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Discussione: Traduzioni discutibili della Bibbia

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Tutto è nato dalla combinazione di due cose, una è la lettura assidua della bibbia [...] l'altra è l'esperienza di grazia ricevuta, [...] durante le letture successive dei passaggi biblici "ostici" nei quali continuavo a sbattere la testa: è successo che di colpo ho cominciato ad "usare" quella sensazione di Dio come disposizione mentale durante la lettura ed ecco che non sono più riuscito a credere a "certe cose" che nella bibbia vengono narrate (se prese alla lettera), perché le trovavo indegne di Dio, ed allora mi sono domandato pieno di "ardore", per rendere giustizia, nella mia mente, a quel Dio che mi si era manifestato - mi sono domandato, dicevo, se non fosse in realtà nascosto e da decodificare il vero senso di quei passaggi, e da allora ho cominciato a dare di matto scavando nel testo e scovando talvolta dei significati, che ritenevo finalmente degni di Dio, in alcuni di quei passaggi ostici.
    Ironia a parte (che può anche starci), in base a cosa puoi dire che è Dio a guidarti e non qualcosa d'altro? Ci sono tante persone che "sentono" delle cose, bisogna vedere poi questo loro "sentire" a cosa corrisponde. Anche io ho le mie "sensazioni" però poi, se è il caso, mi interrogo se vengono da me, da Dio o dal nemico. Il sentire delle cose non significa, di per sé, niente. Magari è la grazia divina, ma magari è qualche cosa d'altro.

    Sai qual è la regola d'oro per interpretare un testo o un opera? Chiedere, se possibile, all'autore di spiegarcelo. Nel caso non sia possibile perché morto o non reperibile, vedere se lui stesso ha lasciato detto o scritto come doveva essere interpretata la sua opera (Dante l'ha fatto ad esempio). Se non c'è quello il passo successivo è provare a chiedere a chi lo frequentava spesso e gli era familiare ed amico.

    Mi pare di capire che tu creda nella Bibbia. Ebbene nella Bibba è abbastanza evidente che Dio abbia affidato un compito a qualcuno, alla sua Chiesa ha affidato il compito di annunciare la Sua Parola (che è poi la Bibbia). Di più, parte della Parola è stata proprio scritta da quella Chiesa che lui ha fondato. Quindi, di fronte alla Bibbia, non siamo come brancolanti nel buio alla ricerca della verità su come interpretarla. Abbiamo una Chiesa a cui guardare e a cui chiedere. Posto che tu possa non credere o non fidarti dell'attuale, abbiamo tantissimi commenti alla Bibbia da parte della Chiesa primitiva, basti pensare a tutta la patrologia. Non è un caso che qualunque esegeta serio, che sia cattolico, che sia protestante, che sia ortodosso, o che sia non credente, nel fare un commento e nello studiare l'interpretazione del testo non può non far riferimento alla patristica (poi magari arriverà a conclusioni opposte, ma parte da lì)
    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    3. Con il tempo ho cominciato a consultare i lexicon
    Dove? A meno di essere in un seminario (molto fornito e prestigioso) o in una biblioteca universitaria non sono opere che trovi comunemente in biblioteca, spesso tra l'altro sono in tedesco e in inglese. In tutta la lombardia, ad esempio, ci sono solo 8 biblioteche che hanno "il grande lessico del nuovo testamento", è un opera in 16° volumi, non è un semplice dizionario e copre solo il nuovo.

    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    e a familiarizzare un po' con l'ebraico e con il greco. Sempre e soltanto per il desiderio di andare più a fondo nella comprensione di un significato non evidente.
    Questo va benissimo, ma per "contestare" una traduzione di Virgilio fatta dall'Einaudi, forse dovrei avere qualcosa di più che una familiarizzazione con il latino. Non credi?
    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Sono invece fermamente in disaccordo con colori i quali (magari mi sbaglio?) modellano la traduzione in modo da facilitare la resa di un certo significato, che costoro vogliono dare al testo.
    Questo è possibile che accada e in effetti ciò accadeva più in passato che non oggi, quando ancora si poteva "barare" perché il metodo filologico non era ancora stato affinato. Allora magari uno usava un manoscritto che riportava una lezione più favorevole rispetto ad un'altra. Oggi invece abbiamo acquisito un numero altissimo di manoscritti, abbiamo costituito dei testi critici da cui, bene o male, tutti concordano. Tutti (tranne i testimoni di Geova) partono per tradurre il nuovo testamento dall'edizione critica "Nestlé Aland", e tutti partono dal testo masoretico per tradurre l'antico. Chi traduce oggi ha a disposizione numerosi apparati critici. Quando un traduttore vede la scelta di un altro traduttore diversa, sa perfettamente il perché e il percome. C'è un motivo se oggi l'unica traduzione ad essere accusata di essere manipolata è quella dei testimoni di Geova, perché è l'unica ad esserlo.
    Si può essere in disaccordo con una determinata variante della Bibbia Cei, o della Riveduta, ma per entrambe le varianti c'è alla base un metodo critico filologico, non una faziosità arbitraria. Oggi non c'è più una guerra sulle traduzioni (TdG esclusi). Non a caso esistono bibbie interconfessionali, e spesso sono usate (per via della loro economicità) dalle parrocchie. Cosa una volta impensabile.
    Chiunque traducesse in mala fede verrebbe immediatamente sputt, hem, screditato dal mondo accademico (come infatti accade ai TdG). Nell'era della rete, dove non c'è censura e un documento può fare il giro del mondo in un minuto una palese manomissione del testo sarebbe subito nota.

    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Mi sono infatti convinto - nella mia ignoranza e nella follia delle mie visioni - che l'intento di alcuni traduttori (o comitati di traduzione) sia quello di sviare il lettore comune dalla comprensione del significato autentico del testo, significato difficilissimo da scoprire ma che porterebbe il lettore alla visione di una verità sbalorditiva, sull'esistenza in generale, e in particolare sulla situazione della nostra presenza qui sulla Terra oggi.
    Questa mi sa tanto di teoria del complotto. Abbiamo troppi manoscritti, troppi commenti antichi, troppi traduttori indipendenti e appartenenti a diverse confessioni, perché questo possa accadere. Al massimo ti concedo, che la Chiesa cattolica, in qualche occasione tenda ad edulcurare o alleggerire alcuni passaggi della Bibbia cruenti o scabrosi o poco "politicamente corretti", ma mai con l'obbiettivo di sviare.

    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    4. Ho trovato il volume su google-books e ad una prima lettura mi piace molto. "Al lettore di oggi tutto ciò può sembrare piuttosto trascurabile" dice Ratzinger commentando l'episodio dell'asino legato. Dall'infero della mia ignoranza io mi sento d'accordo con l'autore ed anzi trovo che la sua posizione in merito sostenga almeno in parte la mia vergognosa arroganza nell'aver usato la parola "discutibile". Quel "trascurabile" usato da Ratzinger io lo trasferisco all'aver tradotto con "eletto" laddove è scritto "unto". Il traduttore ha trascurato, così facendo, qualcosa di molto importante...
    Ecco se leggerai il libro ti renderai conto di quanto sia umile lui nel valutare le ipotesi altrui.

    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Infatti, il lettore può comunque capire tutto. Il lettore, qualsiasi lettore, ad una prima lettura superficiale del testo, in questo modo può capire ogni cosa... Oggi si ragiona così: le cose devono avere una apparenza comprensibile. È questo che importa. Tutto il resto è trascurabile... L'apparenza deve lasciare tranquilli, non deve lasciare dubbi, incertezze, curiosità.
    Questo non lo dice nessuno men che meno il papa.

  2. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    alexpeppino (07-06-2016), Pollo (07-06-2016)

  3. #12
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    Ho una curiosità riguardo Deuteronomio 23:20 (23:21 nella CEI) nella Nuova Riveduta:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo prossimo, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in tutto ciò cui metterai mano nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.

    Invece CEI insieme a, mi pare, tutti gli altri anche in altre lingue, comprese Riveduta e Diodati:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello, perché il Signore tuo Dio ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano, nel paese di cui stai per andare a prender possesso
    . (Fratri autem tuo absque usura id quo indiget, commodabis: ut benedicat tibi Dominus Deus tuus in omni opere tuo in terra, ad quam ingredieris possidendam.)


    Scusate se non vado a pescare le ricorrenze ma se non sbaglio nell'AT si intende e si rende con "prossimo" (almeno) anche lo straniero residente mentre con "fratello" solo il connazionale. Trattandosi di una norma giuridica la differenza mi sembra sostanziale e non riesco a trovare un motivo per questa scelta della Società Biblica di Ginevra.
    Ultima modifica di gatsilv; 07-06-2016 alle 14:38

  4. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da gatsilv Visualizza Messaggio
    Ho una curiosità riguardo Deuteronomio 23:20 (23:21 nella CEI) nella Nuova Riveduta:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo prossimo, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in tutto ciò cui metterai mano nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.

    Invece CEI insieme a, mi pare, tutti gli altri anche in altre lingue, comprese Riveduta e Diodati:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello, perché il Signore tuo Dio ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano, nel paese di cui stai per andare a prender possesso
    .

    Scusate se non vado a pescare le ricorrenze ma se non sbaglio nell'AT si intende e si rende con "prossimo" (almeno) anche lo straniero residente mentre con "fratello" solo il connazionale. Trattandosi di una norma giuridica la differenza mi sembra sostanziale e non riesco a trovare un motivo per questa scelta della Società Biblica di Ginevra.
    Purtroppo posso darti solo qualche info generale. Il deuteronomio interlineare non l'ho ancora comprato. Però in rete si trova quello in inglese e la parola in questione è tradotta proprio con fratello (brother)

    Ecco che qui puoi trovare una risposta, secondo me, molto convincente del perché sia stado tradotto con prossimo:

    Al centro della storia del buon samaritano vi è la domanda fondamentale dell’uomo. La pone al Signore un dottore della Legge, quindi un maestro dell’esegesi: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Luca aggiunge che il dottore fece quella domanda a Gesù per metterlo alla prova. Egli personalmente, in quanto dottore della Legge, conosce la risposta che vi dà la Bibbia, ma vuole vedere che cosa dice al riguardo quel profeta digiuno di studi biblici. Il Signore lo rimanda molto semplicemente alla Scrittura che egli, appunto, conosce e lascia che sia lui stesso a dare la risposta. Il dottore della Legge risponde con esattezza mettendo insieme Deuteronomio 6,5 e Levitico 19,18: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10,27). Riguardo a questa domanda Gesù non insegna cose diverse dalla Torah, il cui intero significato è racchiuso in questo duplice comandamento. Ora, però, quest’uomo dotto, che da sé conosce benissimo la risposta alla sua domanda, deve comunque giustificarsi: la parola della Scrittura è indiscussa, ma come essa debba essere applicata nella pratica della vita solleva questioni che sono molto dibattute nella scuola (e anche nella vita stessa).

    La domanda, nel concreto, è: chi è «il prossimo»? La risposta abituale, che poteva poggiarsi anche su testi delle Scritture, affermava che «prossimo» significava «connazionale». Il popolo costituiva una comunità solidale, in cui ognuno aveva delle responsabilità verso l’altro, in cui ogni individuo era sostenuto dall’insieme e quindi doveva considerare l’altro, «come se stesso», parte di quell’insieme che gli assegnava il suo spazio vitale. Gli stranieri, allora, le persone appartenenti a un altro popolo, non erano «prossimi»? Ciò, però, andava contro la Scrittura, che esortava esplicitamente ad amare anche gli stranieri ricordando che in Egitto Israele stesso aveva vissuto un’esistenza da forestiero. Tuttavia, il dove porre i confini restava argomento di discussione. In generale si considerava appartenente alla comunità solidale e quindi «prossimo» solo lo straniero che si era stanziato nella terra d’Israele. Erano diffuse anche altre limitazioni del concetto di «prossimo». Una dichiarazione rabbinica insegnava che non bisognava considerare come «prossimo» l’eretico, il delatore e l’apostata.
    Joseph Ratzinger Opera Omina Vol 6/1 Gesù di Nazaret - La figura e il messaggio, pag 301-302.

    Sul valore giuridico e la sua evoluzione in merito relativo al concetto di prossimo vedi anche il capitolo VIII "Il discorso della Montagna" in particolare il sottoparagrafo "Compromesso e radicalità profetica" dove vengono spiegati i concetti di diritto casuistico e diritto apodittico. Pag 236 e seguenti.

  5. Il seguente utente ringrazia chipko per questo messaggio:

    gatsilv (07-06-2016)

  6. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da gatsilv Visualizza Messaggio
    Ho una curiosità riguardo Deuteronomio 23:20 (23:21 nella CEI) nella Nuova Riveduta:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo prossimo, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in tutto ciò cui metterai mano nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.

    Invece CEI insieme a, mi pare, tutti gli altri anche in altre lingue, comprese Riveduta e Diodati:

    Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello, perché il Signore tuo Dio ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano, nel paese di cui stai per andare a prender possesso
    . (Fratri autem tuo absque usura id quo indiget, commodabis: ut benedicat tibi Dominus Deus tuus in omni opere tuo in terra, ad quam ingredieris possidendam.)


    Scusate se non vado a pescare le ricorrenze ma se non sbaglio nell'AT si intende e si rende con "prossimo" (almeno) anche lo straniero residente mentre con "fratello" solo il connazionale. Trattandosi di una norma giuridica la differenza mi sembra sostanziale e non riesco a trovare un motivo per questa scelta della Società Biblica di Ginevra.
    Caro Gatsilv, ben tornato! Al tuo quesito giuridico, come ben sai, noi cattolici possiamo dare solo qualche piccola suggestione: gli esperti sulle halakot siete voi fratelli maggiori…
    In ogni caso la legge biblica sul prestito è simpatica e alquanto nota negli studi perché nella Bibbia se ne hanno tre versioni:
    • Es 22,24 «Se tu presti denaro a [qualcuno del] mio popolo (‘ammî), all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse»;
    • Deut 23,20-21 «Non farai al tuo fratello (’aḥîka) prestiti a interesse, né di denaro né di viveri né di qualunque cosa che si presta a interesse. Allo straniero (nokrî) potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello (’aḥîka)…»
    • Lev 25,35-36 «Se il tuo fratello (’aḥîka) che è presso di te cade in miseria ed è inadempiente verso di te, sostienilo come un forestiero (gēr) o un ospite (tôšab), perché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi né utili…»

    Come puoi vedere, la resa più letterale del passo che citi è «fratello» e non «prossimo», anche se, nel libro del Deuteronomio, entrambe le definizioni indicano colui che appartiene al popolo d’Israele. Pertanto nemmeno io vedo il motivo di questa resa nella Nuova Riveduta.

    Tornando alle tre versioni della legge, in Esodo l'indigente «che sta con te» (cioè il soggiornante privo di proprietà terriera; forse il ritornato dall’esilio?) è equiparato al «fratello». Nella versione del Deuteronomio si estende il divieto di interesse a tutte le cose (e non solo al denaro), mentre si ammette esplicitamente tale interesse per lo straniero (nokrî è colui che non appartiene a Israele, esso è spesso considerato malvagio).
    In Levitico la norma diviene più impegnativa, perché non solo non si deve applicare alcun interesse, ma c'è l'obbligo di sostenere il fratello, il «forestiero» [gēr, non nokrî!, cioè colui che pur non avendo discendenza di sangue con i residenti ebrei, non è considerato malvagio (anche Abramo è gēr in Israele, cfr. Gen 17:8; Gen 20:1; Gen 23:4), ma quasi come un pellegrino o un emigrato] e anche il «soggiornante-ospite».

  7. Il seguente utente ringrazia Pollo per questo messaggio:

    gatsilv (08-06-2016)

  8. #15
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    Sono veramente confuso da questo modo di fare. Se c'è scritto 'fratello' non potevano tradurre 'fratello'?
    Non uso la funzione 'Ringrazia' perché non mi piace. Pregate per me, peccatore.

  9. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Singapore Visualizza Messaggio
    Sono veramente confuso da questo modo di fare. Se c'è scritto 'fratello' non potevano tradurre 'fratello'?
    Tratto dalla prefazione di un libro della serie di Harry Potter
    La traduzione di un libro tocca corde sensibilissime nel cuore e nella mente dei lettori: si tratta di passare da una lingua all'altra rispettandone "suoni e visioni" e mantenendo intatta la suggestione delle parole. In questo senso, la serie di Harry Potter ha comportato scelte editoriali molto delicate.
    Non è per sembrar profano, ma se la traduzione di HP, con autrice viva e contemporanea e di argomento leggero e non filosofico, ha comportato "scelte editoriali molto delicate" figuratevi che problemi ci sono con la Bibbia.

    È possibile che quei traduttori abbiano voluto armonizzare quel passaggio con il nuovo testamento, può essere che abbiano scelto quel termine per far comprendere meglio lo spirito di quel passo, ovvero che il divieto di prestare ad usura non era vietato solo al fratello. Ci possono essere tanti motivi, non sempre è corretto utilizzare il termine esatto e non sempre è sbagliato. Dipende da tantissimi fattori, non per ultimo, l'utilizzatore finale a cui la traduzione guarda.

  10. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da chipko Visualizza Messaggio
    Non è per sembrar profano, ma se la traduzione di HP, con autrice viva e contemporanea e di argomento leggero e non filosofico, ha comportato "scelte editoriali molto delicate" figuratevi che problemi ci sono con la Bibbia.

    È possibile che quei traduttori abbiano voluto armonizzare quel passaggio con il nuovo testamento, può essere che abbiano scelto quel termine per far comprendere meglio lo spirito di quel passo, ovvero che il divieto di prestare ad usura non era vietato solo al fratello. Ci possono essere tanti motivi, non sempre è corretto utilizzare il termine esatto e non sempre è sbagliato. Dipende da tantissimi fattori, non per ultimo, l'utilizzatore finale a cui la traduzione guarda.
    Più che profano, io direi blasfemo.
    Adesso siamo arrivati a mettere la bibbia sullo stesso piano di un HP...
    "Armonizzare il passaggio?"
    "Far comprendere meglio?"
    "Dipende dall'utilizzatore finale?" (dove l'ho già sentita questa?? )
    Io forse esagero nell'atteggiamento contrario, ma mi pare che qui stia sparendo del tutto il senso del valore del sacro, o almeno di un testo sacro.

  11. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Più che profano, io direi blasfemo.
    Adesso siamo arrivati a mettere la bibbia sullo stesso piano di un HP...
    Non c'è nessuna blasfemia e non ho messo i due libri sullo stesso piano, tutto il contrario. Ho semplicemente mostrato come il tradurre sia problematico SEMPRE
    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    "Armonizzare il passaggio?"
    "Far comprendere meglio?"
    Anche quello fa parte del tradurre.
    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    "Dipende dall'utilizzatore finale?" (dove l'ho già sentita questa?? )
    Ovviamente il significato è questo, come chiunque lavori ad un prodotto che poi deve essere venduto sa.
    Citazione Originariamente Scritto da alexpeppino Visualizza Messaggio
    Io forse esagero nell'atteggiamento contrario, ma mi pare che qui stia sparendo del tutto il senso del valore del sacro, o almeno di un testo sacro.
    Guarda che sei molto più "blasfemo" tu che accosti la bibbia ad uno dei tanti altri racconti mitologici, mettendo tutto sullo stesso piano

  12. #19
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    Se non ricordo male già in passato sul forum è venuto fuori un discorso del genere.

    Io sono un letteralista: per fare l'esempio dell'inglese, "piovere gatti e cani" lo voglio leggere tradotto così, perché:

    1) Dai, ci posso anche arrivare che vuol dire "piovere a dirotto". Al limite mettetemi una nota: "in inglese piovere gatti e cani vuol dire piovere a dirotto".

    2) Le parole sono importanti. Magari altrove nel testo si parla di nuovo di gatti e cani, e questo potrebbe indicare che c'è qualcosa da capire.

    3) Aiuta a entrare nella mentalità del testo: per gli inglesi, quando sta piovendo tanto, stanno piovendo degli animali domestici! Tanto le espressioni idiomatiche della nostra lingua le capiamo benissimo, possiamo anche impararne di nuove: sarei felice di fare questo sforzo per la Bibbia.

    È possibile che quei traduttori abbiano voluto armonizzare quel passaggio con il nuovo testamento, può essere che abbiano scelto quel termine per far comprendere meglio lo spirito di quel passo, ovvero che il divieto di prestare ad usura non era vietato solo al fratello.
    Sì ma fatto sta che il testo sacro diceva fratello e non prossimo. Il lettore può anche fare uno sforzo; e se non può, allora bastava mettere una nota. Queste note dovrebbero essere considerate parte integrante della traduzione.

    Dipende da tantissimi fattori, non per ultimo, l'utilizzatore finale a cui la traduzione guarda.
    È vero, per questo sarebbe interessante avere una doppia traduzione cattolica; tornando all'esempio dell'espressione inglese "it's raining cats and dogs", per la maggior parte del popolo può anche andar bene tradurre "sta piovendo a dirotto", ma magari c'è chi vuole approfondire, e chi ha il carisma della parola di Dio, cui conviene leggere "piovono gatti e cani". Sarebbe una versione fitta di note, che per il lettore normale interromperebbero la lettura, ma il lettore approfondito vuole imparare che piovere gatti e cani vuol dire piovere a dirotto, allo stesso modo in cui capisce benissimo le espressioni idiomatiche della propria lingua.

    Mi rendo conto che sono per una traduzione pedantemente letterale, e che probabilmente sono uno dei pochi sulla faccia della Terra. Però vorrei capire: la Nuova Riveduta tende relativamente spesso a fare traduzioni del genere ('fratello'), oppure in generale le fa più letterali ('prossimo')?
    Non uso la funzione 'Ringrazia' perché non mi piace. Pregate per me, peccatore.

  13. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Singapore Visualizza Messaggio
    Mi rendo conto che sono per una traduzione pedantemente letterale, e che probabilmente sono uno dei pochi sulla faccia della Terra. Però vorrei capire: la Nuova Riveduta tende relativamente spesso a fare traduzioni del genere ('fratello'), oppure in generale le fa più letterali ('prossimo')?
    Vorrei rimarcare, senza alcuna critica ma solo per informazione, che la Nuova Riveduta è una traduzione evangelica, non cattolica.

    Per rispondere a Singapore: da quel (poco) che l'ho utilizzata, mi pare una buona traduzione, essa cerca di rendere il testo della Bibbia in un italiano corrente e scorrevole (quindi non è una traduzione letterale), e tiene conto della critica testuale.

    Ora un pensiero personale. Come ho già detto altre volte, a mio parere una una traduzione di tipo "letterale" non è migliore di una in lingua corrente, soprattutto per quanto concerne l'Antico Testamento. Questo per le difficoltà intrinseche alla resa letterale e non certo per la necessità di riempire il testo di annotazioni (che spesso sono utili).
    Anche una resa "ultra-letterale", quella "parola-per-parola", pur essendo utile come strumento di lavoro per chi studia, spesso si tratta di una operazione interpretativa. Già all'inizio della Bibbia abbiamo un esempio calzante in proposito:
    berē’šît bārā’ ’ēlōhîm come renderlo "parola per parola"? il sostantivo ebraico rē’šît («principio») è in stato assoluto o costrutto? A seconda di come lo "interpreto" (e di come giudico la sintassi della frase) avrò due tipi di traduzione:
    1. se lo interpreto allo stato assoluto avrò «In principio creò Dio...»
    2. se lo interpreto allo stato costrutto avrò «Nel principio del creare di Dio...», cioè «Quando Dio iniziò a creare...» (già Rashi di Troyes traduceva così, notando che in tutta la Scrittura berē’šît ricorre sempre allo stato costrutto, e citava a supporto di tale sintassi Os 1,2 teḥillat dibber YHWH resa da tutti con «Quando il Signore cominciò a parlare...»).

  14. Il seguente utente ringrazia Pollo per questo messaggio:

    chipko (09-06-2016)

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