto “il film si inserisce perfettamente nella linea di produzione che come Segreteria della Comunicazione – con il nostro centro di produzione audiovisiva e con importanti partner del settore come Officina della Comunicazione, Rai e Sky – abbiamo avviato negli ultimi anni. Tramite i nostri documentari, raccontiamo così al mondo, alla comunità tutta, anzitutto l’operato del Papa e della Santa Sede, ma anche testimoni del Vangelo, realtà sociali e culturali della Chiesa, attraverso le modalità narrative proprie del grande cinema. Ricordo, ad esempio, i doc ‘Archivio Segreto Vaticano’, ‘I Giubilei’, ‘L’esercito più piccolo del mondo’, ‘Alla scoperta del Vaticano e dei Musei Vaticani’, ‘San Pietro e le Basiliche Papali di Roma’ o il recente ‘Divina Bellezza’. Tutti film presentati nei più importanti Festival del cinema a livello internazionale”.
    Il documentario “Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana”, diretto da Cesare Cuppone, primo operatore papale del Ctv, verrà messo in onda da Rai Uno, la sera del 29 dicembre 2017. “Dopo l’evento tv programmato dalla Rai” – ha concluso mons. Viganò – “il film troverà la diffusione per il pubblico in dvd grazie alla San Paolo”.


    fonte: SIR
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  10. #30
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    'Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana', in onda su Rai 1
    Il docu-film sul Corpo di polizia dello Stato del Vaticano nasce dall'impegno della Segreteria per la Comunicazione con l'obiettivo di condividere momenti chiave della storia della Chiesa

    Emanuela Campanile - Città del Vaticano


    La quotidianità come punto di vista per raccontare il corpo della Gendarmeria Vaticana: gli uomini chiamati a proteggere il Papa. Una narrazione che si sofferma certamente sulla missione del corpo di polizia dello Stato più piccolo del mondo, ma che mette in risalto anche questioni più semplici come il coinvolgimento delle famiglie dei gendarmi in relazione a turni svolti di notte, durante le festività e i viaggi apostolici. Questa, dunque, la prospettiva scelta per il docu-film 'Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana' che andrà in onda questa sera su Rai1 alle 24:20. Alla base del progetto, "il grande lavoro di squadra" come racconta nell'intervista Nicola Salvi - di Officina della Comunicazione - che ha seguito la produzione esecutiva del progetto insieme a Elisabetta Sola.

    D: Come è nata l'idea di una narrazione, diciamo, "non istituzionale"?

    R: Da una condivisione del regista, degli autori, della produzione, di voler raccontare la Gendarmeria non in modo solamente istituzionale, ma cercando di entrare anche nella vita e nella quotidianità di alcuni rappresentanti del Corpo che sono esemplificativi di alcuni momenti della carriera di questi uomini. Per il regista sembrava una modalità molto utile e interessante anche verso il pubblico. Infatti, seguiamo Michelangelo, che è una recluta; seguiamo un dirigente, Luca Cintia, che segue e organizza la sicurezza del Santo Padre anche nei viaggi; così come Marco e Massimo che si occupano oltre che della sicurezza, anche della formazione; e chiaramente c'è il comandante che ci permette di inquadrare il Corpo e di avere la visione completa di quello che è il futuro del Corpo.

    D: Immagino che il fattore tempo sia determinante quando si vuole raccontare qualcuno nel quotidiano...

    R. Certo, i protagonisti e i coprotagonisti sono stati seguiti per un anno intero. Come si vede nel docu-film sono tanti i momenti che vengono raccontati e che raccontano quello che la Gendarmeria fa nel corso dell’anno, dalle celebrazioni più importanti ai viaggi del Santo Padre, sia all’estero che in Italia.

    D: Non c'è la voce narrante, mai. Perchè?

    R: E’ una scelta molto precisa, voluta dal regista e dagli autori, di cercare di costruire un racconto che potesse essere raccontato solo dalle voci dei protagonisti, senza la mediazione di nessun altro.

    D: 'Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana' è stato realizzato nell'ambito di un lavoro di squadra altamente professionale e di importanti collaborazioni...

    R: La base di questo documentario è il grande lavoro di squadra che tra tutti i reparti di produzione sia del Centro televisivo vaticano, oggi Vatican Media, e di Officina della Comunicazione sono stati messi in atto, chiaramente, con la piena e totale disponibilità e collaborazione della Gendarmeria. E’ una produzione della Segreteria per la Comunicazione attraverso Vatican Media e attraverso Officina della Comunicazione. La Rai ha sposato poi questo progetto decidendo poi di prenderne i diritti per la messa in onda televisiva. Rientra sicuramente in un momento di positiva collaborazione con la Rai che parte dalla collaborazione ad altri progetti come 'Stanotte a San Pietro' - con Alberto Angela - e arriva a questo progetto con la messa in onda di oggi.


    fonte: Vatican News
    Oboedientia et Pax

  11. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    P.Willigisius carm (29-12-2017)

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