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Discussione: Messianismo ebraico “materialista” e Cristiano “spiritualista”?

  1. #11
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    Come promesso ecco alcuni riferimenti della tradizione ebraica sul Messia sofferente.
    Interpretazioni giudaico messianiche di Isaia 53 prese e tradotte da me dal sito Jews for Jesus : https://jewsforjesus.org/answers/jew...f-isaiah-53-2/


    Comunemente si sostiene che Isaia 53 non fu mai considerato un passo messianico dai rabbini e dai saggi ebrei. Talvolta l'affermazione è formulata come "l'ebraismo insegna che Isaia 53 si riferisce alla nazione di Israele”.
    Il fatto è che Isaia 53 (più precisamente 52:13 - 53:12) è stato interpretato in termini messianici da un'ampia varietà di commentatori ebrei per un lungo periodo di tempo. Altre interpretazioni sono state certamente offerte, compreso il punto di vista, reso popolare da Rashi in epoca medievale, che il profeta parli della nazione di Israele. Tuttavia l'interpretazione messianica ha una lunga storia nell'esegesi biblica ebraica, come dimostrano le citazioni che seguono.


    1) Dal Targum ( che significa Traduzione)
    Ecco, il Mio Servo il Messia prospererà.
    Targum (“Targum Jonathan”) riferito a Isaia 52:13, varie edizioni (come Samson H. Levey, The Messiah: An Aramaic Interpretation; the Messianic Exegesis of the Targum.” Cincinnati: Hebrew Union College, 1974, p. 63).

    2) Dal primo ciclo di letture della sinagoga
    Sappiamo che le omelie messianiche basate sulla storia di Giuseppe (il suo ruolo di salvatore preceduto dalla sofferenza), e che utilizzavano Isaia 53 come parte profetica, venivano predicate in certe vecchie sinagoghe che usavano il ciclo triennale ...
    Rav Asher Soloff, “The Fifty Third Chapter of Isaiah According to the Jewish Commentators, to the Sixteenth Century” (Ph.D. Thesis, Drew University,1967), p. 146.

    3) Dal primo ciclo di letture della sinagoga
    L'aggiunta del passo di Isaia 53,4-5 [al ciclo delle letture della sinagoga] era evidentemente di portata messianica a causa della teoria di un Messia sofferente. La prima parte ( Isaia 52.7 sgg.) trattava della redenzione di Israele, e in questo contesto le tribolazioni del Messia vengono ricordate brevemente con la recita di questi due 2 versetti.
    Jacob Mann, The Bible as Read and Preached in the Old Synagogue (NY: Ktav, 1971, © 1940), p. 298.

    3) Dal Talmud Babilonese (Sanhedrin 98b)
    I rabbini dissero: Il suo nome è "il lebbroso", come è scritto, “sicuramente egli ha portato le nostre sofferenze e ha portato i nostri dolori: tuttavia lo stimammo come un lebbroso, colpito da Dio e afflitto.” [Isaia 53: 4].
    Soncino Talmud edition.

    4)Ruth Rabbah 5:6
    La quinta interpretazione [di Rut 2:14] fa riferimento al Messia. “Vieni qui”: avvicinamento allo stato reale. E mangiare del PANE si riferisce al pane della famiglia reale; “ e intingi il tuo boccone nell’aceto”si riferisce alle sue sofferenze, dal momento che è scritto :”ma fu ferito a causa delle nostre trasgressioni”. (Is 53, 5).
    Soncino Midrash Rabbah (vol. 8, p. 64).

    5)Il Karaita Yefeth ben Ali (10 ° secolo.)
    Quanto a me, sono incline, con Benjamin di Nehawend, a considerarlo come allusione al Messia, e come una descrizione della sua condizione in esilio, dal momento della sua nascita alla sua ascesa al trono: perchè il profeta inizia parlando del suo essere seduto in una posizione di grande onore, e poi torna a riferire tutto ciò che gli accadrà durante la prigionia. Egli ci permette di comprendere due cose: in primo luogo, che il Messia raggiungerà il suo più alto grado di onore dopo lunghe e serie prove; e in secondo luogo, che queste prove saranno inviate su di lui come una specie di segno, così che, anche trovandosi sotto il giogo delle disgrazie pur rimanendo puro nelle sue azioni, può conoscere di essere il desiderato ....
    S. R. Driver and A. Neubauer, editors, The Fifty-third Chapter of Isaiah According to the Jewish Interpreters (2 volumes; New York: Ktav, 1969), pp. 19-20.

    6) Un'altra dichiarazione di Yefeth ben Ali:
    Con le parole "sicuramente ha portato le nostre malattie", significa che il dolore e la malattia in cui è caduto sono stati meritati da loro, ma che egli li ha sopportati al loro posto. . . E qui penso sia necessario fermarsi per qualche istante, per spiegare perché Dio ha voluto che queste malattie siano sopraggiunte al Messia per amore di Israele. . . . La nazione meritava da Dio una punizione più grande di quella che effettivamente li colpiva, ma non era abbastanza forte per sopportarlo. . . Dio nomina il suo servitore per portare i loro peccati, e così facendo alleggerisce la loro punizione in modo che Israele non possa essere completamente sterminato.
    Driver and Neubauer, pp. 23 ff.; Soloff pp. 108-109.

    7) Un'altra dichiarazione di Yefeth ben Ali:
    "E il Signore ha posto su di lui l'iniquità di tutti noi". Il profeta non vuole intendere l’iniquità, ma la punizione per l'iniquità, come nel passaggio, "Sii sicuro che la tua iniquità ti raggiungerà" (Num.32, 23). .
    Driver and Neubauer, p. 26; Soloff p. 109.

    8 ) Misteri di R. Shim’on ben Yohai (midrash, data incerta)
    E Armilaus si unirà alla battaglia con il Messia, figlio di Efraim (Giuseppe), nella porta orientale. . .; e il Messia, figlio di Efraim, morirà là, e Israele piangerà per lui. E dopo, il Santo rivelerà loro il Messia, il figlio di Davide, che Israele vorrà lapidare, dicendo: Tu parli falsamente; il Messia è già stato ucciso, e non c'è altro Messia che si alzi (dopo di lui): e così lo disprezzeranno, come è scritto, "Disprezzato e abbandonato dagli uomini", ma Egli si volgerà e si nasconderà da loro, secondo le parole: "Come se uno nascondesse la sua faccia da noi".
    Driver and Neubauer, p. 32 citando l’edizione di Jellinek, Beth ha-Midrash (1855), part iii. p. 80.

    9) Lekach Tov (11° secolo.midrash)
    "E il suo regno [d'Israele] sia esaltato", ai giorni del Messia, di cui è detto, "Ecco, il mio servo prospererà; sarà elevato ed esaltato, ed estremamente elevato. "
    Driver and Neubauer, p. 36.

    10) Maimonide, Lettera a Yemen (12° secolo)
    Quale sarà il modo dell'avvento del Messia e dove sarà il luogo del suo aspetto? . . . E Isaia parla in modo simile del tempo in cui apparirà, “senza che suo padre o madre di famiglia siano conosciuti, venne davanti a lui come un virgulto, e come una radice dalla terra arida”, ecc. Ma il fenomeno unico che seguirà alla sua manifestazione è che tutti i re della terra saranno gettati nel terrore per la fama di lui - i loro regni saranno in costernazione, e loro stessi penseranno se opporsi a lui con le armi, o adottare un diverso atteggiamento, confessando la loro incapacità di contendere con lui o di ignorare la sua presenza, e così confusi dalle meraviglie che vedranno in lui, metteranno le mani sulla bocca; Isaia dice , quando descrive il modo in cui i re gli daranno ascolto, “ davanti a lui i re chiuderanno la bocca”; perchè ciò che non era stato loro detto lo hanno visto e quello che non avevano sentito lo hanno percepito.
    Driver and Neubauer vol 1: p. 322. Edition is Abraham S. Halkin, ed., Igeret Teman (NY: American Academy for Jewish Research, 1952). See Soloff pp. 127-128.

    11) Zohar II, 212a (medioevale)
    C'è nel Giardino dell'Eden un palazzo chiamato il Palazzo dei Figli della Malattia. Entra in questo palazzo il Messia e chiama ogni pena e ogni castigo di Israele. Tutti questi vengono e riposano su di lui. E se non li avesse così portatisu di Sé, nessun uomo sarebbe stato in grado di sopportare i castighi di Israele per le trasgressioni della legge; come è scritto, "Sicuramente sono le nostre malattie che Egli ha portato".
    Cited in Driver and Neubauer, pp. 14-15 from section “va-yiqqahel”. Traduzione da Frydland, Rachmiel, What the Rabbis Know About the Messiah (Cincinnati: Messianic Literature Outreach, 1991), p. 56, n. 27..

    12)Nachmanides (R. Moshe ben Nachman)(13° secolo)
    La giusta opinione riguardo a questa pericope è supporre che con la frase "mio servo" si intenda l'intero Israele. . . Una diversa opinione, tuttavia, è adottata dal Midrash, che rimanda il termine al Messia, ed è quindi necessario per noi spiegarlo anche in conformità con il punto di vista sostenuto da questa tradizione. Il profeta dice: Il Messia, il figlio di Davide, di cui il testo parla, non sarà mai conquistato dalle mani dei suoi nemici. E, infatti, il testo lo insegna chiaramente. . . .

    E per le sue piaghe siamo stati guariti - perché le piaghe con cui è tormentato e angosciato ci guariranno; Dio ci perdonerà per la sua giustizia, e saremo guariti sia dalle nostre stesse trasgressioni che dalle iniquità dei nostri padri.
    Driver and Neubauer, pp. 78 ff.

    13) Yalkut (13° secolo.)
    Chi sei tu, grande montagna (Zacc. Iv. 7). Si riferisce al Re Messia. E perché lo chiama "la grande montagna?" Perché è più grande dei patriarchi, come è stato detto, "Il mio servo sarà elevato, e innalzato, ed estremamente elevato" - sarà più alto di Abramo,. . . innalzato sopra Mosè,. . . più alto degli angeli del servizio.
    Driver and Neubauer, p. 9.


    14) Yalkut ii. 620 (13° secolo) riguardo al salmo 2 v.6
    Io, l'ho tirato fuori dai castighi. . . . I castighi sono divisi in tre parti: una per Davide e per i padri, una per la nostra generazione e una per il Re Messia; e per questo è scritto: "Fu ferito per le nostre trasgressioni", ecc.
    Driver and Neubauer, p. 10.

    15)R. Mosheh Kohen ibn Crispin (14°secolo)
    In questa sezione ( Isaia 53,3-5) i commentatori concordano nello spiegare la prigionia di Israele, sebbene il numero singolare sia usato in tutto questo. . . Dal momento che non c'è nessuna causa che ci costringa a farlo, perché dovremmo interpretare qui la parola collettivamente, e quindi distorcere il passaggio dal suo senso naturale ?. . . In questo senso mi sembra che le porte dell'interpretazione letterale vengano come chiuse compiendosi così le parole "si stancarono per trovare l'ingresso", avendo abbandonato la conoscenza dei nostri Maestri e, inclini alla "testardaggine dei loro i propri cuori "e della loro stessa opinione. Io invece sono lieto di interpretarlo, secondo l'insegnamento dei nostri rabbini, a proposito del Re Messia, e starò attento, per quanto ne so, ad aderire al senso letterale.
    Driver and Neubauer, pp. 99-100.

    16) un altro commento di R. Mosheh Kohen ibn Crispin
    “Se la sua anima si trasforma in un'offerta per la trasgressione”, sottintendendo che la sua anima verrà tratterà come colpevole, e quindi riceverà la punizione per i nostri debiti e trasgressioni.
    Driver and Neubauer, p. 112.

    17) R. Sh’lomoh Astruc (14° secolo.)
    Il mio servitore prospererà…e il profeta chiama il re Messia mio servitore, parlando di lui come uno che è stato inviato. Può anche chiamare tutto il popolo mio servitore, dal momento che dice “sopra il mio popolo” (lii 6): ma quando parla del popolo, il Re Messia è incluso in esso; e quando parla del Re Messia, il popolo è incluso in lui. Ciò che dice allora è che il mio servitore, il Re Messia, prospererà.
    Driver and Neubauer, p. 129.

    18) R. Elijah de Vidas (16th c.)
    Poiché il Messia porta le nostre iniquità che producono l'effetto del Suo essere ferito, ne consegue che chiunque non ammetterà che il Messia soffre così per le nostre iniquità, dovrà sopportare e soffrire a sua volta per gli stessi dolori.
    Driver and Neubauer, p. 331.

    19) Rabbi Moshe Alshekh (El-Sheikh) di Sefad (16° secolo)
    Posso osservare, quindi, che i nostri rabbini con una sola voce accettano e affermano l'opinione che il profeta sta parlando del re Messia, e anche noi stessi aderiamo alla stessa visione
    Driver and Neubauer, p. 258.

    20) Herz Homberg (18°-19° secolo)

    Il fatto è che si riferisce al Re Messia, che verrà negli ultimi giorni, quando piacerà al Signore di riscattare Israele tra le diverse nazioni della terra ... Qualunque cosa abbia subito è stata in conseguenza della loro propria trasgressione, il Signore lo ha scelto per essere un sacrificio per la colpa, come il capro espiatorio che portava tutte le iniquità della casa d'Israele.
    Driver and Neubauer, p. 400-401.

    21) Dal servizio musaf (aggiuntivo) per il Giorno dell’Espiazione , Philips machzor (20 ° c.)
    Il nostro giusto unto si è allontanato da noi: l'orrore ci ha preso, e noi non abbiamo da giustificarci. Egli ha sopportato il giogo delle nostre iniquità e la nostra trasgressione, ed è ferito a causa della nostra trasgressione. Porta i nostri peccati sulla sua spalla, affinché possa trovare il perdono per le nostre iniquità. Saremo guariti dalla sua ferita, nel momento in cui l'Eterno creerà lui (il Messia) come una nuova creatura. Oh, sollevalo dal circolo della terra. Sollevalo da Seir, per riunirci la seconda volta sul Monte Libano, per mano di Yinnon.
    A. Th. Philips, Machzor Leyom Kippur / Prayer Book for the Day of Atonement with English Translation; Revised and Enlarged Edition (New York: Hebrew Publishing Company, 1931), p. 2
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  2. Il seguente utente ringrazia SignorVeneranda per questo messaggio:

    Raffaele (15-12-2017)

  3. #12
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    Si ma quante sono le interpretazioni giudaico messianiche di Isaia precedenti a Gesù?
    (ricordo che abbiamo iniziato a parlare di ebraismo all'epoca di Gesù, non successivo)

    Mi sembra che le interpretazioni che hai citato siano tutte successive alla caduta di Gerusalemme ed alle guerre giudaiche.
    Dopo tali sanguinosi eventi in effetti ci fu una rilettura delle sacre scritture ed in modo particolare di Isaia
    ma si tratta di interpretazioni marginali, non condivise da tutto l'ebraismo ed infatti attualmente quai tutto l'ebraismo orotodosso
    non crede a tale interpretazione anche perchè troppo simile all'interpretazione cristiana.
    Per noi cristiani invece l'interpretazione messianica di Isaia è condivisa praticamente da tutte le confessioni cristiane
    ed è molto antica poichè è già presente nel cristianesimo delle origini.

  4. #13
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  5. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    L'ho già letto un po' di tempo fa ma riporta anch'esso interpretazioni di Isaia posteriori alla caduta di Gerusalemme.
    Come dice Martone,(pag. 85, Il giudaismo antico, Carocci):
    Ne' bisogna dimenticare che, secondo Es 32,32-33, Dio rifiuta l'offerta di Mosè, innocente, di espiare per la colpa degli ebrei che avevano adorato il vitello d'oro, rispondendogli: "Cancellerò dal mio libro chi ha peccato contro di me." La mentalità ebraica pare dunque lontana dalla possibilità di ammettere la morte espiatoria di un innocente, dal momento che sarà chi ha peccato contro Dio a subire la punizione...

    Il concetto di morte del Messia è completamente estraneo ai vari frammenti ritrovati a Qumran (resta il dubbio sul frammento 4Q285 ma ormai si propende per un'interpretazione diversa, non in senso messianico).
    D'altra parte la morte del Messia, secondo S. Paolo (1Co 1,23) costituisce scandalo per i giudei.

  6. #15
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    Questo scandalo tuttavia, che è lo stesso dei discepoli di Emmaus, non ha il suo fondamento su una mancanza di tradizione sulle sofferenze del Messia.
    Questo è almeno quanto pensa Gesù Cristo stesso che non risponde ai discepoli di Emmaus dicendo " vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il Messia doveva soffrire" ma dice" stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Non era la mancanza di materiale o di tradizione ma la mancanza di comprensione del cuore. Questo è almeno quanto pensava Gesù sull'argomento.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 16-12-2017 alle 17:23
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  7. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    Questo scandalo tuttavia, che è lo stesso dei discepoli di Emmaus, non ha il suo fondamento su una mancanza di tradizione sulle sofferenze del Messia.
    Questo è almeno quanto pensa Gesù Cristo stesso che non risponde ai discepoli di Emmaus dicendo " vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il Messia doveva soffrire" ma dice" stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Non era la mancanza di materiale o di tradizione ma la mancanza di comprensione del cuore. Questo è almeno quanto pensava Gesù sull'argomento.
    Su questo sono perfettamente d'accordo ma - ripeto - questo è il pensiero di Gesù,
    la sua personale interpretazione della scrittura.
    Non esiste una tradizione precedente a Gesù di un messia sofferente e divino
    (ad esempio non c'è nessun frammento a Qumran che ne parla salvo forse il 4Q285
    che è tuttavia incompleto e probabilmente parla di un messia che uccide il malvagio,
    un messaggio pertanto tutt'altro che evangelico):
    l'interpretazione offerta da Gesù è unica e senza precedenti poichè l'ebraismo rifiutava
    l'idea di un messia sofferente; un messia divino inoltre avrebbe creato seri problemi
    dal punto di vista teologico visto che il giudaismo era ed è rigidamente monoteista
    (si pensi alla lotta senza fine contro l'idolatria).
    Non a caso Gesù pertanto dice " vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il Messia doveva soffrire"
    oppure "stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!"
    poichè nessun prima di Gesù aveva dato un'interpretazione simile essendo in contrasto
    col principio che il giusto non può espiare le colpe di altri di Es 32,32-33.
    L'interpretazione della scrittura di Gesù è senza precedenti come senza precedenti
    sarà la devozione dei primi cristiani, giudei, nei suoi confronti al pari di Yhwh.
    Esaltare gli elementi di discontinuità, di frattura con l'ebraismo ci permette da un lato
    di apprezzare l'eccezionalità della figura di Gesù, vero Dio, vero uomo e dall'altro
    di rispettare i nostri fratelli ebrei (non possiamo pretendere che l'interpretazione del messia
    sofferente e divino fosse già presente prima di Gesù poichè questa è un'interpretazione
    cristiana).
    Un certo tipo di esegesi tende invece a ridimensionare la figura di Gesù attenuandone
    la novità, la singolarità del suo pensiero e del suo insegnamento nell'ambito del giudaismo
    del I d.c. (penso a Daniel Boyarin, Bart Ehrman (anche se mi pare stia cambiando idea su diverse cose), etc...)

    Pensare che dei giudei come gli apostoli o S. Paolo abbiano potuto dire o fare certe cose
    tenendo conto dell'ideologia e dell'impostazione teologica del giudaismo antico è incredibile
    se non impossibile... eppure è successo: è l'incontro col Cristo crocifisso e risorto
    che ha reso tutto ciò possibile per cui dobbiamo dire come S. Paolo, se Cristo non è risorto
    vana è la nostra fede.
    Senza questo incontro, senza la luce del risorto, il cristianesimo non sarebbe potuto nascere
    soprattutto in un contesto che rifiutava categoricamente l'idea di un messia come il Cristo,
    un messia sofferente e divino: la luce del risorto consentirà poi a noi cristiani di dare un'interpretazione
    del tutto nuova delle scritture.

    E non trovando traccia di un Messia sofferente e divino prima di Gesù,
    esaltiamo la novità assoluta del Cristo crocifisso e risorto.
    Ultima modifica di feanor74; 16-12-2017 alle 18:22

  8. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da feanor74 Visualizza Messaggio
    Su questo sono perfettamente d'accordo ma - ripeto - questo è il pensiero di Gesù,
    la sua personale interpretazione della scrittura.
    L'interpretazione di Gesù per noi cristiani è normativa

    Citazione Originariamente Scritto da feanor74 Visualizza Messaggio
    Non esiste una tradizione precedente a Gesù di un messia sofferente e divino
    (ad esempio non c'è nessun frammento a Qumran che ne parla salvo forse il 4Q285
    che è tuttavia incompleto e probabilmente parla di un messia che uccide il malvagio,
    un messaggio pertanto tutt'altro che evangelico):
    l'interpretazione offerta da Gesù è unica e senza precedenti poichè l'ebraismo rifiutava
    l'idea di un messia sofferente; un messia divino inoltre avrebbe creato seri problemi
    dal punto di vista teologico visto che il giudaismo era ed è rigidamente monoteista
    (si pensi alla lotta senza fine contro l'idolatria).
    Anche il cristianesimo è rigidamente monoteista

    Citazione Originariamente Scritto da feanor74 Visualizza Messaggio
    Non a caso Gesù pertanto dice " vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il Messia doveva soffrire"
    oppure "stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!"
    poichè nessun prima di Gesù aveva dato un'interpretazione simile essendo in contrasto
    col principio che il giusto non può espiare le colpe di altri di Es 32,32-33.
    Gesù non dice "vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il messia doveva soffrire"
    ma dice " stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti"
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  9. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    L'interpretazione di Gesù per noi cristiani è normativa
    La puntualizzazione credo si riferisca all'utilizzo dell'aggettivo "personale" ma personale va inteso come originale, quindi nuovo, non di certo come opinabile.
    L'insegnamento e l'interpretazione delle scritture offerti da Gesù sono assolutamente innovativi ed originali, concetto che ripeto e difendo fin dall'inizio.
    Siccome Gesù è Dio, è ovvio che la sua interpretazione personale, originale, quindi nuova è per noi normativa.


    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    Anche il cristianesimo è rigidamente monoteista
    La puntualizzazione allude al "rigidamente" ma l'ebraismo è notoriamente conosciuto per il suo rigoroso monoteismo, non è pertanto improprio o da vedere in contrapposizione.
    Il culto di molteplici dei (politeismo) e il concetto di un Dio singolo con più persone (come nella dottrina della Trinità) sono inconcepibili nell'Ebraismo.
    La principale e più importante dichiarazione per eccellenza in termini di definizione di Dio è lo Shema' Israel: "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno",
    anche tradotto come "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo" (Deuteronomio 6.4).

    Il cristinesimo invece non è soltanto monoteista ma anche e soprattutto trinitario:
    ciò che infatti accumuna tutte le confessioni cristiane è il dogma trinitario.
    L'ecumenismo riconosce come punto di partenza la comune fede nella Trinità che è dottrina eretica per l'ebraismo.
    Gesù infatti viene condannato a morte dal Sinedrio per l'accusa di bestemmia, per essersi paragonato a Dio
    (certamente le motivazioni sono anche altre ma ci vorrerrebbe una discussione a parte per affrontare questi argomenti).

    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    Gesù non dice "vi svelo una novità che non avete mai sentito o ascoltato : che il messia doveva soffrire"
    ma dice " stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti"
    No, non è così. Nel vangelo di Marco 8:27-34 si capisce chiaramente che invece Gesù insegna che il messia deve soffrire e che è una novità:

    27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?».
    28
    Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti».
    29
    Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
    30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
    31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.
    32 Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.
    33 Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

    Riporto anche il commetto di Enzo Bianchi che riflette proprio sulla novità dell'insegnamento di Gesù e che condivido integralmente:

    È facilissimo dare a Gesù un’identità secondo i nostri desideri ed è anche facile giungere a dire chi lui è, ma è molto più difficile accettare che sia lui a spiegare e a dire la propria identità. Il brano evangelico di questa domenica vuole proprio interrogarci sulla nostra fede-adesione conoscitiva a Gesù. Ascoltiamolo dunque.
    Gesù nel suo ministero, con la sua parola autorevole, con il suo comportamento e con le azioni di liberazione dal male che compiva, destava domande sulla sua identità: “Che è mai questo?” (Mc 1,27); “Chi è mai costui?” (Mc 4,41); “Da dove gli vengono queste cose? E che tipo di sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria?” (Mc 6,2-3). Vi erano giudizi su di lui: veniva definito bestemmiatore (cf. Mc 2,7), “pazzo, fuori di sé” (Mc 3,21), posseduto dal demonio (cf. Mc 3,22). Vi erano, infine, anche urla di demoni che, scacciati da Gesù, gli gridavano: “Tu sei il Santo di Dio” (Mc 1,24), “il Figlio del Dio Altissimo” (Mc 5,7).
    Sono dunque i demoni che sanno esprimere la vera identità di Gesù, con la loro conoscenza sovrumana, mentre gli uomini non sanno o sanno poco. Al massimo arrivano a pensare che sia un profeta mandato da Dio (cf. Mc 6,15), perché compie i segni di Elia e di Eliseo, perché parla come gli antichi profeti, con la loro franchezza e autorevolezza, dovuta al fatto che dice quello che pensa e che vive, senza ipocrisie e senza vantare autorità acquisite per qualità sacerdotale o professionale. Queste si acquisivano per appartenenza a una discendenza o per aver frequentato una scuola rabbinica, come quelle di Gerusalemme o di Tiberiade. Ma Gesù non può vantare nulla di tutto ciò: dunque, chi è in verità?
    Egli approfitta di un viaggio insieme alla sua comunità fuori della terra santa, in una regione sirofenicia e pagana, alle pendici dell’Hermon, presso le sorgenti del Giordano, per chiedere ai discepoli la loro opinione su di lui. È Gesù stesso a interrogarli, nei dintorni di Cesarea di Filippo (la città che porta il nome di Cesare, il potente dominatore di questo mondo!), innanzitutto chiedendo che cosa la gente dice di lui. Essi lo sanno, perché quanti non osavano avvicinare Gesù potevano parlare con loro, manifestando opinioni sul loro rabbi. I discepoli, in risposta, riferiscono a Gesù l’opinione più diffusa: la gente pensa che egli sia un uomo autorevole, un profeta, così simile al Battista suo maestro ucciso da Erode (cf. Mc 6,17-29), al punto da pensare che quest’ultimo fosse risuscitato dai morti (cr. Mc 6,16); oppure lo paragonano a Elia, il profeta degli ultimi tempi. In ogni caso, è percepito come un profeta.
    Gesù però non si ferma a questa prima domanda, e pone loro quella seria e decisiva: “E voi, ciascuno di voi, chi dite che io sia?”. Questa domanda esige che i discepoli si chiedano se anche loro seguono l’opinione comune, ciò che quasi tutti pensano, oppure se hanno un proprio pensiero. Certamente tra i discepoli gli stessi Dodici non la pensavano tutti allo stesso modo. Per Marco è però importante la dichiarazione di Pietro, colui che tra i Dodici teneva il primo posto. È lui – e non a nome di tutti, o come portavoce, ma personalmente – a proclamare: “Tu sei il Cristo, il Messia!”. Pietro dice che Gesù è più di un profeta, è l’inviato di Dio, unto dal Signore per stabilire il regno di Dio. Quella di Pietro è una vera confessione di fede, nella sua espressione teologica, perché Gesù è veramente il Cristo, il Messia (come appare fin dal primo versetto del vangelo secondo Marco), e questo sarà il suo titolo più importante per i giudei, per Israele. E tuttavia l’evangelista non mette in bocca a Gesù parole che confermino tale confessione, che dicano un “amen” un “sì” a Pietro (come invece in Mt 16,17-19). Nel vangelo più antico questa confessione è accolta da Gesù nel silenzio e con l’imposizione del silenzio, perché era vera, ma poteva essere insufficiente, dunque doveva essere messa alla prova.

    Ed è ciò che puntualmente avviene subito dopo. Non appena Pietro ha confessato la sua fede di giudeo credente, in attesa del compimento della promessa di Dio, ecco che Gesù può iniziare un insegnamento nuovo rispetto a quello della tradizione. Per questo “incominciò” (érxato) a dire che egli, Messia sì, ma – come amava definirsi – Figlio dell’uomo, “doveva soffrire molte cose, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere”. Ecco l’insegnamento nuovo e scandaloso, ma fatto apertamente da Gesù. E allora Pietro che, insieme agli altri Undici, stava dietro a lui (opíso autoû), secondo l’usanza dei discepoli nei confronti del loro rabbi, accelera il passo, gli si pone davanti, lo precede e lo rimprovera. Per Pietro è impossibile un Messia che non trionfi, che non sia vittorioso sui nemici, un Messia rigettato dalle autorità legittime della comunità dei credenti di Israele, un Messia che subisca una morte violenta. E poi, cosa significa questo rialzarsi il terzo giorno?

    Gesù allora può solo rispondergli: “Passa dietro a me (opíso mou), alla mia sequela, al tuo posto di discepolo”, e lo definisce “Satana”, cioè oppositore, avversario: a Pietro viene dato il nome del demonio! È facile dire a Gesù che egli è il Cristo, il Messia, ma è impossibile accettare un “Messia al contrario”, un Messia sofferente sconfitto; si tratta davvero di un insegnamento nuovo, e Pietro non è pronto ad accoglierlo… Mosè era morto “sulla bocca di Dio” (Dt 34,5), Elia era stato da Dio assunto in cielo (cf. 2Re 2,1-18), e invece proprio il Messia deve subire violenza, condanna, rifiuto? Non può essere, pensa Pietro… E invece è così – dice Gesù – e in effetti così è stato.
    Un abisso separa il piano, la volontà di Dio dai pensieri degli umani (cf. Is 55,8-9), anche dai nostri, dai miei! In verità è tanto facile acclamare Gesù come Cristo, cantarlo e invocarlo; ma accettarne la fine ignominiosa, il fallimento della missione, è scandalo, inciampo, è quasi impossibile per le nostre attese religiose. E poi, al pensiero che dietro a un tale Messia, maestro e profeta si è coinvolti nella sua vicenda, allora siamo presi da paura e preferiamo non credere, non conoscere la vera identità di Gesù. E così siamo cristiani non del Vangelo, ma del campanile; cristiani culturalmente, non perché seguiamo Gesù; cristiani pii e devoti, ma lontani dall’ombra della croce.

  10. #19
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    Va bene, la discussione sarebbe lunga e purtroppo non ho il tempo per portarla avanti. A me dopotutto interessa che sia chiaro che il mistero pasquale, come confessiamo nel Credo, si è compiuto secondo le Scritture, come afferma anche S. Paolo. Queste Scritture erano nel deposito del popolo di Israele. Buon Natale.
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  11. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    Va bene, la discussione sarebbe lunga e purtroppo non ho il tempo per portarla avanti. A me dopotutto interessa che sia chiaro che il mistero pasquale, come confessiamo nel Credo, si è compiuto secondo le Scritture, come afferma anche S. Paolo. Queste Scritture erano nel deposito del popolo di Israele. Buon Natale.
    Il forum ha questo scopo.

    Per noi cristiani le Scritture si sono compiute e l'impossibile (per l'uomo) è divenuto possibile (per Dio): questo non è mai stato messo in dubbio.
    Tuttavia, come dice la Dei Verbum (Documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II: Costituzione Dei Verbum - Cap. III), dal momento che le Scritture sono state scritte per ispirazione dello Spirito Santo, possono essere interpretate solo per mezzo dello Spirito Santo, lo stesso Spirito che ha accompagnato nel suo ministero pubblico dal battesimo nel Giordano fino alla passione in croce, nostro Signore Gesù Cristo.

    Occorre dunque pensare secondo Gesù (non secondo gli uomini) difendendo la straordinaria novità del suo insegnamento, sempre nuovo e sempre attuale.

    Buon Natale!

    p.s. se mi puoi riportare interpretazioni precedenti a Gesù di un messia sofferente e divino in seno al giudaismo del secondo Tempio, te ne sarei grato.

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