Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 21

Discussione: Opere di misericordia spirituale e corporale: spiegazione

  1. #11
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
    Data Registrazione
    Feb 2009
    Località
    Roma
    Età
    58
    Messaggi
    2,387

    Sopportare pazientemente le persone moleste : opera di misericordia spirituale

    Oggi pensiamo, per un certo cattivo uso dei termini, che tutto ciò che riguardi il sopportare o la sopportazione sia una sottospecie dell'amore, un ripiego dell'amore, un amore a metà. Ti sopporto ma non ti amo. Non ti amo, al limite, ti sopporto. L'immagine che ci viene alla mente è quella di qualcuno che sbuffa e bofonchia ma che non vede l'ora di togliersi dai piedi la causa della propria insopportabilità. Vedete? Confondiamo la sopportazione con l'insopportazione. Dovremmo dire invece: non ti amo, perciò non ti sopporto. Oppure non ti sopporto perchè non ti amo. Se infatti analizziamo il significato letterale del termine sopportare scopriamo che significa "portare sopra di sè" e l'immagine più bella che mi viene in mente è quella , classica e nota a chiunque abbia letto l'Eneide, di Enea che porta fuori da Troia il vecchio padre Anchise caricandoselo sulle spalle, portandolo su di sè. Scopriamo poi che noi tutti siamo sopportati da Dio. Nel senso vero del termine. Come il popolo di Dio nel deserto, anche noi per quaranta anni, un tempo biblico, simbolico, siamo la generazione che Dio ha sopportato. "Per quaranta anni vi ho sopportato nel deserto", mentre mi tentavate vi ho sopportato, "come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, Egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò e lo portò sulle sue ali". Un Dio che è sopra di noi e ci porta sopra di sè. Questa sopportazione divina si è compiuta e glorificata nel Figlio che ha preso su di sè i nostri peccati, il peso delle nostre infermità e iniquità e l'ha portato sopra di sè, se lo è caricato su di sè, sul legno della croce. Siamo salvi perchè siamo stati sopportati da Cristo: tutti noi, esseri insopportabili. Ma ascoltiamo anche il Magistero della Chiesa che recentemente, con papa Giovanni Paolo II ha rivalutato questo termine nella lettera alle famiglie:

    "Quell'amore a cui l'apostolo Paolo ha dedicato un inno nella Prima Lettera ai Corinzi - quell'amore che è « paziente », è « benigno » e « tutto sopporta » (1 Cor 13, 4.7) - è certamente un amore esigente. Ma proprio in questo sta la sua bellezza: nel fatto di essere esigente, perché in questo modo costituisce il vero bene dell'uomo e lo irradia anche sugli altri. Il bene infatti, dice san Tommaso, è per sua natura « diffusivo ». L'amore è vero quando crea il bene delle persone e delle comunità, lo crea e lo dona agli altri. Soltanto chi, nel nome dell'amore, sa essere esigente con se stesso, può anche esigere l'amore dagli altri. Perché l'amore è esigente. Lo è in ogni situazione umana; lo è ancor più per chi si apre al Vangelo. Non è questo che Cristo proclama nel « suo » comandamento? Bisogna che gli uomini di oggi scoprano questo amore esigente, perché in esso sta il fondamento veramente saldo della famiglia, un fondamento che è capace di « tutto sopportare ». Secondo l'Apostolo, l'amore non è in grado di « sopportare tutto », se cede alle « invidie », se « si vanta », se « si gonfia », se « manca di rispetto » (cfr 1 Cor 13, 5-6). Il vero amore, insegna san Paolo, è diverso: « tutto crede, tutto spera, tutto sopporta » (1 Cor 13, 7). Proprio questo amore « tutto sopporterà ». Agisce in esso la potente forza di Dio stesso, che « è amore » (1 Gv 4, 8.16). Vi agisce la potente forza di Cristo, Redentore dell'uomo e Salvatore del mondo.

    Ma forse qualcuno può dire : qui si parla di sopportare, con pazienza, le persone moleste, non i propri familiari. Io penso invece che la famiglia sia la scuola ideale per imparare a sopportare. Non solo perchè educa alla responsabilità, cioè a prendere su di sè il peso delle cose, ma anche perchè, secondo le parole stesse di Gesù "non c'è amore più grande di quello di dare la propria vita per i propri amici". Infatti le ferite più profonde, la Parola di Dio dice di averle ricevute " in casa dei propri familiari" e noi stessi siamo molto più feriti dal disamore o dal male che ci fanno gli esseri che ci sono più vicini, più cari. Nella mia piccola esperienza di vita ho potuto notare che coloro che hanno avuto dei fratelli "rompini" sono molto più capaci di sopportare gli altri. Sì, la famiglia è proprio un campo di allenamento per esercitare questa misericordia, misericordia che facciamo anche a noi stessi. Infatti, ogni volta che sento un po' la pesantezza di me stesso, l'insopportabilità verso me stesso, perchè vorrei essere diverso da quello che sono, mi vengono in mente queste parole dell'Imitazione di Cristo:

    Sopporta te stesso con Cristo e per Cristo se vuoi regnare con Cristo. Se entrassi una volta perfettamente nella intimità di Gesù e sentissi, sia pure in piccola misura, il sapore del suo amore ardente, allora non ti cureresti più per nulla del tuo comodo o incomodo, ma piuttosto gioiresti degli obbrobri a te fatti, perché l'amore di Gesù fa che uno disprezzi se stesso.

    E qui l'autore per disprezzare non intende l'avere schifo di se stessi ma un abbassare l'interesse verso di sè, il prezzo che cerchiamo sempre di tenere alto con grande fatica per sentirci migliori, e di lasciarci invece portare dall'amore ardente di Gesù Cristo.
    Sopportiamoci e sopportiamo i nostri fratelli con Cristo e per Cristo.

  2. #12
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
    Data Registrazione
    Feb 2009
    Località
    Roma
    Età
    58
    Messaggi
    2,387

    Dare il cibo agli affamati: opera di misericordia corporale

    Io ricorderei questo passo fondamentale di Isaia 58:

    Mi cercano giorno dopo giorno,
    prendono piacere a conoscere le mie vie,
    come una nazione che avesse praticato la giustizia
    e non avesse abbandonato la legge del suo Dio;
    mi domandano dei giudizi giusti,
    prendono piacere ad accostarsi a Dio.
    "Perché", dicono essi, "quando abbiamo digiunato, non ci hai visti?
    Quando ci siamo umiliati, non lo hai notato?"
    Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari
    ed esigete che siano fatti tutti i vostri lavori.
    Ecco, voi digiunate per litigare, per fare discussioni,
    e colpite con pugno malvagio;
    oggi, voi non digiunate
    in modo da far ascoltare la vostra voce in alto.
    È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio,
    il giorno in cui l'uomo si umilia?
    Curvare la testa come un giunco,
    sdraiarsi sul sacco e sulla cenere,
    è dunque questo ciò che chiami digiuno,
    giorno gradito al SIGNORE?
    Il digiuno che io gradisco non è forse questo:
    che si spezzino le catene della malvagità,
    che si sciolgano i legami del giogo,
    che si lascino liberi gli oppressi
    e che si spezzi ogni tipo di giogo?
    Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame,
    che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo,
    che quando vedi uno nudo tu lo copra
    e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?
    Allora la tua luce spunterà come l'aurora,
    la tua guarigione germoglierà prontamente;
    la tua giustizia ti precederà,
    la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia.
    Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà;
    griderai, ed egli dirà: "Eccomi!"
    Se tu togli di mezzo a te il giogo,
    il dito accusatore e il parlare con menzogna;
    se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto,
    la tua luce spunterà nelle tenebre,
    e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno;
    il SIGNORE ti guiderà sempre,
    ti sazierà nei luoghi aridi,
    darà vigore alle tue ossa;
    tu sarai come un giardino ben annaffiato,
    come una sorgente la cui acqua non manca mai.

    Dividere il nostro pane con chi ha fame. E' interessante che in questo passo la divisione si trasformi in moltiplicazione di benedizione. Se ricordate è lo stesso tema della moltiplicazione dei pani. Gesù dice ai suoi discepoli : "Date loro voi stessi da mangiare".
    E i pani divisi si moltiplicano. Forse abbiamo un po' sottovalutato questo principio di condivisione originalmente cristiano. E' il principio ricordato da S.Paolo:

    "Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi. Io do, a questo proposito, un consiglio utile a voi che, dall'anno scorso, avete cominciato per primi non solo ad agire ma anche ad avere il desiderio di fare: fate ora in modo di portare a termine il vostro agire; come foste pronti nel volere, siate tali anche nel realizzarlo secondo le vostre possibilità. La buona volontà, quando c'è, è gradita in ragione di quello che uno possiede e non di quello che non ha. Infatti non si tratta di mettere voi nel bisogno per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio di uguaglianza; nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno, perché la loro abbondanza supplisca altresì al vostro bisogno, affinché ci sia uguaglianza, secondo quel che è scritto: «Chi aveva raccolto molto non ne ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco, non ne ebbe troppo poco».

    Simone Weil ha scritto che far sì che un essere non soffra la fame quando si ha la possibilità di aiutarlo è un obbligo eterno verso l'essere umano. Il pane che il cristiano offre all'affamato non è diverso da quello che un qualsiasi uomo offre all'affamato.
    Il cristiano sa tuttavia che insieme al pane deve dare se stesso, la verità che ha sperimentato in Cristo Gesù, all'umanità affamata. Verrà un giorno, come dice la Scrittura, in cui l'uomo non avrà più fame di pane ma di ascoltare la parola del Signore.
    E' questo l'insegnamento con cui esordisce la vita di Gesù : "non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Il bisogno vitale della verità è per l'uomo altrettanto impellente quanto quello del cibo. L'uno e l'altra siamo invitati a dare all'affamato.

  3. #13
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
    Data Registrazione
    Feb 2009
    Località
    Roma
    Età
    58
    Messaggi
    2,387

    Visitare gli infermì

    Quando la Chiesa si prende cura degli infermi, presta servizio a Cristo stesso nelle membra sofferenti del suo Corpo mistico, e seguendo l’esempio del Signore Gesù, che «passò beneficando e risanando tutti» (At 10, 38), obbedisce al suo comando di aver cura dei malati (cfr. Mc 16, 18)”][...“Il problema del dolore e della malattia è sempre stato uno dei più angosciosi per la coscienza umana. Anche i cristiani ne conoscono la portata e ne avvertono la complessità, ma, illuminati e sorretti dalla fede, hanno modo di penetrare più a fondo il mistero del dolore e sopportarlo con più virile fortezza. Sanno infatti dalle parole di Cristo quale sia il significato e quale il valore della sofferenza per la salvezza propria e del mondo, e come nella malattia Cristo stesso sia loro accanto e li ami, lui che nella sua vita mortale tante volte si recò a visitare i malati e li guarì”]...[ “Rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che l’uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute: la salute infatti, questo grande bene, consente a chi la possiede di svolgere il suo compito nella società e nella Chiesa. Ma si deve anche essere pronti a completare nella nostra carne quello che ancora manca ai patimenti di Cristo per la salvezza del mondo, nell’attesa che tutta la creazione, finalmente liberata, partecipi alla gloria dei figli di Dio (cfr. Col 1, 24; Rm 8, 19-21). Non solo, ma i malati hanno nella Chiesa una missione particolare da compiere e una testimonianza da offrire: quella di rammentare a chi è in salute che ci sono beni essenziali e duraturi da tener presenti, e che solo il mistero della morte e risurrezione di Cristo può redimere e salvare questa nostra vita mortale” ].

    Queste parole tratte dal "Rituale dell'Unzione degli infermi" riassumono efficacemente il grande valore che hanno i malati nella Chiesa. Cosa ci impedisce di accordare nei fatti questo alto valore che hanno i malati? Dico questo perchè mi è capitato tante volte, e mi capita e penso che capiti a molti, di rimandare e procrastinare nel tempo una visita a qualche amico o parente ammalato, perfino quando si tratta di fare una semplice telefonata. I giorni passano e mi dico : domani gli farò una visita, domani gli telefonerò. Ma passano i giorni e non vado a visitarlo. Per fortuna non è sempre così. In alcune occasioni la vita mi porta e penso abbia portato tutti a visitare più intensamente qualche malato. Per non parlare di quando il malato è un parente stretto, cosa che ci obbliga ad assisterlo. Cosa ho imparato visitando un ammalato? Prima di tutto la cosa più semplice e ovvia: che il malato è contento della mia visita, soprattutto se sente che non sono andato a visitarlo per adempiere ad un obbligo morale ma che ci sono andato perchè mi fa piacere vederlo,, confortarlo e salutarlo. Cosa che al posto suo, farebbe molto piacere anche a me. A questo piacere, così semplice, così umano, perchè io non accordo tutto il valore che merita? Perchè in fondo non credo profondamente al valore dell'amore per la mia vita e per la vita degli altri. Quando Gesù visitava un malato lo andava sempre a visitare con l'intenzione di guarirlo. Anche noi dovremmo seriamente meditare sull'invio che Gesù ci ha fatto quando disse: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Penso che queste parole non si riferiscano solo al dono della guarigione ma soprattutto alla fede che il nostro amore possa sanare in un certo qual modo la malattia dell'altro. Molti miracoli può fare Dio guarendo fisicamente. Miracoli anche più grandi della guarigione fisica è la capacità di vivere la propria malattia considerandola una partecipazione alle sofferenze di Cristo. E in questo possiamo aiutare moltissimo gli altri, sia con la preghiera sia con la nostra vicinanza e partecipazione. Una volta mi è capitato di andare a trovare una mia sorella nella fede in fase terminale per un cancro al polmone. Non seppi fare di meglio che prenderle le mani nelle mie e dirle che le volevo bene. Questa mia sorella non è guarita, fisicamente.
    Aveva però una grandissima fede in Cristo e poterle dire semplicemente che le volevo bene è stato un grandissimo dono per me. Nel senso di comprendere e credere veramente che l'amore in Cristo è più forte della morte.

    Non indugiare a visitare un malato,
    perché per questo sarai amato
    (Siracide 7,35)

    .

  4. #14
    Veterano di CR L'avatar di Santo
    Data Registrazione
    Dec 2009
    Località
    Italia
    Messaggi
    1,594

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da SignorVeneranda Visualizza Messaggio
    Ti ringrazio Sedix di questo "contrappunto" che focalizza qualche aspetto della spiegazione che può essere frainteso. Continua, se puoi, con le tue utili precisazioni ed aperture di prospettiva.
    Riporto, però, per l'utilità di chi vuole partecipare a questa discussione, le parole, ad esempio, di San Basilio Magno su questo punto e a cui pensavo nell'ultima frase che avevo scritto:
    “Se uno spoglia chi è vestito
    si chiama ladro.
    E chi non veste l’ignudo quando può farlo,
    merita forse altro nome?
    Il pane che tu tieni per te
    è dell’affamato;
    il mantello che tu custodisci nel guardaroba
    è dell’ignudo;
    le scarpe che marciscono in casa tua
    sono dello scalzo;
    l’argento che conservi sotterra
    è del bisognoso”.
    (San Basilio Magno – 330 d.C.)

    Come si può notare da questo brano, l'accento è posto sul superfluo non su ciò che è necessario e con il quale dobbiamo , certamente, provvedere ai bisogni dei nostri familiari.
    Allora viviamo in un mondo di ladri, chi più chi meno lo siamo tutti, ah se davvero lo potessomo comprendere tanti torti non si farebbero, interessante.

  5. #15
    Moderatore L'avatar di SignorVeneranda
    Data Registrazione
    Feb 2009
    Località
    Roma
    Età
    58
    Messaggi
    2,387

    Pregare per i vivi e per i morti : opera di misericordia spirituale

    Prima di parlare della preghiera per i vivi e per i morti, della preghiera di intercessione, si dovrebbe dire qualcosa sulla preghiera in generale, ma cosa si potrebbe dire della preghiera che non sia stato già detto? Basterebbe leggere il Vangelo e lì si troverebbe tutto ciò che è necessario per comprendere l'importanza, la necessità, e l'assoluto bisogno che ha un cristiano di pregare. Cosa dunque impedisce che ognuno di noi preghi incessantemente, nei momenti opportuni e non opportuni, con insistenza, con umiltà, con fiducia così come il Vangelo ci richiede? E' interessante forse rendersi conto di quali siano i nostri impedimenti ad esercitarci in questa opera piuttosto che fare una apologia della preghiera che potrebbe suscitare in noi soltanto dei sensi di colpa a causa della nostra distanza da quell'ideale di preghiera che ognuno di noi ha dentro di sè. Io penso che ci siano due fondamentali impedimenti alla preghiera.

    Il primo impedimento è la falsa umiltà. E qui ci vuole un dottore della Chiesa per parlare con autorità su questo punto:

    «Chi ha iniziato a fare orazione non pensi più di tralasciarla, malgrado i peccati in cui gli avvenga di cadere. Con l’orazione potrà presto rialzarsi, ma senza di essa sarà molto difficile. Non si faccia tentare dal demonio a lasciarla per umiltà, come ho fatto io, e si persuada che la Parola di Dio non può mancare. Se il nostro pentimento è sincero e proponiamo di non più offenderlo, Egli ci accoglie nell’amicizia di prima, ci fa le medesime grazie di prima, e alle volte anche più grandi, se la sincerità del pentimento
    lo merita. Quanto a coloro che non hanno ancora iniziato,io li scongiuro per amore di Dio, di non privarsi di un tanto bene. Qui non vi è nulla da temere, ma tutto da desiderare. Anche se non facessero progressi, né si sforzassero d’essere così perfetti da meritare i favori e le delizie che Dio riserva agli altri, guadagnerebbero sempre
    con imparare il cammino del cielo; e perseverando, essi, in questo santo esercizio, ho molta fiducia nella misericordia di quel Dio che nessuno ha mai preso invano per amico, giacché l’orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati."(Santa Teresa D'Avila)

    Il secondo impedimento è il non voler perdonare di cuore chi ci ha ferito. E di conseguenza non accordare a questa persona l'onore che merita. Nella sua prima lettera San Pietro parla di questo a proposito degli sposi ed è un esempio calzante perchè è facilissimo risentirsi con chi ci è più vicino. Ma è un esempio che vale per tutti perchè a chiunque va reso onore come allo stesso Gesù Cristo. Che cosa dice San Pietro Apostolo:

    E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere.


    Detto questo parliamo un pochino della preghiera di intercessione.
    E chiediamoci : noi vorremmo che qualcuno, ogni giorno, pregasse per noi? E se rispondiamo di sì, chiediamoci nuovamente: noi lo vorremmo per sentirci considerati dagli uomini o per essere aiutati da Dio? Se rispondiamo "per essere considerati dagli uomini" non sentiamoci in colpa. Tutti abbiamo bisogno dell'affetto degli altri. E sicuramente c'è qualcuno che ci considera con affetto. Ma chi ci conosce fino in fondo, nella verità di ciò che siamo, chi ci vede nel cuore e comprende tutte le nostre opere -come afferma la Scrittura- è Dio. Ma perchè Dio avrebbe mai bisogno, allora, di qualcuno che ci ricorda di fronte a Lui, che prega per noi? In senso assoluto Dio non ha bisogno di alcuno per ricordarsi di noi ed aiutarci ma ha tanto in onore l'uomo che si degna di considerare la sua preghiera e di non rifiutarla. Dio ha tanto in onore l'uomo da essersi fatto uomo nella persona del Figlio. E raccoglie e considera ogni sua preghiera e specialmente la preghiera di intercessione perchè dettata dall'affetto e dall'amore verso un altro uomo, che sia vivo o che sia morto, perchè l'amore è forte più della morte e raggiunge ogni uomo, dovunque si trovi, perchè raggiunge Dio. Il nostro sentimento di sfiducia che a volte nutriamo nelle nostre preghiere di intercessione derivano dal poco onore che noi accordiamo a Dio ed anche alla nostra umanità. Possiamo pregare con questo sentimento di sfiducia? Dobbiamo pregare anche con questo sentimento di sfiducia, perchè saremo esauditi non tanto per i nostri sentimenti che vanno e vengono, dipendendo dal nostro stato d'animo, ma saremo esauditi e salvati- secondo la stessa parola di Gesù- dalla nostra perseveranza.

  6. #16
    Iscritto
    Data Registrazione
    Oct 2006
    Località
    Italia
    Età
    52
    Messaggi
    242
    Confesso di non avere capito il punto riguardante la falsa umilta' nella preghiera: in che senso e' un impedimento ?

  7. #17
    Iscritto L'avatar di Cattolica
    Data Registrazione
    Nov 2009
    Località
    Verbania
    Età
    55
    Messaggi
    85
    Citazione Originariamente Scritto da sedix Visualizza Messaggio
    Confesso di non avere capito il punto riguardante la falsa umilta' nella preghiera: in che senso e' un impedimento ?
    "Con l’orazione potrà presto rialzarsi, ma senza di essa sarà molto difficile. Non si faccia tentare dal demonio a lasciarla per umiltà..."

    Se ti riferisci a questo punto credo significhi una specie di "eccesso" di umiltà indotto dal demonio per allontanarci dalla preghiera, quando ad esempio ci sentiamo così indegni da non poter pregare, ed invece di alzare lo sguardo ed allungare la mano per essere sollevati dal fosso in cui siamo caduti, guardiamo in basso e sprofondiamo sempre più

  8. #18
    Utente Senior
    Data Registrazione
    Dec 2009
    Località
    lecce
    Età
    50
    Messaggi
    613
    Citazione Originariamente Scritto da sedix Visualizza Messaggio
    Davvero bella questa spiegazione del perdono. Mi permetto di fare una domanda: nel testo si parla di dimenticare le offese ricevute. Ma il dimenticare l'offesa fa parte del perdonare ? Non sono due cose diverse ? Il mio confessore dice che bisogna perdonare, ma tante volte e' meglio non dimenticare.

    Personalmente trovo gia' molto difficile perdonare, almeno in certe occasioni, pero' ci provo. Devo impegnarmi anche per dimenticare ? Per quale motivo ?
    Come sono diversi i confessori, il mio mi ripete sempre che bisogna perdonare E dimenticare. (Forse ha ragione, perchè ricordare un torto ricevuto non fa passare la rabbia.)
    Una domanda per tutti: dipende secondo voi dall'età del confessore, o se è prete o religioso?

  9. #19
    Amministratore L'avatar di Raffaele
    Data Registrazione
    May 2008
    Messaggi
    3,871
    Vi ricordo che questo forum è dedicato esclusivamente all'inserimento di materiale catechetico. Tutto il resto è off topic. Grazie.

  10. #20
    Triumviro di Liturgie papali L'avatar di Pikachu
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Diocesi di Alba
    Messaggi
    4,684

    Premi

    In riferimento alle sette opere di misericordia corporale, avrei una curiosità (spero non sia già stato detto, ho usato la funzione cerca ma senza esito): le prime sei opere sono quelle predicate dal Signore nel Vangelo di Matteo, tuttavia mi domandavo quando ad esse è stata formalmente (insomma, ufficialmente) aggiunta la settima ed ultima opera, che concerne la sepoltura dei defunti.
    "Deum adora!"

Discussioni Simili

  1. I Sette Doni dello Spirito Santo: spiegazione
    Di SignorVeneranda nel forum Catechismo
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 04-11-2009, 02:04
  2. Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 01-11-2009, 08:02
  3. Somma misericordia o infinita misericordia?
    Di xoranoncredente nel forum Ecumenismo e Dialogo
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 25-05-2009, 22:58
  4. Sia fatta la tua volontà\Fiat voluntas tua: spiegazione
    Di alison nel forum Sacra Scrittura
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 22-03-2009, 08:08
  5. Qual'è la spiegazione cattolica a Romani 1,25?
    Di Apologista92 nel forum Sacra Scrittura
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 16-09-2008, 23:40

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •