Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Venerabile Servo di Dio don Ottorino Zanon - PSSG

  1. #11
    CierRino L'avatar di pongo
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    Uomini di Dio a tempo pieno



    L’uomo di Dio è uomo di Dio ventiquattro ore al giorno! Si fa presto a vedere se siete o no uomini di Dio: basta vedere di che cosa siete interessati nelle vostre conversazioni, di che cosa parlate.
    Figlioli miei, esaminiamoci a fondo e vediamo se veramente abbiamo una fede viva o se abbiamo una fede vorrei dire “ufficiale”, se veramente crediamo a Dio, all’esistenza di Dio, alla presenza di Dio in noi e nei fratelli, se veramente ci siamo messi nelle sue mani.
    Se fossimo convinti di questo, sentiremmo il bisogno di parlare di Lui! Quante volte, parlando con qualcuno, si ha l’impressione che stia facendo la vita “ufficiale”.
    Se uno di voi gioca al totocalcio e vince trecento milioni, pensate che passi una giornata intera senza parlarne con i suoi amici? Trecento milioni ti interessano e continui a pensarci tutto il giorno.
    Figlioli miei, quello che succederebbe con le cose materiali, non succede con le cose dello spirito: abbiamo Dio, l’abbiamo con noi, e credo che valga più di trecento milioni: è la nostra forza, la nostra potenza nella vita apostolica; ci muoviamo in Lui, viviamo in Lui...; e non parliamo di Lui!


    (M118, 6 del 14 dicembre 1966)
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  2. #12
    CierRino L'avatar di pongo
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    Parlare bene degli altri



    Che bello quando uno, sentendo parlar male di una persona, invece di rincarare la dose, dice: “Sì, è vero, ma bisogna che teniamo presente anche quanto quella persona fa di buono!”; cioè mette in evidenza la parte positiva.
    Mi pare che questa sarebbe carità.
    Tu senti parlar male, supponiamo, di un sacerdote e sai che quel sacerdote ha fatto un atto di carità, ha una data virtù: mettila in evidenza, in modo che si veda la persona nella sua globalità.
    Questa è carità.
    Anche tu avresti piacere che facessero così nei tuoi riguardi.
    Se sei calunniato, oppure se hai commesso una mancanza e in giro ne parlano, a te farebbe piacere che gli altri sapessero anche il resto, cioè la tua parte positiva, insomma che vedessero nel giusto equilibrio non solo la scorza, ma che dentro c'è anche il resto.
    Mi pare che dobbiamo avere questa carità verso il prossimo.
    Dove c'è un uomo, c'è il peccato, ci sono sbagli, c'è debolezza.
    E poi, perché dir male della propria famiglia? Se in casa tu hai il papà che si ubriaca, vai a dire in giro che si ubriaca? Una volta ci insegnavano che i panni sporchi bisogna lavarli in casa propria.
    E allora perché, noi figli della Chiesa, noi membra del Corpo Mistico, parliamo male della nostra famiglia? Se c'è qualcuno che sbaglia, se c'è qualcuno che non fa bene il proprio dovere, la carità cristiana ci dovrebbe fare stringere un pochino il cuore, dovrebbe spingerci a versare tanto e tanto olio su queste piaghe.


    (M309, 4 del 3 giugno 1970)
    Anniversario dell’ordinazione presbiterale di don Ottorino (1940)
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  3. #13
    CierRino L'avatar di pongo
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    La nostra vita deve consumarsi, come una candela, tutta per il Signore



    Quando San Pietro stava per scappare da Roma ha incontrato, secondo una leggenda, Nostro Signore che stava andando verso Roma e gli ha chiesto: “Dove vai, Signore?”, e Gesù: “Vado a morire un’altra volta!”.
    Lasciamo stare la leggenda, ma la realtà è questa.
    Se l’andata di un apostolo verso un luogo di missione è considerata come: “Io vado per essere immolato!”, allora è realtà, altrimenti è poesia.
    Non c’è niente da fare! Quando il Signore mi ha chiamato, ancora bambino, al sacerdozio, mi ha chiamato all’immolazione.
    Io ho capito così il sacerdozio.
    Poco importa, scrivevo in liceo nelle mie note personali, essere messo in alto o in basso, essere onorato o disonorato, essere messo in prigione o bastonato, purché questa candela si consumi per Dio.
    Quando sono entrato in seminario circolava tra i seminaristi un opuscolo piccolo piccolo, un librettino con una candela sulla copertina; sotto l’immagine della candela era posta questa frase: “Poco importa quando, dove, come..., purché questa candela si consumi completamente per il Signore”.
    Non importa se la vita dell’apostolo si consuma al caldo o al freddo, se in ottant’anni o in dieci o quindici anni, purché questa candela si consumi interamente per il Signore.
    Messo in chiaro questo punto, si può fare il resto e allora si possono aggiungere tutte le attitudini.


    (M158, 1-2 del 4 aprile 1967)
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  4. #14
    CierRino L'avatar di pongo
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    Essere sinceri sempre



    In mezzo al nostro popolo c’è un detto: “Chi è bugiardo è ladro” e, generalmente, quando uno, anche per una sola volta, non è stato trovato sincero, è squalificato.
    Ci si domanderà sempre: “Che dica la verità? Che ci sia proprio da fidarsi? Che non abbia dei secondi fini?”.
    Dobbiamo mostrarci dinanzi alla gente come persone che anche esternamente dimostrano di essere in contatto con il Signore, che mostrano perciò l’umiltà, la purezza, la santità, la povertà: cioè dobbiamo mostrarci integerrimi.
    Questo è il lato spirituale, interiore, che traspare all’esterno.
    C’è poi anche un lato che vorrei chiamare umano, che è quello che anche il Signore richiama quando dice: “Sì, sì; no, no!” (Mt 5, 37), cioè quel lato umano per cui gli uomini si fidano di noi.
    E allora cercate di essere sempre sinceri: sinceri nelle parole, sinceri nelle azioni, sinceri nelle promesse.
    La frase del nostro buon popolo: “La bugia ha le gambe corte”, vale anche per noi.
    “La bugia parte con il rapido mi diceva una persona - e torna con la carriola, ma torna sempre”.
    Mi pare che non sia neanche il caso di invitarvi a non dire bugie: ma ci sono qualche volta quelle frasi, quel dire e non dire...
    La gente, insomma, ha piacere di vedere l’uomo di Dio sincero! Siate sinceri! Non seguite l’impulso di voler apparire! Se state giocando una partita a carte e avete un fiasco di vino davanti e arriva il Vescovo, non dovete dire: “Nascondi, perché il Vescovo non veda!”, ma con semplicità dovreste dire: “Venga qui e prenda un bicchiere anche lei”, ed è finita.
    Di solito la gente non ci toglie la stima per una piccola debolezza umana, ma quando vede che non agiamo rettamente.
    Per carità non abituatevi ad agire per strade storte, con modi di fare poco sinceri, con modi di agire falsi, perché questo non piace.
    Sono offese al Signore, è un diminuire la Grazia.
    Oltre a questo poi, che per noi è vita, vi verrà tolta la stima e la buona fama.
    Ognuno si sforzi di essere sincero, vorrei anzi dire, di essere eccessivamente sincero: nelle parole, nelle azioni, nel comportamento, nelle promesse.
    Bisogna anche sapersi scusare con sincerità dicendo: “Ho sbagliato, mi sono dimenticato”, con semplicità, figlioli, e sarete creduti.


    (M33, 1-6 del 4 novembre 1965)
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  5. #15
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    "Signore, dimmi che cosa vuoi!"



    Uno potrebbe illudersi di avere la fede.
    Uno può andare a Messa e alla Comunione ogni mattina ed essere ateo; uno può dire la corona del rosario tutti i giorni ed essere ateo.
    Non c’è da meravigliarsi.
    La preoccupazione nostra, figlioli, è questa: avete la fede o avete l’abitudine? Se avete l’abitudine, che cosa avete fatto perché divenga fede?
    Dio continua a manifestarsi con la sua presenza.
    È vero che ci sono sempre difficoltà ed è una grazia che ci siano, però il Signore è sempre presente, non ci abbandona mai, è sempre presente!
    Mi sembra che in questa situazione abbiamo il sacrosanto dovere di dire: “Signore, parla e dimmi che cosa vuoi da me”.
    Perciò questo desiderio di fare la volontà di Dio in tutte le piccole cose deve metterci continuamente in atteggiamento di preghiera: “Signore, dimmi che cosa vuoi. Parla, parla, Signore!”.
    Siete portatori non di quattro chiacchiere lette in un libro, ma di una linfa che viene dal cielo.
    Ci vuole tutta la preparazione umana, ma ci vuole soprattutto la linfa: dovete infatti portare Dio alle anime e Dio non lo portate se non l’avete in voi, se non siete abituati a parlare con Lui.
    La buona vecchietta, il laureato, il professore, il ministro, chiunque sia, quando si avvicinano a noi, si avvicinano per cercare Dio, non per cercare la cultura, perché la cultura oggi sono capaci di trovarla da soli nei libri, nei dizionari.
    Quello che la gente vuole assolutamente da noi è Dio, ricordatevi, è Dio! La gente viene in cerca dell’uomo di Dio.
    Voi dovete preoccuparvi di essere questo e per ottenere questo non c’è nessuna ricetta umana, non ci sono cose umane: ci sono soltanto la meditazione e la preghiera; non c’è nient’altro!


    (M79, 8-9 del 15 giugno 1966)
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  6. #16
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    Veramente profonde queste meditazioni di don Ottorino Zanon. Mi ha molto edificato quella del post 10. Grazie Pongo per avercelo fatto conoscere.
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  7. #17
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    Il demonio trema davanti a un atto di umiltà



    Cari figlioli, se vogliamo vincere il demonio dobbiamo buttarci a terra.
    Satana ha una paura tremenda di uno che abbassa la fronte per terra, che bacia la terra e dice: “Signore, io non sono niente.
    C’è il demonio che tormenta quella persona; fa’ un piacere, Signore, salvala!”.
    E, dopo, alzatevi e dite: “Diavolo, ti sputo in faccia.
    Brutto lazzarone, va’ via, lasciala in pace! Ti maledico! Va’ in mezzo ai topi e alle rane, va’ dove vuoi, ma lascia in pace quel nostro fratello!”, e giù la fronte per terra.
    Satana ha paura della vera umiltà.
    Ha più paura dell’umiltà che non della fraternità.
    Dico male? Vi assicuro che il demonio trema dinanzi ad un atto di umiltà come uno che ha la febbre a quarantacinque gradi.
    Il demonio trema quando vede un’anima umile che prega così: “Signore, io sono impotente dinanzi al demonio!”.
    È come un bambino che, quando viene rincorso da un altro che lo vuole picchiare, corre tra le braccia della mamma e la mamma è una donna forte.
    Così è il Signore con il demonio: basta un’occhiata e quell’altro incomincia a indietreggiare.
    Fratelli, su questa terra siamo in una tragedia tremenda, siamo in un caos tremendo.
    Vi rendete conto che nella nostra stanza, alla sera, c’è un altro mondo? C’è Dio che ci suggerisce, che trepida per noi; ci sono gli angeli custodi che ci sono vicini e il demonio che ci suggerisce: “No, no!”.
    È la realtà, figlioli!

    (M156, 7 del 29 marzo 1967)
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  8. #18
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    L'opera della Chiesa non è un'opera orizzontale, ma verticale



    La nostra azione apostolica è un’azione collegata con il Cielo; in altre parole, non si possono giudicare le azioni apostoliche alla stregua delle azioni umane.
    Perché? Perché l’azione apostolica può andare benissimo anche contro la logica umana.
    È un’azione che viene da Dio e Dio può, attraverso l’annientamento di una persona, far fiorire una comunità cristiana in modo meraviglioso.
    Se noi vogliamo continuare sul nostro cammino di collaboratori di Dio nella salvezza dei fratelli, bisogna che entriamo in questa economia meravigliosa che è l’economia di Dio, in questa disponibilità nelle mani di Dio, pronti anche a vedere delle cose illogiche e ad accettarle in nome di Dio.
    State attenti, l’opera della Chiesa non è un’opera orizzontale, ma verticale.
    Non possiamo noi ragionare soltanto umanamente.
    Sì, è vero, dobbiamo servirci della ragione, dell’esperienza, di tante altre cose.
    Attenti, però: le dobbiamo usare a servizio degli ordini che vengono in senso verticale, cioè dall’Alto.
    Quella volta che Pietro ha gettato le reti: “Abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo preso niente, ma... nel tuo nome lancerò la rete" (Cfr. Lc 5,4-7), le avrà gettate bene, come si gettano, da bravo pescatore!
    Noi dobbiamo usare la ragione, l’esperienza, tutti i nostri doni, la cultura che abbiamo, ma ricordatevi che, o entriamo in questa economia di Dio o, altrimenti, non riusciamo a fare niente.


    (M257, 2 del 17 gennaio 1969)
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  9. #19
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    Don Ottorino, da ora è venerabile!

    Riprendo, con grave ritardo, la felice notizia datata 5 giugno sul riconoscimento, da parte del Santo Padre Francesco, delle virtù eroiche di don Ottorino.
    Ultima modifica di pongo; 23-07-2015 alle 07:02
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  10. #20
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    Don Ottorino Zanon è Venerabile
    La Pia Società San Gaetano è in festa per il suo fondatore, di cui ricorrono i cent'anni dalla nascita




    Il Servo di Dio don Ottorino Zanon, prete vicentino e fondatore della Pia Società di San Gaetano, è a tutti gli effetti venerabile. Il via libera al decreto che ne riconosce le virtù eroiche è stato dato dallo stesso Papa Francesco lo scorso 5 giugno.

    La notizia ha riempito di gioia la congregazione fondata dal prete vicentino, che da tempo attendeva questo riconoscimento, ma anche la Chiesa diocesana. «Questo momento rappresenta una pietra miliare per la Pia Società di San Gaetano - dichiara il superiore generale don Venanzio Gasparoni -. Questo riconoscimento da parte della Chiesa è come se volesse dirci: “Andate tranquilli, seguite lui. Il vostro fondatore ha vissuto come chiede il Vangelo”».

    Il riconoscimento della venerabilità avviene in un anno particolare per la fondazione, quello in cui si ricordano i cento anni dalla nascita di don Ottorino (avvenuta a Vicenza il 9 agosto del 1915) e in cui si celebra il Capitolo generale della congregazione, che inizierà il prossimo 28 giugno. Un capitolo che si preannuncia già di per sé significativo per la congregazione, a partire da un maggiore coinvolgimento dei laici, ma che trova nella venerabilità di don Ottorino un ulteriore slancio e un motivo di festa.

    A gioire della notizia è, però, anche la Chiesa di Vicenza. «Ho conosciuto don Ottorino già da cappellano, quando utilizzavo per gli incontri dei gruppi i materiali prodotti dalla San Gaetano», racconta il Vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol, che per commentare la notizia dei giorni scorsi torna ad utilizzare un’immagine a lui cara: «Con il Farina e la Antoniazzi ho parlato di “un rosario di santità”. Con la venerabilità di don Ottorino questo rosario ha ricevuto in dono un nuovo grano. È una grande gioia per tutta la Diocesi, perché don Ottorino è stato seminarista e poi prete diocesano e la congregazione che ha fondato è sempre rimasta molto legata alla Chiesa vicentina. Di lui mi ha colpito il fervore e la grande passione per l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo». Un Vangelo annunciato “eroicamente”.


    dal sito della Diocesi di Vicenza
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