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Discussione: Il Cardinale Giuseppe Siri (20/05/1906 - 02/05/1989)

  1. #11
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    ho studiato la figura del cardinale Giuseppe Siri

    che grand'uomo, Dìo l'abbia sempre in gloria: la maestà fatta uomo, un vero cardinale di Santa Romana Chiesa, un ottimo pastore, una mente raffinatissima, lucida e colta.

    (dite quello che volete, ma a me le personalità "urticanti", quelle senza "peli sulla lingua" affascinano, e non poco... la schiettezza ed il coraggio di portare avanti le proprie idee, i propri convincimenti, la propria visione del mondo, a costo di risultare impopolari, è sempre una gran bella cosa, in un mondo dominato da rammolliti)

  2. #12
    Gran CierRino L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Anche Nostro Signore Gesù Cristo, ad un certo punto, "risultò impopolare"....
    ciò che in verità non avvenne al Cardinale Giuseppe Siri, vicinissimo alla sua gente, e sempre chiaro e comprensibile, come del resto adesso il suo allievo e successore Cardinale Angelo Bagnasco!

  3. #13
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    Siri, un pastore fra Genova e l’Italia
    Presentati gli atti di un convegno dedicato al porporato che guidò la Cei. I contributi di Ornaghi, Romano e Gheda. Tettamanzi: stima fra lui e Montini


    DA MILANO
    ANNALISA GUGLIELMINO


    Siri, la Chiesa, l’Italia. Tre parole che raccolgono un’epoca – la seconda metà del Novecento – che ha visto come «una delle figure più significative dell’Italia e della Chiesa universale» il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova per oltre quarant’anni dal 1946 al 1987, che collaborò ai primi passi di quella che sarebbe diventata la Conferenza episcopale italiana, diventandone presidente nel 1959.
    Le tre parole sono il titolo sotto cui lo storico Pietro Gheda ha raccolto gli interventi del convegno genovese del 2008 «Momenti, aspetti e figure del ministero del cardinale Giuseppe Siri», accompagnandoli con ulteriori contributi. Il volume è stato presentato ieri a Milano, all’Università Cattolica, dal rettore Lorenzo Ornaghi, dallo storico Sergio Romano (che visse a lungo nella Genova di Siri e lo conobbe personalmente) e dal cardinale Dionigi Tettamanzi, il cui messaggio è stato portato dal vescovo ausiliare e vicario ambrosiano per la cultura, monsignor Franco Giulio Brambilla.
    Tettamanzi, che prima di salire sulla cattedra di Ambrogio, di Siri è stato successore a Genova, ha offerto nuovi elementi sul legame tra Siri e Milano, determinanti per il tratteggio della sua personalità. Il rapporto fra Siri, giovane seminarista e il cardinale Carlo Dalmazio Vigoretti ( prete milanese poi vescovo di Crema e di Genova), l’incontro con il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster durante gli anni di studio a Roma («Venticinque anni più tardi i due uomini di Chiesa si ritrovarono l’uno alla fine e l’altro ancora all’inizio del ministero episcopale, a collaborare ai primi passi di quella che diverrà la Conferenza episcopale italiana», ha ricordato Tettamanzi), il rapporto pluridecennale con Giovanni Battista Montini, la collaborazione con i cardinali Giovanni Colombo prima e Carlo Maria Martini poi e non ultimo il rapporto con padre Agostino Gemelli e l’Università Cattolica presso cui lo stesso Siri, nel 1947, diede vita al primo nucleo dell’Ucid, l’Unione cristiana imprenditori dirigenti, di cui fu assistente generale.
    In particolare, Tettamanzi ha rintracciato le testimonianze della « stima » tra Siri e Montini, che smentiscono, per l’arcivescovo di Milano, « un ancor oggi diffuso quanto riduttivo stereotipo che vorrebbe contrapposti i due grandi uomini di Chiesa». Da Papa, Montini lodò «l’alta scienza teologica» del porporato e «l’opera prestata durante non brevi e non facili anni all’intero episcopato italiano», quella come presidente delle Settimane sociali dei cattolici italiani e quella da consulente dell’Ucid.
    «La sintesi del lunghissimo servizio pastorale genovese e alla Cei – per Paolo Gheda – è l’attenzione a tutte le parti sociali». Gli studi che il direttore del Centro Ettore Passerin d’Entrèves dell’Università della Valle d’Aosta sta conducendo sugli archivi storici, « stanno confermando quanto lavoro Siri abbia svolto con un’attenzione che andava dalla popolazione più semplice fino alle alte cariche politiche ». Di fatto, « considerava il comunismo come il peggiore pericolo della Chiesa, in questo essendo vicino alle posizioni di Pio XII – ha sottolineato Sergio Romano –. E considerava le posizioni di centrosinistra come una disobbedienza personale », a lui che era, per lo storico, «un principe vescovo». E nonostante la sua fermezza, «capace di grandi aperture».
    Non era «uomo da compromessi», ha rilevato Ornaghi. Per lui, ha aggiunto il rettore, «la Chiesa non poteva essere subalterna alla modernità ». La sua idea era quella di «stare nella storia, e per quanto possibile orientare e guidare i cambiamenti storici». Ecco perché è stato «vero protagonista» in una «stagione di protagonisti che non erano tali, ma giocavano questo ruolo grazie alle équipe di intelligenze che li circondavano», ha concluso il rettore.
    In occasione del decimo anniversario della morte di Siri, nel 1999, il cardinale Tettamanzi esprimeva a Genova un parere sulla presenza, tutta da studiare, dell’eminente arcivescovo «non solo nella sua Chiesa ma anche in quella italiana e universale, in un’epoca storica quanto mai densa di sfide, dal periodo post-bellico al Vaticano II e al periodo postconciliare » . Un parere che ieri ha voluto ribadire: «Il volume che viene oggi presentato si inserisce come una significativa tappa nel percorso di necessaria indagine storica, che dovrà essere ulteriormente proseguito e approfondito », per «una valutazione complessiva oggettiva e serena e comunque necessaria per chi deve scrivere la storia della Chiesa».

    fonte: Avvenire, 05/03/2010
    Oboedientia et Pax

  4. #14
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    il cardinale Carlo Dalmazio Vigoretti
    Sarebbe Minoretti...
    (Speriamo che si tratti di un errore dell'articolista di Avvenire e che non sia davvero scritto "Vigoretti" negli atti del convegno... )
    Oboedientia et Pax

  5. #15
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    Un bel video sul cardinale Siri:

    [YOUTUBE]4kiD2zbaXu8[/YOUTUBE]

  6. #16
    Utente Senior L'avatar di robdealb91
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    In onore dell'augusto Cardinal Siri

    Il 2 maggio 1989 andava in Cielo uno dei più santi e ortodossi cardinali e vescovi italiani, Giuseppe Siri...in sua memoria, apro questo tread, sperando di far cosa gradita...

  7. #17
    Utente Senior L'avatar di robdealb91
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    Gli altari versus populum abbiano sempre, anche nel tempo in cui non si svolgono le azioni liturgiche i candelieri (non meno di due, o quattro, meglio sei)...Sono infatti i candelieri che distinguono l’altare cattolico dall’altare acattolico e ciò è della massima importanza...Si consiglia, anche se la legge permette una maggiore libertà, di mantenere l’uso del Crocifisso sull’altare nella parte mediana in modo che il Celebrante e il popolo abbiano sempre visivamente ricordato che su quell’altare si celebra la rinnovazione dello stesso Sacrificio della Croce...Tra i due modi consentiti dalla legge generale per accostarsi alla santa Comunione, quello più consentaneo alla mentalità delle nostre popolazioni, è quello di porsi in ginocchio. Si prescrive pertanto di distribuire la santa Comunione al fedele inginocchiato. Non è ammessa nella Archidiocesi la Comunione in piedi. Qualora si presentassero fedeli, abituati ad altro cerimoniale si invitano garbatamente, ma fermamente a uniformarsi alle disposizioni diocesane.

    (Citazioni tratte dal “Decreto sul culto all’Eucaristia e degli altari” emanato dal Cardinale Giuseppe Siri l'8 dicembre 1974)

  8. #18
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    Il problema dell’intercomunione è un problema di estrema gravità e può costituire una deviazione dal retto metodo ecumenico, presentarsi come un vero trabocchetto per molti cattolici in buona fede ed offrire una nuova testimonianza dello sviamento di teologi dalla teologia...L'unità non si farà mai sulle mezze parole, sui concetti detti a metà, sulle aperture ed interpretazioni volontarie. Se questa qualcuno la chiamasse unità, o non saprebbe quello che dice, o mentirebbe sapendo di mentire...Un falso approccio ecumenico è inficiato di relativismo sul piano dogmatico; è il tema che oggi è trattato eufemisticamente con il termine di pluralismo. Nella sostanza della dottrina accettata come rivelata o certa dalla Chiesa Cattolica non può esistere pluralismo. Questo suppone il relativismo, il quale porta logicamente al disfacimento di tutto; non dunque unità, ma distruzione. E' forse l'unità un'opera di distruzione? Il pluralismo sta nei gusti, negli aspetti, nelle simpatie, negli onesti adattamenti al linguaggio delle culture - salva veritate -, mai nella sostanza della verità e degli stessi fatti. Sta nelle cose umane, che «Dio ha lasciato alle dispute degli uomini», ma non certo nelle cose, che stabilmente ha definito Lui per il tempo e per l'eternità.

    (Brano tratto da un editoriale del Cardinale Giuseppe Siri, pubblicato su “Renovatio”, IX - 1974)

  9. #19
    Utente Senior L'avatar di robdealb91
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    Ritengo di attirare la attenzione su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico…Di fatto si sta assistendo alla più grande decadenza dell'abito ecclesiastico…L'abito condiziona fortemente e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta . L'abbigliamento, infatti, impegna per la vestizione, per la sua conservazione, per la sostituzione. È la prima cosa che si vede, l'ultima che si depone. Esso ricorda impegni, appartenenze, decoro, colleganze, spirito di corpo, dignità! Questo fa in modo continuo. Crea pertanto dei limiti alla azione, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, delle conseguenze, delle malevoli interpretazioni…L'abito non fa il monaco al 100%, ma lo fa certamente in parte notevole; in parte maggiore, secondo che cresce la sua debolezza di temperamento…Per tale motivo la questione della divisa ingigantisce nel campo ecclesiastico e si impone alla attenzione di quanti vogliono salvare vocazioni, perseveranza negli accettati doveri, disciplina, pietà, santità!…succede che in talune città d'Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l'assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali. Tutto per colpa dell'abito tradito!…Il bilancio che ne consegue . Eccolo:
    - disistima;
    - sfiducia;
    - insinuazioni facili e talvolta gravi;
    - preti che, cominciando dall'abito e dallo smantellamento della prima umile difesa, finiscono dove finiscono...
    - crisi sacerdotali, del tutto colpevoli, perché cominciate col rifiuto delle necessarie cautele, richieste dal Diritto Canonico e dal consiglio dei Vescovi..., con risultati disgraziati e spostati...
    - seminari che si svuotano e non resistono; mentre nel mondo, tanto in Europa che in America, rigurgitano i seminari, ordinati secondo la loro genuina origine, col rigoroso abito ecclesiastico, nella vera obbedienza al Decreto conciliare Optatam totius;
    - anime che si trascinano innanzi senza più alcuna capacità decisionale, dopo la loro contaminazione col mondo.

    …Credo difficile possa esistere nel nostro tempo, proprio per le sue caratteristiche, lo spirito ecclesiastico senza il desiderio e il rispetto dell'abito ecclesiastico…Qui non parliamo solo di «abito ecclesiastico», ma di talare. E guardiamo bene le cose in faccia, senza alcun timore di quel che si può dire…Alcuni, per boicottare l'uso della talare o per giustificarsi nell'aver ceduto alla moda corrente contraria all'abito talare, affermano: «Tanto la talare è un abito liturgico», volendo così esaurire l'eventuale uso della talare alla sola liturgia. Questo è apertamente falso e capziosamente ipocrita!…Francamente è chiaro che il clergyman…non è la soluzione più desiderata. Chi non ama la sua talare resisterà ad amare il suo servizio a Dio? Il prossimo non sostituisce Dio! Non è soldato chi non ama la sua divisa…L'indirizzo da darsi è:
    - che anche se la legge ammette il clergyman, esso non rappresenta in mezzo al nostro popolo la soluzione ideale;
    - che chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico deve amare la sua talare;

    - che la difesa della talare è la difesa della vocazione e delle vocazioni.

    Il mio dovere di Pastore mi obbliga a guardare assai lontano. Ho dovuto constatare che la introduzione del clergyman oltre la legge e le depravazioni dell'abito ecclesiastico sono una causa, probabilmente la prima, del grave decadimento della disciplina ecclesiastica in Italia. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa!

    (Testo tratto da: Card. Giuseppe Siri, A Te sacerdote, vol. II, Frigento: Casa Mariana, 1987, pp. 67-73)

  10. #20
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    Cari Confratelli, Diletti Figli!...la Chiesa ha voluto richiamare al mondo una verità tanto elementare quanto trascurata: il primo atto al quale sono tenuti gli uomini, come singoli e nella loro vita associata, è quello di rendere nell’intimo del cuore per la sincerità, nella pubblica espressione per la giustizia verso il Creatore, quel culto che Gli è dovuto come a dispositore di ogni cosa, salvatore ed eterno amore. Il culto solenne e pubblico a Dio sta prima del progresso, prima di ogni piacere e prima di ogni altro dovere sociale. Tutte le proporzioni si alterano nella vita individuale e sociale, quando questa legge non viene osservata ed il disordine, la insoddisfazione, la noia, la tristezza, la stessa disperazione si impossessano degli uomini e fanno impazzire gli stessi fatti della loro storia. Molti troveranno in questo la vera spiegazione del loro stato arido ed oscuro, pervaso di ombre e di inutili dolori...la Liturgia è il primo strumento ordinario per la salvezza delle anime. Non vi sembri strano: il Santo Sacrificio, i Santi Sacramenti, la più grande preghiera, la erogazione della parola di Dio più autentica fanno parte della Divina Liturgia. Non solo, ma essa, col suo continuo dialogo con Dio, colla Vergine Madre nostra e coi Santi, ricostruisce sempre la famiglia di Dio, quella che resta al disopra delle nere vicissitudini umane. Colla Divina Liturgia, specialmente se capita e seguita, si insegna, si santifica, si eleva tutto.

    (Brani tratti dalla lettera pastorale del 2 febbraio 1964)

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