Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 5 PrimaPrima 1234 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 48

Discussione: Joseph Ratzinger-Benedetto XVI: OPERA OMNIA

  1. #11
    CierRino L'avatar di princeps ecclesiae
    Data Registrazione
    Nov 2006
    Località
    Ambrosii terra
    Messaggi
    5,317
    Ringraziato
    1
    Mercoledì 22 ottobre dal vescovo di Ratisbona

    Presentato al Papa il primo volume
    della sua opera omnia



    Mercoledì 22 ottobre è stato presentato a Benedetto XVI il primo dei sedici volumi della sua opera omnia in lingua tedesca. È stato il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Ludwig Müller, a donare al Papa una copia della pubblicazione, edita da Herder Verlag. Nella mattinata l'iniziativa era stata presentata nella Sala stampa della Santa Sede dallo stesso presule tedesco e da don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana.

    (©L'Osservatore Romano - 24 ottobre 2008)

  2. #12
    Iscritto L'avatar di Robert85
    Data Registrazione
    Oct 2008
    Località
    ASCOLI PICENO
    Età
    33
    Messaggi
    266
    Ringraziato
    0
    Signori e signori.....tutti in coro...JOSEPH JOSEPH JOSEPH!!!

  3. #13
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,751
    Ringraziato
    3
    Liturgia e primato di Dio al centro della presentazione del Papa alla sua Opera Omnia

    La centralità della Liturgia, il primato di Dio, l’orientamento della preghiera nella celebrazione eucaristica: sono i temi che il Papa ha affrontato nella prefazione al primo volume dell’Opera Omnia dei suoi scritti che vanno dagli anni dell’università fino al 2005, e che è stata presentata ieri in Sala Stampa vaticana. Ce ne parla Sergio Centofanti.

    “Mi farebbe molto piacere se la nuova pubblicazione dei miei scritti liturgici potesse contribuire a rendere visibili le grandi prospettive della nostra Liturgia, rimettendo al loro posto le misere, piccole beghe sulle forme esteriori”: è quanto scrive il Papa nella presentazione del primo volume dell’Opera Omnia che parte dai suoi scritti sulla Liturgia. Benedetto XVI sottolinea che iniziare con la Liturgia, come è accaduto ai lavori del Concilio Vaticano II, vuol dire affermare il primato di Dio. “Prima di tutto Dio”: infatti, “là dove lo sguardo su Dio non è determinante, ogni altra cosa perde il suo orientamento”. Come afferma la Regola benedettina: “nulla anteporre all’Opera di Dio”, l’Eucaristia.


    Il Pontefice confida di aver pensato inizialmente, per non riaccendere le polemiche, di eliminare nove pagine del suo libro intitolato “Lo Spirito della Liturgia. Una introduzione”, pubblicato nel 2000, e che forma il testo centrale del primo volume. Purtroppo – rileva - quasi tutte le recensioni si sono concentrate solo su quelle pagine che trattano l’orientamento della preghiera nella Liturgia quasi che si volesse reintrodurre nella Messa il sacerdote “con le spalle rivolte all’assemblea”. Ma poi le ha conservate ritenendo fosse chiara la sua intenzione più profonda. Ha notato quindi con piacere che si sta facendo strada il suo suggerimento di “non modificare le strutture, ma semplicemente di porre la Croce al centro dell’altare, alla quale guardano il sacerdote ed i fedeli insieme, per lasciarsi così condurre al Signore che preghiamo tutti insieme”.


    “Il concetto secondo cui il sacerdote e l’assemblea dovrebbero guardarsi negli occhi durante la preghiera – scrive - si è sviluppato soltanto nell’epoca moderna ed è assolutamente estraneo alla cristianità antica. Infatti, il sacerdote e l’assemblea non pregavano l’uno verso l’altra, ma rivolti all’unico Signore. Per questo durante la preghiera guardano nella medesima direzione: o verso Oriente, simbolo cosmico del Signore che deve venire, o – dove questo non fosse possibile – verso un’immagine di Cristo sull’abside, verso una Croce, o semplicemente tutti insieme verso l’alto, come fece il Signore durante la preghiera sacerdotale nella sera prima della sua Passione”.


    Il Papa spiega quindi che, al di là delle “questioni spesso pedanti su questa o quella forma”, l’intenzione essenziale di questa opera è quella di porre la Liturgia “nella vastità del cosmo”, che “abbraccia contemporaneamente Creazione e Storia” al cui centro c’è il Salvatore, Gesù Cristo, verso il quale tutti ci rivolgiamo in preghiera.


    fonte: Radio Vaticana
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  4. #14
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,751
    Ringraziato
    3
    Prefazione al volume iniziale dei miei scritti
    di Joseph Ratzinger


    Il Concilio Vaticano II iniziò i suoi lavori con la discussione dello schema sulla sacra liturgia, che poi venne solennemente votato il 4 dicembre 1963 come primo frutto della grande assise della Chiesa, con il rango di una costituzione. Che il tema della liturgia si trovasse all’inizio dei lavori del Concilio e che la costituzione sulla liturgia divenisse il suo primo risultato venne considerato a prima vista piuttosto un caso. Papa Giovanni aveva convocato l'assemblea dei vescovi con una decisione da tutti condivisa con gioia, per ribadire la presenza del cristianesimo in una epoca di profondi cambiamenti, ma senza proporre un determinato programma. Dalla commissione preparatoria era stata messa insieme un’ampia serie di progetti. Ma mancava una bussola per poter trovare la strada in questa abbondanza di proposte. Fra tutti i progetti il testo sulla sacra liturgia sembrò quello meno controverso. Così esso apparve subito adatto: come una specie di esercizio, per così dire, con il quale i Padri potessero apprendere i metodi del lavoro conciliare.

    Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un caso, si rivela, guardando alla gerarchia dei temi e dei compiti della Chiesa, come la cosa anche intrinsecamente più giusta. Cominciando con il tema "liturgia", si mise inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorità del tema "Dio". Dio innanzitutto, così ci dice l’inizio della costituzione sulla liturgia. Quando lo sguardo su Dio non è determinante ogni altra cosa perde il suo orientamento. Le parole della regola benedettina "Ergo nihil Operi Dei praeponatur" (43, 3: "Quindi non si anteponga nulla all’Opera di Dio") valgono in modo specifico per il monachesimo, ma hanno valore, come ordine delle priorità, anche per la vita della Chiesa e di ciascuno nella sua rispettiva maniera. È forse utile qui ricordare che nel termine "ortodossia" la seconda metà della parola, "doxa", non significa "opinione", ma "splendore", "glorificazione": non si tratta di una corretta "opinione" su Dio, ma di un modo giusto di glorificarlo, di dargli una risposta. Poiché questa è la domanda fondamentale dell’uomo che comincia a capire se stesso nel modo giusto: come debbo io incontrare Dio? Così, l’apprendere il modo giusto dell’adorazione – dell’ortodossia – è ciò che ci viene donato soprattutto dalla fede.

    Quando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi è stato subito chiaro che vi dovesse valere l’ordine delle priorità del Concilio, e che quindi il primo volume ad uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa è stata per me, fin dalla mia infanzia, l’attività centrale della mia vita, ed è diventata, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Söhngen, Pascher e Guardini, anche il centro del mio lavoro teologico. Come materia specifica ho scelto la teologia fondamentale, perché volevo innanzitutto andare fino in fondo alla domanda: perché crediamo? Ma in questa domanda era inclusa fin dall’inizio l’altra sulla giusta risposta da dare a Dio, e quindi anche la domanda sul servizio divino. Proprio da qui debbono essere intesi i miei lavori sulla liturgia. Non mi interessavano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l’ancoraggio della liturgia nell’atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nella nostra intera esistenza umana.

    Questo volume raccoglie ora tutti i miei lavori di piccola e media dimensione con i quali nel corso degli anni, in occasioni e da prospettive diverse, ho preso posizione su questioni liturgiche. Dopo tutti i contributi nati in questo modo, sono stato spinto infine a presentare una visione d'insieme che è apparsa nell'anno giubilare 2000 sotto il titolo "Lo spirito della liturgia. Un'introduzione" e che costituisce il testo centrale di questo libro.

    Purtroppo, quasi tutte le recensioni si sono gettate su un unico capitolo: "L’altare e l’orientamento della preghiera nella liturgia". I lettori delle recensioni hanno dovuto dedurne che l’intera opera abbia trattato solo dell’orientamento della celebrazione e che il suo contenuto si riduca a quello di voler reintrodurre la celebrazione della messa "con le spalle rivolte al popolo". In considerazione di questo travisamento ho pensato per un momento di sopprimere questo capitolo (di appena nove pagine su duecento) per poter ricondurre la discussione sul vero argomento che mi interessava e continua ad interessarmi nel libro. Questo sarebbe stato tanto più facilmente possibile per il fatto che nel frattempo sono apparsi due eccellenti lavori nei quali la questione dell’orientamento della preghiera nella Chiesa del primo millennio è stata chiarita in modo persuasivo. Penso innanzitutto all’importante piccolo libro di Uwe Michael Lang, "Rivolti al Signore. L'orientamento nella preghiera liturgica" (traduzione italiana: Cantagalli, Siena, 2006), ed in modo del tutto particolare al grosso contributo di Stefan Heid, "Atteggiamento ed orientamento della preghiera nella prima epoca cristiana" (in "Rivista d’Archeologia Cristiana" 72, 2006), in cui fonti e bibliografia su tale questione risultano ampiamente illustrate e aggiornate.

    Il risultato è del tutto chiaro: l’idea che sacerdote e popolo nella preghiera dovrebbero guardarsi reciprocamente è nata solo nella cristianità moderna ed è completamente estranea in quella antica. Sacerdote e popolo certamente non pregano uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore. Quindi guardano nella preghiera nella stessa direzione: o verso Oriente come simbolo cosmico per il Signore che viene, o, dove questo non fosse possibile, verso una immagine di Cristo nell’abside, verso una croce, o semplicemente verso il cielo, come il Signore ha fatto nella preghiera sacerdotale la sera prima della sua Passione (Giovanni 17, 1). Intanto si sta facendo strada sempre di più, fortunatamente, la proposta da me fatta alla fine del capitolo in questione nella mia opera: non procedere a nuove trasformazioni, ma porre semplicemente la croce al centro dell’altare, verso la quale possano guardare insieme sacerdote e fedeli, per lasciarsi guidare in tal modo verso il Signore, che tutti insieme preghiamo.

    Ma con questo ho forse detto troppo di nuovo su questo punto, che rappresenta appena un dettaglio del mio libro, e che potrei anche tralasciare. L’intenzione fondamentale dell’opera era quella di collocare la liturgia al di sopra delle questioni spesso grette circa questa o quella forma, nella sua importante relazione che ho cercato di descrivere in tre ambiti che sono presenti in tutti i singoli temi. C'è innanzitutto l'intimo rapporto tra Antico e Nuovo Testamento; senza la relazione con l'eredità veterotestamentaria la liturgia cristiana è assolutamente incomprensibile. Il secondo ambito è il rapporto con le religioni del mondo. E si aggiunge infine il terzo ambito: il carattere cosmico della liturgia, che rappresenta qualcosa di più della semplice riunione di una cerchia più o meno grande di esseri umani; la liturgia viene celebrata dentro l'ampiezza del cosmo, abbraccia creazione e storia allo stesso tempo. Questo è ciò che si intendeva nell'orientamento della preghiera: che il Redentore che noi preghiamo è anche il Creatore, e così nella liturgia rimane sempre l'amore anche per la creazione e la responsabilità nei suoi confronti. Sarei lieto se questa nuova edizione dei miei scritti liturgici potesse contribuire a far vedere le grandi prospettive della nostra liturgia e a far relegare nel loro giusto posto certe grette controversie su forme esteriori.

    Infine, e soprattutto, sento il dovere di ringraziare. Il mio ringraziamento è dovuto innanzitutto al vescovo Gerhard Ludwig Muller, che ha preso nelle sue mani il progetto delle "Opera omnia" e ha creato le condizioni sia personali che istituzionali per la sua realizzazione. In modo del tutto particolare correi ringraziare il Prof. Dr. Rudolf Voderholzer, che ha investito tempo ed energie in misura straordinaria nella raccolta e nell'individuazione dei miei scritti. Ringrazio anche il Signor Dr. Christian Schaler, che lo assiste in maniera dinamica. Infine, il mio sincero ringraziamento va alla casa editrice Herder, che con grande amore e accuratezza si è assunta l'onere di questo difficile e faticoso lavoro. Possa tutto ciò contribuire a che la liturgia venga compresa in modo sempre più profondo e celebrata degnamente. "La gioia del Signore è la nostra forza" (Neemia 8,10).

    Roma, festa dei santi Pietro e Paolo, 29 giugno 2008


    Fonte:http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/208933
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #15
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,751
    Ringraziato
    3
    Presentato il secondo volume delle «Gesammelte Schriften» di Joseph Ratzinger

    Bonaventura e la storia della salvezza






    È una vera e propria editio princeps - cioè una prima edizione - il secondo volume delle Gesammelte Schriften di Joseph Ratzinger, edite a cura di Gerhard Ludwig Müller, vescovo di Ratisbona e splendidamente realizzate da Herder. Dopo la Theologie der Liturgie. Die sakramentale Begründung christlicher Existenz uscita nel 2008, è stato infatti appena pubblicato, per la prima volta, il testo integrale della grande tesi di abilitazione alla docenza che il giovane Ratzinger dedicò alla comprensione della Rivelazione e alla teologia della storia di san Bonaventura (Offenbarungsverständnis und Geschichtstheologie Bonaventuras). Dedicato con "gratitudine" al fratello monsignor Georg Ratzinger nel suo ottantacinquesimo compleanno, il volume è stato presentato all'autore domenica 13 a Castel Gandolfo dal vescovo Müller insieme alla curatrice Marianne Schlosser e ad altri membri dell'Institut Papst Benedikt XVI. di Ratisbona e lunedì 14 a Ratisbona a monsignor Ratzinger. Del volume pubblichiamo, in una nostra traduzione, il testo che Benedetto XVI ha voluto premettervi per introdurlo.

    Dopo la pubblicazione dei miei scritti sulla liturgia segue ora nell'edizione generale delle mie opere un libro con studi sulla teologia del grande francescano e Dottore della Chiesa Bonaventura Fidanza. Fin dall'inizio è stato evidente che quest'opera avrebbe contenuto anche i miei studi sul concetto di Rivelazione nel santo, condotti assieme all'interpretazione della sua teologia della storia, negli anni 1953-1955, ma finora inediti. Per completare tutto questo lavoro il manoscritto avrebbe dovuto essere rivisto e corretto secondo le moderne modalità editoriali, cosa che io non mi sono sentito in grado di fare. La professoressa Marianne Schlosser di Vienna, profonda conoscitrice della teologia medievale e in particolare delle opere di san Bonaventura, si è degnamente offerta di svolgere tale lavoro necessario e di certo non facile. Per questo non posso che ringraziarla di tutto cuore. Discutendo del progetto ci siamo subito trovati d'accordo che non si sarebbe tentato di rielaborare il libro dal punto di vista contenutistico e di portare la ricerca allo stato attuale. Più di mezzo secolo dopo la stesura del testo, questo avrebbe significato in pratica scrivere un nuovo libro. Inoltre desideravo fosse un'edizione "storica", che offrisse così com'era un testo concepito in un lontano passato, lasciando alla ricerca la possibilità di trarne utilità anche oggi. Della cura editoriale svolta tratta l'introduzione della professoressa Schlosser, che con i suoi collaboratori ha investito molto tempo e molto impegno dedicato all'allestimento di un'edizione storica del testo, confidando nel fatto che teologicamente e storicamente valesse la pena renderlo accessibile a tutti nella sua interezza.
    Nella seconda parte del libro viene nuovamente presentata la Teologia della storia di san Bonaventura come fu pubblicata nel 1959. I saggi che seguono sono tratti, con poche eccezioni, dallo studio sull'interpretazione della Rivelazione e della teologia della storia. In alcuni casi sono stati adattati per poter costituire un testo in sé completo, modificandoli leggermente secondo il contesto. L'idea di aggiornare il manoscritto e presentarlo come libro al pubblico, dovetti abbandonarla temporaneamente assieme al progetto di uno studio commentato dell'Hexaëmeron, perché l'attività di esperto conciliare e le esigenze della mia docenza accademica erano così impegnative da rendere impensabile la ricerca medievalistica. Nel periodo postconciliare la situazione teologica mutata e la nuova situazione nell'università tedesca mi assorbirono così tanto che rimandai il lavoro su Bonaventura al periodo successivo al pensionamento. Nel frattempo il Signore mi ha condotto lungo altre vie e così il libro viene pubblicato ora nella sua forma presente. Auspico che altri possano svolgere il compito di commentare l'Hexaëmeron.
    In un primo momento l'esposizione del tema dell'opera potrebbe apparire sorprendente e di fatto lo è. Dopo la mia tesi sul concetto di Chiesa di sant'Agostino, il mio maestro Gottlieb Söhngen mi propose di dedicarmi al medioevo e in particolare alla figura di san Bonaventura, che fu il più significativo rappresentante della corrente agostiniana nella teologia medievale. Per quanto riguarda il contenuto ho dovuto affrontare la seconda importante questione di cui si occupa la teologia fondamentale, ovvero il tema della Rivelazione. A quel tempo, in particolare a motivo della celebre opera di Oscar Cullmann Christus und die Zeit (Zürich, 1946), il tema della storia della salvezza, specialmente il suo rapporto con la metafisica, era diventato il punto focale dell'interesse teologico. Se la Rivelazione nella teologia neoscolastica era stata intesa essenzialmente come trasmissione divina di misteri, che restano inaccessibili all'intelletto umano, oggi la Rivelazione viene considerata una manifestazione di sé da parte di Dio in un'azione storica e la storia della salvezza viene vista come elemento centrale della Rivelazione. Mio compito era quello di cercare di scoprire come Bonaventura avesse inteso la Rivelazione e se per lui esistesse qualcosa di simile a un'idea di "storia della salvezza".
    È stato un compito difficile. La teologia medievale non possiede alcun trattato de revelatione ("sulla Rivelazione") come invece accade nella teologia moderna. Inoltre, dimostrai subito che la teologia medievale non conosce neanche un termine per esprimere da un punto di vista contenutistico il nostro moderno concetto di Rivelazione. La parola revelatio, che è comune alla neoscolastica e alla teologia medievale, non significa, come si è andato evidenziando, la stessa cosa nella teologia medievale e in quella moderna. Per questo ho dovuto cercare le risposte alla mia impostazione del problema in altre forme linguistiche e di pensiero e addirittura modificarla rispetto a quando mi ero avvicinato all'opera di Bonaventura. Innanzitutto bisognava condurre difficili ricerche sul suo linguaggio. Ho dovuto accantonare i nostri concetti per capire cosa Bonaventura intendesse per Rivelazione. In ogni caso si è dimostrato che il contenuto concettuale di Rivelazione si adattava a un gran numero di concetti: revelatio, manifestatio, doctrina, fides, e così via. Soltanto una visione d'insieme di questi concetti e delle loro asserzioni fa comprendere l'idea di Rivelazione in Bonaventura.
    Il fatto che nella dottrina medievale non esistesse alcun concetto di "storia della salvezza" nel senso attuale del termine, è stato chiaro fin dall'inizio. Tuttavia due indizi dimostrano che in Bonaventura era presente il problema della rivelazione come cammino storico. Innanzitutto si è presentata la doppia figura della Rivelazione come Antico e Nuovo Testamento, che ha posto la questione della sintonia fra l'unità della verità e la diversità della mediazione storica posta sin dall'età patristica e poi affrontata anche dai teologi medievali. A questa forma classica della presenza del problema del rapporto tra storia e verità, che Bonaventura condivide con la teologia del suo tempo e che tratta a suo modo, si aggiunge in lui anche la novità del suo punto di vista storico, nel quale la storia, che è proseguimento dell'opera divina, diviene una sfida drammatica. Gioacchino da Fiore (+ 1202) aveva insegnato un ritmo trinitario della storia. All'età del Padre (Antico Testamento) e all'età del Figlio (Nuovo Testamento, Chiesa) doveva seguire un'età dello Spirito Santo, nella quale con l'osservanza del Discorso della montagna si sarebbero manifestati spirito di povertà, riconciliazione fra greci e latini, riconciliazione fra cristiani ed ebrei, e sarebbe giunto un tempo di pace. Grazie a una combinazione di cifre simboliche l'erudito abate aveva predetto l'inizio di una nuova età nel 1260. Intorno al 1240 il movimento francescano si imbatté in questi scritti che su molti ebbero un effetto elettrizzante: questa nuova età non era forse iniziata con san Francesco d'Assisi? Per questo motivo all'interno dell'Ordine si venne a creare una tensione drammatica fra "realisti", che volevano utilizzare l'eredità di san Francesco secondo le possibilità concrete della vita dell'Ordine quale era stata tramandata, e "spirituali", che invece puntavano alla novità radicale di un periodo storico nuovo. Come ministro generale dell'Ordine, Bonaventura dovette affrontare l'enorme sfida di questa tensione, che per lui non era una questione accademica, ma un problema concreto del suo incarico di settimo successore di san Francesco. In questo senso la storia fu improvvisamente tangibile come realtà e come tale dovette essere affrontata con l'azione reale e con la riflessione teologica. Nel mio studio ho cercato di spiegare in che modo Bonaventura affrontò questa sfida e mise in rapporto la "storia della salvezza" con la "Rivelazione".
    Dal 1962 non avevo più ripreso in mano lo scritto. Quindi per me è stato entusiasmante rileggerlo dopo così tanto tempo. È chiaro che l'impostazione del problema così come il linguaggio del libro sono influenzati dalla realtà degli anni Cinquanta. Oltre tutto per le ricerche linguistiche non esistevano i mezzi tecnici che abbiamo ora. Per questo motivo l'opera ha i suoi limiti ed è evidentemente influenzata dal periodo storico in cui è stata concepita. Tuttavia, rileggendola ho ricavato l'impressione che le sue risposte siano fondate, sebbene superate in molti dettagli, e che ancora oggi abbiano qualcosa da dire. Soprattutto mi sono reso conto che la questione dell'essenza della Rivelazione e il fatto di riproporla, che è il tema del libro, hanno ancora oggi una loro urgenza, forse anche maggiore che in passato.
    Al termine di questa prefazione desidero aggiungere al ringraziamento alla professoressa Schlosser anche quello al vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller, che attraverso la fondazione dell'Institut Papst Benedikt XVI. ha reso possibile la pubblicazione di quest'opera e ha seguito, con attiva partecipazione, il processo editoriale dei miei scritti. Ringrazio inoltre i collaboratori dell'Istituto, il professor Rudolf Voderholzer, il dottor Christian Schaller, i signori Franz-Xaver Heibl e Gabriel Weiten. Non da ultimo ringrazio l'editrice Herder, che si è occupata della pubblicazione di questo libro con l'accuratezza che la caratterizza.
    Dedico l'opera a mio fratello Georg per il suo ottantacinquesimo compleanno, grato per la comunione di pensiero e di cammino di tutta una vita.

    Roma, solennità dell'Ascensione di Cristo 2009.



    BENEDETTO XVI

    (©L'Osservatore Romano - 16 settembre 2009)
    [Index] [Top] [Home]
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #16
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,751
    Ringraziato
    3
    Negli studi del giovane Ratzinger

    La Rivelazione come in una «disputatio» medievale




    Le ricerche di Joseph Ratzinger sono sempre state profondamente legate alla riflessione teologica del suo tempo, come emerge già dall'autobiografico Aus meinem Leben. Erinnerungen (1927-1977), uscito nel 1998 ma pubblicato l'anno precedente in traduzione italiana, e come ha ricostruito Gianni Valente in una serie di articoli su "30Giorni" e poi nel volume Ratzinger professore (2008).
    L'indagine su "popolo e casa di Dio in sant'Agostino" - suggerita al giovane chierico dall'ordinario di Teologia fondamentale nella facoltà teologica dell'università di Monaco di Baviera, Gottlieb Söhngen (1892-1971), e condotta tra il 1950 e il 1951 - nasceva dal dibattito ecclesiologico che attraversa la prima metà del Novecento e cercava strade nuove dopo la riproposizione, nella Mystici corporis (1943) di Pio xii, del concetto di "corpo mistico" come descrizione della natura teologica della Chiesa.
    Similmente, il tema scelto per la tesi di abilitazione alla libera docenza universitaria s'inseriva nella riflessione teologica di lingua tedesca negli anni Cinquanta sulla categoria di storia della salvezza. Ancora su suggerimento di Söhngen, il giovane Ratzinger si ripromise di indagare la prospettiva di san Bonaventura sulla Rivelazione, per scoprire eventuali corrispondenze con la categoria di "storia della salvezza" al centro degli interessi della ricerca teologica contemporanea.
    Il lavoro fu ultimato e consegnato nell'autunno 1955; correlatore della tesi era ex officio Michael Schmaus (1897-1993), allora ordinario di Teologia sistematica e medievalista insigne della facoltà teologica, che si rivelò subito aspramente critico del lavoro, non senza l'interferenza di motivi personali (era nota la sua rivalità con Söhngen). Il consiglio di facoltà rinviò dunque l'elaborato a Ratzinger con l'invito a tener conto delle osservazioni di Schmaus; ma una revisione completa secondo le sue indicazioni avrebbe richiesto molto, troppo tempo, pregiudicando l'impegno di Ratzinger come docente universitario.
    Fu allora che si profilò una soluzione: la parte finale della tesi, dedicata alla teologia della storia di Bonaventura, aveva superato quasi indenne le critiche di Schmaus; pur collegata al resto della tesi, essa rappresentava una ricerca a sé stante ed era ricca di "materiale esplosivo", perché il giovane Ratzinger vi mostrava il profondo legame bonaventuriano con la teologia della storia di Gioacchino da Fiore, le cui infiltrazioni nel movimento francescano il ministro generale aveva pur combattuto con energia e decisione. Ratzinger presentò così per l'esame dell'abilitazione solo la parte finale della sua ricerca, dopo avervi apportato i necessari ritocchi durante l'estate del 1956.
    Nel febbraio 1957 il consiglio di facoltà accettò il lavoro, pubblicamente difeso il 21 di quel mese dal teologo, non ancora trentenne, in una memorabile seduta che richiamò, anche per il confronto fra Schmaus e Söhngen, il clima di una accesa disputatio medievale. Il 1° gennaio 1958 Ratzinger fu nominato libero docente dell'università di Monaco e l'anno seguente l'editore Schnell & Steiner diede alle stampe Die Geschichtstheologie des heiligen Bonaventura, tradotto in inglese (1971), francese (1988) e italiano (1991, 2008).
    A mezzo secolo di distanza, vede ora la luce la tesi integrale sul concetto di Rivelazione e sulla teologia della storia in Bonaventura, una novità assoluta e da tempo attesa. (paolo vian)



    (©L'Osservatore Romano - 16 settembre 2009)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  7. #17
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,640
    Ringraziato
    3317
    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, 10.05.2010

    Il testo definitivo del secondo volume dell’opera Gesù di Nazareth di Sua Santità Benedetto XVI è stato consegnato nei giorni scorsi agli editori incaricati della pubblicazione. Questo secondo volume è dedicato alla Passione e alla Risurrezione, e riprende dal punto dove finiva il primo volume.

    L’originale tedesco è stato affidato allo stesso tempo a Manuel Herder – l’editore che sta curando l’opera completa ("Gesammelte Schriften") di Joseph Ratzinger – e a Don Giuseppe Costa, Direttore della Libreria Editrice Vaticana. Sarà quest’ultima – come editore principale – a provvedere alla concessione dei diritti, a pubblicare l’edizione italiana, e ad affidare il testo ad altri editori per le diverse traduzioni nelle varie lingue, che saranno condotte direttamente sull’originale tedesco.

    Si auspica che la pubblicazione del libro avvenga in modo contemporaneo nelle lingue di maggiore diffusione; essa quindi, per quanto rapida, richiederà ancora diversi mesi, dati i tempi necessari alla traduzione accurata di un testo tanto importante e atteso.

    [00697-01.01]

    [B0291-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Oboedientia et Pax

  8. #18
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,640
    Ringraziato
    3317
    Con la pubblicazione di «Teologia della liturgia»
    s'inaugura l'edizione in lingua italiana dell'«Opera omnia» di Joseph Ratzinger


    Lì dove tutti diventiamo bambini

    Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55) è il volume che inaugura la pubblicazione della traduzione italiana (a cura di Ingrid Stampa) dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger curata da Edmondo Caruana e Pierluca Azzaro. "Quando, dopo qualche esitazione, ho deciso di accettare il progetto di un'edizione di tutte le mie opere - scriveva Benedetto XVI il 29 giugno 2008 - avevo ben chiaro che doveva valere l'ordine di priorità seguito dal Concilio e che quindi all'inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa è stata per me fin dall'infanzia la realtà centrale della mia vita e, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Söhngen, Pascher e Guardini, è diventata anche il centro del mio impegno teologico". Pubblichiamo l'inizio del primo capitolo dedicato alla "Natura della liturgia" e, sotto a sinistra, la prefazione scritta dal cardinale segretario di Stato per l'edizione in lingua italiana.

    Liturgia - che cos'è propriamente? Che cosa avviene in essa? Quale tipo di realtà v'incontriamo? Negli anni Venti del ventesimo secolo si propose d'intendere la liturgia come un "gioco"; il termine di paragone era innanzitutto il fatto che la liturgia, come il gioco, ha regole proprie, crea un suo mondo, che vale quando vi si entra e che poi naturalmente vien meno quando il "gioco" finisce. Un altro termine di paragone era il fatto che il gioco è sì dotato di senso, ma al contempo non ha uno scopo specifico, e proprio per questo ha in sé qualcosa di terapeutico, anzi, di liberatorio, poiché ci fa uscire dal mondo degli obiettivi quotidiani con le loro costrizioni e ci introduce in una dimensione priva di scopi, liberandoci quindi per un certo tempo da tutto il peso del nostro mondo del lavoro. Il gioco sarebbe, per così dire, un mondo diverso, un'oasi di libertà, in cui per un momento possiamo lasciar fluire liberamente il nostro essere; di tali momenti di evasione dal potere del quotidiano abbiamo bisogno per riuscire a sopportarne il peso. In tutto questo c'è qualcosa di vero, ma una simile osservazione non può bastare. Infatti, in questo caso sarebbe in fondo del tutto secondario a quale gioco ci dedichiamo; tutto ciò che è stato detto si può applicare a qualunque gioco, la cui necessaria intrinseca serietà dell'osservanza delle regole sviluppa ben presto una propria fatica e conduce anche ad elaborare nuovi scopi specifici: se pensiamo all'odierno mondo dello sport, al campionato di scacchi o a qualsiasi altro gioco, ovunque si rende evidente che il gioco, dalla dimensione completamente diversa di un mondo alternativo o di un non-mondo, presto si trasforma in un mondo particolare con leggi proprie, supposto che non voglia perdersi in un semplice e vuoto passatempo.
    C'è ancora un altro aspetto di questa teoria del gioco che merita di essere menzionato e che già ci avvicina di più alla particolare natura della liturgia: il gioco dei bambini appare in gran parte come una specie di anticipazione della vita, come un'esercitazione per entrare nella vita di poi, senza comportarne la fatica e la serietà. Così la liturgia potrebbe indurci a pensare che noi, prima della vita vera e propria alla quale vorremmo giungere, rimaniamo, in fondo, tutti bambini o comunque dovremmo rimanere tali; la liturgia sarebbe allora un modo completamente diverso di anticipazione, di esercizio preliminare: preludio della vita futura, della vita eterna che, come dice Agostino, a differenza della vita presente non è più caratterizzata da bisogni e necessità, ma interamente dalla libertà del donare e del dare. Allora la liturgia sarebbe un risveglio di ciò che nel nostro intimo è il vero essere bambini, un risveglio dell'apertura interiore verso ciò che ci attende di grande e che con la vita adulta certamente ancora non è compiuto. Essa sarebbe una forma strutturata della speranza, che già ora vive in anticipo la vita futura, quella vera; che ci addestra alla vita autentica: quella della libertà, dell'immediatezza con Dio e della schietta apertura reciproca. Così, essa imprimerebbe anche nella vita, che appare reale, della quotidianità, i segni anticipatori della libertà che rompono le costrizioni e portano il riverbero del cielo sulla terra.
    Una simile interpretazione della teoria del gioco differenzia la liturgia in modo essenziale dal gioco comune, in cui vive pur sempre la nostalgia per il vero "gioco", per il totalmente altro di un mondo in cui ordine e libertà si fondono tra loro; rispetto al carattere superficiale e tuttavia finalizzato o invece umanamente vuoto del gioco usuale, essa fa emergere la particolarità e l'alterità del "gioco" della Sapienza, di cui parla la Bibbia e che si può quindi mettere in relazione con la liturgia. Ma ancora ci manca un contenuto essenziale di questo abbozzo, poiché l'idea della vita futura è apparsa intanto solo come un vago postulato, e il guardare a Dio, senza il quale la "vita futura" sarebbe solo deserto, è rimasto ancora del tutto indeterminato. Vorrei quindi proporre un nuovo approccio, questa volta a partire dalla concretezza di testi biblici.
    Nei racconti degli eventi che precedettero l'uscita d'Israele dall'Egitto, come anche dello stesso svolgimento di essa, appaiono due differenti finalità dell'esodo. Una, nota a noi tutti, è quella del raggiungimento della Terra Promessa, in cui Israele potrà finalmente vivere sul proprio territorio, in confini sicuri, come popolo con una sua libertà ed indipendenza. Accanto ad essa, però, compare ripetutamente l'indicazione di un diverso scopo. Il comando originario rivolto da Dio al faraone suona così: "Lascia partire il mio popolo, perché possa servirmi nel deserto!" (Es 7, 16). Questa frase - "Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire" - viene ripetuta con piccole varianti quattro volte, cioè in tutti gli incontri tra il faraone e Mosè/Aronne (Es 7, 26; 9, 1; 9, 13; 10, 3). Nel corso delle trattative col faraone, lo scopo si concretizza ulteriormente. Il faraone si mostra pronto al compromesso. Per lui, nel conflitto si tratta della libertà di culto degli israeliti, che egli inizialmente concede nella forma seguente: "Andate a sacrificare al vostro Dio, ma nel paese!" (Es 8, 21). Mosè, però - secondo il comando di Dio - insiste nell'affermare che per il culto è necessario l'Esodo. Il suo luogo dovrà essere il deserto: "Andremo nel deserto, a tre giorni di cammino, e sacrificheremo al Signore, nostro Dio, secondo quanto egli ci ordinerà!" (Es 8, 23). Dopo il succedersi delle piaghe, il faraone amplia la sua offerta di compromesso. Ora concede che il culto si compia secondo il volere della divinità, quindi nel deserto, ma esige che vi si rechino soltanto gli uomini, mentre donne e bambini, come anche il bestiame, devono rimanere a casa in Egitto. Egli presuppone una prassi cultuale allora corrente, secondo la quale solo gli uomini erano protagonisti attivi nel culto. Mosè, però, non può negoziare la modalità del culto con l'uomo di potere straniero, non può subordinare il culto a compromessi politici: il modo di prestare il culto non è una questione che si possa risolvere politicamente. Esso porta la sua norma in se stesso, può essere cioè regolato solo in base alla norma della Rivelazione, a partire da Dio. Per questo viene respinta anche la terza proposta di compromesso del sovrano, che ora estende notevolmente la sua offerta, acconsentendo la partenza anche di donne e bambini. "Solo rimangano le vostre greggi e i vostri armenti" (10, 24). Mosè obietta che deve portare con sé tutto il bestiame, poiché "noi non sapremo quel che dovremo sacrificare al Signore finché non saremo arrivati in quel luogo" (10, 26). In tutto ciò non si tratta della Terra Promessa; come unico scopo dell'Esodo appare l'adorazione, che può avvenire solo secondo la norma di Dio ed è quindi sottratta alle regole del gioco proprie del compromesso politico.
    Israele non parte per essere un popolo come tutti gli altri; parte per servire Dio. La meta dell'Esodo è il monte di Dio, ancora sconosciuto, lo scopo è il servizio da rendere a Dio. A questo punto si potrebbe obiettare che l'ostinarsi sul culto nelle trattative con il faraone era di natura tattica. Il reale e, in definitiva, unico scopo dell'esodo non era il culto, ma la Terra, che costituiva appunto il contenuto vero e proprio della promessa fatta ad Abramo. Non credo che con questo si renda giustizia alla serietà che domina nei testi. In fondo, la contrapposizione fra Terra e culto non ha senso: la Terra viene data perché ci sia un luogo d'adorazione del vero Dio. Il semplice possesso della Terra, la semplice autonomia nazionale, declasserebbe Israele allo stesso livello di tutti i popoli. Ridurre tutto a questa finalità significherebbe disconoscere la particolarità dell'elezione: l'intera storia raccontata dai libri dei Giudici e dei Re, ripresa e reinterpretata nelle Cronache, mostra proprio questo: che la terra in quanto tale, presa in se stessa, rimane un bene ancora indeterminato; essa diventa il vero bene, il dono reale di una promessa adempiuta solo se vi regna Dio; non semplicemente se la terra esiste in qualche modo come Stato autonomo, ma se è lo spazio dell'obbedienza, in cui si compie la volontà di Dio e in questo modo si sviluppa la maniera giusta dell'esistenza umana. L'esame del testo biblico ci concede però una definizione ancora più precisa del rapporto tra i due scopi dell'esodo. È vero che l'Israele peregrinante non viene ancora a sapere dopo tre giorni (come annunciato nel discorso con il faraone) quale tipo di sacrificio Dio esiga. Tre mesi dopo l'uscita, però, "nello stesso giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai" (Es 19, 1). Il terzo giorno avviene poi la discesa di Dio sulla vetta del monte (19, 16-20). Ed ora Dio parla al popolo, nelle sante Dieci Parole (20, 1-17) gli comunica la sua volontà e, attraverso Mosè, stabilisce l'Alleanza (Es 24), che si concretizza in una forma minuziosamente regolamentata di culto. Così lo scopo della peregrinazione nel deserto, indicato al faraone, è compiuto: Israele impara a venerare Dio nel modo da Lui stesso voluto. A tale venerazione appartiene il culto, la liturgia nel senso vero e proprio; ma essa richiede anche il vivere secondo la volontà di Dio, che è una parte irrinunciabile della retta adorazione. "La gloria di Dio è l'uomo vivente, ma la vita dell'uomo è vedere Dio", afferma sant'Ireneo, cogliendo proprio il nucleo di ciò che era avvenuto nell'incontro sul monte nel deserto: in definitiva, la vita stessa dell'uomo, l'uomo che vive rettamente, è la vera adorazione di Dio, ma la vita diventa vita vera solo se riceve la sua forma dallo sguardo rivolto a Dio. Il culto serve a questo: a consentire tale sguardo e a donare così quella vita, che diventa gloria per Dio.



    (©L'Osservatore Romano - 28-29 giugno 2010)
    Oboedientia et Pax

  9. #19
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,640
    Ringraziato
    3317
    In tutto sedici volumi


    Lo scopo dell'"Opera omnia" di Joseph Ratzinger è presentare nel modo più completo possibile la sua opera già stampata, integrata con testi ancora inediti o non ancora stampati in lingua tedesca e italiana. Le monografie di Ratzinger vengono incluse immutate e integrate volta per volta con ulteriori testi di tema affine: ai testi espressamente scientifici vengono aggiunti articoli per enciclopedie, recensioni e meditazioni.
    I volumi di saggi che raccolgono i contributi su uno stesso tema vengono sciolti e i singoli scritti inseriti nel nuovo ordine sistematico. L'"Opera omnia" si apre - per quanto riguarda la numerazione dei volumi che non segue l'effettivo momento della pubblicazione - con i due scritti scientifici legati alla qualificazione accademica: la tesi di dottorato sull'ecclesiologia di Agostino e lo scritto per l'abilitazione alla libera docenza sulla teologia della storia e sulla comprensione della rivelazione in Bonaventura. Vengono aggiunti di volta in volta ulteriori studi e testi riguardanti sia Agostino che Bonaventura.
    Il terzo volume riprende come punto di partenza la prolusione pronunciata all'università di Bonn nel 1959, sul tema "Il Dio della fede e il Dio dei filosofi", e associa a essa tutti gli altri testi sullo stesso ambito tematico di fides et ratio. Vi rientrano, per esempio, anche tutte le riflessioni sulle fondamenta storico-spirituali dell'Europa.
    Il quarto volume si apre con l'"Introduzione al cristianesimo" (1968) e aggiunge ulteriori testi sulla confessione della fede, il battesimo, la conversione, la sequela di Cristo e la realizzazione dell'esistenza cristiana.
    I volumi che vanno dal quinto al dodicesimo sono orientati nel senso più ampio secondo il canone tematico della teologia sistematica: il quinto volume raccoglie i testi classificabili come trattati sulla dottrina della creazione, sull'antropologia e sulla dottrina della grazia, il sesto, partendo dal libro Gesù di Nazaret (2007), mette insieme gli studi di cristologia, mentre i volumi settimo e ottavo rappresentano, con l'ecclesiologia, un altro punto centrale del lavoro di Ratzinger. Il settimo mette insieme innanzitutto i vari testi sulla teologia del Concilio, mentre l'ottavo propone i lavori ecclesiologici in senso più stretto e inserisce soprattutto anche gli scritti sull'ecumenismo.
    Al punto d'incrocio tra teologia fondamentale e dogmatica si trova il nono volume, che raccoglie le opere prodotte nell'intero arco di tempo della sua attività nel campo della gnoseologia e dell'ermeneutica.
    Il decimo volume prende come punto di partenza L'Escatologia (1977), l'unico libro di testo dogmatico-teologico pubblicato da Ratzinger, e unisce a esso tutti gli altri studi e testi nell'ambito tematico di speranza, morte, risurrezione, vita eterna. Dopo la Teologia della liturgia nell'undicesimo volume, il dodicesimo raccoglie appositamente testi sul ministero ecclesiastico, mentre il tredicesimo raccoglie numerose interviste. Il quattordicesimo volume presenta una scelta ampia quanto possibile della vasta opera omiletica, nella quale si terrà conto anche di meditazioni e discorsi meno conosciuti e finora inediti. Il quindicesimo volume unisce, partendo dall'autobiografia apparsa nel 1997/98, Aus meinem Leben, ulteriori testi biografici e contributi di carattere personale, mentre il volume conclusivo offrirà una bibliografia completa delle opere di Joseph Ratzinger in lingua tedesca, come anche un ampio indice sistematico generale.


    Il libro scelto come primo


    Il volume che lo stesso Benedetto XVI ha voluto aprisse l'edizione dei suoi scritti è Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana, catalogato come undicesimo titolo dell'Opera omnia. Come viene dettagliatamente spiegato in un'ampia nota in appendice il volume è articolato in cinque parti. Nella prima, dedicata allo "Spirito della liturgia", viene completamente riportato il libro Der Geist der Liturgie. Eine Einführung che apparve nel 2000 presso la casa editrice Herder.
    La seconda parte ("Typos-Myserios-Sacramentum") unisce due conferenze sul tema dei sacramenti. "Il fondamento sacramentale dell'esistenza cristiana" è un riassunto, curato dallo stesso Ratzinger, di una lezione del 1965, mentre "Sul concetto di Sacramento" riprende una lezione tenuta nel 1978 a Eichstätt. La celebrazione eucaristica è il tema portante della terza parte che raccoglie molti contributi: prediche, saggi scientifici, recensioni, conferenze e articoli.
    "Teologia della musica sacra" è il titolo della quarta parte che comprende cinque saggi e un contributo a una discussione sul tema della professione del musicista di Chiesa.
    L'ultima parte - "Ulteriori prospettive" - raccoglie soprattutto contributi nati nel corso della discussione del libro Der Geist der Liturgie. La conclusione del volume è costituita dall'omelia "Risveglia la tua potenza e vieni", tenuta dal cardinale Ratzinger il 4 dicembre 2003 nel duomo di Treviri.



    (©L'Osservatore Romano - 28-29 giugno 2010)
    Oboedientia et Pax

  10. #20
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,640
    Ringraziato
    3317
    Come il Papa vede la priorità di Dio

    di Tarcisio Bertone

    La Libreria Editrice Vaticana (Lev) ha già avuto il privilegio di arricchire il suo catalogo con decine di documenti dell'insegnamento e del magistero di Benedetto XVI, documenti tra i quali spiccano, per la loro importanza teologica, le tre encicliche Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate, ma anche interventi preziosi come l'Esortazione apostolica postsinodale sull'Eucaristia, Sacramentum caritatis, e la Lettera apostolica "Motu proprio data" Summorum Pontificum, che hanno rivelato e ribadito la sua predilezione per il tema della Sacra Liturgia, tema specifico di questo undicesimo volume dell'"Opera Omnia". Lo stesso Santo Padre ha chiarito che questa sua predilezione per la liturgia è strettamente legata al modo in cui Egli vede la "priorità di Dio" (Primat Gottes). Tale priorità trova la sua espressione più significativa proprio nel culto di adorazione che la Chiesa ha sempre tributato a Dio, fin dagli inizi della sua storia, nella celebrazione liturgica dei riti sacri, innanzi tutto mediante il Sacrificio eucaristico della Santa Messa, centro propulsore di tutta la vita cristiana.
    Questi documenti e scritti si inseriscono in maniera mirabile nel flusso straordinario di un profondo pensiero filosofico e teologico, che Joseph Ratzinger ha avuto occasione di esprimere con sorprendente originalità e coerente continuità fin dai primi anni di un'"attività accademica" di prim'ordine, e poi in un costruttivo "ministero della parola" da lui esercitato nell'attività pastorale di sacerdote e di vescovo a servizio del popolo di Dio.
    Per questo motivo, la Libreria Editrice Vaticana può sentirsi onorata e lieta di pubblicare in sedici volumi, in collaborazione con la casa editrice Herder, tutti gli scritti nei quali Joseph Ratzinger ha regalato all'umanità contemporanea la ricchezza del suo pensiero nel corso della sua instancabile attività d'insegnamento e di ministero sacerdotale.
    Sorprendente è la capacità comunicativa con cui egli sa rivolgersi ai lettori, anche sui temi filosoficamente e teologicamente più impegnativi. Va rilevata, per altro, una "creatività" lessicale corrispondente a una "creatività" concettuale con cui Egli sa rivolgersi non solo alla "fede" del credente, per confermarla e irrobustirla, ma anche alla "ragione" che è appannaggio di ogni uomo. Di qui l'importanza della fedele e perfetta traduzione dalla lingua originale, che l'editrice si è premurata di assicurare.
    L'auspicio è dunque che vengano presto pubblicati gli altri volumi dell'Opera, e che nella mente e nel cuore di molti lettori possa fruttificare quel seme che l'illuminato Teologo/Pastore di anime ha voluto e saputo gettare nel "campo" del Popolo di Dio.



    (©L'Osservatore Romano - 28-29 giugno 2010)
    Oboedientia et Pax

Discussioni Simili

  1. Scopri l'opera d'arte!
    Di Il Padovano nel forum Sala Giochi
    Risposte: 157
    Ultimo Messaggio: 05-06-2010, 03:00
  2. Intervista Joseph Ratzinger
    Di Dominus Iesus nel forum La Sacrestia di "Cattolici Romani"
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 28-04-2010, 08:49
  3. Joseph Ratzinger a Venezia
    Di Lorenzo Perosi nel forum La Sacrestia di "Cattolici Romani"
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 21-01-2009, 15:47
  4. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 02-10-2008, 19:30

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •