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Discussione: Considerazioni su una musica liturgica per i nostri tempi

  1. #201
    Veterano di CR L'avatar di Nikolaus
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio

    La musica è un’arte e un linguaggio che vanno assimilati con tecnica, mestiere, applicazione, impegno e studio continuo. Non ci si può improvvisare organisti o direttori o solisti senza un vero e serio percorso formativo.
    Non dimenticare che non si studia solo organo, composizione o direzione ma anche canto che guarda caso è un corso di studio al conservatorio come le precedenti materie.
    In Te Domine speravi, non confundar in aeternum

  2. #202
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    Bella e pastorale, ecco la vera musica liturgica

    Aurelio Porfiri

    Ricordo come fosse adesso, una storiella che il mio maestro, il grande Cardinal Domenico Bartolucci, insigne musicista e direttore, ripeteva a più non posso. Questa storiella riguardava un suo incontro con l'allora Giovan Battista Montini, probabilmente ai tempi del Concilio. Il Maestro diceva sempre che era in buoni rapporti con Montini, rapporti che si guastarono dopo il Concilio, quando l'opinione del Maestro su Paolo VI mutò. Lo incolpava della rovina che era venuta a causa delle riforme successive al Concilio, riforme che erano non in linea con quello che il Concilio aveva chiesto e voluto, specialmente per quello che riguardava la liturgia e la musica sacra.

    Ma torniamo alla storiella. Montini, incontrando Domenico Bartolucci, lo aveva apostrofato in questo modo: "Maestro, perché non ci dà della bella musica pastorale?". Quando lo raccontava, il Maestro non sapeva trattenere la sua indignazione da buon toscano e credo, oggi più di ieri, di saper comprendere la ragione. Egli forse sentiva una sottointesa opposizione fra la musica d'arte e la "musica pastorale". Come se il dover scrivere musica per il popolo, cioè che sia attenta alla pastorale per coloro che non sono musicisti professionisti, sia diverso dal dover scrivere Messe, mottetti, oratori, sinfonie e via dicendo. Ma questa è in realtà una contraddizione che non esiste nella realtà. Perché poi, se vogliamo dirla tutta, la "musica pastorale" non esiste, esiste quella musica d'arte, cioè fatta con crismi artistici che può essere scritta per il coro, per l'orchestra o per il popolo. Non ci sono compositori "pastorali" (o meglio, ci sono ma non ci dovrebbero essere). Qui vediamo all'opera quella falsa opposizione fra la teoria (la dottrina) e la prassi (la pratica), fra il contenuto di pensiero e l'esperienza. Ma l'esperienza, senza il contenuto di pensiero, senza la sapienza e conoscenza, rimane vuota o, al meglio, momentanea e fugace.

    Mi si potrebbe dire che spesso nel popolo, specie in passato, sgorgavano melodie popolari; ma spesso esse sono frutto non di estro musicale ma di moti spontanei dell'animo. Questo è vero, e quelle melodie hanno una dote veramente importante che manca a molta della cosiddetta "musica pastorale" prodotta negli ultimi decenni: la sincerità. Tu puoi veramente sentire in esse una pulizia, onestà e chiarezza che te le fa vedere quasi al momento del loro sgorgare dall'animo dei nostri contadini, delle nostre donne di casa, dall'animo candido dei fanciulli. Quello che oggi spesso abbiamo non è questo, sono prodotti di derivazione industriale e/o commerciale, che sfruttano alcune strategie (ben note nel mondo pop) per sollecitare il facile emozionalismo, non l'emozione, il basso sentimentalismo, non il sentimento. La bellezza è la migliore pastorale. Ecco quello che aveva capito la Chiesa nel passato, che i grandi pittori, musicisti, scultori, architetti, erano a servizio delle corti papali e cardinalizie, ma chi ne poteva godere di quella bellezza gratuita sparsa fra le nostre belle Chiese era il popolo tutto, il popolo che poteva pregare davanti a quadri che oggi sono guardati gelosamente nei musei più importanti del mondo. La bellezza non è contro la pastorale, la bellezza è la pastorale.

    Oggi spesso si intende la bellezza come un impedimento alla pastorale, Quindi, sganciando la bellezza dalla pastorale, si ottiene una cosiddetta "pastoralità" applicata all'arte, che purtroppo non va molto più in là di un semplice intrattenimento e spesso non di buona qualità. Ecco che allora, come mi faceva notare don Nicola Bux, è logico chiamare coloro che sono chiamati a fare musica nella liturgia e a guidare il canto del popolo "animatori", come se si fosse in un villaggio turistico. Certo che di per se "animare", significa dare anima a qualcosa, aggiungo io, ma tutti sappiamo che il significato comune che si dà a quel termine è proprio quello di colui che tiene occupati grandi e piccini nei villaggi turistici o nei circoli ricreativi il che, sia detto chiaramente, non è un male ma non è neanche quello che uno si aspetta nella liturgia.

    Non dovremmo quindi dimenticare la lezione di San Pio X che nel suo famoso Motu proprio Tra le sollecitudini dava alcune indicazioni importanti che ci dovevano (e dovrebbero) aiutare a vedere le caratteristiche importanti che deve possedere la musica per essere ammessa nella liturgia: "La musica sacra deve per conseguenza possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità e la bontà delle forme, onde sorge spontaneo l’altro suo carattere, che è l’universalità. Deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori. Deve essere arte vera, non essendo possibile che altrimenti abbia sull’animo di chi l’ascolta quell’efficacia, che la Chiesa intende ottenere accogliendo nella sua liturgia l’arte dei suoni. Ma dovrà insieme essere universale in questo senso, che pur concedendosi ad ogni nazione di ammettere nelle composizioni chiesastiche quelle forme particolari che costituiscono in certo modo il carattere specifico della musica loro propria, queste però devono essere in tal maniera subordinate ai caratteri generali della musica sacra, che nessuno di altra nazione all’udirle debba provarne impressione non buona". Ecco, se si meditasse attentamente la profonda saggezza di queste affermazioni, ribadite poi nei decenni successivi da altri Pontefici, si riuscirebbe bene a capire che la pastorale non è se stessa senza la bellezza, bellezza che è la sua vera, sola e necessaria anima.

    http://www.lanuovabq.it/it/bella-e-p...sica-liturgica

  3. #203
    Gran CierRino L'avatar di coram Deo
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    Citazione Originariamente Scritto da Nathaniel Visualizza Messaggio
    Bella e pastorale, ecco la vera musica liturgica

    Aurelio Porfiri

    Ricordo come fosse adesso, una storiella che il mio maestro, il grande Cardinal Domenico Bartolucci, insigne musicista e direttore, ripeteva a più non posso. Questa storiella riguardava un suo incontro con l'allora Giovan Battista Montini, probabilmente ai tempi del Concilio. Il Maestro diceva sempre che era in buoni rapporti con Montini, rapporti che si guastarono dopo il Concilio, quando l'opinione del Maestro su Paolo VI mutò. Lo incolpava della rovina che era venuta a causa delle riforme successive al Concilio, riforme che erano non in linea con quello che il Concilio aveva chiesto e voluto, specialmente per quello che riguardava la liturgia e la musica sacra.

    Ma torniamo alla storiella. Montini, incontrando Domenico Bartolucci, lo aveva apostrofato in questo modo: "Maestro, perché non ci dà della bella musica pastorale?". Quando lo raccontava, il Maestro non sapeva trattenere la sua indignazione da buon toscano e credo, oggi più di ieri, di saper comprendere la ragione. Egli forse sentiva una sottointesa opposizione fra la musica d'arte e la "musica pastorale". Come se il dover scrivere musica per il popolo, cioè che sia attenta alla pastorale per coloro che non sono musicisti professionisti, sia diverso dal dover scrivere Messe, mottetti, oratori, sinfonie e via dicendo. Ma questa è in realtà una contraddizione che non esiste nella realtà. Perché poi, se vogliamo dirla tutta, la "musica pastorale" non esiste, esiste quella musica d'arte, cioè fatta con crismi artistici che può essere scritta per il coro, per l'orchestra o per il popolo. Non ci sono compositori "pastorali" (o meglio, ci sono ma non ci dovrebbero essere). Qui vediamo all'opera quella falsa opposizione fra la teoria (la dottrina) e la prassi (la pratica), fra il contenuto di pensiero e l'esperienza. Ma l'esperienza, senza il contenuto di pensiero, senza la sapienza e conoscenza, rimane vuota o, al meglio, momentanea e fugace.
    Ho letto più volte alcuni brani di Tito Casini, un autore che visse con sofferenza la riforma liturgica post-conciliare e la criticò aspramente.
    Alcuni suoi scritti, dunque, potrebbero essere invisi alla maggioranza di voi; c’è però un passaggio che voglio proporvi, nel quale si stigmatizzano l’abbandono del latino ed i motivi che vi erano sottesi e che, probabilmente, sono gli stessi della “musica pastorale” reclamata dal card. Montini:
    Era il comunismo, tipicamente romagnolo, di un tempo, che al proletario, al contadino, all'operaio, non diceva: «Un giorno mangerai anche tu la bistecca, vestirai bene, ti scarrozzerai, ti divertirai, farai istruire i tuoi figlioli eccetera eccetera, come i signori»; ma: «Anche i signori noi li costringeremo, un giorno, a mangiare come te la cipolla, a lavorare nel campo o in fabbrica, a andare a piedi, abbassar tutti la testa [...]». [...] Chi rivendicava, un tempo, «la terra ai contadini» dice oggi: «La terra ai signori, se gli piace di lavorarsela», e come i signori vuol mangiare, vestire, divertirsi, abitare una bella casa, con qualche quadro e mobile antico, come ci vuole: innalzare, insomma, e in tutto, il proprio livello. Livello culturale, anzitutto - «Non in solo pane vivit homo»: essi lo han capito, sia pure in parte - e son figli dell'«autentico popolo», in ogni ordine e grado di scuola, i più volenterosi studenti. E voialtri?
    Voialtri, triste a dirsi, li avete considerati e trattati, con la vostra liturgia «proletaria», se non vogliamo dir «classista», col criterio deprimente e umiliante di quel primo comunismo: voi avete portato in chiesa, nella preghiera, quella mentalità arretrata... «Sì, tu sei ciuco», voi avete detto al popolo, al nostro popolo, col vostro 7 marzo: «ciuco, senza tua colpa, e al ciuco non giova scuola, per cui noi non ci confonderemo a istruirti, a spiegarti che cosa significhino certe cose, anche se all'apparenza facili, specie per te ciuco italiano. Ai ciuchi si dà la paglia e noi te la diamo, imponendo per altro a tutti lo stesso foraggio.
    "Signore, fino a quando?"

  4. #204
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    La musica pastorale si fa con ciaramella e cornamusa
    In Te Domine speravi, non confundar in aeternum

  5. #205
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    Addio bellezza, sono solo canzonette. Purtroppo

    Rino Cammilleri

    Negli anni Sessanta mi toccò di assistere, nel mio paesello natale, a una messa «beat». Non poteva essere stata un’iniziativa del parroco, troppo anziano. Sicuramente non aveva resistito all’«ansia di rinnovamento» che faceva fremere i «giovani» parrocchiardi. Il complessino si piazzò dietro l’altare, debitamente microfonato. In una chiesa ottocentesca in cui anche un sussurro rimbombava. Il risultato fu un disastro, con le chitarre elettriche che coprivano la voce del prete, col basso che faceva tremare le viscere, con la batteria che assordava e i colpi di piatto che stressavano le orecchie. Da allora il complessino domenical-liturgico fa parte del nostro panorama diffuso e consueto. Ma chi ha cominciato?

    In quale documento magisteriale è prescritto il complessino? Non si sa. E ormai sono passati troppi decenni perché valga la pena chiederselo. E’ così e basta. La musica leggera è entrata in chiesa e c’è rimasta. Con tanto di «canti» codificati. Ogni tanto si sente l’annuncio: «Adesso facciamo il canto numero 686». Il che è un invito ai fedeli a prendere l’apposito libro, aprirlo alla pagina prescritta e cantare. Suppongo sia quello che si intende per «partecipazione». Ora, ci si chiede quanti siano, questi «canti», visto che paiono centinaia. Ci si chiede anche chi li scrive, visto che sono anonimi, e in virtù di quale autorità li si licenzia per la stampa. Adempiono gli obblighi Siae relativi al diritto d’autore? Boh. E’ pur vero che la messa cantata & parlata assomiglia alla funzione protestante, nella quale ciò che conta sono il sermone e i canti (non c’è altro).

    Va anche detto che spesso queste canzonette non fungono neanche da colonna sonora, giacché può capitare che il «Sanctus» sia un’allegra marcetta (e dovrebbe introdurre il Sacrificio della Croce, mah) e che la fila per fare la comunione sia infastidita da un’assordante ritmica. Il prete accontenta i «giovani», par di capire; fosse per lui… Invece può essere che il "Sanremo" dei poveri piaccia anche a lui, e pazienza se la chiesa è provvista di organo faraonico. Vuoi mettere le chitarre a dodici corde (così fanno più casino) e il microfono ben temperato?

    Scrive il maestro Aurelio Porfiri nel suo libro Ci chiedevano parole di canto (Chorabooks, pp. 60, €. 13,50): «Il musicista liturgico deve debitamente ossequiare e rispettare il clero ma essere ferocemente contro il clericalismo, anche se essi coincidono nella stessa persona». In pratica: «Se un documento magisteriale dice una cosa e il prete ne dice un'altra, il prete sbaglia!». Sacrosanta verità. Ma come si fa? Chi glielo dice, al prete, di licenziare con modi garbati il complessino (che è gratis) e assumere un maestro organista (che vuole lo stipendio?). Il compositore di musiche liturgiche (e Porfiri lo è) magari pensa al motu proprio «Tra le sollecitudini» (1903) di san Pio X dedicato alla musica sacra, ma anche a quanto affermato dal Concilio Vaticano II in materia.

    Però il Concilio è finito e il suo posto è stato preso dal suo «spirito», che consiste nel «liberi tutti». Canzonette, dunque, e va già bene se il prete dal pulpito non vi bacchetta perché non vi unite al coro (ne ho sentiti alcuni che, anzi, rimproveravano i fedeli perché non si sgolavano abbastanza). Così, se il giorno dell’Immacolata tra i canti vi ritrovate infilato un brano di Fabrizio De Andrè, portate pazienza. E’ tratto dall’album La buona novella del 1970 e parla di Maria, tanto basta. E se poi, per sua stessa ammissione, l’autore si era ispirato ai vangeli apocrifi, pace.

    «La musica liturgica deve rispondere a queste caratteristiche di nobiltà, bellezza, ricercatezza, raffinatezza, e non cercare facili scappatoie nei facili tranelli del sentimentalismo banale e in canti che tradiscono effeminatezza e ricerca di un (troppo) facile consenso di popolo», dice Porfiri. Ma siamo davvero sicuri che il «consenso di popolo» ci sia? Il «consenso» è quello del complessino, il popolo piglia quel che gli danno. Visto che non gli danno altro.

    http://www.lanuovabq.it/it/addio-bel...ette-purtroppo

  6. #206
    Cronista di CR L'avatar di Pellegrina
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    La musica che oggi viene "rifilata" nelle liturgie (non ce la faccio a chiamarla liturgica...) è per la maggior parte un obbrobrio: dovrebbe indurre alla meditazione ed elevare gli animi... invece è solo "pianto e stridor di denti"!
    Ne ho un esempio nella mia parrocchia, dove è in corso il "new deal" subentrato con il nuovo organista: lui aborre i canti de "La Casa del Padre" e propone canzoncine sdolcinate (e musicalmente orride) degne del peggior repertorio Albano e Romina...
    (Credo provengano dallo sterminato - e altrettanto brutto - repertorio dei vari Gen rosso-giallo-verde, ecc.)
    Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla (Salmo 23)

  7. #207
    CierRino L'avatar di sere85
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    Io non riesco ad essere così mostruosamente critica nei confronti dei canti di oggi.
    Certo, fortunatamente da noi non sono ancora arrivati batteria e chitarre elettriche (e dubito fortemente arriveranno a meno che prima non si elimini il don) però quale sarebbe la problematica per l'assemblea che apre il libricino e canta? il coro ha paura di vedersi rubare il posto?

    Da quello che ho potuto leggiucchiare qua e la ho capito (non che prima non lo sapessi) di non vivere nelle realtà della maggiorana dei colleghi forumisti dove c'è una corale fissa per le celebrazioni e tutto il resto.
    Nella mia parrocchia di prima era tutto un di più se c'era qualcuno nell'assemblea che cantava qualcosa, canti sempre intonati dal parroco (tranne la triste parentesi dell'amministratore dove li intonavamo io ed una mia amica per disperazione); in quella odierna c'è un coro che suona con l'organo alle "feste grandi" e due cori che si alternano nelle domeniche.... con le sacrileghe chitarre (dove canto io ci sono anche violino e flauto).
    Però io l'altra sera durante l'adorazione al Santissimo, magari starò diventando protestante, ma ho preferito di gran lunga cantare con la chitarra "sono qui a lodarti, qui per adorarti, qui per dirti che tu sei il mio Dio" che cantare "Tantum ergo Sacramentum"

  8. Il seguente utente ringrazia sere85 per questo messaggio:

    Amatrixian (22-01-2018)

  9. #208
    CierRino Assoluto
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    Citazione Originariamente Scritto da sere85 Visualizza Messaggio
    Però io l'altra sera durante l'adorazione al Santissimo, magari starò diventando protestante, ma ho preferito di gran lunga cantare con la chitarra "sono qui a lodarti, qui per adorarti, qui per dirti che tu sei il mio Dio" che cantare "Tantum ergo Sacramentum"
    La cantano i pentecostali da me...

  10. #209
    Vecchia guardia di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    La cantano i pentecostali da me...
    Certo sostituire il Tantum Ergo con un canto dei Pentecostali a me sembra una profanazione. Poi il Pange Lingua, da cui si traggono le ultime due strofe per la benedizione con il Santisismo Sacramento è un inno bellissimo ,sia per la solennità delle parole, sia per la musica. Non per nulla è stato composto da San Tommaso d'Aquino. A me spiace molto sentire dei nuovi canti a discapito di quelli tradizionali e mi sembra veramente di trovarmi in una Chiesa Protestante. Non sono un esperto di musica ,ma ci vuole veramente poco per capire la profondità e l'armonia dei canti tradizionali, e in italiano e in latino, confrontate con i "canti" contemporanei.

    PS: piccolo off topic:da bambino, il Parroco ,a noi chierichetti , aveva fatto imparare a memoria il Tantum Ergo e ce ne aveva anche data una traduzione. Le donne storpiavano ,specialmente quelle molto anziane, e cantavano con tutta la forza possibile, ma sono convinto che le loro preghiere fossero ugualmente gradite a Dio, se non di più.

  11. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    coram Deo (22-01-2018), nofear (23-01-2018)

  12. #210
    Gran CierRino L'avatar di coram Deo
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    Citazione Originariamente Scritto da sere85 Visualizza Messaggio
    Però io l'altra sera durante l'adorazione al Santissimo, magari starò diventando protestante, ma ho preferito di gran lunga cantare con la chitarra "sono qui a lodarti, qui per adorarti, qui per dirti che tu sei il mio Dio" che cantare "Tantum ergo Sacramentum"




    PS: piccolo off topic:da bambino, il Parroco ,a noi chierichetti , aveva fatto imparare a memoria il Tantum Ergo e ce ne aveva anche data una traduzione. Le donne storpiavano ,specialmente quelle molto anziane, e cantavano con tutta la forza possibile, ma sono convinto che le loro preghiere fossero ugualmente gradite a Dio, se non di più.
    Da bambino venivo sempre portato al mese di maggio e, poco dopo, alla novena del Sacro Cuore, le quali funzioni terminavano sempre con la Benedizione Eucaristica.
    Io non capivo ovviamente le parole del Tantum Ergo, cantato a squarciagola da tante brave donne, oramai quasi tutte buon’anime.
    Era il periodo dei fatti di Chernobyl, che tenevano banco ovunque sui giornali e alla TV e fu così che riuscii finalmente a capire la mia prima parola dell’inno: “cernobil”, appunto! Anche se, in realtà, trattavasi di “cernui”, che nella cantilena tipica dei canti sacri e profani dei nostri monti diventa “cernui-i-iii”.

    E qualcuno dirà: povero bambino, che non capiva il latino!

    Ma proprio in quegli anni iniziò a diffondersi la versione italiana; e io il “lode grande sommo onore” lo capivo “le mie gambe sono nuove”! Cosa che, vista l’età media delle cantanti e la fatica che facevano a salire su in alto dove si trovava la chiesa, non era nemmeno molto credibile!




    Ultima modifica di coram Deo; 22-01-2018 alle 10:04
    "Signore, fino a quando?"

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