Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Beati Di Benedetto XVI

  1. #101
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    1° giugno 2008


    BEATIFICAZIONE della Serva di Dio


    MARIA GIUSEPPINA DI GESU'CROCIFISSO, vergine


    Napoli, Chiesa Cattedrale



    BEATA MARIA GIUSEPPINA DI GESU' CROCIFISSO, vergine (1896 - 1948)

    Giuseppina Catanea,nacque a Napoli il 18 febbraio 1896,dopo aver compiuto gli studi commerciali, il 10 marzo 1918 entrò nella Comunità carmelitana di S. Maria ai Ponti Rossi, che era sorta per volontà della sorella Antonietta, divenuta suor Maria Teresa, con l’appoggio del padre Romualdo di S. Antonio, carmelitano scalzo. Piuttosto fragile e malaticcia, nel 1912 fu colpita da attacchi d’angina, poi da tubercolosi alla spina dorsale con lesioni alle vertebre, paresi completa e da meningismo spinale. Dieci anni dopo a 28 anni, il 26 giugno 1922 ne fu miracolosamente guarita in modo istantaneo, dopo il contatto col braccio di s. Francesco Saverio, che era stato portato a Napoli, fu l’inizio di un apostolato, che la “monaca santa”, com’era chiamata, portò avanti per tutta la vita, accogliendo al monastero ogni tipo di ammalati e bisognosi di grazie, sia materiali che spirituali, cui dava il suo conforto e consiglio, per trovare l’amore di Dio, spesso operando prodigi.La sua abnegazione continuò ininterrottamente, anche quando altre malattie la colpiranno inchiodandola alla sedia a rotelle, divenendo l’immagine di una crocifissa con Gesù, per la Chiesa ed i fratelli. Nel 1932 la Santa Sede riconobbe come monastero del Secondo Ordine dei Carmelitani Scalzi, la Casa dei Ponti Rossi di Napoli e Giuseppina Catanea ricevette l’abito di s. Teresa in forma ufficiale, con il nuovo nome di Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso e il 6 agosto dello stesso anno professava solennemente secondo la Regola, che già seguiva dal 1918.
    Dal 1934 il cardinale Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, la nominò sottopriora, poi nel 1945 vicaria e il 29 settembre 1945 nel Primo Capitolo Elettivo, venne eletta Priora della Comunità, incarico che tenne fino alla morte. La sua spiritualità, la docilità amorosa, l’umiltà e semplicità, ebbero grande applicazione durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale; pregava in continuazione, ciò alimentava quella confidenza in Dio, di cui contagiava quanti si recavano in pellegrinaggio fino ai Ponti Rossi, per ascoltare un suo incoraggiamento per riprendere a sperare nella vita, superando le prove ed i dolori. Il giorno della sua vestizione aveva detto: “Mi sono offerta a Gesù Crocifisso per essere crocifissa con Lui”, il Signore l’aveva presa in parola, rendendola partecipe del Suo patire, che cercò di vivere silenziosamente e gioiosamente, amalgamandosi al Cuore di Maria Vergine. La sua esistenza, fu ripiena di carismi mistici straordinari, sopportò per lunghi anni dure prove e persecuzioni in spirito di abbandono alla volontà di Dio. Per ubbidienza e per consiglio del padre Romualdo di s. Antonio, scrisse l’”Autobiografia” (1894-1932) e il “Diario” (1925-45), inoltre lettere ed esortazioni per le religiose. Dal 1943 cominciò a soffrire di labirintite auricolare, parestesie varie, dolorosa sclerosi a placche, perdita progressiva della vista e altri disturbi; convinta che la sua era la ‘malattia della volontà di Dio’, la riteneva ‘un dono magnifico’ che la univa maggiormente a Gesù sulla croce; e sorridendo offriva il suo corpo, quale altare del suo sacrificio per le anime.
    Madre Maria Giuseppina morì il 14 marzo 1948 con il cuore rivolto a Dio ed alle anime, il suo corpo disfatto dalla malattia si conservò pienamente incorrotto fino al 27 marzo, data della sepoltura, per dare possibilità alle folle che in continuazione, venivano a dare l’ultimo saluto alla “monaca santa”.

  2. #102
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    MESSAGGIO DEL CARDINALE JOSÉ SARAIVA MARTINS,
    PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI,
    IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE
    DI MARIA GIUSEPPINA DI GESÙ CROCIFISSO


    Napoli, 1° giugno 2008


    1. Nel rendere grazie a Dio, insieme a tutti voi, a cominciare dall’Eminentissimo e Venerato confratello Arcivescovo Cardinale Crescenzio Sepe, per il grande dono alla Chiesa di Napoli della nuova beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, torna in mente la riflessione di Thomas Merton: "Non c’è membro della Chiesa che non debba qualcosa al Carmelo"1, che in questo Rito solenne trova ulteriore conferma. Infatti, la Chiesa di Napoli, deve oggi al Carmelo, in quanto luogo e scuola di santità, non solo il dono prezioso di una sua figlia elevata all’onore degli altari, ma anche il più autorevole richiamo alla vocazione universale alla santità, al suo insostituibile valore, alla sua perenne attualità.
    In quanto Rappresentante del Sommo Pontefice Benedetto XVI nel presiedere l’odierna beatificazione, sento tutto l’onore e la letizia nel costatare le meravigliose opere di Dio, ancor meglio nell’ammirare i suoi capolavori, quali sono sempre i santi ed i beati, che questa veneranda arcidiocesi, con il suo numero considerevole e crescente di beati e di santi, offre all’ammirazione della chiesa intera.

    2. Cadono a pennello le grandi e bibliche parole del Servo di Dio il Papa Paolo VI, rivolte proprio ai carmelitani: "Voi siete ‘figli di santi’, guardate attentamente l’immensa eredità spirituale, che vi è consegnata..."2. Parole che mi piace applicare agli uomini e alle donne, generati alla fede, in questa Chiesa napoletana. Sì, cari napoletani, anche voi siete figli di santi: da essi si impara ad elevare, fino alle realtà celesti, gli orizzonti della speranza, senza dismettere l’impegno all’edificazione della città terrena, pur con tutte le sue problematiche, urgenti e inquietanti. Più noi contempliamo il Signore, in mezzo ai suoi Santi, entrando in viva comunione con Lui, più forte si fa in noi la speranza dell’impegno fattivo ed efficace a migliorare, a cambiare il mondo circostante.

    3. Guardando in particolare la storia ed il messaggio della Beata Giuseppina, comprendiamo meglio l’esigenza ineludibile della dimensione contemplativa, nella vita di ogni cristiano. Il suo esempio ci indica, anche, la strada concreta per coltivarla. La sua esistenza, poi, è stata una vera scuola di carità, sia verso le consorelle, che verso il largo campo di apostolato, da lei, pur essendo monaca di clausura, coltivato unicamente per fare amare di più il Signore. Lei pure, infatti, come S. Teresina del Bambino Gesù, non ha voluto "essere una santa a metà"3, pur con le sue peculiarità e i suoi doni mistici, con varie esperienze spirituali fuori dal comune. Tutto si trova compendiato in una frase che ha costituito il programma unitario dell’intera vita della Beata: "Voglio vivere cibandomi della volontà di Dio...Voglio che la mia volontà sia un solo impasto con la volontà di Dio". E ancora nel suo Diario: Desidero ardentemente vivere nella volontà di Dio, so che in tal modo si fanno i santi, ed io voglio farmi santa per dar gloria a Dio"4. Programma che deve essere la grande aspirazione di ogni cristiano, in piena conformità alla parola di Cristo, Unico e Supremo modello: "Mio cibo è fare la volontà del Padre" (Gv 4,34), perché: "chi fa la volontà di Dio rimane in eterno" (1 Gv 2,17).
    Termino con il grande onore di parteciparvi la particolare benedizione apostolica ed il saluto di Benedetto XVI, che come vi ha dimostrato, porta nel cuore Napoli, questa Chiesa, il Suo Venerato Pastore e tutte le componenti del Popolo di Dio. Vi affido alla potente intercessione della novella Beata, affinché tutti vi protegga e vi conduca sulla strada della santità.

    Napoli, 1° giugno 2008
    José Card. SARAIVA MARTINS
    Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

  3. #103
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    22 giugno 2008


    BEATIFICAZIONE del Servo di Dio


    GIACOMO DA GHAZIR, sacerdote


    Beirut, Piazza dei Martiri



    BEATO GIACOMO DA GHAZIR, sacerdote (1875 - 1954)

    Abuna Yaaqub El-Haddad, terzo di cinque fratelli, è nato in Libano il 1 febbraio 1875. Nel 1892, mentre era in Egitto dove lavorava come insegnante, sentì la vocazione sacerdotale. Decise quindi di entrare nel convento cappuccino di Khashbau l'anno seguente. Yaaqub prese i voti perpetui nel 1898 e divenne prete nel 1901.
    Venne assegnato al monastero di Bab Idriss a Beirut. Da lì, lavorò con dedizione per costruire scuole elementary per I bambini delle campagne. Inolte, dette vita al terz'ordine per uomini e donne.
    Sulle orme di San Francesco d'Assisi, il beato libanese è stato un instancabile apostolo della carità, plasmata nella sua sollecitudine per le necessità fisiche e morali del prossimo.
    Subito dopo la prima guerra mondiale, padre Yaaqub acquistò la collina di Jall-Eddib dove voleva costruire una chiesa ed erigere una croce, e che divenne presto un luogo di raccolta di sacerdoti malati, e di altri poveri che chiedevano assistenza.
    Per dare continuità al suo lavoro, in questo luogo, fondò nel 1930 la congregazione religiosa delle Suore Francescane della Croce del Libano, che da allora si dedicano alla cura dei disabili, degli handicappati mentali, delle persone anziane e incurabili abbandonate dai loro familiari e dagli ospedali, e all'educazione degli orfani.
    Il postulatore della Causa di beatificazione, padre Florio Tessari, in una intervista alla Radio Vaticana ha parlato della sua instancabile opera di predicazione in Libano, Palestina, Iran e Siria.
    “I suoi 24 volumi manoscritti di discorsi in arabo – ha aggiunto – testimoniano l’impegno della sua vita nell’evangelizzazione. Poi la sua attività sociale. Fondò scuole, ospedali, orfanotrofi”.
    “É stato definito 'un altro san Vincenzo de’ Paoli', nonché 'il Don Bosco' e 'il San Giuseppe Cottolengo del Libano' per le sue opere di beneficenza che scaturivano dal suo cristocentrismo francescano”.
    “La sua immensa carità, espressa in molteplici iniziative, nasceva dalla vitale incorporazione al Cristo sofferente in sé e nelle sue membra, la cui Croce tanto amata fu la teologia e la prassi della sua lunga vita sacerdotale”, ha sottolineato.
    “Niente cielo senza croce – scriveva padre Yaaqub –. Chi vuole il cielo senza sofferenza, è come chi vuole comprare merci senza pagare”.
    Morì il 26 giugno del 1954, stringendo a sé una croce.
    E’ stato beatificato il 22 giugno 2008.

  4. #104
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    29 giugno 2008


    BEATIFICAZIONE della Serva di Dio


    GIUSEPPA ENDRINA STENMANNS, vergine


    Steyl-Tegelen (Olanda), Teatro Doolhof



    BEATA GIUSEPPA ENDRINA STENMANNS, vergine (1852 - 1903)

    Hendrina Stenmanns è nata il 28 maggio 1852 a Issum in Germania. E’ stata la prima di 7 bambini e anche un aiuto insostituibile per la sua famiglia. Già da giovane ragazza si è prodigata molto per aiutare le persone anziane e ammalate e le persone del suo paese natale ammiravano questa sua dedizione e quando potevano le davano una mano in questo nobile apostolato.

    Attraverso una zia che faceva parte dell’ordine francescano, già da piccola entrò in contatto con la vita religiosa. Sarebbe entrata volentieri in un convento. Purtroppo dopo la morte della mamma ha dovuto per lungo tempo mettere da parte il suo desiderio. Ora tutto il suo impegno era riservato per i suoi piccoli fratelli e sorelle.

    All’età di 32 anni Hendrina arrivò a Steyl. Insieme a Helena Stollenwerk e altre giovani donne incomincio il suo lavoro nella casa missionaria di Steyl come aiuto cuoca. Nei primi anni dovette lavorare molto e portare anche molta pazienza. Dopo ben 5 anni di duro lavoro il suo sogno di diventare religiosa divenne realtà. L’8 settembre 1889 venne fondata la Comunità delle Suore Missionarie di Steyl.

    Da quel momento in poi Hendrina dovette farsi carico di molti posti di responsabilità e della direzione delle suore. Hendrina, che nel frattempo aveva preso il nome di Suor Josefa, aveva un carattere allegro e semplice e questo faceva si che le sue suore le volessero molto bene. Aveva un cuore buono e una parola giusta per tutti. Con la sua visione aperta al mondo diede un considerevole contributo per lo sviluppo della Congregazione.

    Il 20 maggio 1903, Suor Josefa moriva a causa di un forte attacco d’asma. La sua morte fu una grande perdita per la comunità delle suore. Pero è rimasta e rimane una grande forza per la Congregazione. Lo spirito di Suor Josefa continua a vivere attraverso il caro ricordo e l’impegno missionario delle sue suore. Ciò che lei ha vissuto e come lo ha vissuto continua ad essere un esempio e un grande orientamento per tutta la Congregazione delle suore missionarie di Steyl.

    Suor Josefa è stata proclamata beata il 29 giugno 2008 a Steyl-Tegelen in Olanda.

  5. #105
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    AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE

    RITI DI BEATIFICAZIONE APPROVATI DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


    L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice comunica che nei prossimi mesi avranno luogo i Riti di Beatificazione dei Servi di Dio:

    - VINCENZA MARIA POLONI, vergine, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia: Domenica 21 settembre 2008, a Verona (Italia), nel Palazzetto dello Sport, alle ore 15.30;

    - MICHELE SOPOĆKO, presbitero, fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso: Domenica 28 settembre 2008, a Białystok (Polonia), nella piazza antistante la Chiesa della Divina Misericordia, alle ore 15;

    - FRANCESCO PIANZOLA, presbitero, fondatore delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace: Sabato 4 ottobre 2008, a Vigevano (Italia), nella Cattedrale, alle ore 15.30;

    - FRANCESCO GIOVANNI BONIFACIO, presbitero e martire: Sabato 4 ottobre 2008, a Trieste (Italia), nella Cattedrale, alle ore 16;

    - LOUIS MARTIN E ZÉLIE MARIE GUÉRIN, laici, sposi e genitori: Domenica 19 ottobre 2008, a Lisieux (Francia), nella Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù, alle ore 10.

    [01212-01.01]

    [B0519-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Oboedientia et Pax

  6. #106
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    Nelle prossime settimane le Beatificazioni di 6 Servi di Dio: tra loro un martire delle foibe, i genitori di Santa Teresa di Lisieux e il confessore di Suor Faustina Kowalska

    L’ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Pontefice ha comunicato che, nelle prossime settimane, avranno luogo i Riti di Beatificazione di 6 Servi di Dio. Si tratta di Vincenza Maria Poloni, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia, domenica 21 settembre a Verona; padre Michele Sopoćko, confessore di Suor Faustina Kowalska e fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù misericordioso, domenica 28 settembre a Bialystok in Polonia. Due le Beatificazioni che si celebreranno il 4 ottobre: quella di Francesco Pianzola, fondatore delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace, a Vigevano, e quella di padre Francesco Giovanni Bonifacio, “martire delle foibe”, a Trieste. Infine, il 19 ottobre, la Beatificazione di Louis Martin e Zélie Marie Guérin, genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, a Lisieux in Francia. Alessandro Gisotti si sofferma su alcuni tratti di queste figure luminose nella vita della Chiesa:




    “L’apostolo della Lomellina”: in provincia di Pavia è così che ricordano padre Francesco Pianzola, che nella prima metà del ‘900 dedica la sua vita ai più bisognosi, ai lavoratori dei campi della sua terra. Annuncia il Vangelo nelle campagne, ma anche nelle fabbriche. E quando muore, nel 1943, consumato dalle fatiche e dalla carità, la sua gente lo chiama subito Santo, “il prete santo delle mondine”. Vittima della ferocia comunista è padre Francesco Giovanni Bonifacio, “martire delle foibe”. Nato nel 1912 in Istria da una famiglia umile e profondamente cristiana, Francesco viene ordinato a 24 anni. Vicino ai bisogni dei più poveri a cui si dedica senza risparmio di energia, il giovane sacerdote diventa una figura scomoda alla propaganda antireligiosa jugoslava voluta dal maresciallo Tito. La sera dell’11 settembre 1946, rincasando da Grisignana, don Francesco viene barbaramente ucciso da due uomini della guardia popolare e il suo corpo gettato in una foiba.


    Testimone della Misericordia, la Beata Vincenza Maria Poloni nasce a Verona nel 1802. Fonda un istituto religioso che si prende cura dei poveri e dei bisognosi. Un seme che ha dato molto frutto dopo la morte della sua fondatrice, nel 1855. Oggi, le Sorelle della Misericordia sono presenti in tre continenti: dall’Italia al Brasile, dalla Germania all’Angola. Legato alla figura di Suor Faustina Kowalska è padre Michele Sopoćko che fu confessore della Santa della Divina Misericordia. Nato nel 1888 nell’arcidiocesi di Vilnius, da sacerdote si dedicò con fervore ad un’imponente attività come vicario parrocchiale, cappellano militare, formatore di giovani, direttore spirituale del seminario, professore di Teologia e autore di diverse pubblicazioni.


    Grande festa a Lisieux per la prossima Beatificazione dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, Louis Martin e Zélie Marie Guérin. Di loro, la mistica carmelitana scriverà: “Avevo soltanto buoni esempi intorno a me. E naturalmente volevo seguirli”. La loro vita, che attraversa l’800, è la testimonianza di una quotidianità vissuta alla presenza di Dio. L’educazione dei figli, il modo in cui affrontarono il dolore e le difficoltà, il loro amore per i bisognosi rendono questa coppia di sposi un modello anche per le famiglie di oggi.
    Fonte Radio Vaticana

    VINCENZA MARIA POLONI
    http://www.vincenzapoloni.it

    FRANCESCO PIANZOLA
    http://www.padrepianzola.it/index.php

    P.MICHELE SOPOĆKO
    http://faustina-messaggio.com/sopocko_wl.htm
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  7. #107
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    21 settembre 2008



    BEATIFICAZIONE della Serva di Dio



    VINCENZA MARIA POLONI, vergine



    Verona, Palazzetto dello Sport



    BEATA VINCENZA MARIA POLONI, vergine (1802 - 1855)

    Luigia Poloni nasce a Verona il 26 gennaio 1802 da Gaetano e Margherita Biadego.
    La sua casa è situata in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestiscono una drogheria-farmacia.
    Ultima di 12 figli, di cui solo 3 giungeranno all’età adulta, riceve il battesimo lo stesso giorno della nascita, nella vicina chiesa di S. Maria Antica.
    La famiglia ha solide basi cristiane ed educa i figli a tutti i valori che danno credibilità e spessore alla fede.
    Il padre, Gaetano, è membro attivo della vita civile e religiosa di Verona ed appartiene all’Evangelica Fratellanza dei Preti e Laici Ospedalieri, volta alla cura e all’assistenza dei più poveri. L’educazione di Luigia è tuttavia riservata all’opera paziente ed amorevole della madre, Margherita, che favorisce lo sviluppo graduale e armonioso della personalità della figlia.
    Nel contesto familiare quotidiano Luigia affina le naturali doti di intelligenza e di sensibilità, fino a rivelare abilità non comuni nel campo dell’organizzazione e della conduzione degli affari di famiglia. Tali doti risulteranno provvidenziali nel momento doloroso della morte del padre e del dissesto familiare ed economico del fratello maggiore, Apollonio.
    Il suo animo generoso, il suo ottimo senso organizzativo- pratico, il suo tratto cortese ma fermo, le consentono di assumere la direzione della drogheria di Piazza Erbe, del podere e della filanda di famiglia sita in località La Palazzina, nonché di sostituirsi alla cognata, cieca e spesso depressa, nell’educazione dei numerosi nipoti.
    Nella dedizione alla famiglia e ai poveri, nella laboriosità quotidiana e, soprattutto, nella preghiera intensa, Luigia matura gradualmente la scelta di donarsi ad un Amore che le possa dare vita, pienezza e gioia: l’Amore di Dio.
    Solo nel rapporto d’amore con Lui, Luigia trova, giorno dopo giorno, la risposta alle tante domande che le nascono in cuore e si pone in silenzioso ascolto della volontà di Dio su di lei. Una volontà che le si rivela a poco a poco, attraverso la preghiera, il confronto franco e fiducioso con il suo confessore e padre spirituale, don Carlo Steeb, il servizio rivolto con sempre maggior frequenza ai poveri nel Ricovero cittadino.
    Per lunghi anni don Carlo la segue e la indirizza, esortandola a perseverare con umiltà e pazienza operosa nella ricerca di un progetto di vita conforme alla volontà di Dio. Dopo averla osservata nel suo generoso servizio di volontariato anche al sequestro in assistenza ai colerosi, don Carlo si rivolge a lei con semplici, ma chiare parole: “Figlia mia, il Signore vi vuole Fondatrice di un Istituto di sorelle della misericordia; nessuna difficoltà vi atterrisca o arresti; a Dio nulla è impossibile”.
    Con profonda umiltà e salda confidenza nel Signore, Luigia dà il suo assenso affinché il piano di Dio possa realizzarsi nella sua vita ed essere manifestato agli altri.
    Con risoluta determinazione affronta il rifiuto dei familiari.
    Furtivamente, di buon mattino, il 2 novembre 1840 Luigia lascia la casa paterna e dà vita, assieme ad altre tre donne, alla prima comunità delle Sorelle della Misericordia.
    Gli inizi dell’Istituto sono segnati, oltre che da un’estrema povertà e da tanto sospetto da parte degli operatori e delle inferme del Ricovero, da una totale fiducia in Dio e nella sua Provvidenza.
    Mese dopo mese, le corsie del Ricovero acquistano il sapore della pulizia e dell’ordine ed il clima che vi si respira si trasforma in rispetto e gentilezza verso le ospiti. Ben presto l’Amministrazione affida a Luigia nuove mansioni all’interno dell’istituzione, anche in campo educativo, mentre nuove giovani si uniscono alla piccola comunità. Sotto la sua guida, le compagne ricevono una solida formazione religiosa, assumono uno stile di vita semplice, umile, caritatevole che, attingendo profondamente all’amore di Dio, si concretizza nell’amore premuroso verso i più poveri.
    Il gruppo ha bisogno ormai di un riconoscimento che permetta di operare a pieno titolo, sia dal punto di vista civile che ecclesiale.
    Ottenuta l’approvazione governativa (1847) e quella diocesana (1848), Luigia sceglie un gruppo di 12 donne, quelle che ritiene più preparate, che assieme a lei emettono la professione religiosa il 10 settembre 1848, sotto lo sguardo paterno e benevolo di Don Carlo Steeb.
    Ciascuna riceve un nome nuovo, ad indicare l’inizio di un vita nuova completamente donata a Dio nel prossimo.
    Luigia prende il nome di Suor Vincenza Maria, in onore di S. Vincenzo de’ Paoli - da Don Carlo ritenuto il vero Fondatore del nuovo Istituto - e accoglie i voti delle compagne.
    Il lavoro umile, appassionato e laborioso con cui queste sorelle traducono la misericordia di Dio, dal 1844 oltre che al Ricovero all’Ospedale Civile di Verona, viene richiesto in provincia e nelle zone limitrofe.
    Sorgono così le prime case filiali, fondate da Madre Vincenza Maria a Cologna Veneta (VR) nel 1851, a Montagnana (PD) nel 1852, a Este (PD) nel 1853, a Zevio (VR) nel 1854 e a Monselice (PD) nel 1855.
    Proprio in occasione dell’imminente apertura della comunità di Monselice, Madre Vincenza Maria si aggrava. Un tumore al petto, inizialmente tenuto nascosto alle figlie, la costringe a sottoporsi ad una dolorosa operazione, che non porta tuttavia gli esiti sperati.
    Madre Vincenza Maria Poloni si spegne l’11 novembre 1855, a 53 anni, dopo aver lasciato alle sue figlie uno splendido testamento spirituale tutto incentrato sulla carità.
    La meravigliosa avventura di misericordia da lei iniziata con Don Carlo Steeb, però, continua e si propaga dapprima in tutto il Veneto, poi nelle varie regioni d’Italia e, quindi, all’estero.
    Madre Vincenza Maria Poloni è un dono di misericordia affidato alla Chiesa, è una donna forte e significativa, perché ha saputo cogliere il filo conduttore dell’amore di Dio e trasfondere tenerezza nell’infinita miseria umana.

  8. #108
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    La Beatificazione di Vincenza Maria Poloni, apostola della misericordia. Il commento del vescovo di Verona Giuseppe Zenti

    “Senza la misericordia la nostra civiltà è più povera. Con la misericordia è più ricca e umana”: con queste parole il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, l’arcivescovo Angelo Amato, ha sintetizzato l’insegnamento di madre Vincenza Maria Poloni proclamata Beata ieri pomeriggio nella celebrazione eucaristica presieduta a Verona dal vescovo Giuseppe Zenti. La nuova Beata, infatti, è la fondatrice dell’Istituto delle Suore della Misericordia di Verona. Il servizio di Fausta Speranza.

    E’ stata “modello della intramontabile carità cristiana”, ha detto l’arcivescovo Amato ricordando che la nuova Beata è vissuta nella prima metà dell’Ottocento, un secolo in cui “la Chiesa di Verona è stata benedetta da una straordinaria costellazione di santi e sante, la cui opera e il cui nome è ancora vivo e presente tra noi”. “Una quotidianità esemplare”, prima in famiglia poi come fondatrice delle opere per bisognosi, è il punto di forza della comprovata “eroicità delle virtù” di madre Vincenza Maria Poloni che fondò insieme con il Beato Carlo Steeb, le Sorelle della Misericordia di Verona, anche per offrire ricovero a donne anziane o ammalate, che tanto impegno profuse nell’Ospedale cittadino per l’assistenza medica e spirituale agli allora abbastanza frequenti malati di colera. L’arcivescovo Angelo Amato ha voluto sottolineare la sua capacità di “atti concreti di sottomissione e di umiliazione” e poi due tratti caratteristici della sua personalità: a fronte di molti fatti, pochissime parole, tanto che non restano suoi scritti ma tante testimonianze orali delle sue opere; e poi un “atteggiamento di alta professionalità nel lavoro”. La santità, infatti, - ha spiegato mons. Amato – non solo sviluppa le virtù teologali della fede, speranza e carità, ma si manifesta anche mediante virtù umane altamente esemplari, come fortezza, perseveranza, competenza, umiltà, precisione nell’adempimento dei doveri del proprio stato”. Ma qual è stata l’atmosfera alla Beatificazione di ieri e come la cittadinanza sente la figura e l’insegnamento della nuova Beata Vincenza Maria Poloni? Lo abbiamo chiesto al vescovo di Verona, mons Giuseppe Zenti:


    R. – La Beata era poco conosciuta, è stata fatta conoscere recentissimamente; però, la risposta non soltanto dei veronesi, ma anche delle diocesi in cui le Sorelle sella Misericordia operano, si sono fatte vive più che mai. Si calcola che fossero 8-10 mila persone, in questa Beatificazione, ed è stata conosciuta - proprio in questi tempi – come un carisma che noi vedevamo già attuato dalle sue figlie spirituali, le Sorelle della Misericordia, ma come una donna di altissimo valore, che si è dedicata agli ultimi anima e corpo. Il clima di ieri è stato, direi, una grazia, vissuta insieme, molta serenità, un silenzio profondissimo durante tutto il rito, una vibrazione autentica dell’animo - favorita anche da un bel coro e dall’insieme di chi partecipava.


    D. – Eccellenza, un’intramontabile carità cristiana, atti concreti di sottomissione e di umiliazione, un atteggiamento di alta professionalità nel lavoro; ecco, è facile, oggi, capire parole come “sottomissione” e “umiliazione”, soprattutto rispettarle e viverle nella propria vita, in una società che tende alla superefficienza?

    R. – Effettivamente sono parole molto pesanti, che si capiscono soltanto in una generosità di dedizione che non teme neppure le umiliazioni. Quindi, prima dell’umiliazione, ci sta la dedizione, che non si ferma di fronte a nessun ostacolo, affronta tutti i sacrifici; per così dire, quella stessa strada che ha percorso Gesù, che non si è fermato neppure di fronte alla prospettiva della Croce, tanto era dedicato al Padre per la salvezza dell’umanità. Oggi più che mai bisogna proprio insegnarlo alle giovani generazioni, che i motivi del vivere valgono più del vivere, e che se uno abbassa troppo la guardia - anche nella formazione, nel senso della generosità, con tutti i sacrifici e le umiliazioni che sono connessi – non educa di fatto, non si educa.

    fonte:Radio Vaticana
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    BEATIFICAZIONE del Servo di Dio



    MICHELE SOPOĆKO, sacerdote


    Białystok , Piazza del Santuario della Divina Misericordia



    BEATO MICHELE SOPOĆKO, sacerdote (1888 - 1975)

    Michele Sopoćko nacque il 1° novembre 1888 a Juszewszczyzna, un villaggio sito tra Minsk e Vilna. Desiderando consacrarsi tutto al servizio di Dio e dei fratelli, entrò nel seminario di Vilna e il 15 giugno 1914 fu ordinato sacerdote.
    Negli anni 1914-1918 lavorò come vicario nella parrocchia di Taboryszki, aprendo due cappelle filiali e varie scuole. Avvertito di un probabile arresto da parte delle Autorità che non gradivano la sua attività, si trasferì a Varsavia e poco dopo venne nominato cappellano dell’esercito polacco. Nel frattempo conseguì il dottorato in Teologia presso l’Università di Varsavia e un diploma presso l’Istituto Pedagogico Statale. Nel 1924 venne trasferito a Vilna come responsabile della pastorale militare dell’intera regione.
    L’Arcivescovo di Vilna Mons. Romuald Jałbrzykowski, lo nominò direttore spirituale del Seminario. Contemporaneamente fu docente della Facoltà Teologica dell’Università di Vilna, rettore della chiesa di S. Michele e confessore di alcune Congregazioni religiose femminili. Il momento decisivo della sua vita fu l’anno 1933, quando divenne confessore e direttore spirituale di santa Faustina Kowalska della Congregazione delle Suore della Madre di Dio della Misericordia. Fu lui a compiere il discernimento circa le visioni di suor Faustina. Per suo suggerimento Ella scriveva sul “Diario”, le grazie e le proprie esperienze mistiche, che divennero accessibili a tutti e continuano ad essere fonte di approfondimento del mistero della Divina Misericordia e dello sviluppo del suo culto. Don Michele assistette la religiosa anche dopo la sua partenza per Łagiewniki, dove morì il 5 ottobre 1938.
    Il culto della Divina Misericordia divenne l’idea-chiave della vita di don Sopoćko. Per suo interessamento, seguendo le indicazioni di suor Faustina, il pittore Eugeniusz Kazimirowski dipinse, a Vilna nel 1934, la prima immagine di Gesù Misericordioso. Don Sopoćko scrisse molto sulla Misericordia Divina e inviò alla Santa Sede e alla Conferenza Episcopale Polacca numerose istanze per istituire la Festa della Divina Misericordia.
    Durante la seconda guerra mondiale, pieno di spirito di sacrificio, corse in aiuto ai perseguitati e ai destinati allo sterminio, tra cui gli Ebrei. Nell’anno 1942 riuscì felicemente a salvarsi dall’arresto, toccato ad altri professori e agli alunni del Seminario, vivendo da allora, per due anni, in nascondimento nelle vicinanze di Vilna. Durante la guerra contribuì alla fondazione di una nuova Congregazione religiosa, quella delle Suore di Gesù Misericordioso e dell'Istituto secolare della Divina Misericordia.
    Nel 1947, raggiunse l’Arcivescovo Jałbrzykowski, trasferitosi con la Curia a Białystok, entro i nuovi confini della Polonia. Fu professore nel Seminario Maggiore, di pedagogia, catechetica, omiletica, teologia pastorale, teologia ascetica. Inoltre proseguì l’apostolato della Divina Misericordia e si impegnò presso le Autorità ecclesiastiche per il riconoscimento di questo culto. Attraverso uno studio più approfondito rielaborò la verità della Divina Misericordia e della relativa devozione sulle basi bibliche, teologiche e pastorali. Le sue opere furono tradotte in molte lingue, fra cui in latino, inglese, francese, italiano e portoghese.
    Don Michele Sopoćko morì in concetto di santità il 15 febbraio 1975 a Białystok.

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    Proclamato Beato il sacerdote polacco Michał Sopoćko, confessore di Santa Faustina Kowalska: il suo esempio ci invita ad essere misericordiosi sullo stile di Dio


    Come ha ricordato il Papa all'Angelus, oggi è stato proclamato Beato il sacerdote polacco Michał Sopoćko, confessore di Santa Faustina Kowalska e promotore del culto Divina Misericordia. La Messa è stata celebrata questa mattina nella piazza antistante la chiesa della Divina Misericordia a Białystok: il cardinale arcivescovo di Cracovia Stanislao Dziwisz ha tenuto l'omelia. La formula di beatificazione è stata affidata all’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, rappresentante del Santo Padre. Il Vangelo – ha osservato il presule – non è un impedimento alla felicità umana, anzi è il libro della gioia, della vita che vince la morte”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:



    Michał Sopoćko – ha detto l’arcivescovo Angelo Amato - è un “esempio convincente dell’eterna bellezza della sequela Christi”. “Essere cristiani – ha aggiunto - significa essere nella verità, nella libertà, nella gioia; significa essere sale della terra e luce del mondo”. “In qualsiasi condizione ci troviamo e qualunque cosa facciamo – ha spiegato - la nostra vita è una imitatio Christi, che riecheggia la bontà e la misericordia del Signore Gesù”.

    Da una così elevata proposta di vita cristiana scaturisce soprattutto una domanda: come imitare Michał Sopoćko nell’esercizio della virtù della misericordia? Il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ha invitato a seguire l’insegnamento del sacerdote polacco soprattutto nelle relazioni familiari: “Nelle famiglie – ha detto - ogni giorno c’è bisogno di misericordia; ogni giorno la sposa deve avere compassione verso lo sposo e viceversa, riconfermando continuamente la loro reciproca fedeltà. Ogni giorno i genitori devono essere magnanimi nel perdonare i propri figli, nel sopportare le loro disobbedienze e le loro mancanze”. “Ma anche i figli – ha osservato l’arcivescovo – devono essere pazienti con i loro genitori”.

    Ognuno in famiglia, sul lavoro, in società, dovunque e sempre – ha quindi spiegato il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi – “può esercitare la misericordia, il perdono, la comprensione: la nostra società ha bisogno di cittadini onesti, buoni, generosi, compassionevoli”. E’ forte anche il messaggio del Beato Michał Sopoćko ai sacerdoti: egli – ha affermato l’arcivescovo Angelo Amato – li invita “ad essere pazienti, miti, perseveranti nelle catechesi, disponibili nell’indispensabile ministero del perdono nel Sacramento della riconciliazione”. Nella complessità della cultura contemporanea la Chiesa ha bisogno di “sacerdoti che sappiano essere maestri di vita spirituale, guide esperte nel discernimento di ciò che è buono e di ciò che è giusto”. Spetta ai sacerdoti – ha fatto notare il presule – “dispensare la misericordia divina sulle miserie umane”, “mostrare la verità del Vangelo alla nostra umanità spaesata”; “spetta a loro guidare i giovani alla luce e alla gioia della verità che è Gesù Cristo per diventare buoni cristiani e onesti cittadini”.

    Il Beato Michał Sopoćko – ha aggiunto l’arcivescovo Angelo Amato – ha avuto inoltre il merito di guidare alla santità una giovane suora, suor Faustina Kowalska. Dopo un lungo discernimento prudenziale e dopo accurata analisi teologica, il sacerdote polacco giunse alla convinzione dell’autenticità delle rivelazioni sul culto della Divina Misericordia. Il cuore misericordioso di Gesù - ha concluso – ha forgiato due apostoli della carità divina e invita “anche noi ad essere testimoni di perdono, donato e ricevuto, grati a questi due apostoli, che hanno diffuso il messaggio evangelico non solo nella loro nobile patria polacca, ma in tutta la Chiesa e in tutto il mondo”.

    fonte: Radio Vaticana
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