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Discussione: Servo di Dio Pio VII (1800-1823). 200 anni dopo la deportazione napoleonica.

  1. #1
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    Servo di Dio Pio VII (1800-1823). 200 anni dopo la deportazione napoleonica.

    Dal sito della Diocesi di Imola (l'articolo è di qualche mese fa)

    Aperto il processo di canonizzazione del Servo di Dio Pio VII (Papa dal 1800 al 1823), già Vescovo di Imola dal 1785 al 1816.



    Via libera alla causa di beatificazione di Pio VII

    «Summus Pontifex Benedictus XVI declarat, ex parte Sanctae Sedis, nihil ostare quominus in Causa Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii VII Barnabae Gregorii Chiaramonti».
    Era il via libero tanto atteso ed è arrivato, rigorosamente in latino, dalla Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi al Vescovo di Savona, S. E. Mons. Domenico Calcagno, che ora ha tutti i crismi in regola per aprire il processo diocesano per la beatificazione del Papa che fu prigioniero di Napoleone nel Vescovado di Savona per 3 anni.
    Le lettere, in realtà, sono due, entrambe a firma del Prefetto e del Segretario della Congregazione, rispettivamente il Cardinale Saraiva Martins e l'Arcivescovo Eduard Nowak: in una si dichiara che non ci sono impedimenti alla causa di beatificazione e canonizzazione di Pio VII, nell'altra si concede, su richiesta del Cardinale Camillo Ruini Vicario di Roma e dello stesso Monsignor Calcagno, di condurre nella Diocesi di Savona-Noli la inquisitio sulla vita, le virtù e la fama di santità di Papa Chiaramonti.
    In questi giorni Monsignor Calcagno comunicherà ufficialmente ai Vescovi liguri la notizia, e a questo punto potrà essere fissata la data d'apertura del processo canonico, che lo stesso Vescovo spera di poter legare alla possibile visita del Papa Benedetto XVI alla Diocesi di Savona.
    Noi a Imola ricordiamo che Gregorio Barnaba Chiaramonti fu Vescovo della nostra Diocesi dal 1785 al 1816 (e quindi rimase Vescovo di Imola ad interim anche come Papa dal 1800 al 1816), e quindi governò la nostra Chiesa imolese per ben 31 anni.
    Va sottolineata anche la grande spiritualità monastica che Chiaramonti espresse nella sua vita come Monaco Benedettino prima nell'Abbazia del Monte di Cesena, poi in San Giovanni a Parma e infine in Sant'Anselmo a Roma.
    La notizia dell'apertura del processo canonico per la beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Chiaramonti riempie di gioia anche la Diocesi di Imola.


    Biografia:
    1742 - Il 14 Agosto nasce Barnaba Chiaramonti.
    1756 - Veste l'abito monastico benedettino a Santa Maria del Monte a Cesena.
    1758 - Professione Religiosa monastica dove assume il nome di Gregorio.
    1761 - Ordinazione sacerdotale. Studi di filosofia all'Abbazia di Santa Giustina a Padova.
    1763 - A Roma per completare la formazione teologica.
    1766 - Professore di Teologia nello Studentato del Monastero di San Giovanni Evangelista a Parma.
    1775 - Professore di Teologia al Collegio di Sant'Anselmo, con residenza nell'Abbazia di San Paolo fuori le mura, a Roma.
    1782 - Abate titolare del Monastero di Santa Maria del Monte a Cesena.
    1783 - Il 22 Dicembre è nominato Vescovo di Tivoli.
    1785 - Il 14 Febbraio è nominato Vescovo di Imola e Cardinale. Fa il suo ingresso in Diocesi il 12 Agosto.
    1796 - Il 23 Giugno i Francesi raggiungono la Diocesi di Imola.
    1797 - Il 25 Dicembre pronuncia la famosa omelia in cui afferma: «siate dei buoni cristiani e sarete dei buoni democratici».
    1799 - Papa Pio VI muore in esilio in Francia.
    1800 - Il Card. Chiaramonti il 14 Marzo è eletto Papa nel Conclave tenutosi nel Monastero sull'isola di San Giorgio a Venezia e assume il nome di Pio VII. Si reca a Roma, ed oltre a Vescovo di Roma continua ad essere anche Vescovo di Imola.
    1804 - Il 2 Dicembre nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi il Papa Pio VII incorona Napoleone Bonaparte Imperatore dei Francesi.
    1809 - I Francesi arrestano Pio VII e lo conducono a Savona dove vi rimarrà 3 anni.
    1812 - Napoleone ordina il trasferimento di Pio VII da Savona a Fontainebleau in Francia.
    1813 - Napoleone è sconfitto nella battaglia di Lipsia, e Pio VII può ritornare a Roma.
    1814 - Il Papa rientra trionfalmente a Roma il 24 Maggio.
    1816 - Il Papa Pio VII rinuncia ad essere Vescovo di Imola, e nomina come suo successore il Card. Antonio Rusconi.
    1817 - Pio VII si ammala gravemente.
    1823 - Papa Pio VII muore il 20 Agosto all'età di 81 anni, dopo 23 anni e mezzo di Pontificato.

  2. #2
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    Chiaramonti, il Papa monaco che conquistò la Francia

    di Luigi Crippa
    Abate del monastero benedettino di Santa Maria del Monte di Cesena


    Il lungo e tribolato pontificato di Pio VII fu accompagnato in maniera crescente dalla fama di santità. Già al momento della sua elezione i cardinali elettori avevano chiara consapevolezza di aver eletto "non solo un Papa", ma altresì un "martire". Gli anni successivi lo avrebbero confermato. Al riguardo, sembra che colgano nel segno quegli storici che nella vita di Pio VII individuano una duplice forma di "martirio", alla sua funzione di "sommo pastore" e di "sommo sacerdote".
    E in verità i rapporti con il Primo console poi Imperatore dei francesi, Napoleone Bonaparte; gli anni di prigionia a Savona e a Fontainebleau; quelli successivi alla liberazione, cioè gli anni della cosiddetta "restaurazione", danno modo di costatare la solidità della vita spirituale di Pio VII, caratterizzata dalla eroica imitazione di Cristo Signore. Che costituisce davvero un impegnativo itinerario di santità. Perché non era solo né prevalentemente un dato della natura di Barnaba Chiaramonti il quale, invece, è stato "sempre all'erta contro l'esuberanza del proprio temperamento romagnolo che così faticosamente era riuscito a padroneggiare". La sua personale vita mortificata e abitualmente immersa nella preghiera ne sono insieme la prova e la spiegazione: frugalità nel vitto, accentuata negli ultimi anni e insieme e soprattutto - come testimonia il cardinale Nicholas Patrick Wiseman - "preghiera continua (...) devozione profonda e senza affettazione".
    Ecco, infatti, che "la prima richiesta di Pio VII nell'arrivare al palazzo episcopale - di Savona - fu quella di poter pregare quotidianamente dinanzi al Santissimo Sacramento... Qui il Papa passava molte ore, ogni giorno, in preghiera e adorazione, domandando l'aiuto di Dio per la Chiesa e perdono per i suoi persecutori; e qui, ogni sera, insieme con alcuni della famiglia pontificia, recitava il Rosario". La popolazione di Savona ben presto seguirà il suo esempio "fermandosi a pregare davanti al tabernacolo e recitando il Rosario secondo le sue intenzioni". Così per la messa che il Papa celebrava ogni mattina nella sua cappella privata. Dopo "una leggera colazione" seguivano le udienze. Ebbene, "quando la presenza di Pio VII in Savona divenne sempre più nota" incominciò un afflusso di gente, proveniente anche dall'estero, che chiedeva udienza o di assistere alla sua messa. Cose queste già verificatesi in precedenza.
    In particolare durante il viaggio di Pio VII a Parigi per l'incoronazione di Napoleone (2 dicembre 1804). "Il senso soprannaturale che irraggia dalla sua persona non cessa di impressionare" perfino i "cristiani alquanto frivoli". Molto più dunque "quanti seppero indovinare la qualità della sua anima". La folla poi si accalca alle cerimonie religiose e nelle chiese in cui si reca Pio VII; non solo vi è affluenza al limite delle possibilità di capienza delle stesse, ma "si segnalano numerose comunioni". Sia all'andata come al ritorno "il Papa riceve testimonianze di un sincero ed affettuoso rispetto. A Joseph Fouché, il quale gli chiede come trovi la Francia "Grazie a Dio! - Egli risponde - l'abbiamo attraversata in mezzo ad un popolo in ginocchio"". È quello che accadrà anche in Italia, nei primi mesi del 1814, durante il viaggio di ritorno a Roma di Pio VII, dopo la sua definitiva liberazione. Basterà, al riguardo, la significativa annotazione dello storico locale Giuseppe Bechini che, nel dare inizio alla dettagliata descrizione della commovente e festosa "sosta" a Cesena - 20 aprile - 7 maggio 1814 - può, non senza una punta di compiaciuta fierezza, affermare: "Ma se grande fu il giubilo dei francesi - per l'avvenuta liberazione - non minore doveva essere quello degli italiani. Pio VII commosso fino alle lacrime, a tante dimostrazioni di affetto, aveva più volte ripetuto: Quanta fides in Gallia - quanta fede in Francia! Ed ora dovrà ripetere con uguale commozione: Quanta fede in Italia". Non sorprende allora costatare che nella vita di Pio VII siano presenti anche fatti "prodigiosi". Il Bechini ne riporta alcuni avvenuti, a suo dire, a Cesena. Con una benedizione ridonerebbe la vista a un fanciullo cieco di Urbino; e sempre con una benedizione, ne guarirebbe un altro "dichiarato idropico dai medici". Alla sorella Ottavia gravemente inferma, assicura che non morrà prima di averlo visto, "come accadde". Anche altrove "Pio VII avrebbe operato cose straordinarie. A Ravenna si dice che risani con la benedizione un "attratto da vari anni"; a Savona c'è chi lo vede "elevato in estasi". Al riguardo risulta che questo sarebbe avvenuto per ben due volte e, diremmo, a distanza ravvicinata: nelle solennità di Pentecoste e poi dell'Assunta - 15 agosto - dell'anno 1811. Sempre a Savona, tra l'altro, avrebbe guarito, con una benedizione, un ragazzo dodicenne che si era gravemente ferito alla testa mentre si recava in udienza dal Papa.
    Ma, ha scritto nel 2000 lo storico Robin Anderson, "oltre a questi miracoli di guarigione fisica attribuiti a Pio VII, erano più grandi quelli di conversione spirituale: peccatori induriti che facevano penitenza e ricevevano i Sacramenti, persone che per anni non erano più state in chiesa ritornavano alla pratica religiosa, altri la cui vita era stata uno scandalo pubblico facevano ammenda e si correggevano". Come quell'ufficiale di dogana, "eminente membro di una Loggia massonica" che durante una Messa celebrata dal Papa in cattedrale, prima di ricevere la comunione si getta ai suoi piedi, "implorando pubblicamente il perdono". Egli pagò caramente questa conversione, perché oltre a perdere il posto di lavoro divenne un "perseguitato dalla polizia". Tuttavia "egli perseverò e il suo esempio fu seguito da altri".
    Queste "voci sui miracoli di guarigione, di grazia e di conversione diffondevano la fama di santità di Pio VII ben al di fuori di Savona e dell'Italia". Ci limitiamo qui a due significative e autorevoli conferme.
    La prima è di Ludwig von Lebzeltern, rappresentante del Cancelliere austriaco Klemens Wenzel di Metternich, al quale da Cesena - nell'aprile del 1814 - scriveva: "Il mondo cristiano, e in primo luogo l'Italia, sono pieni di entusiasmo nel vedere ancora una volta il Papa in libertà, considerato come un santo e un martire, la cui fermezza di condotta ha ispirato anche ai non cattolici sentimenti di rispetto".
    La seconda è del vescovo inglese e vicario apostolico John Milner che, dopo aver incontrato di persona Pio VII - nell'autunno del 1814 - ne sintetizza il ritratto interiore in termini così sentiti e efficaci, che riteniamo possano pure costituire una degna conclusione al presente discorso. "Lo spettacolo più edificante di tutti quelli che ho visti in questa capitale della Cristianità è quello del venerabile Pontefice stesso, che è veramente un santo sulla terra. Rigoroso verso se stesso e nello stesso tempo assorto nella propria devozione, egli è veramente il servus servorum Dei - "servo dei servi di Dio" - infaticabile nella personale attenzione e nelle fatiche per l'intera Chiesa cattolica, disposto in ogni momento a ricevere le visite delle persone che chiedono di trattare con lui. Incanta tutti coloro che gli fanno visita con una paziente attenzione, una benevola dolcezza, un commovente rispetto, che eccedono le mie capacità di linguaggio per poterli descrivere.
    "Infatti la mia voce fu soffocata dai singhiozzi e dalle lacrime durante una parte considerevole della mia prima udienza con sua Santità e mi sentii spinto con forza a credere ai miracoli attribuiti a lui, sia dopo come prima del suo ritorno a Roma".
    "Quando la morte lo colse nell'ottantunesimo anno di età - il 20 agosto 1823, festa di san Bernardo, sessantacinquesimo anniversario della sua professione monastica - divenne l'oggetto di un affetto e di una venerazione universali".

    (©L'Osservatore Romano - 15 maggio 2008)

  3. #3
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    Papa Pio VII, prigioniero e vicino al gregge

    Pio VII, anche durante la quinquennale residenza coatta a Savona e Fontainebleau, continuò a essere vicino ai fedeli con serena fermezza e misericordia

    di Lorenzo Cappelletti

    Papa Benedetto XVI, nella visita a Savona e Genova del 17-18 maggio scorsi, ha ricordato il lungo esilio a cui papa Pio VII fu costretto a Savona dall’estate 1809 a quella del 1812, quando, per ordine di Napoleone, fu trasferito a Fontainebleau, come nuova residenza coatta, da dove sarebbe tornato a Roma solo dopo altri due anni.
    La quinquennale prigionia di Pio VII (ma si potrebbe estendere l’affermazione all’intero suo pontificato) sconta, non solo a livello divulgativo, un deficit di conoscenza anche fra gli stessi cattolici, dovuto alla prevalente attenzione riservata nel bene e nel male alla figura di Napoleone.
    Non sarà inutile pertanto rievocare brevemente qualche aspetto di quella prigionia.
    Innanzitutto bisogna ricordare che Pio VII (eletto a Venezia dopo un lungo conclave nel 1800) era stato il Papa dei concordati con la Repubblica Francese e quella Cisalpina fra il 1801 e il 1803, nonché colui che aveva consacrato Napoleone imperatore a Parigi nel 1804. Tutto questo aveva creato l’aspettativa di averlo dalla propria parte. Di fronte, però, alle ripetute dimostrazioni di indipendenza che Pio VII dà negli anni successivi, Roma viene occupata dai francesi già all’inizio del 1808 e nel luglio dell’anno seguente il Papa stesso viene prelevato e portato a Savona dopo un viaggio di sei settimane affannoso e ondivago, perché solo strada facendo Napoleone è messo al corrente della cattura operata dai suoi venerabili generali. Già all’inizio di questo lungo viaggio appare quella «dolce tristezza e il naturale sorriso» di Pio VII (come si esprime Jean Leflon, uno dei più importanti studiosi del pontificato di Pio VII e autore del volume XX del Fliche – Martin) «che durante la sua prigionia caratterizzerà il suo consueto atteggiamento». Ma accade anche che nel tragitto da tragicommedia (il Papa stesso usò termini del genere) che si svolge fra l’Italia e la Francia, Pio VII sia accompagnato e consolato da «dimostrazioni di rispetto e di simpatia che gli tributano popolazioni silenziose e costernate». In particolare papa Benedetto XVI ha ricordato «l’amore e il coraggio con cui i savonesi sostennero il Papa nella sua residenza coatta». Il conflitto giurisdizionale e il conseguente esilio, infatti, si sviluppa parallelamente a un intenso ministero pastorale del Papa, tanto più proficuo quanto più scevro (per obbiettive condizioni di inermità) da preoccupazioni di successo. Fino magari a suscitare la grazia della conversione, come attesta la lettera recentemente ripubblicata di un soldato piemontese a guardia del Papa (vedi box). Il trasferimento a Fontainebleau, oltre che per fiaccarne la resistenza (il Papa fu sul punto di morire lungo il percorso), sembra sia stato motivato anche dalla volontà di impedire questa vicinanza del Papa ai fedeli, paradossalmente cresciuta negli anni savonesi.
    Ma quel che più colpisce è che lo stesso persecutore, diciamo così, non è estraneo all’accoglienza del pastore: più volte è attestato che il Papa chiama Napoleone «un caro figlio», «un po’ caparbio, ma sempre un figlio». Il Papa, per il bene della Chiesa, vorrebbe venire incontro alle pressioni che giungono dall’imperatore. E siccome, per sollecitare la sua propria liberazione, si era attestato sul rifiuto di concedere il mandato canonico ai vescovi scelti da Napoleone in base al concordato, Pio VII, almeno in tre occasioni negli anni savonesi e poi di Fontainebleau, fu sul punto di cedere e di dare tale mandato perché i fedeli di numerose diocesi, compresa quella parigina, non rimanessero senza i legittimi pastori, che poi voleva dire senza sacramenti.
    In questo quadro di «serena fermezza», come ha detto Benedetto XVI parlando della prigionia di Pio VII, non manca però una tenebra, una sorta di radicale tradimento proprio da parte di alcuni della cerchia più vicina al Papa, a cominciare dal medico che gli era stato messo accanto, dallo stesso vescovo di Savona (forse uno dei motivi della scelta di quella città), e da altri vescovi che a turno cercano di approfittare con inganni degli istanti di debolezza del Papa.

    Dopo le prime severe sconfitte di Napoleone in Russia e in Sassonia, Pio VII, all’inizio del 1814, può di nuovo far rotta verso Roma, facendo una sosta nella cara Savona (non sarà l’ultima perché, durante i “cento giorni” che precedettero Waterloo, Pio VII tornò ancora a visitare quel santuario di Nostra Signora della Misericordia che era stata la sua prima meta appena arrivato là prigioniero nel 1809). Ritornato a Roma, il Papa non parteciperà alla damnatio memoriae del suo antico persecutore, di cui anzi, al momento della definitiva carcerazione a Sant’Elena, cercherà di alleviare le sofferenze, intercedendo, presso gli alleati fin troppo zelanti, per il «povero esiliato».
    Così come al momento della cattura di Pio VII, secondo le Mémoires del cardinal Pacca, «nessuna protesta si fece sentire, non una sola voce protettrice discese dai troni cattolici in favore di quest’illustre carcerato», altrettanto avvenne al momento dell’esilio a Sant’Elena di Napoleone, salvo appunto la misericordia di quello che era stato suo prigioniero. La madre del Bonaparte lo riconosceva in una lettera del 27 maggio 1818 al segretario di Stato: «La sola consolazione che mi sia concessa è quella di sapere che il Santissimo Padre dimentica il passato per ricordare solo l’affetto che dimostra per tutti i miei. Noi non troviamo appoggio ed asilo se non nel governo pontificio, e la nostra riconoscenza è grande come il beneficio che riceviamo».
    «[…] Bella Immortal! benefica / Fede ai trionfi avvezza! / Scrivi ancor questo, allegrati; / Ché più superba altezza / Al disonor del Golgota / Giammai non si chinò. // Tu dalle stanche ceneri / Sperdi ogni ria parola: / Il Dio che atterra e suscita, / Che affanna e che consola / Sulla deserta coltrice / Accanto a lui posò». Chissà che anche il Manzoni, quando scriveva di getto questa famosa ode all’indomani della morte di Napoleone, non fosse stato toccato dall’esempio di Pio VII.


    La lettera di un soldato
    «Io che ero nemico dei preti...»

    Riportiamo uno stralcio della lettera di un soldato piemontese a guardia di Pio VII in esilio a Savona. La lettera, conservata nell’Archivio vescovile di Alba, è pubblicata all’interno degli Atti del Congresso storico internazionale (Cesena – Venezia, 15-19 settembre 2000).

    «Savona, 12 gennaio 1810
    […] Io che ero nemico dei preti bisogna che confessi la verità, che costretto sono. […] Pel tempo che il Papa è cui rilegato in questo palazzo vescovile e guardato a vista non solo da noi ma nell’interno della casa, vi posso dire che questo sant’uomo è il modello dell’umanità e della moderazione e di tutte le virtù sociali, che innamora tutti, che addolcisce gli spiriti più forti e fa diventare amici quelli istessi che sono gli più acerrimi nemici. Il Papa sta quasi sempre in orazione, spesso prostrato con la faccia a terra ed il tempo che li rimane si occupa a scrivere o a dar udienza nell’anticamera piena, e a dare la benedizione all’immenso popolo che accorre da tutte le parti, dalla Francia, dalla Svizzera e dal Piemonte, dalla Savoja e dal Genovesato. Non essendovi più abitazioni per dormire in questa città si sono fatte baracche nella piazza del vescovado ove stanno notte e giorno ad onta delli rigori della stagione per poterlo vedere e ricevere la benedizione. Fa veramente tenerezza nel sentire le grida di un immenso popolo di ogni sesso, di ogni età e persino i protestanti colle ginocchia a terra gridano Santo Padre benedite le nostre anime, li nostri figli; sappiamo che siete perseguitato ingiustamente, ma anche fu perseguitato ingiustamente il nostro Signore Gesù Cristo, esso vi salverà e saranno confusi i nostri nemici. […]».

  4. #4
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    Duecento anni fa la presa del Quirinale e la deportazione napoleonica di Papa Pio VII

    Il prigioniero
    dell'imperatore


    di Claudio Ceresa

    Dopo l'incoronazione imperiale di Napoleone, avvenuta nel 1804 a Parigi alla presenza del Papa Pio VII, al secolo Barnaba Chiaramonti, i rapporti tra il Pontefice ed il capo dello Stato francese divennero difficili, anche per il fatto che vescovo di Roma non volle appoggiare il blocco continentale contro l'Inghilterra e si oppose alle ingerenze statali nella sfera religiosa.
    Il 17 maggio 1809, furono annessi all'impero transalpino Roma e gli altri dominii del Papa, che erano ormai costituiti soltanto dal Lazio e dall'Umbria; infatti, le Romagne e i territori marchigiani erano stati incorporati nel Regno italico, del quale il Bonaparte era sovrano. Del resto, l'urbe era occupata, dal febbraio 1808, dalle truppe napoleoniche, agli ordini del generale Sextius Alexandre François de Miollis.
    Quando, nel giugno 1809, pervenne notizia a Roma dei decreti del precedente 17 maggio, fu innalzata su Castel Sant'Angelo la bandiera tricolore di Francia, e i documenti relativi all'annessione vennero resi pubblici, e letti nelle strade. Pio VII scomunicò gli usurpatori, e i fautori, consiglieri, aderenti, esecutori, della violazione dei diritti della Chiesa e della Santa Sede. La relativa bolla venne affissa nella città, a cura di sudditi fedeli al Papa.
    In una lettera del 20 giugno di Napoleone al re di Napoli Gioacchino Murat, suo cognato, era contenuta l'autorizzazione, se necessario, all'arresto del Papa. In Roma, la situazione non era tranquilla, e gli ufficiali napoleonici temevano una sommossa, che avrebbe potuto essere imputata a loro incapacità o mancanza di zelo. Inoltre, gli effettivi dell'esercito occupante non erano molto numerosi, anche se il contingente era stato rinforzato da un drappello di quattrocento gendarmi a cavallo, agli ordini del generale Étienne Radet.
    Si decise allora di penetrare, eventualmente con la forza, nel Quirinale, dove risiedeva il Papa.
    La sera del 5 luglio 1809 il palazzo venne circondato da ogni parte, e picchetti di cavalleria circolarono per le strade attigue. L'incarico di dirigere le operazioni era stato affidato al generale Radet; il Miollis seguì le operazioni da un posto di osservazione di fronte alla reggia. Secondo i piani, si doveva entrare da più parti; con il generale francese erano circa centocinquanta soldati transalpini, divisi in tre squadre, e una sessantina di romani.
    Un testimone di quei giorni, l'abate Luca Antonio Benedetti, fornisce un elenco di quanti aiutarono le truppe straniere; in tale lista si ritrovano alcuni nobili e avvocati, qualche ecclesiastico, e diversi artigiani e commercianti: pizzicagnoli, abbacchiari, chiavari, stagnari. Alcuni assalitori provenivano da località del Lazio: Rieti, Poggio Mirteto, Salisano, Alatri, Frosinone, Sant'Oreste, Ceccano.
    Dal posto di osservazione del generale Miollis, venne dato il segnale per l'inizio delle operazioni; era stato assicurato che qualche addetto al palazzo avrebbe aperto, ma non fu così. Si tentò allora la scalata, ma quelli che provarono dal muro del luogo detto "la Panetteria" non riuscirono, in quanto non disponevano di scale abbastanza alte. Furono allora chiamati due "festaroli", cioè due artigiani che provvedevano all'organizzazione delle festività: essi disponevano, infatti, delle alte scale di legno che si usavano per parare le chiese nelle solenni ricorrenze liturgiche. Gli strumenti per l'ascesa furono approntati e alzati, ma vennero incontrate notevoli difficoltà; un popolano che tentò di salire, soprannominato "il Muletto", cadde, e si ruppe una gamba.
    Riuscì a entrare con maggiore facilità, da una finestra bassa di fronte alla chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, il generale Radet, con alcuni dei suoi soldati; l'ufficiale si trovò nei giardini, e raggiunse la base dello scalone. Erano usciti nel frattempo guardiani e domestici del palazzo, i quali, però, non opposero resistenza, anche perché sopraffatti dal numero; infatti, gli assalitori erano ormai entrati anche dagli altri punti d'accesso. Un servitore fedele suonò la campana, ma fu arrestato quasi subito.
    Il Radet fece abbattere numerose porte a colpi di accetta, e in un'anticamera trovò un drappello di guardie svizzere, con il comandante Karl Leodegar Pfyffer von Altishofen; anch'esse, in obbedienza agli ordini che erano stati loro impartiti, deposero le armi. L'ufficiale francese giunse così nella stanza dove si trovava il Papa, che era vestito con l'abito bianco, la mozzetta di seta rossa e la stola dorata. Erano con lui alcuni cardinali, tra i quali il pro-segretario di Stato Bartolomeo Pacca.
    Il Radet accennò con emozione e imbarazzo all'incarico che era in procinto di eseguire; chiese poi al Pontefice, da parte dell'imperatore, di rinunziare alla sovranità temporale della città di Roma e dello Stato romano. Qualora il Papa avesse rifiutato, sarebbe stato condotto dal generale Miollis, che gli avrebbe indicato il luogo della sua destinazione.
    Pio VII prese lo spunto dalle parole del suo interlocutore, che aveva ricordato il giuramento di obbedienza da lui prestato al sovrano, e lo invitò a considerare in quale modo e con quale fedeltà il Vicario di Cristo era impegnato a sostenere i diritti della Santa Sede. Il Papa precisò di essere solo l'amministratore del dominio temporale, che non apparteneva a lui, ma alla Chiesa romana. Aggiunse che non si aspettava tale trattamento dall'imperatore, e Radet ammise che Napoleone i aveva molti motivi di riconoscenza per il vescovo di Roma.
    Il Pontefice chiese se doveva lasciare il Quirinale da solo, e il generale francese rispose che poteva essere accompagnato dal pro-segretario di Stato.
    Pio VII indossò il cappello e il mantello rosso, e, con il cardinale Pacca, uscì quasi subito dal palazzo, passando per le stanze le cui porte erano state abbattute; il Papa e il porporato entrarono in una piccola carrozza chiusa, che fu subito circondata da un picchetto di gendarmeria a cavallo. Nessuno dei due illustri viaggiatori aveva preso denaro; pare avessero con sé, in totale, soltanto una lira e settantacinque centesimi. Il generale Radet e un maresciallo d'alloggio presero posto all'esterno della vettura.
    Il convoglio uscì da porta del Popolo, e si diresse verso la Toscana. Papa Chiaramonti non mancò di far presente al comandante francese che lo si stava conducendo non dal generale Miollis, come gli era stato detto, ma direttamente fuori Roma.
    A Radicofani il Papa fu raggiunto da alcune persone del suo seguito; le mete del viaggio furono dapprima Firenze, e poi Genova e Grenoble; ben presto il Pontefice fu separato dal cardinale Pacca, il quale venne recluso, per oltre tre anni, nella fortezza piemontese di Fenestrelle.
    Pio VII rimase a Grenoble dal 21 luglio al 1° agosto; da lì, passando per Valenza, Avignone, Aix, Nizza e Mondovì, fu condotto a Savona, dove risiedette per quasi un triennio. Nella primavera del 1812, fu trasferito a Fontainebleau; solo nel maggio 1814 il vescovo di Roma poté rientrare nella sua diocesi.



    (©L'Osservatore Romano - 17 Maggio 2009)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #5
    Gran CierRino L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Anche da noi si ricorderà il suo passaggio!

    Anche dalle mie parti si è deciso (il programma non è ancora ben definito) di ricordare solennemente, nel secondo centenario, il passaggio del Papa prigioniero.

    Il giorno 11 luglio 1809 il Servo di Dio, prigioniero del generale Miollis, ebbe modo di ristorarsi nel luogo da allora chiamato "Fontana del Papa", dove c'era una polla d'acqua ora disseccata dalle frane, ma esistente sino a pochi anni fa, di qualità molto buona, tanto che si andava a prenderla con le taniche per usarla come acqua da tavola.

    Qualche chilometro più avanti, arrivato al paese che era sulla strada principale e stazione di posta per il cambio dei cavalli, il Pontefice fu ospitato per qualche ora nella casa di una famiglia benestante del luogo, mentre i Dragoni si riposavano a loro volta in un vicino albergo. L'accoglienza dei miei antenati fu trionfale, nonostante tutti i rischi che ciò comportava in quel terribile periodo. Anche dai paesi vicini vennero molti ad ossequiare il Papa, fra di essi dalla vicina Brugnato accorse l'anziano Vescovo.

    Qualche anno dopo, ritornato alla Sede Romana, il Servo di Dio si ricordò dell'accoglienza riservatagli dai miei antenati, e inviò in dono un prezioso baldacchino, che tutt'ora conserviamo in ottime condizioni ed utilizziamo per le Processioni Eucaristiche.

    Saremo lieti, il prossimo 11 luglio, di accogliere il Vescovo proprio con l'onore di QUEL baldacchino.

    E poichè toccherà a me, come Priore della Confraternita locale, pronunciare un discorsetto di circostanza, penso proprio che citerò il "non prevalebunt" che equivale al popolare "ride bene chi ride ultimo". Infatti quel viaggio di Pio VII, costretto da Napoleone e dai suoi sgherri, non fu l'ultimo, pochi anni più tardi ce ne furono altri due: quello dello stesso Pio VII per il ritorno trionfale a Roma, e quello assai pù lungo e senza ritorno di Napoleone verso l'esilio di S. Elena: sic transit gloria mundi!

  6. #6
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    Che bella notizia questa della canonizzazione di questo grande Papa...

  7. #7
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    La canonizzazione temo sia ancora parecchio lontana, sono però fiducioso che un giorno ci sarà.
    Nel frattempo è una bella notizia la causa di beatificazione, che ci consente anche di considerare il baldacchino di cui parlavo sopra come una preziosa Reliquia!

  8. #8
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    Riapro questa discussione per confermare che sabato prossimo 11 luglio, secondo centenario del passaggio del Servo di Dio prigioniero dell'iniquità umana, celebreremo la ricorrenza con lo scoprimento di una lapide commemorativa sulla casa ove il Pontefice sostò.

    Approfitto per aggiungere qualche ricordo tramandato oralmente dai miei antenati.

    Quando si seppe che era in arrivo il Papa prigioniero, i parrocchiani sebbene i tempi fossero terribili (la ghigliottina non aveva un attimo di riposo!) coraggiosamente andarono ad accoglierlo in processione ai confini del loro territorio, ed all'ingresso in paese suonarono le campane a festa.

    Il Pontefice, commosso, dichiarà che dalla sua partenza da Roma le nostre campane erano le prime che sentiva suonare, e bonariamente rimproverò però i parrocchiani di non aver portato anche il baldacchino. La risposta fu semplice: la Parrocchia era povera, e non possedeva alcun baldacchino!

    Qualche anno dopo, tornate le cose a posto e restaurato il Papa sul trono di Pietro, egli si ricordò di questo triste episodio, e mandò in regalo il prezioso baldacchino con cui sabato prossimo accoglieremo il Vescovo.

  9. #9
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    200 anni fa: Papa Pio VII prigioniero di Napoleone!

    Questa mattina al mio paese, Borghetto di Vara (SP), si è tenuta una cerimonia commemorativa del secondo centenario del passaggio di Papa Pio VII, prigioniero di Napoleone, con la benedizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa in cui il Servo di Dio sostò e riposò.

    Erano tempi difficili per la Chiesa: l'astro napoleonico era al massimo del suo splendore, e l'Imperatore forse si riteneva invincibile e pensava di dominare il mondo intero, anche se poi non fu così.

    Il 5 luglio 1809 i generali Miollis e Radet, che già avevano occupato militarmente Roma, entrarono con la forza al Palazzo del Quirinale, ed imposero al Papa Pio VII, già di fatto prigioniero, di firmare la rinuncia al potere temporale e la sottomissione del Papato all'Impero. Il Pontefice rifiutò, con la notissima frase "Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo".

    Il giorno successivo il Papa venne portato via, in pantofole e senza nemmeno il tempo di prepararsi per un lungo viaggio. Con lui era il suo fedele collaboratore, il cardinale Bartolomeo Pacca, che però venne ben presto costretto a separarsi ed imprigionato per anni a Fenestrelle.

    Il Papa fu fatto lungamente peregrinare e poi imprigionato per tre anni a Savona, nelle anguste stanze che lo scorso anno sono state visitare dal Pontefice attuale.

    Il quinto giorno del suo viaggio, cioè esattamente 200 anni fa, l'11 luglio 1809, Pio VII prigioniero arrivò con pochissimo preavviso a Borghetto. I parrocchiani di allora, fra cui i miei antenati, decisero coraggiosamente, anche se la ghigliottina era in agguato, di accoglierlo degnamente, ed andarono in processione a riceverlo ai confini del territorio, suonando le campane a festa.

    Pio VII, commosso, dichiarò che quelle di Borghetto erano le prime campane a festa che sentiva suonare nei numerosi paesi attraversati da Roma a qui; e scherzosamente disse anche che però, già che c'erano, avrebbero anche potuto riceverlo con il baldacchino! La risposta fu semplice: il baldacchino non c'era, semplicemente perchè la parrocchia era povera e non lo possedeva.

    Qualche anno dopo, tornate le cose a posto, Pio VII ricordando questo episodio e l'accoglienza dei parrocchiani, inviò in dono alla parrocchia un prezioso baldacchino, che tuttora possediamo ed utilizziamo regolarmente, e che qualche anno fa è stato attentamente restaurato.

    Questa mattina abbiamo ricevuto il Vescovo mons. Moraglia presso l'attuale chiesa parrocchiale, e siamo andati in corteo con quel baldacchino al centro del borgo, dove è stata benedetta la lapide commemorativa dell'evento.

    E' toccato a me, come Priore della Confraternita, tenere un breve discorso, nel quale ho evidenziato anche come le cose finirono diversamente da quello che Napoleone immaginava, perchè di lì a pochi anni il Papa tornava trionfalmente a Roma, con altro itinerario attraverso le Legazioni, mentre l'Imperatore detronizzato assaggiava a sua volta la prigionia e partiva verso l'esilio definitivo di S. Elena, dove morirà a soli 54 anni.

    Il Vescovo prima di benedire la lapide ha evidenziato come il Papa Pio VII - oggi Servo di Dio - superò Napoleone sotto tutti i punti di vista, e più di ogni altra cosa su quello della carità e del perdono. Infatti quando l'ex Imperatore finì a S. Elena e per la sua famiglia non correvano certo tempi buoni, il Papa dimenticò tutto il male ricevuto e non esitò ad ospitare a Roma l'anziana madre di Napoleone ed altri suoi parenti.

    Pio VII: un grandissimo Papa, che speriamo di poter presto venerare Beato e poi Santo.

    Napoleone Bonaparte: sicuramente uno degli uomini più geniali che la storia ricordi! ma un tale genio venne purtroppo, almeno in parte, male impiegato. La riflessione spontanea che mi è venuta in mente è questa: se si fosse totalmente dedicato al bene avrebbe potuto essere davvero un grandissimo Santo.

    In ogni caso, a monito di tutti, l'Impero Francese non esiste più da un bel pezzo, la Chiesa - che l'Impero voleva soggiogare - esiste ancora e continuerà ad esistere.

  10. Il seguente utente ringrazia ITER PARA TUTUM per questo messaggio:

    I love Venice (13-11-2017)

  11. #10
    Cronista di CR L'avatar di Phantom
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    Una pagina oscura che purtroppo è trascurata, chissà cosa direbbero di questo i mangiapreti di oggi?

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