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Discussione: Libri e cultura per le carceri

  1. #1
    Fedelissimo di CR L'avatar di Giovy
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    Libri e cultura per le carceri

    Libri e cultura per le carceri
    http://www.zenit.org/article-29706?l=italian

    ROMA, sabato, 25 febbraio 2012 - L'Organizzazione Non Governativa (ONG) Voci di Popoli del Mondo in collaborazione con il GUN, Glocal University Network, ha inaugurato un banco "raccolta-permanente di libri in lingua straniera" da destinare alla popolazione soggetta a restrizione della libertà personale.

    Con il patrocinio dell'Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Roma Capitale, il progetto prevede la raccolta di riviste e volumi in lingua tra cui, romanzi, poesie, opere contemporanee come anche, grammatiche in lingua originale per lo studio dell'italiano.

    Il banco "raccolta-permanente" verrà istituito presso la sede della ONG VPM, in via Lugnano in Teverina 9, Roma. La prima consegna del ricavato verrà effettuata durante il periodo pasquale.(...)

    La raccolta è attiva su Milano, Roma, Napoli, Salerno, Cosenza e Palermo.

    Per maggiori info, visita il sito http://www.ongvpm.org/raccolta-libri...i-benefici.php
    (sezione: “più libri in carcere”)

  2. #2
    Iscritto L'avatar di casimiriano
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    Bella iniziativa! I libri in italiano e di grammatica italiana sono fondamentali, perchè spesso in carcere uno straniero ha l'opportunità concreta di imparare la nostra lingua, requisito minimo ed indispensabile per avere qualche occasione di inserimento sociale a fine pena
    Non abbiate paura

  3. #3
    Fedelissimo di CR L'avatar di Giovy
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    Dal carcere si evade con un libro
    Alessandro d'Avenia
    La Stampa, 2 luglio 2012

    La mia avventura a San Vittore

    Sono stato in prigione. In prigione ho conosciuto la libertà. Non è l’inizio di un racconto, ma solo un pezzo di bruciante verità. Sono stato invitato a incontrare i giovani detenuti del carcere di San Vittore di Milano, quelli confinati nel Primo Raggio. Le volontarie, in collaborazione con le educatrici dei ragazzi, avevano organizzato un ciclo di incontri con scrittori.


    Quando mi sono presentato davanti al carcere avevo paura. Cosa avrei mai potuto dire a un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 25, condannati per reati di ogni tipo? Che cosa avevamo in comune loro ed io? E poi magari erano anche pericolosi…
    Ad aumentare la mia paura e il mio senso di inadeguatezza porte automatiche e ferrate si sono aperte troppo lentamente davanti a me. Dopo, i controlli: non puoi portare nulla dentro, neanche il cellulare. Avevo in tasca un’aspirina dimenticata nel blister e mi hanno fatto lasciare anche quella. Solo libri.

    Potevo portare solo me e la mia anima là dentro. E magari qualche libro che volevo regalare ai ragazzi (sempre d’anima si tratta).

    Superata l’occhiuta sequela di controlli e permessi, mi sono ritrovato al centro del carcere, nell’atrio dal quale si dipartivano tutti i raggi, una specie di ruota del destino, con opzioni tutte cieche. Era una stanza circolare dalla volta a cupola alta e screpolata, per metà di un colore che un tempo doveva essere più luminoso e marezzata di umidità. Al centro un altare con un crocifisso, per la celebrazione della Messa domenicale. Su un lato, in una nicchia, la statua di una Madonna o di un Cristo, non ricordo, dalla superficie screpolata tanto da sembrar lebbrosa. La luce attutita entrava nei corridoi di sbieco, quasi a forza, attraverso alti portoni di sbarre che immettevano in ogni raggio. Tutti erano rintanati nelle loro celle. Pochi metri quadrati per sei o otto persone. Solo i detenuti tossicodipendenti possono stare in corridoio oltre l’ora d’aria. Per il resto solo quelle quattro mura troppo strette anche per un riparo di animali in campagna.

    In quel momento ho capito. Non sappiamo di avere qualcosa finché non la perdiamo o finché non vediamo qualcuno che l’ha persa. Mi era già capitato leggendo libri e facendo assistenza agli handicappati o i senzatetto: avevo imparato che non posso dare per scontato di avere una mente che funziona, un corpo che si muove, mani che scrivono… avevo imparato che non posso dare per scontato di avere una casa e una cena tutte le sere. Ma una cosa non avevo mai saputo di averla – non l’ho mai persa o non ho mai visto nessuno che l’aveva persa a quel modo – perché è talmente incollata a me che non la vedo mai, neanche allo specchio. La libertà.

    In carcere ho saputo di essere libero. Ho saputo che io posso scegliere se alzarmi o no la mattina, posso scegliere se uscire o no, e dove andare. Dove andare. Ho sentito la collocazione esatta della libertà nel mio corpo. Si trova all’altezza del diaframma e si alza e abbassa, assecondando o determinando il movimento respiratorio, come sa chi deve fare una scelta da cui dipende la propria felicità e trattiene il respiro o lo sputa fuori.

    Poi però la paura mi ha abbandonato. Di che cosa potevo mai avere paura? Io avevo tutto, anche se avevo dovuto lasciare tutto nell’armadietto di ferro. Io mi portavo tutto con me, dentro di me. Quel tutto era la mia libertà.

    Così sono entrato nel Primo Raggio e mi hanno accompagnato nella «nuova» stanza-biblioteca con i libri accatastati e in via di catalogazione. Una stanza di pochi metri quadri con scaffali in ferro e una ventina di ragazzi seduti o in piedi ad aspettarmi. Abbiamo parlato di loro e di me, delle loro vite e della mia. Forse loro avevano più paura di me, temevano che io li giudicassi. Ma mentre parlavo e li fissavo negli occhi qualcosa lentamente si è sciolto: il nodo della paura o del giudizio. Non avevo niente di più di loro, non ero migliore di loro, i corpi che avevo di fronte potevano essere il mio, magari con qualche tatuaggio in meno.

    Mentre parlavo, Omar, occhi azzurri e da bambino, si è commosso. Qualcosa dentro di lui si liberava, così come stava accadendo a me. Non era la superficiale emozione del momento, né una troppo rapida e ingiustificata reazione pietistica. Era l’incontro di due storie al crocevia delle loro scelte e del caso.Omar alla fine dell’incontro ha chiesto alla sua educatrice di incontrarmi a tu per tu per raccontarmi la sua storia. Non l’ha mai fatto prima, se non per confessare davanti ai giudici. Così qualche giorno dopo sono tornato in carcere per parlare solo con lui. Mi ha raccontato la sua terribile e tortuosa vicenda. Quello stesso giorno hanno inaugurato la biblioteca del Primo Raggio, che Omar, insieme a Vito (detenuto nello stesso raggio anche se più anziano, e con il volto di un padre che aiuta suo figlio a crescere), hanno costituito catalogando più di 3000 volumi, frutto di raccolte e donazioni.

    Omar mi ha raccontato che dopo un anno di carcere era disperato. La noia, la rabbia, l’odio lo divoravano. Così ha afferrato un libro, anzi un altro detenuto gliel’ha prestato. Da lì è cominciato tutto: «Leggendo quelle pagine dimenticavo di avere intorno altre sette persone e magari la televisione accesa in pochi metri quadrati. Leggendo quel libro a poco a poco mi impadronivo nuovamente dei miei pensieri e ritornavo in me. Che vita è questa?». I libri ti ricordano cosa ti manca o hai perso.

    Da quel momento Omar non ha più smesso di leggere e ha coinvolto altri nella sua folle avventura di aprire la biblioteca del Primo Raggio, inaugurata con un discorso pronunciato da Cristian, un altro dei ragazzi detenuti e amico di Omar. Erano presenti tutti i detenuti del raggio, di nazionalità diverse, ma tutti eleganti per l’occasione. A seguire c’è stato il buffet, interamente preparato da quelli di loro che in cella sono diventati anche ottimi cuochi.

    Omar mi ha scritto una lettera a mano ed è iniziata una corrispondenza. Mi ha raccontato che i suoi libri preferiti sono quelli della saga di re Artù. Odia Lancillotto per la sua mancanza di lealtà. Ama Re Artù perché è un re rispettato da tutti, e non perché temuto, ma perché amato dal popolo che lui ama. Omar ha sempre cercato il rispetto nella violenza, nei soldi e nel potere, ma poi ha perso tutti gli amici che stavano con lui per pura convenienza e ha capito che il rispetto è un’altra cosa, passa più che dal dominare e controllare, dall’amare e dal darsi. E così hanno sempre fatto sua nonna che lo ha cresciuto e sua sorella con lui: le uniche che sono andate a trovarlo in prigione. E infatti Omar ama anche il personaggio di Galaad, colui che va alla ricerca del santo Graal, perché è coraggioso, puro e innocente. Omar lo ama perché vorrebbe essere come lui. E non dimenticherò mai quando mi ha detto, con gli occhi di un bambino sincero, scoperto con il dito nel barattolo di marmellata: «Io lo so di non essere cattivo».

    Lo dimostrano quei tremila libri con la loro fascetta e il catalogo ben ordinato per autore e genere, con in copertina l’immagine realizzata da uno dei detenuti: due mani le cui manette si spezzano grazie ad un libro e sotto la scritta «Vuoi evadere? Leggi un libro…».

    La Stampa, 2 luglio 2012


    ps. se qualcuno volesse donare dei libri (soprattutto romanzi) alla biblioteca del Primo Raggio può mandarli a nome di Ilaria Scauri e Omar Lai, c/o Carcere San Vittore, Piazza Gaetano Filangeri, 2 – 20123 Milano
    Ultima modifica di Giovy; 05-07-2012 alle 17:38

  4. #4
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    Roma incontra vita e sapori del carcere

    (ANSA) 26 LUG - Dal 28 al 30 Luglio, Recuperiamoci!, l’associazione Onlus che promuove da anni l’economia solidale carceraria, propone una serie di incontri e iniziative aperte al pubblico nel cuore di Roma, al Testaccio, in Largo Dino Frisullo.

    Fare informazione sulla realtà carceraria, sostenendola come altra economia e non in modo assistenziale, è il fine di questa manifestazione che è dedicata e aperta a chi vuole approfondire o scoprire la realtà di una vita oltre le sbarre. Verranno presentate le eccellenze prodotte all’interno delle carceri, declinate in vari settori: i prodotti bio e solidali, provenienti da varie realtà penitenziarie nazionali; creatività e arte, come portavoce di stile e di gusto.

    Nella mostra 'Veri avanzi di galera' l'ecodesign made in carcere. Performances di musica, poesia e teatro, saranno seguiti da dibattiti per aiutare chi sta fuori a capire chi sta dentro. Il fil rouge dei singoli eventi che comporranno la manifestazione è fare informazione sulla vita all’interno del carcere per sostenere l’economia prodotta dal lavoro dei singoli penitenziari italiani.

  5. #5
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    VITE SBARRATE. Dialogo sul carcere fra un prete e un giudice



    Un giudice e un sacerdote, in dialogo con un giornalista, insieme per capire cosa significa essere detenuti oggi in Italia, per testimoniare la propria esperienza professionale e di volontariato e gettare una luce su un mondo troppo dimenticato dalla società civile come quello del carcere. Il giudice traccia un profilo della giustizia oggi in Italia, dei suoi ritardi e delle sue mancanze, e parla della pesante responsabilità di privare della libertà un proprio simile.


    Il sacerdote, cappellano del carcere, porta una visione umana, ancor prima che religiosa, della vita dei reclusi, ma anche del desiderio di riscatto e di riabilitazione che molte persone condannate sentono.
    Insieme conducono per mano il lettore oltre le sbarre, proponendo idee e alternative e lanciando provocazioni per affrontare un problema la cui soluzione dà la misura della civiltà di una nazione.





    Roberto Zoli, don Dario Ciani, Michele Leoni
    Vite sbarrate.Dialogo sul carcere fra un prete e un giudice
    Foschi Editore
    Pubblicazione 2012
    Pagine 136
    ISBN: 9788866010302
    Prezzo copertina 14.00 euro

  6. #6
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    Carceri: Polverini, ok iniziative per detenuti Casal del Marmo e Viterbo

    (ASCA) 8 AGO, Roma - La Giunta Polverini ha approvato i criteri dell'avviso pubblico per la realizzazione di attività in favore dei detenuti degli istituti penitenziari di Casal del Marmo e di Viterbo. Il provvedimento finanzia interventi di riabilitazione culturale e di rieducazione per un importo di 100mila euro.

    ''Si tratta di progetti - sottolinea la presidente Renata Polverini - tesi ad assicurare il miglioramento della vita in carcere e il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, come corsi di teatro, iniziative musicali e attività sportive. Interventi che la Regione Lazio ha già avviato e intende in questo modo rinnovare in continuità con le politiche messe in campo in questi due anni di sostegno ai detenuti e agli istituti penitenziari''.

    ''Con questo bando - aggiunge l'assessore alla Sicurezza, Giuseppe Cangemi - l'amministrazione regionale ribadisce il proprio impegno per le attività formative dei detenuti per proseguire nel percorso che porti alla riabilitazione e al reinserimento sociale''.

  7. #7
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    Ferragosto tra anziani e detenuti

    (BresciaVera.it) 14 AGO - La Giunta del Comune di Brescia prosegue nella tradizione di incontrare i detenuti e gli ospiti delle case di riposo il giorno di Ferragosto.

    Anche quest’anno si conferma la tradizionale visita di Ferragosto ai detenuti delle carceri cittadine e agli anziani ospitati in una RSA bresciana. Il sindaco Adriano Paroli e il vicesindaco Fabio Rolfi saranno accompagnati dalla Presidente del Consiglio comunale Simona Bordonali e dai membri della Giunta cittadina.


    Un appuntamento importante quest'anno vista la criticità che il carcere cittadino di Canton Mombello sta vivendo. Già pronta l'area destinata al nuovo carcere nel PGT cittadino.
    Ora si attende la disponibilità a far procedere il progetto. Dopo il pranzo in carcere preparato dai detenuti Sindaco e Giunta saranno il pomeriggio alla casa di riposo Feroldi per un incontro con gli anziani.




    Nel segnalare quest’iniziativa colgo l’occasione per ricordare nella mia preghiera tutti gli anziani, i malati, i sofferenti e tutti i carcerati di questo mondo. Perché la Vergine Maria, icona di umiltà e pazienza, guidi i cuori dei suoi figli in Cristo alla fonte della grazia e della conversione, dell’amore e della carità, della speranza e della vita eterna. Amen.

  8. #8
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    Brasile, i libri rendono liberi (dal carcere)

    Un'iniziativa del governo di Brasilia permetterà ai detenuti di tornare liberi per 4 giorni al mese, se riusciranno a leggere un libro in 30 giorni



    (Panorama.it) 3 LUG - Leggere apre la mente, gli orizzonti... E anche le porte del carcere. Accade in Brasile, dove il governo ha deciso di avviare una campagna di "recupero" dei detenuti, educandoli alla lettura. L'iniziativa - e qui c'è la notizia - prevede una sorta di ricompensa, che nel caso dei carcerati non poteva che essere l'apertura delle celle, la libertà insomma, anche se per non piu' di 4 giorni al mese.


    Il Dipartimento penitenziario nazionale ha messo a punto il cosiddetto Reembolso atraves da leitura (Rimborso attraverso la lettura) che prevede appunto uno sconto di pena di 4 giorni al mese, se il detenuto riesce a leggere un libro entro 20/30 giorni. Ma non è tutto. Il progetto ha come scopo anche quello di far accostare alla scrittura i reclusi, tanto che - a fine lettura - chi aspira a lasciare il carcere, seppure temporaneamente, deve scrivere un piccolo saggio sulla comprensione del testo.


    Ecco, dunque, che il Brasile, noto per il suo sistema carcerario tanto duro da avere pochi paragoni nel mondo, ha deciso di dare imboccare una nuova strada. Anche perche' l'Onu, più volte, ha denunciato le condizioni disumane nelle quali vivono i detenuti. Nel corso di diverse ispezioni da parte di rappresentanti delle Nazioni Unite, infatti, sono stati riscontrati sporcizia, sovraffollamento e abusi di vario genere, denunciati anche da organizzazionu umanitarie che sono arrivate a parlare di torture e violazioni dei diritti umani.


    Ora il cambio di rotta, con il progetto che incentiva la lettura, ma che ha creato non poche critiche. L'idea che i detenuti, che in quanto tali si trovano in carcere per aver commesso qualche reato, possano circolare liberamente ha suscitato proteste. Pronte le rassicurazioni dei responsabili del progetto, che hanno spiegato come siano state previste misure di sicurezza e in ogni caso i permessi non saranno concessi a tutti. Un'apposita giuria di esperti avrà infatti la facoltà di decidere quali reclusi potranno usufruire del programma di recupero. E' molto probabile, dunque, che i detenuti più pericolosi che si trovano nelle carceri di massima sicurezza, che per prime hanno aderito all'iniziativa, possano vedersi negata la "libera uscita".


    In ogni casi i carcerati potranno leggere fino a un massimo di 12 libri all'anno, totalizzando non più di 48 giorni di libertà complessivi.

  9. #9
    jurodivye
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    Un polo universitario per i detenuti a Lecce

    (FuturaTV.it) 21 AGO - Un progetto tenuto a lungo nel cassetto, sta per tornare in vita grazie all'impegno e alla tenacia del direttore di Borgo San Nicola, Antonio Fullone, il quale da anni sogna di importare un vero e proprio polo universitario all'interno del carcere per i detenuti.

    L'istruzione, infatti, è l'arma più efficace per sconfiggere la criminalità e riprendere in mano la propria vita. Ecco perché il direttore della Casa Circondariale si è impegnato in questo difficile, ma proficuo, percorso.

    Il progetto potrebbe partire già dal mese di ottobre. Il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria individuerà 10 detenuti per la sperimentazione della bozza.

    L'offerta formativa prevederà momenti didattici, orientativi, materiale didattico e, col tempo, anche scambi e stage. Un progetto in divenire dunque, ma che promette di rappresentare un grande passo in avanti per il reinserimento reale dei detenuti in società.

  10. #10
    jurodivye
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    Attività culturali in carcere per mitigare caldo e sovraffollamento

    (VeronaOggi) 24 AGO - Proseguono fino a settembre nel carcere di Montorio le attività culturali promosse nell’ambito dell’iniziativa "L'altra platea", volte a rendere più sopportabili le condizioni di vita dei detenuti, rese ancora più difficili in questi giorno dal gran caldo. Operatori volontari del gruppo Microcosmo, coordinati da Paola Tacchella e Dannia Pavan, con la collaborazione del Direttore del carcere, Maria Grazia Bregoli e del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale , Margherita Forestan, hanno fatto sì che i mesi di luglio e agosto fossero il più possibile ricchi di proposte musicali e cinematografiche.


    Ecco che dopo Arisa è stata la volta di Veronica Marchi, Gli S-partiti, Luca Donini Quartet, Rock in progress, New Delta, Tiziano Rigo. In settembre è atteso Eugenio Finardi per chiudere la stagione per la parte musicale. Quanto al cinema, una giuria composta da persone detenute ha collaborato attivamente con Alessandro Anderloni al XVIII Film Festival della Lessinia, proseguendo anche in questi giorni i lavori, in vista delle premiazioni di sabato 25 agosto.


    “Oltre a questo sostegno culturale –ricorda Margherita Forestan- sono stati organizzati i sabati speciali delle famiglie, che hanno visto i bambini delle persone detenute partecipare insieme ai loro genitori a giochi, iniziative e attività manuali, degustando i cibi preparati per i partecipanti dagli stessi detenuti. L'obiettivo che cerchiamo di perseguire - conclude la Garante- è quello della partecipazione alla vita della città, riproposta in carcere, e allo sviluppo di una più costante presenza dei famigliari, i figli soprattutto, accanto alle persone detenute, soprattutto nei periodi più difficili, come quello che stiamo vivendo, non solo per le temperature torride ma anche per il protrarsi del sovraffollamento nelle celle, con condizioni di vita impensabili per quanti non conoscono la realtà del carcere".

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