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Discussione: Servo di Dio Ettore Boschini (1928-2004)

  1. #1
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    Post Servo di Dio Ettore Boschini (1928-2004)



    Ettore Boschini, fratello dei “barboni”


    Di origine mantovana, entrò nell’Ordine dei Camilliani e quando venne trasferito a Milano dedicò la sua vita e il suo ministero all’assistenza degli emarginati

    Fratel Ettore Boschini nacque a Roverbella (Mantova) il 25 marzo 1928 da una famiglia di agricoltori benestanti. Quando aveva quattro anni, in seguito a una grave crisi del settore agricolo, i suoi dovettero trasferirsi nella vicina contrada di Malavicina. A causa delle nuove esigenze familiari, Ettore smise di studiare per dedicarsi al lavoro in una stalla.
    Perseguendo la sua vocazione religiosa, il 6 gennaio 1952 fu accolto nell'Ordine dei Camilliani come “fratello laico”; dopo alcuni anni emise la sua Professione religiosa solenne, consacrando tutta la sua vita al servizio dei malati, sull’esempio di San Camillo. Fu inizialmente destinato alla comunità agli Alberoni di Venezia, dove rimase per una ventina d’anni svolgendo mansioni di infermiere.
    Nei primi anni Settanta venne trasferito alla Comunità San Camillo di Milano. In città scoprì la realtà di strade popolate da disadattati ed emarginati. Iniziò a ospitare le prime persone negli ambulatori della Clinica San Camillo. In brevissimo tempo il loro numero aumentò enormemente. Con il benestare dei suoi superiori, orientò il suo impegno all'assistenza corporale e spirituale del gran numero di persone che gravitavano intorno alla Stazione Centrale e diede vita al primo rifugio in un tunnel in via Sammartini. Successivamente, negli anni Ottanta e Novanta, fondò diverse case di accoglienza in Italia e all'estero, sul modello del rifugio della Centrale.
    Morì il 20 agosto 2004 a Milano, lasciando alla guida delle comunità da lui fondate la sua più stretta collaboratrice, suor Teresa Martino.



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    Ultima modifica di westmalle; 18-02-2013 alle 13:37

  2. #2
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    Casa Betania, gli ultimi accolti nel suo nome

    Una struttura per ridare un senso e un valore alla vita, anche quando è travagliata da condizioni di degrado



    Fratel Ettore riposa a Seveso, in Casa Betania, a tutti gli effetti la casa-madre della sua Opera, chiamata ad accogliere gli ultimi e i più poveri. Qui tante persone che hanno conosciuto il degrado della strada non solo hanno ritrovato la pace, ma hanno anche dato un valore e un senso alla loro vita.
    Dopo il disastro della diossina fuoriuscita dalla Icmesa di Meda, quando una nube allungata incombeva su Seveso e dintorni, fratel Ettore volle fare qualcosa per aiutare le persone sfollate nei motel, senza lavoro, cariche di problemi, e soprattutto per la pressione mediatica sulle donne, incitate a non fare figli e a interrompere le gravidanze. L’inaugurazione ufficiale del Rifugio risale all’1 gennaio 1979, quando il vescovo ausiliare di Milano monsignor Libero Tresoldi benedisse i due stanzoni senza finestre situati sotto i binari della Stazione Centrale di Milano, lungo la via Sammartini. Poco tempo dopo la maggiore delle sorelle Pontiggia, in visita al Rifugio, gli offrì la vendita della loro casa di Seveso: un evento che fratel Ettore vide come un’occasione importante per stare vicino ai poveri di questa città.
    Casa Betania è una comunità residenziale protetta. Qui vivono stabilmente malati mentali e fisici, persone che hanno perso la memoria, non si ricordano più chi sono e spesso non hanno più nemmeno i documenti a ricordarglielo. Uomini e donne che per motivi diversi si ritrovano in mezzo a una strada, senza più niente, nemmeno la dignità. Arrivano in molti, grazie alla rete da tempo creatasi tra pronto soccorso, polizia, ospedali, assistenza sociale e cittadini.

    Una storia di fede, di preghiera continua e di instancabile lavoro per chi non ha niente e non può contare su nessuno. Una vita dedicata al prossimo, senza pensare troppo al denaro, ma confidando sempre e comunque nella provvidenza divina. Una scelta fatta da fratel Ettore che oggi condividono quanti, all’interno della Casa, assistono i più poveri (italiani e stranieri in eguale misura, in prevalenza uomini) e convivono insieme a loro. Ognuno ha i suoi compiti: qualcuno ha solo mansioni semplici, altri, che hanno maggiori capacità, si occupano di questioni più complesse.

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  3. #3
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    Una vecchia immagine della famosa autombilie di Fratel Ettore con la statua della Madonna di Fatima avvitata sul tetto.



    In anni più recenti l'autombile è stata sostituita da un pulmino grigio e la madonnina "applicata sopra" è di minori dimensioni.

  4. #4
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    Un video di un programma della TV Svizzera di lingua italiana dedicato a Fratel Ettore:

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  5. #5
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    Mi ricordo che spesso fratel Ettore entrava in Duomo con parecchi dei suoi "ospiti".
    Si mettavano quasi in fondo.

    Mons. Majo, l'Arciprete, spesso si accorgeva della loro presenza e li invitava verso le prime file.

    Alla fine della celebrazione vi era sempre uno scambio di parole tra i due.
    Fratel Ettore talvolta chiedeva una benedizione, ma mons. Majo quasi si negava e la benedizione invece la chiedeva lui.

  6. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Carolum (21-10-2017)

  7. #6
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    «Fratel Ettore? Un concentrato di Spirito Santo»

    «In fratel Ettore nulla era folklore. Quanti, vedendolo con la statua della Madonna sempre in braccio avranno storto il naso? O vedendolo conciato peggio dei suoi poveri, tanto era stropicciata la sua veste e scalcagnate le sue scarpe, avranno sospettato qualche finzione. No, lui era esattamente quello che mostrava di essere. Lui era autentico».

    A dieci anni dalla morte questo ritratto del camilliano amico dei barboni, che suor Teresa Martino pennella sulle pagine del libro a lui dedicato, acquista verità e freschezza straordinarie. Non solo perché suor Teresa ha preso il posto di fratel Ettore alla testa del suo piccolo impero della carità, ma soprattutto perché la religiosa è la persona che più di tutti è rimasta vicino al camilliano negli ultimi anni di vita. L’ha accompagnato nella profetica missione in America Latina che ha aperto nuovi fronti all’inesausta opera di accoglienza e di aiuto agli ultimi, l’ha assistito nelle esplosive invenzioni umanitarie che caratterizzavano la sua radicalità evangelica, ha conosciuto una ad una le persone che a lui si rivolgevano per consiglio e assistenza.

    Per dieci anni, gli ultimi appunto della vita di fratel Ettore – scomparso a Milano, nella clinica San Camillo, il 20 agosto del 2004 – suor Teresa ha condiviso tutto questo. E tutto, o quasi, condensa in un libro (“Fratel Ettore. I miei giorni con il profeta degli ultimi” (San Paolo, pagg. 132, 10 euro) che non è una biografia, né un saggio di vita caritativa, né un’agiografia del camilliano. È un ricordo in presa diretta in cui suor Teresa – curiosa figura di religiosa con passato da attrice professionista, prosa ai massimi livelli – mette a nudo il suo percorso spirituale intrecciandolo in modo simpatico e coinvolgente, con quello di Ettore. E racconta come quest’uomo, autentico folle di Dio, immerso totalmente, 24 ore al giorno, nella sua coraggiosa missione globale di carità, fosse proprio per questo «un concentrato di Spirito santo», secondo la fulminante definizione di un sacerdote che conduceva una trasmissione serale di Radio Maria.

    Di quel «concentrato» rimangono oggi le opere di accoglienza a Seveso (la storica Casa Betania), a Bucchianico, in Abruzzo, e in Colombia. E un’eredità spirituale confluita nell’amplissima documentazione inviata dalla diocesi di Milano alla Congregazione delle cause dei santi nell’ambito del processo di beatificazione. «Ora – spiega suor Teresa – siamo in attesa che questo materiale venga esaminato e torni a Milano con il “nihil obstat” per proseguire e concludere la fase diocesana del processo».

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    Ultima modifica di Ambrosiano; 27-11-2016 alle 17:57 Motivo: Corretta data della morte.

  8. #7
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    Fratel Ettore, si apre la Causa di beatificazione e canonizzazione

    Martedì 19 dicembre, presso la Casa Betania delle Beatitudini di Seveso, l’arcivescovo Delpini aprirà il processo relativo al Servo di Dio camilliano. Pubblichiamo l’Editto emanato dal Servizio diocesano per le Cause dei Santi



    Pubblichiamo l’Editto emanato dal Servizio diocesano per le Cause dei Santi, relativo alla Causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Fratel Ettore Boschini. L’Editto è firmato da monsignor Ennio Apeciti e don Marco Gianola, rispettivamente responsabile e collaboratore del Servizio.

    «Sua Eccellenza Mons. Mario Enrico Delpini, Arcivescovo di Milano, ha confermato il Supplice Libello del giorno 12 marzo 2012, accolto dal suo venerato predecessore, il Cardinale Angelo Scola, dopo che era stato presentato dalla Dottoressa Francesca A. Consolini, Postulatrice legittimamente costituita nella Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Fratel Ettore Boschini, religioso camilliano, nato nella frazione Belvedere del Comune di Roverbella (Mantova) il 25 marzo 1928, da una famiglia di agricoltori.

    La fanciullezza di Ettore trascorse in ristrettezze economiche familiari e, giunto all’adolescenza, dovette lasciare la scuola, per andare a lavorare nei campi e nelle stalle, alle dipendenze di piccoli proprietari terrieri. Giunto ai 24 anni, la vocazione allo stato religioso, che avvertiva in sé, si fece più insistente, per cui scelse di entrare nell’Ordine dei Camilliani, venendo accolto il 6 gennaio 1952 e pronunciando i voti temporanei come Fratello, il 2 ottobre del 1953.

    Nei primi anni Settanta fu destinato a Milano, alla clinica camilliana “San Pio X”, dove, mentre lavorava, riuscì a conseguire la licenza media e il diploma d’infermiere professionale. Nel capoluogo lombardo scoprì le miserie che si nascondono nella vita metropolitana delle grandi città. Desideroso di stare vicino ai più diseredati, barboni, extracomunitari, senza tetto, persone sole senza affetti, prese a istituire dei “Rifugi”, luoghi ospitali organizzati per soccorrerli al meglio, prima da solo, poi con l’aiuto di volontari, anime sensibili attratte dal suo carisma camilliano.

    Con la sua sdrucita veste talare nera, con la grossa croce rossa sul petto, abito tipico del suo Ordine, percorreva in lungo e in largo Milano, alla ricerca dei bisognosi, specie quelli più vergognosi della loro misera condizione e, con umiltà e tenerezza, porgeva la mano del suo aiuto concreto e spirituale, per sollevarli dall’isolamento; portava in tasca le corone del rosario di plastica bianca e a ogni occasione le distribuiva, invitando a elevare l’animo nella preghiera, recitando un’Ave Maria alla Madonna, della quale era devotissimo. Superò innumerevoli difficoltà, incomprensioni, maltrattamenti e, con il tempo, divenne il simbolo di una vera e difficile solidarietà dei nostri tormentati, consumistici, indifferenti tempi.

    Fratel Ettore Boschini morì il 20 agosto 2004 a 76 anni, nella clinica camilliana “San Pio X” a Milano; in quel fine estate la città rimase scossa per la perdita di quel testimone “scomodo” dell’amore di Dio; in effetti tutti lo conoscevano e qualcuno lo definiva un originale, ma la notizia arrecò ai milanesi un vuoto terribile; Fratel Ettore era infatti un uomo, un religioso, difficile da capire in quei tempi di diffuso egoismo, ma necessario ed efficace da lasciare in tutti coloro che lo conoscevano una viva convinzione di santità.

    Tale fama di santità non essendosi spenta, anzi essendosi consolidata negli anni, ha spinto l’Ordine Religioso dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani), insieme all’associazione I Missionari del Cuore Immacolato di Maria, a costituirsi attore della Causa per ottenerne e seguirne la Beatificazione e la Canonizzazione, secondo le norme della Santa Sede.

    Pertanto, conformemente all’art. 43 dell’Istruzione Sanctorum Mater della Congregazione delle Cause dei Santi (17 maggio 2007) si invitano tutti i fedeli che abbiano testimonianze significative o scritti del Servo di Dio a presentarle – anche in fotocopia – al competente Servizio per le Cause dei Santi di questa Curia Arcivescovile di Milano, Piazza Fontana 2, e su mandato dell’Arcivescovo di Milano si pubblica all’Albo della Curia Arcivescovile il presente Editto, che rimarrà esposto per un mese».


    L’apertura del processo

    Martedì 19 dicembre, alle 16, presso la “Casa Betania delle Beatitudini” di Seveso (Monza Brianza), l’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini aprirà il processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Fratel Ettore Boschini. Come richiesto dall’Editto qui pubblicato, si invitano tutti i fedeli che abbiano testimonianze significative o scritti del Servo di Dio a presentarle – anche in fotocopia – al Servizio diocesano per le Cause dei Santi (Curia arcivescovile, piazza Fontana 2, Milano).


    fonte: http://www.chiesadimilano.it/news/ch...ne-186796.html
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  9. #8
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  10. #9
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    Fratel Ettore, si apre la Causa di beatificazione e canonizzazione - il ricordo di mons. Delpini




    fonte: https://www.youtube.com/user/itleditore/videos
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  11. #10
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