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Discussione: Un pensiero sul Vangelo del giorno...

  1. #271
    Cronista di CR L'avatar di CardinalVicano
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    Mons. Alfano: Lui è con noi sempre, cammina con noi nei nostri mari in tempesta





    Domenica 13 agosto ci presenta un passo del vangelo di Matteo:

    Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

    La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

    Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

    Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

    Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
    Signore salvami. Che esperienza ha fatto Pietro quella notte sul lago in tempesta insieme ai suoi amici. È la preghiera che tante volte, nei momenti di difficoltà anche noi spontaneamente quasi eleviamo al Signore. Per Pietro è il punto di arrivo di un lungo cammino, dopo aver riconosciuto Gesù come il Messia figlio di Dio, dopo aver reagito dinanzi all'annuncio della croce, della passione, della sofferenza frapponendosi al cammino del Signore quasi come un Satana, così Gesù lo stigmatizza. Adesso mentre Gesù è di notte, in preghiera da solo, deve affrontare la grande prova.

    Non ce la fa la barca in tempesta, il mare in tempesta, è agitato e in questa barca che affonda Pietro sperimenta un groviglio di sentimenti e di situazioni. Quando vedono i discepoli arrivare Gesù, non lo riconoscono, lui che cammina sulle acque con la potenza di Dio. È un fantasma, gridano. Ancora atterriti dalla paura. Gesù invece che invita ad avere fiducia, coraggio, sono io, non abbiate paura. È la fiducia che viene dalla consapevolezza della presenza di Dio, il nome di Dio, è Gesù la presenza di Dio. È Lui che porta questo nome, che è solo e capace di comandare al vento, alle acque, alle forze della natura e di aprire gli uomini alla verità di se stessi. Pietro intuisce, capisce, il suo cammino di fede lo porta a fare un passo avanti, ma chiede al Signore di poterlo raggiungere sulle acque.

    Non è la sfiducia, non è semplicemente una prova per la sua fede, è molto di più. È il desiderio di condividere tutto con il maestro. E nella fede questo è possibile. Quando invitato dal Signore, egli va verso di Lui e ritorna la paura perché le acque non reggono alla sua consistenza così fragile, Pietro comincia ad affondare. Signore salvami. Solo quando stiamo per sprofondare, quando faccio i conti con le nostre debolezze e fragilità e ci accorgiamo che anche la nostra fede vacilla perché non guardiamo a Lui ma a noi stessi, solo in quel momento ci rendiamo conto che la salvezza non viene così magicamente all'improvviso come qualcosa calata dall'alto. Dall'alto il dono e dalla nostra parte c'è l'accoglienza. La libertà dell'uomo che si fida e si affida totalmente a Dio. Gesù lo prese e lo riportò nella sicurezza di sentirsi accolto, amato e accompagnato. Sulla barca Pietro e i discepoli con Gesù, nel riconoscerlo come figlio di Dio. È la nostra condizione, il Signore ci viene in aiuto, cammina con noi, attraversa il mare delle nostre tempeste. A noi nella fede di riconoscerlo, di continuare il cammino con Lui e di testimoniare a tutti la gioia di saperci amati benedetti per sempre.



    fonte
    <<​CUSTOS, QUID DE NOCTE? SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?>> (ISAIA 21,11)

  2. #272
    Cronista di CR L'avatar di Ninive
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    23° Domenica del tempo ordinario 10 settembre 2017 “Dov’è tuo fratello?”

    Letture: Ezechiele 33, 7-9 Romani 13, 8-10 Matteo 18, 15-20

    0. Inquadratura del Vangelo odierno: in questo anno liturgico (anno A) siamo invitati a riprendere in mano e a rileggere il Vangelo di Matteo. Tu sai che questo Vangelo è incentrato su 5 grandi discorsi di Gesù, 5 pilastri che costituiscono la fisionomia del cristiano e della Comunità cristiana. Dopo il Discorso della montagna (cc 5-7) che ci ha presentato la “Legge del Regno”, il Discorso apostolico (cc 9-10) che ha tracciato le linee portanti dell’attività missionaria e il Discorso parabolico (cap 13) che ha esposto in immagini l’annuncio del Regno e il suo svilupparsi nella storia fino alla venuta gloriosa del Figlio dell’uomo, ecco ora il Discorso comunitario (cap 18). È certamente il più semplice e il più armonioso; un autore ama definirlo una “sinfonia in tre movimenti”. Concluderà il Discorso escatologico (cc 24-25) che parlerà dell’importanza della vigilanza, dell’attesa e del giudizio di Dio sul mondo e sulle persone.
    In linea con la parola “sinfonia” sopra riportata, vediamo che tre sono le parti del discorso di Gesù riportato nel cap. 18 (faresti bene a leggerlo tutto con calma!):
    Ø nella prima viene sottolineata nella Chiesa l’umiltà e il suo centro di interesse, che sono i ‘piccoli’ (vv 1-14);
    Ø nella seconda è il ‘fratello che ha peccato’ che attrae l’attenzione di bene della comunità: come ricuperarlo? (il tema odierno!);
    Ø nella terza parte (sarà il vangelo di domenica prossima) l’accento è su chi è stato offeso

    1. “Dov’è tuo fratello?”: è questa la domanda che troviamo nelle prime pagine della Bibbia ed è rivolta a Caino che ha ucciso il fratello Abele. Dio si fa difensore del fratello ucciso! E di lì in poi tutta la Bibbia è una lenta educazione a farsi carico del fratello, del vicino, del povero, dell’orfano, della vedova… L’amore a Dio, grazie alla predicazione dei profeti, si salda a poco a poco con quello del prossimo, fino a diventare il cuore della Legge. Tuttavia il prossimo per l’ebreo resta fondamentalmente quello del proprio clan, della propria nazione. Gli altri sono pagani, idolatri, … gente con cui è meglio non avere a che fare.
    Gesù estende il concetto di prossimo ad ogni persona. Via steccati, pregiudizi… e Lui per primo ne dà l’esempio: parla con la Samaritana, addita il samaritano della parabola come modello di amore per il prossimo, esce dai confini di Israele, incontra la Cananea, il centurione romano… Ha parole di misericordia con i peccatori e le peccatrici, accetta inviti a pranzo da gente di malaffare…. Gesù dice nei fatti e anche nelle parole che ogni persona è prossimo: è così per il Padre suo che “fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e fa splendere il sole sui buoni e sui cattivi!”
    “Occhio agli schemi mentali” scriveva s. Paolo nella lettera ai Romani che abbiamo letto domenica scorsa e qui ritorna lo stesso tema. Prova a pensare cosa dice il mondo circa le relazioni con il prossimo:
    · “fatti i fatti tuoi!” che diventa addirittura segno di discrezione, di correttezza, di non invadenza. Di solito invece è segno di menefreghismo, di un egoismo mascherato, di amore alla quiete personale
    · l’altro, se interessa, è perché può diventare terra di “conquista”, ne posso trarre un utile di diverso genere (pensa a cosa non fa la pubblicità per catturare clienti)
    · la cosa importante è che stia bene io. Gli altri? Che si diano da fare… e poi posso mica diventare il salvatore del mondo! Si arrangino.
    E Gesù? Il suo pensiero lo conosci bene
    · l’altro è Gesù! “Quello che avrai fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrai fatto a me!”
    · sei responsabile dell’altro, cioè ne devi rispondere in qualche modo, perché l’altro ti interpella
    · nelle relazioni vale la regola: “assenza di proprietà!” e invece occasione di dono e di condivisione

    2. “Se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo”: così inizia il Vangelo di oggi. Dunque lo sbaglio dell’altro non mi può lasciare indifferente. Provo su questa frase di Gesù a meditare con te a voce alta.
    q Una prima forma per ammonire è DARE IL BUON ESEMPIO: se i miei amici bestemmiano, io non lo faccio; se al supermercato tanti rubano, io non rubo; se i miei colleghi si mettono in mutua stando benissimo, io non lo faccio….. Non essere camaleonti, ma cristiani che senza vergogna cercano di vivere il Vangelo. L’esempio a volte vale più di una predica e può smuovere il cuore più di un ceffone o di una sgridata
    q DIRE UNA PAROLA BUONA: e qui iniziano i guai. Perché?
    o Perché intanto bisogna saperla dire. “La verità che non è caritatevole sgorga da una carità che non è vera” (S. Francesco di Sales). Non basta la verità, anzi a volte la verità può essere nociva se non è accompagnata da grande delicatezza, empatia, tenerezza.
    o Perché non conosco la reazione dell’altro che può avvertire una “pericolosa invasione di campo”, può sentirsi umiliato e giudicato e quindi offeso, può ritenere non vera l’osservazione….
    o Perché posso sentirmi rispondere “Medico, cura te stesso”. Anche Gesù ci ammonisce: “Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai levare la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello”. È una forma di difesa che non ci deve intimorire più di tanto.

    L’imperativo “ammoniscilo” non è un rinfacciargli il peccato, ma un aiuto a esaminarlo in tutti i suoi aspetti, a capire il non senso di quanto ha fatto e a sentire la necessità di intraprendere un cammino di conversione. Solo quanto ciò si realizza si può dire di aver riguadagnato al bene il fratello.
    Scrive T. Radcliffe: Noi guardiamo le persone nel modo giusto solo quando le guardiamo con misericordia! Correggere un fratello o sorella è un grande atto di carità!
    Purtroppo siamo in mezzo ad un sacco di PERSONE MUTE! Sbaglia chi fa il male, ma anche chi non fa nulla e tace!
    q Genitori che non danno buon esempio ed esigono dai figli quello che loro non fanno. Scusano sempre, anche quando la mancanza è evidente. Certi colloqui Genitori-Insegnanti sono “drammatici” … per i figli!
    q Educatori: che per il quieto vivere non riprendono i giovani, non indicano il bene come meta possibile e seducente… Ho incontrato educatori che per non perdere “popolarità” tacevano su cose gravi!
    q Amici: “se gli dico questo, lui cessa di essere mio amico…” Pochi hanno capito che la sincerità è uno dei criteri per verificare se un’amicizia è vera o falsa. Lo stesso vale per i Fidanzati: una certa paura, una certa superficialità o un errato concetto dell’amore blocca i due nel dirsi con affetto difetti e cose sgradite. La cosa verrà a galla poco dopo il matrimonio, ma in forma violenta, che ferisce. Anche qui gli esempi abbondano
    Correggere l’altro è difficile. Non si pratica più la correzione fraterna neppure nelle case di “perfezione”, cioè nelle comunità religiose ….
    Francesco di Sales e Giovanna di Chantal nelle loro lettere affermano esplicitamente che la cosa più difficile è fare e saper fare le osservazioni, per cui a volte è addirittura meglio non farle: si otterrebbero solo effetti peggiori.

    Don Gianni
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  3. Il seguente utente ringrazia Ninive per questo messaggio:

    Franfra (08-09-2017)

  4. #273
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    24° DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 17 settembre 2017. “Settanta volte sette!”

    “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori!”
    Letture: Siracide 27, 30-28 ,7 Romani 14, 7-9 Matteo 18, 21-35

    0. Il capitolo 18 di Matteo, il capitolo della comunità, ci ha portato domenica scorsa a esaminare il caso del fratello che sbaglia: cosa fare? Come comportarsi? E la Parola di Gesù ci ha offerto indicazioni di percorso per vivere la carità anche in questo caso doloroso per tutti.
    Oggi il tema che viene proposto prende le mosse da una domanda di Pietro, una domanda che possiamo fare nostra: “Signore, quando qualcuno mi offende, quando si comporta male nei miei confronti, …. Devo perdonarlo? E quante volte? Addirittura 7 volte?”. Tocchiamo qui il cuore del messaggio cristiano: il perdono! Che sia uno dei distintivi del cristiano, lo dice il fatto che Gesù ha inserito nella preghiera per eccellenza (il “Padre nostro”) qualcosa che ha a che fare con il perdono.
    Ecco perché invece di commentare la parabola, che è di una chiarezza e di una semplicità inequivocabili, ti offro una meditazione sulla richiesta che ogni giorno, tante volte, rivolgiamo al Padre: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori!”

    Questa invocazione può nascere solo là dove è presente una duplice consapevolezza:
    Ø Da una parte la scoperta dell’amore di Dio: Lui ha dato tutto per ciascuno di noi con il segreto disegno di farci suoi figli. “Vedete come ci ha voluto bene il Padre! Egli ci ha chiamati ad essere suoi figli e lo siamo davvero!” (cfr 1 ° lettera di Giovanni 3, 1)
    Ø Dall’altra parte l’esperienza del nostro peccato: pur essendo figli, abbiamo mancato, abbiamo tradito. E’ davanti a Dio, al suo amore di Padre, che il peccato assume tutta la sua vera dimensione: non è un gioco, uno scherzo su cui sorvolare, ma è una ferita all’Amore! E’ l’esperienza che hanno fatto alcune persone centrali nello snodarsi della storia della salvezza: ricordi Adamo, Davide, … Pietro, Paolo, …. Questo ci dice che è solo dal confronto schietto di fronte a Dio, con la sua Parola che illumina e riscalda, che emerge la nostra vera situazione di peccato! E ora affrontiamo il testo

    1. Rimetti: abitualmente si pensa al perdono. Invece il senso del termine, preso dal linguaggio forense, indica il condono, la cancellazione totale, la dimenticanza definitiva. Noi chiediamo a Dio di stracciare tutte le nostre cambiali e questo senza alcun contraccambio. Dio non chiede risarcimenti, a cui rinuncia senza difficoltà. Egli agisce solo in nome della sua misericordia (cfr Esodo 34, 6: la più alta rivelazione di Dio nell’Antico Testamento).
    Nell’Antico Testamento il perdono era legato ad un’offerta: ora Gesù ci invita a chiedere al Padre un condono che supera ciò che potevamo sperare e che ci dà la possibilità di ricominciare senza alcun merito da parte nostra.
    Non sarebbe il caso di ringraziare per questo “dono … da Dio”?

    2. Debiti: non sono propriamente i nostri peccati, ma qualcosa di più serio e profondo. Il debito è contratto in forza di inadempienze che toccano il rapporto di fiducia tra noi e Dio! È l’amore che è stato minato nella sua stessa radice; quello che è in gioco è il campo della relazione nostra con Dio. Il peccato, inteso come debito, rompe il rapporto di fiducia che Dio aveva avuto nei nostri confronti

    3. Nostri: è tutta la comunità che va al Padre per offrirgli i peccati personali, non solo, ma anche quelli di tutto il mondo. Lascio a te la riflessione sulle responsabilità personali e comunitarie del peccato. Inoltre vogliamo chiedere perdono anche per quelli che il perdono non lo chiedono mai e questo lo facciamo da fratelli. Pregando questa invocazione facciamo nostre le parole di Gesù sulla croce: “Padre, perdona loro!” (Luca 23, 24)
    Nota infine:
    Ø La sobrietà della richiesta: è essenziale, nessuno spazio è concesso al vanto, ma solo ad una silenziosa umiltà
    Ø La collocazione della richiesta: viene dopo il dono del pane. Proprio perché si tratta di un compito impegnativo, abbiamo bisogno di essere nutriti dall’esperienza dell’amore di Gesù (il pane eucaristico) e dall’esperienza dell’amore fraterno (il pane materiale, simbolo di comunione tra fratelli). O Signore, facci vivere in pienezza il dono del pane perché solo così rafforzati, possiamo avere il coraggio di perdonare.

    4. COME noi…: la seconda parte inizia con un “come” che va capito bene perché costituisce il cuore della preghiera circa il perdono. NON si tratta di un paragone; cioè noi non chiediamo al Padre di perdonarci con la stessa misura con cui noi abbiamo perdonato. Poveri noi! Avremmo tutti firmato la nostra condanna, perché noi non sappiamo perdonare! Siamo fermi alla legge dell’occhio per occhio, dente per dente e senza la forza di Dio (il pane quotidiano) non siamo in grado di fare a chi ci ha offeso questo dono super.
    Il come indica quindi una modalità. Ci aiuta a capire una frase di s. Paolo (Colossesi, 3, 13): “Come il Signore ha perdonato a voi, siate pronti a perdonare!” Siamo chiamati a perdonare con lo stesso stile con cui Dio perdona a noi e gli chiediamo di diventare sua imitazione, imitatori della sua misericordia, del suo cuore senza barriere, della sua accoglienza senza condizioni!
    Inoltre il testo continua così: “… come noi abbiamo già perdonato….”. prima di implorare il perdono da Dio lo abbiamo già dato ai fratelli. Il perdono diventa stile di vita!
    Tu sai perdonare?

    5. Tra il nostro perdono e quello di Dio c’è un legame inscindibile. Abbiamo ricevuto un condono? Abbiamo il dovere di darlo a nostra volta. Le due necessità (ricevere e dare) non vanno disgiunte. “Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è in cielo perdonerà anche a voi. Ma se non perdonerete agli altri il male che hanno fatto, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe!” (Matteo 6, 14-15).
    In altre parole: il perdonare i fratelli non è qualcosa di opzionale, secondario; è invece assolutamente necessario. La gratuità dell’amore di Dio chiede la nostra risposta. La parabola odierna lo dice a chiare note: come è possibile che tu, perdonato, non sia in grado di perdonare a tua volta?
    Il perdono di Dio è CONDIZIONATO al nostro perdono ai fratelli!!! E questo lo si sottolinea poco!
    Il perdono reciproco è il “banco di prova”, l’ora della verità circa la consapevolezza dell’essere stati perdonati: chi rompe questo legame tra i due perdoni, è falso!

    Conclusione: si parla di debitori, senza specificare chi sono, né di quale debito si sono macchiati, c’è un implicito comando allora a donare il perdono sempre, in ogni caso. L’universalità del perdono è un’ulteriore sfida a cui è chiamato il discepolo di Gesù.

    Don gianni
    ...al di sopra di tutto ci sia sempre l'Amore!...

  5. Il seguente utente ringrazia Ninive per questo messaggio:

    nofear (18-09-2017)

  6. #274
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    25° DOMENICA del tempo ordinario 24 settembre 2017. “Il mio amore è Gesù!”

    Letture: Isaia 55, 6-9 Filippesi 1, 20-27 Matteo 20, 1-16

    0. Iniziamo questa domenica la lettura della lettera di s. Paolo ai Filippesi, lettura che ci accompagnerà per 4 settimane. Allora in queste domeniche vorrei privilegiare il commento a questo testo, anche perché a messa ascoltiamo quasi sempre ed esclusivamente il commento al Vangelo e a volte rischiamo l’assuefazione a brani che diciamo di conoscere già.
    L’invito è di scavare dentro questo scritto paolino, che è di una bellezza eccezionale! Te ne renderai conto personalmente. Buon cammino con san Paolo!

    1. Quadro della lettera: Paolo era giugno a Filippi, città della Macedonia, nel 49 d.C. insieme a Timoteo, Sila e forse anche Luca. La città – notevole centro economico e culturale – era famosa soprattutto per la battaglia in cui l’esercito di Ottaviano e Antonio aveva sconfitto quello di Bruto e Cassio. A Filippi gli apostoli erano rimasti solo pochi giorni, riuscendo però a dare inizio a una comunità (la prima in Europa) raccolta attorno a Lidia, commerciante di porpora, che si era convertita e fatta battezzare insieme alla sua famiglia. Nei giorni seguenti furono arrestati, bastonati, cacciati in prigione e miracolosamente liberati (leggi in Atti tutto il cap. 16).
    Nasce tra Paolo e la comunità di Filippi una profonda amicizia: solo da loro accetterà aiuti e regali in un momento difficile. Sarà Epafrodito a portarglieli a Efeso dove Paolo si trova in prigione a causa del Vangelo. È dopo aver ricevuto questa testimonianza di affetto che l’Apostolo scrive la lettera.
    In essa lascia trasparire le emozioni più intime, più tenere del suo cuore. Leggi i primi 20 versetti del primo capitolo e ti commuoverai: quest’uomo arriva a dire:
    Ø Ogni volta che mi ricordo di voi ringrazio il mio Dio. Con gioia prego per voi (vv. 3-4a)
    Ø Vi porto sempre nel cuore (v. 7)
    Ø Dio mi è testimone del grande affetto che ho per tutti voi, fondato sull’amore di Gesù (v. 8)

    2. Il brano odierno: Paolo è in carcere eppure “la situazione in cui mi trovo è diventata una buona occasione per diffondere il messaggio del Vangelo… Tutti sanno che mi trovo in prigione per la causa di Cristo”. Questo diventa motivo di coraggio per i fratelli cristiani che “annunciano la parola di Dio con più coraggio e senza paura”.
    Ø Ma capisci? Non piange su se stesso, non si scoraggia, ma anche dal carcere cerca di essere Apostolo di Gesù. Da disgrazia il carcere diventa una buona occasione! Hai il vizio di piagnucolare? Di piangerti addosso, di lamentarti alla prima difficoltà? Forse stai sciupando un’occasione di crescita per te e di bene per gli altri.
    Alcuni, approfittando della prigionia di Paolo, cercano di scalzarne l’autorità di Apostolo per dare maggior importanza a se stessi. Poiché non è in gioco la verità del Vangelo, Paolo non drammatizza il problema. Si tratta di gelosia, di piccole invidie, di voglia di primeggiare…. (ieri, come oggi!).
    Il pezzo di lettera che sentirai domenica, risente della situazione concreta di Paolo: è in carcere, le cose vanno per le lunghe, il giudizio conclusivo è assai incerto e l’età è avanzata…. È quindi logico che il pensiero della morte faccia capolino, ma è un pensiero lasciato alla decisione del Signore, che potrà servirsi di lui “sia che io continui a vivere, sia che io debba morire”.

    “Per me il vivere è Cristo!”: a lui Gesù non glielo possono rubare, sottrarre, perché Gesù è diventato la sua vita e la vita con Lui continuerà anche dopo la morte. Cosa significa per Paolo che Gesù è la sua vita? Cosa può significare per te e per me questa espressione? Provo a esemplificare:
    q I valori di Gesù sono passati nella vita dell’Apostolo: l’onestà, la pazienza, l’amore per gli altri, per la verità, lo spirito di preghiera, la fiducia nel Padre, il coraggio, la passione per il bene….
    q La sua vita è guidata dal Vangelo di Gesù: scelte, fatiche, gioie, dolori…. Paolo fa tutto per Gesùq Gesù è diventato il suo AMORE! Il suo Tutto. Sono stato afferrato da Cristo!… Chi mi potrà separare dall’Amore di Cristo?

    Sarebbe straordinario poterlo dire per la mia vita, per la tua…! Che cioè Gesù si è radicato così profondamente nel nostro cuore, nelle nostre scelte, nei nostri modi di giudicare e di amare da essere diventato il nostro respiro, il nostro pensiero, il nostro cuore… la nostra vita!
    Trova un po’ di tempo per stare davanti a Gesù Eucaristia e ripeti al tuo cuore: “Il mio vivere sei Tu, Gesù! Tu sei la mia vita, Gesù….” Con calma, gettando nel suo cuore quello che ostacola la verità della tua preghiera.
    Se Gesù è la sua vita, il morire per unirsi a Lui diventa un guadagno. In fondo Paolo non sa che cosa scegliere: “da una parte desidero lasciare questa vita per essere con Cristo … dall’altra è molto più utile per voi che io continui a vivere. … Continuerò a rimanere con voi tutti e ad aiutarvi perché proviate quella gioia che viene dalla fede!”

    3. Cercatori di Dio: Paolo ha perseguitato Gesù, la Chiesa “Sono quel Gesù che tu perseguiti!” A modo suo cercava la verità, perseguiva la purezza della Legge giudaica, era un appassionato cercatore del suo Jhawè al punto da uccidere o portare in prigione i seguaci di questo nuova “via”, i seguaci di Gesù.
    La prima lettura di oggi ci invita a cercare il Signore… viene fissata l’identità del credente in Dio: colui che cerca ! Colui che ascolta le voci profonde del suo cuore che gli parlano di verità, di bontà, di amore: a volte si ha nostalgia di queste realtà, altre volte si ha rimorso per averle tradite o disattese, altre si sente una grande gioia per averne gustato i frutti. Cercare Dio è la nostra vocazione, perché “solo in Dio riposa l’anima mia”, cioè solo Dio è la risposta e il termine ultimo di questa ricerca.
    Tu cerchi Dio? Quando? Come? Dove? La gioia, la pace del cuore sono gli indicatori che dicono che siamo sulla strada giusta; la noia, l’insoddisfazione, la tristezza, il rimorso sono segni di un cammino che porta da altre parti!

    4. “Le mie vie non sono le vostre vie….”: quanto è pesante e dura questa espressione!
    Sposare le vie di Dio significa andare incontro alla fatica, alla croce, perché significa andare contro la mentalità del mondo, lottare contro il male… E qui c’è un prezzo da pagare: il bene va pagato!
    Ma c’è gioia anche con la croce: anzitutto il Signore ci aiuta a portarla e ci dà la grazia di accoglierla, nonostante tutto e di offrirla per il bene nostro e del mondo intero. Il nostro cuore di fronte alla croce ha un profondo atteggiamento di rifiuto, soprattutto quando alla croce si aggiunge l’ingiustizia, la cattiveria di chi ci sta accanto… Pregare Gesù che ci dia forza di accogliere questa prova è la prima cosa da fare e poi non spaventarci se gli stati d’animo si alternano: pace e ribellione; calma e rabbia, adesione e rifiuto…. È umano! “Sia fatta la tua volontà!”, “Sei tu il mio pastore che mi guidi sempre, anche quando vado in una valle oscura…!”


    Don Gianni
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  7. Il seguente utente ringrazia Ninive per questo messaggio:

    Orientalis-lumen (16-10-2017)

  8. #275
    Cronista di CR L'avatar di Ninive
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    28° domenica del tempo ordinario 15 ottobre 2017. “Tutto posso con Gesù, mia forza"

    Letture: Isaia 25, 6-10 Filippesi 4, 12-20 Matteo 22, 1-14

    Siamo giunti alla 4° tappa del nostro itinerario in compagnia della lettera di s. Paolo ai Filippesi. La Liturgia di questa domenica ne riporta pochi versetti, quelli conclusivi, su ci fermiamo un attimo. Occorre, come sempre, che tu faccia lo sforzo di leggerli per tuo conto: siamo al cap. 4 dal v. 10 fino alla fine. Ecco i temi più importanti:

    1. La riconoscenza: s. Paolo è in carcere e ha bisogno di tutto. I cristiani di Filippi mandano un loro messaggero, Epafrodito, con dei doni e del denaro per lui. “Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi”. “All’inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa aprì con me un conto di dare o di avere, se non voi soli…” “Sono ricolmo dei vostri doni, ricevuti da Epafrodito, che sono un profumo di soave odore…”.
    Quanto è umano s. Paolo in queste battute! Ringrazia i suoi amici, gli unici che gli sono stati vicini nel momento della difficoltà e della prova.
    S. Paolo inizia sempre le sue lettere (eccetto quella ai Galati!) ringraziando Dio e i fratelli e assicurandoli della sua preghiera.
    * La riconoscenza allarga il cuore, rallegra lo spirito e dispone alla generosità.
    * L’ingratitudine rattrista, sconcerta, dà adito a sentimenti … di poca carità.
    Tu sai essere riconoscente con il Signore? Ringrazi o fai della tua preghiera una sfilza di richieste?
    Sai essere riconoscente anche con le persone che ti stanno vicino?

    2. “So bastare a me stesso”: può sembrare una frase di una persona orgogliosa, che vanta la propria indipendenza. Invece è la constatazione di una vita che ha saputo adattarsi al bello e cattivo tempo, “alla povertà e alla ricchezza, alla fame e alla sazietà, all’abbondanza e all’indigenza!”.
    Le difficoltà aguzzano l’ingegno, temprano il carattere e rafforzano la volontà.
    Per s. Paolo c’è anche il desiderio di non essere di peso a nessuno e quindi riafferma la propria indipendenza, senza per questo dimenticare chi lo ha beneficato.

    3. “Tutto posso in Colui che mi dà forza!”: è la frase più bella, secondo me, di questa ultima parte della lettera. È anche la frase che vorrei lasciarti come dono per questa nuova settimana.
    - Colui: chi è? È Gesù Risorto, colui che lo aveva afferrato sulla via di Damasco, quel Gesù che è diventato la sua vita, il suo riferimento costante. Paolo ha conosciuto la potenza della sua risurrezione, grazie alla quale Lui trasfigurerà il nostro misero corpo a immagine del suo corpo glorioso!
    - Tutto posso: ma capisci? TUTTO! S. Paolo ripensa alle chiese che ha fondato, alla sua predicazione, resa efficace dalla potenza di Gesù. Il suo pensiero corre alle fatiche sopportate per amore di Gesù (naufragi, percosse, lapidazioni, persecuzioni…). Tutto ha sopportato per amore, contento, come i primi Apostoli, di essere oltraggiato per il nome di Gesù. Anche il suo progetto di andare a Roma sarà possibile grazie a Lui, il Signore.
    Anche per te e per me questa Parola può diventare vera: possiamo tutto! Perché Gesù è con noi! È Lui che opera, che muove i cuori, che sostiene le nostre fatiche, che incoraggia i nostri sforzi… Perché
    - Lui mi dà forza! : Gesù, prima di lasciare i suoi discepoli, promise lo Spirito Santo: “Riceverete forza dallo Spirito Santo”. Tutto il libro degli Atti degli Apostoli è un attestare la verità e il realizzarsi di questa promessa. Tutta la storia della Chiesa e dei Santi dimostra che solo Lui è la forza, che va al di là (e qualche volta anche contro o nonostante) degli eventi e delle persone!
    Pensa alle tue debolezze, alle paure del tuo cuore, ai momenti di fragilità o di peccato.
    Lui è al tuo fianco per essere la tua forza! La nostra forza
    - Nelle tentazioni di ogni genere
    - Nello scoraggiamento
    - Nella rabbia contro qualcuno
    - Nella pigrizia nel fare il dovere
    - Nella poca voglia di pregare
    - Nelle infedeltà agli impegni
    - Nella fatica di perdonare
    - …………………………………………………………
    - ……………………………………………………………
    Fermati ora in preghiera e ringrazia Gesù, tua forza, tuo sostegno, tuo conforto. Chiedigli che ti doni il suo Spirito nelle situazioni in cui hai più bisogno di forza e di coraggio.

    4. “VENITE!”: un solo pensiero legato al Vangelo di questa domenica, una parabola che certamente già conosci. Mi colpisce sempre il grido di questo Re che vede la sala del banchetto di nozze semi deserta. Aveva spedito un sacco di inviti: era o no un Re? Le risposte pochissime! Tante scuse!!!
    È quello che capita ancora oggi. Dio continua a diramare inviti attraverso le modalità più disparate e riceve un sacco di rifiuti, di porte in faccia.
    Il mese di ottobre è il mese del Rosario e anche il mese “missionario”.
    Prego perché tu diventi nel tuo posto di lavoro, di studio, nella tua famiglia, con gli amici… “senza andare troppo lontano!” un missionario, uno che dove va “invita a partecipare alle nozze”! cioè a incontrare Gesù .
    Don Gianni
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  9. #276
    CierRino L'avatar di nofear
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    bellissima la parte dell'abito nuziale!

    STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS

  10. Il seguente utente ringrazia nofear per questo messaggio:

    minusculus (21-10-2017)

  11. #277
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    DOMENICA 31° DEL TEMPO ORDINARIO
    1 Tessalonicesi 4, 13-18
    13Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. 14Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. 15Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. 16Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. 18Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

    Abbiamo celebrato da poco il 2 novembre, giorno dedicato al ricordo e alla preghiera per i nostri cari defunti e ti ricordo di non perdere la meravigliosa tradizione cristiana di far celebrare le Messe per loro, perché è proprio nel celebrare l'Eucaristia insieme, che noi vogliamo loro davvero bene e che loro ci ricambiano generosamente con la loro protezione.
    Domenica prossima sentirai leggere il brano della lettera di Paolo ai Tessalonicesi che ho riportato sopra. Due idee introduttive:
    Ø La lettera di Paolo ai Tessalonicesi è il primo documento del Nuovo Testamento. Non esistevano ancora i Vangeli nella forma che possediamo oggi e già esisteva questa lettera. Ti invito a leggerla tutta con calma e noterai quanti richiami a frasi, detti, immagini che troviamo nei Vangeli. Questo dice che le parole, i racconti e i fatti di Gesù venivano trasmessi oralmente dalla comunità cristiana: erano ancora vivi i testimoni oculari e non si sentiva il bisogno di metterli per iscritto (anche perché erano pochi coloro che sapevano leggere!).
    Ø Le lettere di Paolo (e in genere tutti gli scritti del Nuovo Testamento) non sono composizioni letterarie che nascono a tavolino, ma sono scritti inviati alle comunità cristiane per rispondere a problemi, domande, difficoltà che riguardano la vita cristiana e il messaggio di Gesù. Nascono quindi dalla vita! E il brano di questa domenica lo dimostra molto bene: Paolo risponde alla domanda: “I morti dove vanno? Cosa ne è di noi dopo la morte? E di noi che siamo ancora vivi che sarà?” Direi che è di grande attualità per noi immersi in un mondo che cerca in tutti i modi di non farci pensare alla morte. “Tra persone educate non si parla di Dio, morte e sesso!” eppure sono le realtà più belle e vere della nostra vita: Dio (il senso della nostra esistenza), la morte (il traguardo inesorabile verso cui camminiamo e a cui occorre dare un senso) e il sesso (l’amore per cui spendiamo questi nostri giorni!).
    Mi scriveva pochi giorni fa un giovane amico: “Circa due domeniche fa mi è balenata in mente l'immagine che prima o poi, è inevitabile, arriverà la mia ora e dovrò morire. Tu dirai, è normale, tutti prima o dopo muoiono e questa vita non è altro che una preparazione alla vera Vita. In realtà, anche se sono sempre stato credente, il dubbio che rimane latente da quando sono bambino e che mi terrorizza è che in realtà con la morte fisica, finisca tutto e che semplicemente smetterò di esistere. Il che dal punto di vista razionale è la conclusione più logica, ragionevole... e spietata: come prima della nascita, così dopo la morte”.
    Il problema della morte e del dopo interpella ogni persona sensata che sappia porsi domande, come questo giovane.
    E Paolo come e cosa risponde? Prendiamo in mano i pochi versetti della lettera.
    1. Via la tristezza! I cristiani non sono come gli altri “che non hanno speranza!” Questi si indicano con un nome tremendo: di-sperati! Se non hai futuro, cosa è la tua vita, quali sono le tue prospettive?
    2. Noi crediamo! Ma questo è il discriminante! E noi crediamo in Gesù che è morto ed è risorto! Siamo a pochi anni dalla morte e risurrezione di Gesù e Paolo mette in luce il nucleo della fede del cristiano! Se hai voglia, vai a rileggere il cap. 15 della prima lettera di Corinzi dove vengono elencate le conseguenze di chi crede in un Gesù, come uomo che è solo morto, ma non è risorto!
    Se Cristo non è risorto
    a. La vostra fede è senza valore, manca di fondamento!
    b. Voi siete ancora nei vostri peccati perché Gesù non è il vostro salvatore!
    c. Voi cristiani siete i più infelici di tutti gli uomini, perché illusi e delusi!

    3. In questo passo sentiamo l’eco di quanto Gesù dice ai suoi discepoli: “Vado a preparavi un posto perché dove sono io siate anche voi!” “Una donna che deve partorire, quando viene il suo momento, soffre molto. Ma quando il bambino è nato, dimentica le sue sofferenze per la gioia che è venuto al mondo una creatura. Anche voi ora siete tristi, ma io vi rivedrò e nessuno vi toglierà la vostra gioia!”
    I primi cristiani pensavano alla morte come ad una nuova nascita e il giorno della morte era chiamato il “dies natalis”, il giorno della vera nascita! Perché “così ci ha insegnato il Signore!”

    4. Poi ci sono espressioni che ci possono sorprendere: “… noi che saremo ancora in vita” ripetuto due volte. Sì perché Paolo e i primi cristiani erano convinti che Gesù sarebbe tornato presto a prenderli con sé e quindi il mondo sarebbe finito. Poi gli anni passano e il mondo continua, per cui a poco a poco l’attesa del Signore si sposta e continua … Ma è bello che anche i primi cristiani si lascino educare dalla storia, dalla vita e quindi a impegnarsi nella costruzione della società in cui vivono.
    I termini con cui viene indicato il ritorno del Signore sono tipici della letteratura “apocalittica” che parla di nubi su cui scende il Cristo, la tromba che deve risvegliare tutti, la voce dell’arcangelo …
    Conclusione: “Saremo per sempre con il Signore!” Ecco il Paradiso: stare sempre con Lui, il Vivente, il Signore, l’Amato!

    5. Confortatevi a vicenda con queste parole! Di fronte alla morte abbiamo bisogno di parole di conforto che non sono pacche sulle spalle, ma di certezze da vivere nella fede, sulla parola di colui che è il Risorto, l’Unico, il Vivente!

    Stiamo per concludere l’anno liturgico 2016-2017 e per iniziare il nuovo anno 2017-2018.
    Se fai attenzione l’anno della Chiesa inizia e termina con la stessa parola, quella che sentirai nel Vangelo di questa domenica. VIGILATE!
    Vigilanza perché il Signore viene ad abbracciarci nell’ora del nostra morte
    Vigilanza perché il Signore che è venuto nel Natale, continua a venire ogni giorno della nostra vita.
    Siamo quindi immersi in questa presenza che ci avvolge, ci accompagna e ci aspetta!
    Preghiamo gli uni per gli altri perché la nostra fede in Gesù morto e Risorto non venga meno!

    don gianni
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  12. #278
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    2° DOMENICA DI AVVENTO
    10 dicembre 2017.
    “Preparate la strada del Signore!”


    Letture: Isaia 40, 1-11 2 Pietro 3, 8-14 Marco 1, 1-8

    0. Un giorno i discepoli di un rabbino irruppero nell’aula e, raggianti, riferirono la lieta notizia: “E’ giunto il messia!” Senza scomporsi, il maestro si accostò alla finestra, volse attorno lo sguardo e osservò la gente che, come ogni mattino, si muoveva frettolosa lungo le strade; i poveri ai crocicchi chiedevano l’elemosina, i padroni inveivano contro i servi, i bambini piangevano, i ciechi erano condotti per mano, gli sciancati faticavano a camminare. Tornò a sedersi, invitò gli alunni a continuare a studiare, poi soggiunse: “Come può essere venuto il messia se nel mondo tutto continua come prima?”
    La storia sembra deporre contro le promesse del Signore, pare una smentita della fede cristiana in Gesù messia. Dopo millenni non sono scomparse “le voci di pianto e di angoscia”, le spade non sono state cambiate in vomeri né le lance in falci!
    Vale la pena di ricordare che intanto non è vero che non sia cambiato nulla: la storia della Chiesa di 2000 lo sta a testimoniare; non sono ancora arrivati “i cieli nuovi e la terra nuova”, ma i tempi di Dio non sono i nostri tempi. Mille anni per Lui sono come un giorno solo! La pazienza dell’attesa, richiesta nel periodo di Avvento, vale non solo per il Natale, ma anche per il momento in cui il Padre “ricapitolerà nel suo Figlio Gesù tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra!”
    Il bene che c’è nel tuo cuore, quello che vedi attorno a te (puoi continuare tu!) non sono un segno che Gesù è vivo e operante nel mondo e nella storia? Bisognerebbe essere ciechi per non accorgersene!

    1. Un po’ di storia: la prima lettura, su cui concentrerò la riflessione della Parola di Dio di questa domenica, ci riporta al periodo dell’esilio del popolo di Israele a Babilonia. Anni difficili, ma anche anni fecondi di riflessione e di purificazione. Dopo una quarantina d’anni ecco sorgere un profeta, un uomo illuminato, sensibile, geniale. Si accorge che il quadro politico sta cambiando e che si aprono speranze di ritorno in patria (sono cambiate le alleanze ed emerge la potenza di Ciro, re di Persia).
    Il pericolo maggiore dell’esilio non fu la sua durezza, ma la sue seduzioni e attrattive: molti ebrei si adattarono ad una vita banale, comoda e senza prospettive e così divennero incapaci di cogliere gli inviti del Signore e a guardare il futuro con gli occhi di Dio.
    Questo può valere anche per noi!

    2. “Consolate, consolate…”: per noi consolare significa pronunciare parole di conforto, comunicare un po’ di serenità a chi è afflitto, ma in genere non viene modificata la situazione penosa che causa dolore. La consolazione di Dio non si riduce a una tenera carezza che rincuora; Dio consola soccorrendo chi si trova in condizioni disperate; consola il misero sollevandolo dalla polvere, mutando il suo lamento in danza e il suo grido in canto di gioia. Noi cristiani invochiamo lo Spirito Santo Consolatore, perché con la sua venuta rinnova la faccia della terra!
    Dio consola, cioè libera gli uomini da tutte le loro schiavitù attraverso la sua parola, viva ed eterna.

    3. “Preparate la via del Signore”: la costruzione di una strada è la condizione perché Dio possa venire a consolare il suo popolo. Un immenso deserto separava la Palestina dalla Mesopotamia e la strada, che anticamente univa Babilonia alle città della costa mediterranea, non lo attraversava, ma lo costeggiava per quasi mille chilometri. La voce misteriosa invita gli esuli a tracciare una via nuova, spaziosa e diritta, che permetta di giungere in modo agevole e spedito alla meta dove il Signore li vuole condurre.
    Il profeta chiede di preparare la via al Signore, non una via che conduca l’uomo a Dio, ma una che permetta a Dio di giungere all’uomo!
    L’apertura di una nuova strada indica la disposizione interiore ad abbandonare i cammini antichi. I monti da abbassare e le valli da colmare rappresentano gli impedimenti all’incontro, alla comunicazione, alla reciproca stima fra persone o popoli di diversa cultura, razza e religione. È la via dell’intesa, del perdono, della riconciliazione.
    Segue una visione grandiosa in cui il profeta descrive il ritorno degli esuli nella città santa. Non li guida un uomo, ma è il Signore stesso che li precede, come fa un pastore con il suo gregge.
    L’immagine è commovente: mostra la tenerezza di Dio nei confronti dei più deboli. “… porta in braccio gli agnellini e conduce pian piano le pecore madri”.

    4. Concretamente: sia il profeta Isaia nella prima lettura sia Giovanni il Battista nel Vangelo lanciano il grido: “Preparate la via la Signore!” Questo significa che in questo tempo di avvento sei invitato/a a preparare il tuo cuore all’incontro! Lascia che la luce del Natale illumini alcuni angolini bui e tristi della tua esistenza, dove si è depositata polvere e fango! Decidi di aprire la porta della tua vita a Colui che vuole stare con te per essere la tua Luce, la tua Speranza, la tua Gioia.
    Ti offro alcune modalità di preparazione al Natale guardando a come Maria si è preparata Lei stessa ad accogliere il Dono del Padre che custodiva nel suo grembo di Madre. Ritrovi questi atteggiamenti nella recita dei primi due misteri gaudiosi del rosario; in concentrato li preghi ogni volta che reciti l’Avemaria!
    Anche Maria ha vissuto il suo Avvento in modo unico, irrepetibile, eccezionale, ma anche imitabile. Stiamo vivendo la novena dell’Immacolata: un motivo in più per guardare a Maria e lasciarci guidare da Lei in questo “preparare la via del Signore!”

    a. L’apertura del cuore: se noti, nei quadri raffiguranti l’annunciazione, Maria è quasi sempre presentata in atteggiamento di preghiera o di profondo raccoglimento. È la preghiera che Le dona la sintonia giusta per cogliere il messaggio dell’angelo e aprire il suo cuore all’invito di Dio.
    Vivere questo tempo in compagnia di Maria, coltivando la preghiera attenta, il silenzio amoroso. Allora il cuore a poco a poco si apre alla luce di Dio e al bene fino al punto di esclamare “Eccomi: sono pronto a fare la tua volontà!”

    b. La lode gioiosa: s. Francesco di Sales ha fondato un ordine religioso che si chiama “della Visitazione”, in quanto fa di questo quadro evangelico (Maria che si reca a dare un aiuto alla cugina Elisabetta) il riferimento per la propria spiritualità ed attività. Maria canta la sua gioia nel sentirsi nelle mani di un Dio che compie meraviglie con i poveri e gli umili.
    Vivere l’avvento coltivando la lode a Dio per quanto scopriamo di bello in noi e attorno a noi

    c. Il servizio generoso: prova a scorrere l’agenda delle persone che conosci e domandati: “C’è qualcuno che posso fare contento/a in questo tempo di Avvento? Posso dare qualcosa di me a chi ne ha bisogno?”
    Maria non aspetta la telefonata di richiesta di aiuto da parte della cugina, incinta e già avanti negli anni: dalle parole dell’angelo intravede la possibilità di dare una mano e parte “in fretta” verso la montagna…

    E l’aiuto non passa solo attraverso il portafoglio, ma sicuramente sempre attraverso il cuore.
    Non sciupare il denaro: smettiamola di riempire le nostre case di regali “inutili”. C’è tanta gente che possiamo aiutare e c’è tanta gente che fatica! L’attenzione del cuore aiuta in questa ricerca e in questa scoperta.

    Buon Avvento e santa festa di Maria Immacolata, che per noi Salesiani ha segnato l’inizio dell’opera educativa di don Bosco (8 dic. 1841) e non dimenticare in quel giorno di recitare con tutto il mondo salesiano un’Avemaria a mezzogiorno!
    Don Gianni
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  13. #279
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    Per far continuare il ritiro sulla preghiera
    e fare Natale sempre!


    ALCUNI POSSIBILI IMPEGNI “NATALIZI”
    1.Ogni giorno l’angolo di Dio!
    2. Voglio leggere e meditare le letture del giorno
    3. Voglio iniziare a leggere un Vangelo
    4. Voglio iniziare a pregare insieme a mia moglie/marito, figli
    5. Voglio preparare prima le letture della messa domenicale
    6. Voglio iniziare sempre la preghiera ringraziando
    7. Voglio preparare bene la mia confessione, riscoprirla!
    8. Voglio imparare a pregare con il Rosario
    9.Voglio scoprire cosa significa “unione con Dio”
    10. Voglio iniziare un cammino spirituale con una guida



    APPUNTI PERSONALI
















    RITIRO DI AVVENTO IN PREPARAZIONE AL NATALE
    3 dicembre 2017

    Il Signore è mia luce e mia salvezza,
    di chi avrò paura?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore?
    Quando mi assalgono i malvagi
    per straziarmi la carne,
    sono essi, avversari e nemici,
    a inciampare e cadere.
    Se contro di me si accampa un esercito,
    il mio cuore non teme;
    se contro di me divampa la battaglia,
    anche allora ho fiducia.
    Una cosa ho chiesto al Signore,
    questa sola io cerco:
    abitare nella casa del Signore
    tutti i giorni della mia vita,
    per gustare la dolcezza del Signore
    ed ammirare il suo santuario.
    Egli mi offre un luogo di rifugio
    nel giorno della sventura.
    Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
    mi solleva sulla rupe.
    E ora rialzo la testa
    sui nemici che mi circondano;
    immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
    inni di gioia canterò al Signore.
    Ascolta, Signore, la mia voce.
    Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
    Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto";
    il tuo volto, Signore, io cerco.
    Non nascondermi il tuo volto,
    non respingere con ira il tuo servo.
    Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
    non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
    Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
    ma il Signore mi ha raccolto.
    Mostrami, Signore, la tua via,
    guidami sul retto cammino,
    a causa dei miei nemici.
    Non espormi alla brama dei miei avversari;
    contro di me sono insorti falsi testimoni
    che spirano violenza.
    Sono certo di contemplare la bontà del Signore
    nella terra dei viventi.
    Spera nel Signore, sii forte,
    si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. (salmo 26)







    Dal Vangelo di Marco:

    State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.
    Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati.
    Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!".


    Ø La preghiera può essere considerata una forma di “vigilanza”? perché?
    Ø Il silenzio, il “deserto” aguzzano l’attenzione e la vigilanza.
    Ø Il pericolo è quello di rimandare sempre, di essere poi “travolti” e perdere il controllo delle cose ….
    Ø La vigilanza richiede un sano “digiuno” da tante dipendenze: fumo, alcool, TV, sensualità, giudizi, pigrizia, rancore, soldi, … per avviare una purificazione del cuore.
    Ø …………………………………………………………………………………………

    Vegliate e pregate per non soccombere alla tentazione!



    Se qualcuno mi chiede: “Che cosa posso fare per aiutare?”,
    la mia risposta è sempre la stessa: “Inizia.
    Inizia a casa dicendo una parola buona a tuo figlio,
    a tuo marito o a tua moglie.
    Inizia aiutando qualcuno che ha bisogno vicino a te,
    sul posto di lavoro o a scuola.
    Inizia trasformando tutto ciò che fai in qualcosa di bello per Dio”.
    Madre Teresa di Calcutta
    ...al di sopra di tutto ci sia sempre l'Amore!...

  14. Il seguente utente ringrazia Ninive per questo messaggio:

    nofear (07-12-2017)

  15. #280
    Cronista di CR L'avatar di Ninive
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    3° domenica del Tempo Ordinario
    21 gennaio 2018.

    “Dio è presente qui, adesso!”


    Letture: Giona 3, 1-5.10 1 Corinzi 7, 29-31 Marco 1, 14-20


    0. Con questa domenica iniziamo la lettura continuata del Vangelo di Marco.
    Vista la brevità del testo e l’importanza che esso assume all’interno del Vangelo stesso (una specie di solenne portone d’ingresso!), lo commenterò versetto per versetto. Sarà estremamente arricchente, se hai un pizzico di pazienza.

    Siamo al v. 14 del primo capitolo: precedentemente Marco ha parlato dello scopo che intende raggiungere scrivendo il suo Vangelo (dimostrare che Gesù è il Figlio di Dio!) e ha presentato la figura di Giovanni il Battista, il Precursore del Messia; segue il battesimo di Gesù e la narrazione delle tentazioni (il tutto in pochissime righe).
    Lascio a te ora la lettura del testo (vv. 14-20) fatta con calma e invocando lo Spirito Santo.

    “Dopo che Giovanni fu arrestato”: Marco usa qui lo stesso verbo che userà per l’arresto (la consegna) di Gesù; dunque un certo legame anche nella persecuzione e nella morte tra Giovanni il Battista e Gesù! Non è ancora iniziata la missione di Gesù e già si stende l’ombra della morte, creando fin dall’inizio un forte senso di drammaticità. Giovanni è Precursore di Gesù anche nella morte.

    “Gesù si recò in Galilea”: in Giudea c’è pericolo, essendo Giovanni stato arrestato e dunque Gesù si sposta al nord, dove aveva vissuto fino a poco tempo prima. Uno spostamento tattico, ma non solo: dalla Galilea, luogo oscuro, quasi disprezzato (“Può da Nazaret – in Galilea – venire qualcosa di buono?”), dal luogo della quotidianità inizia il suo cammino verso Gerusalemme, il luogo della sua “gloria”, ma anche della sua morte, del dono totale di sé per l’umanità.

    “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino
    Convertitevi e credete al Vangelo!”
    Ci troviamo di fronte ad un compendio della predicazione di Gesù; qui c’è il succo di tutto il Vangelo.
    Noterai due constatazioni seguite da due imperativi.
    Il tempo è compiuto, cioè è giunto alla sua piena maturazione: dalla chiamata di Abramo aveva avuto inizio la lunga marcia della speranza di Israele in un futuro Messia; i profeti avevano tenuto viva questa speranza. Ora, come dopo una lunga gestazione, si è giunti alla pienezza del tempo e “quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna” (l’abbiamo sentito più volte proclamare nel periodo natalizio). Nota ancora che non si tratta di un tempo cronologico, ma di grazia! Un tempo favorevole, importante come è importante il tempo segnato da un appuntamento, da un incontro.
    E infatti il Regno di Dio è qui, è vicino, è Gesù che inaugura il nuovo modo in cui Dio diventa Signore dell’umanità e della storia. Inoltre i due verbi (in greco sono al tempo perfetto) indicano un’azione passata, ma i cui effetti perdurano nel presente. Noi oggi viviamo questa pienezza della presenza di Dio! Il mondo com’è, con tutte le sue fragilità, non è consegnato al caso o alla fatalità, ma riposa misteriosamente nelle mani di Dio. L’abbiamo sperimentato qualche volta nella nostra vita; lo possiamo vedere nella storia. Dio visita la Chiesa e il mondo inviando al tempo opportuno persone che ci ricordano che il Regno di Dio è qui: penso a Francesco d’Assisi, a Ignazio di Loyola, Caterina da Siena, Francesco di Sales… don Bosco… Madre Teresa… Papa Francesco!!! Preghiamo per il suo viaggio in Cile e Perù!


    Se così stanno le cose hanno senso i due imperativi che seguono:
    Convertitevi: tornate sui vostri passi, fate dietro front, cambiate mentalità, lasciando quella del mondo e assumendo quella del Maestro. “Non si dà rinnovamento del mondo e delle strutture, non si dà civiltà dell’amore senza la conversione delle persone e dei cuori” (Paolo VI).
    Credete al Vangelo: date fiducia a Dio, accogliete e fate vostra la buona notizia che Dio cammina con voi nella vostra piccola e grande storia, che vi è vicino come un Padre affettuoso, sempre, anche quando tutto umanamente direbbe il contrario!
    La prima parola di Gesù (significativo questo!) non è un comando, ma la proclamazione di una notizia bella e buona; il comando è una conseguenza! È perché il Regno è qui che è possibile la conversione, il cambiamento di mentalità! Solo Lui può darci la forza di fare questo, con la sua presenza che … diventerà così viva e perenne da essere “Eucaristia!”

    “Passando lungo il mare di Galilea”: chi ha visitato questo luogo non lo dimentica più, non solo per la sua bellezza, ma per la ricchezza di presenza di Gesù-Dio che si respira: Cafarnao, il monte delle Beatitudini, il primato di Pietro, la moltiplicazione dei pani … sembra quasi di vedere la barca in preda alle onde o quella dalla quale Gesù racconta le parabole e predica… qui avvengono incontri significativi e importanti e il vangelo di oggi ce ne presenta alcuni: i primi discepoli.

    Seguono due scene “speculari”, quasi identiche:
    Gesù vede Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni che stanno lavorando
    Gesù parla: “Seguitemi (la traduzione sarebbe: Su, dietro a me!), vi farò diventare pescatori di uomini” ; li chiamò
    La risposta è immediata: subito … lasciate le rete, … lasciato il padre …. lo seguirono.
    Da notare:
    Ø Il cammino appena iniziato di Gesù, non vede Gesù da solo; parte con qualcuno dietro di Lui. Questi quattro presumibilmente avevano ascoltato la predicazione del Maestro che era stata chiara: convertitevi, voltatevi e credete, cioè fidatevi! I discepoli sanno esattamente questo: si fidano di quell’uomo che li sta chiamando e si affidano completamente a lui. All’inizio del loro cammino (di ogni cammino) c’è un atto di totale fiducia, c’è un mettersi dietro di lui, che poi è un modo per esplicitare che cosa sia la conversione: accettare che guidi Lui, che ci sia Lui davanti. Questo è il più radicale cambiamento di mentalità che ci sia!
    Ø Per due volte Marco dice “vide”: lo sguardo di Gesù che seduce, che conduce a sé. “O Signore tu mi scruti e mi conosci…”
    Ø Seguitemi, vi farò diventare…: al discepolo tocca seguire, mettersi in cammino dietro a Gesù. La trasformazione è opera sua! È dono del suo amore!
    Ø Subito! È uno slancio di generosità, è il fascino di un ideale per cui tutto è superato e … si va.
    Ø Lasciate le reti, … il padre: si tratta di abbandonare il lavoro, fonte di sicurezza e di sostentamento; si tratta di lasciare gli affetti, non per negarli o dimenticarli, ma per ordinarli in vista di un amore più grande che chiama. “L’amore di Cristo ci spinge …. Afferràti da Cristo!”

    Puoi continuare la tua riflessione seguendo, se vuoi, queste indicazioni di percorso
    Ø A che punto è il “tempo di Dio” nella tua vita; cammina verso la sua pienezza o ristagna?
    Ø Credi al Vangelo? Come?
    Ø Oggi, nella tua situazione concreta, a quale conversione ti chiama il Signore?
    Ø Sei convinto che l’amore di Dio è una buona notizia per te? lo coltivi questo amore? Come?
    Ø Pensa allo sguardo ‘eloquente’ di Gesù posato sul tuo cuore. Lasciati guardare da Lui che passa e ti invita a lasciare qualcosa …
    Ø Accetti che Lui sia davanti, che guidi Lui la tua vita? In concreto cosa vuol dire per te?

    Don Gianni
    ...al di sopra di tutto ci sia sempre l'Amore!...

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