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Discussione: Passi violenti dell'Antico Testamento e interpretazione della Chiesa

  1. #1
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    Question Passi violenti dell'Antico Testamento e interpretazione della Chiesa

    Nella Bibbia ci sono diversi passaggi in cui Dio dà al popolo ebraico ordini molto "violenti". Ad esempio, Numeri 31, 17:

    “Ora uccidete tutti i ragazzi e anche tutte le donne che sono appartenute a un uomo, ma conserverete in vita per voi le ragazze ancora vergini.”

    Qual è la posizione della Chiesa Cattolica su quei passi?È una questione che mi ha sempre incuriosito e mi piacerebbe avere una risposta "competente" o "tecnica" se preferite. Grazie in anticipo.

  2. #2
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    Dario de Judicibus

  3. #3
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    Nell'AT Dio viene sempre presentato Dio di giustizia e di misericordia, che punisce chi se lo merita e riempie di grazie il retto di cuore.

    Comunque per il cattolico deve il Nuovo Testamento deve essere il criterio di interpretazione del Vecchio. La nostra vita deve essere orientata sul Vangelo, non sul Deuteronomio, Levitico, Numeri, ecc...

    Spero che altri possano dare una risposta più esaustiva della mia!
    Viva il Papa!

  4. #4
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    Non sono un esperto , però su internet ho trovato questo: sono alcuni stralci (nn. 37-43) di una lettera di Michel Sabbah patriarca di Gerusalemme datata 1.11.1993 e intitolata" Leggere e Vivere la Bibbia oggi nel paese della Bibbia."


    La violenza nella Bibbia

    37. Esempi di violenza nell'Antico Testamento.

    Più di una volta, nell'Antico Testamento, si attribuisce la violenza a Dio per affermare la sua santità. Essa si manifesta soprattutto in due casi: come punizione per determinate violazioni della Legge e nel caso dell'anatema applicato ai popoli vinti.
    Nel primo caso, il colpevole di idolatria è lapidato (cfr. Dt 17,2-5). Chi profana il sabato è condannato a morte (cfr. Es 31,14). La stessa cosa vale per lo straniero che entra nel santuario del Tempio (cfr. Nm 3,38).
    Il libro dei Numeri racconta che la terra si aprì e inghiottì quelli che si erano rivoltati contro Mosè (cfr. Nm 16,30). Nel Primo libro dei Re (cfr. 1 Re 18,40), il profeta Elia, sul monte Carmelo, fa massacrare, in nome di Dio, i sacerdoti di Baal.
    In riferimento al secondo caso, durante la conquista di Gerico, di Ai e di altre città, in nome di Dio viene pronunciata la legge dell'anatema. Tutti coloro che non credevano in Dio dovevano essere uccisi. “Votarono poi allo sterminio, passando a fu di spada, ogni essere che era nella città, dall'uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l'asino” (Gs 6,21).
    Nei salmi così detti “imprecatori”, osserviamo Dio “combattere” con il popolo e sostenerlo nella lotta contro gli altri popoli. Osserviamo pure che la preghiera diventa talvolta imprecazione e domanda di vendetta: “Pochi siano i suoi giorni e il suo posto l'occupi un altro. I suoi figli rimangano orfani e vedova sua moglie” (Sal 109,8-9). “Siano confusi e volgano le spalle quanti odiano Sion” (Sal 129,5).“Spezza il braccio dell'empio e del malvagio” (Sal 10,35).
    38. Condanna e correzione della violenza nell'Antico Testamento.

    Accanto a questi fatti, troviamo anche, nell'Antico Testamento, testi che condannano e correggono la violenza.
    Dio rimprovera il re Davide e lo respinge perché ha versato troppo sangue e non gli permette di costruirgli un tempio (cfr. 1 Cr 22,8). Il libro dei Proverbi ordina di evitare i cattivi che “mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza” (Pr 4,17). Condanna il ricorso alla violenza: “La violenza degli empi li travolge, perché rifiutano di praticare la giustizia” (Pr 21,7). E nel Salmo 62, si dice: “Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina” (Sal 62,11).
    I profeti condannano con veemenza gli atti di violenza di cui Israele si è reso colpevole: “Non c’è sincerità, né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel paese. Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue” (Os 4,1-2).
    Il Deuteronomio ordina di rispettare i diritti degli stranieri e dei poveri. Questi precetti sono ripresi dai profeti. “Maledetto chi sposta i confini del suo prossimo... Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell'orfano, della vedova...” (Dt 27 17-19 cfr. anche Dt 24,17; Ez 22,7; Ger 22,3).
    L'Esodo insiste su una stessa legge per il cittadino e per lo straniero: “Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi” (Es 12,49). E quanto ai diritti di ogni uomo in generale, Geremia dice: “Quando schiacciano sotto i loro piedi tutti i prigionieri del paese, quando falsano i diritti di un uomo in presenza dell'Altissimo, quando fan torto a un altro in una causa, forse non vede il Signore tutto ciò?” (Lam 3,34-36).
    La forza materiale è inutile, dice il Primo libro di Samuele, e Isaia parla di un'altra fonte di forza: “Certo non prevarrà l'uomo malgrado la sua forza” (1 Sam 2,9), ma “nell'abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15).
    Il “Servo sofferente” infine, in Isaia, è un'introduzione al Nuovo Testamento e prefigura Cristo che ha sofferto per la salvezza dell'umanità. Egli è il “Giusto” che “non ha commesso violenza” che “è stato schiacciato per le nostre iniquità” e che “ha consegnato se stesso in espiazione” (Is 53).
    39. Come comprendere questi fatti?

    Prima di cercare una risposta a queste domande, dobbiamo ricordare che, qui, ci troviamo di fronte a verità profonde e complesse. Quindi, non possiamo fare affermazioni precipitose e superficiali. Ci troviamo di fronte alla parola di Dio, di cui s. Paolo dice: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rm 11,33-34).
    In secondo luogo il carattere progressivo della rivelazione e il suo compimento nel Nuovo Testamento ci aiuteranno a comprendere questi fatti.
    Abbiamo già detto che la rivelazione è progressiva (n. 13). Dio prende in considerazione la capacità di comprendere delle persone che egli ha scelto nonostante la loro ignoranza e la loro incapacità. Rivela loro la propria parola in proporzione alle capacità e, nonostante i limiti e le carenze, affida loro la missione di annunciare il suo messaggio a ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo. Per questo, noi diciamo che Dio si è comportato, nella sacra Scrittura e nella rivelazione, come un buon pedagogo dei popoli. Parla ai popoli in modo progressivo, attraverso il ministero dei profeti e degli autori sacri, ogni volta secondo quanto possono comprendere.
    Per poter dunque spiegare questi fatti bisogna conoscere la lingua, la letteratura, la cultura e i costumi attraverso i quali questi autori ci hanno trasmesso la rivelazione. Bisogna poi distinguere fra il messaggio rivelato e i costumi dell'epoca, che a noi sembrano spesso contrastanti con il messaggio, e che sono nello stesso tempo lo strumento letterario che veicola questo messaggio.
    Bisogna anche considerare che la sacra Scrittura è un libro solo. Se vogliamo comprenderne una parte, qualunque essa sia, o un fatto che ivi è riferito, bisogna collegare questa parte o questo fatto a una visione complessiva della Scrittura, in tutte le sue tappe, dal primo libro dell'Antico Testamento, fino all'ultimo libro del Nuovo.
    E soltanto in questa unità profonda della Bibbia, nella sua progressione e nel discernimento della verità, tramandata per mezzo degli elementi culturali d'un tempo, che possiamo dare risposta agli interrogativi posti.
    40. La violenza e la santità di Dio.

    Secondo la mentalità dell'epoca nella quale scrissero gli agiografi, il ricorso alla violenza è in relazione, anzitutto, con la concezione della santità di Dio, e in secondo luogo con la concezione della giustizia e il modo di mantenerla tra gli uomini.
    Ogni trasgressione contro la santità di Dio o contro un comandamento della sua Legge era passibile di una punizione fisica che poteva arrivare fino alla morte. Questo spiega gli esempi citati prima. Nel caso delle città conquistate, la legge dell'anatema manifestava l'obbligo di estirpare l'idolatria e di affermare la santità di Dio e la sua unicità.
    41. Violenza e giustizia.

    In questo ambito, troviamo l'uso della vendetta come un primo passo per far regnare la giustizia tra le persone e tra i popoli. Essa consisteva nel rispondere al male con un male maggiore. Nel libro della Genesi, a proposito di Caino, leggiamo: “Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte” (Gen 4,15). E nel versetto 24: “Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette”.
    In un secondo momento, la legge del taglione, nonostante la sua durezza, costituisce un progresso rispetto alla sua prima tappa. Essa limita la legge della vendetta alla reciprocità; uno per uno, e non più sette o settantasette volte per uno: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede” (Dt 19,21).
    Nel libro di Tobia, si nota un altro progresso nel modo di considerare i rapporti tra le persone: “Non fare a nessuno ciò che non piace a te” (Tb 4,15).
    Il progresso più tangibile e rivoluzionario appare con il perfezionamento della rivelazione nel Nuovo Testamento. La regola d'oro ordina di dare agli altri il bene che si vorrebbe per se stessi, e non più soltanto di non fare loro il male: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12).
    Questa rivoluzione è frutto della legge dell'amore che sostituisce quella del taglione (occhio per occhio e dente per dente), e che ci spinge fino all'amore per i nemici: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio... Avete inteso dire che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,38.43-44).
    42. La violenza nel Nuovo Testamento.

    Nel Nuovo Testamento abbiamo la rivelazione del comandamento dell'amore, che ha come oggetto ogni uomo, persino il nemico. La violenza non trova più posto: “Beati i miti perché possederanno la terra” (Mt 5,4), ma rimane posto per la legge e la forza spirituale.
    Il credente “mite” è colui che è reso forte del suo amore, un amore che non rinuncia ad alcun diritto e non abbandona nessuno dei propri fratelli, un amore che fa ricorso alla legge per correggere ciò che è stato deviato (cfr. Mt 18,15-17). Il regno di Dio è il regno dei “forti”: “Il regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12).
    Nel mistero della redenzione si manifestano la forza e l'efficacia della dolcezza e dell'amore. La morte stessa è vinta dalla risurrezione di Cristo glorificato dopo la sua morte, “il quale ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità” (2 Tm 1,10). La violenza è vinta anche dal perdono di Gesù ai suoi carnefici. Con la potenza di questo perdono, egli la trasforma in redenzione. Subendola per amore dei suoi avversari, egli mostra che essa è in sé una menzogna, facendo appello così ai suoi avversari affinché si liberino della loro menzogna e si impegnino sulla via della verità. La croce, che è manifestazione di violenza, diventa così il mezzo più profondo e più definitivo di riconciliazione degli uomini tra loro e con Dio.
    43. La forza dello verità.

    Il “mite” è forte anche per la parola di verità. D'altra parte vediamo che tutti i violenti di questo mondo vogliono giustificare il loro operato pretendendo di essere nella verità. Da qui l'importanza del ruolo dei mezzi di comunicazione e il sostegno che i violenti cercano in essi.
    Nell'Apocalisse, nella descrizione della battaglia fra le potenze del male e quelle del bene, l'arma usata dal Cristo, Re dei re e Signore dei signori, parola di Dio, è la parola di verità che esce dalla sua bocca: “Tutti furono uccisi dalla spada che usciva dalla bocca del Cavaliere” (Ap 19,21).
    Per questo, nel Nuovo Testamento, passiamo dalla lotta con le armi materiali di distruzione al combattimento spirituale. Le nostre armi sono “le armi della luce” (Rm 13,12), ossia le buone azioni e la parola di verità. In questo senso, S. Paolo dice: “Attingete forza dal Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio... La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne... Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia... Prendete la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (cfr. Ef 6,10-17).

  5. #5
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    Innanzi tutto ringrazio ticanino per la risposta molto articolata. Resta tuttavia un dubbio. È evidente che l'Antico Testamento non può che rispecchiare la cultura dell'epoca che era cultura di guerra e violenza spesso molto primitiva. Tuttavia l'AT attribuisce a Dio alcuni comandi che lasciano molto perplessi. Non si tratta solo di uccidere gli infedeli, coloro che hanno violato la legge del Signore (e peraltro affermare che lo avesse fatto un'intera città neonati compresi lascia alquanto perplessi), ma alcuni comandi di fatto incitano allo stupro e alla schiavitù perché si chiede al popolo eletto di "prendere per se le vergini" dopo aver ucciso le donne sposate. Onestamente, anche se è evidente che la Bibbia vada compresa nel suo complesso, i passi specifici mi sembrano inconciliabili con quella che è l'attuale dottrina della Chiesa, dottrina basata principalmente sull'amore. Che Cristo abbia rivoluzionato l'occhio per occhio, dente per dente con il suo porgi l'altra guancia è un fatto, ma allora ha ancora senso considerare l'AT un testo sacro per il cattolico? Non dovrebbe essere considerato semplicemente un precursore, un testo di inquadramento lasciando al solo NT il compito di indicare la via? Premetto che non sono cattolico ma agnostico, anche se sono stato educato dai gesuiti. L'argomento tuttavia mi interessa molto e mi piacerebbe avere una risposta "tecnica" da parte di un teologo che conosca bene la materia. Non vi preoccupate se il linguaggio sarà troppo per addetti ai lavori. Ho studiato varie religioni e un po' me la cavo...
    Dario de Judicibus

  6. #6
    Moderatore Ecumenico L'avatar di a_ntv
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    Citazione Originariamente Scritto da dejudicibus Visualizza Messaggio
    Innanzi tutto ringrazio ticanino per la risposta molto articolata. Resta tuttavia un dubbio. È evidente che l'Antico Testamento non può che rispecchiare la cultura dell'epoca che era cultura di guerra e violenza spesso molto primitiva. Tuttavia l'AT attribuisce a Dio alcuni comandi che lasciano molto perplessi. Non si tratta solo di uccidere gli infedeli, coloro che hanno violato la legge del Signore (e peraltro affermare che lo avesse fatto un'intera città neonati compresi lascia alquanto perplessi), ma alcuni comandi di fatto incitano allo stupro e alla schiavitù perché si chiede al popolo eletto di "prendere per se le vergini" dopo aver ucciso le donne sposate. Onestamente, anche se è evidente che la Bibbia vada compresa nel suo complesso, i passi specifici mi sembrano inconciliabili con quella che è l'attuale dottrina della Chiesa, dottrina basata principalmente sull'amore. Che Cristo abbia rivoluzionato l'occhio per occhio, dente per dente con il suo porgi l'altra guancia è un fatto, ma allora ha ancora senso considerare l'AT un testo sacro per il cattolico? Non dovrebbe essere considerato semplicemente un precursore, un testo di inquadramento lasciando al solo NT il compito di indicare la via? Premetto che non sono cattolico ma agnostico, anche se sono stato educato dai gesuiti. L'argomento tuttavia mi interessa molto e mi piacerebbe avere una risposta "tecnica" da parte di un teologo che conosca bene la materia. Non vi preoccupate se il linguaggio sarà troppo per addetti ai lavori. Ho studiato varie religioni e un po' me la cavo...
    Be', la Bibbia non è stata faxata dal cielo, e rappresenta una delle forme della Tradizione. Non è possibile né leggerla letteralmente né leggerla separatamente dalle altre tradizioni.

    Il punto è che Cristo è nella storia. Noi crediamo non ad un'idea "generica", "utopica" di Dio, ma ad un Dio incarnato nella carne, nella storia. Noi crediamo ad un Dio che ha iniziato il processo di avvicinamento con l'uomo ben prima dell'Incarnazione di Cristo: adagio adagio, a partire dall'inizio della storia umana, Dio si è comunicato all'uomo. Prima in maniera semplice, fin poi a scegliere un popolo e a comunicarsi ad esso in maniera sempre più precisa. Questa è la storia dell'Antico Testamento, e Cristo (e quindi poi noi cristiani) non prescinde da tale storia.

    PS: non è che poi il NT sia meno duro dell'AT (questa è una banalizzazione): ad esempio Cristo dice: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
    Ultima modifica di a_ntv; 21-11-2009 alle 22:46

    Sola Scriptura has hindered rather than helped the understanding of Christianity
    Margaret Barker, Biblical scholar



  7. #7
    Moderatore L'avatar di Ismael
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    Citazione Originariamente Scritto da dejudicibus Visualizza Messaggio
    Nella Bibbia ci sono diversi passaggi in cui Dio dà al popolo ebraico ordini molto "violenti". Ad esempio, Numeri 31, 17:

    “Ora uccidete tutti i ragazzi e anche tutte le donne che sono appartenute a un uomo, ma conserverete in vita per voi le ragazze ancora vergini.”

    Qual è la posizione della Chiesa Cattolica su quei passi?È una questione che mi ha sempre incuriosito e mi piacerebbe avere una risposta "competente" o "tecnica" se preferite. Grazie in anticipo.
    1- Bisogna leggere i versetti nel contesto e non estrarli da esso

    2- Bisogna leggere l'AT alla luce del vangelo.

    ---
    Tutto il Passo dice:
    13Mosè, il sacerdote Eleazaro e tutti i principi della comunità uscirono loro incontro fuori dell'accampamento. 14Mosè si adirò contro i comandanti dell'esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra. 15Mosè disse loro: «Avete lasciato in vita tutte le femmine? 16Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l'infedeltà verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore. 17Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; 18ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi. 19Voi poi accampatevi per sette giorni fuori del campo; chiunque ha ucciso qualcuno e chiunque ha toccato un cadavere si purifichi il terzo e il settimo giorno; questo per voi e per i vostri prigionieri. 20Purificherete anche ogni veste, ogni oggetto di pelle, ogni lavoro di pelo di capra e ogni oggetto di legno».
    21Il sacerdote Eleazaro disse ai soldati che erano andati in guerra: «Questo è l'ordine della legge che il Signore ha prescritto a Mosè: 22L'oro, l'argento, il rame, il ferro, lo stagno e il piombo, 23quanto può sopportare il fuoco, lo farete passare per il fuoco e sarà reso puro; ma sarà purificato anche con l'acqua della purificazione; quanto non può sopportare il fuoco, lo farete passare per l'acqua. 24Vi laverete le vesti il settimo giorno e sarete puri; poi potrete entrare nell'accampamento».
    La punizione di Mosè è quindi giusta, per i dettami del tempo almeno, anche se al giorno d'oggi può sembrare crudele.

    Da notare che non è il Signore che chiede la pena capitale ma è Mosé. È Mosé che lo decide.
    Invece nel versetto 25 leggiamo:
    25Il Signore disse a Mosè: 26«Tu, con il sacerdote Eleazaro e con i capi dei casati della comunità, fà il censimento di tutta la preda che è stata fatta: della gente e del bestiame;
    quindi è il Signore che richiede il censimento.

    Mosè agisce come capo, non solo come capo religioso, ma anche militare, la sua decisione è fatta per preservare la purezza della fede nel popolo di Dio, corrotta attraverso le donne pagane.


    È una cosa che a giorni nostri appare terribile, ma nella cultura del tempo non era anormale.

    Questa cruenza vale anche oggi? Ovviamente no.
    Gesù dice ad esempio sul divorzio (Matteo 19, 8):
    Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così
    La legge antica è giusta per il tempo in cui viveva Mosè, dove i cuori erano ancora 'duri', radicati in una cultura pagana da dove sono emersi gli Ebrei e circondati da essa. Inoltre gli Ebrei erano circondati da popolazioni ostili e le loro azioni, sebbene cruente, erano necessarie per la sopravvivenza del loro popolo. Al tempo non c'era l'ONU.

    Gesù porta la completezza della legge, che completa quella di Mosé e condanna certe azioni.

    La domanda poi è: sono tutti gli atti di violenza errati? Ovviamente no.
    Alle volte la violenza è tollerabile e necessaria per fermare il male. Ad esempio fu necessario combattere per fermare il Nazismo.
    Oppure se un assassino pericoloso è di pericolo per la vita della comunità è necessario fermarlo. Preferibilmente in modo pacifico, ma a la violenza potrebbe essere necessaria (la polizia non porta la pistola per niente!)

    In conclusione:
    Gli atti di Mosè furono atti umani secondo la cultura del tempo. Tali atti non vanno ripetuti oggi poiché la nostra cultura è fondamentalmente diversa e perchè il Vangelo di Cristo ci ha insegnato dei valori morali ed etici superiori.
    Ultima modifica di Ismael; 21-11-2009 alle 23:37
    Laudo fructum boni operis, sed in fide agnosco radicem - S. Augustinus Hipponensis

  8. #8
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    Grazie Ismael per la tua risposta. Vorrei chiarire un punto: NON ne sto facendo una questione etica, ma teologica. Da un punto di vista etico, seppure ritenga il comportamento degli Ebrei barbaro, non lo condanno nel suo contesto perché tale era la vita dell'epoca e gli ebrei rispecchiavano la loro cultura. In fondo quando leggiamo Cicerone o Cesare non li condanniamo perché la loro società era basata sulla schiavitù o perché i Romani sapevano essere particolarmente crudeli con i loro nemici.

    Analogamente è chiaro che il Cristianesimo è un'evoluzione se non addirittura una rivoluzione rispetto alla religione ebraica e questo si rispecchia nel rapporto fra NT e VT. Quindi anche qui, il giudizio etico va dato attraverso una visione complessiva delle scritture.

    Quello che sto cercando di capire è quali sono i criteri teologici che discernono fra quella parte delle Scritture che rappresentano la Parola di Dio e quelle che rappresentano la cultura degli uomini attraverso i quali Dio si è espresso, ovvero coloro che fisicamente hanno scritto la Bibbia. Ad esempio, se studiamo la Bibbia ebraica vediamo che in quella attuale esistono molti passi aggiunti dai sacerdoti a quella arcaica ma che tuttavia rimangono nella Bibbia cristiana. Ad esempio, nelle versioni più antiche, non è Mosè che apre le acque ma direttamente il Signore.

    La Bibbia è comunque un libro sacro e quanto scritto va capito per decidere quali parti seguire in quanto verbo divino e quali ritenere superate in quanto mera espressione di una cultura più primitiva. Nel Deuteronomio come nei Numeri si parla di comandi molto duri, massacri, genocidi. In effetti è sempre un uomo, un sacerdote o un capo, come Mosè, a darli. Non sono mai realmente attribuiti direttamente al Signore. Spesso inoltre (e questo è un punto ricorrente) la punizione ricade su chi ha avuto il cuore indurito da Dio stesso. Questo punto è estremamente interessante e sembra quasi contrastare con il concetto di libero arbitrio tanto da ricordarmi il Vangelo apocrifo di Giuda, ovvero, Dio spinge alcuni uomini a fare la cosa sbagliata affinché altri facciano quella giusta. C'è da pensare.

    In fondo lo stesso Giuda doveva far parte del piano divino perché senza un Giuda non ci sarebbe stato un Cristo in croce. Ha avuto davvero una scelta? La questione del bacio mi ha sempre affascinato: perché fu necessario? Cristo nei giorni precedenti predicava liberamente davanti ai soldati romani. Avrebbe potuto essere fermato mille volte. Non era uno sconosciuto e non era poi così difficile individuarlo. Perché quindi c'era bisogno di Giuda? Sembra un atto più simbolico che pratico e quindi sembra un racconto interpretabile più come una parabola nella parabola che cronaca.

    Scusate se ho messo molta carne al fuoco, ma non si trovano facilmente persone con cui poter discutere di queste cose al giusto livello di competenza.
    Dario de Judicibus

  9. #9
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da dejudicibus Visualizza Messaggio
    Grazie Ismael per la tua risposta. Vorrei chiarire un punto: NON ne sto facendo una questione etica, ma teologica. Da un punto di vista etico, seppure ritenga il comportamento degli Ebrei barbaro, non lo condanno nel suo contesto perché tale era la vita dell'epoca e gli ebrei rispecchiavano la loro cultura. In fondo quando leggiamo Cicerone o Cesare non li condanniamo perché la loro società era basata sulla schiavitù o perché i Romani sapevano essere particolarmente crudeli con i loro nemici.

    Analogamente è chiaro che il Cristianesimo è un'evoluzione se non addirittura una rivoluzione rispetto alla religione ebraica e questo si rispecchia nel rapporto fra NT e VT. Quindi anche qui, il giudizio etico va dato attraverso una visione complessiva delle scritture.
    Fino ad un certo punto. La contrapposizione tra Antico e Nuovo Testamento esula dalla retta dottrina cristiana (difatti venne fatta propria da gruppi eretici, come i marcioniti).
    Comunque, ecco la risposta di un docente di Sacra Scrittura:
    29/08/2007 - 16:07 - Quel Dio «violento» dell’Antico Testamento

    Perché Dio, che è Amore, ha tollerato, e talvolta avallato, così tanta violenza nell’Antico Testamento? Una delle principali critiche mosse all’islam è che il corano istiga e incoraggia palesemente alla violenza... Esempio: Sura Al-Imran, versetto 127 «Il Signore vi farà vincenti, e ciò per uccidere ed umiliare i miscredenti, i quali saranno così perdenti in questa e nell’altra vita»... ma anche la bibbia contiene passi analoghi... (preferisco non riportare frasi estrapolate senza il relativo contesto, ma converrà con me che non mancano frasi molto simili...).

    Marco
    Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura
    Il lettore pone una domanda preziosa, che qui provo a riassumere, consapevolmente e momentaneamente ampliandone la portata: com’è possibile comprendere Dio alla luce di molte pagine dell’Antico Testamento che sembrano indicarne un atteggiamento condiscendente verso la violenza, se non addirittura alla radice della violenza stessa? Forse che nei testi sacri, in questo caso comuni ad ebrei e cristiani, si possono trovare tratti di quel fondamentalismo che una lettura esclusivamente letterale - anche nell’Islam - utilizza per giustificare un atteggiamento aggressivo nei confronti di coloro che non appartengono alla propria fede? In sostanza, in qualunque fede Dio può esser messo alla base della propria violenza? Dio stesso, può addirittura «diventare» violento, come si intitolava un saggio di Giuseppe Barbaglio, biblista recentemente scomparso (Dio violento? Lettura delle Scritture ebraiche e cristiane, Cittadella, Assisi 1991).
    Il tema è straordinariamente complesso - e il lettore non me ne voglia se sono andato oltre al suo quesito - e in pari tempo attuale, anche solo per cercare di capire le culture con le quali ci confrontiamo, qui da noi e nel vicino Oriente. Ma implica anche una comprensione del significato per noi cristiani delle Sacre Scritture e della loro interpretazione. E qui ritorno al quesito preciso del lettore.
    Una risposta esauriente la indica il documento conciliare sulla parola di Dio: la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, conosciuta (forse non abbastanza!) come la Dei Verbum. Al n. 15 dice: «I libri dell’Antico Testamento, sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina». E il numero seguente continua: «Dio, ispiratore e autore dei libri dell’uno e dell’altro Testamento, ha sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell’antico e l’antico diventasse chiaro nel nuovo» (DV 16), come affermava s. Agostino. Se «Dio nella sacra Scrittura - dice ancora la Dei Verbum - ha parlato per mezzo di uomini, in maniera umana, l’interprete deve ricercare … quello che gli scrittori sacri - i veri autori letterari insieme all’Autore divino - hanno inteso significare e che cosa a Dio è piaciuto manifestare» (DV 12).
    E il concilio rimanda al modo di esprimersi proprio di una cultura lontana da noi nello spazio e nel tempo (i «generi letterari»). Si tratta di un’indicazione preziosa per evitare di rinchiuderci in una pericolosa interpretazione letterale, che tradisce anziché favorire la comprensione di un dato testo. Fermiamoci qui, rimandando alla lettura completa del Concilio, per fare alcune considerazioni.
    Dio si fa conoscere agli uomini anche in quei testi che inquietano le nostre coscienze. Prima di giudicarlo con metri inadeguati, occorre capire il suo modo graduale (la «divina pedagogia») di condurre gli uomini alla pienezza della Rivelazione, quella, per intenderci - ed esprimerci, con s. Paolo nella lettera ai Romani - dove si è salvi non per la Legge, ma solo per la fede nella morte e risurrezione di Cristo.
    Ma, si potrebbe obiettare: allora la violenza «tollerata», «avallata» o «provocata» da Dio è solo un genere letterario, un modo di descriverlo? Non è così semplice. Sempre seguendo Paolo, possiamo dire c’è stato un tempo in cui Dio ha tollerato il male in vista della conversione dell’uomo (Rom 2,4). Oppure il testo biblico usa un linguaggio di violenza, distinguendone fra l’altro varie forme, per indicare l’impossibilità di compromessi tra Lui e le altre divinità. Sempre che queste non esistano solo nella mente dell’uomo ancora in cammino verso la pienezza della Rivelazione.
    Comunque sia, la «violenza» di Dio - come del resto la sua ira e la sua magnanimità - non può esser cancellata dalle S. Scritture, neanche per non turbare alcune menti troppo sensibili. Se vi è finita, occorre tenere presente che fra le righe - espresso nella cultura e nel linguaggio che ci ha consegnato quelle pagine - c’è scritto molto di più di ciò che appare: l’infinita passione di Dio per l’umanità peccatrice che ha amato così com’era. In sostanza, una lettura più approfondita del testo, permette di evitare i rischi di una interpretazione letterale, da un lato o «troppo» spirituale, dall’altro. E ci restituisce il senso di un prezioso dialogo anche con le altre fedi, oltre che farci riappropriare delle nostre radice più profonde.
    Fonte: http://www.toscanaoggi.it/notizia_3....DCategoria=350
    Citazione Originariamente Scritto da dejudicibus Visualizza Messaggio
    Quello che sto cercando di capire è quali sono i criteri teologici che discernono fra quella parte delle Scritture che rappresentano la Parola di Dio e quelle che rappresentano la cultura degli uomini attraverso i quali Dio si è espresso, ovvero coloro che fisicamente hanno scritto la Bibbia. Ad esempio, se studiamo la Bibbia ebraica vediamo che in quella attuale esistono molti passi aggiunti dai sacerdoti a quella arcaica ma che tuttavia rimangono nella Bibbia cristiana. Ad esempio, nelle versioni più antiche, non è Mosè che apre le acque ma direttamente il Signore.

    La Bibbia è comunque un libro sacro e quanto scritto va capito per decidere quali parti seguire in quanto verbo divino e quali ritenere superate in quanto mera espressione di una cultura più primitiva.
    Mi sembra un'operazione potenzialmente pericolossissima. Interpretare in maniera corretta non significa affatto espuntare. Non ho notizie che la Madre Chiesa abbia mai "messo da parte" alcun brano della Sacra Scrittura. Mai. Sarebbe quasi un'empietà.
    Afferma papa Leone XIII nella Providentissimus Deus:
    [...] non è assolutamente permesso o restringere l'ispirazione soltanto ad alcune parti della sacra Scrittura, o ammettere che lo stesso autore sacro abbia errato.
    Non è che dobbiamo andare nella Bibbia a ricercarci una dottrina che ci piace o formare una Sacra Scrittura a nostro uso e consumo: siamo noi che, con umiltà e sotto la guida del Magistero, dobbiamo porci in ascolto di quella Parola e lasciarci formare da essa.
    Del resto, è una prescrizione che ci viene dal Concilio Vaticano I:
    Questi libri dell’antico e del nuovo Testamento, presi integralmente con tutte le loro parti - così come sono elencati nel decreto dello stesso concilio e come sono contenuti nell’antica edizione della Volgata -, devono esser accettati come sacri e canonici. La Chiesa non li considera tali perché, composti per iniziativa umana, siano stati poi approvati dalla sua autorità, e neppure solo perché contengono la rivelazione senza errore, ma perché, scritti sotto l’ispirazione dello Spirito santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa.
    Fonte: http://www.totustuustools.net/concili/
    Insegnamento ribadito dal Concilio Vaticano II:
    La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte.
    Fonte: Costituzione Dogmatica Dei Verbum III,11
    Interessante anche un altro passo della Providentissimus Deus di Leone XIII:
    Tutti i padri e dottori erano talmente persuasi che le divine Lettere, quali furono composte dagli agiografi, sono assolutamente immuni da ogni errore, che non pochi di quei passi che sembrano presentare qualcosa di contrario e di dissimile (e cioè quasi i medesimi che ora vengono proposti come obiezioni sotto il nome della nuova scienza) cercarono non meno sottilmente che religiosamente di comporli e conciliarli tra loro, professando all'umanità che quei libri, sia interi sia nelle loro singole parti, erano in pari grado divinamente ispirati e che Dio stesso, che parlò per mezzo dei sacri autori, non poté affatto ispirare alcunché di alieno dalla verità. Valga per tutti ciò che lo stesso Agostino scriveva a Girolamo: "Io, infatti, confesso alla tua benevolenza che soltanto al libri delle Scritture, che già vengono chiamati canonici, ho imparato a prestare una tale venerazione e onore, da credere fermissimamente che nessuno dei loro autori abbia commesso errore alcuno nello scrivere. Qualora poi, mi imbattessi in essi in qualche cosa che sembrasse contrario alla verità, non avrò il minimo dubbio che ciò dipenda o dal codice difettoso, o dal traduttore che non ha interpretato rettamente ciò che fu scritto, o che la mia mente non è arrivata a capire".
    Citazione Originariamente Scritto da dejudicibus Visualizza Messaggio
    In fondo lo stesso Giuda doveva far parte del piano divino perché senza un Giuda non ci sarebbe stato un Cristo in croce. Ha avuto davvero una scelta? La questione del bacio mi ha sempre affascinato: perché fu necessario? Cristo nei giorni precedenti predicava liberamente davanti ai soldati romani. Avrebbe potuto essere fermato mille volte. Non era uno sconosciuto e non era poi così difficile individuarlo. Perché quindi c'era bisogno di Giuda? Sembra un atto più simbolico che pratico e quindi sembra un racconto interpretabile più come una parabola nella parabola che cronaca.

    Scusate se ho messo molta carne al fuoco, ma non si trovano facilmente persone con cui poter discutere di queste cose al giusto livello di competenza.
    Anche qui mi permetto di richiamare un principio enunciato da Leone XIII, ma che appartiene da sempre alla Tradizione della Chiesa:
    Che, se qualche cosa sembrasse inaccettabile, bisogna diligentemente chiarirla, sia servendosi del sapiente giudizio dei teologi e degli interpreti sul significato più preciso o verosimile del passo della Scrittura in discussione, sia vagliando con più diligenza la forza degli argomenti addotti contro tale passo.
    Ricordiamoci che la Sacra Scrittura può essere interpretata nei quattro sensi (letterale, allegorico, morale, anagogico), ma ciò non significa che dobbiamo necessariamente applicarli tutti ovunque. Il passo del bacio di Giuda, infatti, si propone come una cronaca e nulla ci fa ritenere che esso possa essere inteso in senso non letterale.
    I Vangeli ci narrano infatti che le autorità giudaiche, nell'arrestare Gesù, agirono "alla chetichella", nel senso che non diedero pubblicità alle proprie azioni. Del resto, lo spettacolo della folla osannante all'ingresso di Cristo in Gerusalemme doveva essere ben vivo nella loro mente (stiamo parlando di pochi giorni dopo). Dunque lo arrestarono di notte. E come fare a rintracciarlo? Questo fu il compito di Giuda. Dice infatti san Giovanni: "Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo [il Getsemani, nota mia], perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli" (Gv 18,2).
    Per segnalare alle guardie quale fosse Gesù, disse loro che lo avrebbe baciato (avrebbe cioè compiuto il gesto di rispetto tipico del discepolo verso il proprio Maestro). Così avvenne.
    Credo sia importante guardare alla Sacra Scrittura non come ad un'immenso racconto allegorico che, in certi frangenti, può persino arrivare ad essere considerato alla stregua di una "favola". Ricorda san Giovanni che "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Non siamo di fronte ad un racconto edificante, concepito per insegnarci astrattamente qualcosa. Siamo di fronte a qualcosa di sensibile, di concreto, che si può toccare. Dio è entrato in maniera dirompente nella storia umana. Non ne è rimasto lontano, assiso in un cielo irraggiungibile. Ha mandato il Figlio, incarnato nel seno della Vergine Maria. Figlio che duemila anni fa avremmo potuto vedere, toccare, ascoltare in maniera sensibile.
    Ut in omnibus glorificetur Deus (1 Pt 4,11)(Rb 57,9)

  10. #10
    Veterano di CR L'avatar di marco1961
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    Citazione Originariamente Scritto da a_ntv Visualizza Messaggio
    Be', la Bibbia non è stata faxata dal cielo, e rappresenta una delle forme della Tradizione.
    Utilizzando un termine moderno oso dire, e ne sono convinto, che la Bibbia è stata "faxata" dal cielo. Infatti è stata scritta da autori umani ma ispirati dallo Spirito Santo. Questo Spirito divino ha illuminato i pensieri degli scrittori lasciando però loro la libertà di descrivere con la propria fantasia quanto gli veniva ispirato, spiritualmente comunicato o (faxato).
    Ecco il motivo dei racconti violenti di cui tanto si parla.
    Ultima modifica di marco1961; 25-11-2009 alle 21:52

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