Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Beati di Papa Francesco

  1. #161
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    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 19.12.2017


    Il 18 dicembre 2017, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Santo Padre ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    - il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Battista Fouque, Sacerdote diocesano; nato a Marsiglia (Francia) il 12 settembre 1851 e ivi morto il 5 dicembre 1926;

    - il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Tiburzio Arnáiz Muñoz, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, Fondatore delle Misioneras de las Doctrinas Rurales; nato l’11 agosto 1865 a Valladolid (Spagna) e morto a Málaga (Spagna) il 18 luglio 1926;

    - il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Carmen Rendiles Martínez, Fondatrice dell’Istituto delle Siervas de Jesús de Venezuela; nata a Caracas (Venezuela) l’11 agosto 1903 e ivi morta il 9 maggio 1977;

    - il martirio dei Servi di Dio Teodoro Illera Del Olmo (al secolo: Cirillo), Sacerdote professo della Congregazione di San Pietro in Vincoli, e 15 Compagni, uccisi in odio alla Fede durante la persecuzione religiosa in Spagna nel 1936 e nel 1937;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Stefano Wyszyński, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo Metropolita di Gniezno e Varsavia, Primate di Polonia; nato a Zuzela (Polonia) il 3 agosto 1901 e morto a Varsavia (Polonia) il 28 maggio 1981;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Alfonso Barzana, Sacerdote professo della Compagnai di Gesù; nato nel 1530 a Belinchón (Spagna) e morto a Cuzco (Perú) il 31 dicembre 1597;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Paolo Smolikowski, Sacerdote professo della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo; nato il 4 febbraio 1849 a Tver (Russia) e morto a Cracovia (Polonia) l’11 settembre 1926;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Patrizio Peyton, Sacerdote professo della Congregazione di Santa Croce; nato il 9 gennaio 1909 a Carracastle (Irlanda) e morto a San Pedro (Stati Uniti d’America) il 3 giugno 1992;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Anna di San Giuseppe (al secolo: Maria Anna de Manzanedo Maldonado), Fondatrice dei Monasteri delle Suore Agostiniane Recollette; nata ad Alba de Tormes (Spagna) il 5 agosto 1568 e morta a Madrid (Spagna) il 15 aprile 1638;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Luisa Maria Langstroth Figuera De Sousa Vadre Santa Marta Mesquita e Melo (Luiza Andaluz), Fondatrice della Congregazione delle Ancelle di Nostra Signora di Fátima; nata il 12 febbraio 1877 a Marvila (Portogallo) e morta a Lisbona (Portogallo) il 20 agosto 1973;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Anna del Salvatore (al secolo: Marianna Orsi), Suora professa della Congregazione delle Suore Figlie di Sant’Anna; nata ad Albareto (Italia) il 22 febbraio 1842 e morta a Palermo (Italia) il 7 giugno 1885;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Antonia Samá, Laica; nata a Sant’Andrea Jonio (Italia) il 2 marzo 1875 e ivi morta il 27 maggio 1953.

    [01943-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0909-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #162
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    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 27.01.2018


    Ieri, 26 gennaio, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Rev.ma il Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    (...)

    - il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Alfonsa Maria Eppinger (al secolo: Elisabetta), Fondatrice della Congregazione delle Suore del Santissimo Salvatore; nata a Niederbronn (Francia) il 9 settembre 1814 e ivi morta il 31 luglio 1867;

    - il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Clelia Merloni, Fondatrice dell’Istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù; nata il 10 marzo 1861 a Forlì (Italia) e morta il 21 novembre 1930 a Roma;

    - il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Crocefissa dell'Amore Divino (al secolo: Maria Gargani), Fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore; nata il 23 dicembre 1892 a Morra Irpino, oggi Morra De Sanctis (Italia) e morta il 23 maggio 1973 a Napoli (Italia);

    - il martirio dei Servi di Dio Pietro Claverie, dell’Ordine dei Frati Predicatori, Vescovo di Oran, e 18 Compagni, Religiosi e Religiose; uccisi, in odio alla Fede, in Algeria dal 1994 al 1996;

    - il martirio della Serva di Dio Veronica Antal, Laica, dell’Ordine Francescano Secolare; nata il 7 dicembre 1935 a Nisiporeşti (Romania) e uccisa in odio alla Fede il 24 agosto 1958 a Hălăuceşti (Romania);

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Ambrosio Grittani, Sacerdote diocesano e Fondatore delle Oblate di San Benedetto Giuseppe Labre; nato a Ceglie del Campo (Italia) l’11 ottobre 1907 e morto il 30 aprile 1951 a Molfetta (Italia);

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Anna-Maria Maddalena Delbrêl, Laica; nata a Mussidan (Francia) il 24 ottobre 1904 e morta a Ivry-sur-Seine (Francia) il 13 ottobre 1964.

    [00153-IT.01]

    [B0076-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  3. #163
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    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 07.03.2018


    Il 6 marzo 2018, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:


    (...)

    - il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Felicia di Gesù Sacramentato (al secolo: Maria Felicia Guggiari Echeverría), Suora professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; nata a Villarica (Paraguay) il 12 gennaio 1925 e morta a Asunción (Paraguay) il 28 aprile 1959;

    - il martirio della Serva di Dio Anna Kolesárová, Laica; nata a Vysoká nad Uhom (Slovacchia) il 14 luglio 1928 e ivi uccisa in odio alla Fede il 22 novembre 1944;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo Łubieński, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; nato a Guzów (Polonia) il 9 dicembre 1846 e morto a Warszawa (Polonia) il 10 settembre 1933;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Cecilio Maria Cortinovis (al secolo: Antonio Pietro), Religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Nespello (Italia) il 7 novembre 1885 e morto a Bergamo (Italia) il 10 aprile 1984;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Giustina Schiapparoli, Fondatrice della Congregazione delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza di Voghera; nata a Castel San Giovanni (Italia) il 19 luglio 1819 e morta a Voghera (Italia) il 30 novembre 1877;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Schiapparoli, Fondatrice della Congregazione delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza di Voghera; nata a Castel San Giovanni (Italia) il 19 aprile 1815 e morta a Vespolate (Italia) il 2 maggio 1882;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Antonella Bordoni, Laica, del Terz’Ordine di San Domenico, Fondatrice della Fraternità Laica delle Piccole Figlie della Madre di Dio ora Piccole Figlie della Madre di Dio; nata il 13 ottobre 1916 ad Arezzo (Italia) e morta a Castel Gandolfo (Italia) il 16 gennaio 1978;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Alessandra Sabattini, Laica; nata il 19 agosto 1961 a Riccione (Italia) e morta a Bologna (Italia) il 2 maggio 1984.

    [00370-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0175-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  4. #164
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    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 14.04.2018


    Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza l’Em.mo Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Varghese Payapilly, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Sisters of the Destitute; nato a Konthuruthy (India) l’8 agosto 1876 e morto a Ernakulam (India) il 5 ottobre 1929;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Emanuele Nunes Formigão, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Religiose Riparatrici di Nostra Signora di Fátima; nato a Tomar (Portogallo) il 1° gennaio 1883 e morto a Fátima (Portogallo) il 30 gennaio 1958;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Ludovico Longari, Sacerdote professo della Congregazione dei Sacerdoti del Santissimo Sacramento; nato a Montodine (Italia) il 20 giugno 1889 e morto a Ponteranica (Italia) il 17 giugno 1963;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Elisabetta Bruyère, Fondatrice della Congregazione delle Suore della Carità di Ottawa; nata a L’Assomption (Canada) il 19 marzo 1818 e morta a Ottawa (Canada) il 5 aprile 1876;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Margherita Ricci Curbastro (al secolo: Costanza), Fondatrice della Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante; nata a Lugo di Romagna (Italia) il 6 ottobre 1856 e ivi morta il 7 gennaio 1923;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Florenza Giovanna Profilio, Fondatrice dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari; nata a Pirrera (Italia) il 30 dicembre 1873 e morta a Roma il 21 febbraio 1956;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Dolores di Cristo Re (al secolo: Maria Di Majo), Fondatrice della Congregazione delle Ancelle Missionarie di Cristo Re; nata a Palermo (Italia) il 16 dicembre 1888 e ivi morta il 27 giugno 1967;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Justa Domínguez de Vidaurreta e Idoy, Superiora della Provincia Spagnola della Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli; nata ad Azpeitia (Spagna) il 2 novembre 1875 e morta a Madrid (Spagna) il 18 dicembre 1958.

    [00588-IT.01]

    [B0274-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  5. #165
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    È beato Lucien Botovasoa, maestro e padre, martire in Madagascar
    Ucciso perché cristiano nel periodo di persecuzioni che accompagnò l’indipendenza dell’isola, il maestro elementare, Terziario francescano, è stato elevato agli onori degli altari nella sua Vohipeno. In rappresentanza del Papa, il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi



    Roberta Barbi e Roberto Piermarini – Città del Vaticano

    Dal desiderio di essere amato dalle persone, salvaci Gesù! Dal desiderio di essere lodato, liberaci, Gesù! Dal desiderio di essere onorato, liberaci Gesù!”. Una preghiera scritta a mano, di getto, che portava sempre con sé; parole semplici e vere come era lui, Lucien Botovasoa, il martire della fede ucciso il 14 aprile 1947 e ora beatificato dalla Chiesa a Vohipeno, comune rurale del Madagascar orientale. Un frutto dolce e rigoglioso dell’allora ancora giovane albero missionario, “piantato” nell’isola africana solo dal 1899, neanche dieci anni prima della sua nascita.

    Un maestro della carità, della verità e del bene
    I missionari del suo piccolo villaggio capiscono subito che è uno speciale, così lo mandano a studiare dai Gesuiti e lui torna trasformato in maestro, ma anche in musicista eccezionale e grande sportivo: tutte doti che metterà immediatamente a disposizione della Chiesa locale. Colto, poliglotta, amato dai suoi allievi che lo soprannominarono “u be pikopiko”, cioè seme rosso, perché lo vedevano sempre intento a sgranare il Rosario, sarà proprio la fama della sua solidissima fede a precederlo. “Lucien insegnava a fare il bene, a vivere in pace con il prossimo, a formare una comunità fraterna, accogliente e rispettosa – sottolinea il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato – all’odio rispondeva con la carità, alla divisione con la comunione, alla menzogna con la verità, al male con il bene. Era un autentico maestro di vita buona: buon cittadino, padre affettuoso, sposo premuroso”.

    L’incontro d’amore con i Terziari Francescani
    E fu proprio nel matrimonio che riuscì a vivere con pienezza la sua fede, anticipando di fatto di almeno vent’anni l’apertura al ruolo dei laici e la dimensione di santità nella quotidianità che saranno tra le cariche innovative del Concilio Vaticano II. Scoperta per caso la Regola dei Terziari Francescani, trovò in essa la possibilità di vivere all’interno del matrimonio in una dimensione di consacrazione, come ricorda ancora il porporato: “Da quel giorno diventa di una povertà e di una pietà straordinarie: abbandona i bei vestiti e si accontenta di semplici sandali, della camicia e dei pantaloni – racconta – digiuna il mercoledì e il venerdì. Si alza a mezzanotte per pregare in ginocchio, poi si reca in chiesa verso le quattro, restandovi fino all’ora della Messa. Francescano nell’anima, è sempre gioioso, prega continuamente, dovunque vada ha sempre il Rosario in mano”.

    Non vittima della guerra civile, ma vero martire cristiano
    Lucien più di una volta ebbe a dire che non si interessava di politica, ma al soffiare dei venti indipendentisti, in Madagascar i cattolici vennero visti come conniventi con il colonialismo francese, e perciò perseguitati. Durante la Settimana Santa del 1947 molte chiese furono date alle fiamme e molti fedeli raggiunti e uccisi. Anche il “maestro cristiano” venne catturato e processato sommariamente: il suo rifiuto a partecipare all’insurrezione guidata dai capi ribelli locali gli valse la condanna a morte. Condotto sul greto del fiume Matitanana, dove venivano abbattuti i buoi, chiese: “Perché volete uccidermi?”. “Perché sei cristiano”, fu la risposta. “Allora potete farlo – disse – non mi difenderò. Che il mio sangue su questa terra salvi la mia patria”. Il suo corpo fu gettato nel fiume.

    "Il Beato ci insegna a vivere il Vangelo e il perdono"
    Diciassette anni dopo, uno dei suoi aguzzini, in punto di morte, fece chiamare un sacerdote perché sentiva irrefrenabile il desiderio di essere battezzato prima del trapasso: “Botovasoa mi promise che sarebbe stato con me quando ne avessi avuto bisogno. Ora sento che è presente”, furono le sue ultime parole. Una testimonianza, quella della vita del giovane maestro malgascio, più forte e dirompente di tutti i suoi insegnamenti a parole: “Egli ci insegna a vivere integralmente il Vangelo che è il libro della vita e non della morte, dell’amore e non dell’odio, della fraternità e non della discriminazione – conclude il cardinale Amato – a noi lascia un grande esempio e un’importante eredità: il perdono del prossimo, il perdono anche dei nemici, e l’invito a vivere in fraternità e in pace con tutti”.


    fonte: Vatican News
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  6. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    P.Willigisius carm (28-04-2018)

  7. #166
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    Polonia. È beata Hanna Chrzanowska, luce degli ammalati
    La “zietta” - come la chiamavano le allieve infermiere – è stata beatificata a Cracovia, nella stessa città in cui nel 1973 l’allora cardinale Karol Wojtyla celebrò i suoi funerali. Alla cerimonia, in rappresentanza del Santo Padre, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi



    Roberta Barbi e Roberto Piermarini – Città del Vaticano

    La pratica amorevole della professione infermieristica per curare il corpo, la letteratura e, poi, la preghiera per prendersi cura, invece, dell’anima: era una persona che dava importanza alla totalità dell’essere umano, Hanna Chrzanowska, la nuova Beata che considerava il proprio lavoro “un’ambulanza costante per gli sfollati”, affatto un mestiere inferiore a quello del medico, le cui arti erano esclusivamente rivolte all’aspetto sanitario. Hanna no, non si occupava solo del fisico, ma dello spirito e dell’umore dei suoi pazienti, quelli ricoverati in ospedale ma anche i malati terminali che non potevano più muoversi dalle loro case, o i poveri in condizioni disperate che affollavano le parrocchie.

    Una missione che diventerà una vocazione
    Grande influenza sulle scelte della Beata, proveniente da una famiglia benestante per metà protestante e per metà cattolica, imparentata addirittura con un premio Nobel, ebbe la figura della zia Zofia, infermiera a sua volta e fondatrice di un importante ospedale pediatrico. Proprio qui, quando Hanna venne ricoverata per rosolia, sperimentò direttamente la delicatezza delle infermiere e la premura di chi anticipava addirittura le sue esigenze; in seguito, durante un altro ricovero, sopportando il dolore capì che quello era lo strumento per capire meglio il paziente, e benedisse la sofferenza che la metteva in comunione con i suoi ammalati. “Fin da piccola Hanna aveva appreso dai genitori a vivere fondamentali valori umani e cristiani – è la testimonianza del cardinale Angelo Amato – questo la indirizzò a scegliere la professione di infermiera, dapprima come attività filantropica, poi come vero e proprio apostolato cristiano”.

    La scrittura: un modo inconsapevole di avvicinarsi a Dio
    Hanna, però, non poté subito assecondare la sua inclinazione: la scuola per infermiere era stata chiusa, così, si iscrisse all’università alla facoltà di Lettere. Anche questa, comunque, fu un’esperienza formante per lei: scriverà racconti e poesie che saranno un primo passo e insieme espressione del suo avvicinarsi al Signore. “A 30 anni la sua vita ebbe una svolta decisiva verso l’alto, verso la santità, coltivata con la preghiera, con la comunione e l’adorazione eucaristica, con gli esercizi spirituali, con la recita del Santo Rosario”, racconta ancora il porporato. In seguito la propria capacità di scrittura sarà messa anche quella a servizio della professione: oltre a scrivere manuali infermieristici sull’assistenza domiciliare, dirigerà una rivista per infermiere.

    L’infermieristica domiciliare: la cura del malato a 360 gradi
    Essere infermiera per Hanna era “la più profonda ragione di felicità”. Presto non le bastò prendersi cura dei pazienti in ospedale e iniziò ad assisterli in casa, inventando, di fatto, un nuovo sbocco per la professione infermieristica, che chiamava “infermieristica aperta”: si era resa conto, infatti, che tale pratica, oltre a fare bene al paziente e a sollevare un poco la sua famiglia, consentiva di liberare posti letto negli ospedali per chi aveva davvero bisogno del ricovero. Durante la Seconda Guerra Mondiale si prese carico anche degli orfani, degli sfollati, degli ebrei, ma l’occupazione nazista non ebbe il coraggio di toccarla a causa delle sue origini tedesche e della stretta collaborazione con il Metropolita di Cracovia.

    L’assistenza domiciliare diventa parrocchiale
    Molti poveri, però, si accorse presto Hanna, erano malati e non avevano nessuno: si rivolgevano quindi alle parrocchie. Era la fine degli anni Cinquanta, il Signore si faceva strada in lei che per convincere i sacerdoti a far entrare in parrocchia le infermiere, diceva che “agli ammalati non lavati e non riscaldati la Parola di Dio raggiunge con difficoltà”. A fine 1957 erano già assistiti 25 malati in 8 parrocchie. Divenuta membro professo delle Oblate benedettine, riuscì a fare ancora di più: far celebrare la Messa presso i domicili dei malati e, oltre agli esercizi spirituali che già da tempo organizzava per le colleghe, ne organizzò anche per gli ammalati, nella splendida cornice dell’Abbazia di Tyniec, il suo rifugio segreto dove ricaricava le forze fisiche e spirituali.

    L’incontro e l’amicizia con Karol Wojtyla

    “Grazie a te, Hanna, che hai vissuto in mezzo a noi, che sei stata proprio così, com’eri, l’incarnazione delle Beatitudini di Cristo, specialmente quella che dice: beati i misericordiosi!”, parlò così nell’omelia per i suoi funerali l’allora arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. I due si erano conosciuti nel 1957, quando Hanna gli chiese aiuto per organizzare l’assistenza ai malati nelle parrocchie. Ricorderà sempre quel primo incontro nei suoi diari, quando lui la guardò in silenzio e con un sorriso ironico che inizialmente la fece quasi arrabbiare. Nel 1960 l’ormai arcivescovo la accompagnava a trovare i malati, prassi che divenne poi abituale anche nelle visite pastorali di Giovanni Paolo II. “La Chiesa, mediante l’opera dei suoi figli, viene incontro agli ammalati – conclude il card. Amato – donando con sacrificio e generosità, su ispirazione della nostra Beata, aiuto e protezione”.


    fonte: Vatican News
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    P.Willigisius carm (28-04-2018)

  9. #167
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    È beato Janos Brenner, il “Tarcisio” d’Ungheria
    Ucciso in odio alla fede dopo appena due anni e mezzo di ministero, il giovane sacerdote viene beatificato sulla piazza della cattedrale di Sarlósboldogasszony. La cerimonia è presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, delegato del Papa



    Roberta Barbi e Roberto Piermarini – Città del Vaticano


    “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”. Questo il centro della prima omelia che Janos Brenner pronunciò appena ordinato sacerdote e questo anche il pensiero che lo guidò nella sua brevissima vita sacerdotale, in cui tutto concorse davvero al bene, compresa la sua morte, perché il suo sangue contribuì a far germogliare il seme del cristianesimo nell’Ungheria ammutolita dal comunismo. I frequenti momenti di preghiera intensa che facevano parte della sua vita familiare, invece, avevano fatto germogliare la vocazione sua, dei fratelli e perfino dei nipoti, ma il sorriso e la serenità di Janos erano lo specchio esteriore di una grandezza interiore che ritroviamo nei suoi diari, in cui scriveva: “Questo è il colmo dei miei desideri: essere Santo, essere benedetto e benedire anche gli altri!”.

    Profetica l’interpretazione del giovane Tarcisio
    La sua era una famiglia unita e devota, in cui la recita del Rosario, la frequentazione della Messa e dell’Eucaristia erano la quotidianità, perciò fu mandato alla scuola elementare episcopale della sua città, Szombathely. Qui, in uno spettacolo teatrale, interpretò Tarcisio, il giovane adolescente romano che nel 257 d.C. morì per proteggere l’Eucaristia che stava portando ai cristiani in carcere. A Janos, 20 anni dopo, sarebbe toccata la stessa morte, quella dei martiri, in odium fidei. In seguito studiò dai Cistercensi e dai Premostratensi, di cui, dopo il diploma, divenne novizio col nome di fra Anastasio; ma intanto la situazione in Ungheria degenerava e tutti gli ordini furono soppressi, perciò, dopo un primo periodo in cui riuscì a proseguire il noviziato in clandestinità, si spostò a studiare nel seminario diocesano.

    I giovani: obiettivo del regime ostacolato dalla Chiesa
    Non ci volle molto a don Janos per farsi amare da tutti: il suo sorriso, l’amore che spigionava l’intera sua figura restavano indelebilmente impressi in chiunque lo incontrasse. Sapeva parlare al cuore dei giovani e dei vecchi, non respingeva né deboli, né poveri né zingari, e riusciva ad avvicinare alla Chiesa decine di persone: per questo la sua popolarità crebbe e ben presto se ne accorse anche il regime comunista, diventato ancora più spietato dopo la rivolta del 1956. “Purtroppo in quegli anni tragici in Ungheria c’era una forte persecuzione comunista anticattolica – testimonia il cardinale Angelo Amatola Chiesa veniva combattuta e umiliata nei suoi pastori e nei suoi fedeli. Il regime creò anche un movimento di preti per la pace con l’intento di portare discordia e divisione nel clero”. Il vescovo, intuendo che per Brenner la situazione stava diventando pericolosa, provò a trasferirlo altrove, ma il giovane prete non ne voleva sapere: confidava pienamente in Dio e continuava a sorridere, nonostante fosse uscito indenne da un attentato.

    L’inganno, il martirio e la fama di santità
    La sera del 15 dicembre 1957 don Janos fu raggiunto da un ragazzo che lo pregava di visitare il proprio zio che, in procinto di morte, avrebbe voluto confessarsi. Il giovane sacerdote non esita un attimo: si mette al collo la teca contenente l’olio sacro e l’Eucaristia e parte alla volta di Zsida, un paesino sperduto e distante. Lungo la strada, in un luogo solitario in cui oggi sorge la cappella del Buon Pastore a commemorazione del sacrificio della sua vita, cade in un’imboscata: viene ucciso con 32 coltellate, poi, come se non bastasse, il suo corpo è preso a calci e pugni fino a spezzargli l’osso del collo. Fu trovato con la mano sinistra ancora chiusa a proteggere la teca che portava con sé. Nonostante le indagini sul suo assassinio fossero state più volte depistate, il ricordo di quel giovane prete crebbe e si rafforzò nel cuore della gente che, sebbene il suo funerale fosse stato rimandato di ora in ora, riuscì a tributargli comunque gli onori che si attribuiscono ai martiri. “Don Janos educava i giovani alla vita buona del Vangelo, a rispettare il prossimo, ad aiutare i bisognosi, a promuovere la concordia nelle famiglie – conclude il porporato – era amato da tutti, grandi e piccoli, per la limpidezza del suo sguardo e la giovialità del suo tratto. Era questo che aveva irritato il partito al potere, che pretendeva il monopolio dell’educazione atea e anticristiana”.


    fonte: Vatican News
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  10. #168
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    È beata Clara Fey, Madre delle Suore del Povero Bambino Gesù
    La cerimonia nella natìa Aquisgrana, in Germania, che la religiosa aveva dovuto lasciare negli anni del Kulturkampf alla volta della vicina Olanda, dove morì. In rappresentanza del Papa, il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. Angelo Amato



    Roberta Barbi e Roberto Piermarini - Città del Vaticano

    “Ho bisogno di restare attaccata a Gesù come il ramo alla vigna, altrimenti la mia fede appassirà”. Diceva sempre così, madre Clara Fey, alle sue consorelle, testimoniando una fede che necessita di continua linfa vitale, quella che solo la preghiera e il servizio al prossimo sanno donare. Erano questi, per lei, due aspetti inscindibili della vita, e allo stesso tempo viveva come fossero un tutt’uno Cristo e i suoi compiti quotidiani: c’era sempre Cristo al centro e sempre lo vedeva in ogni persona incontrasse, incarnando appieno le parole del Vangelo di Giovanni “Rimanete in me”, come sottolinea anche il cardinale Angelo Amato: “Il suo esempio e il suo insegnamento sono ancora vivi oggi nel cuore delle sue suore. Avendo cura dei piccoli e dei poveri, esse realizzano la Parola di Gesù Manete in me. Solo nella carità verso i bisognosi si rimane in Cristo e Cristo rimane in noi”.

    Una vocazione maturata in sogno
    Clara nacque e visse in una famiglia ricca molto religiosa e dedita alla solidarietà, in cui fioccarono le chiamate del Signore, aveva infatti due fratelli sacerdoti; inoltre fu allieva di Luise Hansel, la poetessa tedesca convertita al cattolicesimo la cui vita fu testimonianza perenne di pietà cristiana: questo contribuì certamente a costruire la sua vocazione che però si radicò in lei dopo un singolare sogno. Aveva 11 anni, Clara, quando sognò un giovane povero che la invitava a occuparsi dei tanti fratelli e sorelle che aveva in città. Alla domanda su chi fosse, questi rispose, indicando il cielo: il Bambino Gesù. E fu così che, una volta diventata suora, decise di consacrare proprio al Povero Bambino Gesù il nuovo Ordine da lei fondato.

    Il contesto sociale della Germania del XIX secolo
    Erano gli anni dell’industrializzazione e anche ad Aquisgrana i poveri si moltiplicavano. La piccola Clara entrò presto in contatto con la povertà e la sofferenza che vivevano gli operai della fabbrica tessile di suo padre, tanto che con la sua eredità iniziò un’attività di accoglienza per i bambini orfani e disagiati. Dopo aver aperto una scuola per i piccoli, ai quali venivano regalate le tanto bramate scarpe, le fu concesso di utilizzare l’antico monastero domenicano in Jakobstrasse. Assieme alle altre suore indossava l’abito nero con lo scapolare bianco dei Domenicani, ma quando presero i voti definitivi e lei divenne Madre Superiora, la nuova congregazione si basò sulla Regola di Sant’Agostino e iniziò a occuparsi anche dell’istruzione delle giovani donne, come ricorda ancora il card. Amato: “Mentre la società era sollecita nel favorire il progresso materiale, questa autentica eroina del Vangelo di Cristo si preoccupò di promuovere la dignità delle giovani povere, educandole e proteggendole dai pericoli dell’abbandono e dell’emarginazione”.

    Kulturkampf e diaspora: una chiamata ad agire nel mondo
    La battaglia politica tra Stati tedeschi e Chiesa cattolica, nota come Kulturkampf, fu in Prussia particolarmente forte a causa dell’azione anti-papale dei protestanti. Religiose e religiosi furono ben presto esclusi dall’attività educativa e per Clara e le sue consorelle la conseguenza fu trasferirsi nella vicina Olanda, a Simpleved, dove fondarono Casa Loreto. Fu così, quasi per caso, che l’Ordine abbracciò la dimensione mondiale che ha tutt’oggi, con suore presenti in Colombia, Perù, Kazakhstan, Lettonia, Olanda, Belgio, Austria, Regno Unito e Indonesia. Nel 1891, quando l’ondata passò, Clara era troppo anziana per tornare in Germania, così, tre anni dopo, morì in Olanda, dove i suoi resti rimasero fino al 2012 per poi riposare nella cattedrale di Aquisgrana. In occasione della Beatificazione, però, sono stati traslati nella cappella del convento di Jakobstrasse, in modo che tutti i fedeli possano vederla e pregare “assieme” a lei.


    fonte: Vatican News
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  11. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    P.Willigisius carm (05-05-2018)

  12. #169
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    Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 21.05.2018


    Il 19 maggio scorso, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Augusto Giuseppe Hlond, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Arcivescovo di Gniezno e Warszawa, Primate di Polonia, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Fondatore della Società di Cristo per gli Emigranti; nato il 5 luglio 1881 a Brzęczkowice (Polonia) e morto a Warszawa (Polonia) il 22 ottobre 1948;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Michele Angelo Builes, Vescovo di Santa Rosa de Osos, Fondatore di varie Congregazioni Religiose; nato ad Antioquia (Colombia) il 9 settembre 1888 e morto il 29 settembre 1971 a Medellín (Colombia);

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Mauri, Sacerdote diocesano, Fondatore delle Oblate di Cristo Re; nato a Bosisio Parini (Italia) il 26 ottobre 1883 e morto a Sestri Levante (Italia) il 10 maggio 1967;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Battista Berthier, Sacerdote professo dell’Istituto dei Missionari di Nostra Signora di La Salette, Fondatore della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia; nato a Châtonnay (Francia) il 24 febbraio 1840 e morto a Grave (Olanda) il 16 ottobre 1908;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Guglielmo Eberschweiler, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù; nato il 5 dicembre 1837 a Püttlingen (Germania) e morto il 23 dicembre 1921 a Exaten (Olanda);

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Pietro Uccelli, Sacerdote professo della Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere (Missionari Saveriani); nato a Barco di Bibbiano (Italia) il 10 marzo 1874 e morto a Vincenza (Italia) il 29 ottobre 1954;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Pio Dellepiane, Sacerdote professo dell’Ordine dei Minimi; nato a Genova (Italia) il 4 gennaio 1904 e morto a Roma il 12 dicembre 1976;

    - le virtù eroiche del Servo di Dio Norberto McAuliffe (al secolo: Giovanni), Fratello professo dell’Istituto dei Fratelli del Sacratissimo Cuore; nato a New York (Stati Uniti d’America) il 30 settembre 1886 e morto a Alokolum (Uganda) il 3 luglio 1959;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Francesca delle Piaghe di Gesù (al secolo: Colomba Antonia Martí y Valls), Monaca professa del Secondo Ordine di San Francesco del Monastero della Divina Provvidenza di Badalona; nata a Badalona (Spagna) il 26 giugno 1860 e ivi morta il 4 giugno 1899;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Eleonora di Santa Maria (al secolo: Isora Maria Ocampo), Monaca professa dell’Ordine di San Domenico; nata il 14 agosto 1841 a Cerro Famatina (Argentina) e morta a Córdoba (Argentina) il 28 dicembre 1900;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Angela Maria del Cuore di Gesù (al secolo: Maria Cecilia Autsch), della Congregazione delle Suore della Santissima Trinità; nata il 26 marzo 1900 a Röllecken (Germania) e morta nel campo di concentramento di Birkenau ad Auschwitz (Polonia) il 23 dicembre 1944;

    - le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Edvige Zivelonghi, Suora professa della Congregazione delle Figlie di Gesù; nata a Gorgusello di Breonio (Italia) il 26 aprile 1919 e morta il 18 marzo 1949 a Sant’Ambrogio di Valpolicella (Italia).

    [00810-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0376-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  13. #170
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    - le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Mauri, Sacerdote diocesano, Fondatore delle Oblate di Cristo Re; nato a Bosisio Parini (Italia) il 26 ottobre 1883 e morto a Sestri Levante (Italia) il 10 maggio 1967;
    Sebbene io fossi ancora bambino, avevo avuto modo di conoscerlo di persona, ed anni fa ho avuto modo di assistere ad alcune fasi della causa di beatificazione (in particolare la seduta conclusiva della fase diocesana, tenuta con particolare solennità in Cattedrale).

    Le "Madonnine", come vengono qui comunemente chiamate le Oblate di Cristo Re fondate proprio dal neo-Venerabile, ne saranno liete.

    Deo Gratias!

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