Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Venerabile Servo di Dio don Ottorino Zanon - PSSG

  1. #41
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Il vangelo bisogna viverlo

    Forse abbiamo dimenticato troppo il Vangelo, forse abbiamo mangiato troppi surrogati per sostenerci.

    L’umanità va cercando le soddisfazioni, va cercando la felicità.

    Nelle nostre case dove ci si sforza di vivere il Vangelo, si recita questa poesia: “Quando nacqui mi disse una voce: tu sei nato a portar la tua croce...”.

    Se invece entrate in qualche casa dove non c’è il Vangelo, moltiplicate, ma per mille volte, la croce che c’è in casa vostra perché dove non c’è Cristo non ci può essere gioia, non ci può essere serenità.

    E allora vi accorgerete che questo benedetto uomo d’oggi ha il benessere, ha la possibilità di andare in poche ore in qualunque parte del mondo, ma non ha la felicità.

    E allora bisogna presentare all’umanità di oggi il Vangelo, dire a tutti gli uomini: eccolo qua! Quando si scopre il Vangelo, si incomincia a viverlo proprio integralmente: il Vangelo bisogna viverlo! Quante cose ci ha detto Gesù! È tremendo, sapete, è tremendo: diciamo di credere e non crediamo, diciamo di amare e non amiamo.

    Nel Vangelo c’è il rimedio per tutte le nostre magagne, nel Vangelo ci sono tutte le parole di vita; ma non basta conoscerle, bisogna pensarle, bisogna meditarle, bisogna viverle.

    Ogni parola del Vangelo deve essere un chiodo dentro di noi.

    Non basta che tu abbia imparato il Vangelo a memoria.

    (M43, 1 del 18 dicembre 1965)
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  2. #42
    CierRino L'avatar di pongo
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    L'incontro con Dio deve essere preparato



    Altro requisito perché nelle azioni liturgiche si possa vedere Dio che si rivela: deve essere un incontro preparato. Il Santo Curato d’Ars era povero, povero, povero, ma per le cose di chiesa voleva il decoro, vorrei dire quasi il lusso.
    Il Signore non sarebbe contento che spendessimo più del necessario, lasciando, magari, patire la gente, ma il decoro in chiesa, le cose fatte con signorilità, questo sì assolutamente! La prima impressione che ho ricevuto nella cattedrale di Zacapa in Guatemala, la prima volta che sono andato, è stata quella di vedere quaranta chierichetti con le loro vesti bene ordinate.
    Poi..., più della metà erano scalzi, pazienza! Il Signore non guarda così in basso! Noi siamo dotati di anima, ma anche di corpo e abbiamo bisogno anche delle cose esterne.
    E poi è giusto che quello che si fa, lo si faccia bene.
    Insomma fa parte del nostro apostolato, fa parte del nostro dovere il preparare bene le celebrazioni, perché sono una predica che facciamo e sono un inno di lode al Signore.
    Anche in questo modo noi ci mettiamo in contatto con Dio.
    È una occasione attraverso la quale il Signore chiama le persone.
    Figlioli miei, vi raccomando con tutto il cuore, come un papà ai suoi figlioli: non accostatevi mai indegnamente all’altare; non andate all’altare come si andrebbe a bere un bicchiere d’acqua; preparatevi, desiderate l’incontro con Cristo e preparatelo! Che non si veda che è una cosa improvvisata, che è una cosa fatta alla buona.
    Mentre per tutto ci si prepara, forse per l’incontro con Dio non ci si prepara adeguatamente.


    (M248, 7-8 del 29 novembre 1968)
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  3. #43
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Pregare per essere gli uomini di Dio

    Dobbiamo pregare prima di tutto per tenere alta la nostra spiritualità, per poter essere sempre gli uomini di Dio.

    Il giorno in cui non pregheremo, non saremo gli uomini di Dio.

    Però dobbiamo pregare non tanto per “dire preghiere”.

    Voi non vi distinguerete per la quantità delle pratiche di pietà che compirete, ma dovete distinguervi, e questo il Signore lo vuole assolutamente, per il modo con il quale pregherete.

    Il Signore vi vuole uomini di preghiera, cioè uomini che sappiano mettersi in contatto con Dio, che non dicono le preghiere perché bisogna dirle, ma che si sforzano di mettersi in contatto con il Signore prima della preghiera.

    Prima di pregare bisogna prepararsi e mettersi in contatto con il Signore, fare un atto di adorazione a Dio, domandare perdono dei propri peccati, ringraziare Dio per i benefici ricevuti e domandare a Dio la grazia di pregare bene.

    Questo atto di adorazione e di ringraziamento, un attimo, un pensiero, dobbiamo farlo prima della nostra preghiera; dobbiamo metterci in contatto con lui e dirgli: “Padre, ti adoro, grazie! Ti domando perdono! Aiutami a pregare, aiutami a pregare!”.

    La preghiera deve essere una conversazione con Dio, un parlare con lui.

    Sì, ci può essere anche un momento di distrazione, ma il nostro sforzo deve essere quello di conversare con Dio.


    (M246, 5-6 del 22 novembre 1968)
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  4. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Franfra (16-06-2017)

  5. #44
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Se non siamo uomini uniti a Dio siamo dei falliti

    Fratelli miei, certe cose non le impariamo sui libri, bisogna che ce le riveli lo Spirito Santo.

    Non c’è niente da fare! Bisogna andare davanti a lui disarmati: è lo Spirito Santo che ce le dice, che ce le fa fare.

    È fatica inutile mettersi a studiare per una giornata intera come si potrebbe risolvere questo o quel problema, lasciamoci trascinare da lui, andiamo dinanzi allo Spirito Santo e diciamogli: “Signore, a, a, a, non so parlare” (Cfr.
    Ger 1,6).

    E allora parlerà lui.

    Certe cose le impareremo soltanto quando silenziosamente ci metteremo dinanzi all’altare.

    È impossibile che un cristiano possa esercitare la sua missione, se non sa parlare intimamente con Dio e ascoltarlo.
    Basta iniziare.

    Quando uno assaggia ogni giorno alcuni minuti di incontro vero con Dio, di adorazione, di ringraziamento, di richiesta di perdono, di offerta di se stesso, non occorre che gli si dica: “Quando hai sete, va’ e bevi”.

    Sono sicuro che in quei minuti trova la fonte per potersi dissetare, capisce che senza di lui non si può concludere niente e non ci si può alzare da terra per sollevare l’umanità.

    Voi capite che ci sarebbero tante altre cose da dire riguardo alla pietà.

    A me interesserebbe soltanto che tutti prendessimo sul serio questa realtà e cioè che, se non siamo uomini uniti a Dio, siamo dei falliti.


    (M247, 11-12 del 26 novembre 1968)
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  6. #45
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Dalla messa si ritorna o purificati o con una responsabilità in più


    Cari fratelli miei, noi dobbiamo arrivare in chiesa per la Messa con questo spirito: sforzarci di rivedere quello che è avvenuto duemila anni fa e rivederlo non in Palestina, ma qui sull’altare.

    Dobbiamo sforzarci di fare una composizione di luogo, di vedere lui, l’amico, il fratello, il nostro caro Gesù, che muore per salvare noi.

    Lui, Gesù, s’immola per me, per potermi lavare, per potermi purificare.

    È questo, vorrei dire, il primo pensiero che dobbiamo avere: sono peccatore, ho bisogno di lavarmi con il sangue di Gesù per poter entrare in Paradiso.

    E, allora, quanto sarà bello ritornare al nostro lavoro quotidiano purificati dal sangue di Cristo!

    È questo il primo frutto che dobbiamo cogliere dalla Santa Messa, cioè andare all’altare per ritornare poi purificati, santificati, completamente rinnovati.

    Il buon ladrone è stato rinnovato dalle parole del Maestro: “Oggi sarai con me in Paradiso”; infatti noi lo chiamiamo il ‘santo ladrone’, ed è veramente santo, canonizzato da Gesù.

    Entrando in chiesa ci sentiamo, forse, freddi, pieni di miserie, peccatori, forse in peccato mortale; però non dobbiamo uscire di chiesa con le nostre miserie, ed imperfezioni, ma purificati.

    Fratelli, non tutti coloro che sono scesi dal Calvario sono tornati purificati.

    Dal Calvario si ritorna o purificati o con un peccato in più.

    Così dalla chiesa si esce o purificati o con una responsabilità in più: purificati perché ci si è incontrati con il Signore; responsabili di una grazia sciupata, perduta, per non esserci incontrati con il Signore.

    (M249, 3-4 del 6 dicembre 1968)
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  7. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Franfra (22-06-2017)

  8. #46
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Prendete invece un santo come il santo Curato d’Ars

    PER PORTARE LA VITA BISOGNA ESSERE IMMERSI NELLA VITA

    Voi siete i predicatori del Vangelo, del regno di Dio.

    “Andate e predicate”: questa parola equivale a: “Andate, e attraverso la vostra voce portate vita; portate vita, vita!”.

    Ma questa vita non la potete portare se non l’avete dentro di voi, se non siete immersi nella vita, vorrei dire quasi immedesimati nella vita.

    Figlioli, prendete uno che si metta a dire: “Ricordatevi che la fede, la fede...”.

    Prendete invece un santo come il santo Curato d’Ars che dice:

    “Figlioli, tra poco saremo giudicati da Dio; io sono il vostro parroco e dopo aver rimproverato me, Dio giudicherà qualcuno di voi; e il Signore dirà a me: ‘Tu, parroco, vieni qui: condannalo, mandalo tu all’Inferno, perché hai parlato, hai detto queste cose e nessuno ha ascoltato!’.

    E io dovrò venire fuori e condannare voi, figlioli”.

    E si mette a piangere, e dopo va a confessarsi perché si sente responsabile.

    Figlioli miei, capite perché il santo Curato d’Ars alla notte pregava, perché il santo Curato d’Ars digiunava?

    Perché il santo Curato d’Ars credeva, perché il santo Curato d’Ars era un santo!

    Cari amici, preferite un ciliegio piccolo, ma vivo e con le ciliegie, o un ciliegio molto grosso e morto?

    Certamente lo preferite piccolo e vivo.

    Un cristiano che è pieno di Dio butta fuori ciliegie, gli altri invece neppure le foglie, perché sono morti.

    Ora io vi raccomando: cercate di essere ciliegi vivi e non ciliegi morti, perché legna da ardere ce n’è tanta lo stesso.

    (M37, 6-8 del 14 novembre 1965)
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  9. #47
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    ESSERE UOMINI DI DIO E NON DEI FUNZIONARI

    Figlioli, c’è un qualche cosa che è indefinibile, ma di cui la gente se ne accorge, ed è la presenza dello Spirito Santo in noi.

    Figlioli miei, figlioli miei, ve l’ho detto tante volte: non è il numero, ma è la qualità che manca!

    Qui non si tratta di tante disquisizioni, si tratta di calli alle ginocchia, cari figlioli, si tratta di calli alle ginocchia.

    Si tratta di gente che se la intende con Dio, che parla con il Signore, che tratta delle cose del Signore, che discute con il Signore alla mattina appena si sveglia, che parla con il Signore quando si veste, che parla con il Signore in tutti i momenti della giornata, e vive solo per il Signore.

    La gente s’accorge se siamo uomini di Dio o funzionari.

    È diverso, sapete, essere funzionari e essere uomini di Dio!


    (M125, 8 del 26 dicembre 1966) Anniversario della nascita di don Ottorino (1915)
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  10. #48
    CierRino L'avatar di pongo
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    Citazione Originariamente Scritto da Heribert Clemens Visualizza Messaggio
    ESSERE UOMINI DI DIO E NON DEI FUNZIONARI
    Proprio stamattina, leggendo come sempre le meditazioni sull’app Android, pensavo a quanto fosse efficace don Ottorino con quel linguaggio così espressivo e immediato, lo stesso ripreso negli ultimi anni da Papa Francesco.
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  11. #49
    CierRino L'avatar di pongo
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    Le meditazioni di oggi sono così belle che mi sento in dovere di condividerle tutte e tre:


    COME SUPERARE LA TRISTEZZA

    Che cosa dobbiamo fare per non avere la tristezza in noi? Mi pare che per non avere la tristezza bisogna ave re tanta fede, perché senza fede, si è deboli.
    Gli Apostoli hanno pregato poco e sono scappati via.
    È chiaro che, se noi non abbiamo fede, se non partiamo dalla fede, viene la tristezza.
    Sono necessari fede ed entusiasmo, e anche passione e amore.
    Io mi metto davanti a Dio e dinanzi a lui esamino la mia giornata.
    E il Signore mi dice: “Coraggio!”, e con lui programmo ogni attività, non seguendo il mio capriccio.
    Metto in preventivo che le azioni che devo compiere nella giornata mi vadano tutte storte; le esamino e le programmo dinanzi a Dio con un certo entusiasmo e parto con il sorriso: che riescano bene o male, io ho fatto il mio dovere.
    Lui, il mio Gesù è contento di me.
    L'Eterno Padre non ha rimproverato Gesù perché è morto sopra la croce, perché ha avuto un fallimento al momento finale; non gli ha fatto alcun rimprovero: “Che cosa hai fatto? Ti sei lasciato prendere; dovevi scappare; non vedi che fiasco hai fatto!”.
    Non penso che sia accaduto così.
    Gesù ha fatto la volontà del Padre e ha ricevuto la ricompensa del Padre sia nel momento del miracolo come nel momento della crocifissione, cioè dell'apparente sconfitta.
    Non c'è mai sconfitta nelle nostre azioni, quando le facciamo per amore di Dio.

    (M321, 7 del 2 ottobre 1970)


    UN FINE FORTE NELLA VITA POTENZIA ANCHE LA PERSONALITÀ

    Quando saremo entrati nell’idea che l’unica cosa necessaria è farci santi, quando avremo capito che solo lo Spirito di Dio ci fa santi e che noi dobbiamo mettere tutte le nostre energie a disposizione di Dio per questa realizzazione, avremo un fine nella vita e il resto diventerà secondario.
    E quando noi abbiamo un fine forte nella vita, la nostra personalità è potenziata perché ci sono dentro di noi delle energie che saltano fuori soltanto quando abbiamo qualche cosa di importante da compiere.
    Avete mai osservato che ci sono delle giornate in cui si è un po’ stanchi e avviliti, ma se capita un affare importante saltiamo su? Se capita qualcosa che ci piace, qualcosa che ci interessa, ci buttiamo dentro e ci dimentichiamo anche di mangiare.
    Non sappiamo neanche noi come mai quel giorno ci siamo ritrovati pieni di energia.
    Alla sera diciamo: “Come ho fatto oggi a fare queste cose?”.
    Se riusciamo a mettere come motore di tutta la nostra vita la volontà di farci santi, noi siamo potenziati.
    E io credo che i santi abbiano una personalità molto più forte e molto più grande che non gli altri.
    Quando siamo impegnati così, abbiamo una forza tale, una personalità tale che nessuno ci può opporre niente.
    Quando noi abbiamo una linea chiara e precisa della meta che dobbiamo raggiungere e che è la realizzazione del Vangelo in noi e negli altri, la prima e l’ultima parola spettano a noi, non a noi come uomini, ma come rappresentanti di Dio.
    E nessuno può opporci niente nella verità; e neppure andiamo a compromessi, perché esponiamo il Vangelo “senza commenti”.

    (M170, 6 del 27 aprile 1967)


    DALLA CROCE UNA NUOVA CONFIDENZA CON DIO

    Nel cammino spirituale, più trovi da soffrire, più senti confidenza in Dio; più il Signore ti pesta e più te lo senti vicino.
    Quando l’anima si lascia pestare, triturare, eccetera, comincia con Dio un colloquio nuovo, un discorso nuovo, impossibile a dirsi.
    Forse noi possiamo esprimerci con parole simili a queste: “Signore, io non capisco più niente.
    Non sono capace di fare niente! Sono qui che faccio il pagliaccio tutto il giorno.
    Signore, fammi un favore: io vedo che sono pieno di miserie; io lavoro per te dalla mattina alla sera, dimmi quello che vuoi che io faccia; io già mi sforzo, è vero, ma alla sera vedo che ho riempito la mia giornata di tanti pastrocchi.
    Fammi una grazia: io voglio fare tutto per te e per la salvezza delle anime; accetterò anche questo stato d’animo in cui mi trovo e aspetto il giorno in cui non farò più questi pasticci, quando verrò a te, o Signore...
    Ah, Signore, un’altra giornata di pasticci, pazienza! Vuoi pasticci? Te li faccio! Vuoi gnocchi? Te li faccio! Vuoi frittelle? Te le faccio! Vuoi patatine fritte? Le faccio! Ti faccio quello che vuoi, Signore! Soltanto che riusciranno un po’ bruciacchiate e gli gnocchi riusciranno un po’ duri...”.
    Figlioli, la strada per arrivare a Dio è quella di accettare la croce, giorno per giorno, per amore delle anime, per amore di qualche parente, di qualche amico..., per amore! Accettatela, accettatela e offritela! Mano a mano che voi generosamente accetterete le piccole croci e le offrirete al Signore, dovete avere un fine davanti a voi per trovare la forza di offrirle, come, per esempio, la conversione di una persona da voi conosciuta.

    (M6, 18-20 del 25 aprile 1965)


    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  12. #50
    CierRino L'avatar di pongo
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