Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Venerabile Servo di Dio don Ottorino Zanon - PSSG

  1. #21
    CierRino L'avatar di pongo
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    Don Ottorino Zanon è Venerabile:
    un altro vicentino verso gli altari


    Intervista al padre postulatore don Pedro Martinello

    Lo scorso 5 giugno, Papa Francesco ha dato il via libera per il riconoscimento delle virtù eroiche di don Ottorino Zanon. Il prete vicentino fondatore della Pia Società di San Gaetano è, dunque, venerabile. «Si tratta del primo passo verso la canonizzazione», dichiara il postulatore don Pietro Martinello, già segretario di don Ottorino e successivamente missionario in Argentina e Guatemala, dove si trova oggi.

    Don Pietro, o “Pedro”, come gli viene spontaneo presentarsi dopo lunghi anni trascorsi in Sudamerica, ha seguito passo dopo passo il percorso che ha portato al decreto sulla venerabiltà. Lo raggiungiamo al telefono, a Città del Guatemala, capitale del piccolo Stato dell’America centrale. Qui don Pedro, 75 anni, vive e svolge il suo servizio nonostante gli acciacchi dell’età. «Sono siempre di corsa, la mia parrocchia conta 60mila abitanti – racconta, infilando qua e là parole in spagnolo -. Domani dovrò celebrare il funerale di un giovane ucciso a colpi di pistola nei giorni scorsi. Qui c’è tanta violenza, ogni anno si contano una quarantina di morti ammazzati. Vivamo a pochi passi dalla discarica più grande del mondo, dove 40mila persone vanno in cerca di ferro da rivendere. Ma nonostante la povertà e la violenza, qui la gente ha tanta fede, una fede semplice, popolare. I laici sono attivi e responsabili e le vocazioni sono molte».

    Sono passati 16 anni tra la morte di don Ottorino (1972) e l’inizio dell’iter per il riconoscimento della venerabilità. Il tribunale diocesano era presieduto da don Giuseppe Ruaro; don Felice Cocco era il promotore di giustizia («l’avvocato del diavolo», lo definisce don Martinello), il diacono della San Gaetano Vinicio Picco era il notaio e don Pedro Martinello il postulatore. «L’incarico - racconta – è stato affidato a me perché negli anni della teologia e nei primi tre di sacerdozio sono stato segretario di don Ottorino, quindi conoscevo tutte le carte. Don Ottorino era un vulcano. Gliene sarebbero voluti dieci di segretari».

    Il processo durò fino al 1993. Furono raccolti 25 volumi di scritti di don Ottorino, compreso il suo diario e le meditazioni parlate, registrate dai suoi collaboratori, più altri 13 volumi di testimonianze. «Ascoltammo 119 testimoni che avevano conosciuto don Ottorino – continua don Pedro -. Io ne avevo rintracciati 108, mentre 11 vennero convocati d’ufficio. C’erano 2 Vescovi, 27 sacerdoti, 24 religiosi della congregazione, 5 religiosi di altre comunità e 61 laici».

    Nel 1994 la Congregazione per le cause dei santi emise il decreto che attestava la validità del processo diocesano. «Ci mettemmo al lavoro per redigere la Positio, ovvero il riassunto del processo». Alla faccia del riassunto: si trattava di due volumi da 627 e da 1224 pagine. La Positio venne consegnata al gruppo di dieci teologi che collabora con la congregazione dei santi per esprimere un parere sulla venerabilità. Il 10 febbraio di quest’anno, 8 componenti diedero parere positivo, mentre i restanti 2 parere sospensivo. La congregazione rispose ai dubbi e alle domande fino a ottenere parere favorevole dall’unanimità della commissione. Il 2 giugno l’assemblea ordinaria della Congregazione ha dato parere favorevole al riconoscimento delle virtù eroiche e il 5 giugno il Papa ha autorizzato la firma del decreto.


    E adesso, don Pietro, cosa succede?
    «Adesso se Dio concederà un miracolo, don Ottorino verrà dichiarato beato, con due miracoli, Santo».

    In questi anni di lavoro cosa avete scoperto di nuovo su don Ottorino?
    «La sua spiritualità. A noi sembrava un prete attivo, come ce ne sono molti. Ma aveva una spiritualità profondissima. Si chiedeva costantemente quale fosse la volontà di Dio. La sua domanda ricorrente era: “Sono al mio posto?”. E poi la radicalità nella donazione. Voleva essere un “prete-prete”, una ripetizione che in Veneto rappresenta un superlativo. Per lui la scelta della vita religiosa era una donazione totale».

    Lo si è visto anche in punto di morte.
    «Certo, continuava a ripetere: “Gesù ti voglio bene, Gesù ti amo”. Ma non solo. Di fronte ad ogni lavoro, ad ogni problema, il suo consiglio era sempre “parlane con Lui”. Affidava tutto a Cristo».

    Dove sta, secondo lei, l’attualità del messaggio di don Ottorino?
    «In una Chiesa rinnovata, una Chiesa aperta, presente con il mondo di oggi e i suoi problemi, vicina alla vita quotidiana e al lavoro. Ricordo quando viaggiavamo insieme in auto e ci fermavamo
    a fare benzina. Chiedeva sempre al benzinaio come si chiamava, se aveva famiglia... era abituato a stare con la gente e attento agli ultimi».

    E la congregazione?
    «La sua idea fuerte era l’unità e la carità all’interno della Chiesa. “Se un religioso parla male di un altro religioso deve rimanere muto per un mese”, diceva».

    Non ha mai subito critiche?
    «Sì, ne ha avute parecchie. Negli anni ‘40 dedicarsi ai ragazzi di strada significava giocarsi la carriera ecclesiastica. E poi al vescovo Zinato non piacevano i diaconi, li vedeva come una porta aperta al matrimonio dei preti. Per questo votò contro al Concilio Vaticano II e ci mise tanto a riconoscerela congregazione di don Ottorino. Ma lui aveva una volontà di ferro, dura, tenace. Per lui era una lotta continua per i ragazzi e per la Chiesa».

    Sarebbe piaciuto, a don Ottorino, papa Francesco?
    «Sin duda [sine dubio, ndr], senza dubbio. Si sarebbero capiti perfettamente. Entrambi parlano con il cuore in mano».


    dal sito della Diocesi di Vicenza

    Ultima modifica di pongo; 23-07-2015 alle 07:06
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  2. #22
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    L'unica cosa che conta è essere nelle mani di Dio



    Gli anni volano come un soffio di vento, finché arriverà l’ultimo giorno della nostra vita.
    Ah, se potesse per un momento venire qui qualcuna delle persone care che sono morte e parlarvi di queste cose!
    Se il Signore le concedesse di venire in mezzo a noi in questo momento, che cosa potrebbe insegnarci? Potrebbe dirci: “Figlioli, state attenti! Quello che vale è essere santi, essere di Dio, credere.
    Tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate!” (Cfr. Lc 12,40).
    Figlioli miei, bisogna vivere per l’eternità e fare tutte le azioni alla luce dell’eternità.
    Se il Signore ci facesse capire queste cose, non saremmo meno uomini, ma saremmo più uomini.
    Non è detto che, per vivere queste cose, ci dobbiamo chiudere in un convento.
    No, no, no! Nostro Signore Gesù era santo e chissà quante carriole e mobili ha costruito, chissà quanti pezzi di legno ha piallato; ed era santo! Ora, se tu sei santo, sei di Dio e anche nelle opere materiali devi fare quello che il Signore vuole.
    Non è che uno che è chiamato alla santità non compia opere materiali, anzi, se è volontà di Dio, ne compie più degli altri, suscitando la meraviglia e la confusione: “Come hai fatto?”. “Queste cose le ha fatte il Signore!”.
    Ricordatevelo bene, in mano a Dio compirete cose meravigliose, cose grandiose.
    L’unica cosa che conta, quindi, è quella di essere nelle mani di Dio.


    (M170, 4 del 27 aprile 1967)
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  3. #23
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  4. #24
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    Oggi ricorre il centenario della nascita del ven. Ottorino. Per ripercorrere la sua vita, oltre ai contributi già segnalati nel primo post, consiglio questa puntata del programma Santi per vocazione, andata in onda su Teleradio Padre Pio:


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  5. #25
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    Sarete preparati agli eroismi se sarete di Cristo nelle piccole cose



    Se uno è unito a Cristo, vive in modo sincero e instancabile, se invece non è unito a Cristo, fa la commedia.
    Se è unito a Cristo, allora è sincero: prega quando viene visto e quando non viene visto; quando c’è chi lo vede fa la carità e quando non viene visto fa la carità tre volte di più.
    Sincerità, figlioli, sincerità! Coerenza con quello che predichiamo, coerenza con quello che diciamo.
    Sincerità! Se uno è unito a Cristo, è instancabile.
    Figlioli, bisogna essere uomini di Cristo, pieni di Cristo, vedere tutto sotto la luce di Cristo, camminare nel mondo alla luce di Cristo, di notte e di giorno sognare il trionfo di Cristo e, con sincerità e con instancabilità, continuare la nostra missione.
    Quanta gente è piena d’entusiasmo quando si sta bene e c’è un bel calduccio! Quante persone generose che dicono di saper vincere tutte le battaglie..., che condannano gli altri...; le vedremo un giorno quando incomincia il caldo, quando la giornata è veramente pesante.
    Bisogna vedere se c’è costanza nella preghiera, nell’entusiasmo, nella gioia, nonostante il caldo, nonostante le zanzare.
    Essere generosi non significa non sentire il peso, perché quello si sente sempre; cercare di essere fedeli nella sincerità e nell’instancabilità anche nel momento duro è pesante.
    Sarete preparati agli eroismi se sarete pieni di Cristo, sinceri e instancabili nel compiere il vostro dovere nelle piccole cose.
    Io ho paura di chi fa un atto eroico, ma poi non è fedele nelle piccole cose.
    Guardate che l’uomo di Dio non cerca il proprio comodo, ma cerca la propria crocifissione e, se deve scegliere tra una caramella e un chiodo, sceglie il chiodo, perché il chiodo dà sangue e il sangue serve per le anime.
    È la realtà e queste leggi non le ho inventate io.


    (M66, 5-6 del 5 maggio 1966)
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  6. #26
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    L'umiltà nella preghiera



    Fratelli miei, dobbiamo manifestare un giusto atteggiamento di umiltà dinanzi a Dio specialmente quando ci presentiamo a pregare, perché questo atteggiamento ci darà un colore diverso, un comportamento anche esteriore diverso.
    Ci porterà, per esempio, a fare bene la genuflessione perché sentiamo il bisogno di piegare il ginocchio dinanzi a Dio e dirgli: “Signore, io credo che tu sei il mio Signore; ti adoro, Signore; ti domando perdono dei miei peccati; ti amo, Signore”.
    La genuflessione diventa così un atto di adorazione, di ringraziamento e di amore.
    Se abbiamo un atteggiamento di umiltà, sentiamo il bisogno di fare bene il segno della croce dinanzi a Dio, che vediamo dinanzi a noi, per dirgli: “Signore, io credo nell’unità e trinità di Dio, credo che tu mi hai redento e con il tuo sangue hai lavato le mie colpe.
    Ti credo presente nel tabernacolo, nel sacrificio della Messa.
    Credo, Signore, nel Padre, Figlio e Spirito Santo”.
    Sentiamo il bisogno, anche durante le celebrazioni, di tenere un atteggiamento devoto dinanzi all’Altissimo che è presente.
    Non siamo preoccupati di quello che può dire un vicino, o del sorrisetto che può venire da destra o da sinistra.
    La nostra preoccupazione è quella di restare dinanzi a Dio, perché si sente di essere alla sua presenza.
    Perciò il nostro atteggiamento non deve essere né affettato né disordinato: non ci si deve mettere in una posizione scomposta, ma neanche con la testina storta...
    Tutto deve manifestare quello che si è, come ci si sente dinanzi a Dio.


    (M281, 2 del 4 novembre 1969)
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  7. #27
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    Una vita apostolica senza la devozione alla Madonna è impossibile



    Figlioli miei, una vita apostolica senza una devozione alla Madonna vissuta con semplicità filiale è impossibile.
    Voi direte: “Ma io non sono capace di avere devozione per la Madonna!”.
    E allora correte ai ripari.
    Quando un cristiano non sente in nessun modo la devozione alla Madonna, deve correre ai ripari per conquistarla.
    Come si fa? Se ti è pesante leggere un trattato sulla Madonna, leggi attentamente, per esempio, le apparizioni di Lourdes, le apparizioni di Fatima e poi da lì passa al trattato sulla devozione alla Madonna.
    E soprattutto mettiti a meditare.
    Pensa alla missione che la mamma nostra ha avuto nella vita di Gesù.
    Pensa alla Madonna che per nove mesi ha portato Gesù nel cuore, carne della sua carne.
    Vi rendete conto, figlioli, del “Verbo che si è fatto carne”? Maria è stata per nove mesi l’ostensorio del Divino Amore.
    La Madonna prende il Bambino tra le braccia e lo nutre con il latte del suo seno; la Madonna insegna a camminare al suo Dio; la Madonna fa tutto al suo Bambino, lo educa, gli insegna i rapporti sociali; la Madonna lo porta prima in Egitto e dopo a Nazaret e fa la serva al suo bambino.
    Figlioli miei, bisogna che capiamo queste cose!
    Il meditare spesso i misteri della vita di Maria ci porta a voler più bene alla Madonna e a voler più bene anche a Gesù, perché la Madonna ci fa amare Gesù.
    Non si può conoscere Maria senza conoscere Gesù e non si può conoscere Gesù senza conoscere la Madonna: è impossibile! Se vai a Nazaret, è impossibile non vedere la Madonna e se vedi la Madonna, è impossibile non vedere Gesù, perché sono sempre insieme.


    (M189, 4-5 del 8 giugno 1967)


    Buona festa, Natività della Beata Vergine Maria!
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  8. #28
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    14 settembre - anniversario della morte di don Ottorino Zanon


    Preghiera per chiedere una grazia
    per intercessione di don Ottorino


    O Dio, nostro Padre,
    che nel tuo servo don Ottorino Zanon
    ci hai offerto la viva testimonianza di un sacerdote
    in continua ricerca della tua volontà,
    abbandonato fiduciosamente alla tua provvidenza,
    pieno di fuoco apostolico
    e promotore di una nuova immagine di ministri nella Chiesa
    ad imitazione di Gesù sacerdote servo,
    per i suoi meriti e le sue virtù
    infondi in me il tuo Spirito
    per realizzare il tuo piano di amore
    e concedimi la grazia che per sua intercessione ti domando…
    Amen.

    Padre, Ave, Gloria


    Dal libretto: Preghiamo con... don Ottorino Zanon
    Ultima modifica di pongo; 14-09-2015 alle 07:49
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  9. #29
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    Solo la testimonianza del Vangelo vissuto può convincere gli uomini



    Qual è il miracolo che dobbiamo presentare alla gente per dimostrare in maniera tangibile la verità della nostra fede? È il cristianesimo integralmente vissuto, perché il mondo non è capace di concepire che il Vangelo possa essere vissuto.
    Gli uomini dicono che la castità è impossibile perché loro sentono l’impossibilità di viverla.
    Dicono anche: “È una cosa matematicamente impossibile che uno preferisca essere umiliato, che preferisca il trionfo di Cristo e l’annientamento del proprio io”.
    È l’amore che mi sostiene: anch’io desidererei essere primo, ma per amore del Cristo desidero essere l’ultimo; la mia persona desidererebbe trionfare, per cui se io dico che non mi piace ricevere una medaglia d’oro, mi dicono: “Sei diventato matto?”.
    Gli uomini desiderano trionfare.
    Bisogna che noi andiamo a predicare una religione che presenta la necessità di essere puri; che presenta la necessità di essere poveri, cioè con il cuore distaccato dalle cose del mondo, servendoci delle cose del mondo tanto quanto sono necessarie; che presenta il dovere di aiutare i poveri nel limite del possibile, cioè privandoci del nostro per darlo ai fratelli.
    Dobbiamo dire: “Guardate che la superbia è una cosa brutta; non dite io, io, io, ma mettete Dio al primo posto”.
    Com’è possibile predicare queste verità, com’è possibile dimostrare agli uomini che queste cose sono possibili dal momento che loro le ritengono impossibili? Non c’è che la testimonianza!


    (M43, 3-4 del 18 dicembre 1965)
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  10. #30
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    L'uomo di Dio è come il telefono pubblico



    All’Istituto abbiamo il telefono.
    Quando qualche famiglia vicina ha bisogno di telefonare chiede: “Scusi, avrei bisogno di fare una telefonata...”.
    Quando la gente si incontra con un uomo di Dio è come se dicesse: “Scusi, avrei bisogno di fare una telefonata: lei che è in comunicazione con il Signore, lei che parla con il Signore, lei che vive in contatto con Dio, mi presterebbe il suo telefono, per favore?”.
    L’uomo di Dio, il santo, l’uomo che vive in contatto con il Signore, in mezzo agli uomini è come il telefono pubblico al quale tutte le persone possono accedere liberamente per poter comunicare con amicizia con il Signore.
    Nell’Antico Testamento la gente andava a consultare coloro che parlavano con Dio, coloro che parlavano in nome di Dio, coloro che, praticamente, erano i telefoni pubblici che funzionavano per mettere l’uomo in comunione con l’Altissimo: i profeti.
    Noi abbiamo questa missione: siamo telefoni pubblici e dobbiamo disperderci nelle varie parti del mondo, affinché la gente abbia la possibilità di comunicare con l’Altissimo.
    Se però questi telefoni sono soltanto come gli orologi dei bambini, che sono fatti di cartone, o come quelli che si usano in teatro, posti su un tavolino ma non funzionanti, stiamo facendo una commedia.
    Quello del santo è un telefono che funziona, l’altro è un telefono da teatro.


    (M190, 5-6 del 8 giugno 1967)
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