Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Novissimi

  1. #11
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    Il cielo, il Paradiso. Prima parte

    Dal catechismo della Chiesa cattolica :


    Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono « così come egli è » (1 Gv 3,2), « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12):
    « Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo [...] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c'era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, [...] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale — e questo dopo l'ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo — sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l'essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura " (Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus ).

    Questo brano tratto dal Catechismo sintetizza il risultato di secoli di dispute teologiche sulla visione beatifica di Dio. Non è il caso di ripercorrere qui tutte le fasi di questo approfondimento dottrinale. Piuttosto vorrei spiegare un poco cosa significa "visione intuitiva, faccia a faccia, senza mediazione". Nella vita presente l'intuizione, o ciò che intendiamo per intuizione, è una sorta di conoscenza immediata. Ma nonostante l'attributo, nella realtà mondana, essa non è totalmente immediata, cioè senza mediazione.
    Su questa terra, noi abbiamo sempre bisogno, per conoscere qualcosa intuitivamente, di qualcosa di sensibile o di qualcosa che ricaviamo dal sensibile. Non si tratta quindi di una vera e propria immediatezza.
    Invece le anime dei beati anche prima della Resurrezione della carne posseggono una intuizione di Dio non mediata dai sensi e a loro donata direttamente da Dio stesso, visione intuitiva che San Tommaso chiama Lumen gloriae, cioè la luce della gloria : alla Tua Luce vediamo la Luce.
    Vedere Dio faccia a faccia significa conoscerlo come Padre, Figlio e Spirito Santo, mistero di Unità, nell’amore e nella libertà infinita di un rapporto pienamente interpersonale :
    La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto (1 Cor, 13).
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 12-10-2010 alle 07:33

  2. #12
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    Il cielo, il paradiso: seconda parte

    Dal Catechismo della Chiesa cattolica:

    Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata « il cielo ». Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.
    Vivere in cielo è « essere con Cristo ». Gli eletti vivono « in lui », ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome:
    « Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c'è Cristo, là c'è la vita, là c'è il Regno ».
    Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha « aperto » il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.
    Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: « Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano » (1 Cor 2,9).

    In che modo si realizzerà questa comunione lo saprà solo chi ne avrà esperienza diretta.
    Infatti, come afferma S. Tommaso : "nessuno può vedere la gloria se non chi è nella gloria, la gloria di Dio infatti sorpassa sia il desiderio che l'intelligenza di coloro che non sono in essa"(Quodl, q.VIII,a 16) e "la vita eterna è un bene in eccesso rispetto alla proporzione della natura creata, dal momento che ne supera la conoscenza ed il desiderio" (ST, I-II,q.114,a 2). In altre parole l'uomo può anche farsi un'idea della beatitudine, ma l'esperienza concreta di essa la supererà infinitamente e lo stesso desiderio sarà sorpreso e colmato al di là di ogni aspettativa. Inoltre questa felicità crescerà con la Resurrezione della carne:
    "Il desiderio dell'anima beata separata dal corpo è appagato totalmente riguardo alla realtà desiderabile che è Dio stesso: essa ha, nel cielo, la Realtà che appaga il suo desiderio. Tuttavia possiamo dire che non sarà totalmente acquietata dal lato della propria soggettività desiderante, non avendo ancora quel Bene secondo ogni modo con cui vorrebbe volerlo, cioè anche con il suo corpo. Perciò, una volta assunto di nuovo il corpo, la felicità crescerà non per intensità, ma per estensione"(ST,I-II,, q.4, art.5).

  3. #13
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    Scusate l'osservazione un pò irriverente, ma non sarebbero preferibili post un pò più brevi?

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Arcangelus Visualizza Messaggio
    Scusate l'osservazione un pò irriverente, ma non sarebbero preferibili post un pò più brevi?
    L'osservazione in linea di principio è giusta, ma questa sezione del Forum" Catechismo, materiale per la didattica" dovrebbe e vorrebbe (se ci riesce non lo so) fornire del materiale che potrebbe essere utile a chi fa catechismo. A volte è necessario quindi svolgere un discorso articolato, non sempre sintetizzabile in poche frasi.

  5. #15
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    Il purgatorio

    Dal catechismo della Chiesa cattolica:

    La purificazione finale o purgatorio

    Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.
    La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore:
    « Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ».
    A proposito del significato di questo fuoco purificatore, è importante ricordare quanto scritto da Benedetto XVI nella recente enciclica "Spe salvi" :

    Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell'anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d'altro accadrà? San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi (3,12-15 ndr) ci dà un'idea del differente impatto del giudizio di Dio sull'uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l'invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell'esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste. Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte. [...] In questo testo, in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell'eterno banchetto nuziale.
    Alcuni teologi recenti sono dell'avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L'incontro con Lui è l'atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio. Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e grazia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cristo, verso la verità e verso l'amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia. È chiaro che la « durata » di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo. Il « momento » trasformatore di questo incontro sfugge al cronometraggio terreno – è tempo del cuore, tempo del « passaggio » alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo .

    Il trattato sul Purgatorio di Santa Caterina da Genova, la santa alla quale dobbiamo forse la dottrina più profonda sul Purgatorio, descrive il bisogno di purificazione delle anime che si trovano in questa condizione di passaggio con una visione dotata di una logica perfetta :

    Aggiungerei anche questo. Io vedo, che per quanto riguarda il lato di Dio, il Paradiso non ha una porta: ma chi vuole entrare vi entra perchè Dio è totalmente misericordia e sta con le braccia protese verso di noi per riceverci nella sua Gloria. Ma vedo altrettanto bene che quella essenza divina è così pura e chiara (molto più di quanto mai potremmo immaginare) che l'anima, che abbia in sè una imperfezione tanto piccola quanto un granellino di polvere, preferirebbe gettarsi al più presto in mille inferni, piuttosto che trovarsi alla presenza della maestà di Dio con quella imperfezione.
    E quindi l'anima, vedendo il Purgatorio ordinato proprio per levare via da sè queste imperfezioni, vi si getta dentro e le sembra di trovare in questa purificazione una grande misericordia capace di eliminare questo suo impedimento.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 14-10-2010 alle 00:21

  6. #16
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    Inferno - prima parte

    Per parlare dell'inferno ho scelto di commentare ciascuna frase del catechismo della Chiesa cattolica:

    Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo.

    Penso che tutti concordiamo su questa verità che vale per qualsiasi relazione personale.
    Anche se è vero che inizialmente non siamo stati noi a scegliere Cristo e che Lui ci ha scelti per primi, così come Dio ci ha amati per primo è altrettanto vero che dopo la sua scelta, per essere con Lui una sola cosa, dobbiamo scegliere, nella piena libertà, di amarLo. C'è in definitiva un atto di volontà, pienamente umano, che è anche un atto libero di fede in Lui e di desiderio di amarLo. Non siamo dei burattini o degli automi ma esseri creati e voluti e pensati da Dio come uomini liberi. Siamo nati liberi per poter scegliere questa sua volontà di vederci felici uniti a Lui. Se esiste il male e se esiste il peccato ela possibilità di rifiutarlo per sempre è perchè Dio ha voluto questa libertà delle sue creature.


    Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15).

    Ciò che è ripugnante per l'amore di Dio è il suo contrario, cioè l'odio. Stiamo parlando di odio, cioè di volontà di annientamento che è l'esatto contrario di quella volontà di creazione nell'amore che è la volontà di Dio. Tale volontà di annientamento è la negazione della vita.
    Dunque non possiamo, non siamo in grado, nello stesso tempo di amare Dio e di odiare, come non è possibile , nello stesso tempo, vivere ed essere morti.
    Chi afferma di poterlo fare si inganna sia da un punto di vista filosofico, che da un punto di vista di fede perchè rende bugiarda la stessa Parola di Dio.


    Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli.

    E' un mistero così profondo, proprio perchè così disarmante, il mistero della presenza di Gesù nei bisognosi, nei poveri e nei piccoli. Ancora oggi tutti noi desideriamo apparizioni, rivelazioni e speciali intimità con il Sìgnore quando Lui stesso ci ha detto che possiamo incontrarlo nei poveri e nei bisognosi. E’ una presenza di Cristo non simbolica ma reale ed ogni volta che lo soccorriamo in coloro che hanno fame, sete ,bisogni vitali di ospitalità, di vicinanza, di solidarietà, di compartecipazione alla sofferenza, noi esprimiamo il nostro desiderio di amarLo e di essere con Lui.

    Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno ».

    Nulla ci potrà separare dall’amore di Dio. Né la vita, né la morte, né i demoni o gli angeli, né il tempo presente,passsato o futuro, nè qualsiasi accadimento o lutto o infermità. Per questo Cristo è morto, è risorto ed intercede per noi, perché noi non potessimo essere mai separati da Dio.
    Soltanto noi stessi possiamo scegliere che tutto ciò non ci interessa e rimanere ben chiusi come un messaggio senza risposta in una bottiglia sigillata, ma vuota, che naviga nell’immenso mare della misericordia di Dio.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 15-10-2010 alle 09:46

  7. #17
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    Inferno -seconda parte

    Dal catechismo della Chiesa cattolica:

    Gesù parla ripetutamente della « geenna », del « fuoco inestinguibile », che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: « Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno [...] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente » (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno! » (Mt 25,41).
    La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, « il fuoco eterno ».
    La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

    Gesù parla con parole severe. E' importante sottolineare questa severità perchè la vita non è un gioco nè un passatempo. Molte volte ci appelliamo alla misericordia di Dio arrivando persino ad opporre un Dio severo del Vecchio testamento con un Dio misericordioso del Nuovo Testamento.
    Il Dio misericordioso del Nuovo testamento parla invece con queste parole: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno." Come la metto? Come mi giustifico? Quale nuovo sofisma o scappatoia teologica invento? Quale nuova devozione escogiterò? Quale nuova rivelazione consulterò? L'inferno esiste ed è eterno. E ci sono delle pene che fanno soffrire l'uomo che si è rifiutato di credere e convertirsi, pene spirituali e corporali ; la più grande di tutte : quella di essere eternamente separati da Dio.
    Questa possibilità, quella della mia dannazione immediata ed eterna al momento del giudizio di Cristo sulla mia vita, alla mia morte, è una possibilità che non posso eludere non pensandoci seriamente. Certo che credo nell'amore immenso di Cristo e che a Dio tutto è possibile ma debbo dubitare sempre di me stesso perchè nessuno può essere certo della propria conversione e della propria fede. Io non so se voi avete passato mai qualche ora in un carcere. Lì ci sono persone normalissime e civilissime. Molto più civili degli isterici che incontri ogni giorno nel traffico o al lavoro. Se poi parlate con queste persone e vi fate raccontare la loro vita e cosa è successo, scoprirete che il fatto che voi non siete lì con loro è un puro caso. E' un puro caso che quel giorno mi sia fermato un secondo prima di ... Loro non si sono fermati. Con questo non giustifico i loro atti ma sto solo dicendo che non so perchè io mi trovi fuori e loro dentro. Fatte le debite differenze mi viene da pensare che ogni attimo è prezioso per non rischiare di finire in quel carcere eterno che è la separazione eterna da Dio.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 17-10-2010 alle 02:14

  8. #18
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    Il Giudizio finale

    Dal catechismo della Chiesa cattolica:

    La risurrezione di tutti i morti, « dei giusti e degli ingiusti » (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà « l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,28-29). Allora Cristo « verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli [...]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [...] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna » (Mt 25,31-33.46).
    Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena.[...]
    Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l'ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l'opera della creazione e di tutta l'Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.

    Una parte integrante dell'annuncio cristiano, come possiamo facilmente verificare in tutta la predicazione fatta dagli apostoli quale la troviamo nel libro degli Atti e nelle lettere paoline, è che Dio ha costituito Signore quel Gesù che noi abbiamo crocifisso e che ha stabilito un giorno in cui questo Gesù tornerà glorioso come Giudice per giudicare i vivi e i morti.
    Ma chi era un Giudice, secondo gli apostoli? Per comprenderlo dovremmo rileggere il libro dei Giudici, in cui questa figura di Cristo Giudice è profetizzata ed adombrata (per una panoramica su questo argomento vedi :http://www.christusrex.org/www1/ofm/...er_Giudici.pdf).
    I Giudici erano degli amministratori di giustizia ma soprattutto dei liberatori e salvatori di Israele. Sarebbe quindi limitante intendere la parola Giudice unicamente connessa all'idea, certamente importante e fondamentale , di Giustizia. In realtà, per gli apostoli, che ricordiamo erano ebrei, la parola Giudice richiamava anche il concetto di Liberazione:
    "Quando vedrete accadere tutte queste cose alzatevi e levate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina" (Luca, cap.21).
    Nel Vangelo e nel Nuovo Testamento il nuovo Israele è la Chiesa, il popolo che Dio ha redento. Essa, insieme al suo Capo, il Signore Gesù Cristo, giudicherà le nazioni e i nemici di Dio compresi gli angeli cattivi : "Non sapete che giudicheremo gli angeli'?"(1 Corinzi 6,3).
    Il giudizio sarà un giudizio di verità, come afferma il Catechismo, e nello stesso tempo, poichè è la verità che ci fa liberi (Vahgelo di Giovanni) sarà una liberazione definitiva per tutti coloro che aspettano con amore la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Sarà infatti la liberazione definitiva dalla morte, perchè i corpi di coloro che si sono addormentati in Cristo risorgeranno riunendosi alle anime dei fedeli beati che hanno sperato e camminato in questa vita con Cristo. Ma la liberazione sarà anche la conoscenza del senso della storia di tutta l'umanità e della storia di ogni uomo e la comprensione del mistero della croce, cioè della via e delle vie misteriose con cui Dio ha condotto ogni cosa verso il fine ultimo. E cos'è questo fine ultimo? Come spiega bene San Tommaso nelle questioni riguardanti la felicità nella sua Summa Teologica, il fine ultimo è Dio stesso, la comprensione e visione, nella misura stabilita da Dio, del suo stesso essere, comprensione e visione a cui parteciperemo già dopo la morte e che sarà la nostra felicità se saremo trovati in Lui. A questa felicità, nel giorno del Giudizio, parteciperà anche il nostro corpo che il Signore trasformerà in un corpo spirituale, un corpo che non sarà privo della materia, avendoci Dio creati come unità di un'anima spirituale e di un corpo materiale, ma che viene detto spirituale perchè sarà completamente obbediente allo Spirito di Dio.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 28-10-2010 alle 10:15
    “Chi non conosce la leggerezza, non conosce nemmeno la fede cristiana” San Aelredo

  9. #19
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Riflettendo i Novissimi con san josemaría escrivá


    Il cielo, la morte, il purgatorio... Che cosa sono i Novissimi?

    Nei Libri Sacri sono dette Novissimi le cose che succederanno all'uomo alla fine della sua vita, la morte, il giudizio, il destino eterno: il cielo o l'inferno. La Chiesa ce li richiama in modo speciale nel mese di novembre. Attraverso la liturgia, si invitano i cristiani a meditare su queste realtà.

    1. Che cosa c'è dopo la morte? Dio giudica ciascuna persona per la sua vita?

    Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «La morte pone fine alla vita dell'uomo come tempo aperto all'accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo». «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre».

    In questo senso, San Giovanni della Croce parla del giudizio particolare di ciascuno dicendo che «Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore».

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1021-1022


    Contemplare il mistero

    Tutto si sistema, eccetto la morte... E la morte sistema tutto.
    Solco, 878

    Di fronte alla morte, sereno! — Ti voglio così. — Non con lo stoicismo freddo del pagano; ma con il fervore del figlio di Dio, il quale sa che la vita è trasformata, non tolta. — Morire?... Vivere!
    Solco 876

    Non farmi della morte una tragedia!, perché non lo è. Solo i figli disamorati non sono entusiasti di incontrare i loro genitori.
    Solco, 885

    Il vero cristiano è sempre disposto a comparire davanti a Dio. Perché, in ogni istante — se lotta per vivere come uomo di Cristo —, si trova preparato a compiere il suo dovere.
    Solco 875

    “Mi ha fatto sorridere sentirla parlare del conto che le chiederà nostro Signore. No, per loro non sarà Giudice —nel senso severo della parola— ma semplicemente Gesù”. —Questa frase, scritta da un Vescovo santo, che ha consolato più di un cuore afflitto, ben può consolare il tuo.
    Cammino, 168


    2. Chi va in cielo? Com'è il cielo?

    Il cielo è "il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva". San Paolo scrive "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano" (1Cor 2, 9).

    Dopo il giudizio particolare, coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati vanno in cielo. Vivono in Dio, lo vedono così come gli è. Vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, godono della sua felicità, del suo Bene, della Verità e della bellezza di Dio.

    Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo». È Cristo che con la sua morte e la sua risurrezione ci ha «aperto» il cielo. Vivere in cielo è «essere con Cristo» (Cfr. Gv 14,3; Fil 1,23; 1 Ts 4,17). Coloro che arrivano al cielo vivono «in Lui», trovando lì la loro vera identità.

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1023-1026

    Contemplare il mistero

    Mentono gli uomini quando dicono “per sempre” nelle cose di quaggiù. È vero soltanto, di una verità totale, il “per sempre” dell'eternità. — E tu devi vivere così, con una fede che ti faccia sentire sapore di miele, dolcezze di cielo, al pensiero dell'eternità, che davvero è per sempre!
    Forgia, 999

    Pensa quanto è gradito a Dio nostro Signore l'incenso che è bruciato in suo onore; pensa anche a quanto poco valgono le cose della terra, che appena cominciate sono già finite... Invece, un grande Amore ti aspetta in Cielo: senza tradimenti, senza inganni: tutto l'Amore, tutta la bellezza, tutta la grandezza, tutta la scienza...! E senza stancare: ti sazierà senza saziarti.
    Forgia, 995

    Se trasformiamo i progetti temporali in mete assolute, cancellando dall'orizzonte la dimora eterna e il fine per cui siamo stati creati — amare e lodare il Signore, e possederlo poi in Cielo —, le più brillanti iniziative si mutano in tradimenti e persino in strumenti per svilire le creature. Ricordate la sincera e famosa esclamazione di Sant'Agostino, che aveva sperimentato tanta amarezza quando, disconoscendo Dio, cercava lontano da Lui la felicità: Ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!
    Amici di Dio, 208

    Nella vita spirituale, molte volte bisogna saper perdere, rispetto alla terra, per vincere in Cielo. — Così si vince sempre.
    Forgia, 998


    3. Che cos'è il Purgatorio? È per sempre?

    Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo. La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati.

    Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico (cfr. DS 856), affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti.

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032

    Contemplare il mistero

    Il purgatorio è una misericordia di Dio, per purificare i difetti di quanti vogliono identificarsi con Lui.

    Non fare cosa alcuna per acquistare meriti, e nemmeno per paura delle pene del purgatorio: impegnati, da ora e per sempre, a fare tutto, anche la cosa più piccola, per piacere a Gesù
    Solco, 889

    Non fare cosa alcuna per acquistare meriti, e nemmeno per paura delle pene del purgatorio: impegnati, da ora e per sempre, a fare tutto, anche la cosa più piccola, per piacere a Gesù.
    Forgia, 1041

    “Questa è l'ora vostra e il potere delle tenebre”. —Dunque, il peccatore ha la sua ora? —Sì..., e Dio la sua eternità!
    Cammino, 734


    4. Esiste l'inferno?

    Rimanere separati per sempre da Lui - nostro Creatore e nostro fine - per una nostra libera scelta costituisce uno stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».

    Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa scegliere questo fine per sempre.

    La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, «il fuoco eterno».

    Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

    Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! » (Mt 7,13-14).

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1033-1036


    Contemplare il mistero

    Non dimenticate che è molto più comodo — ma significherebbe andare fuori strada — evitare a ogni costo una sofferenza, con la scusa di non dare un dispiacere al prossimo: spesso questa inibizione racchiude un vergognoso rifuggire dal dolore proprio, perché normalmente non è piacevole dare un avvertimento serio. Figli miei, ricordatevi che l'inferno è pieno di bocche chiuse.
    Amici di Dio, 161

    Un discepolo di Cristo non ragionerà mai così: “Io cerco di essere buono, e gli altri, se lo vogliono..., se ne vadano all'inferno”. Questo comportamento non è umano, né conforme all'amore di Dio, né alla carità che dobbiamo al prossimo.
    Forgia, 952

    Solo l’inferno è castigo del peccato. La morte e il giudizio non ne sono che conseguenze, non temute da chi vive in grazia di Dio.
    Solco, 890


    5. Quando sarà il giudizio finale? In che cosa consisterà?

    La risurrezione di tutti i morti, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà «l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,28-29). Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli [...]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [...] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46).

    Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l'ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l'opera della creazione e di tutta l'Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte (cfr. Ct 8, 6).

    Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini «il momento favorevole, il giorno della salvezza» (2 Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del regno di Dio. Annunzia la «beata speranza» (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale «verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto» (2 Ts 1,10).

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1038-1041

    Contemplare il mistero

    Quando pensi alla morte, nonostante i tuoi peccati, non aver paura... Perché Lui sa già che lo ami..., e di che pasta sei fatto. — Se tu lo cerchi, ti accoglierà come il padre accolse il figliol prodigo: ma devi cercarlo!
    Solco, 880

    Per salvare l'uomo, Signore, tu muori sulla Croce; e, tuttavia, per un solo peccato mortale, condanni l'uomo a un'eternità infelice di tormenti...: quanto ti offende il peccato, e quanto lo debbo odiare!

    «Conosco persone, uomini e donne, che non hanno neanche la forza di chiedere aiuto», mi dici disgustato e dispiaciuto. — Non girare al largo; la tua volontà di salvarti e di salvarli può essere il punto di partenza della loro conversione. Inoltre, se ben rifletti, ti renderai conto che anche a te è stata data una mano.
    Solco, 778

    Il mondo, il demonio e la carne sono degli avventurieri che, approfittando della debolezza del selvaggio che c’è in te, vogliono che, in cambio del misero specchietto d'un piacere — che non vale niente —, tu consegni l'oro fino e le perle e i brillanti e i rubini imbevuti del sangue vivo e redentore del tuo Dio, che sono il prezzo e il tesoro della tua eternità.
    Cammino, 708

    Per salvare l'uomo, Signore, tu muori sulla Croce; e, tuttavia, per un solo peccato mortale, condanni l'uomo a un'eternità infelice di tormenti...: quanto ti offende il peccato, e quanto lo debbo odiare!
    Forgia, 1002


    6. Alla fine dei tempi Dio ha promesso un cielo nuovo e una terra nuova. Che cosa dobbiamo aspettare?

    Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: «i nuovi cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13; cfr. Ap 21,1). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).

    Per l'uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell'unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è «come sacramento» (LG 1). Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la «Città santa» di Dio. Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica di Dio sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

    «Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l'umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l'universo. Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini» ((GS 39).

    «Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso è di grande importanza» (GS 39).

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1043-1049

    Contemplare il mistero

    Finché siamo quaggiù, il regno è simile al lievito che una donna prese e mescolò con tre misure di farina, finché tutta la massa ne fu fermentata.

    Chi comprende il regno che Cristo propone, sente che vale la pena dare tutto per ottenerlo: è la perla che il mercante acquista vendendo tutto ciò che possiede; è il tesoro trovato nel campo. Il regno dei Cieli è una conquista difficile, e nessuno è sicuro di raggiungerlo; ma la supplica umile di un uomo pentito spalanca le sue porte.
    È Gesù che passa, 180

    Il regno dei Cieli è una conquista difficile, e nessuno è sicuro di raggiungerlo; ma la supplica umile di un uomo pentito spalanca le sue porte.

    Su questa terra, la contemplazione delle realtà soprannaturali, l'azione della grazia nelle nostre anime, l'amore al prossimo come frutto saporito dell'amore a Dio, comportano già un anticipo del Cielo, un inizio destinato a crescere giorno per giorno. Noi cristiani non conduciamo una doppia vita; manteniamo un'unità di vita coerente, semplice e forte, nella quale si fondono e si compenetrano tutte le nostre azioni.

    Cristo ci attende. Viviamo già come cittadini del cielo, pur essendo cittadini della terra, tra difficoltà, ingiustizie, incomprensioni, ma anche nella gioia e nella serenità di saperci figli diletti di Dio.
    È Gesù che passa, 126

    Il tempo è il nostro tesoro, il «denaro» per comprare l’eternità.
    Solco, 882


    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  10. #20
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    UDIENZA GENERALE

    Mercoledì, 28 luglio 1999

    L’inferno come rifiuto definitivo di Dio

    1. Dio è Padre infinitamente buono e misericordioso.

    Ma l’uomo, chiamato a rispondergli nella libertà, può purtroppo scegliere di respingere definitivamente il suo amore e il suo perdono, sottraendosi così per sempre alla comunione gioiosa con lui.

    Proprio questa tragica situazione è additata dalla dottrina cristiana quando parla di dannazione o inferno.

    Non si tratta di un castigo di Dio inflitto dall’esterno, ma dello sviluppo di premesse già poste dall’uomo in questa vita.

    La stessa dimensione di infelicità che questa oscura condizione porta con sé può essere in qualche modo intuita alla luce di alcune nostre terribili esperienze, che rendono la vita, come si suol dire, un “inferno”.

    In senso teologico, tuttavia, l’inferno è altra cosa: è l’ultima conseguenza dello stesso peccato, che si ritorce contro chi lo ha commesso.

    È la situazione in cui definitivamente si colloca chi respinge la misericordia del Padre anche nell’ultimo istante della sua vita.

    2. Per descrivere questa realtà, la Sacra Scrittura si avvale di un linguaggio simbolico, che si preciserà progressivamente.

    Nell’Antico Testamento, la condizione dei morti non era ancora pienamente illuminata dalla Rivelazione. Si pensava infatti per lo più che i morti fossero raccolti nello sheól, un luogo di tenebre (cfr Ez 28, 8; 31,14; Gb 10, 21s.; 38, 17; Sal 30, 10; 88, 7.13), una fossa dalla quale non si risale (cfr Gb 7, 9), un luogo in cui non è possibile dare lode a Dio (cfr Is 38, 18; Sal 6, 6).

    Il Nuovo Testamento proietta nuova luce sulla condizione dei morti, soprattutto annunciando che Cristo, con la sua risurrezione, ha vinto la morte e ha esteso la sua potenza liberatrice anche nel regno dei morti.

    La redenzione rimane tuttavia un'offerta di salvezza che spetta all'uomo accogliere in libertà. Per questo ciascuno verrà giudicato “secondo le sue opere” (Ap 20, 13).

    Ricorrendo ad immagini, il Nuovo Testamento presenta il luogo destinato agli operatori di iniquità come una fornace ardente, dove è “pianto e stridore di denti” (Mt 13, 42; cfr 25, 3 0.41), oppure come la Geenna dal “fuoco inestinguibile” (Mc 9, 43).

    Tutto ciò è espresso narrativamente nella parabola del ricco epulone, nella quale si precisa che gli inferi sono il luogo di pena definitiva, senza possibilità di ritorno o di mitigazione del dolore (cfr Lc 16, 19-31).

    Anche l’Apocalisse raffigura plasticamente in uno “stagno di fuoco” coloro che si sottraggono al libro della vita, andando così incontro alla “seconda morte” (Ap20, 13s.).

    Chi dunque si ostina a non aprirsi al Vangelo si predispone a “una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza” (2 Ts 1, 9).

    3. Le immagini con cui la Sacra Scrittura ci presenta l’inferno devono essere rettamente interpretate.

    Esse indicano la completa frustrazione e vacuità di una vita senza Dio. L’inferno sta ad indicare più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio, sorgente di vita e di gioia.

    Così riassume i dati della fede su questo tema il Catechismo della Chiesa Cattolica:

    «Morire in peccato mortale senza esserne pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta.

    Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola ‘inferno’» (n. 1033).

    La ‘dannazione’ non va perciò attribuita all’iniziativa di Dio, poiché nel suo amore misericordioso egli non può volere che la salvezza degli esseri da lui creati.

    In realtà è la creatura che si chiude al suo amore.

    La ‘dannazione’ consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall’uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell’opzione.

    La sentenza di Dio ratifica questo stato.

    4. La fede cristiana insegna che, nel rischio del ‘sì’ e del ‘no’ che contraddistingue la libertà creaturale, qualcuno ha già detto no.

    Si tratta delle creature spirituali che si sono ribellate all’amore di Dio e vengono chiamate demoni (cfr Concilio Lateranense IV: DS 800-801).

    Per noi esseri umani questa loro vicenda suona come ammonimento: è richiamo continuo ad evitare la tragedia in cui sfocia il peccato e a modellare la nostra esistenza su quella di Gesù che si è svolta nel segno del ‘sì’ a Dio.

    La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti.

    Il pensiero dell’inferno – tanto meno l’utilizzazione impropria delle immagini bibliche - non deve creare psicosi o angoscia, ma rappresenta un necessario e salutare monito alla libertà, all’interno dell’annuncio che Gesù Risorto ha vinto Satana, donandoci lo Spirito di Dio, che ci fa invocare “Abbà, Padre” (Rm 8, 15; Gal 4, 6).

    Questa prospettiva ricca di speranza prevale nell’annuncio cristiano.

    Essa viene efficacemente riflessa nella tradizione liturgica della Chiesa, come testimoniano ad esempio le parole del Canone Romano:

    “Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia … salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti”.

    GIOVANNI PAOLO II

    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  11. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Deoiuvante (24-08-2017)

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