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Discussione: I Santi di Sicilia

  1. #11
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    Sant'Alberto, confessore

    7 Agosto



    Nacque a Trapani (o Monte di Trapani-Erice) nel 1225 da Benedetto degli Abati, fiorentino, e Giovanna Palizzi, dopo 26 anni di matrimonio. Istruito da un santo precettore, rifiutò di sposare una ragazza che i genitori gli avevano portato e, aiutato dalla Vergine Santa, che venne in sogno ai genitori, riuscì a convincerli di dargli il permesso di entrare presso i Carmelitani. Fu così accolto e divenne sacerdote nel convento di Trapani e fu inviato al convento del Carmine al Pozzoleone di Messina, dove fu eletto priore provinciale e divenne famoso per la sua santità e per le numerose conversioni di ebrei. Fu uomo di grande bontà e penitenza, e compì molti prodigi.
    Durante l'assedio di Messina il senato chiese il suo intervento. Alberto ordinò che il popolo convenisse a pregare in Cattedrale, dove egli celebrò la Santa Messa, alla presenza dell'intera città. Alberto pregò con fede affinché venissero alleviate le pene del popolo affamato e, proprio durante questa preghiera, apparvero al porto delle imbarcazioni cariche di viveri e frumento, che lasciarono al porto il loro carico e ripartirono senza farsi riconoscere. Per secoli infatti rimasero nella memoria i Granai di Sant'Alberto.
    Nominato superiore provinciale per la Sicilia, svolse il suo incarico con sempre grande competenza e umiltà, finché, provato dalla malattia, volle ritirarsi nel casolare presso il torrente San Michele, per vivere solo con Dio.
    Morì a Messina il 7 Agosto 1307.
    Ai suoi funerali, a cui partecipò anche il re Federico III, si contarono numerosi miracoli e prodigi.
    E' uno dei primi santi dell'Ordine Carmelitano.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  2. #12
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    Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, martiri

    10 Maggio



    Di origini vasconi, Alfio, Filadelfo e Cirino erano tre fratelli, figli di Vitale, uno dei notabili della loro città.
    Convertiti al Cristianesimo da Onesimo, insieme al loro cugino Erasmo, furono arrestati durante la persecuzione di Licinio e furono mandati a Roma per essere giudicati da Valeriano. Dopo aver subito tremende torture furono inviati a Pozzuoli, dove Onesimo ed Erasmo subirono il martirio. I tre fratelli, invece, furono trasferiti in Sicilia, furono interrogati a Messina da Tertullo e traferiti in carcere a Catania e quindi a Lentini. Qui Alessandro, collaboratore di Tertullo, li liberò, ma, dopo la guarigione di Tecla per loro intercessione furono nuovamente arrestati e giudicati, gli Acta riportano l'interrogatorio:
    Il 10 Maggio 253, nel Foro, Tertullo, ammantato di Porpora, attorniato dai Consiglieri e da numerosi soldati romani, fece tradurre i Tre Fratelli.
    A fianco al trono del Preside si erigeva una statua di una divinità pagana.
    Tertullo invitò i Tre Fratelli ad incensare alla dea.
    "O vi piegate agli dei di Roma o presto sarete uccisi: Decidete!"
    Sant'Alfio rispose per tutti!
    "Noi siamo Cristiani! Fa su di noi quello che tu vuoi, inventa strumenti di tortura; Noi saremo sempre fedeli a Gesù Cristo, Figlio di Dio vivente".
    Filadelfo e Cirino confermarono quanto detto da Alfio.
    "Nostra madre - essi dissero - ci ha dato l'esempio; essa è beata in Cielo; il maestro Onesimo, il nostro nipote Erasmo e altri 13 Compagni sono stati sacrificati a Pozzuoli; Mercurio e i suoi soldati decapitati da te o Tertullo; altri nelle contrade di Leontini; e noi dovremmo piegarci a te?"
    Tertullo furente, si alza agitato, si consiglia coi suoi Consiglieri ed esclama:, "Nel nome dell'Imperatore di Roma, ordino di strappare la lingua ad Alfio e buttarla in quel pozzo aperto; Filadelfo sia steso su quella graticola ardente, Cirino sia tuffato nella caldaia bollente".
    Uccisi dunque i loro corpi furono gettati in un pozzo lì vicino e successivamente recuperati e seppelliti da Tecla e da Giustina.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  3. #13
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    Santi Ampelio e Caio, martiri

    20 Novembre

    Di origini messinesi, questi due santi subirono il martirio sotto Diocleziano, a Messina il 20 Novembre 314. Il loro corpi secondo la tradizione popolare si trovano nel coro del convento di San Francesco. Secondo i Bollandisti Ampelio potrebbe essere il S. Appelico ricordato dai martirologi geronimiani.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  4. #14
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    Beato Andrea di Sicilia, confessore


    Di origini siciliane, fu uno dei primi compagni del beato Pietro Gambacorta, fondatore della Congregazione di San Girolamo nel 1380. Visse gli ultimi anni della sua vita nel convento di San Biagio a Fano, ove morì nel 1420.
    Oggi il culto è andato perduto e anche del corpo non si hanno più tracce.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  5. #15
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    Santi Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, martiri

    23 Settembre


    Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, secondo il Menologio greco, predicavano il Vangelo nella loro città di Siracusa, per tal motivo furono arrestati dai Saraceni e deportati in Africa, dove, torturati barbaramente, furono uccisi il 25 Settembre dell'884.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  6. #16
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    Venerabile Andrea Sciortino da Burgio, confessore

    16 Giugno


    Al secolo Nicola, nacque a Burgio (AG) il 10 Settembre 1705 da Domenico Sciortino e Ninfa Colletti. Nicola visse in campagna, aiutando i suoi nella vita agreste, tutta la sua infanzia e giovinezza.
    A 25 anni entrò come fratello laico nel convento dei minori cappuccini di Monte San Giuliano e, il 24 Aprile 1735 indossò l'abito, prendendo il nome di Andrea.
    Nel 1746 fu inviato missionario in Africa e rimase diciassette anni in Congo e Angola, dove ebbe molto a soffrire per la sua attività in favore della Fede.
    Durante questi anni ricevette anche la visita dei reali portoghesi, che avevano conosciuto la sua fama di santità e le sue doti taumaturgiche.
    Per ragioni di salute fu costretto a tornare in Patria, e, durante il viaggio, a Cadice, guarì il viceré dalla paralisi.
    Giunto a Palermo trascorse gli ultimi anni di sua vita incontrando migliaia di persone che accorrevano a visitarlo.
    Morì il 16 Giugno 1772.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  7. #17
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    Beata Angela da Sciacca, religiosa

    Prima domenica di Luglio


    Nata a Sciacca, durante un pellegrinaggio in Terrasanta entrò nell'Ordine Carmelitano, facendo la sua professione davani a San Bocardo, priore generale. Tornata a Sciacca visse gli ultimi anni della sua vita come eremita in una grotta, dove morì nel 1230.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  8. #18
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    Beata Angelica da Milazzo, vergine

    6 Dicembre



    Nata a Milazzo agli inizi del secolo XVI, Angelica era una bellissima ragazza, virtuosa e sensibile. Destinata in sposa a un giovane benestante della sua città, rifiutò per consacrarsi tutta a Cristo, e divenne Terziaria di San Francesco di Paola. Nel 1559, colpita da un terribile male che deturpò la sua bellezza, si affidò completamente al Signore, morì in quello stesso anno.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  9. #19
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    Servo di Dio Angelico Lipàni, confessore

    9 Luglio




    Al secolo Vincenzo, nacque a Caltanissetta il 28 Dicembre 1842, da una famiglia molto religiosa (il fratello maggiore Pietro era morto giovane sacerdote). Dopo aver studiato presso i Gesuiti a Caltanissetta, nel 1861 vestì il saio nel convento di Caccamo prendendo il nome di frà Angelico, e fu mandato a Palermo per ultimare gli studi. Qui nel 1866 fu ordinato sacerdote, ma la sua gioia francescana doveva durare poco. Lo stesso anno, infatti, a causa delle leggi eversive fu costretto a lasciare il convento con i suoi confratelli e tornò a Caltanissetta presso la sua famiglia. Qui il vescovo gli affidò la chiesetta del Signore della Città e l'insegnamento del latino presso il Seminario vescovile.
    Nella chiesetta conservò e provvide al culto del Cristo Nero, principale patrono di Caltanissetta e provvide al restauro e consolidamento di una delle più antiche chiese della città.
    In seminario fu maestro inimitabile, il suo metodo d'insegnamento più che inculcare concetti astratti faceva innamorare gli alunni. Provvide anche a redarre una grammatica latina adatta ai suoi discepoli. Per 25 anni istruì le nuove generazioni di sacerdoti, finché il vescovo, Mons. Guttadauro, quale ringraziamento per la sua opera, il conventino di San Michele alle Calcare, esaudendo così il desiderio di P. Angelico di ricostituire la comunità cappuccina, sciolta dopo il 1866.
    Mentre "rifondava" il francescanesimo in città, il cuore di P. Angelico era vicino alle sciagure che spesso colpivano i nisseni, soprattutto nelle miniere di zolfo. Le orfane indigenti erano tante e P. Angelico, illuminato dallo Spirito Santo, pensò di aiutare queste bimbe e giovinette, per assicurare loro una vita dignitosa e giusta. Così il 15 Ottobre 1885 fondò la Congregazione delle Suore Francescane del Signore della Città, con due suore. La prima superiora fu Suor Giuseppina Ruvolo.
    La sede della Congregazione fu (ed è ancora oggi) la chiesa del Signore della Città, che fu anche ampliata e arricchita da bellissime opere d'arte, commissionate da P. Angelico e dalla Contessa Adelaide Testasecca, grande benefattrice della nascente Congregazione.
    Negli anni la Congregazione crebbe e diede asilo a tante bambine, donando loro l'istruzione e la preparazione necessari per affrontare il mondo.
    Nel 1903 finalmente i Cappuccini tornarono nel Conventino di San Michele, ormai pronto, e P. Angelico tornò con loro.
    Nel 1914, a causa di una malattia, fu costretto a lasciare la sua amata comunità e ad andare presso le sorelle, nella stessa casa in cui era nato. Qui visse gli ultimi anni della sua vita, obbedendo pur nella sofferenza di non poter vivere pienamente la sua vocazione francescana.
    Sentendo la morte vicina, volle al suo capezzale le suore da lui fondate, già numerose, ad esse lasciò il suo testamento spirituale: Fatevi sante, vi voglio tutte sante, per come santo voglio essere io.
    Dette queste parole spirò, era il 9 Luglio 1920.
    Alla notizia della morte tutte le campane della città suonarono a morto, e per le case iniziò a girare la voce: E' morto P. Angelico, il santo.
    La sua figura rimane sino ad oggi nel cuore dei nisseni, come uomo di carità, come conoscitore dei cuori, come maestro di intere generazioni.
    Il processo di beatificazione fu aperto, con enorme ritardo, solo nel 1997. Nel frattempo, però P. Giuseppe Sorce Lo Vullo, cappellano delle Suore Francescane del Signore di Caltanissetta, aveva raccolto numerose testimonianze, tutte registrate e catalogate, circa la fama di santità e l'eroicità delle virtù del Servo di Dio.
    Attualmente gli atti sono al vaglio della Congregazione per le cause dei Santi.
    Ultima modifica di Vox Populi; 22-09-2012 alle 23:37
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  10. #20
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    Sant'Angelo di Licata, martire

    5 Maggio


    Angelo nacque a Gerusalemme nel 1185, da una famiglia ebrea, gemello di Giovanni. Quando la mamma si convertì al Cristianesimo si fece battezzare insieme ai figli e li consacrò al Signore. I due fratelli, quindi entrarono insieme presso il Monastero del Monte Carmelo. Nel 1210 Angelo fu ordinato sacerdote, e, dopo aver peregrinato per varie regioni, nel 1218 fu inviato a Roma per sottoporre a Papa Onorio III la regola di San Brocardo, che fu confermata nel 1226.
    Lo stesso Pontefice volle che Angelo si recasse in Sicilia a predicare, riconoscendo in lui un uomo sapiente, virtuoso e umile. Conobbe fra l'altro sia S. Francesco che S. Domenico.
    Giunto a Licata (AG) iniziò la sua coraggiosa predicazione e, come novello Battista convertì molti e convinse la moglie di un certo Berengario ad abbandonare l'unione incestuosa col marito.
    Berengario, uomo potente, non attese di vendicarsi e, mentre Angelo si recava a celebrare il Divin Sacrificio nella chiesa di San Filippo e Giacomo, lo fece colpire con cinque colpi di spada. Trasportato in casa di pii cristiani, vi morì quattro giorni dopo, il 5 Maggio 1255, invitando tutti a perdonare i suoi uccisori.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

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