Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Santi di Papa Francesco

  1. #1
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    I Santi di Papa Francesco

    ELENCO DEI SANTI CANONIZZATI DA PAPA FRANCESCO

    Santo/i
    Luogo della Canonizzazione
    Data
    1-813 Antonio Primaldo e Compagni, Martiri Sagrato della Basilica Vaticana 12/05/2013
    814 Laura di Santa Caterina da Siena, Religiosa Sagrato della Basilica Vaticana 12/05/2013
    815 María Guadalupe García Zavala, Religiosa Sagrato della Basilica Vaticana 12/05/2013
    816 Angela da Foligno, Francescana secolare canonizzazione equipollente 09/10/2013
    817 Pietro Favre, Sacerdote canonizzazione equipollente 17/12/2013
    818 Francesco de Laval, Vescovo canonizzazione equipollente 03/04/2014
    819 Giuseppe de Anchieta, Sacerdote canonizzazione equipollente 03/04/2014
    820 Maria dell'Incarnazione, Religiosa canonizzazione equipollente 03/04/2014
    821 Giovanni XXIII, Papa Sagrato della Basilica Vaticana 27/04/2014
    822 Giovanni Paolo II, Papa Sagrato della Basilica Vaticana 27/04/2014
    Ultima modifica di Vox Populi; 27-04-2014 alle 13:24

  2. #2
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    I Santi di Papa Francesco

    Domani saranno Santi i martiri d'Otranto e due religiose, una messicana e la prima in Colombia

    Gli 813 martiri di Otranto, uccisi dai Turchi alla fine del Quattrocento, e due religiose, una delle quali si appresta a divenire la prima Santa colombiana. Sono i Beati che domani mattina, alle 9.30, Papa Francesco canonizzerà durante una solenne celebrazione eucaristica in Piazza San Pietro. Le storie dei prossimi Santi nel servizio di Alessandro De Carolis:

    Un eccidio nell’eccidio è quello che si consuma a metà dell’agosto 1480 ed è una pagina di dramma e di gloria per la storia cristiana. Le armate turche di Gedik Ahmet Pascià, che da fine luglio hanno occupato il litorale di Otranto, l’11 agosto riescono ad abbattere l’ultimo diaframma della resistenza. Un torrente di 20 mila soldati supera le mura e irrompe fin sulla cittadella dove i superstiti sono asserragliati. Quello che le cronache riportano di lì in poi è la storia di un crudele massacro, che non risparmia nemmeno il gruppo rifugiatosi nella cattedrale. Gli armigeri turchi impongono di abiurare la fede, l’arcivescovo Stefano Pendinelli esorta tutti ad affidarsi a Dio finché un colpo di scimitarra lo riduce al silenzio. Ma non è finita. Il 14 agosto, 813 uomini fra coloro che si erano opposti alla conversione dell’islam vengono trasportati sul Colle della Minerva. Di nuovo la richiesta: o l’abiura o la morte. Nessuno tentenna e il loro capo, Antonio Pezzulla detto il “Primaldo” è il primo a essere decapitato, con le famiglie costrette ad assistere al martirio. Una storia limpida di coraggio e di fede che arriva diritta al cuore dei cristiani di oggi, come ricorda l'arcivescovo di Otranto, mons. Donato Negro:

    “Il messaggio, allora è chiaro: proprio in un contesto multivaloriale, in una società liquida e dal pensiero debole, in cui il senso del vivere risiede in un materialismo piatto, i martiri ci annunciano il bisogno di scelte forti, ci testimoniano la fede e ci dicono di svegliarci dalla sonnolenza di una fede timida e gracile ed essere protagonisti di una fede viva, matura, missionaria, che raggiunge soprattutto l’uomo nelle sue periferie”.

    Avere per padre un uomo che sacrifica la vita per la sua fede è già una testimonianza che può forgiare un’anima, specie di una figlia. Ma dove il Vangelo innestato dalla famiglia in Maria Laura Montoya y Upegui germoglia in modo luminoso è sulle vette della Cordigliera, tra gli indios colombiani, esseri che considerano se stessi animali rispetto all’uomo bianco che li discrimina. Quella è però un’abiezione che Maria non tollera e diventata maestra, e decisa a consacrarsi a Dio, con sua madre e quattro compagne parte per le foreste. È il 4 maggio 1914 e quelle sei donne a cavallo, al seguito di Madre Laura, destinata a essere la prima Santa della Colombia, sono il primo nucleo della Congregazione delle Suore Missionarie della Vergine Immacolata, oggi diffuse in 21 nazioni di tre continenti. La vicepostulatrice e vicaria generale, suor Lia Zuluaga:

    “Sono partite come maestre degli indigeni: quello era il desiderio di Madre Laura. Il suo cuore ardeva per l’Eucaristia a tal punto che un giorno, durante una adorazione, ha detto al Signore una di quelle cose che dicono i Santi: ‘Non voglio più vederti nell’Eucaristia se non ti fai vedere dagli indigeni!’. Quell’espressione è tipica soltanto di una persona decisa a dare tutto per gli indigeni, prima di tutto ad insegnare loro a vivere come persone umane e figli di Dio”.

    Una storia di fede e amore disinteressato in nome di Gesù è anche quella di María Guadalupe García Zavala. A 22 anni entra i contatto con i malati che cura il suo confessore, padre Cipriano. Quando la ragazza gli comunica di volersi consacrare, quella esperienza di servizio diventa il suo campo d’azione apostolica. Madre Lupita, come viene chiamata, è un angelo degli infermi nel Messico della prima metà del Novecento, dove avere fede è qualcosa che può costare la vita e le suore sono costrette a girare in abiti civili e le case religiose devono essere camuffate magari proprio in ospedali. Lo sa bene l’arcivescovo di Guadalajara, Francisco Orozco y Jiménez, che tra le mura dell’ospedale oftalmico “S. José” viene nascosto per un anno e mezzo da Madre Lupita così da strapparlo dalla persecuzione, dopo che altre famiglie cattoliche si erano rifiutate per timore di rappresaglie. Madre Lupita si spegne nel 1963: una donna che racconta che la santità non è una nicchia vecchia e polverosa, ma una strada che illumina anche i nostri giorni.


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #3
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    Piccola curiosità riguardante le Canonizzazioni di domani: i Martiri di Otranto (813) saranno il gruppo di martiri più numeroso canonizzati nella medesima celebrazione. Finora tale "record" era detenuto dai 120 Martiri cinesi Agostino Zhao Rong e Compagni, canonizzati da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
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  4. #4
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    Santi i martiri di Otranto e due suore latinoamericane. Il Papa: i cristiani rispondono al male con il bene

    I martiri di Otranto, le religiose Laura Montoya e María Guadalupe García Zavala, proclamati Santi all’inizio della Messa presieduta stamani da Papa Francesco in Piazza San Pietro, offrono straordinarie testimonianze di amore e di vita cristiana. Sono luminosi esempi di fedeltà a Cristo – ha detto il Papa - e ci esortano ad “annunciarlo con la parola e con la vita, testimoniando l’amore di Dio con il nostro amore, con la nostra carità verso tutti”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    La Parola invita alla fedeltà a Cristo, anche fino al martirio. Una pagina di “suprema testimonianza del Vangelo” – ha detto Papa Francesco – è stata vissuta nel 1480 da 813 persone, sopravvissute all’assedio e all’invasione di Otranto da parte degli Ottomani e poi “decapitate perché si rifiutarono di rinnegare la propria fede”. Ma dove i martiri di Otranto trovarono la forza per rimanere fedeli?

    “Proprio nella fede, che fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare «i cieli aperti» - come dice santo Stefano – e il Cristo vivo alla destra del Padre. Cari amici, conserviamo la fede che abbiamo ricevuto e che è il nostro vero tesoro, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni; Dio non ci farà mai mancare forza e serenità. Mentre veneriamo i Martiri di Otranto, chiediamo a Dio di sostenere tanti cristiani che, proprio in questi tempi e in tante parti del mondo, adesso, ancora soffrono violenze, e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male col bene”.

    Ribadendo “la bellezza di portare Cristo e il suo Vangelo a tutti”, il Pontefice ha poi ricordato l’opera di evangelizzazione in Colombia - nella prima metà del Novecento - di Santa Laura Montoya, “prima come insegnante e poi come madre spirituale degli indigeni”. Le sue figlie spirituali – ha detto il Papa - oggi portano il Vangelo nei luoghi più reconditi e sono “una sorta di avanguardia della Chiesa”:

    “Esta primera santa nacida en la hermosa tierra colombiana...
    Questa prima Santa nata nella bella terra colombiana ci insegna ad essere generosi con Dio, a non vivere la fede da soli - come se fosse possibile vivere la fede in modo isolato -, ma a comunicarla, a portare la gioia del Vangelo con la parola e la testimonianza di vita in ogni ambiente in cui ci troviamo. Ci insegna a vedere il volto di Gesù riflesso nell’altro, a vincere indifferenza e individualismo, che corrode le comunità cristiane e corrode il nostro cuore, e ci insegna ad accogliere tutti senza pregiudizi, senza discriminazioni, senza reticenza, con autentico amore, donando loro il meglio di noi stessi e soprattutto condividendo con loro ciò che abbiamo di più prezioso, che non sono le nostre opere o le nostre organizzazioni, no, ciò che di più prezioso abbiamo è Cristo e il suo Vangelo”.


    Papa Francesco ha infine esortato ad essere testimoni della carità, virtù senza la quale anche “il martirio e la missione perdono il loro sapore cristiano”. Testimone di questa sublime forma di amore – ha detto il Pontefice – è stata Santa María Guadalupe García Zavala, nata in Messico nel 1878, che ha rinunciato ad una vita comoda. Quanto male - ha affermato il Santo Padre - comporta la vita comoda, l'agiatezza. L'imborghesimento del cuore - ha spiegato il Pontefice - ci paralizza. Madre Lupita ha rinunciato ad una vita comoda “per seguire la chiamata di Gesù” e servire gli ammalati e gli abbandonati:

    “Y esto se llama tocar la carne de Cristo…
    E questo significa toccare la carne di Cristo. I poveri, gli abbandonati, i malati, gli emarginati sono la carne di Cristo. E Madre Lupita toccava la carne de Cristo e ci insegnava a non vergognarci, a non avere paura a non provare ripugnanza nel toccare la carne di Cristo…. Questa nuova Santa messicana ci invita ad amare come Gesù ci ha amato, e questo comporta non chiudersi in se stessi, nei propri problemi, nelle proprie idee, nei propri interessi, in questo piccolo mondo che ci fa così tanto male, ma uscire e andare incontro a chi ha bisogno di attenzione, di comprensione, di aiuto, per portagli la calorosa vicinanza dell’amore di Dio, attraverso gesti di delicatezza e di affetto sincero e di amore”.


    I Santi proclamati oggi – ha concluso Papa Francesco – suscitano anche domande alla nostra vita cristiana:

    “Come io sono fedele a Cristo? Portiamo con noi questa domanda, per pensarla durante la giornata: come io sono fedele a Cristo? Sono capace di 'far vedere' la mia fede con rispetto, ma anche con coraggio? Sono attento agli altri, mi accorgo di chi è nel bisogno, vedo in tutti fratelli e sorelle da amare? Chiediamo per intercessione della Beata Vergine Maria e dei nuovi Santi – ha concluso il Papa - che il Signore riempia la nostra vita con la gioia del suo amore”.


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #5
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    813 CRISTIANI DECAPITATI, UNO DOPO L’ALTRO, PERCHE’ NON VOLLERO RINNEGARE GESU’
    Posted: 16 May 2013 12 AM PDT(rif: lo straniero. blog Antonio Socci)


    Ma noi siamo ancora un popolo? Abbiamo ancora un’identità nazionale, un vero senso di appartenenza? E’ ancora permesso parlare di “identità”? O il solo patriottismo sentito, consentito e vissuto è quello per la “nazionale” per antonomasia, ossia per gli azzurri?
    L’unico che sui media continua a porre questi interrogativi – solo apparentemente accademici – è Ernesto Galli Della Loggia. Lo fa da anni, ma ben pochi sembrano capire quanto profondamente queste domande abbiano a che fare con la situazione attuale del nostro Paese (anche quella economica) e con il suo sognato o sperato “rinascimento”.
    Infatti aver dilapidato un patrimonio morale, culturale, civile e religioso è ancor più grave dell’aver dilapidato un patrimonio economico, anzi a ben vedere ne rappresenta l’antefatto, la premessa.
    Ho ripensato allo smarrimento della nostra memoria in questi giorni perché mi ha scritto una signora polacca, che si è sposata in Italia e vive qui da vent’anni.
    La sua lettera prendeva spunto dalla solenne canonizzazione – domenica scorsa, in Piazza San Pietro, da Roma – degli 813 abitanti di Otranto, che nel 1480 – per non rinnegare il loro battesimo e per non passare all’Islam, come pretendeva l’invasore musulmano – furono decapitati “in odio alla fede” cristiana uno dopo l’altro (mentre donne e bambini della città pugliese venivano deportati come schiavi).
    L’invasione era stata voluta da Maometto II (1430-1481), il sultano che già nel 1453, alla guida di 260 mila turchi, aveva conquistato Bisanzio, mettendo a ferro e fuoco la “seconda Roma”, quindi spazzando via quella che era stata per più di mille anni la capitale del cristianesimo orientale.
    Il passo successivo programmato dal sultano era la conquista della nostra Roma: la basilica di San Pietro era destinata a diventare una moschea come Santa Sofia.
    L’invasione dell’Italia cominciava dunque dallo sbarco sulle coste salentine. Ma la resistenza della città di Otranto permise al re di Napoli, Ferdinando, di organizzare le forze e di riconquistare Otranto.
    Così il martirio di quella città salvò l’Italia meridionale e la stessa Roma. A quel sacrificio il nostro Paese deve moltissimo.
    Alfredo Mantovano, che è salentino e particolarmente affezionato alla memoria dei martiri di Otranto, di cui ha scritto la storia, ha fatto un’osservazione importante:
    “Ciò che rende questo straordinario episodio pieno di significato, anche per l’europeo di oggi, è che nella storia della cristianità non sono mai mancate testimonianze di fede e di valori civili, né sono mai mancati gruppi di uomini che hanno affrontato con coraggio prove estreme. Mai però è accaduto un episodio di proporzioni così vaste: un’intera città dapprima combatte come può, e tiene testa per più giorni all’assedio; poi risponde con fermezza alla proposta di abiura. Sul Colle della Minerva, al di fuori del vecchio Primaldo, non emerge alcuna individualità, se è vero che degli altri martiri non si conosce il nome, a riprova del fatto che non sono pochi eroi, bensì è una popolazione intera che affronta la prova”.
    La signora polacca mi scrive, nella sua lettera, che non conosceva quell’antica vicenda (prima della canonizzazione di domenica) che l’ha molto colpita. Probabilmente – osserva – la stragrande maggioranza degli italiani non ne sa nulla e non ne ha mai sentito parlare a scuola.
    Poi aggiunge:
    “Penso che, se un fatto simile fosse accaduto nel mio paese, anche i ragazzi ne conoscerebbero la data a memoria, tanto ne sentirebbe parlare durante le lezioni di storia. Un fatto così straordinario e glorioso dovrebbe essere motivo di orgoglio anche patriottico. E’ singolare che gli italiani abbiano dovuto aspettare tre papi stranieri: Giovanni Paolo II per la beatificazione, Benedetto XVI per confermare il fatto di martirio e Francesco per la canonizzazione, per venirne a conoscenza…”.
    Certamente il popolo polacco ha un rapporto con la propria storia e la propria identità molto più vivo del nostro. Ed è questo che gli ha permesso di trovare le forze morali per superare tragedie enormi come la simultanea invasione da parte della Germania nazista e dell’Urss, nel 1939, e il tentato annientamento nazista della nazione polacca, a cui poi han fatto seguito 45 anni di dittatura “sovietica”.
    Papa Wojtyla ci ha mostrato quanto bella e grande possa essere la memoria viva delle proprie radici nazionali, quante energie spirituali e umane sprigioni. E ci ha fatto capire che avere una forte identità non significa affatto intolleranza verso le identità altrui (il nazionalismo infatti è la caricatura pervertita del vero patriottismo).
    Anzi, significa amore e comprensione per le identità degli altri: in mille occasioni Giovanni Paolo II ha mostrato a noi italiani la bellezza e la grandezza della nostra storia. Esortandoci a non dimenticarla e a non tradirla.
    Ma il martirio degli abitanti di Otranto testimonia anzitutto la forza della fede cristiana: c’è qualcosa che vale più della vita ed è per questo che vale la pena vivere, è questo che dà senso all’esistenza, al lavorare, all’amare, al soffrire, al gioire.
    Infatti quello di Otranto non fu il sacrifico di una pattuglia di soldati ardimentosi o di un pugno di eroi. Ma di un’intera popolazione, della gente più semplice di cui neanche si tramandano i nomi, se si eccettua quello del loro eroico vescovo Stefano Pendinelli e del sarto Antonio Primaldo, colui che parlò a nome di tutti: “Credere tutti in Gesù Cristo, figlio di Dio, ed essere pronti a morire mille volte per lui”.
    Secondo le cronache antiche egli si rivolse ai suoi concittadini con queste parole:
    “Fratellimiei, sino oggi abbiamo combattuto per defensione della patria e per salvar lavita e per li signori nostri temporali,ora è tempo che combattiamo per salvarl’anime nostre per il nostro Signore,quale essendo morto per noi in croceconviene che noi moriamo per esso,stando saldi e costanti nella fede e conquesta morte temporale guadagneremola vita eterna e la gloria del martirio”.
    Dallo scritto di Mantovano colgo un’altra perla significativa. Giovanni Paolo II, nel 1980, parlando dei martiri di Otranto disse: “i Beati Martiri ci hanno lasciato – e in particolare hanno lasciato a voi – due consegne fondamentali: l’amore alla patria terrena; l’autenticità della fede cristiana. Il cristiano ama la sua patria terrena. L’amore della patria è una virtù cristiana”.
    C’è di che riflettere.
    Prendi, Signore e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che possiedo; Tu me lo hai dato, a Te Signore lo ridono; tutto è Tuo, di tutto disponi secondo ogni Tua volontà; dammi il Tuo amore e la Tua Grazia perchè questa mi basta.

  6. #6
    Veterano di CR L'avatar di Ultimitempi
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    Grazie Antonella!
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  7. #7
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    Qualcuno del forum è in grado di dirci il giorno del calendario nel quale verranno ricordati?
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  8. #8
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultimitempi Visualizza Messaggio
    Qualcuno del forum è in grado di dirci il giorno del calendario nel quale verranno ricordati?
    I santi Martiri di Otranto, il 14 agosto;
    santa Laura di santa Caterina da Siena, il 21 ottobre;
    santa Maria Guadalupe, il 24 giugno (www.santiebeati.it).

    Questi sono i giorni in cui vengono ricordati nel Martirologio, ovvero nell'elenco dei santi. Le memorie liturgiche potrebbero cadere in giorni differenti; il 14/08 si celebra già la memoria (obbligatoria) di san Massimiliano Maria Kolbe; il 24/06, invece, ricorre la solennità della Natività di san Giovanni Battista.
    Per i santi non iscritti nel Calendario universale, la data della memoria è scelta dalle chiese locali e/o dagli istituti religiosi che desiderano celebrarne la memoria, previa autorizzazione della Santa Sede.

  9. #9
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    Ma grazieeeee!!!!
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  10. #10
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    PROMULGAZIONE DI DECRETI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI , 11.03.2013

    Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi.

    (...)

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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