Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Joseph Ratzinger-Benedetto XVI: OPERA OMNIA

  1. #21
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    non credo sia già in vendita nelle librerie..l'ho trovato su un sito di una libreria ma come data di pubblicazione riporta Ottobre 2010..

  2. #22
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Benedetto XVI, un fatto interessante sul suo passato:


    Nel 1920, un 43nne tedesco stava disperato che non aveva incontrato la donna giusta, così ha messo un annuncio sui giornali. Anche se era un poliziotto, ha formulato l'annuncio come segue:

    Funzionario di medio livello, celive, cattolico, 43, passato immacolato, dalla campagna, è alla ricerca di una buona cattolica e pura ragazza che sa cucinare bene, affrontare tutte le faccende domestiche, con un talento per il cucito e i lavori domestici, al fine di matrimonio il più presto possibile. Patrimonio auspicabile, ma non una condizione preliminare.

    Una donna di nome Maria Peintner rispose l'annuncio. Aveva 36 anni, un cuoco qualificato, ed era nata "fuori del matrimonio". Durante la gravidanza di lei, sua madre, si suppone è anche ella era nata fuori dal matrimonio, trascorse qualche tempo in una casa per le ragazze incinta. In seguito ha sposato un fornaio di nome Rieger con il quale ha avuto cinque figlie di più.

    Maria non aveva un patrimonio, ma anche così, si sono sposati quattro mesi dopo. Nonostante gli anni un po avanzati hanno avuto tre figli - due maschi e una femmina. Il bambino più giovane ha ricevuto lo stesso nome di suo padre: Joseph Ratzinger. Egli è meglio conosciuto oggi come Papa Benedetto XVI.

    Dopo la sua elezione, qualcuno ha trovato il "moglie cercasi" ed ha mostrato al nuovo Papa il quale, naturalmente, sorrise.

    I suoi genitori veramente si amavano tra loro e amavano i loro tre figli. Papa Benedetto parla spesso su quell'amore. In realtà, la sua prima enciclica è intitolata, "Dio è Amore", e descrive il matrimonio come la figura preminente dell'amore di Dio per noi.

    Nel frattempo, non vale la pena riflettere sul fatto che la madre di Papa Benedetto era "illegittima". Al momento, la sua concezione e nascita sono stati forse la fonte di scandalo e condanna, ma stava per diventare la madre del Papa attuale.
    Tratto e tradotto da: http://ericsammons.com/blog/2010/06/...h-com-existed/
    Laudo fructum boni operis, sed in fide agnosco radicem - S. Augustinus Hipponensis

  3. #23
    Utente Senior L'avatar di Antigone
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    L'Opera omnia di Joseph Ratzinger? La leggessero i cultori di Mancuso, per capire una buona volta cosa sono la ragione e la teologia...

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Dominus Iesus Visualizza Messaggio
    non credo sia già in vendita nelle librerie..l'ho trovato su un sito di una libreria ma come data di pubblicazione riporta Ottobre 2010..
    Stando al sito della Libreria Editrice Vaticana, il volume è già in vendita:

    http://www.libreriaeditricevaticana.com/it/news/

    Joseph Ratzinger Opera Omnia Teologia della Liturgia
    Libreria Editrice Vaticana
    Data di pubblicazione: 28 giugno
    Formato: 16x22 cm
    ISBN-13: 978-88-209-8415-1
    € 55,00
    Oboedientia et Pax

  5. #25
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Citazione Originariamente Scritto da Antigone Visualizza Messaggio
    L'Opera omnia di Joseph Ratzinger? La leggessero i cultori di Mancuso, per capire una buona volta cosa sono la ragione e la teologia...
    Li leggessero gli atei! :P
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  6. #26
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    L’Opera omnia di Ratzinger presentata al Meeting di Rimini

    Presentato, ieri, al Meeting di Rimini il primo volume dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, curata dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel primo dei 16 tomi che costituiranno l’importante progetto editoriale sono raccolti gli scritti del futuro Pontefice sulla centralità della liturgia nella vita cristiana. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    La liturgia, sottolinea Benedetto XVI, è “la più alta espressione della bellezza della gloria di Dio, e costituisce in qualche modo un affacciarsi del Cielo sulla Terra”. Tale è la rilevanza della liturgia della Chiesa per Joseph Ratzinger che nella prefazione all’Opera omnia scrive: “E’ stata per me, fin dalla mia infanzia, l’attività centrale della mia vita”. E parlando di San Girolamo, l’autore della “Vulgata”, il Papa sottolinea che la liturgia è sempre viva, non è una cosa del passato:

    “Il luogo privilegiato della lettura e dell'ascolto della Parola di Dio è la liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l'eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l'eterno, la vita eterna". (Udienza Generale, 7 novembre 2007)

    Su cosa rappresenta la liturgia nella vita e nel magistero di Benedetto XVI si sofferma il vescovo di Ratisbona, mons. Gerhard Müller, curatore dell’Opera omnia in lingua tedesca. L’intervista al presule è del nostro inviato al Meeting di Rimini, Luca Collodi:


    R. - La fede cristiana non è una teoria, una filosofia, un’ideologia, ma è il contatto personale con Cristo, con il Dio che si è fatto uomo, Gesù che è presente nello Spirito Santo. La liturgia è la sacramentale partecipazione alla vita di Dio. Per questo la liturgia non è solo un 'teatro', un’auto espressione del cuore o dell’idea della soggettività, ma la liturgia cattolica è l’espressione obiettiva, reale, concreta del contatto con Dio stesso, che vuole convivere con noi, le sue creature.

    Al Meeting di Rimini è anche presente il direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Giuseppe Costa. Al microfono di Luca Collodi, don Costa illustra le caratteristiche fondamentali dell’edizione italiana dell’Opera omnia di Ratzinger ed offre un’anticipazione sul secondo volume su Gesù di Nazareth di Benedetto XVI:

    R. - Sono 16 volumi che riguardano non i suoi insegnamenti da Pontefice ma i suoi scritti, i suoi insegnamenti, le sue interviste da cardinale. Questa Opera omnia si ferma laddove egli è stato eletto Pontefice col nome di Benedetto XVI per il quale la Libreria Editrice Vaticana pubblica ogni sei mesi un volume. Noi abbiamo pubblicato tutti gli insegnamenti di Benedetto XVI proprio nella collana “Insegnamenti” fino al 2009.

    D. - Questo senza contare altre iniziative editoriali del Papa a partire dal libro sulla vita di Gesù?

    R. - Certo, i traduttori della Segreteria di Stato stanno già lavorando, facendo un lavoro molto impegnativo per le varie traduzioni nelle varie lingue. Abbiamo già raggiunto un accordo con 18 editori che pubblicheranno in prima battuta il testo del Santo Padre, il nuovo “Gesù di Nazaret”, che avrà come centralità il mistero pasquale della Passione, morte e Risurrezione di Gesù. Sicuramente avremo richieste anche da altri editori.

    D. - Una data per la prossima uscita di questo libro del Papa?

    R. - Abbiamo già ipotizzato la prima domenica di Quaresima, marzo prossimo, e abbiamo già anche detto che entro il 15 gennaio consegneremo ai vari editori i testi per poter preparare a loro volta le edizioni nazionali.

    fonte: Radio Vaticana
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  7. #27
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    AVVISO DI CONFERENZA STAMPA

    Si informano i giornalisti accreditati che mercoledì 3 novembre 2010, alle ore 12.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si terrà la Conferenza Stampa di presentazione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura (10-13 novembre 2010) sul tema: "Cultura della comunicazione e nuovi linguaggi".

    In concomitanza verrà presentato anche il XII volume, in lingua tedesca, dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger dal titolo "

    Künder des Wortes und Diener eurer Freude - Theologie und Spiritualität des Weihesakramentes".


    Interverranno:

    S.E. Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura;

    S.E. Mons. Gerhard Ludwig Müller, Vescovo di Regensburg, Membro del Pontificio Consiglio della Cultura e Curatore dell’Opera omnia di J. Ratzinger;

    Mons. Pasquale Iacobone, Responsabile del Dipartimento "Arte e Fede" del Pontificio Consiglio della Cultura;

    Dott. Richard Rouse, Responsabile del Dipartimento "Comunicazione e linguaggi" del Pontificio Consiglio della Cultura.

    [01466-01.01]

    [B0653-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  8. #28
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    Il cardinale segretario di Stato all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede
    per un invito alla lettura dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger


    Nella liturgia la chiave di volta

    Nel pomeriggio di mercoledì 27 ottobre, all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, vengono presentati la traduzione in italiano del primo volume dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger (La teologia della liturgia, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55) e del libro curato da Pierluca Azzaro Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 103, euro 7). Alla presenza dell'Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, intervengono il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Christian Schaller, direttore vicario dell'Istituto Benedetto XVI di Ratisbona, e Lucetta Scaraffia, dell'università di Roma La Sapienza. Anticipiamo il discorso del cardinale segretario di Stato. Pubblichiamo inoltre stralci della prefazione e di due saggi del libro Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura.

    di Tarcisio Bertone


    Il Santo Padre, nella sua prefazione all'edizione tedesca - nel primo dei tre volumi finora usciti a partire dal 2008 - scrive: "Quando, dopo qualche esitazione, ho deciso di accettare il progetto di un'edizione di tutte le mie opere, avevo ben chiaro che doveva valere l'ordine delle priorità seguito dal concilio e che quindi all'inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sulla liturgia". Ecco qui, offertaci dallo stesso Autore, una prima chiave per accostarci, con intelligenza, alla lettura - affascinante e capace di coinvolgere non solo la mente, ma anche il cuore del lettore - di questo primo, corposo tomo che ora abbiamo tra le mani. Penso che questa, che ho appena citato, sia una di quelle confidenze cui il Papa ci ha abituati in questi cinque anni e che noi non dobbiamo assolutamente sottovalutare se vogliamo cogliere la linea di sviluppo non solo del suo pensiero teologico, come autore di innumerevoli scritti, ma dello stesso servizio petrino cui è stato chiamato, così come lo sta attuando.
    Tutti, infatti, ricordiamo il primo discorso che Benedetto XVI ha rivolto alla Curia Romana nel 2005, in occasione della presentazione degli auguri natalizi. Un discorso ampio e articolato, nel quale il Pontefice ha voluto fare memoria della conclusione del concilio Vaticano II, avvenuta quarant'anni prima, l'8 dicembre del 1965. E in quel contesto egli non ha avuto timore di chiedersi con coraggio: qual è stato il risultato del concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Un incalzare di domande - come è nello stile di Benedetto XVI - che hanno dato luogo a una constatazione: "Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del concilio si è svolta in modo piuttosto difficile".
    Ma quelle domande e la constatazione che ne è seguita non sono sfociate in recriminazioni o lamenti, bensì hanno suscitato ulteriori domande e dato voce al bisogno di offrire una sintesi, forse ancora embrionale, delle molte difficoltà vissute dalla Chiesa in questi ultimi decenni.
    Ascoltiamo ancora il Papa: "Perché la recezione del concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del concilio o - come diremmo oggi - dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro".
    Ho richiamato quel discorso del dicembre 2005 soprattutto perché in esso il Papa ha rilevato che a proposito del concilio è ancora in atto tale "confronto", e lo ha detto con la consueta trasparenza, semplicità e chiarezza che lo contraddistinguono, così da farsi capir non solo dagli studiosi, ma da tutta l'opinione pubblica.
    Ed è riprendendo quelle domande e quelle constatazioni che si capisce meglio anche il valore di questo primo volume dell'Opera omnia e si coglie in pieno la decisione di partire dal concilio Vaticano II. Riconoscere e affermare che vi è da una parte una "ermeneutica della discontinuità e della rottura" e che, dall'altra parte, c'è una "ermeneutica della riforma" che sceglie e spinge per il "rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato", è decisivo per avere la chiave di lettura di Teologia della Liturgia.
    Qui, infatti, vediamo usare quel tipo di approccio che, per dirlo ancora con le parole del Papa, fa sì che il concilio Vaticano II, "se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa".
    Ecco spiegata, a mio parere, la prospettiva di questo primo e fondamentale volume dell'Opera omnia: è l'intento di aiutare la Chiesa in un grande rinnovamento che si rende possibile solo se si "ama l'Amato", come insegna la liturgia, un amore che porta frutto nella vita di tutti i giorni.
    Vorrei aggiungere - ed è il secondo aspetto del mio intervento - che questo aiuto alla Chiesa, il professore e poi cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, lo ha dato in tutta una vita di ricerca. Un impegno che ha prodotto oltre un centinaio di volumi e più di 600 articoli. Di tutto questo l'Opera omnia deve dar conto nell'insieme dei sedici volumi previsti. In questo sulla liturgia troviamo raccolti scritti che vanno dal 1964 al 2004.
    Questa mole di testi attesta non solo il lavoro dello studioso, ma getta luce anche sulla encomiabile generosità con la quale il professor Joseph Ratzinger ha voluto condividere il frutto delle sue ricerche con un pubblico veramente vasto ed eterogeneo.
    La vastità e varietà di interventi, richiesti sia dallo studio teologico, sia dal servizio pastorale, suggerisce un'ulteriore considerazione: dobbiamo essere maggiormente consapevoli - e anche riconoscenti - della fatica che hanno dovuto, e dovranno compiere i curatori dell'Opera omnia - il vescovo di Ratisbona monsignor Gerhard L. Müller, Rudolf Voderholzer e Christian Schaller. Essi infatti devono lavorare molto per offrirci il pensiero di un autore che è uno dei protagonisti della teologia di questi ultimi cinquant'anni.
    Un autore che, tra l'altro, ha sviluppato anche un proprio metodo di ricerca che, mentre scava in profondità nel passato, sa dire una parola significativa e originale all'uomo contemporaneo. Un pensiero, dunque, che si raccorda sempre con la vita e i suoi problemi.
    Lo sappiamo, il metodo teologico di Joseph Ratzinger parte sempre da una seria e acuta analisi biblica, per passare poi ai Padri della Chiesa - dei quali possiede una conoscenza molto profonda - per giungere alla riflessione teologica sistematica. Questo modo di procedere rigoroso non diventa mai una "gabbia" per il pensiero, ma una garanzia per offrire una parola originale e illuminante sul presente.
    A questo proposito, vorrei portare solo un esempio, ricavandolo dal volume che presentiamo questa sera. Cito testualmente: "Per il cristianesimo nascente, il confronto con la gnosi significa lo scontro decisivo per la determinazione della propria identità". Ebbene, da questo sintetico squarcio sulla storia della Chiesa delle origini, ecco emergere una stimolante affermazione sull'attualità. Cito ancora: "Anche oggi lo gnosticismo torna a esercitare il suo fascino in molti modi: le religioni dell'Estremo Oriente portano in sé la stessa struttura fondamentale". E aggiunge: "Il Creatore vuole positivamente che il creato esista come qualcosa di buono che gli sta di fronte".
    Quindi, non "caduta dall'Infinito", bensì invito rivolto all'uomo a scoprire la propria originalità, perché possa tornare a Dio con "una risposta di libertà e di amore". In questo significativo "campione", si può vedere dischiuso il tratto caratteristico del magistero di Benedetto XVI, che è proprio un continuo appello all'uomo perché riconosca e accolga questa sua vocazione alla pienezza di vita nella verità e nella carità. Libertà e amore hanno il loro fondamento nella capacità stessa dell'uomo di usare bene la ragione.
    Ecco allora offrirsi al lettore di questo libro - Teologia della Liturgia - con chiarezza e luminosità sorprendente l'immagine di un uomo che può rivolgersi al suo Creatore e dire: "Vieni oggi, Signore, vieni in ciascuno di noi, e vieni anche in questo nostro tempo: visibile, storico, nuovo".



    (©L'Osservatore Romano - 28 ottbre 2010)
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  9. #29
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    Un fondamento per le scelte politiche

    di Gianni Letta


    Un'immagine immediatamente rende il significato e l'importanza che non solo il mondo della cultura e la comunità scientifica riconoscono al pensiero di Benedetto XVI. È questa: nella Westminster Hall, la prestigiosa sala all'interno del più antico Parlamento del mondo, il Papa teologo si rivolge all'intera classe dirigente del Regno Unito venuta ad ascoltarlo in occasione del suo recente viaggio in Gran Bretagna.
    Nella prefazione del curatore dell'edizione tedesca dell'Opera omnia, il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Müller, nota autorevolmente come al centro del pensiero del Papa stia la questione del rapporto tra fede e ragione. Ma l'affermazione dell'interdipendenza necessaria tra ratio e religione in Joseph Ratzinger irriga e dà vita non solo al campo degli studi teologici ma anche agli altri del pensare e dell'agire umano, e non ultimo a quell'agire politico che aspira alla realizzazione del bene comune. Ed infatti quando il Papa ci invita a non prescindere dalla cooperazione tra fede e ragione nella sfera pubblica, egli ci parla di una religione che rinuncia al tentativo di imporre un proprio predominio ma che, allo stesso tempo, non vuole colpevolmente sottrarsi dal contribuire al bene dell'intera nazione.
    Illuminante, in questo senso, un passo del discorso nella Westminster Hall. Dice il Papa: "La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obbiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti - ancor meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione - bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull'applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi".
    Il collegamento tra mondo della fede e mondo della ragione è uno dei fili rossi che attraversa il volume XI dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger, Teologia della Liturgia. Ma proprio per quella tensione alla totalità e insieme per quella passione per l'uomo, per ogni uomo, che caratterizza il pensare e l'agire di Joseph Ratzinger, anche in questo volume il grande teologo non rifugge mai, quando il tema gliene dà occasione, di riflettere sulla questione della corretta trasposizione della fede nella vita pubblica.
    Mi limito a un esempio. Nel 2001 l'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è chiamato a presenziare alla celebrazione del Congresso eucaristico diocesano di Benevento e a riflettere sulle tre parole-guida che quell'assise ha posto a tema: Eucaristia, Comunione e Solidarietà. A Joseph Ratzinger sta a cuore mostrare quanto sia errata l'idea, maturata in alcuni ambienti del primo socialismo, per la quale la parola solidarietà diveniva la nuova, razionale e realmente efficace risposta al problema sociale proprio perché in contrapposizione alla caritas, all'idea cristiana di amore. All'origine della solidarietà, scrive invece Ratzinger, "all'origine di quel farsi garanti gli uni per gli altri, i sani per i malati, i ricchi per i poveri, i continenti del nord e del sud, nella consapevolezza della reciproca responsabilità" sta il riconoscimento della pari, assoluta dignità di ognuno, la cui base incrollabile tuttavia è il riconoscimento che Dio stesso, amorevolmente, ha creato ogni uomo a sua immagine e somiglianza. Oscurato il legame che unisce la creatura al Creatore, dice Joseph Ratzinger, svanisce anche ciò che in ultimo legittima l'idea di dignità umana; e col venir meno di essa, è tolta alla retta convivenza civile la fonte alla quale si abbevera, al sistema democratico la pietra angolare sul quale si regge: "Se la globalizzazione nell'ambito della tecnica e dell'economia - conclude - non sarà accompagnata da una nuova apertura della coscienza verso quel Dio davanti al quale tutti siamo responsabili, allora finirà nella catastrofe".
    Quella del 2001 è una affermazione davvero profetica, se si pensa alla gigantesca crisi finanziaria che quasi dieci anni più tardi avrà conseguenze drammatiche sulla vita quotidiana di centinaia di milioni di persone nell'intero pianeta. Siamo giunti così all'analisi delle questioni della più stringente attualità e, insieme, ancora una volta, al tema dell'indispensabile armonia tra fede e ragione, ovvero dei pericoli che scaturiscono da una teoria e da una prassi sociale che non tengono conto di Dio. Da qui il profondo convincimento del grande teologo che "non basta trasmettere capacità tecnica, conoscenza razionale e teoria o anche prassi di determinate strutture politiche. Tutto ciò non serve, anzi è perfino dannoso, se non vengono suscitate anche le forze spirituali che danno senso a queste tecniche e strutture e rendono possibile un loro uso responsabile".
    Quest'appello di Joseph Ratzinger del 2001 risuona nelle parole pronunziate da Benedetto XVI alla Westminster Hall, in quell'invito rivolto a tutti gli uomini di buona volontà ad accettare il ruolo "correttivo" che la religione può svolgere nei confronti della ragione per affrontare le grandi sfide che il nostro tempo ci pone.

    (©L'Osservatore Romano - 28 ottbre 2010)
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  10. #30
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    Quel teologo che parla a tutti

    di Lucetta Scaraffia

    Ha senso che una persona priva di una preparazione teologica quale sono io si occupi dell'Opera omnia di uno dei più importanti teologi del nostro tempo, Joseph Ratzinger? Pur con qualche timore, rispondo: sì, senza alcun dubbio. Tutta la sua opera, infatti, è rivolta non solo alla ristretta comunità degli specialisti ma a tutti i suoi contemporanei - siano essi credenti o non credenti - e nasce dalle domande che l'epoca attuale sollecita. Sono saggi e libri pensati per tutti noi, che siamo contemporanei di questo grande teologo capace di pensare il nostro tempo e di cercare le risposte che la cultura cristiana può e deve trovare. Si tratta di testi scritti, infatti, con un linguaggio limpido e chiaro, e quindi comprensibile anche ai non addetti ai lavori, i quali vengono trascinati nella lettura perché scoprono risposte a domande inevase da sempre, o che avvertivano confusamente, senza trovare la lucidità per porsele.
    Le parole di Ratzinger sono come una luce chiara e paziente, e viene da pensare a quella che John Henry Newman chiamava "luce gentile" (kindly light). Una luce che porta i lettori a fare chiarezza sulle domande fondamentali della vita ripresentate nel modo in cui si pongono oggi. In questo conta certamente il fatto che egli sia stato per anni un professore, abituato quindi a farsi ascoltare da menti giovani, e che a detta di molti testimoni sia stato un professore ottimo.
    La pubblicazione dell'opera omnia di Benedetto XVI costituisce quindi un'operazione di grande importanza sul piano culturale, e non solo su quello religioso; anche perché mette in evidenza un carattere particolare del Papa attuale, quello cioè di essere un intellettuale di grande profondità, un uomo che, sul piano teologico, ha profondamente riflettuto sulla funzione della Chiesa e della fede nel suo tempo, un sapiente che cerca di capire sino in fondo il mondo in cui si trova a vivere.
    Certamente, un Papa così era necessario in questo momento storico, ed è difficile non riconoscerlo: la modernità, infatti, è soprattutto una crisi di senso, cioè una frattura culturale che comincia dal modo stesso di concepire l'essere umano. Non bastava che la Chiesa cattolica mantenesse il suo ruolo di custode fedele della tradizione; ci voleva un passo in più, un salto di lucidità per trovare il modo di spiegare al mondo contemporaneo il patrimonio della tradizione, e per farlo ci voleva un intellettuale che questo mondo lo comprendesse sino in fondo.
    Le opere di Ratzinger sono innanzi tutto la storia di questo processo di comprensione e, soprattutto, la ricerca di una risposta cristiana adeguata alla modernità e alla secolarizzazione. E sono anche la prova che in un momento di crisi religiosa così forte come quello che stiamo vivendo è importante, anzi necessario, che colui che è divenuto la guida visibile della Chiesa riunisca in sé le qualità di pastore con quelle di intellettuale, di teologo, di sapiente.
    Attraverso l'Opera omnia abbiamo quindi modo di capire il suo pensiero, comprendendo il quale diventano più chiare le sue scelte e le sue azioni come Pontefice, ma al tempo stesso possiamo in questo modo capire meglio noi stessi, esseri umani travolti dalla modernità, abituati a vivere in una atmosfera culturale che procede ignorando la verità e quindi anche la sua ricerca.
    Amore e quindi difesa della Chiesa costituiscono una caratteristica di fondo, nella seconda parte della sua vita, a partire dal 1977: prima come arcivescovo di Monaco e Frisinga, e poi dal 1982 a Roma come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Amore e difesa della Chiesa che non lo inducono mai, però, a un atteggiamento di chiusura difensiva, come invece amano pensare molti, soprattutto i giornalisti. Lo rivela la sua apertura alle domande e ai dubbi, considerati sempre come un momento positivo di crescita.
    Sulla fertilità del dubbio come momento necessario per muoversi alla ricerca della verità, Ratzinger ha scritto parole intense e bellissime proprio in quest'opera: "Sul credente pesa la minaccia dell'incertezza, che nei momenti della tentazione gli fa duramente e d'improvviso balenare dinnanzi agli occhi la fragilità del tutto, il quale ordinariamente gli appare invece tanto ovvio". Ma, "come sinora abbiamo riconosciuto che il credente non vive senza problemi, ma è costantemente minacciato dal rischio di precipitare nel nulla, così riconosceremo adesso il mutuo intrecciarsi dei destini umani, giungendo a dover ammettere che nemmeno il non credente conduce un'esistenza perfettamente chiusa in se stessa". Una scoperta della fertilità del dubbio che può portare addirittura a un incontro: "E chissà mai che proprio il dubbio, il quale preserva tanto l'uno quanto l'altro dalla chiusura nel proprio isolazionismo, non divenga il luogo della comunicazione".
    Sarebbe questo il rigido difensore della Chiesa e dell'ortodossia pronto a condannare ogni dubbio, come tanto spesso Joseph Ratzinger, prima e dopo l'elezione papale, è stato dipinto? La lettura delle opere permette di dissipare molti luoghi comuni, e di fare interessanti scoperte.
    "Niente può diventare retto, se noi non stiamo nel retto ordine con Dio" ci ricorda Ratzinger nel magistrale e toccante commento al Padre Nostro, Solo tornando ad ascoltare e a capire Gesù si possono trovare le risposte vere ai problemi che pone il mondo di oggi.
    Proprio per questo motivo, come spiega chiaramente nell'introduzione, il primo volume pubblicato dell'Opera omnia è l'undicesimo, e cioè la raccolta di scritti dedicati alla liturgia: "Prima di tutto Dio: questo ci dice l'iniziare con la liturgia", affermazione che mette in chiaro come tutta l'opera di Ratzinger si deve considerare come un servizio a Dio e alla Chiesa, piuttosto che un esercizio di cultura e di intelligenza individuali. Una fatica intellettuale donata a Dio, come spiega lui stesso con limpida chiarezza: "Non ho mai cercato di creare un mio sistema, una mia particolare teologia. Se proprio si vuole parlare di specificità. Si tratta semplicemente del fatto che mi propongo di pensare insieme con la fede della Chiesa, e ciò significa pensare soprattutto con i grandi pensatori della fede".
    La sua opera principale sul tema liturgico, Lo spirito della liturgia, si ricollega fin dal titolo all'opera analoga di Romano Guardini che - scrive Ratzinger nella prefazione - "ha contribuito in modo essenziale a far riscoprire la liturgia nella sua bellezza, nella sua nascosta ricchezza e nella sua importanza lungo i secoli come centro vivificante della Chiesa e come centro della vita cristiana". E continua: "Come per Guardini, così anche per me non si tratta d'indugiare su discussioni o indagini di natura scientifica, ma di offrire un aiuto per la comprensione della fede e per il giusto compimento della sua fondamentale forma espressiva nella liturgia". Sono dichiarazioni che rivelano il senso del lavoro teologico di Ratzinger, il suo porsi in continuità con la tradizione, a servizio della Chiesa, piuttosto che mirare alla fama scientifica e accademica. Dichiarazioni che sottolineano anche il suo legame con Guardini, rivendicato qui apertamente, in modo unico e particolare all'interno della sua opera.
    Questo legame, che si traduce in uno slancio a continuarne l'opera, è evidente in tutti gli scritti di Ratzinger, in tutto il suo lavoro intellettuale. A cominciare dalla tensione verso le domande del presente, come scriveva lo stesso Guardini: "Il nostro tempo è dato a ciascuno di noi come terreno sul quale dobbiamo stare e ci è proposto come compito che dobbiamo eseguire". Poi nella scelta di un linguaggio moderno, molto netto, che arriva immediatamente al cuore delle cose. Un linguaggio che, come ho già sottolineato, non è mai difficile, ma cerca sempre di comunicare nel modo più facile possibile quello che vuole dire. Un linguaggio che non è mai autoreferenziale, non indulge mai a quel gergo che invece è purtroppo così diffuso nella cultura cattolica contemporanea, separandola completamente da quella laica, e che soprattutto non suscita riflessione e quindi vero coinvolgimento personale.
    Nelle parole di Ratzinger e di Benedetto XVI non ci sono mai cadute in questo senso, non ci sono banalità, concetti scontati e privi ormai di valore per essere stati ripetuti troppe volte. E la questione del linguaggio è un problema fondamentale per toccare il cuore dei credenti e soprattutto per farsi ascoltare dal resto del mondo, un problema che la Chiesa di oggi può risolvere seguendo l'esempio del Papa.
    Ratzinger non si limita solo alla ricerca della comunicazione più comprensibile, ma, continuando il lavoro di Guardini, vuole restituire ai cattolici quella dignità intellettuale che sembrano avere perso, tanto che molti cattolici colti si vergognano addirittura un po' di essere cattolici, fino ad arrivare a pensare che la loro vita intellettuale è una cosa e il loro essere credenti un'altra. Romano Guardini ha rovesciato completamente questo punto di vista scrivendo che, al contrario, essere cattolico permette di avere un punto di vista più ricco nei confronti della realtà, della storia, del pensiero, perché "ogni vero e reale credente è un vivo giudizio sul mondo" in quanto possiede, in parte, anche un punto di vista fuori del mondo: la Weltanschauung cattolica è così "lo sguardo che la Chiesa volge sul mondo, nella fede, dal punto di vista del Cristo vivente e nella pienezza della sua totalità trascendente ogni tipo".
    Ne abbiamo una prova anche dal modo in cui Ratzinger affronta i problemi che le biotecnologie pongono al mondo attuale, e di cui egli coglie il senso profondo, quello di rimediare alla debolezza umana, di riscattare l'essere umano dalla sua finitezza. Non è una novità di oggi: in tutte le religioni e sistemi filosofici l'essere umano viene percepito come un essere caduto, condannato alla sua finitezza, per cui redenzione significa "liberazione dalla finitezza, che come tale è il vero peso che grava sul nostro essere".
    A un mondo che cerca di liberarsi dalla finitezza con gli strumenti della tecnoscienza, che fa della dipendenza la peggiore umiliazione e nega quindi in questo modo, in nome della totale autonomia individuale, la fede religiosa, il culto divino risponde mostrando quale è la vera via della redenzione, l'unica attraverso la quale l'essere umano può salvarsi. Proprio per questo la liturgia è al centro dell'opera di Ratzinger, il suo cuore, perché "l'adorazione, la giusta modalità del culto, del rapporto con Dio, è costitutiva per la giusta esistenza umana nel mondo".



    (©L'Osservatore Romano - 28 ottbre 2010)
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