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Discussione: Astinenza e Digiuno (in Quaresima e durante l'anno)

  1. #11
    Fedelissimo di CR L'avatar di Andrea71
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunshine Visualizza Messaggio
    se non accompagnati da una volontà di umiliarsi
    Lo scopo del digiuno e della penitenza non è quello di umiliarsi, ma di provare a liberarsi di tutto per giungere all'essenziale. Cristo non ci ha mai chiesto di umiliarci.

  2. #12
    Iscritto L'avatar di Card.Luciani
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    Tratto dal documento CEI sul digiuno ed astinenza:

    Disposizioni normative
    13. Concludiamo la presente Nota pastorale con le seguenti disposizioni normative, che trovano la loro ispirazione e forza nel canone 1249 del Codice di diritto canonico: «Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza». Queste disposizioni normative sono la determinazione della disciplina penitenziale della Chiesa universale (26), che i canoni 1251 e 1253 del Codice di diritto canonico affidano alle Conferenze Episcopali.
    1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate» (27).
    2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi
    .
    3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (o il primo venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale (28).
    4) L’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo).
    In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
    5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60 anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14 anno di età.
    6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie; lo stesso può anche il Superiore di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, se sono clericali di diritto pontificio, relativamente ai propri sudditi e agli altri che vivono giorno e notte nella loro casa» (29).

  3. #13
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    I richiami a una maggiore interiorità del digiuno - che va sempre unito alla preghiera! - sono sacrosanti, come possono essere molto opportuni quelli a "digiunare" per esempio da tv, riviste, passatempi (e c'è anche chi si astiene dai rapporti coniugali), per non parlare dell'impegno a una maggiore carità espresso in opere particolari.

    Ma consiglio vivamente che tutte queste cose non vadano a scapito del digiuno e dell'astinenza "materiali", che, oltre a essere un precetto della Chiesa - pur essendo stato questo molto attenuato rispetto al passato -, rimane un segno molto importante di penitenza: in particolare il digiuno, che in qualche modo ti "cambia dentro" e ti predispone interiormente. Anzi, possibilmente e senza inutili esagerazioni e ostentazioni, chi ne è in grado dovrebbe possibilmente intensificare questi impegni. Personalmente, a chi è giovane e forte e non fa un lavoro particolarmente pesante, consiglierei di digiunare (almeno parzialmente, mangiando qualcosina a pranzo e/o a cena) tutti i venerdì di quaresima, e magari di fare un digiuno più rigoroso per le Ceneri e il Venerdì santo (prolungando quest'ultimo digiuno fino alla veglia del Sabato santo). Ovviamente, ripeto, è solo un consiglio personale.

  4. #14
    Cronista di CR L'avatar di Sunshine
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea71 Visualizza Messaggio
    Lo scopo del digiuno e della penitenza non è quello di umiliarsi, ma di provare a liberarsi di tutto per giungere all'essenziale. Cristo non ci ha mai chiesto di umiliarci.
    Ho usato il verbo "umiliarsi", perchè è Cristo stesso che ce lo chiede in:Lc 18, 9-14:
    "...Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (che poi è uno dei cardini della nostra religione)
    E lo stesso Paolo, parlando di Cristo: "Egli si umiliò fino alla morte e alla morte di croce...".
    Il digiuno ha un senso oltrechè di rinuncia e di mortificazione, anche di umiliazione, perchè in qualche maniera ci si "abbassa" ad eliminare alcuni piaceri.
    E' per questo che fa tanta paura al demonio e agli orgogliosi.

  5. #15
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Isidro de Sevilla
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    Citazione Originariamente Scritto da lucachess Visualizza Messaggio
    cosa intendi per "usare meno delle creature" ???

    questa è totale? non si mangia carne fino a Pasqua ?
    La TV è una "creatura" usarla meno significa guardarla meno. Sempre che tu non ne faccia altri usi.
    L'astinenza dalle carni è prevista nei venerdi di quaresima.

  6. #16
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Isidro de Sevilla
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunshine Visualizza Messaggio
    Ho usato il verbo "umiliarsi", perchè è Cristo stesso che ce lo chiede in:Lc 18, 9-14:
    "...Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (che poi è uno dei cardini della nostra religione)
    E lo stesso Paolo, parlando di Cristo: "Egli si umiliò fino alla morte e alla morte di croce...".
    Il digiuno ha un senso oltrechè di rinuncia e di mortificazione, anche di umiliazione, perchè in qualche maniera ci si "abbassa" ad eliminare alcuni piaceri.
    E' per questo che fa tanta paura al demonio e agli orgogliosi.
    Bravo/a Sunshine...
    Attenzione a fare affermazioni proditorie, avulse dalla Scrittura.

  7. #17
    Iscritto L'avatar di Napilico
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunshine Visualizza Messaggio
    Si, ma se mi "ciuccio" una tazza di cioccolata al giorno, tu dimmi che quaresima è...
    Non lo faccio neanche in tempi normali.
    Piuttosto è da inquadrare in una dieta, del tempo, assolutamente scarna che oggi neanche ci sogniamo. Cioè i digiuni a pane ed acqua, soprattutto, tra i monaci, erano estesi per buona parte della Quaresima.
    Forse da qui "lo strappo" (in senso pasicologico) di bersi pure la birra...
    Bisogna considerare che all'epoca la cioccolata era un lusso per pochi.

    Comunque credo che questa legge ad personam, come la chiami tu, oggi non sia più valida.

  8. #18
    natanaele
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea71 Visualizza Messaggio
    Lo scopo del digiuno e della penitenza non è quello di umiliarsi, ma di provare a liberarsi di tutto per giungere all'essenziale. Cristo non ci ha mai chiesto di umiliarci.
    Giusto.
    Umiltà e umiliazione sono due cose abissalmente diverse.
    Ogni creatura di Dio ha una sua profonda dignità che snessuno può negare.

  9. #19
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Bella riflessione sulla quaresima tratta dalla newletter di "noi cattolici":

    IL NOSTRO ARTICOLO, per la tua meditazione.


    (Emergenza Rievangelizzazione - 6.2.2008) - MERCOLEDI' DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA - di Nicola Castellano - Un tempo liturgico di ascesi per incorporare la salvezza di Cristo nella nostra vita. Il cammino di grazia verso la Pasqua dei cristiani che divengono adulti nella conversione continua e nella conformazione interiore progressiva al loro Signore. Una breve nota esplicativa per vivere consapevolmente questo tempo forte dell'avventura della fede.

    L'anno liturgico nel nuovo testamento
    L'anno liturgico, cioè la celebrazione dei misteri di Cristo nello spazio di un anno, trova fondamento nei i seguenti motivi teologici:

    a) – la legge della
    imitazione graduale e progressiva del Cristo: per cui ciò che è accaduto una volta nella realtà storica della vita di Cristo, venendo celebrato dalla solennità (liturgica) in modo ricorrente viene rinnovato nel cuore dei credenti (S.Agostino);
    b) – il
    limite della nostra natura umana: che ha bisogno di sfaccettare il mistero totale del Cristo per potersi uniformare progressivamente alla sua immagine;
    c) – il
    nostro inserimento nel tempo, per cui il tempo (chrònos) è divenuto «momento di salvezza» (Kairòs), cioè è rinnovato e consacrato: l'«oggi» di grazia dei misteri li rende in qualche modo presenti, affinché noi nella successione dei vari anni, in uno svolgimento secondo una spirale progressiva, possiamo al termine di un anno venire a contatto con essi in modo più elevato che al suo inizio.

    In conclusione, il tempo della Chiesa gravita attorno all'anno della redenzione del Cristo
    (cfr. Lc 4,16-21), e questo viene sviluppato lungo l'anno liturgico in funzione di sua proiezione e sintesi nella storia umana (anno astronomico = figura dell'anno liturgico = movimento degli uomini attorno al Cristo). In questo modo il tempo dell'azione di grazia salvifica nella storia umana non solo viene misurato e ordinato, ma anche perfezionato e accresciuto attraverso la progressione degli anni liturgici.
    Il mistero di Cristo, unico e totale, cresce continuamente in noi in modo progressivo (ciclico), ma sempre più nuovo ed efficace: l'anno, infatti, è il simbolo dell'eternità, per il fatto che, muovendosi in modo circolare, sempre ritorna al punto di partenza, senza fermarsi a un qualche termine
    (S.Giovanni Crisostomo). Non è perciò un cerchio chiuso, ma una linea a spirale, quasi un anello nuziale che la chiesa-sposa offre al Cristo suo sposo; sintesi della circolarità nei ritmi naturali e della linearità della storia salvifica. (Cfr. Enzo Lodi “Liturgia della Chiesa” EDB)


    OSSERVAZIONI

    Questo bel passo di Enzo Lodi sintetizza efficacemente il senso teologico dell'anno liturgico e ci aiuta a partecipare più consapevolmente alla liturgia, anche sotto questo particolare aspetto della celebrazione del mistero di Cristo nel tempo. Brevi accenni, certo, ma che ci introducono già nel mistero per accennarne una piccola parte e per dare un senso più profondo alla nostra partecipazione all'azione sacra.

    L'anno liturgico è iniziato con il periodo di Avvento e con il tempo di Natale in cui abbiamo celebrato lo stesso mistero di Cristo, sotto l'aspetto della sua venuta. Nel primo periodo dell'Avvento, la liturgia della Chiesa ci ha immersi nel mistero della venuta escatologica, finale, del Cristo, che dovrà ritornare, fortificando la nostra fede in questa speranza; nel secondo periodo siamo stati portati dalla sapiente forza dello Spirito liturgico a contemplare l'incarnazione del Verbo di Dio.

    Possiamo sintetizzare quanto abbiamo celebrato nell'Avvento e nel Natale del Signore con queste parole:
    è venuto, viene, ritornerà ...

    Ora, dopo il periodo appena trascorso, definito “Tempo Ordinario”, in cui ogni Domenica e i successivi giorni feriali ad essa collegati ci hanno messo in rilievo particolari aspetti del mistero di Cristo, ed ognuna di queste domeniche ha rappresentato come un libro a sé, stiamo per entrare nuovamente in un
    tempo forte, cioè caratterizzato nel suo insieme da un unico filo conduttore per più domeniche, questo periodo è la Quaresima.

    La Quaresima è innanzitutto un
    tempo specifico di preparazione alla Pasqua; un tempo elaborato liturgicamente ed interiormente in senso ascetico.

    La Quaresima ci introduce nella celebrazione, ogni anno più intensa, del mistero Pasquale di Cristo.
    Il nome antico, ma anche attuale, che nella liturgia di lingua latina è Quadrigesima, che di per sé significa “40”, ha le sue radici nella lingua simbolica della Bibbia:

    ► Il diluvio dura 40 giorni
    (Gen 7,4)
    ► Mosè rimane sul monte Sinai 40 giorni e 40 notti
    (Es 24,18)
    ► Il popolo di Dio vaga nel deserto per 40 anni
    (Gs 5,6)
    ► Il cammino di Elia verso un'altra montagna, l'Oreb, dura 40 giorni e notti
    (1 Re 19,8)
    ► La penitenza della popolazione di Ninive è di 40 giorni
    (Gb 8)
    ► Nel NT Mc 1,13 narra di Gesù che resta 40 giorni e 40 notti nel deserto.
    Per tutti questi personaggi, sia dell'AT che del NT, il numero di 40 giorni o anni era un
    tempo di purificazione e di penitenza; era un tempo di preparazione per la manifestazione di Dio, per questo evento della salvezza. Per noi è anche un tempo di preparazione all'adorazione della croce e alla resurrezione di Cristo, nostro Dio.


    Teologia della Quaresima - (Cfr. José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua” in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)

    “Per Cristo, il mistero pasquale è il suo passaggio trionfale dalla morte alla vita. Il mistero totale della passione, della morte, della risurrezione e dell'ascensione. E' il passaggio=pasqua, il grande evento della storia, l'evento salvifico per eccellenza. Atto vitale, dinamico, del Dio potente, che ci salva dalla morte per mezzo della morte del Figlio suo, e ci introduce nella vita attraverso la nuova Vita di Cristo.

    Per noi, il mistero pasquale è la partecipazione alla morte, alla resurrezione e all'ascensione di Cristo. Si tratta del fatto che anche noi « passiamo », ci uniamo al passaggio pasquale di Cristo.
    Ogni anno più profondamente.Questo è l'asse della storia della salvezza: che ciò che si è compiuto in Cristo-capo si compia in tutte le sue membra.

    Cristo ha fatto il grande passaggio. Ha compiuto la Pasqua in se stesso.
    Ora il Cristo totale, la Chiesa, prolunga e perfeziona questa Pasqua del Cristo fisico lungo la storia, passando continuamente dalla morte del peccato alla nuova e feconda vita della grazia, cammino di salvezza totale e definitiva: « Perché la tua Chiesa, rinnovata dai sacramenti pasquali, giunga alla gloria della risurrezione »
    (domenica di Pasqua, orazione dopo la comunione).


    Un tempo forte di novanta giorni dalla Quaresima alla Pasqua

    Tutto l'anno liturgico ha come fine l'assimilazione del mistero di Cristo. Ma con maggior intensità la Quaresima e la Pasqua:

    - la Quaresima ci inizia alla Pasqua, ci allena nel passaggio dalla morte alla vita;
    - il Triduo Pasquale (Venerdì, Sabato e Domenica della Risurrezione) porta al culmine la celebrazione del passaggio del Signore (dalla morte e dal sepolcro alla vita) e del nostro passaggio (dal peccato, attraverso il battesimo, alla grazia);
    - il Tempo Pasquale prolunga la solennità durante i cinquanta giorni - la « pentecoste » -, che si celebrano come un solo giorno.

    La Quaresima non è dunque fine a se stessa, ma culmina e si perfeziona nella Pasqua.

    Il processo pasquale decisivo per ogni cristiano si realizza in tre momenti:
    - morire al peccato e al mondo; morire all'egoismo, che è già incominciare una nuova esistenza;
    - celebrare con Cristo la nascita alla nuova vita;
    - e vivere con nuova energia e entusiasmo: come bambini appena nati.


    Non si tratta di « istruirci » sulla Pasqua, bensì di « iniziarci » al suo mistero.
    L'attenzione e le forze ci devono accompagnare « in crescendo » durante questi novanta giorni: quaranta giorni di preparazione e cinquanta di celebrazione. Con il culmine della Notte Pasquale, meta e fonte della nostra riforma di risuscitati con Cristo, e con la pienezza dello Spirito nella Pentecoste.

    Non avvenga che arriviamo con affanno, lungo la Quaresima, fino alla porta, senza più le forze o la tensione necessarie poi per entrare nella Pasqua e viverla fino in fondo.

    Questi novanta giorni sono un « tempo forte », una primavera spirituale della Chiesa e di ogni cristiano, che si rinnova nella sua vita di grazia, nella sua « storia della salvezza », nella sua incorporazione al Cristo che muore e risorge.

    Viviamola con energia ed entusiasmo per poterne godere l'impulso durante il resto dell'anno.

    Cristiani che si convertono
    La progressiva incorporazione al mistero della Pasqua di Cristo è espressa dalla liturgia quaresimale in una parola: conversione.

    La parola greca « metànoia » significa «cambiamento di mentalità »
    In latino « conversio » ha lo stesso significato: « ritorno, cambiamento di direzione », che il latino traduce anche con « paenitere, paenitentia », ma nel pieno significato di conversione totale che gli viene dato nei testi quaresimali:

    - che la nostra mentalità mondana, lontana dal vangelo, si converta in
    mentalità cristiana;
    - che le nostre vie di peccato, la nostra vita carnale e materialista, si dirigano ora sulle strade della grazia, in una vita secondo lo spirito;
    - che ove regnava l'egoismo, che chiude le porte a Dio e al prossimo, si inauguri un'apertura di docilità verso Dio e di amore pratico verso il prossimo: « Ritornate a me con tutto il cuore, ritornate al Signore vostro Dio »
    (mercoledì delle ceneri, prima lettura); « Levi, lasciando tutto, si alzò e lo seguì... ».

    « Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi »
    (sabato dopo le Ceneri, Vangelo). Un cambiamento, una nuova direzione nella vita. Incominciando dalla mentalità, che è la radice di ogni comportamento.

    Il dito sulla piaga
    Una conversione autentica
    « fa male ».
    Perché la nostra Quaresima e la nostra Pasqua non devono limitarsi a giocare con le idee. Né accontentarsi dell'acqua di rose. Devono arrivare fino in fondo, all'acqua col sale del nostro Battesimo.

    Questo « convertirsi », che è «morire con Cristo per risuscitare con lui », deve entrare con decisione nel più profondo del nostro essere.
    E riformare. Tagliare. Cambiare.

    E ci farà male. Se il nostro vecchio Io non sente « male» in Quaresima, è perché non gli abbiamo messo il dito nella piaga. Forse ci siamo accontentati di aver dato un'elemosina o di esserci astenuti da qualche caramella o qualche sigaretta.

    Se non ci siamo astenuti dal peccato e dall'egoismo, la Quaresima non è entrata nella radice della nostra personalità. E non vi entrerà neanche la Pasqua.

    Se intendiamo la « penitenza quaresimale » come un piccolo digiuno, che non ci costa granché, che ci fa fare un po' di economia, e che non ci trasforma interiormente, avremo ottenuto poca cosa dalla Quaresima. E non sapremo suonare le campane di Pasqua: « Laceratevi i cuori e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio »
    (mercoledì delle ceneri, prima lettura).
    È dentro che deve scendere la conversione, e non restare sulla superficie.
    Celebrare la Quaresima significa guardarsi senza paura nello specchio di Cristo. Mettersi di fronte alle sue esigenze.
    Paragonare il suo programma e la sua mentalità con la nostra: che cosa manca? che cosa c'è di troppo? E così intraprendere con decisione la riforma: « Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (Lunedì della prima settimana, prima lettura).”
    (Cfr. José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua” in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)


    OSSERVAZIONI

    Nella Quaresima si entra attraverso una celebrazione liturgica particolare e ricca di significato il “Mercoledì delle ceneri”, porta della Quaresima.

    Dobbiamo prepararci bene a questo ingresso e soprattutto con consapevolezza di scelta.
    La celebrazione della Pasqua nei primi tre secoli del cristianesimo non era preceduta da un periodo di preparazione particolare, in quanto tutti i giorni dell'anno erano vissuti dai credenti con la massima intensità fino alla testimonianza del martirio. Erano convertiti in profondità e non avvertivano l'esigenza di rinnovare la conversione già avvenuta realmente con il battesimo.

    A cominciare dal IV secolo si riscontra una settimana di digiuno, che precedeva la Pasqua. Poi si introdusse l'uso di iscrivere i peccatori alla penitenza pubblica, quaranta giorni prima di Pasqua, determinando così la quaresima, che cadeva nella VI domenica prima di Pasqua. Non celebrandosi di domenica (giorno festivo) riti penitenziali, si fissò questo atto al mercoledì precedente, giorno di digiuno, di cui troviamo testimonianza anche nella Didaché. Nasce così il “Mercoledì delle ceneri”.

    A Pasqua venivano battezzati i catecumeni, quindi la quaresima diventò il periodo più intenso di preparazione al battesimo. Tutta la comunità era coinvolta in questa meditazione, studio e iniziazione sul valore e importanza del battesimo.
    Sin dalla sua nascita, quindi, la quaresima si caratterizza per riunire in sé gli elementi del digiuno pre-pasquale, della disciplina penitenziale e della preparazione battesimale. Da ciò deriva il carattere fortemente cristocentrico della quaresima.
    Oggi questi tre aspetti sono presenti nella divisione tripartita delle letture dei cicli domenicali della quaresima. Infatti, nell'anno “A” viene presentata una quaresima soprattutto battesimale, nell'anno “B” soprattutto cristocentrica e nell'anno “C” soprattutto penitenziale.

    Abbiamo accennato alla nascita storica del “Mercoledì delle ceneri”, ora dobbiamo entrare nello specifico di questa celebrazione liturgica.
    Innanzi tutto dobbiamo vivere questo momento celebrativo come un ingresso, nostro e di tutta la Chiesa, nel periodo quaresimale inteso come tempo di ritiro spirituale, che penetrerà, se lo vogliamo, nella nostra vita e nelle attività di tutti i giorni e in tutti i momenti, qualsiasi cosa siamo chiamati a fare. E' Dio stesso che ci fornisce i mezzi, sta a noi servircene.

    Il mezzo principale per poter ricevere in pienezza la grazia quaresimale è quello di vivere la quaresima nel suo scandirsi liturgicamente:

    - frequentando l'Eucaristia anche oltre la domenica, e facendoci attenti ascoltatori della Parola in essa proclamata e delle preghiere che si pronunciano durante la celebrazione. Se faremo ciò scopriremo che il Signore ci dà giorno per giorno la forza per essere in grazia;

    - partecipando alla “Liturgia delle Ore”, almeno nei suoi cardini delle “Lodi Mattutine” e dei “Vespri” e concludendo la giornata prima di addormentarsi con la “Compieta”.

    Se ci accostiamo a queste celebrazioni con il necessario abbandono in Dio, Lui stesso ci avvolge e ci trasporta in luoghi interiori inesplorati, santificando la nostra esistenza, facendoci vivere la comunione con Cristo e con la sua Chiesa.


  10. #20
    Veterano di CR
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