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Discussione: Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma - mons. Aupetit

  1. #1
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    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma - mons. Aupetit

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo -

    di mons. Michel Aupetit. Vescovo ausiliare di Parigi (2013). Medico chirurgo specializzato in bioetica. Docente di bioetica presso l’ Ecole Catehèdrale di Parigi.







    Questo è uno dei libri più belli e affascinanti circa il fenomeno delle E.P.M. (esperienze pre-morte) o, in inglese, N.D.E. (Near Death Experiences)

    Mons. Michel Aupetit illustra questo fenomeno con grande competenza, essendo vescovo, medico e docente di bioetica, e nel libro vi troviamo: analisi, testimonianze, statistiche, ricerche ecc. ecc.

    Questo libro non parla solo delle esperienze di pre-morte dal momento che mons. Aupetit dedica gran parte del lavoro anche alle esperienze dei mistici cristiani, all’ insegnamento della Bibbia, al Magistero della Chiesa, alla patristica e addirittura alla liturgia.

    Uno dei testi più semplici e completi sul fenomeno delle esperienze di pre-morte.

  2. #2
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    tratto da:

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo - di mons. Michel Aupetit



    pag. 17

    ALLE SOGLIE DELL’ ETERNITA’
    LA MORTE E DOPO?

    Testimonianze di persone uscite dal coma irreversibile.


    Chi non ha mai sognato di visitare l’ aldilà e di ritornare per confortare la propria speranza e illuminare la propria esistenza terrena?
    Nel passo del Vangelo secondo Luca che mostra un povero di nome Lazzaro ignorato con superbia da un ricco crapulone durante la sua esistenza terrena, Gesù ci parla di quel “dopo la morte” che da sempre interessa l’ uomo.

    Nella seconda dimora dei morti, il ricco chiede ad Abramo di inviare un emissario dall’ aldilà per informare i vivi sulla Terra. Conosciamo la riposta di Abramo: “Se non danno ascolto né a Mosè né ai profeti, non saranno persuasi neanche se qualcuno risuscitasse dai morti” (Lc. 16,31).

    Pur tuttavia, alcuni hanno fatto un viaggio alle porte dell’ infinito.
    Dopo la pubblicazione del libro del dottor Moody, “La vita oltre la vita”, il fenomeno delle esperienze ai confini della morte (N.D.E. = Near Death Experience) è conosciuto universalmente.

    In seguito alla pubblicazione di questo libro, molti di coloro che hanno sperimentato questa morte clinica, accompagnata da manifestazioni singolari, lo hanno voluto testimoniare.
    I racconti di questi viaggiatori straordinari sono ora numerosi. Pensare che i diretti interessati osavano appena menzionarli per paura di passare per esaltati!

    Noi esamineremo questi fatti e li confronteremo con le risposte della scienza e della Fede.
    Tuttavia, questa esperienza di morte clinica, stando alle testimonianze di chi è tornato da quella avventura, si ferma davanti ad una frontiera invalicabile. Noi tenteremo di valicare quella frontiera, non partendo da una cronaca impossibile, bensì dalla fede cristiana, visitando quell’ “aldilà” nelle realtà denominate Inferno, Purgatorio e Paradiso.

    Non si tratterà di una visita poetica ed immaginaria come quella di Dante. Cercheremo di fare il punto della situazione sulle conoscenza acquisite dalla Rivelazione, dalla Tradizione vivente della Chiesa e dalle ricerche recenti. E’ importante nutrire la speranza cristiana sulla certezza dell’ eternità dell’ uomo.

    Già l’ uomo di Neanderthal ha lasciato sepolture corredate da rituali funerari che attestano una vera spiritualità. Ancora di più, dopo di lui, la fede nella vita dopo la morte diviene certezza. Gli uomini dell’ età della pietra venerano i loro defunti, li “nutrono”, li cospargono di ocra rossa, simbolo del sangue, e li circondano di statuette.

    Anche se questo culto dei morti traspare un certo timore dei defunti che alimenterà la venerazione degli avi, è incontestabile che la credenza nella vita dopo la morte è propria dell’ uomo.
    Potremo analizzare le diverse civiltà attraverso i secoli trovandovi sempre la stessa costante: la vita non si ferma con la morte; la consapevolezza di esistere ispira all’ uomo una coscienza di durare nel tempo.

    Ma oggi il concetto di aldilà, anche in seno alla chiesa, difficilmente rientra negli argomenti comunemente dibattuti. Quando i fedeli osano affrontare ancora l’ argomento, ottengono risposte troppo spesso evasive.

    Ecco perché la presente opera desidera tentare di gettare un pò di luce nella nebbia che avvolge ciò che è dopo la vita; essa fa seguito a una serie di conferenze il cui successo inaspettato ha messo ben in evidenza tutto l’ interesse nutrito dai contemporanei per questo argomento.









    tratto da:

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo - di mons. Michel Aupetit



    pag. 23

    LE ESPERIENZE ALLE FRONTIERE DELLA MORTE

    - LE N.D.E. -



    Nel 1975 il dottor Raymond Moody pubblicava un libro intitolato La vita oltre la vita che avrebbe sconvolto gli Stati Uniti e il mondo intero.

    Nel 1965, il giovane Raymond Moody, studente di filosofia, conosce uno psichiatra, il dottor Ritchie, che gli racconta un’ esperienza straordinaria che gli era accaduta nel 1943.
    Durante una grave malattia era entrato in coma e si era “sentito” uscire dal suo corpo, poi gli era apparsa una luce strana, d’ intensità sempre crescente fino a diventare un fulgore mai visto prima. In quell’ alone luminoso aveva distinto una forma umana: “Un uomo fatto di luce”.

    Allora gli venne questa certezza prodigiosa: “Tu ti trovi di fronte al Figlio di Dio”, con la misteriosa consapevolezza che quell’
    “Uomo mi amava di un amore che era al di là di ogni mia possibile immaginazione”.

    La sua vita gli si era spiegata davanti nei minimi dettagli. Poi aveva visitato realtà che in seguito riconoscerà essere quelle che i cristiani chiamano Inferno, Purgatorio e Paradiso.

    Il dottor Ritchie non voleva più lasciare Cristo, in questo lasso di tempo, il suo cuore si era infatti fermato e i medici che lo curavano, lo ritennero clinicamente morto. Tuttavia, il suo cuore ricominciò a battere e, quando tornò in sè, chiese: “Che giorno è oggi?”. Gli risposero: “Il 24 dicembre, vigilia di Natale. Lei è stato in coma quattro giorni”.

    Questo racconto fantastico impressiona lo studente di filosofia Raymond Moody che, per caso, ascolterà storie analoghe da altri testimoni mentre è professore di filosofia in Carolina del Nord. Egli si pone seri interrogativi ed intraprende una ricerca che lo porta a raccogliere casi che raccontano episodi simili di “uscita dal corpo”, di “passaggio attraverso un tunnel”, di “incontri con gli angeli”, di “luce abbagliante”, e dell’ "incontro con Qualcuno”.

    Decide di diventare medico e, durante il periodo degli studi, il numero di casi riguardanti “morti” che vengono rianimati e che descrivono il “viaggio nell’ aldilà” aumenta. Mentre frequenta il quarto anno di medicina, pubblica un libro, “Life after Life”, che conosce un successo immediato e che sarà tradotto in molte lingue.

    Dopo quest’ opera, saranno pubblicati molti testi da scienziati, medici e psicologi, per confermare o smentire questa straordinaria descrizione.

    A questo punto, penso sia utile raccontare come mi sono confrontato io con questo fenomeno.

    Nel 1979, quando ero un giovane medico, mi fu riferito un caso analogo. A quell’ epoca ignoravo totalmente l’ esistenza di questo fenomeno. Una paziente, originaria del Canada, trasferitasi con la famiglia nella regione di Parigi per quattro anni, mi ha raccontato questa storia da lei vissuta quando era in coma, fino all’ incontro con un essere luminoso.

    Questa esperienza l’ aveva completamente cambiata, aveva trovato la Fede e non temeva più la morte (anzi si augurava quasi di morire per assaporare nuovamente quella gioia intensa ma, nello stesso tempo, l’ amore per il marito e la figlia l’ obbligava a continuare a vivere).

    Poco tempo dopo ella si rivolse a me perchè accusava un dolore al torace. L’ elettrocardiogramma non lasciava dubbi: infarto del miocardio.
    Lei respinse la mia proposta di recarsi in un centro di rianimazione cardiaca specializzata e mi chiese di curarla a casa, nonostante i grandi rischi che ciò comportava per la sua vita. Immaginate la mia inquietudine. Un medico non può obbligare un paziente a farsi ricoverare e i miei tentavi di persuasione non sortirono alcun effetto.

    La donna mi ricordò la sua esperienza dicendo che non solo non temeva la morte, anzi, gioiva al pensiero che forse avrebbe ritrovato per sempre quella felicità immensa che aveva intravisto. Posso affermare che nel momento in cui stava per morire, la calma, la serenità, la gioia non l’ hanno mai abbandonata.

    Fortunatamente è guarita, ma questa esperienza mi ha colpito e, quando in seguito ho saputo che questo fenomeno viene descritto frequentemente, mi sono ricordato questo episodio.


  3. #3
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    tratto da:

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo -


    di mons. Michel Aupetit


    pag. 25


    Il dottor Moody ha tentato di classificare questi racconti di pazienti che si sono trovati alle frontiere della morte (per comodità li chiamiamo N.D.E. dalla dicitura convenzionale inglese Near Death Experiences impiegata nell’ ambiente medico). Tutte queste persone sono andate molto vicine alla morte ed ecco i punti in comune nelle loro descrizioni:


    1) La persona asserisce che il linguaggio umano non è in grado di esprimere ciò che ella ha vissuto.

    2) La persona sente coloro che la circondano (medici, familiari) mentre la dichiarano morta.

    3) La persona prova una pace profonda.

    4) Percepisce i rumori (come una suoneria).

    5) La persona “esce” dal proprio corpo e “fluttua”.

    6) E’ risucchiata in una sorta di tunnel oscuro.

    7) La persona incontra gli angeli oppure alcuni suoi familiari deceduti.

    8) Vede una luce brillante e, a volte, un “essere luminoso” al centro.

    9) La persona rivive la totalità della sua vita avvertendo gli effetti che le sue azioni (buone o cattive) hanno prodotto sugli altri.

    10) Si scontra contro una specie di frontiera.

    11) La persona si ritrova nel proprio corpo (è rianimata ed esce dal coma).

    12) La morte non le incute più timore.




    Ecco l’ esperienza completa descritta più frequentemente, ma può succedere che il paziente la viva solo in parte. Molti altri scritti e testimonianze di pazienti, anche giovanissimi, seguirono l’ uscita della pubblicazione del dottor Moody.

    In un reparto pediatrico a Seattle, il dottor Melvin Morse (Melvin Morse, Closer to the light, Hardback – Villard, 1990) era totalmente refrattario a queste esperienze al di là della morte, ma il caso di una giovane paziente di nome Kristel Merzloch, lo indurrà a cambiare completamente opinione.

    Nel 1984, questa bimba di sette anni, dopo aver conosciuto una “morte clinica” (arresto cardiaco e cerebrale) per più di 19 minuti, descrive tranquillamente al medico sbalordito, tutto ciò che egli aveva fatto per rianimarla (mentre era “morta”). Con molta naturalezza, ella ha parlato dell’ incontro con il suo angelo custode e successivamente con il Padre celeste (ciò che lei descrive corrisponde alle N.D.E. degli adulti).

    Il dottor Melvin Morse fece alcun ricerche mediche per tentare di dare una spiegazione scientifica a questo fenomeno. Malgrado la sua determinazione non vi riuscì e pubblicò un libro su questa storia stupefacente. In seguito, altri casi analoghi verificatisi nei bambini sono stati descritti.


  4. #4
    Cronista di CR L'avatar di Sunshine
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    Grazie di questa segnalazione, evergreen!
    Dopo aver letto 2 libri di Raymond Moody sull'argomento, questo di un prete cattolico lo trovo ancora più interessante.
    Sono sicura che alla fine di questo libro, ci si ritrova più arricchiti e più forti nella Fede.
    Vedrai una città regale addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare: Genova (F. Petrarca)

  5. #5
    Veterano di CR L'avatar di Dossofilo
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    Le testimonianze cui ci si riferisce sono di persone vive (alla frontiera della morte, come si dice, intanto, però, vive.). Non si tratta di persone morte che - tornate prodigiosamente indietro - vengono a raccontarci quello che hanno visto. Tutto ciò che hanno visto sta all'interno della vita, dunque - per definizione - non è in grado di riferirsi a ciò che sta oltre essa. Peraltro si tratta di persone in uno stato critico, non esattamente lucide, dunque stare ad ascoltare le loro testimonianze come esperienza di realtà sembra piuttosto ingenuo: ad esempio, un'anima che sta "fuori" dal corpo non esiste né per la scienza né per la visione cristiana dell'uomo, dunque se io penso di "fare esperienza" di essa evidentemente sto sfarfallando.Le persone più competenti per esprimersi in merito sono gli scienziati, in particolare i neuroscienziati. Non vedo come queste curiose allucinazioni di persone in uno stato di grande sofferenza e pericolo possano rinfrancare la fede.
    Sint lumbi vestri praecinti (Lc 12,35). Viva la Milizia Angelica!

  6. #6
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
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    No Dossofilo, non riguardano solo la Scienza: Vedere una luce intensissima, provare immense sensazioni di pace e beatitudine interrogano anche la nostra coscienza e la nostra fede....


    Eben Alexander è un neurochirugo americano. Famoso e rispettato in tutto il mondo. Uno studioso, che crede più alla scienza che alle impressioni. Il fatto è che una meningite fulminante lo stava uccidendo. Dopo sette giorni di coma, con il cervello completamente “spento”, si è improvvisamente risvegliato. E ha cominciato a raccontare il Paradiso, che dice di aver visto. Fino all’incontro con Dio. Una storia che ha scosso la comunità scientifica. Ora, Eben Alexander ce la racconta nei dettagli, nell’intervista esclusiva pubblicata da Oggi in edicola.
    CERTO DI NON POTER ESSERE SMENTITO – Non è la voce di un invasato né di un fervente predicatore. Ha il tono calmo e rassicurante di chi è certo di non poter essere smentito. Anche se quello che racconta è incredibile. Al telefono dalla Virginia, negli Usa, il neurochirurgo Eben Alexander parla del suo viaggio in paradiso e del suo incontro con Dio. Evoca nuvole colorate, farfalle, vallate verdeggianti, melodie celesti. E li intreccia con la meccanica quantistica e la scienza che studia il cervello.
    L’INCREDIBILE ESPERIENZA – Alexander ha insegnato alla Medical School di Harvard, è un neurochirurgo molto rispettato. Ma nel 2008 la sua vita è cambiata. Ha rischiato di non farcela per una meningite fulminante e durante sette giorni di coma è convinto di aver avuto un’esperienza di pre-morte. La sua storia è finita in copertina sul magazine Newsweek e nel suo libro, Proof of heaven (Prova del paradiso), di prossima uscita in Italia.
    Professore, ha davvero visto Dio?
    «Certo. E molto altro. Sono stato in Paradiso. E non posso averlo né sognato né immaginato perché la mia corteccia cerebrale era completamente fuori uso a causa della meningite da e-coli, una forma rarissima».
    Ci descrive l’aldilà?
    «Non avevo nessuna memoria della mia vita terrestre, ero senza peso, non conoscevo il concetto di essere umano. Ero fatto solo di sensi. E per me quel viaggio è durato per sempre. È cominciato sottoterra, in un ambiente buio e fangoso. Poi una melodia celestiale mi ha chiamato in alto e mi sono trovato in una splendida vallata, con migliaia di farfalle, fiori e nuvole colorate. Sopra le nubi c’erano creature meravigliose che ho chiamato angeli perché non saprei come descriverle altrimenti. I colori erano brillanti e cangianti. Intorno a me c’era una forza potentissima, era amore puro e incondizionato. Era Dio. Mi sono accorto che stavo viaggiando sull’ala di una farfalla con una donna bellissima accanto a me. Quell’essere celestiale senza parlare mi ripeteva questa frase: “Sei amato e adorato e lo sarai per sempre, non c’è nulla di cui aver paura, non puoi fare nulla di sbagliato. Ti mostreremo molte cose qui ma alla fine tornerai indietro”».
    Quella donna aveva il volto di qualcuno che lei conosce?
    «Quando l’ho incontrata non lo sapevo, ma era mia sorella. Sono stato adottato e ho ritrovato i miei veri genitori soltanto qualche anno dopo essere uscito dal coma. Mi hanno mandato la foto di mia sorella morta nel 1998 e mi è venuto un colpo. Era proprio lei. La fanciulla del mio viaggio. Quando ho chiesto alla mia mamma biologica di descrivere sua figlia mi ha detto: “Era come un angelo sulla terra”».
    Lei è uno scienziato e prima era uno scettico. Si aspetta davvero che la gente le creda?
    «Solo gli ignoranti possono non credermi. Ormai ci sono talmente tante prove, racconti, testimonianze. Quello che ho visto è reale. Non è stato partorito dal mio cervello che era come morto. È successo al di fuori di me, in un’altra dimensione».
    Come concilia le certezze del neurochirurgo con la fede e il paradiso?
    «La mia esperienza ha dimostrato inequivocabilmente che la coscienza è indipendente da corpo e cervello ed è il potere più importante dell’universo. La scienza non è ancora stata in grado di comprenderla, nonostante i tentativi della meccanica quantistica. Io dico che la scienza dovrebbe abbracciare il potere della spiritualità. Non vedo frattura tra scienza e religione».
    Però la vedono i suoi colleghi. Molti l’hanno invitata a rinsavire.
    «Pubblicamente. Ma tantissimi colleghi che ho interpellato sia per la mia guarigione dalla meningite, che è davvero miracolosa, sia per scrivere il mio libro e dare una spiegazione scientifica al mio viaggio, mi hanno detto che una spiegazione razionale non esiste».
    Altri hanno scritto che il suo racconto assomiglia un po’ troppo a un viaggio sotto gli effetti della droga e contiene tutti i cliché del paradiso.
    «Non vede? Tutti i racconti di pre-morte sono praticamente uguali. Vuol dire che sono reali! Un’infermiera che lavorava nei campi di sterminio della Seconda guerra mondiale ha raccontato che in tanti lettini del lager i prigionieri avevano intagliato delle farfalle. Questo perché sono comuni nelle esperienze di viaggi nell’aldilà. Compaiono anche nel Libro dei Morti degli antichi egizi. Non sono ricordi, sono reali. E tutti possono vedere Dio».
    Intende da svegli?
    «Proprio così. Attraverso tecniche come il potenziamento acustico e la sincronizzazione atmosferica. Quando viaggiavo nel Paradiso mi sono accorto che a trasportarmi verso l’alto dal fango era la melodia. Se la seguivo mi elevavo. Attraverso la meditazione sto cercando di ritrovare quella melodia e quindi anche Dio. Possono provarci tutti. Non ci sono ancora riuscito ma, ne sono convinto, è solo questione di tempo». http://www.oggi.it/focus/personaggi/...ben-alexander/
    Mulier ecce filius tuus

  7. #7
    Veterano di CR L'avatar di Dossofilo
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    Chiudendo gli occhi sulla qualità e il valore della fonte, restano le mie precedenti osservazioni. Chi è di qua non può dirci cosa c'è di là. Ma tutte queste persone sono ancora di qua. Ergo...

    Nessuno ordinariamente darebbe retta alle "allucinazioni" di una persona in uno stato alterato di coscienza e parlerebbe sicuramente di "deliri", figuriamoci se darebbe retta a persone che stanno messe ancora peggio. Siccome però si parla di luci e angioletti allora sembra che una certa plausibilità sia inclusa nel prezzo. Ma per quale ragione?

    Il racconto - peraltro - si commenta da sè: farfalle e fiori, luci colorate, la sorella... un'idea piuttosto americana del paradiso. Poi la perdita del "concetto" di essere umano, l'essere solo "sensi"... idee tutte facilmente armonizzabili con la fede, eh?

    Lasciate perdere questi racconti, è meglio!
    Sint lumbi vestri praecinti (Lc 12,35). Viva la Milizia Angelica!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Dossofilo Visualizza Messaggio
    Le testimonianze cui ci si riferisce sono di persone vive (alla frontiera della morte, come si dice, intanto, però, vive.). Non si tratta di persone morte che - tornate prodigiosamente indietro - vengono a raccontarci quello che hanno visto. Tutto ciò che hanno visto sta all'interno della vita, dunque - per definizione - non è in grado di riferirsi a ciò che sta oltre essa. Peraltro si tratta di persone in uno stato critico, non esattamente lucide, dunque stare ad ascoltare le loro testimonianze come esperienza di realtà sembra piuttosto ingenuo: ad esempio, un'anima che sta "fuori" dal corpo non esiste né per la scienza né per la visione cristiana dell'uomo, dunque se io penso di "fare esperienza" di essa evidentemente sto sfarfallando.Le persone più competenti per esprimersi in merito sono gli scienziati, in particolare i neuroscienziati. Non vedo come queste curiose allucinazioni di persone in uno stato di grande sofferenza e pericolo possano rinfrancare la fede.





    Io penso che l' argomento andrebbe approfondito.

    Innanzitutto mons. Aupetit, nel testo che ho segnalato, per quanto riguarda lo status di queste persone, insegna proprio quello che affermi tu, dunque la lettura del libro potrebbe chiarire alcune questioni. Infatti:


    tratto da:

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo -


    di mons. Michel Aupetit

    pag. 42

    LE ESPERIENZE AI CONFINI DELLA MORTE E LA FEDE CRISTIANA

    E’ importante dire che le persone che sono passate per una N.D.E. hanno conosciuto solo una morte clinica (arresto cerebrale e cardiaco).
    Non si tratta di una “vera” morte, di una morte biologica. Poichè sono tornati alla vita, ne deriva che questa non era scomparsa del tutto. Si tratta dunque di rianimati non di resuscitati, la loro esperienza è dunque tronca o parziale.


    Per quanto riguarda il fatto che le persone più competenti per esprimersi in merito sarebbero gli scienziati, oggi sono ormai innumerevoli i resoconti di istituti di ricerca e specialisti del settore, tra cui neurochirurghi, psichiatri e cardiologi.

    Addirittura, una delle ultime ricerche, precisamente quella del cardiologo olandese Pim van Lommel e del suo gruppo di collaboratori (2001) ha avuto un largo eco in quanto pubblicato su The Lancet, che è una delle più antiche e autorevoli riviste mediche del mondo.

    Infatti riviste come Nature e Lancet hanno dei criteri di ammissione particolarmente rigidi ed elevati, con un comitato scientifico di grandi nomi che filtra tutte le ricerche respingendo tutte quelle che non contengono una elevata attendibilità dal punto di vista scientifico.

    Attenzione. La pubblicazione della ricerca van Lommel non significa che Lancet afferma che esiste l’ aldilà e che sarebbe stato scientificamente dimostrato da una ricerca. Niente di tutto questo. Lancet con il suo comitato scientifico si limita solo a presentare una ricerca ritenuta seria e attendibile, e che ognuno può interpretare a seconda delle proprie convinzioni.

    In un recente articolo (anno 2011) lo stesso van Lommel sostiene:

    "La NDE è un'esperienza autentica che non può semplicemente essere ricondotta a immaginazione, paura della morte, allucinazione, psicosi, uso di droghe, mancanza di ossigeno. I pazienti appaiono permanentemente cambiate da una NDE durante un arresto cardiaco della durata di pochi minuti [...]. Ci sono buone ragioni per assumere che le nostre coscienze, con l'esperienza continua del sé, non sempre coincide con le funzioni del nostro cervello". (Van Lommel, P. –2011-. "Near-death experiences: the experience of the self as real and not as an illusion". Annals of the New York Academy of Sciences)





    Per quanto riguarda la possibilità dell’ anima di stare fuori dal proprio corpo, anche in questo caso, la lettura del testo di mons. Aupetit potrebbe chiarire la questione.

    Ad esempio:


    tratto da:

    Alle soglie dell' Eternità - Testimonianze di persone uscite dal coma profondo -

    di mons. Michel Aupetit

    pag. 36

    Anche l’ esperienza dei mistici presenta somiglianze sconvolgenti con le N.D.E.

    Caterina da Siena (1347-1380) descrive le sue esperienze nei “Dialoghi”. Le sue estasi la lasciavano completamente immobile per tre o quattro ore, anche quando i sacerdoti la conducevano sul sagrato.

    Rimaneva pallida, rigida, il cuore non batteva. Una volta, una persona invidiosa, pensando che fosse una simulatrice, la punse sui piedi e sul corpo con un coltello senza provocare alcuna reazione; ma, “tornata” in sè, ella si lamentò per il dolore e le si formò una piaga.

    Ascoltiamo il suo racconto:

    La mia anima era separata dal mio corpo... Non ci sono parole per spiegare queste cose. Ah, che brutto essere ritornata sulla terra”;
    “Io non volevo tornare in questa prigione che è il corpo”.


    Si potrebbero citare altri mistici che hanno vissuto esperienze analoghe: Santa Maria Maddalena de Pazzi (1566-1607), Teresa d’ Avila (1515-1582), Maria-Anna Lindmayr (XVIII secolo), Anna-Caterina Emmerich (1774 – 1824).

    E’ bene precisare che, come ricorda anche mons. Aupetit, una esperienza di pre-morte, qualora fosse autentica, non può essere paragonata ad una esperienza mistica bensì si può parlare solo di “somiglianza”.

    Infatti la NDE è una esperienza tronca o parziale perchè si ferma ad un certo stadio, possiamo quasi definirla come uno “sbirciare” dentro un anticamera attraverso i filtri del proprio contesto culturale. Inoltre la NDE è una esperienza “naturale” perchè se è naturale la morte allora è senza dubbio naturale anche lo stadio della “pre-morte”.

    Invece una esperienza mistica è una grazia, cioè un azione dello Spirito Santo, quindi può spingersi molto avanti nell’ aldilà, fino a quanto il Signore lo consente.

    Tuttavia il confine tra una esperienza di grazia e una NDE è molto sottile, dal momento che a volte una NDE avviene in un contesto di grazia, cioè con cristiani che pregano per il soggetto, mentre alcune esperienze di mistici potrebbero essere delle naturali NDE avvenute in prossimità di un pericolo di morte.

    Per quanto riguarda la possibilità di un anima di stare fuori dal proprio corpo, i “Dialoghi” di Santa Caterina da Siena sono approvati dal Magistero, che ha definito la santa come “Dottore della Chiesa”. Del resto, anche san Paolo nella Bibbia racconta una esperienza di questo genere.

    Interessante osservare che san Paolo si limita solo ad affermare di non sapere se una certa esperienza di un cristiano di sua conoscenza sia avvenuta con o senza il proprio corpo. Ovvio che san Paolo include la possibilità dell’ anima di stare fuori dal proprio corpo:

    2 Cor 12,2 So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. Di lui io mi vanterò!




    Un altra esperienza interessante potrebbe essere quella di santa Faustina Kowalska. Anche in questo caso è possibile parlare solo di similitudine in quanto si tratta di una grazia che permette a santa Faustina di addentrarsi nell’ aldilà:

    Tratto dal DIARIO di santa Faustina Kowalska:

    Una volta che pregai molto i santi gesuiti, vidi improvvisamente il mio

    Angelo Custode, che mi condusse davanti al trono di Dio. Attraversai
    grandi schiere di santi, vidi molti volti noti, che avevo conosciuto dalle
    loro immagini, vidi molti gesuiti che mi domandarono:
    « Di che
    Congregazione è quest'anima? ». Quando risposi, mi domandarono:
    «Chi è il tuo direttore? ». Risposi che era Padre Andrasz... Quando

    volevano continuare a parlare, il mio Angelo Custode fece segno di tacere
    e passai davanti al trono stesso di Dio. Vidi un bagliore grande e
    inaccessibile, vidi il posto a me destinato nelle vicinanze di Dio, ma come
    sia non lo so, poiché era coperto da una nuvola, e il mio Angelo Custode
    mi disse: «Qui c'è il tuo trono, per la fedeltà nell'adempiere la volontà di Dio».


    A prescindere da tutto questo, con le tecniche di rianimazione sempre più evolute i casi naturali di esperienze di pre-morte (NDE) sono ormai milioni, diffusi in tutte le nazioni e in tutte le culture.

    A mio avviso potrebbe essere un errore per i cattolici ignorare il fenomeno, dal momento che le speculazioni sono fortissime, con testi non scientifici di diverso genere che forniscono una interpretazione o una re-interpretazione del fenomeno a volte in chiave new-age, quando invece le NDE non dicono molto sull’ aldilà perchè, come già scritto, sono esperienze di pre-morte quindi tronche o parziali, che si fermano ad un certo stadio.

    Il Magistero della Chiesa non si è espressa sul fenomeno, ma numerosi esponenti della Chiesa si sono espressi favorevolmente, tra cui esperti in materia come mons. Aupetit, il quale ha seguito il fenomeno anche in prima persona e fornisce una interpretazione cristiana, anche perchè una NDE, essendo uno stadio di pre-morte, per quel poco che vi si riscontra è molto coerente con la dottrina cristiana.


    Le NDE possono rinfrancare la fede?


    Insegna Paolo VI:



    PAOLO VI - UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 30 ottobre 1968

    L'autenticità e l'integrità della fede fondamento della vita relamente cristiana

    O Signore, fa’ che la mia fede sia certa; certa d’una esteriore congruenza di prove e d’un’interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa d’ una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante.


  9. #9
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    Io non sto negando che si siano date queste esperienze; il problema è la loro interpretazione. E - come ho più volte scritto - bisogna prima di tutto tener fermo che non si tratta di esperienze dell'aldilà. E neanche di uno stato intermedio, perchè o si è vivi o si è morti. E i moribondi, qualsiasi sia la loro situazione, sono vivi, dunque sono dalla nostra parte della barricata. Per questo - di principio - ritengo che ci sia poco da sbirciare. Sono gli scienziati a dover spiegare queste specie di allucinazioni. Ovviamente non ho nulla contro gli studi in merito, ma non vedo come si possa trovare qualcosa che ha direttamente ha a che fare con la fede...

    Mi sembra piuttosto molto poco conveniente dal punto di vista apologetico cercare di difendere la fede sulla base di ciò - come è probabile - domani avrà una spiegazione scientifica. Ancorare la fede ad argomenti traballanti ci espone al ridicolo.

    Paragonare le esperienze di persone in uno stato di salute così precario da essere moribode con quelle dei mistici non fa che prestar fianco a chi ritiene che i mistici siano... dei poveri visionari, cioè gente che crede di vedere ciò che non c'è. Il punto è che il mistico - a differenza delle persone in stato di "premorte" è in buona salute ed esperisce Dio nella grazia.
    Le espressioni di santa Caterina vanno intese come metafore. Un'anima "fuori" (altra metafora) dal corpo non esiste. Altrimenti il corpo non vive. Il mistico solitamente lo sa, chi lo legge magari meno. Allo stesso modo, tutto ciò che ha a che fare direttamente coi sensi è fuori gioco.

    Che sia possibile un'esperienza di sè senza cervello è una tesi non scientifica ma di filosofia della mente. E' una tesi dualista molto poco in voga. Difficilmente si può trovare qualcuno disposto a sottoscriverla.

    In conclusione:

    se per difendere la fede abbiamo bisogno di riferirci a fenomeni così controversi siamo messi male.
    E se in questi fenomeni identifichiamo le prove esteriori di cui parla Paolo VI siamo messi ancora peggio.


    Cerchiamo di approfondire la fede e di cercarne le ragioni.

    Non ancoriamola a ciò che è altro dalla fede ed avrà probabilmente domani una spiegazione scientifica univoca.
    Sint lumbi vestri praecinti (Lc 12,35). Viva la Milizia Angelica!

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