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Discussione: I Santi di Sicilia

  1. #1
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    I Santi di Sicilia

    Tutti i Santi di Sicilia



    Da tempi immemorabili le Chiese di Sicilia hanno celebrato i loro santi con speciale devozione e con liturgie proprie, raccolte di volta in volta, in Breviarii e Messali, che costituiscono un enorme patrimonio per la fede e la liturgia dell'Isola.
    Gli ultimi sforzi, in ordine di tempo, risalgono al 1981, quando fu promulgato il Messale e Lezionario propri delle Chiese di Sicilia, e al 2004 quando fu approvata la Liturgia delle Ore - Proprio delle Chiese di Sicilia. La bimillenaria presenza del Cristianesimo in Sicilia - già l'Apostolo San Paolo trovava comunità cristiane a Siracusa - ci permette oggi di annoverare tra i nostri conterranei moltissimi martiri, confessori, vescovi, ma anche religiosi, religiose e laici, che, nel corso dei secoli, hanno dedicato la loro vita all'annunzio della Lieta Novella.
    In questo thread voglio presentarvi un pò tutti i Santi di Sicilia, cercando di mantenere l'ordine alfabetico.
    Ultima modifica di Abbas S:Flaviae; 02-05-2010 alle 22:17
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  2. #2
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    LETTERA A

    1. Agapeno, santo martire (epoca incerta) - 17 febbraio
    2. Agata, santa vergine e martire (+ 251) - 5 febbraio
    3. Agatone, santo papa (+ 681) - 10 gennaio
    4. Agatone, santo vescovo (II sec.) - 27 giugno
    5. Agatone e Trifina, santi martiri (+ 306) - 5 luglio
    6. Agostino Novello, beato agostiniano (+ 1309) - 19 maggio
    7. Agrippina, santa martire (III sec.) - 23 giugno
    8. Alberto, santo carmelitano (+ 1307) - 7 agosto
    9. Alfio, Filadelfo, Cirino e compagni, santi martiri (III sec.) - 10 maggio
    10. Ampelio e Caio, santi martiri (+ 314) - 20 novembre
    11. Andrea di Sicilia, beato gerolimiano (+ 1420)
    12. Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, santi martiri (+ 884) - 23 settembre
    13. Andrea Sciortino da Burgio, venerabile cappuccino (+ 1772) - 16 giugno
    14. Angela da Sciacca, beata carmelitana (+ 1320) - prima domenica di luglio
    15. Angelica da Milazzo, beata francescana (+ 1559) - 6 dicembre
    16. Angelico Lipani, servo di Dio cappuccino (+ 1920) - 9 luglio
    17. Angelo di Licata, santo martire carmelitano (+ 1255) - 5 maggio
    18. Angelo Sinisio, beato abate benedettino (+ 1386) - 27 novembre
    19. Annibale Maria Di Francia, santo fondatore (+ 1927) - 2 giugno
    20. Antonino Celona, servo di Dio sacerdote (+ 1952) - 15 ottobre
    21. Antonino Petix, servo di Dio terziario francescano (+ 1935) - 18 ottobre
    22. Antonio Augusto Intreccialagli, venerabile vescovo (+ 1924) - 19 settembre
    23. Antonio Franco, servo di Dio abate (+ 1626) - 2 settembre
    24. Arcangelo da Calatafimi, beato eremita (+ 1460) - 27 luglio
    25. Archileone di Paternò, santo eremita (IX sec.)
    26. Atanasio, santo vescovo (+ 885) - 19 luglio
    27. Atanasio Chiaramonte, beato abate basiliano (XIII sec.)
    28. Atanasio e Alessandro, santi martiri (e. i.) - 13 febbbraio
    29. Attalo, santo abate benedettino (IX sec.) - 3 aprile
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  3. #3
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    Sant'Agapeno, martire
    17 febbraio

    Santo martire di epoca incerta, la sua memoria si trovava nell'Ordo Officii Recitandi dell'Archidiocesi di Catania, al 12 ottobre. Fino al 1959 era presente anche nel Calendarium dell'Archidiocesi di Messina, celebrato il 17 febbraio come civis messanensis.
    Ultima modifica di Abbas S:Flaviae; 03-05-2010 alle 15:47
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  4. #4
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    Sant'Agata, vergine e martire

    5 febbraio



    Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto.
    Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano.
    Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi.
    Era un sistema spietato e calcolato, perché l’imperatore tendeva a fare più apostati possibile che martiri, i quali venivano considerati più pericolosi dei cristiani vivi. Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi.
    In quel periodo Catania era una città fiorente e benestante, posta in ottima posizione geografica; il suo grande porto, costituiva un vivace punto di scambio commerciale e culturale dell’intero Mediterraneo.
    E come per tutte le città dell’Impero Romano, anche Catania aveva un proconsole o governatore, che rappresentava il potere decentrato dell’impero, ormai troppo vasto; il suo nome era Quinziano, uomo brusco, superbo e prepotente e circondato da una corte numerosa, con i familiari, un numero enorme di schiavi e con le guardie imperiali, dimorava nel ricco palazzo Pretorio con annessi altri edifici, in cui si svolgevano tutte le attività pubbliche della città.
    Secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione.
    Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, con il loro nuovissimo stile di vita, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento.
    Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate.
    Nel mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, abbigliamento che lascia supporre che fosse diventata diaconessa.
    Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio.
    Qui subentrano varie tradizioni popolari, che indicano Agata che scappa per non farsi arrestare e si rifugia in posti indicati dalla tradizione, in una contrada poco distante da Catania, Galermo, oppure a Malta, oppure a Palermo; ma comunque ella viene catturata e condotta da Quinziano.
    Il proconsole quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata.
    Egli allora mette in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo.
    Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”.
    Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture, tralasciamo i testi degli interrogatori per motivo di spazio, del resto sono articolati diversamente da una ‘passio’ all’altra. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie.
    Questo risvolto delle torture, costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate.
    Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate.
    A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla.
    Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo.
    Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi.
    L’ultima volta che il suo patrocinio si è rivelato valido, tramite il miracoloso velo, portato in processione dall’arcivescovo di Catania, è stata nel 1886, quando una delle ricorrenti eruzioni dell’Etna, minacciava la cittadina di Nicolosi, posta sulle pendici del vulcano e che venne risparmiata dalla distruzione.
    Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto ed il pugliese Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa; la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato Ognina, tutti i catanesi risvegliatasi e rivestitasi alla meglio, accorsero ad onorare la “Santuzza”.
    Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre, anche se era appena una quindicenne.
    Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché si sa, nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna. Le sue reliquie sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea, opera di celebri artisti catanesi; vi è anche il busto argenteo della “Santuzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone.
    Il culto per s. Agata fu talmente grande, che fino al XVI secolo, essa era contesa come appartenenza anche da Palermo, la questione è stata a lungo discussa, finché a Palermo il culto per la santa, fu soppiantato da quello per s. Rosalia. Anche a Roma fu molto venerata, papa Simmaco (498-514) eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia e un’altra le fu dedicata da S. Gregorio Magno nel 593.
    Nel XIII secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben 26 chiese a lei intitolate. Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, le feste sono due il 5 febbraio e il 17 agosto, con caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo.
    Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’.
    Tante altre manifestazioni popolari e folcloristiche, oggi non più in uso, accompagnavano nei tempi trascorsi questi festeggiamenti, a cui partecipava tutto il popolo con le Autorità di Catania, devotissimo alla sua ‘Santuzza’.

    da: santiebeati.it
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    Abbas, per evitare la ridondanza di informazioni, perché non modifichi i testi tratti da SantieBeati.it magari integrandoli con altre fonti (cartacee e non)? Nessun intento polemico, ci vuole un sacco di tempo per fare un simile lavoro! Ciao
    Per i santi più famosi, come Agata e Lucia qualunque testo si prenda le notizie sono pressoché identiche, perché sono sante celeberrime. Per quanto riguarda tutti gli altri, le notizie le traggo da diverse fonti e le unisco in un discorso unico.
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    Sant'Agatone, papa

    10 Gennaio




    Di origini palermitane, figlio di Pannonio, Agatone visse a cavallo tra il VI e il VII secolo. Per compiacere i genitori sposò Agatosa, una pia donna, con cui visse castamente per breve tempo. Dispensato dal vincolo matrimoniale abbracciò la vita monastica fra i benedettini di S. Ermete. Successivamente, chiamato da papa Gregorio Magno come suo collaboratore, si recò a Roma.
    La sua vita fu colma di grandi virtù e dedicata allo studio. Creato cardinale da papa Dono, gli successe nel pontificato il 27 Giugno 678, alla veneranda età di 103 anni. Promosse la venerazione delle Sacre Immagini e fu un uomo di grande carità verso i poveri e gli afflitti. Abolì il donativo che i papi dovevano all'imperatore d'Oriente per l'accettazione della nomina e, nonostante le grandi difficoltà dell'epoca (vi fu una tremenda pestilenza durante il suo pontificato), riuscì a guadagnarsi la stima del clero e del popolo.
    Restaurò la Chiesa inglese, ristabilendo il vescovo Wilfrido nella sede di York e inviò l'abate Giovanni di San Martino per diffondervi il canto e l'ordinamento liturgico.
    Durante il suo ministero si aprì il IV Concilio di Constantinopoli il 27 Marzo del 680, che condannò l'eresia monotelita, concludendosi il 16 Settembre 681; ma il Pontefice non poté vederne la conclusione poiché morì il 10 Gennaio del 681, e fu salutato dai Padri Conciliari come "il medico scelto dalla Provvidenza per allontanare dalla Chiesa il contagio della eretica pravità coi rimedi della ortodossia, e ridare ai fedeli il vigore della spirituale santità".
    Durante il suo pontificato ordinò tre diaconi, dieci sacerdoti e diciotto vescovi. Di lui abbiamo due lettere agli augusti Eraclio e Tiberio e una lettera a Edioro vescovo di Vienna.

    Fonte: Carlo Gregorio, I Santi Siciliani.
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  7. #7
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    Sant'Agatone, vescovo

    27 Giugno

    (Sant'Agatone consacra vescovo Neofito)

    Fu il primo vescovo di Lipari. Dagli Acta martirii Sanctorum Alphii, Philadelphii et Cyrini martyrum sappiamo che, durante la persecuzione di Decio si rifugiò nelle campagne di Lentini (SR) e visse in una grotta. Durante il suo eremitaggio incontrò Alessandro, consigliere di Tertullo, che battezzò con il nome di Neofito.
    Dopo la morte di Tertullo Agatone andò nella città di Lentini, dove compì molti miracoli, e prima di morire consacrò vescovo della città Neofito.
    Ultima modifica di Abbas S:Flaviae; 05-05-2010 alle 01:17
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    Santi Agatone e Trifina, martiri

    5 Luglio

    Poche e frammentarie le notizie su questi due santi. Il Martirologio Geronimiano li commemora come martiri al 5 Luglio, ponendo la data del martirio al 306.
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    Beato Agostino Novello, confessore

    19 Maggio



    Al secolo Matteo Spinelli, nacque a Taormina nella prima metà del secolo XIII da Pietro di Terano, governatore della città, di origine catalana. Studiò Giurisprudenza a Bologna e nello stesso ateneo insegnò leggi canoniche e civili. Conosciuto al re Manfredi per le sue grandi doti giuridiche, fu nominato prefetto della Curia di Napoli e Segretario di Stato. Fu poi Giudice della Regia Gran Corte e Maestro Giustiziere di Sicilia, amministrando la giustizia nel suo palazzo di Palermo.
    Partecipò alla battaglia di Benevento, al fianco del re Manfredi, che venne ucciso. Matteo, invece, rimase gravemente ferito e si per salvarsi si finse morto, facendo voto a Dio che, se si fosse salvato, si sarebbe completamente dedicato al Suo servizio.
    Tornato in Sicilia entrò presso gli agostiniani e assunse il nome di Agostino, aggiungendovi l'epiteto "Novello".
    Visse la sua vita monastica nella semplicità nei pressi di Siena.
    In seguito a seri problemi giudiziari del monastero di Rosia si offrì quale insigne giurista per aiutare i confratelli, e così fu riconosciuto da un suo antico alievo, Giacomo de' Pagliaresi. Da allora ebbe sempre più importanti incarichi.
    Il beato Clemente da Osimo lo consacrò sacerdote e lo portò con sé a Roma per la revisione delle Costituzioni, promulgate nel 1290.
    Il Papa Niccolò IV lo volle come suo confessore, penitenziere e legato apostolico, ufficio che mantenne anche con i successori, Celestino V e Bonifacio VIII, per dodici anni.
    Il 25 Maggio 1298 fu nominato generale dell'ordine nel capitolo di Milano. Egli cercò di rifiutare ma fu costretto ad accettare per obbedienza al Papa.
    Nel Maggio del 1300 riuscì a far eleggere il suo successore e si ritirò nell'eremo di S. Leonardo al Lago, dove morì il 19 Maggio 1309.
    Fin dalla sua morte fu venerato come santo e il suo corpo fu trasferito nella chiesa del convento di Sant'Agostino a Siena, e il Papa Clemente XIII ne confermò il culto ab immemorabili l'11 Luglio 1759.

    Nota: il nome del padre, Pietro de Terano, ha creato un equivoco plurisecolare, secondo cui il beato Agostino è nato a Tarano in Sabina. La polemica sui natali del beato si riaccese nel 1934 quando il Card. Sbarretti Tazza fece inserire nell'Ufficio della Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto la messa del beato Agostino. Tuttavia è ormai storicamente accertata l'origine siciliana sia di Agostino, sia del padre.
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    Sant'Agrippina, vergine e martire

    23 Giugno


    Nobile ragazza romana, fu martirizzata sotto Valeriano. Secondo la tradizione, conociuta per la fama di santità, fu chiamata a Mineo in Sicilia da Eupressia, affinché per sua intercessione guarisse la figlia. Venne dunque in Sicilia Agrippina e per le sue preghiere la giovanetta fu salva.
    Secondo altre fonti, invece, dopo il martirio il corpo di Agrippina fu portato in Sicilia dalla sorella Bassa, e da altre due donne, Paola e Agatonica, e arrivato a Mineo, fu accolto nella casa di Eupressia. Dopo la miracolosa guarigione della figlia, Eupressia fece costruire una piccola chiesa nei pressi della sua casa (era circa il 263 d.C.).
    Nel 302 la chiesa fu ingrandita e consacrata da Severino, vescovo di Catania.
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