Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 3 di 29 PrimaPrima 1234513 ... UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 290

Discussione: I Santi di Sicilia

  1. #21
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Beato Angelo Sinisio, confessore

    27 Novembre


    Angelo nacque a Catania nel 1305 e divenne monaco benedettino nel Monastero di S. Nicolà l'Arena in Catania, di cui successivamente divenne Priore. Superiore delle Abbazie di S. Maria di Maniaci e di S. Maria Nuova in Monreale, impose la rigida disciplina monastica, mettendo in pericolo per la propria vita.
    Nel 1346 ricostruì il Monastero di S. Martino delle Scale in Palermo, di cui divenne Abate il 26 Luglio 1352.
    Fornì prova della sua grande carità nelle pestilenze del 1348 e del 1362.
    Per sei anni visse eremita in una cella vicino il Monastero di S. Martino delle Scale. Ritemprato nello spirito tornò alla direzione del monastero, che, sotto la sua guida, visse un periodo di grande splendore e santità.
    Morì il 27 Novembre 1386 e fu onorato con il titolo di reverendissimus vir.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  2. #22
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Sant'Annibale Maria Di Francia, confessore

    2 Giugno



    Annibale Maria Di Francia nacque a Messina il 5 luglio 1851 dalla nobildonna Anna Toscano e dal cavaliere Francesco, marchese di Santa Caterina dello Ionio, Vice Console Pontificio e Capitano Onorario della Marina. Terzo di quattro figli, Annibale divenne orfano a soli quindici mesi per la morte prematura del padre. Questa amara esperienza infuse nel suo animo la particolare tenerezza e lo speciale amore verso gli orfani, che caratterizzò la sua vita ed il suo sistema educativo.
    Sviluppò un grande amore per l'Eucaristia, tanto da ricevere il permesso, eccezionale per quei tempi, di accostarsi quotidianamente alla Santa Comunione. Giovanissimo, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, ebbe quella che si può definire «intelligenza del Rogate»: scoprì cioè la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto del Vangelo: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe»(Mt 9, 38; Lc 10, 2). Queste parole del Vangelo costituirono l'intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza.
    Di ingegno vivace e di notevoli capacità letterarie, appena sentì la chiamata del Signore, rispose generosamente, adattando questi talenti al suo ministero. Completati gli studi, il 16 marzo 1878 fu ordinato sacerdote. Qualche mese prima, un incontro «provvidenziale» con un mendicante quasi cieco lo mise a contatto con la triste realtà sociale e morale del quartiere periferico più povero di Messina, le cosiddette Case Avignone e gli aprì il cammino di quello sconfinato amore verso i poveri e gli orfani, che diverrà una caratteristica fondamentale della sua vita.
    Con il consenso del suo Vescovo, andò ad abitare in quel «ghetto» ed impegnò tutte le sue forze per la redenzione di quegli infelici, che ai suoi occhi si presentavano, secondo l'immagine evangelica, come «pecore senza pastore». Fu un'esperienza segnata fortemente da incomprensioni, difficoltà e ostilità di ogni tipo, che egli superò con grande fede, vedendo negli umili ed emarginati lo stesso Gesù Cristo e attuando ciò che definiva: «Spirito di doppia carità: l'evangelizzazione e il soccorso dei poveri».
    Nel 1882 diede inizio ai suoi orfanotrofi, che furono chiamati antoniani perché messi sotto la protezione di Sant'Antonio di Padova. La sua preoccupazione fu non solo quella di dare il pane e il lavoro, ma soprattutto un'educazione completa della persona sotto l'aspetto morale e religioso, offrendo agli assistiti un vero clima di famiglia, che favorisse il processo formativo a far loro scoprire e seguire il progetto di Dio.
    Con spirito missionario avrebbe voluto abbracciare gli orfani e i poveri di tutto il mondo. Ma come fare? La parola del Rogate gli apriva questa possibilità. Perciò scrisse: «Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano e questi pochi poveri che si evangelizzano dinanzi a milioni che si perdono e sono abbandonati come gregge senza pastore? ... Cercavo una via d'uscita e la trovavo ampia, immensa in quelle adorabili parole di nostro Signore Gesù Cristo: Rogate ergo ... Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le opere buone e della salvezza di tutte le anime».
    Annibale aveva intuito che il Rogate non era una semplice raccomandazione del Signore, ma un comando esplicito e un «rimedio infallibile». Motivo per cui il suo carisma è da valutare come il principio animatore di una provvidenziale fondazione nella Chiesa. Altro aspetto importante da rilevare è che egli precede i tempi nel considerare vocazioni anche quelle dei laici impegnati: genitori, insegnanti e persino buoni governanti.
    Per realizzare nella Chiesa e nel mondo i suoi ideali apostolici, fondò due nuove famiglie religiose: nel 1887 la Congregazione delle Figlie del Divino Zelo e dieci anni dopo la Congregazione dei Rogazionisti. Volle che i membri dei due Istituti, approvati canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnassero a vivere il Rogate con un quarto voto.
    Così il Di Francia scrisse in una supplica del 1909 a San Pio X: «Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: Rogate ergo. Nei miei minimi Istituti di beneficenza si leva una preghiera incessante, quotidiana dagli orfani, dai poveri, dai sacerdoti, dalle sacre vergini, con cui si supplicano i Cuori Santissimi di Gesù e Maria, il Patriarca San Giuseppe e i Santi Apostoli perché vogliano provvedere abbondantemente la Santa Chiesa di sacerdoti eletti e santi, di evangelici operai della mistica messe delle anime». Per diffondere la preghiera per le vocazioni promosse numerose iniziative: ebbe contatti epistolari e personali con i Sommi Pontefici del suo tempo; istituì la Sacra Alleanza per il clero e la Pia Unione della Rogazione Evangelica per tutti i fedeli. Fondò il periodico dal titolo significativo «Dio e il Prossimo» per coinvolgere i fedeli a vivere i medesimi ideali.
    «È tutta la Chiesa - egli scrisse - che ufficialmente deve pregare a questo scopo, poiché la missione della preghiera per ottenere i buoni operai è tale da dovere interessare vivamente ogni fedele, ogni cristiano, cui sta a cuore il bene di tutte le anime, ma in modo particolare i vescovi, i pastori del mistico gregge, ai quali sono affidate le anime e che sono gli apostoli viventi di Gesù Cristo». L'annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, istituita da Paolo VI nel 1964, può considerarsi la risposta della Chiesa a questa sua intuizione.
    Grande fu l'amore che ebbe per il sacerdozio, convinto che solo mediante l'opera di sacerdoti numerosi e santi è possibile salvare l'umanità. Fu fortemente impegnato nella formazione spirituale dei seminaristi, che l'arcivescovo di Messina affidò alle sue cure. Ripeteva spesso che senza una solida formazione spirituale, senza preghiera, «tutte le fatiche dei vescovi e dei rettori dei seminari si riducono generalmente a una cultura artificiale di preti...». Fu egli stesso, per primo, buon operaio del Vangelo e sacerdote secondo il Cuore di Dio. La sua carità, definita «senza calcoli e senza limiti», si manifestò con connotazioni particolari anche verso i sacerdoti in difficoltà e le claustrali.
    Già durante la sua esistenza terrena fu accompagnato da una chiara e genuina fama di santità, diffusa a tutti i livelli, tanto che quando il primo giugno 1927 si spense a Messina, confortato dalla presenza di Maria Santissima, che aveva tanto amato durante la sua terrena esistenza, la gente diceva: «Andiamo a vedere il santo che dorme».
    I funerali furono una vera e propria apoteosi, che i giornali dell'epoca puntualmente registrarono con articoli e con fotografie. Le Autorità furono sollecite nell'accordare il permesso di tumularlo nel Tempio della Rogazione Evangelica, che lui stesso aveva voluto e che è dedicato appunto al «divino comando»: «Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe».
    Le Congregazioni religiose dei Rogazionisti e della Figlie del Divino Zelo, fondate da Padre Annibale sono oggi presenti nei cinque Continenti impegnate, secondo gli ideali del Fondatore, nella diffusione della preghiera per le vocazioni attraverso centri vocazionali ed editoriali e nel gestire istituti educativo‑assistenziali a favore di bambini e ragazzi bisognosi e di audiolesi, centri nutrizionali e di sanità; case per anziani e per ragazze‑madri; scuole, centri di formazione professionale, ecc.
    La santità e la missione di Padre Annibale, dichiarato «insigne apostolo della preghiera per le vocazioni», sono sentite oggi profondamente da quanti sono compenetrati delle necessità vocazionali della Chiesa.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  3. #23
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Servo di Dio Antonino Celona, confessore

    15 Ottobre




    Nacque il 13 Aprile 1873 a Ganzirri di Messina da Giuseppe e Giulia Costa. Dopo aver studiato nel seminario di Messina fu ordinato sacerdote il 21 Dicembre 1895 e si recò a Roma per completare gli studi in teologia e Diritto Canonico.
    Nel 1899 fu scelto da mons. Scopelliti, vescovo di Oppido Mamertino, come suo segretario e direttore spirituale del seminario, nonché promotore di numerose attività sociali.
    Dopo il terribile terremoto del 1908 tornò a Messina e si dedicò, insieme a P. Annibale Maria Di Francia al soccorso dei bisognosi. Nel frattempo, rettore delle chiese di S. Antonio e dello Spirito Santo, fu eletto canonico penitenziere del Capitolo Cattedrale.
    Nel 1917 fondò l'Opera della Riparazione e la Congregazione delle Ancelle Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, con lo scopo di educare i bambini e accogliere gli orfani.
    Mons. Celona, dopo aver retto il Santuario di Montalto, si ritirò nella sua casa di Ganzirri, dove visse in preghiera e povertà. Morì il 15 Ottobre 1952.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  4. #24
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Servo di Dio Antonino Petix, laico

    18 Ottobre



    Nacque a Casteltermini, provincia e diocesi di Agrigento, il 5 giugno 1874. Anima fervida e appassionata s'innamorò di Cristo Signore e, da ragazzo entrò nel collegio dei Salesiani a Randazzo, Provincia di Catania, dove si distinse per pietà e profitto nello studio. Giovanissimo partecipò all'Opera dei Congressi, la quale preparò da una parte l'Azione Cattolica e dall'altra il Partito Popolare dei Cattolici. A venticinque anni si iscrisse nell'Ordine Secolare Francescano, presso la chiesa dei Frati Minori, detta La Gancia, a Palermo.
    Si sposò ventiduenne, ed accolse i nove figli che gli nacquero "come sacro deposito - egli stesso scrisse - conscio del dovere di custodirli gelosamente, di educarli nella via del bene, di insegnar loro ad amar Dio, seguendo Gesù sull'aspro sentiero del Calvario".
    Alla scuola di S. Francesco raffinò il suo spirito, distaccandosi sempre più dalle cospicue ricchezze terrene ereditate, per farne strumento di bene in mezzo ai poveri. Dal grande Santo apprese di approfondire l'umiltà, la modestia, la dolcezza sorridente di cui fu sempre soffuso il suo volto. Cofondatore delle Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli a Palermo, si circondò di un gruppo di anime nobili, le infiammò col calore che emanava da lui con spontanea ed affascinante naturalezza.
    Modello di "visitatore" dei poveri, donò loro aiuti materiali incalcolabili, organizzando la beneficenza con intelligenza e senso pratico in innumerevoli opere, che gli meritarono il nome di "apostolo della carità di Palermo". Alle opere di misericordia corporale, unì la pratica di quelle di misericordia spirituale.
    Amico, consigliere, conforto di anime smarrite e solitarie, di ammalati e moribondi, si prodigò nel ricondurre a Dio coloro che, con immensa compassione, vedeva lontani dal Sommo Bene. Fu chiamato il sacerdote in giacchetta.
    Consapevole dell'importanza della stampa nella società contemporanea, sostenne - con enormi sacrifici economici personali - un grande quotidiano cattolico il "Corriere di Sicilia". Ciò gli fu causa di immense amarezze, che non gli tolsero, però, la serenità dello spirito, fortemente ancorato alla fede e pronto ad accettare ogni evento come manifestazione dell'amorosa volontà di Dio.
    Nutrì la sua anima dell’Eucaristia. Amò, con tenerezza filiale, la Vergine Santa. Perdonò, con ammirevole generosità, coloro che l'avevano fatto soffrire. Si spense, sereno il 18 ottobre 1935, baciando il Crocifisso e salutando i suoi cari come uno che non muore, ma che parte per un atteso viaggio. Il suo corpo riposa nella chiesa dei Frati Minori, S. Maria degli Angeli "La Gancia" in Palermo, nella cappella dedicata alla Vergine Immacolata.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  5. #25
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Ven. Antonio Augusto Intreccialagli, vescovo

    19 Settembre



    Augusto è il primo di dieci figli, nato a Montecompatri (Roma) il 18 febbraio 1852 da Giuseppe e Annunziata Raffaelli.
    A dieci anni fa la sua Prima Comunione, mentre, come si usava allora, appena a sei anni aveva ricevuto il sacramento della Cresima.
    A quindici anni e mezzo entra al noviziato dei Padri carmelitani Scalzi in Santa Maria della Scala a Roma, prendendo il nome di fra Antonio di Gesù e l'anno seguente emette la professione semplice con i voti di obbedienza, povertà e castità.

    Dopo l'anno regolare di noviziato, passò a Caprarola (VT) per gli studi di filosofia e teologia, anche se, essendo stato confiscato il Convento (1872) dovette, con i suoi compagni, essere alloggiato alla meglio nel soffitto del Palazzo Farnese. Non mancarono fame, stenti e difficoltà. Tra le caratteristiche particolari oltre la sua "condotta lodevole e irreprensibile", spiccava il buonumore.

    Diventa sacerdote il 22 maggio 1875, nella cattedrale di Civita Castellana, a ventitre anni.
    Dopo una breve permanenza nel Convento di Santa Maria della Vittoria in Roma per terminare gli studi alla Gregoriana, e del tempo passato di nuovo a Caprarola e a Montecompatri, è nominato Priore di Santa Maria della Scala e sei anni dopo, a soli trentanove anni è eletto Provinciale della Provincia Romana dei Carmelitani Scalzi.
    Dopo il terzo triennio da Provinciale, intervallato dopo il secondo da tre anni, cominciò a ricevere incarichi nell'ambito della Chiesa universale, prima come Consultore della Congregazione dei Vescovi e dei Regolari e poi quello di Consultore della Sacra Congregazione dei Riti e membro della commissione per l'approvazione dei nuovi Istituti Religiosi femminili e Visitatore Apostolico di vari seminari e Diocesi.
    Ricordiamo gli Istituti che hanno beneficiato del suo aiuto e sostegno: la Congregazione dei Salvatoriani, l'Istituto dei Pallottini, le Figlie della Misericordia e della Croce, le Suore cappuccine dell'Immacolata di Lourdes, l'Istituto delle Oblate del Divino Amore, l'Istituto delle Orsoline di Famiglia e infine l'Istituto delle Suore della Carità di Maria immacolata d'Ivrea.

    Nell'aprile 1907 i Carmelitani Scalzi tennero a Roma il Capitolo per l'elezione del nuovo Preposito Generale. Papa Pio X, conoscendo le doti del P. Antonio di Gesù, ed il suo attaccamento alla Santa Sede, espresse ai Padri Capitolari il desiderio che a questa carica venisse eletto lui, che tante prove aveva offerto di capacità e di saggezza. Ma i disegni di Dio, in quel caso, non coincisero con quelli del Papa e P. Antonio non fu eletto Superiore Generale. "Non l'hanno voluto loro - disse Pio X - allora me lo prendo io". E nel pomeriggio di quello stesso giorno, il 20 aprile, scrisse di suo pugno un biglietto con il quale nominava Padre Antonio Vescovo di Caltanissetta.
    Corse terrorizzato dal Papa a scongiurarlo di risparmiargli quella grossa croce. "lo ne ho una più grossa della vostra! - gli rispose Pio X. - Ma io - osservò P. Antonio - non ho mai fatto il Vescovo. - Anch'io - esclamò il S. Padre - non ho mai fatto il Papa. - E aggiunse paternamente - Andate a Caltanissetta e farete tanto bene! - Santità - fece notare ancora l'umile carmelitano - Voi sapete che, secondo il Codice, i Vescovi devono predicare. Se non sanno predicare, non possono essere Vescovi. lo, Santità, non so predicare, non ho parola facile, perciò non posso essere Vescovo! - Non sapete predicare? - concluse Pio X - Allora vi ordino di scrivere i vostri discorsi e di leggerli. Perciò potete essere un perfetto Vescovo!".
    Egli stesso scriverà in una lettera del 10 Maggio del 1907: "Provai molta difficoltà di piegare la testa al primo annunzio della destinazione a Vescovo. Non reputai lecito di insistere ancora nella rinuncia, dal momento che il Vicario di Gesù Cristo mi fece manifesta la sua risoluta volontà, nella quale ravvisai la Volontà di Dio".Alla delegazione di Caltanissetta, recatasi l'indomani della sua Consacrazione a ringraziare il Papa, per aver loro dato Mons. Intreccialagli come Vescovo, S. Pio X rispose: "Non vi ho dato un Vescovo, ma un Santo!". E aggiunse che dovevano ringraziare "Iddio e ricevere il prezioso dono come dal Cielo. E, però, doversi da tutti i fedeli diocesani ritenersi come tale e tutelarlo come cosa di inestimabile valore...".

    Nel suo primo messaggio alla sua Diocesi diceva: "Vengo a voi, per vivere della vostra vita, per partecipare alle vostre gioie e ai vostri dolori, per guidarvi nella via della Verità, della Giustizia e della Pace…"
    E al clero: "Cammineremo secondo la nostra vocazione, quando saremo tutti intenti a santificare noi stessi e a renderci istruiti ed atti a zelare efficacemente il bene spirituale del prossimo...".C'è in queste parole tutto un programma di vita e di santificazione che il Vescovo vuole realizzare per il bene delle anime.
    Il clero rispose generosamente ai suoi inviti e alle sue sollecitazioni. Pur avendo trovato tra i preti dolorose divisioni, egli si adoperò, perché i suoi sacerdoti di- mostrassero ai fedeli «quanto è bello e giocondo che i fratelli stiano uniti» nella carità. "Il mio nome è Intreccialagli - soleva ripetere - ma il mio desiderio ardente è di intrecciare i cuori dei miei sacerdoti".
    Si dimostrò così un padre provvido, che curava innanzitutto la formazione spirituale e provvedeva alla vita materiale e preveniva i bisogni dei sacerdoti in necessità.Volle la Lega Pro Clero, perché i fedeli collaborassero con la preghiera, il sacrificio e l'offerta alla santificazione dei Sacerdoti e curò l'Unione Missionaria del Clero.Le sue attenzioni per le opere cattoliche e per le altre istituzioni diocesane furono grandissime, curò anche il finanziamento degli orfanotrofi e degli istituti femminili della Diocesi e non lasciò mai nulla di intentato, perché l'Azione Cattolica nella sua Diocesi si sviluppasse e si consolidasse sempre più. Si distinse anche per il suo impegno in campo sociale. Curò che le Casse Rurali e le Cooperative si mantenessero nello spirito nel quale erano sorte: come mezzo cioè di elevazione economica e sociale, ma sempre nello spirito cristiano.Si recava spesso a visitare le solfatare, dove tanti suoi figli, anche assai giovani, lavoravano duramente, per un tozzo di pane. Andava presso le miniere di Trabonella e Testasecca e in quelle di Trabia Tallarita e aspettava all'imboccatura dei pozzi che i minatori uscissero dal sotto suolo, per dare loro il conforto del suo saluto e della sua solidarietà. "Si intratteneva con essi sulle condizioni delle loro famiglie - ricorda il figlio di uno di loro - e mio padre diceva ancora che ogni volta elargiva l'offerta di almeno 10 lire a ciascuno degli operai più poveri.Si interessò perché sorgessero nelle predette miniere cappelle, per dare la possibilità ai minatori di adempiere il precetto della Messa domenicale...".
    Dopo il catastrofico terremoto di Messina e Reggio fece accogliere diverse famiglie terremotate nella sua diocesi e da parte sua cercò di aiutarle con tutti i mezzi a sua disposizione.In quegli anni molte famiglie siciliane, data la grande miseria che incombeva sull'isola, furono costrette ad emigrare in America, per cercare lavoro. Anche a molte di esse la sua carità venne incontro, pagando di tasca sua il viaggio per tutta la famiglia.

    Papa Pio X non dimenticava il «Suo P. Antonio», quel Carmelitano che nel cuore della Sicilia «faceva rifiorire il deserto». E il 24 Luglio del 1911 scrisse per lui un altro biglietto, con il quale lo nominava Amministratore Apostolico di Monreale, dato che l'Arcivescovo della cittadina normanna mons. Domenico Gaspare Lancia di Brolo, aveva raggiunto la veneranda età di 92 anni e non era più in grado di reggere l'Archidiocesi. Per mons. Intreccialagli ubbidire era come respirare e, davanti al biglietto del Papa, disse ancora una volta di sì. Si svolgeva così la giornata attiva di questo Vescovo contemplativo, tutto proteso all'unione con Dio, che realizzava senza soste nell'incontro e nel servizio dei suoi figli.A questo Pastore sollecito e zelante la posta portava sempre qualche nuovo incarico, qualche nuovo lavoro. Ormai li conosceva bene quei biglietti provenienti dalla S. Sede e che recavano il timbro della Volontà di Dio.
    Il 16 Marzo del 1914 veniva eletto Arcivescovo titolare di Sardica e Coadiutore con diritto di successione a Monreale.
    Al suo arrivo a Monreale come Coadiutore, la situazione era alquanto scossa e difficile, a causa sia della tarda età del precedente Arcivescovo, sia per gli effetti della dottrina modernistica che, sia pure limitatamente, aveva procurato nel Clero incomprensioni ed abusi». Inoltre, dovette usare molta prudenza, data la particolare situazione del capoluogo dell' Archidiocesi, in cui erano contemporaneamente presenti tre Arcivescovi: lui, mons. Lancia di Brolo e mons. Fiorenza, già Arcivescovo di Siracusa e allora rettore del Seminario. Circondò di sommo rispetto e di venerazione il vecchio Arcivescovo mons. Domenico Gaspare Lancia di Brolo. E quando seppe che si pensava da parte del potere civile di interdirlo per la tarda età di 92 anni, intervenne energicamente con una vigorosa lettera al Procuratore del Re, per impedire tanta ed immeritata umiliazione ad un Venerando Pastore. Per oltre dieci anni egli attese al governo delle due Diocesi con grande impegno e ammirabile spirito di sacrificio.
    Il 31 Luglio 1919 morì all'età di 94 anni l'Arcivescovo di Monreale mons. Gaspare Lancia di Brolo e P. Antonio fu promosso a quella sede Metropolitana. Soddisfazione a Monreale, sgomento e pena a Caltanissetta. Cosa passava nell'animo dell'interessato? Così si esprimeva in una lettera: "Il mio desiderio sarebbe di tornare al chiostro... Il Santo Padre lo sa; non so se egli mi esaudirà. Se non mi esaudirà, farò la volontà di lui, riconoscendo in essa la volontà del Signore...".Certo, non è indifferente dinanzi alla nuova situazione, se nella stessa lettera scrive: "... non sono io che vado, ma è il Signore che vuole che colà mi sacrifichi... La mia povera umanità soffre al cambiamento tanto sensibile da Caltanissetta a Monreale. Ma bisogna soffrire, per meritare qualche cosa...".
    Provò non poche difficoltà con il clero. "Voi meritereste di essere preso a calci!" disse un giorno ad un prete che faceva da capomafia, dopo averlo paternamente, ma alquanto duramente posto di fronte alle sue responsabilità. Quelle parole dure, ma temperate dalla sua bontà, scossero profondamente quel sacerdote, spingendolo ad una conversione sincera. Dopo qualche tempo, lo stesso Arcivescovo, accertatone il cambiamento di vita, lo nominò parroco.Un altro sacerdote che era stato sospeso a divinis per alcuni giorni, presentatosi all' Arcivescovo, per chiedergli scusa, si vide consegnare una busta con denaro dal suo Pastore che gli disse paternamente: "Questa è la elemosina delle Sante Messe che avreste dovuto celebrare durante i giorni della sospensione". Ancora un'altra volta che aveva minacciato una sospensione ad un sacerdote, ad un confratello che si era presentato a lui, per intercedere per il colpevole, l'Arcivescovo rispose: "Figlio mio, è da tre notti che non dormo, pensando che debbo dare una punizione ad un sacerdote!". E desistette dal prendere quel provvedimento. Questi suoi modi di fare gli conquistarono poco a poco i cuori dei Sacerdoti e dei fedeli. Il grave problema della mafia fu combattuto da mons. Intreccialagli a modo suo, senza cioè troppi strombazzamenti, ma affrontando direttamente uomini e situazioni.E quando la mafia, voleva costringerlo ad affidare l'arcipretura di un paese ad un sacerdote assolutamente non idoneo, l'Arcivescovo fu irremovibile con stupore e ammirazione della stessa mafia. "Costoro - diceva - non sanno cosa voglia dire Vescovo; nessuno mi farà mai piegare a detrimento dei miei doveri e da me si viene, per farmi capitolare dinanzi ai doveri della giustizia e della carità. La vita sì, se la vogliono, l'anima no!". «Giustizia e Pace» era il suo motto episcopale e non venne mai meno ai suoi doveri e impegni pastorali. Fu veramente il padre amorevole di tutti, che si impegnò costantemente a riabilitare e valorizzare opere e persone, a ricercare laboriosamente la verità e a interpretare benignamente ogni azione. La gente guardava ammirata il suo Arcivescovo che usava i mezzi pubblici, che camminava per le strade, salutando per primo. A chi faceva notare che non si confaceva ad un Arcivescovo «andare in tram» aggiungendo che il suo predecessore di carrozze ne aveva più di una, egli rispondeva che il denaro serviva per i poveri e per il seminario. E per i poveri ebbe un amore quasi di venerazione. A chi aveva l’incarico di annunziarne le visite, proibì di licenziarli, e se fossero stati in molti, li introducesse tutti in una volta.
    Si può dire che visse sempre in maniera autentica il suo voto di povertà, e questo lo faceva sentire ancor più vicino ai «suoi poveri».
    La forza di questa sublime testimonianza la prendeva dalla preghiera. Il custode della Cattedrale testimoniò che l’Arcivescovo spesso, attraverso la porta interna dell'Episcopio, scendeva in Cattedrale, dopo la chiusura, solo, con i sandali e qualche volta a piedi nudi, e si intratteneva per parecchio tempo davanti al Santissimo.Questa figura, prostrata davanti al Tabernacolo in preghiera è l'immagine più vera del grande Arcivescovo di Monreale. "Ci riposeremo in Cielo" era solito ripetere a chi lo invitava a moderarsi nel lavoro. Egli aveva dimenticato se stesso, per servire gli altri e adesso avvertiva il peso degli anni. "lo mi trovo bene - scriveva nel 1921 - ma con 70 anni sulle spalle... Vorrei «cursum consummare» in un convento, ma mi farà il Signore questa grazia?...".
    Di malanni ne aveva parecchi che nelle lettere chiamava "passeggeri". Ma è evidente che questi disturbi, col passare degli anni e non sempre debitamente curati, si fecero sempre più pesanti.
    I medici gli consigliavano riposo e aria salubre. Si fermò, ai primi di Giugno 1924 nella sua Montecompatri, ma in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale, nel Settembre del 1924, tornò a Palermo.
    Ormai allettato volle ugualmente partecipare alla solenne Ora di adorazione in ginocchio dinanzi al SS.mo Sacramento. Aveva voluto anche tenere i Vespri Pontificali la vigilia dell' 8 Settembre, festa della Natività di Maria, nonostante il divieto dei medici.Ormai stremato dalle sofferenze, faceva fatica persino ad ingoiare, tanto che alla suora che gli chiedeva se soffrisse molto, rispose con un filo di voce: "soffro: è terribile!" e ripeteva senza sosta: "mio Dio, mio Dio...". A chi delicatamente gli faceva notare che non sempre si era curato della sua salute, rispose: "È vero, mi sono trascurato, ma che volete? Un Vescovo ha dei doveri molto superiori alla sua salute...".

    Volle ricevere, il 12 Settembre, il Santo Viatico, seduto sulla sponda del letto, vestito dall' abito religioso. Prima di ricevere l'Ostia Santa dal suo Vicario Generale, chiese perdono agli astanti, quasi non avesse saputo compiere bene i suoi doveri pastorali. La sera del 18 Settembre rinnovò i suoi voti religiosi, ripetendo mentalmente la formula recitata dal confratello P. Guglielmo di S. Alberto, giunto al suo capezzale. L'indomani, venerdì, 19 Settembre 1924, alle 16 pomeridiane, spirò serenamente, incontrandosi con il Signore che tanto aveva amato.
    Sua Santità Giovanni Paolo II , con decreto del 22-01-1991 l'ha dichiarato Venerabile.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  6. #26
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Servo di Dio Antonio Franco, confessore

    2 Settembre



    Il Servo di Dio, Mons. Antonio Franco, nasce a Napoli il 26 settembre 1585 dal nobile patrizio di discendenza francese Orlando Franco, e da Anna Francesca Pisana di Antonio, barone di Pascarella. Egli fu terzo di 6 figli, Laura-1584, Lucrezia-1583, Candida Aurelia Diana-1587, Cesare e Camilla, nati successivamente.
    Il 29 settembre 1585, a tre giorni dalla nascita, venne portato dai genitori al fonte battesimale della chiesa parrocchiale di S. Angelo a Segno, dove gli furono imposti i nomi di Pirro Antonio Giovanni e Francesco.
    Dei quattro nomi, che al Battesimo gli furono imposti, solo quello di Antonio restò in uso presso i suoi familiari e in seguito solo sotto tale nome è stato conosciuto, invocato e venerato in S. Lucia del Mela.
    Il 23 Settembre 1602, prima ancora dei sedici anni e dieci mesi, viene insignito, grazie agli studi umanistici e alle varie scienze e discipline profane ed ecclesiastiche, della laurea dottorale in Diritto Canonico e Civile.
    Prima degli anni vent’uno, non avendo ancora l’età canonica, per essere ordinato sacerdote, il padre vedendo il suo Antonio tanto impegnato negli studi ecclesiastici, prese la decisione di trasferirlo a Roma.
    Dopo neanche un anno, per ordine del genitore, lascia Roma per trasferirsi alla Corte Reale di Madrid. Ricevuti gli Ordini Sacri nel 1610, chiede al Re Filippo III di essere ammesso a far parte della Cappella Reale. Dopo aver assunte precise e rigorose informazioni sulla sua condotta personale e sulla moralità della sua famiglia, che non potevano che confermare le sue buone e lodevoli qualità, il 14 Gennaio 1611 fu nominato Cappellano Reale. Col passare degli anni il Re stesso lo stimò profondamente, tanto che il 12 Novembre 1616 lo designò Cappellano Maggiore del Regno di Sicilia, al cui ufficio era connesso anche quello di Abate e Prelato ordinario della Prelatura Nullius di S. Lucia del Mela.. Dopo essersi recato a Roma per attendere gli adempimenti connessi alla nomina, che l’11 Febbraio 1617 Papa Paolo V confermò, fece, il 18 Maggio 1617, il Suo ingresso solenne a S. Lucia del Mela.

    Mons. Antonio Franco, reputandosi davanti a Dio come grande peccatore, molto spesso si sottoponeva a grande penitenze e privazioni. Molto spesso digiunava totalmente, o se pranzava lo faceva solo a pane ed acqua, mentre sembra che non adoperò mai il letto, ma si sdraiasse sul pavimento usando una piccola stuoia per materasso e una pietra per cuscino. Portava inoltre strette ai fianchi due grosse catene di ferro, una delle quali irta di aculei appuntiti. Di quelle due catene una esiste ancora, ed è racchiusa in una cassetta argentea protetta da vetri che viene portata, in segno di venerazione, per le case a guarigione degli infermi., nei casi di gravi malattie, e non sono poche le testimonianze, che si hanno, di guarigioni prodigiose. Si distinse per la premurosa carità verso i poveri, gli infermi ed i deboli, oltre che per la minuziosa ed insistente attività evangelizzatrice.

    Finì di vivere, non ancora 42enne, il 2 Settembre del 1626, stroncato dalle penitenze e dalle continue astinenze, oltre che da un oscuro e non meglio precisato male. Da allora ad oggi, tutti i fedeli dell’antica Prelatura e dei centri vicini presero a venerarlo ed a chiamarlo Beato. Il nome di Mons. Antonio Franco viene imposto dai genitori ai propri figli al fonte battesimale; le mamme ne raccontano i miracoli ai propri figli; gli adulti chiedono protezione con profonda devozione per il celeste Protettore.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  7. #27
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Beato Arcangelo da Calatafimi, religioso

    27 Luglio



    Arcangelo Placenza nacque a Calatafimi nel 1380 e ancora govane abbandonò le nobili origini per andare a vivere eremita in una grotta sui monti del suo paese. Ma la fama delle sue virtù portavano sempre più persone in quel luogo, sicché Arcangelo fu costretto a recarsi in un altro eremitaggio vicino Alcamo, ma qui gli abitanti, venuti a conoscenza della sua santità, lo pregarono di prendere in custodia un antico ospizio per poveri e viandanti. Arcangelo dovette accettare.
    Dopo aver restaurato e rimesso in funzione l'ospizio, Arcangelo tornò alla sua vita eremitica, ma, il decreto di Papa Martino V che sopprimeva gli eremitori, lo costrinse ad abbandonare quel luogo. Entrò quindi nel convento francescano dell'Osservanza a Palermo, sotto la guida del Beato Matteo di Agrigento. Fu quindi inviato ad Alcamo, dove istituì un convento nel vecchio ospizio, dedicandolo a Santa Maria di Gesù. Fu anche eletto Ministro provinciale dell'Ordine.
    Morì ad Alcamo il 10 Aprile 1460.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  8. #28
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Sant'Archileone di Paternò, eremita



    Archileone venne in Sicilia, insieme a S. Calogero e a S. Filippo. Mentre Calogero andò nell'Agrigentino e Filippo nell'Ennese, Archileone si stanziò in una grotta presso Paternò, alle pendici dell'Etna. In questo luogo accorrevano i tanti siciliani, che da lui ricevettero l'annunzio della Lieta Novella.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  9. #29
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Sant'Atanasio, vescovo

    19 Luglio


    Nato a Catania nell'826, entrò fra i monaci basiliani. Ricercato dai saraceni, riuscì a rifugiarsi a Patrasso di Grecia, dove visse in solitudine. Venuti a conoscenza delle sue virtù gli abitanti del luogo accorsero ad Atanasio, che fu nominato dapprima Egumeno del Monastero e poi Vescovo di Metone. Morì povero per aver donato tutti i suoi beni ai poveri, il 29 Luglio 885.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  10. #30
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
    Data Registrazione
    Apr 2009
    Località
    Civitas Calatanisiadensis
    Messaggi
    6,839
    Ringraziato
    46

    Premi

    Beato Atanasio Chiaramonte, patriarca



    Nato a Palermo nel secolo XI da una delle più nobili famiglie siciliane, preferì alla vita agiata il monastero ed entrò ancora giovane a Santa Maria la Grotta in Palermo. Cresciuto in sapienza e virtù, il beato Atanasio occupò le più alte cariche del monastero e fu anche eletto Patriarca di Alessandria.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

Discussioni Simili

  1. Ex Santi, santi depennati, tolti, dal calendario
    Di francesco* nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 30-12-2017, 10:24
  2. Oli Santi
    Di Aloisius Gonzaga nel forum Dizionario Liturgico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 30-01-2016, 21:39
  3. Scout in Sicilia
    Di fragemelli nel forum La Sacrestia di "Cattolici Romani"
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-10-2009, 01:26
  4. Dopo "i Santi che ballano": "i Santi che cadono".
    Di antoniog8 nel forum La Sacrestia di "Cattolici Romani"
    Risposte: 38
    Ultimo Messaggio: 16-06-2009, 15:25
  5. Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 10-05-2008, 13:35

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •