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Discussione: Venerabile Servo di Dio PIO XII, Papa (02/03/1876 - 09/10/1958)

  1. #11
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    W Pio XII, speriamo che presto sia Beato.

  2. #12
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    La verità su Pio XII: nasce il «Comitato Papa Pacelli»
    ROMA. Far conoscere meglio la figura e l’opera di Pio XII.
    Anche al fine di disinnescare le «leggende nere che negli ultimi decenni ne hanno infangato il nome» ed evitare di contrapporlo a Giovanni XXIII. È questo lo scopo dichiarato del 'Comitato Papa Pacelli', sorto a Roma per iniziativa di alcune personalità del mondo della cultura, della politica e del giornalismo tra cui Giulio Andreotti e Magdi Cristiano Allam.
    «La Chiesa del Concilio è debitrice a Pio XII non meno che a Giovanni XXIII – si legge nel comunicato diffuso ieri –. Se si guardano le minute delle discussioni dei padri conciliari il suo nome è citato in ben 1.500 interventi. È la citazione più ricorrente, eccezion fatta per le Sacre Scritture». Il comitato ritiene che «approfondire la figura di Pio XII possa contribuire a leggere lo stesso Concilio Vaticano II non come un evento di rottura e di discontinuità nella storia della Chiesa, ma secondo quella che Benedetto XVI, nel discorso alla Curia romana del dicembre 2005, ha definito l’ermeneutica della riforma». I sottoscrittori intendono ricordare la «grande opera di carità» che Pio XII mise in atto rimanendo a Roma, unica autorità presente nella Capitale dopo l’occupazione tedesca, facendo aprire i conventi e togliendo la clausura per accogliere migliaia di perseguitati, molti dei quali ebrei.

    fonte: Avvenire, 3 luglio 2008
    Bonus pastor animam suam ponit pro ovibus
    (Io. 10,11)

  3. #13
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    Ho trovato nel sito www.confraternita-sangalgano.it il testo integrale dell' "Appello" del Comitato cui ha accennato "Vox Populi":


    Si avvicina il Cinquantenario del transito del grande Papa Pio XII avvenuto in Castelgandolfo il 9 Ottobre 1958.
    La Chiesa del Concilio è a lui debitrice non meno che a Papa Giovanni XXIII. Se si guardano le minute delle discussioni dei Padri conciliari il suo nome è citato in ben millecinquecento interventi. Nelle note dei documenti conciliari Pio XII è citato oltre duecento volte. È la citazione più ricorrente, eccezion fatta per le Sacre Scritture.
    Il riconoscimento unanime delle virtù eroiche del Servo di Dio da parte della Congregazione per le Cause dei Santi l’8 Maggio del 2007 attende di essere sancito da Sua Santità Benedetto XVI.
    Una migliore conoscenza e valorizzazione della figura di Pio XII contribuiranno alla corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II. Infatti, secondo taluni, esisterebbe una linea di discontinuità tra la Chiesa preconciliare e quella successiva al Concilio. Coloro che privilegiano questa interpretazione tendono a contrapporre Pio XII a Giovanni XXIII, dimenticando tra l’altro il grande riconoscimento che questi fece nell’orazione funebre e nella prima enciclica “Ad Petri cathedram” definendolo “Doctor optimus, Ecclesiae sanctae lumen, divinae legis amator”; sono i tre titoli che un’antifona liturgica del Messale romano conferisce ai Dottori della Chiesa. In realtà, come ha ricordato Papa Benedetto XVI nel discorso alla Curia Romana del 22 Dicembre 2005, non esiste una discontinuità nella storia della Chiesa, ma un processo lineare.
    Papa Pio XII ha anticipato e preparato il Concilio, si pensi solo alla riforma liturgica da lui avviata con l’enciclica “Mediator Dei” o all’enciclica “Divino affilante Spiritu” sullo studio della Sacra Scrittura. Il Concilio ha quindi portato a conclusione quello che era stata avviato sotto il suo Pontificato. Non esiste una contrapposizione tra Pio XII e Giovanni XXIII, come aveva sottolineato Papa Paolo VI avviando contemporaneamente la causa di beatificazione dei suoi due predecessori.
    Ricordiamo infine, che Pio XII ha lottato contro le ideologie e le dittature del suo tempo, restando a Roma quando tutte le altre autorità erano in fuga. Il motto del suo pontificato “Opus iustitiae pax”, sintetizza il sacrificio della sua vita per la pace attraverso la promozione della giustizia verso i più discriminati, consumato in umiltà e prudenza. I fedeli e i cittadini di Roma lo hanno scolpito nella memoria definendolo “Defensor Civitatis” come attesta la targa nella piazza a lui intitolata, antistante San Pietro.
    I sottoscritti intendono costituire un Comitato al fine di diffondere la conoscenza della figura del Servo di Dio, approfondirne il magistero e incoraggiare le iniziative opportune a partire da quelle per il Cinquantenario della morte che cade il 9 Ottobre 2008 p.v.

    Il Coordinatore e Segretario è l'Avvocato Rotale Dott. Emilio Artiglieri.
    L'indirizzo del comitato è il seguente:

    Dott. Avv. Emilio Artiglieri
    Studio Artiglieri-Corsi
    via Fulceri Paolucci de Calboli 54, int. 7/A
    00195 Roma.

    Le adesioni via email possono essere spedite al seguente indirizzo:

    comitatopapapacelli@gmail.com

  4. #14
    CierRino L'avatar di Vaticanista
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    Un Pontefice che amo particolarmente e che, come tutti voi, spero sia presto annoverato tra le schiere dei Santi.
    Odiose e vergognose le calunnie perpetrate contro la sua persona e contro il suo operato durante l'orrore nazista. A tal proposito vi consiglio di leggere "La leggenda nera del Papa di Hitler" del Rabbino David G. Dalin.

  5. #15
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    INTERVISTA. Parla l’ebreo Krupp, presidente della fondazione americana che ha interpellato i testimoni della Shoah: «Pontefice da riabilitare»

    Pio XII: 11.000 ebrei in salvo ai Caraibi

    Il nunzio ad Haiti Ferrofino, tuttora vivente, inviato più volte dal Papa a chiedere visti per l’espatrio di ricercati dal Portogallo a Santo Domingo

    DI LORENZO FAZZINI

    Pio XII va nominato «Giusto tra le Nazioni» perché fu il leader mondiale che più si diede da fare, durante la Seconda guerra mondiale, nel salvare gli ebrei perseguitati da Hitler; quindi hanno torto quanti, da Cornwell a Hitchens, bollano Papa Pacelli come filo-nazista.
    Gary L. Krupp, ebreo americano, presidente della Fondazione Pave the Way di New York (che nel 2005 organizzò il più affollato incontro di rabbini con un Papa, Giovanni Paolo II, mai tenuto in Vaticano, e che a giugno ha incontrato Benedetto XVI), apporta inedite rivelazioni sul ruolo di Pio XII nel sottrarre gruppi di ebrei dallo sterminio hitleriano.
    Come quelli che il Pontefice fece fuggire dal 1939 al 1945 – tramite migliaia di visti – nella Repubblica Domenicana. Di questo si parlerà a Roma in un convegno promosso appunto dalla Pave the Way e previsto a Palazzo Salviati dal 15 al 17 settembre, appuntamento al quale interverranno studiosi come lo storico gesuita Peter Gumpel, monsignor Sergio Pagano prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Martin Gilbert, biografo di Churchill e autore di I giusti.
    Gli eroi sconosciuti dell’Olocausto (Città Nuova) e Andrea Tornielli, vaticanista, che ha scritto il documentato Pio XII (Mondadori).

    Dottor Krupp, perché ha deciso di indagare il coinvolgimento di Pio XII nell’aiutare gli ebrei durante l’Olocausto?

    «Pave the Way è una fondazione indipendente che opera per eliminare l’abuso della religione a fini privati. Costruiamo relazioni con diverse confessioni religiose attraverso gesti concreti e identificando gli ostacoli che esistono tra esse. Abbiamo individuato nel papato di Pio XII uno dei temi più difficili nelle relazioni tra ebrei e cattolici; la sola strada percorribile per arrivare alla verità è la testimonianza delle persone presenti durante gli eventi di quegli anni terribili. Pave the Way ha deciso di finanziare questo progetto che ha riguardato l’incontro con persone ancora viventi, le cui testimonianze sono state videoregistrate».

    Quali sono le principali «scoperte» di questa indagine?

    «Io e mia moglie Meredith siamo cresciuti pensando che Pio XII fosse un collaboratore del nazismo e un antisemita. Si può immaginare il nostro shock quando abbiamo indagato direttamente quell’epoca e abbiamo scoperto la nostra disinformazione e in seguito il nostro sconcerto verso coloro ai quali era stato affidato l’incarico di effettuare tali indagini.
    Personalmente, la scoperta più importante è stata l’intervista realizzata in Provenza sulle attività di monsignor Giovanni Ferrofino, oggi novantaseienne, emissario di Pio XII e segretario del nunzio monsignor Maurilio Silvani (rappresentante vaticano in Haiti dal 1939 al ’46). Monsignor Ferrofino riceveva ad Haiti due telegrammi criptati due volte all’anno da parte di Pio XII e in seguito a quei dispacci andava con il nunzio dal generale Trujillo (allora presidente della Repubblica Dominicana, ndr) per chiedergli – a nome del Papa – ogni volta 800 visti per gli ebrei che dal Portogallo stavano scappando dall’Europa a bordo di una nave. Questo accadde due volte all’anno, dal 1939 al 1945: vuol dire che almeno 11 mila ebrei potrebbero essere stati salvati, solo in riferimento a questo Paese.
    Alcuni esperti vaticani, ai quali ho mostrato tale intervista, mi hanno confessato di non aver nessuna idea di questo fatto.
    Monsignor Ferrofino fu spettatore in prima persona della frustrazione di Pio XII per il mancato aiuto degli Stati Uniti e di altri Paesi rispetto alla necessità di salvare gli ebrei.

    Molto istruttivo è risultato anche l’incontro con Martin Gilbert a Londra: egli, da ebreo, afferma che Pio XII dovrebbe essere riconosciuto come 'Giusto tra le Nazioni' dal museo Yad Vashem per il lavoro che fece nel procurare visti di espatrio agli ebrei. Gilbert inoltre suggerisce con forza di cambiare la didascalia, che giudica 'di parte', riguardante Pio XII nel memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme».

    Nell’opinione pubblica, sui media o nella pubblicistica – basti pensare al recente «Dio non è grande» di Hitchens – resiste però l’immagine di Pio XII come il «Papa di Hitler». Ci dev’essere un altro appellativo con cui ricordare papa Pacelli?

    «Posso dire che il libro di Cornwell (Il Papa di Hitler, appunto) è stato completamente smentito da esperti come il gesuita Peter Gumpel e Ronald Rychlak. È assolutamente sbagliata l’idea che Pio XII fosse antisemita e collaborasse, o avesse qualche simpatia, con la Germania nazista.
    Durante il convegno di Roma intendiamo provare questo fatto sulla base delle prove raccolte e il messaggio dev’essere diffuso negli ambienti ebraici. Come ebreo, posso anche dire che, nell’opera di salvataggio di ebrei durante la Seconda guerra mondiale, Pio XII fece concretamente molto più di tutti i leader politici e religiosi messi insieme: questo dovrebbe essere conosciuto in tutto il mondo. Credo che per un ebreo sia un obbligo il riconoscimento che durante il periodo più oscuro della nostra storia furono proprio i gesti della Chiesa cattolica, sotto la diretta indicazione di Pio XII, a risultare lo sforzo più grande per ridurre al minimo le sofferenze del popolo ebraico».

    Fonte: Avvenire, 27 agosto 2008
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #16
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    Notizia un po' vecchia, ma merita.

    Delegazione ebraica da Benedetto XVI: “Pio XII ha salvato nel mondo più ebrei di chiunque altro nella storia”. Intervista con Gary Krupp

    “Pio XII ha salvato nel mondo più ebrei di chiunque altro nella storia”: è quanto ha affermato ai nostri microfoni Gary Krupp, esponente della comunità ebraica statunitense e presidente della Fondazione Pave the Way, in Vaticano mercoledì scorso per incontrare il Papa al termine dell’udienza generale insieme ad altri ebrei sopravvissuti all’Olocausto. Gary Krupp ha presentato a Benedetto XVI il Simposio che si svolgerà a Roma nel prossimo settembre in occasione dei 50 anni dalla morte di Pio XII: un evento organizzato per ribadire le verità su Papa Pacelli oscurate da una campagna mediatica lanciata negli anni ’60 e che in alcuni ha ingenerato un'impressione negativa su quel pontificato. Ma ascoltiamo lo stesso Gary Krupp, al microfono di Susan Hodges:

    R. – Our Foundation has been going...

    La nostra Fondazione è andata in giro per il mondo, intervistando testimoni oculari, persone che hanno incontrato Pio XII personalmente. Sono testimonianze meravigliose e sono tutte a disposizione nella nostra pagina web http://www.blogger.com/www.ptwf.org. Sulla pagina di “Pave the Way Foundation” si possono vedere tutte le nostre interviste, alcune delle quali dimostrano quanto questa impressione fosse sbagliata. Allora ho chiesto ai membri dello Yad Vashem, che si suppone siano esperti in questo ambito, se ne avessero mai sentito parlare: non hanno mai sentito niente di tutto questo, non hanno mai sentito parlare di un piano di Hitler per rapire Pio XII, eliminare la Curia Romana e “conquistare” il Vaticano. Il generale Karl Wolff aveva ricevuto ordine esplicito di formulare questo piano ... Noi abbiamo un giornalista ebreo che ha scritto un libro su questo argomento, e sarà con noi al Simposio di Roma per spiegarcelo…

    D. – Quindi, lei è ottimista riguardo al fatto che questo simposio fugherà ogni ombra sui rapporti tra Pio XII e gli ebrei ...

    R. – Far more than optimistic...

    Molto più che ottimista, ne sono sicurissimo. Questo nostro è un gruppo di ebrei intellettualmente brillanti. Bisogna essere imparziali: soltanto così si può giudicare. Vedrete esattamente quello che abbiamo fatto e la genesi degli eventi che si sono succeduti, da quando Pio XII era ragazzo: nella sua infanzia è cresciuto con un ebreo, Guido Mendes, che era il suo più caro amico. Il Papa con lui mangiava kosher. E poi, il suo intervento, quando era nunzio in Germania, per salvare gli ebrei che erano stati arrestati in virtù delle leggi antisemite. Era intervenuto per sostenerli: un antisemita non lo avrebbe fatto. E poi, altri avvenimenti, quando diventò Papa: tutto questo sarà raccontato, ci sarà una grandiosa mole di informazioni, perché si può arrivare ad una sola conclusione, ed è la verità su quel pontificato: che quest’uomo, Pio XII, ha salvato nel mondo più ebrei di chiunque altro nella storia!

    D. – Ma il problema è che lui faceva tutto dietro le quinte ...

    R. – All behind the scenes ...

    Tutto dietro le quinte e tutto in silenzio. Non solo perché lui sapeva che avrebbe sollevato sospetti o perché sapeva che Hitler aveva dato ordine che fosse rapito! Non aveva paura di questo, ma di quello che è successo – per esempio – quando si espresse con l’arcivescovo di Utrecht a favore degli ebrei olandesi.

    La reazione dei nazisti fu molto chiara, perché dissero: “Questo intervento della Chiesa romana non salverà nemmeno una vita ebrea. Infatti, noi intensificheremo gli arresti. Inoltre, finora non avevamo ancora considerato l’arresto degli ebrei convertiti alla Chiesa cattolica romana: ora saranno i primi ad essere arrestati”. Quella fu l’epoca in cui fu arrestata Edith Stein, e il postulatore della Causa di beatificazione di Pio XII, il padre gesuita Peter Gumpel, che sarà con noi al Simposio, era in Olanda all’epoca di questi fatti ed è stato testimone di tutto questo!

    Radio Vaticana

  7. #17
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    Credo che con lo studio che si sta facendo del pontificato di Pio XII e comunque anche del periodo precedente al pontificato le calunnie a questo pontefice e quella specie di "cortina di ferro" tracciata tra il suo pontificato e il pontificato di Giovanni XXIII caratterizzato dal Concilio Vaticano II crolleranno tra non molto tempo. Credo che un futuro Pio XIII possa mettere fine a questa divisione, già una prova è la presenza di un papa Benedetto.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da leandro Visualizza Messaggio
    Credo che con lo studio che si sta facendo del pontificato di Pio XII e comunque anche del periodo precedente al pontificato le calunnie a questo pontefice e quella specie di "cortina di ferro" tracciata tra il suo pontificato e il pontificato di Giovanni XXIII caratterizzato dal Concilio Vaticano II crolleranno tra non molto tempo. Credo che un futuro Pio XIII possa mettere fine a questa divisione, già una prova è la presenza di un papa Benedetto.
    sSono daccordissimo con te. Ma per quanto io ammiri Papa Eugenio Pacelli, concorderai con me sul fatto che con lui è morto un certo tipo di Chiesa. Non peggiore o migliore di quella attuale, semplicemente diversa.

  9. #19
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    I nunzi davano visti per Haiti e Cuba, poi dal Messico i profughi passavano illegalmente negli Usa.

    Parla monsignor Ferrofino
    di Lorenzo Fazzini

    Tratto da Avvenire del 9 settembre 2008

    Una rete intercontinentale di collegamento tra diverse nunziature vaticane per «mettere in salvo – su diretto ordine di Pio XII – il maggior numero di ebrei possibile».

    Che, una volta arrivati in Centroamerica, prendevano la strada del Messico e quindi degli Stati Uniti, il « sogno proibito » dei fuggiaschi dalla persecuzione hitleriana. Monsignor Giovanni Ferrofino oggi ha 96 anni, vive a Maussane Les Alpilles, in Provenza, ospite di una famiglia di amici. Nonostante l’età avanzata ricorda ancora molto bene, e dettagliatamente, tutti gli sforzi che la Santa Sede operò – durante la Seconda guerra mondiale – per portare in salvo gli ebrei perseguitati dal regime nazista. Ferrofino ha terminato la sua esperienza al servizio della diplomazia vaticana nel 1970 come nunzio apostolico in Ecuador; è stato amico di monsignor Helder Camara, il « vescovo dei poveri » di Recife: « Fu lui ad accogliermi, il 26 dicembre 1950, quando arrivai in nave in Brasile come addetto di nunziatura ». Questo arcivescovo in pensione, nato nel 1912 ad Alessandria, ricorda come Pio XII « diede indicazioni molto precise per salvare gli ebrei. Avevamo l’ordine dal Vaticano di salvarli in tutte le maniere possibili. Ogni rappresentante vaticano nel mondo aveva ricevuto questa comunicazione: l’ordine era generale per ogni luogo, poi si lasciava a ciascuno la facoltà di decidere come operare a seconda delle situazioni particolari ».

    Monsignor Ferrofino partecipò in prima persona alle operazioni del nunzio in Haiti e nella Repubblica Dominicana, monsignor Maurilio Silvani ( deceduto nel 1946), per ottenere visti di ingresso per gli esuli fuggiaschi dall’Europa. « La città di Santo Domingo era sulla strada di Cuba – racconta al telefono Ferrofino –, al tempo uno dei Paesi dove gli ebrei volevano andare. Il generale Trujillo ( a quel tempo presidente delle Repubblica Dominicana) concedeva la possibilità di questi visti di ingresso solo al nunzio in persona su richiesta del Papa. Alcune navi portavano poi gli ebrei a Cuba, quindi in Messico: tutti avevano il desiderio di arrivare in Messico perché da lì, visti i duemila chilometri di frontiera con gli Stati Uniti, in qualche modo sarebbero entrati – anche illegalmente – in America, dove a quel tempo non erano accettati».

    Una proibizione, quella degli Stati Uniti, che fece più volte perdere la pazienza a Pio XII. Lo testimonia in prima persona Ferrofino medesimo in un’intervista alla Pave the Way Foundation, ente culturale e interreligioso di New York, presieduto dall’ebreo Gary L. Krupp, che a breve terrà a Roma un convegno storico dedicato agli sforzi di Papa Pacelli per salvare gli ebrei durante l’era buia dell’Olocausto. « In un’udienza privata il Papa, che era un uomo misurato, ad un certo punto mi batté così la mano e mi disse: ' Ma non capiscono gli Stati Uniti che bisogna salvare il più possibile di ebrei?' ». In quell’intervista monsignor Ferrofino rievoca anche il suo viaggio dal Portogallo a Santo Domingo sulla « Serpa Pinto », una nave dell’ex impero austro*chiedevano ungarico carica di ebrei esuli: « Eravamo 7 cattolici e 800 ebrei: io mi ero imbarcato come cappellano. A Lisbona c’erano 10- 12 mila ebrei che cercavano di scappare ». E il Vaticano fece la sua parte: « C’era tutta una trafila precisa: dal Vaticano partiva l’indicazione di aiuto, poi in nunziatura ad Haiti si i visti per gli ebrei in Portogallo, che partivano da Lisbona grazie all’interessamento del rappresentante vaticano locale.

    Quindi, quando arrivavano a Port-au-Prince, alcuni restavano nella Repubblica Dominicana, alcuni ( pochi) ad Haiti, i più andavano a Cuba, dove si interessava della cosa anche il nunzio locale, che era di Malta, e poi in Messico o in Florida.

    Noi della nunziatura di Santo Domingo chiedevamo ai cattolici e alle parrocchie del posto di aiutare questi fuggiaschi. Diversi di loro sono venuti a ringraziarci di quanto facemmo per loro: tutti gli ebrei sapevano che ad aiutarli era il Vaticano su indicazione di Pio XII. Era un traffico enorme di persone! ». Ma tutto questo era illegale, si fa notare all’anziano monsignore. Che non trattiene un sorriso: « Beh, a quel tempo il Centroamerica era terra di immigrazione! Gli ebrei avevano anche gruppi organizzati che aiutavano nell’accoglienza: alcuni restavano lì per lavorare, visto che parlavano il francese.

    Uno dei migliori fotografi ebrei si è fermato a lavorare a Santo Domingo; la festa per il centenario dell’indipendenza della Repubblica Dominicana nel 1944 venne organizzata per lo più da ebrei ». Ferrofino aggiunge: « L’ordine di Pio XII arrivò all’inizio della guerra, nel 1939, e bastò per sempre, una volta per tutte. Appena gli ebrei iniziarono a scappare dalla persecuzione nazista, egli diede l’indicazione di salvarne il maggior numero possibile. Tutti i visti richiesti al generale Trujillo li ho segnati nei registri della nunziatura nella Repubblica Dominicana: non so se sono ancora là, quelle carte… ». Come si presentavano i messaggi dal Vaticano su questi temi? « Attraverso messaggi cifrati, con un alfabeto numerico che faceva da codice. Ero io a decifrarli: le spie non potevano scoprirli perché pensavano che, venendo dal Vaticano, fossero scritti in italiano. E invece non era così ». A chiedergli cosa pensi della diceria che vede in Papa Pacelli un « amico di Hitler », monsignor Ferrofino non trattiene lo sdegno: « Assurdo, per un semplice fatto: un Papa non poteva fare qualcosa contro gli ebrei. Si è dato da fare nei loro confronti chiedendo sempre di salvarne il maggior numero possibile».


    L'appello
    Fisichella su Yad Vashem


    «Perché non dite anche che il Vaticano ha aiutato molti ebrei a salvarsi?». È stato spontaneo il commento che monsignor Rino Fisichella, al seguito dei deputati italiani in visita al museo di Yad Vashem a Gerusalemme, ha compiuto a voce alta di fronte alla didascalia che attribuiva ai «silenzi di Pio XII» le responsabilità dell’Olocausto.

    Contro quel giudizio già si erano registrate proteste vaticane, seguite dalla promessa che la dicitura sarebbe stata corretta. Così non è stato e monsignor Fisichella ha protestato: «Gli atti di Pio XII sono pubblici, che la Chiesa sia stata contro gli ebrei è un luogo comune».
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  10. #20
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    Convegno a Roma su Pio XII: migliaia di testimonianze di ebrei salvati da Papa Pacelli


    ◊ Un Simposio internazionale sulla figura di Pio XII e il suo pontificato negli anni della Seconda guerra mondiale. I lavori si sono aperti stamane nel Palazzo Salviati a Roma, con la partecipazione di personalità di fede ebraica e cattolica giunti da Europa e Stati Uniti ed anche da Isralele. L’iniziativa, articolata in tre giorni di relazioni e dibattiti, si deve all’associazione “Pave the Way Foundation”, fondata dall’ebreo americano Gary Krupp e dedicata a promuovere la pace nella tolleranza e comprensione tra le religioni. Il servizio di Roberta Gisotti.


    Al centro del Simposio i rapporti di Papa Eugenio Pacelli con gli Ebrei negli anni drammatici degli eventi bellici in Europa, sotto i regimi dittatoriali del Nazismo in Germania e del Fascismo in Italia. Sono noti gli attacchi portati avanti in alcuni ambienti a partire dagli anni ’60 all’operato di Pio XII. In realtà, ha esordito stamane l’avvocato e scrittore americano Ronald Rychlak, Pio XII è stato da alcuni condannato erroneamente prima che si sia stato svolto un regolare processo, dove gli elementi dell’accusa abbiano prodotto un giusto contradditorio. E le controprove sono le migliaia di testimonianze – evidenziate nel Simposio – che sono state portate da chi è stato protagonista di quegli eventi, ed ha sperimentato direttamente l’operato di Papa Eugenio Pacelli a favore del popolo ebraico, quando in ogni modo possibile - considerato il contesto della dittatura – si spese per salvare migliaia di ebrei, dando ordini in tal senso alle gerarchie ecclesiastiche. Tra gli interventi appassionati quello di padre Peter Gumpel, relatore della causa di Canonizzazione, che ha sottolineato come in contesti di privazione delle libertà fondamentali è prassi ordinaria non porre ordini e disposizioni per iscritto, per ovvi motivi di sicurezza, ma non per questo si può negare tutte le azioni positive che Pio XII ha fatto per gli ebrei e per contrastare la furia criminale dei regimi nazifascisti. Al nostro microfono Piero Laporta presidente di “Pave the Way Foundation” in Europa:

    R. – Quello che è assolutamente evidente è che noi stiamo presentando documenti e testimonianze che sono documenti e testimonianze sin dal dopoguerra, anzi sin dal periodo della Seconda Guerra Mondiale. Sono allora documenti e testimonianze che esistono da sempre e che spesso sono stati immotivatamente accantonati, ignorati e trascurati. Dopo 45 anni di diffamazione a danno di questo Papa, io penso che da parte cattolica ci sia tutto il diritto di presentare questi documenti e indurre la gente a riflettere.

    A chi lamenta poi la mancata apertura degli Archivi da parte della Santa Sede riguardo quegli anni, mons. Sergio Pagano, prefetto degli Archivi segreti vaticani, ha risposto – attraverso un video trasmesso in sala – che le motivazioni sono puramente tecniche, e che non appena pronti saranno resi pubblici.

    fonte: Radio Vaticana
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