Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: “La forza del silenzio” - La Force du silence - Cardinal Robert Sarah - Nicolas Diat

  1. #11
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    Première présentation de La force du silence, le jeudi 6 octobre, à Rome.
    Sortie la veille dans toutes les librairies françaises.

    https://www.facebook.com/CardinalRob...type=3&theater
    In un auditorium gremito di gente, il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha presentato il suo ultimo libro, con Nicolat DIAT:

    LA FORZA DEL SILENZIO. Contro la dittatura del rumore. (Ed. Fayard, 2016)


    Dopo l’incredibile successo di Dio o niente – 400mila copie vendute, tradotto in 14 lingue – il Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti pubblica un altro libro di conversazioni con Nicolas Diat. Il volume uscirà per le edizioni Fayard il 5 ottobre 2016. La vicenda di questo guineano che ha raggiunto l’apice della carriera all’interno della Curia romana delinea la figura di un cardinale dotato di una parola possente, ma sempre acuta e mai asservita a stereotipi.

    In un'epoca sempre più rumorosa, in cui la tecnologia e i beni materiali continuano a estendere la loro sfera di influenza, proporre un libro sul silenzio rappresenta un’indubbia sfida.

    E tuttavia il Cardinale Sarah si prefigge di restituire a tale condizione la sua patente di nobiltà. A furia di respingere il divino, l’uomo moderno si ritrova immerso in un profondo silenzio, uno stato di dolorosa e opprimente angoscia. Eppure la preghiera scaturisce dal silenzio e al silenzio ritorna senza sosta.

    Sul filo di questa conversazione, il cardinale si pone una domanda fondamentale : gli uomini che non conoscono il silenzio, potranno mai raggiungere la verità, la bellezza, l’amore ? La risposta non lascia adito a dubbi: tutto quanto c’è di grande e di suscettibile di creare prende forma dal silenzio. Dio è silenzio.

    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  2. 3 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Athleta Christi (20-10-2016), Mystica Viola (13-10-2016), Pikachu (13-10-2016)

  3. #12
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    Conférence exceptionnelle pour présenter

    La Force du Silence à la cathédrale de Versailles le 5/11/16

    #LaForceDuSilence




    https://www.facebook.com/CardinalRob...type=3&theater
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  4. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Mystica Viola (19-10-2016)

  5. #13
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    Sarah:

    Senza silenzio la liturgia è ideologia



    Pubblichiamo la traduzione italiana di ampi stralci dell’intervista che il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino, ha concesso al periodico francese La Nef in occasione dell’uscita del libro La Force du silence (Fayard, 2016).


    Il libro che lei propone ai lettori è una vera e propria meditazione spirituale sul silenzio: perché si è lanciato in una riflessione così profonda che abitualmente non ci si aspetta da un prefetto della Congregazione per il Culto divino incaricato di questioni molto concrete della vita della Chiesa?

    «Il primo linguaggio di Dio è il silenzio». Commentando questa ricca e bella intuizione di San Giovanni della Croce, Thomas Keating nella sua opera Invitation to love scrive: «tutto il resto è una povera traduzione. Per capire questo linguaggio, dobbiamo imparare a essere silenziosi e a fare affidamento in Dio».

    È tempo di ritrovare il vero ordine delle priorità. È tempo di rimettere Dio al centro delle nostre preoccupazioni, al centro delle nostre azioni e della nostra vita, al solo posto che egli deve occupare. Così, il nostro cammino cristiano potrà ruotare attorno a questa Roccia, strutturarsi nella luce della fede e nutrirsi della preghiera, che è un momento di incontro silenzioso e intimo, in cui l’uomo si trova a tu per tu con Dio per adorarlo ed esprimergli il suo amore filiale.

    Non inganniamoci. Questa è la vera urgenza: ritrovare il senso di Dio. Ora, il Padre non si lascia avvicinare che nel silenzio. Ciò di cui la Chiesa ha più bisogno oggi non è una riforma amministrativa, un programma pastorale in più, un cambiamento strutturale. Il programma già esiste è quello di sempre, tratto dal Vangelo e dalla tradizione vivente. Esso è centrato su Cristo stesso che noi dobbiamo conoscere, amare, imitare, per vivere in Lui e per Lui, trasformare il nostro mondo che sta degenerando perché gli uomini vivono come se Dio non esistesse. Come sacerdote, come pastore, come Prefetto, come Cardinale, la mia priorità è di dire che Dio solo può colmare il cuore dell’uomo.

    Credo che siamo vittime della superficialità, dell’egoismo e dello spirito mondano che si irradiano nella società mediatica […]. Per dei titoli, degli incarichi professionali o ecclesiastici, accettiamo dei vili compromessi. Ma tutto questo passa come il fumo […]. La sola realtà che merita la nostra attenzione è Dio stesso, e Dio è silenzioso. Egli attende il nostro silenzio per rivelarsi. Ritrovare il senso del silenzio è dunque una priorità, una necessità, un’urgenza. Il silenzio è più importante di qualsiasi altra opera umana perché esprime Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio, essa ci conduce verso Dio e gli altri per metterci umilmente al loro servizio.

    Perché la nozione del silenzio è così essenziale ai suoi occhi? Il silenzio è necessario per trovare Dio e in che senso «è la più grande libertà dell’uomo» (n. 25)? In quanto “libertà”, il silenzio è un’ascesi?

    Il silenzio non è una nozione, è la strada che permette agli uomini di andare a Dio. […] La conquista del silenzio è un combattimento e un’ascesi. Sì, occorre coraggio per liberarsi da tutto ciò che appesantisce la nostra vita che non cerca altro se non le apparenze, la facilità e la scorza delle cose. Proteso verso l’esteriorità dal suo bisogno di parlare sempre, il ciarliero non può che essere lontano da Dio, incapace di qualsiasi attività spirituale profonda. Al contrario, chi è capace di silenzio è un uomo libero. Le catene del mondo non possono far presa su di lui […].

    E’ ancora possibile comprendere l’importanza del silenzio in un mondo in cui il rumore, in tutte le sue forme, non cessa mai? Si tratta di una situazione nuova della “modernità”, con i suoi media, TV, Internet, ove il rumore è sempre stato una delle caratteristiche del “mondo”?

    Dio è silenzio e il diavolo è rumoroso. Da sempre Satana cerca di nascondere le sue menzogne sotto un’agitazione ingannevole e ridondante. Il cristiano deve non essere del mondo. A lui è proprio distogliersi dai rumori del mondo, dalle voci che corrono a briglie sciolte per distoglierci meglio dall’essenziale: Dio. La nostra epoca ultra-tecnicizzata e indaffarata ci ha reso ancora più malati. Il rumore è diventato come una droga dalla quale i nostri contemporanei sono dipendenti. Con la sua apparenza di festa, il rumore è un vortice che ci fa evitare di guardarsi in faccia, di mettersi di fronte al vuoto interiore. È una menzogna diabolica. Il risveglio non può che essere brutale.

    Non temo di fare appello a tutti gli uomini di buona volontà a intraprendere una forma di resistenza. Cosa diventerà il nostro mondo se non potrà trovare delle oasi di silenzio? […] Non esito ad affermare che quei sacerdoti della modernità, che dichiarano una forma di guerra al silenzio, hanno perso la battaglia. Perché noi possiamo restare silenziosi in mezzo alle più grandi accozzaglie, alle agitazioni più spregevoli, in mezzo al baccano e alle grida delle macchinazioni infernali che invitano all’attivismo, strappandoci da ogni dimensione trascendente e da ogni vita interiore.

    Quale ruolo attribuisce al silenzio nella liturgia latina, dove lo vede e come concilia silenzio e partecipazione?

    Davanti alla maestà di Dio, noi perdiamo le nostre parole. Chi oserebbe prender la parola davanti all’Onnipotente? […] Il sacro silenzio è il luogo in cui noi possiamo incontrare Dio, perché noi veniamo a Lui con il giusto atteggiamento dell’uomo che trema e si tiene a distanza, mentre spera con confidenza. Noi sacerdoti dobbiamo reimparare il timore filiale verso Dio e la sacralità dei nostri rapporti con Lui.

    Dobbiamo apprendere di nuovo a tremare di stupore davanti alla Santità di Dio e alla grazia inaudita del nostro sacerdozio.

    Il silenzio ci insegna una grande regola della vita spirituale: la familiarità non favorisce l’intimità, al contrario, la giusta distanza è una condizione della comunione. È tramite l’adorazione che l’umanità avanza verso l’amore […]. Non esito ad affermare che il sacro silenzio è una legge cardine di tutta la celebrazione liturgica […].

    Con il pretesto di rendere più facile l’accesso a Dio, alcuni hanno voluto che nella liturgia tutto fosse immediatamente intelligibile, razionale, orizzontale e umano. Ma facendo così, corriamo il rischio di ridurre il mistero sacro a dei bei sentimenti. Sotto il pretesto pedagogico, alcuni sacerdoti si sentono autorizzati a interminabili commentari piatti e orizzontali. Questi pastori hanno paura che il silenzio davanti all’Altissimo sconvolga i fedeli? Credono che lo Spirito Santo sia incapace di aprire i cuori ai divini misteri infondendovi la luce della grazia spirituale? […]

    Non si ha un certo paradosso nell’affermare la necessità del silenzio nella liturgia, allorché si riconosce che le liturgie orientali non prevedono momenti di silenzio (n. 259), mentre esse sono particolarmente belle, sacrali e devote?

    La sua obiezione è sensata e dimostra che non è sufficiente stabilire dei “momenti di silenzio” affinché la liturgia sia impregnata del sacro silenzio. Il silenzio è una disposizione dell’anima. Non è una pausa tra due riti, è esso stesso pienamente un rito. I riti orientali certamente non prevedono dei tempi di silenzio durante la divina liturgia. Eppure essi conoscono intensamente la dimensione apofatica della preghiera davanti al Dio “ineffabile, incomprensibile, inafferrabile”. La divina liturgia è in qualche modo immersa nel mistero. Essa è celebrata dietro l’iconostasi che per gli orientali è il velo che protegge il mistero. Per noi latini, il silenzio è un iconostasi sonora. Il silenzio è una mistagogia, ci permette di entrare nel mistero senza svilirlo. Nella liturgia il linguaggio dei misteri è silenzioso. Il silenzio non nasconde, ma rivela in profondità […]. Spesso usciamo dalle nostre liturgie rumorose e superficiali senza aver incontrato Dio e la pace interiore che egli vuole offrirci.

    Dopo la sua conferenza a Londra nel luglio scorso, lei è ritornato sull’orientamento della liturgia ed ha auspicato di vederlo applicato nelle nostre chiese: perché è così importante per lei e come immaginerebbe di mettere in pratica questo cambiamento?

    Convertirsi, etimologicamente, è rivolgersi, voltarsi verso Dio. Non c’è un vero silenzio della liturgia, se noi non siamo -con tutto il nostro cuore- rivolti verso il Signore. Bisogna convertirsi, rivolgersi verso il Signore, per guardarlo, contemplare il suo volto e prostrarsi ai suoi piedi per adorarlo. Abbiamo un esempio: Maria Maddalena ha potuto incontrare Gesù al mattino di Pasqua, perché si è rivolta verso di lui: «hanno portato via il mio Signore, e non so dove l’hanno posto». «Haec cum dixisset, conversa est retrorsum et videt Jesus stantem – detto questo si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi» (Gv. 20, 13-14).

    Come entrare in questa disposizione interiore se non volgendoci fisicamente, tutti insieme, sacerdoti e fedeli, verso il Signore che viene, verso l’oriente simboleggiato dall’abside dove troneggia la croce?

    L’orientamento esteriore ci porta all’orientamento interiore, simboleggiato da quello. Fin dai tempi apostolici, i cristiani hanno conosciuto questo modo di pregare. Non si tratta di celebrare con le spalle o di fronte al popolo, ma verso l’oriente, ad Dominum, verso il Signore. Questo modo di fare favorisce il silenzio. In effetti il celebrante ha meno la tentazione di monopolizzare la parola. Rivolto al Signore, è meno tentato di divenire un professore che dà una lezione durante la Messa, riducendo l’altare ad una tribuna il cui perno non sarà più la croce ma il microfono! […]

    È chiaro che questo modo di fare, legittimo e desiderabile, non deve essere imposto come una rivoluzione. So che in molti posti una catechesi preparatoria ha permesso ai fedeli di far proprio ed apprezzare l’orientamento. Vorrei tanto che questa questione non divenga l’occasione di uno scontro ideologico tra fazioni! Si tratta della nostra relazione con Dio […]. Non intendo opporre una pratica all’altra. Se materialmente non è possibile celebrare ad orientem, bisogna necessariamente mettere una croce sull’altare, bene in vista, come punto di riferimento per tutti. Il Cristo in croce è l’oriente cristiano.

    Lei accenna alla “riforma della riforma” che auspica (n. 257): in cosa dovrebbe consistere principalmente? Riguarderebbe le due forme del rito romano o solamente la forma ordinaria?

    La liturgia deve sempre riformarsi per essere più fedele alla sua essenza mistica […]. La riforma riguarda le due forme del rito romano. Mi rifiuto di passare il nostro tempo opponendo una liturgia a un’altra, o il rito di San Pio V a quello del beato Paolo VI. Si tratta di entrare nel grande silenzio della liturgia; bisogna sapersi lasciar arricchire da tutte le forme liturgiche latine o orientali. Perché la forma straordinaria non dovrebbe aprirsi a ciò che la riforma liturgica scaturita dal Vaticano II ha prodotto di meglio? Perché la forma ordinaria non dovrebbe poter ritrovare le antiche preghiere dell’offertorio, le preghiere ai piedi dell’altare, un po’ di silenzio durante alcune parti del Canone?

    Senza uno spirito contemplativo, la liturgia rimarrà un’occasione di astiose lacerazioni e di scontri ideologici, di umiliazioni pubbliche dei deboli da parte di coloro che pretendono di detenere un’autorità, mentre essa dovrebbe essere il luogo della nostra unità e della nostra comunione nel Signore […].

    All’interno del contesto liturgico attuale del mondo latino, come superare la diffidenza che si trova tra alcuni seguaci delle due forme liturgiche dello stesso rito romano che si rifiutano di celebrare l’altra forma e talvolta la considerano con un certo disprezzo?

    Rovinare la liturgia significa rovinare il nostro rapporto con Dio e l’espressione della nostra fede cristiana […]. Sì, il diavolo vuole contrapporci gli uni agli altri proprio nel cuore del sacramento dell’unità e della comunione fraterna. È tempo che cessino il disprezzo, la diffidenza e il sospetto. È tempo di ritrovare un cuore cattolico. È tempo di ritrovare insieme la bellezza della liturgia […].

    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  6. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Mystica Viola (02-11-2016), non_mite (06-11-2016)

  7. #14
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    Conférence exceptionnelle pour présenter

    La Force du Silence à la cathédrale de Versailles le 5/11/16

    #LaForceDuSilence


    https://www.facebook.com/CardinalRob...type=3&theater







    Nicolas Diat ‏@ndiat1

    Foule des grands jours ...1500 personnes à la Cathédrale de Versailles pour @Card_R_Sarah








    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  8. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Mystica Viola (06-11-2016)

  9. #15
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    Video intervista nel link

    Mgr Robert Sarah :

    « J’ai peur que l’Occident ne meure »


    Le cardinal Sarah, qui vient de publier avec Nicolas Diat « La Force du silence » aux Éditions Fayard, était en France pour quelques jours. Boulevard Voltaire l’a rencontré. Une belle voix d’église comme on aimerait en entendre plus souvent. Une belle âme à écouter d’urgence…

    Ch d’O. – Votre Éminence, vous venez d’écrire un livre qui s’appelle La force du silence. On vit aujourd’hui dans un monde qui a peur du silence, qui le considère comme une source d’angoisse. Comment trouve-t-on le silence, et pourquoi est-il important ?

    Mgr. S. – Je crois que le silence est vital. Ne serait-ce que pour retrouver une certaine sérénité ; le repos du corps. Par exemple, quand vous voulez dormir, vous avez besoin de silence autour de vous. Vous voulez écouter une belle musique, vous avez besoin de silence autour de vous. Vous voulez lire un livre intéressant, vous avez besoin de silence. Vous voulez causer avec un ami, sur des questions sérieuses, vous voyez bien que le silence est vital.

    Et même pour se regarder soi-même, pour savoir qui nous sommes, où nous allons, ce que nous voulons faire. On a besoin de silence, vraiment, pour que l’homme s’intériorise, que l’homme aille à la source de son être.
    S’il est totalement enveloppé de bruit, torturé par le bruit, il n’est pas tranquille, il ne peut pas réfléchir, il ne peut pas savoir où il va, ce qu’il fait. Et donc il s’éloigne de lui, il s’éloigne de Dieu. Parce que Dieu est silencieux. Pas un silence qui est absence de parole, parce qu’il y a aussi un silence qui parle.

    Voyez-vous, le silence n’est pas seulement le fait de ne pas entendre de sons. Le silence, c’est aussi un langage. C’est le langage de Dieu, d’ailleurs. Et donc j’invite tout le monde à retrouver ce silence-là pour se retrouver en tant qu’humain d’abord. Mais également pour que les hommes puissent quand même s’asseoir pour réfléchir aux vraies questions de la vie. Les vraies questions de la vie ne sont pas seulement les questions économiques, les questions techniques. Mais « qu’est-ce que l’homme ? », « Pourquoi est-il sur cette terre ? », « Où va-t-il ? », ce sont des questions importantes, n’est-ce pas ?

    Et tout cela va déterminer l’économie, la politique, les relations humaines. Donc je pense que ce texte La Force du silence est très important. Certes, c’est un problème difficile, incompréhensible. Les gens sont comme traumatisés, ils me demandent « Mais qu’est-ce que ça veut dire, ce silence ? », « Pourquoi rechercher le silence ? » Et pourtant, comme je disais, c’est absolument indispensable, urgent, de retrouver le silence, pour que l’homme se retrouve lui-même et retrouve Dieu.


    Alors justement, on est dans un monde difficile aujourd’hui, et beaucoup dénoncent surtout le silence de Dieu. Vous êtes un homme d’Église. Où est Dieu, dans ce silence, justement ?


    – Dieu est présent dans notre monde. C’est nous qui ne l’écoutons pas. C’est nous qui ne voulons pas le voir. Mais il est pleinement présent. Il est présent là où l’on souffre. Parce que la première victime de la souffrance, c’est Dieu. Il ne veut pas le mal. Mais c’est nous qui créons le mal. C’est nous qui créons les guerres, voyez-vous, c’est pas Dieu. Et quand on tue des enfants, il ne faut pas dire « Mais pourquoi Dieu permet-il ça ? » C’est nous qui voulons ça, mais pas Dieu. Et Dieu souffre péniblement de voir des enfants qu’on tue, des innocents qu’on tue.

    Donc, il n’est pas silencieux mais il a Sa façon d’être présent. Une présence qui devrait nous amener à réfléchir. Pourquoi la guerre ? Que voulons-nous avec la guerre ? Que voulons-nous à détruire des gens, des personnes, et ce qu’ils ont acquis par des années de travail ? Et donc Dieu est silencieux mais c’est un silence qui interroge l’homme sur son action. Qui interroge l’homme sur le vrai sens de la vie.

    On vous sent inquiet pour le monde occidental. Qu’est-ce qui vous inquiète ?

    – Vous savez, la plus grande inquiétude c’est que l’Europe a perdu le sens de ses origines. Elle a perdu ses racines. Or, un arbre qui n’a pas de racines, il meurt. Et j’ai peur que l’Occident meure. Il y a beaucoup de signes. Plus de natalité. Et vous êtes envahis, quand même, par d’autres cultures, d’autres peuples, qui vont progressivement vous dominer en nombre et changer totalement votre culture, vos convictions, vos valeurs. Il y a également, voyez-vous, cette angoisse qu’il n’y a que la technique, que l’argent qui compte. Il n’y a pas d’autre valeur…

    Et vous êtes aussi celui qui espère parce que la foi n’est pas morte en France. Vous étiez, il y a quelques jours, dans une basilique de Vézelay pleine. Aujourd’hui dans une cathédrale de Versailles pleine. Qu’avez-vous à dire à ces gens qui ont la foi ?

    – La consolider ! La renforcer ! Qu’elle soit plus dynamique, qu’elle soit plus rayonnante ! Pour qu’avec la foi on retrouve Dieu, et en retrouvant Dieu on retrouve certaines orientations, certaines lois, certaines valeurs chrétiennes.

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  10. #16
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    Retour en image sur la conférence d'hier à la Cathédrale Saint-Louis de Versailles ce samedi 5 novembre 2016
    Je remercie encore Monseigneur Eric Aumonier et l'Abbé Marc Boulle pour leur accueil dans leur diocèse et paroisse.

    Un grand merci à tous pour votre présence à la cathédrale. Je vous garde dans mon cœur et dans ma prière.


    + RS




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  11. #17
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    Cardinal Sarah



    La Force du silence
    Retrouvez les photos de la messe présidée par le Cardinal Sarah et de la conférence qu'il a tenue le 5 novembre au sujet de son nouveau livre, "La Force du silence" sur le site internet de la cathédrale.


    Texte de la conférence

    Album : Cardinal Sarah / foto dell'evento:

    http://cathedrale-versailles.org/?q=...cardinal-sarah


    La Force du silence

    • Site internet : http://cathedrale-versailles.org/?q=...cardinal-sarah
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  12. #18
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    «La force du silence»:

    un livre du cardinal Sarah pour l’Avent


    «La conquête du silence est un combat»



    C’est un paradoxe : on parle beaucoup de ce livre sur… le silence. Il s’agit du nouveau livre du cardinal Robert Sarah, préfet de la Congrégation pour le culte divin et la discipline des sacrements – le dicastère romain pour la liturgie – : « La force du silence », élaboré avec Nicolas Diat, et publié chez Fayard.

    Le cardinal Sarah a présenté son livre à Rome, à l’Institut français, le 6 octobre – en la fête de saint Bruno -, à Versailles, à la cathédrale Saint-Louis, le 5 novembre, et à Paris. En décembre il sera à Créteil et en janvier à Lyon et à Toulon.

    Le sous-titre opère déjà un discernement : « Contre la dictature du bruit ». Il invite à l’action, lâchons le mot : à un exercice spirituel. Car tout indique dans ce livre une dynamique, une « force », justement. Il n’est d’ailleurs pas parti d’une réflexion théorique dans l’isolement. Il est né d’une expérience de communication presque totalement silencieuse avec le regretté frère Vincent-Marie de la Résurrection, chanoine de l’abbaye Sainte-Marie de Lagrasse.

    Et la forme même du livre, fait de pensées numérotées, et organisées, reflète le jaillissement de la vie : la lecture peut butiner chacune pour en faire librement son miel.

    Cette « dictature du bruit » est spécialement le thème du premier chapitre : « Le silence contre le bruit du monde ». Le discernement spirituel s’avère d’une grande gravité : « Sans le silence, Dieu disparaît dans le bruit. Et ce bruit devient d’autant plus obsédant que Dieu est absent. Si le monde ne redécouvre pas le silence, il est perdu. La terre s’engouffre alors dans le néant ».

    L’enjeu est de taille : c’est la communication de l’homme avec son Dieu, brouillée par une pollution sonore. C’est l’intériorité sacrifiée. Le cardinal Sarah rappelle entre autres que Dieu parle au prophète Elie, à l’Horeb, dans le bruit d’un fin silence et non dans le vacarme d’une tempête. Et le silence, extérieur, intérieur, voilà la clef pour percevoir ce que Dieu dit aujourd’hui encore aux consciences dans un « fin silence ».

    Même si cette pollution sonore a des racines lointaines, voire originelles, c’est un combat spécifique d’aujourd’hui, à la mesure de la croissance exponentielle des techniques de sonorisation et de communication. Et le cardinal Sarah avertit qu’il faut être courageux en matière d’écologie spirituelle : « La conquête du silence est un combat et une ascèse. Oui, il faut du courage pour se libérer de tout ce qui alourdit notre vie. »

    Puis l’auteur indique les trésors que ce silence dévoile : le mystère et le sacré. « Si nous ne savons plus nous taire, alors nous serons privés du mystère, de sa lumière qui est au-delà des ténèbres, de sa beauté qui est au-delà de toute beauté. Sans le mystère, nous sommes réduits à la banalité des choses terrestres. » Il invite à réhabiliter le silence au cœur des liturgies.

    Dans « La force du silence », le cardinal affronte aussi la terrible question du « silence de Dieu face au déchaînement du mal ». Il évoque la Shoah – la monstrueuse tentative d’extermination programmée des juifs d’Europe pendant la Seconde Guerre mondiale -, les autres tragédies qui torturent les nations, et les tragédies intimes vécues par les malades. Il témoigne que le silence de Dieu, au cœur des douleurs humaines, est un « silence aimant et proche de la souffrance ».

    Et c’est l’attitude qu’il recommande au chevet d’un grand malade – il parle d’expérience – : « Il faut compatir silencieusement, aimer, et prier, avec la certitude que le seul langage qui convient à l’amour, c’est la prière et le silence. »

    Car le silence ouvre aussi, de l’intérieur, à l’espérance chrétienne, reflétée par la Préface des défunts que cite le cardinal Sarah : « La vie n’est pas détruite, elle est seulement transformée ; et lorsque prend fin leur séjour sur la terre, ils ont déjà une demeure éternelle dans les cieux ». Il constate que « le christianisme permet à l’humanité d’avoir une vision plus simple, plus sereine et plus silencieuse de la mort, loin des cris, des pleurs et du désespoir ».

    « Le trépas est la porte de la vie », écrit-il encore. Il invite à tourner le regard vers le Christ et vers Marie, debout au pied de la Croix.

    Le cinquième et dernier chapitre réserve une surprise : après une expérience profonde vécue à la Grande Chartreuse, le cardinal Sarah a su convaincre le prieur, dom Dysmas de Lassus, ministre général de l’Ordre des chartreux, de communiquer au lecteur le goût de ce grand silence choisi qui enveloppe la vie des moines, jusqu’au cœur de l’obscurité de la nuit. Un entretien sans précédent, à trois voix, mené par Nicolas Diat.

    Le prieur précise: « En chartreuse, nous ne cherchons pas le silence, mais l’intimité avec Dieu par le moyen du silence. (…) Le silence représente pour nous une ascèse et un désir. (…) Il ouvre notre espace intérieur. (…) Le silence et la solitude en chartreuse reçoivent leur sens dans ce grand désir d’intimité avec Dieu. Pour les fils de saint Bruno, le silence et la solitude sont le lieu parfait du cœur à cœur. »

    Pour dom Dysmas, le « grand remède » aux « maladies du bruit » c’est « la découverte de l’amour de Dieu, de son appel à la vie éternelle, de la victoire du Christ sur la mort qui fait de cette dernière une amie, la porte qui ouvre sur la vie », avec « la miséricorde divine qui guérit de la peur du mal que nous trouvons en nous ». « L’âme de l’Ordre, c’est la soif de Dieu », résume dom Dysmas: « Nous portons en nous l’attente de l’humanité qui, sans le savoir, a soif de Dieu quand elle aspire à la paix, à la justice et à l’amour. »

    Voilà l’aventure intérieure dont témoigne la chartreuse au cours des siècles, et que « La force du silence » vient proposer aussi, à sa mesure, et selon son charisme, au laïc engagé au cœur du monde, comme au séminariste et au prêtre: un exercice spirituel pour tous.

    Le point d’orgue de la présentation du cardinal Sarah, à Rome comme à Versailles, a été cette réflexion du théologien allemand d’origine italienne, Romano Guardini (1885-1968), qui n’a rien perdu de son acuité en ce XXIe siècle: « Les grandes choses s’accomplissent dans le silence. Non pas dans le bruit et la mise en scène des événements extérieurs, mais dans la clarté du regard intérieur, dans le mouvement discret de la décision, dans des sacrifices et des victoires cachées, quand l’amour touche le cœur, que l’action sollicite l’esprit libre.

    Les puissances silencieuses sont les puissances vraiment fortes. Nous voulons appliquer notre attention à l’événement le plus caché, le plus silencieux, dont les sources secrètes sont perdues en Dieu, inaccessibles aux regards humains » (in Le Dieu vivant).

    Au moment où l’Avent approche, ce silence prend comme une saveur de nuit de Noël.




    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

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    Cardinal Sarah : le fond et la forme - Catholicisme - La Vie

    Cardinal Sarah : le fond et la forme - En France et à Rome, le cardinal Sarah suscite autant d’engouement que de désapprobation. Qui est-il réellement ? Un nouveau…

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