Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: è peccato guardare video scaricati da emule?

  1. #321
    Cronista di CR L'avatar di non_mite
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    Citazione Originariamente Scritto da philein Visualizza Messaggio
    La differenza sostanziale che c'è tra un prodotto industriale e un prodotto diciamo artistico, è che il secondo non ha un valore che dipende (se non in misura marginale) dal supporto su cui viaggia, mentre invece in un'invenzione anche i materiali hanno il loro ruolo e valore nonché una ricerca indiretta. Un dipinto non vale tanto grazie alla tela.
    i beni materiali poi sono di consumo; una storia raccontata mica si consuma, al massimo si approfondisce o si rielabora per mezzo dell'ispirazione che ha suscitato.
    Chi dice che per una creazione artistica i materiali non hanno valore? I marmi delle statue non è che non costano, così come le tinture ad olio.
    Anche una sedia è arte, un divano. Un tessitore è un artista come lo può essere il pittore.
    Se come dici poi, chi acquista ha diritto solo sul suffisso materiale, egli allora ha diritto a prestare il suffisso ma colui a chi lo presta non ha diritto a visionarlo? è chiaro che il suffisso è solo il mezzo, ma se ho diritti sul mezzo allora è lecito prestare o anche rivendere; se vendo sull'usato, un bene può essere venduto n volte ma all'autore/produttore arriva un incasso solo la prima volta.
    Si questo è giusto. Ma il file sharing non è prestare! Perché se lo fosse, con lo stesso espediente potrei vendere. Vendere ciò che si possiede è una pratica moralmente lecita. Compro un libro a 30€ lo rivendo a 15€ a N persone e ci faccio un guadagno G=N*15 - 30 (mi sto arricchiendo con il lavoro di altri). È mai possibile che una cosa che compro a 30€ la rivendo a 15€ e anziché andarci in perdita ci guadagno?
    Copiando i file (che secondo voi è prestare) aumento l'offerta e mi cala il valore commerciale di quel bene (e già questo è un male) ma se gli dò un valore pari a 0€ sto facendo concorrenza sleale a chi da quel bene ci dovrebbe ricavare un guadagno perché divento a mia volta un produttore e concorrente.
    cioè, un conto è prestare/regalare/vendere un libro, un altro conto è affermare la paternità di quell'opera in modo fraudolento.

    Quando facevo l'esempio della mia situazione, intendevo che in assenza di un patto esplicito tra le parti, il fruitore può fare ciò che ritiene opportuno.

    Se la paternità dell'opera non viene messa in discussione (cose che con il furto industriale invece capita specie perché è l'unico modo per godere dei diritti di sfruttamento senza pagare il primo inventore), nel momento in cui un bene entra in modo lecito nelle disponibilità di qualcuno, questi può farne ciò che vuole a meno di restrizioni la cui accettazione è vincolante per la prima cessione.
    http://www.cattoliciromani.com/12-la...=1#post1685802

    Qui l'ho spiegato più semplice il concetto, se anche così non riesco a farmi capire ho i miei limiti e riproduzione in serie di materiale intellettuale di altri con relativo smercio è prestito.
    "Spera per il meglio, ma aspettati il peggio"

  2. Il seguente utente ringrazia non_mite per questo messaggio:

    DenkaSaeba25 (07-09-2017)

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