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Discussione: I Sette Doni dello Spirito Santo: spiegazione

  1. #1
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    I Sette Doni dello Spirito Santo: spiegazione

    In un suo discorso bene sintetizza il Cardinal Carlo Caffarra:

    La Tradizione ed i Padri della Chiesa distinguevano fra Spirito Santo-dono e i doni dello Spirito Santo (carismi). La distinzione (che la teologia contemporanea preferisce riprendere distinguendo un’azione santificante ed un’azione carismatica dello Spirito Santo) è assai importante.
    La prima formula indica ciò che viene donato a tutti e ciascuno: lo Spirito Santo è donato a tutti ed abita in ciascuno producendo in ciascuno quella vita di Cristo ed in Cristo che ci fa essere e vivere in Lui e come Lui: figli nel Figlio. In questo ambito sono “doni” dello Spirito Santo: la grazia santificante, le virtù teologali e cardinali, i sette doni, le beatitudini, i frutti dello Spirito
    La seconda formula indica ciò che non viene donato a tutti e ciascuno, ma quei doni (o carismi) che sono donati solo ad alcuni ma per il bene di tutta la Chiesa


    Qui, tra i doni dello Spirito Santo donati a tutti i cristiani, vorrei parlare dei sette doni dello Spirito Santo.

    Riporto di seguito quanto dice a questo proposito il catechismo maggiore di Pio X ed il catechismo della chiesa cattolica:

    Dal Catechismo maggiore di Pio X

    I doni dello Spirito Santo sono sette: l°. il dono della Sapienza; 2.° dell'Intelletto; 3.° del Consiglio; 4.° della Fortezza; 5.° della Scienza; 6.° della Pietà; 7.° del Timor di Dio.
    I doni dello Spirito Santo servono a stabilirci nella Fede, nella Speranza e nella Carità; e a renderci pronti agli atti delle virtù necessarie per conseguire la perfezione della vita cristiana.
    La Sapienza è un dono col quale noi alzando la mente da queste cose terrene e fra­gili, contempliamo le eterne, cioè l'eterna Ve­rità che è Dio, gustando ed amando Lui, nel quale consiste ogni nostro bene.
    L'Intelletto è un dono col quale ci viene facilitata, per quanto si puo da uomo mortale, l'intelligenza delle verità della Fede e dei divini misteri, i quali col lume naturale dell'intelletto nostro non possiamo conoscere.
    Il Consiglio è un dono col quale nei dubbi ed incertezze dell'umana vita conosciamo cio che torna più alla gloria di Dio, alla salute nostra e del prossimo.
    La Fortezza è un dono che c'inspira valore e coraggio per osservare fedelmente la santa legge di Dio e della Chiesa, superando tutti gli ostacoli e gli assalti dei nostri nemici.
    La Scienza è un dono col quale giudichiamo rettamente delle cose create, e cono­sciamo il modo di ben usarle e indirizzarle all'ultimo fine che è Dio.
    La Pietà è un dono col quale veneriamo ed amiamo Dio, e i Santi, e conserviamo un animo pio e benevolo verso il prossimo per amor di Dio.
    Il Timor di Dio è un dono che ci fa rive­rire Dio e temere di offendere la sua divina Maestà, e ci distoglie dal male incitandoci al bene.


    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
    La vita morale dei cristiani è sorretta dai doni dello Spirito Santo. Essi sono disposizioni permanenti che rendono l'uomo docile a seguire le mozioni dello Spirito Santo.I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide. Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. Rendono i fedeli docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine.
    « Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana » (Sal 143,10).
    « Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. [...] Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo » (Rm 8,14.17).

    E’interessante rilevare che in tutte e due i catechismi i sette doni dello Spirito Santo vengono dopo le virtù teologali, fede speranza e carità, perché esse, dice S. Tommaso, sono superiori a questi sette doni essendone la regola.

    Incominciamo quindi a parlare di questi doni, iniziando dal passo delle Sante Scritture che ne parla espressamente:
    Isaia 11,1-2
    Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
    un virgulto germoglierà dalle sue radici.
    Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
    spirito di sapienza e di intelligenza,
    spirito di consiglio e di fortezza,
    spirito di conoscenza e di timore del Signore.

    Non c’è la pietà. Perché la versione corrente è fatta direttamente dal testo ebraico. Invece la versione dei settanta in lingua greca, la versione più diffusa al tempo di Gesù e anche quella commentata dai padri della Chiesa, aggiunge alla conoscenza (scienza) anche la pietà.

    Inizierei con la Sapienza….

    La Sapienza

    Come afferma il Catechismo maggiore, poter alzare la mente dalle cose della terra, che pur essendo così fragili riteniamo erroneamente non dover mai finire, è il primo moto a cui ci spinge il dono della Sapienza. Però se fosse solo questo saremmo dei filosofi, dei saggi e basta. Ma la Sapienza ci spinge subito dopo a contemplare le cose eterne o meglio infinite, quelle che non finiscono mai. E ciò che è eterno in assoluto, ciò che non finisce è la verità che è Dio. Ma anche questa contemplazione non esaurisce il dono della Sapienza perché essa ci porta a gustare, a provare gusto in Dio (sapienza viene da sapere, avere cioè sapore, gusto) e quindi ad amare Colui in cui si trova tutta la nostra felicità. Gustate e vedete com’è buono il Signore, beato l’uomo che si rifugia in Lui, dice il salmo. Dunque quando nel mezzo del nostro lavoro ci fermiamo e pensiamo, anche per un momento a Dio, e questo pensiero ci riempie di fiducia, di amore e di gioia, dobbiamo questa possibilità non a noi stessi ma al dono dello Spirito Santo che ci è stato dato: è la sapienza che è all’opera e a cui noi abbiamo acconsentito di operare in noi. Questo anche nel caso in cui ci rialziamo da un periodo di pesantezza o di indifferenza o di trascuratezza delle cose di Dio e siamo stati immersi negli affanni e nelle passioni terrene. Allora mi ricordai del Signore e della sua misericordia che è eterna. Mi ricordo di Dio e gemo, medito e viene meno il mio spirito. Ha questo dono quella cara signora che io conosco, che dopo aver ascoltato con pazienza al telefono il problema apparentemente insolubile del familiare di turno, per un momento si rattrista e poi alzando gli occhi al cielo dice a sé stessa , sentendolo come l’unica verità :” Meno male che c’è Gesù Cristo!”.
    C’è un passo della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso che secondo me esprime poeticamente questo dono della Sapienza. Rinaldo, dopo un periodo di tenebre e di immersione nelle cose della terra, è ritornato pentito all’accampamento cristiano e si mette in cammino all’alba salendo il Monte degli Ulivi in una di quelle mattine così fantastiche che chi è stato a Gerusalemme non può dimenticare. Così incomincia ad alzare gli occhi al cielo....:

    Era ne la stagion ch'anco non cede
    libero ogni confin la notte al giorno,
    ma l'oriente rosseggiar si vede
    ed anco è il ciel d'alcuna stella adorno;
    quando ei drizzò vèr l'Oliveto il piede,
    con gli occhi alzati contemplando intorno
    quinci notturne e quindi mattutine
    bellezze incorrottibili e divine.

    Fra se stesso pensava: "O quante belle
    luci il tempio celeste in sé raguna!
    Ha il suo gran carro il dí, l'aurate stelle
    spiega la notte e l'argentata luna;
    ma non è chi vagheggi o questa o quelle,
    e miriam noi torbida luce e bruna
    ch'un girar d'occhi, un balenar di riso,
    scopre in breve confin di fragil viso."

    Cosí pensando, a le piú eccelse cime
    ascese; e quivi, inchino e riverente,
    alzò il pensier sovra ogni ciel sublime
    e le luci fissò ne l'oriente:
    "La prima vita e le mie colpe prime
    mira con occhio di pietà clemente,
    Padre e Signor, e in me tua grazia piovi,
    sí che 'l mio vecchio Adam purghi e rinovi."

    Cosí pregava, e gli sorgeva a fronte
    fatta già d'auro la vermiglia aurora
    che l'elmo e l'arme e intorno a lui del monte
    le verdi cime illuminando indora;
    e ventillar nel petto e ne la fronte
    sentia gli spirti di piacevol òra,
    che sovra il capo suo scotea dal grembo
    de la bell'alba un rugiadoso nembo.

  2. #2
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    Il dono dell'intelletto

    Nella sua lettera agli Efesini, S.Paolo parla oltre allo spirito di sapienza di uno spirito di rivelazione. Questo spirito di rivelazione è il dono dell’intelletto.
    Non dobbiamo pensare a speciali rivelazioni ma alla comprensione della Rivelazione cristiana. Infatti con Gesù Cristo e in Gesù Cristo Dio ha espresso tutto quello che voleva rivelare all’uomo. Come afferma il Concilio Vaticano II :Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini » (3), « parla le parole di Dio » (Gv 3,34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L'economia cristiana dunque, in quanto è l'Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun'altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo non è da aspettarsi alcun'altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo :

    Ma ascoltiamo il passo di S.Paolo(Efesini1)

    Non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza
    che egli manifestò in Cristo,
    quando lo risuscitò dai morti
    e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
    al di sopra di ogni principato e autorità,
    di ogni potenza e dominazione
    e di ogni altro nome che si possa nominare
    non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro.

    Accanto a questo testo, sempre nella stessa lettera, troviamo anche questo passo (Efesini3):

    Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

    L'Intelletto è quindi un dono con il quale siamo aiutati a comprendere, nella misura in cui Dio vuole, la verità della Fede e dei misteri di Dio, che ci sono stati donati in Cristo. Comprensione che non sarebbe possibile senza lo Spirito di Dio utilizzando solo la nostra intelligenza naturale.
    Se proprio vogliamo essere ancora più espliciti il dono dell’intelletto ci aiuta a comprendere la fonte inestinguibile della Chiesa, da cui, come afferma il Concilio di Trento, proviene ogni verità di salvezza, e cioè il Vangelo , la Buona Notizia di Gesù Cristo, il suo contenuto salvifico e il suo valore per noi e per tutti gli uomini di questa generazione, così come ci è stato trasmesso dalla tradizione apostolica. Ora questa comprensione, come afferma S.Paolo, ha varie dimensioni. Dimensioni che si aprono dentro e fuori di noi. Ciò che comprendo, per dono dello Spirito, del Vangelo di Cristo mi apre all’intero universo. Se veramente è un’autentica illuminazione non rimane sotto il letto ma illumina attraverso i miei atti e le mie parole tutto ciò che è intorno a me.
    Un esempio di questo”contagio” del Vangelo è quel giovane cattolico inglese del 1938, un anonimo cattolico che così contribuì alla conversione a Cristo di Simone Weil, come lei stessa ci racconta:

    “Vi era lì (nella chiesa di Solesmes)un giovane inglese cattolico che mi ha dato per la prima volta l’idea di una virtù soprannaturale dei sacramenti, per lo splendore veramente evangelico di cui pareva rivestito dopo essersi comunicato.Il caso- perchépreferisco sempre dire caso anziché Provvidenza- ha fatto di lui, per me, un vero messaggero. Perché egli mi ha fatto
    conoscere l’esistenza di quei poeti in del XVII secolo detti metafisici. Più tardi, leggendoli, ho scoperto la poesia di cui ho letto una traduzione purtroppo assai imperfetta, quella intitolata Amore. L’ho imparata a memoria. Spesso, nel momento culminante delle violente crisi di mal di testa, mi sono esercitata a recitarla applicandovi tutta l’attenzione e aderendo con tutta l’anima alla tenerezza che racchiude. Credevi di recitarla solamente come una bella poesia, e a mia insaputa quella recitazione aveva la virtù di una preghiera. Fu una volta che ero intenta a recitarla che Cristo stesso, come le ho scritto, è disceso e mi ha presa» .

    A questo punto non posso fare a meno di riportare la poesia di George Herbert in questione:


    Amore mi diede il benvenuto,

    eppure la mia anima si ritrasse,

    colpevole di polvere e peccato.

    Ma Amore, dagli occhi veloci, vedendomi piegare

    dal mio primo entrare,

    mi si fece più vicino, chiedendomi dolcemente

    se mi mancasse qualcosa.

    "Un ospite", dissi, "degno d'esser qui."

    Amore disse: "Tu lo sei."

    "Io, lo sconoscente, l'ingrato? Oh caro,

    io non oso guardarti."

    Amore mi prese la mano e, sorridendo, rispose:

    "Ma gli occhi li ho fatti io."

    "Vero, Signore, io però li traviai: fa' che la mia vergogna

    vada dove merita."

    "E non sai tu", dice Amore, "chi assunse su di sè il biasimo?"

    "Allora, caro, io, ti servirò."

    "Siediti", disse Amore, "e gusta il mio cibo."

    Così mi sedetti e mangiai.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 26-10-2009 alle 00:03

  3. #3
    Veterano di CR L'avatar di giobar57
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    Bellissimo Thread! Conosco il Cardinale sin dal 1982! Ci teniamo sempre in contatto! La sua figura mi è stata di stimolo per la mia Vocazione Sacerdotale dopo quella del Fondatore! Le sue prediche andrebbero tutte pubblicate! Complimenti all'autore del thread!
    Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat - Unicuique suum Non Praevalebunt

  4. #4
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    il dono del consiglio

    Prima di parlare del dono del consiglio, è forse utile ricordare queste parole della Scrittura:

    Non consigliarti con una donna sulla sua rivale,
    con un pauroso sulla guerra,
    con un mercante sul commercio,
    con un compratore sulla vendita,
    con un invidioso sulla riconoscenza,
    con uno spietato sulla bontà di cuore,
    con un pigro su un'iniziativa qualsiasi,
    con un mercenario annuale sul raccolto,
    con uno schiavo pigro su un gran lavoro;
    non dipendere da costoro per nessun consiglio.
    Invece frequenta spesso un uomo pio,
    che tu conosci come osservante dei comandamenti
    e la cui anima è come la tua anima;
    se tu inciampi, saprà compatirti
    Segui il consiglio del tuo cuore,
    perché nessuno ti sarà più fedele di lui.

    (Siracide 37)

    Questo passo, che è Parola di Dio, dovrebbe precedere la spiegazione del dono del consiglio perché ogni cristiano è prima di tutto un uomo. In un libretto prezioso “Note di catechismo per ignoranti colti” così spiega Pierre Riches:

    Quando un cristiano ha da prendere una decisione deve rifletterci sopra, e usare tutti i mezzi umani: intelligenza, intuizione,giudizio. Poi si consiglierà con persone fidate , competenti,amiche; i vecchi sono ottimi interlocutori a questo punto. E così si dovrebbe arrivare a una possibile soluzione del problema, a una possibile decisione. Fino a qui è come dovrebbe essere il comportamento di qualsiasi uomo prudente. Un cristiano può e dovrebbe fare un ulteriore passo : sottomettere la sua decisione allo Spirito Santo. Questo si fa pregando lo Spirito in questi termini:
    <<Usando le mie capacità naturali e consigliandomi con chi mi pareva capace di aiutarmi, sono arrivato a questa decisione. Non ne sono del tutto convinto, ma mi pare la migliore. La seguirò. Se è sbagliata, che questo mi sia mostrato prima di mettere in atto la decisione>>.
    Al momento opportuno, si metterà in pratica la decisione presa;forse ci sarà sbagliati, ma si sarà certamente fatto tutto ciò che dipende da noi. Questo non vuol dire che non bisognerà caricarsi delle conseguenze dello sbaglio ma lo si farà con il cuore tranquillo, perché non era possibile fare di più per evitare lo sbaglio. Capita anche che lo Spirito Santo ci faccia capire-in tempo utile- che la nostra decisione non è giusta.”

    Questa sottomissione delle nostre decisioni allo Spirito Santo mi sembra mettere bene in evidenza come la virtù della prudenza sia il terreno più fecondo per il dono del consiglio il quale è al di sopra della nostra natura. Mettendo davanti al Signore le nostre decisioni e chiedendo il suo aiuto riceviamo una forza speciale per superare dubbi e incertezze, per rivedere eventualmente le nostre decisioni e correggerle e comunque per vedere il problema da una prospettiva superiore. Tale prospettiva è la gloria di Dio ed il bene nostro e del nostro prossimo.

  5. #5
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    il dono della fortezza

    Riporto qui, estendendola un poco, una riflessione che avevo fatto sul dono della fortezza in questo forum.
    Possiamo dire che ci sono due gradi di fortezza, in quanto virtù cardinale umana, ed una fortezza, di natura soprannaturale, dono dello Spirito Santo. Dice S. Tommaso D’Aquino che c’è una fortezza generale e questa è condizione di ogni virtù, ma c’è anche una fortezza speciale, che sta nell’affrontare i pericoli e nel sopportare le fatiche, e questa e una virtù speciale, ed è in quanto virtù speciale che la fortezza è una delle quattro virtù cardinali. La fortezza si esercita quando il timore ci spingerebbe a non affrontare le difficoltà o quando, viceversa, l’audacia ci porterebbe agli eccessi: la fortezza perciò reprime il timore ma modera anche l’eccessiva audacia. La fortezza sostiene la volontà del bene di fronte ai mali corporali fino al più grande di essi, la morte, e pertanto ci sostiene contro il timore dei pericoli mortali.
    Tuttavia, in quanto dono dello Spirito Santo, la fortezza consiste in una speciale fiducia, infusa nell’animo dallo Spirito Santo e che porta addirittura ad escludere ogni contrario timore. L’azione dello Spirito Santo fa sì che l'uomo giunga al fine di ogni opera buona cominciata sfuggendo a tutti i pericoli imminenti, e questo è qualcosa che eccede le forze della natura umana, ed è per l’appunto effetto della fortezza quale dono dello Spirito Santo.


    Il racconto del parto di Felicita forse spiega meglio i due tipi di fortezza ( virtù cardinale e dono dello Spirito) che le mie parole:
    "Appena terminarono l'orazione, Felicita fu presa da vivissime doglie di parto. Un carceriere l'apostrofò: "O tu che soffri così duramente, che cosa farai sotto i morsi delle belve, che pure dimostri di disprezzare, ricusando di sacrificare agli idoli?" Gli rispose fidente la martire: "Ora sono sola a sopportare questi strazianti dolori; là, invece, ci sarà un altro con me che mi aiuterà a soffrire, poiché anch'io sono disposta a soffrire per lui".

    La Fortezza è quindi un dono che ci infonde valore e coraggio per osservare fedelmente la santa legge di Dio e della Chiesa, superando tutti gli ostacoli e gli assalti dei nostri nemici. Questa capacità di volare sopra le difficoltà, e soprattutto sopra quello che oggi tanto scoraggia sia l’uomo che il cristiano e cioè la mancanza di uno spirito vitale per affrontare la vita e la stanchezza di tutti i giorni, mancanza di forza che spesso spinge gli uomini e anche noi cristiani nella depressione e a cercare qualche gratificazione nelle nostre personali droghe, questa possibilità di sentirsi nuovi ogni giorno è quello che annuncia il profeta Isaia:


    Perché dici, Giacobbe,
    e tu, Israele, ripeti:
    «La mia sorte è nascosta al Signore
    e il mio diritto è trascurato dal mio Dio?».
    Non lo sai forse?
    Non lo hai udito?
    Dio eterno è il Signore,
    creatore di tutta la terra.
    Egli non si affatica né si stanca,
    la sua intelligenza è inscrutabile.
    Egli dà forza allo stanco
    e moltiplica il vigore allo spossato.
    Anche i giovani faticano e si stancano,
    gli adulti inciampano e cadono;
    ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
    mettono ali come aquile,
    corrono senza affannarsi,
    camminano senza stancarsi.

    ISAIA 40

  6. #6
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    Signor Veneranda, potrei dire che tra tutti i dono dello Spirito Santo quello che più mi manca è prorpio quello della fortezza. Mi lascio scoraggiare dalle prove della vita..... eh se avessi la pazienza di Giobbe.... C'è un modo come lei dice di riuscire a sentirsi nuovi ogni giorno senza cadere nell'abitudine e nell'assuefazione delle cose?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da DanieleC Visualizza Messaggio
    Signor Veneranda, potrei dire che tra tutti i dono dello Spirito Santo quello che più mi manca è prorpio quello della fortezza. Mi lascio scoraggiare dalle prove della vita..... eh se avessi la pazienza di Giobbe.... C'è un modo come lei dice di riuscire a sentirsi nuovi ogni giorno senza cadere nell'abitudine e nell'assuefazione delle cose?

    Caro Daniele,
    la nostra inclinazione naturale dovrebbe essere quella di tendere a compiere azioni proporzionate alla nostra capacità. Quindi, come prima cosa , dovremmo imparare a conoscere le nostre capacità. Se non conosciamo queste nostre capacità, si aprono due strade, ugualmente pericolose. La prima è la presunzione, che ci porta a tendere a cose superiori alle nostre possibilità. La seconda è la pusillanimità, che ci porta al timore di non riuscire nelle cose che crediamo falsamente superiori alle nostre possibilità e quindi a rinunziare alle cose grandi di cui ognuno di noi è degno, non raggiungendo la misura delle nostre capacità. Queste due strade che si oppongono la prima all’umiltà e la seconda alla magnanimità, sono strade di depressione e di scoraggiamento. Quante volte le ho imboccate e le imbocco, ogni giorno!
    Due passi della Scrittura ci aiutano a pregare per non deviare verso queste due strade pericolose e rimanere nella via del Signore.

    Contro la presunzione:
    Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
    e non si leva con superbia il mio sguardo;
    non vado in cerca di cose grandi,
    superiori alle mie forze.
    (salmo 130)

    Contro la pusillanimità:
    In ogni azione abbi fiducia in te stesso,
    poiché anche questo è osservare i comandamenti.
    (Siracide 32,23)

    Per quanto riguarda il metodo, ne conosco uno solo, la preghiera. Come Daniele, a volte siamo circondati da sette leoni, e ci troviamo in una fossa da cui, apparentemente, non c’è via di uscita. Come Daniele, alzando le nostre mani e il nostro cuore a Dio Padre, vedremo il suo aiuto e la via di uscita. I leoni si acquieteranno.



  8. #8
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    Il dono della scienza
    Secondo San Tommaso il dono della scienza ha per oggetto le realtà create. E’ il dono che ci comunica un retto giudizio circa le creature, mettendoci in grado di giudicare non secondo le apparenze ma con giusto giudizio. Chi ha un retto giudizio circa le creature, non pensa che in esse ci sia la felicità perfetta, e non le scambia per il vero fine, in tal modo conservando il vero bene. Ma questo retto giudizio ci rende anche capaci di utilizzare bene le cose create, le quali ci sono state date per conservarle e coltivarle per indirizzarle verso l’ultimo fine che è Dio.
    A ogni uomo infatti, come ad Adamo al principio, vengono ripetute queste parole:
    Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.(Gen 2,15)
    Coltivare e custodire. Non si può solo coltivare e non custodire. Non si può custodire soltanto e non coltivare. La scienza che Dio ci dona è ricerca di nuove vie per la realtà creata nel rispetto e nella custodia fedele di quanto è uscito dalle mani di Dio.
    Quando Dio ha creato il mondo, non lo ha creato compiuto: la creazione non è finita. L’uomo ha preso possesso lentamente della terra, forgiandola, adattandola alle sue esigenze, sviluppando le potenzialità del creato per il suo bene e per la gloria di Dio” (dalla Lettera ai cercatori di Dio dei vescovi Italiani).
    Non mi resta che concludere con una breve catechesi su questo dono, fatta nel 1989 da Giovanni Paolo II:
    La riflessione, già avviata nelle precedenti domeniche, sui doni dello Spirito Santo ci porta oggi a parlare di un altro dono: quello della scienza, grazie al quale ci è dato di conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto col Creatore.
    Sappiamo che l'uomo contemporaneo, proprio in virtù dello sviluppo delle scienze, è particolarmente esposto alla tentazione di dare un'interpretazione naturalistica del mondo: davanti alla multiforme ricchezza delle cose, alla loro complessità, varietà e bellezza, egli corre il rischio di assolutizzarle e quasi divinizzarle fino a farne lo scopo supremo della stessa sua vita. Ciò avviene soprattutto quando si tratta delle ricchezze, del piacere, del potere, che appunto si possono trarre dalle cose materiali. Sono questi i principali idoli, dinanzi ai quali il mondo troppo spesso si prostra.
    2. Per resistere a tale sottile tentazione e per rimediare alle conseguenze nefaste alle quali essa può portare, ecco che lo Spirito Santo soccorre l'uomo col dono della scienza. E' questa che lo aiuta a valutare rettamente le cose nella loro essenziale dipendenza dal Creatore. Grazie ad essa - come scrive san Tommaso - l'uomo non stima le creature più di quello che valgono e non pone in esse, ma in Dio, il fine della propri vita (cfr. «Summa Theologiae», II-II, q. 9, a. 4).
    Egli riesce così a scoprire il senso teologico del creato, vedendo le cose come manifestazioni vere e reali, anche se limitate, della verità, della bellezza, dell'amore infinito che è Dio, e di conseguenza si sente spinto a tradurre questa scoperta in lode, in canto, in preghiera, in ringraziamento. E' ciò che tante volte e in molteplici modi ci è suggerito dal libro dei Salmi. Chi non ricorda qualcuna di tali elevazioni? «I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sua mani annunzia il firmamento» (Sal 19[18],2; cfr. Sal 8,2); «Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli... Lodatelo sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle» (Sal 148,1.3).
    3. Illuminato dal dono della scienza, l'uomo scopre al tempo stesso l'infinita distanza che separa le cose dal Creatore, la loro intrinseca limitatezza, l'insidia che esse possono costituire, allorché, peccando, se ne fa cattivo uso. E' una scoperta che lo porta ad avvertire con rammarico la sua miseria e lo spinge a volgersi con maggior slancio e fiducia verso colui che, solo, può appagare pienamente il bisogno di infinito che lo assilla.
    Questa è stata l'esperienza dei santi; lo è stata anche - possiamo dire - dei cinque beati, che oggi ho avuto la gioia di elevare agli onori degli altari. Ma in modo del tutto singolare quest'esperienza è stata vissuta dalla Madonna, la quale con l'esempio del suo personale itinerario di fede ci insegna a camminare «tra le vicende del mondo, avendo fissi i cuori là dov'è la vera gioia» («Oratio» XXI domenicae per annum).

  9. #9
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
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    il dono della pietà

    La Pietà è il dono dello Spirito Santo col quale veneriamo ed amiamo Dio, e i Santi, e conserviamo un animo pio e benevolo verso il prossimo per amore di Dio.
    San Tommaso, in particolare, spiega che questo dono ci porta a venerare e ad amare Dio non tanto in quanto Creatore e Signore ma in quanto nostro Padre.

    La pietà di Gesù Cristo, il suo amore filiale verso il Padre, ci ricorda la lettera agli Ebrei, lo salvò dalla morte:
    Egli nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime, offrì preghiere e suppliche a Colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà. (Ebrei 5).
    Attraverso questo dono della pietà, questa riverenza filiale, il cristiano, a sua volta, rende il culto che Dio gradisce :
    Conserviamo questa grazia e per suo mezzo rendiamo un culto gradito a Dio, con pietà e timore. (Ebrei 12,8).

    Tutti i santi hanno dato esempio della pietà. Tutte le loro preghiere ne sono ispirate. Qui ricordo la preghiera dell’abbandono del Beato Charles de Foucauld :

    Padre mio,
    io mi abbandono a Te.
    Fa’ di me ciò che Ti piace.
    Qualunque cosa Tu faccia di me : Ti ringrazio.
    Sono pronto a tutto,
    accetto tutto, purchè la Tua volontà si compia in me
    e in tutte le Tue creature:
    non chiedo nient’altro, mio Dio.
    Rimetto l’anima nelle Tue mani :
    Te la dono, mio Dio.
    Con tutto l’amore del mio cuore: perché Ti amo.
    Ed è, per me, un’esigenza d’amore il donarmi,
    ed è, per me, un’esigenza d’amore il rimettermi
    nelle Tue mani,
    senza misura,
    con una confidenza infinita,
    perché Tu sei
    il Padre mio.

  10. #10
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    Grazie SignorVeneranda per queste esaustive spiegazioni sui doni dello Spirito Santo!
    Gesù confido in te!

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