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Discussione: Libro di Buttiglione su Amoris Laetitia con introduzione del Cardinal Müller

  1. #1
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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    Libro di Buttiglione su Amoris Laetitia con introduzione del Cardinal Müller

    apro qui nuova discussione in quanto tutte quelle su AL sono chiuse...

    http://www.lastampa.it/2017/10/30/va...UP/pagina.html
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  2. #2
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
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    Lo comprerò, se non altro per rispondere in modo cortese a chi vive di dubbi. E poi con queste premesse...
    Securus iudicat orbis terrarum

  3. #3
    Vecchia guardia di CR L'avatar di clementino
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    Citazione Originariamente Scritto da DenkaSaeba25 Visualizza Messaggio
    Lo comprerò, se non altro per rispondere in modo cortese a chi vive di dubbi. E poi con queste premesse...
    Prova ad inviare un suggerimento d'acquisto ad una (o più) biblioteche pubbliche, così risparmi sul costo del libro e loro non si arricchiscono anche a spese tue.
    Più t'abbandoni in Dio, più Egli nasce in te.

  4. Il seguente utente ringrazia clementino per questo messaggio:


  5. #4
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
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    Citazione Originariamente Scritto da clementino Visualizza Messaggio
    Prova ad inviare un suggerimento d'acquisto ad una (o più) biblioteche pubbliche, così risparmi sul costo del libro e loro non si arricchiscono anche a spese tue.
    Sono curioso più che altro per la premessa di Mueller, ma il suggerimento mi sembra buono.
    Securus iudicat orbis terrarum

  6. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    clementino (31-10-2017)

  7. #5
    Fedelissimo di CR L'avatar di S.Stefano
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    http://www.lastampa.it/2017/11/07/va...ZI/pagina.html

    Müller, Buttiglione e la “confusioneˮ dei critici del Papa

    Dopo gli articoli del filosofo e la prefazione del cardinale al suo libro, ora tutti ammettono che ci sono casi in cui per i divorziati risposati si apre la via ai sacramenti. Dimostrando così l'assurdità dell'accusa di “eresiaˮ rivolta al Pontefice ma anche la necessità di riformulare radicalmente i dubia





    Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha firmato il saggio introduttivo al libro di Buttiglione


    Pubblicato il 07/11/2017
    Ultima modifica il 07/11/2017 alle ore 10:24


    ANDREA TORNIELLI


    CITTÀ DEL VATICANO

    Il nuovo libro del professor Rocco Buttiglione - “Risposte amichevoli ai critici di Amoris laetitiaˮ (Edizioni Ares, in libreria dal 10 novembre) - e soprattutto il saggio introduttivo scritto dal cardinale Gerhard Ludwig Müller sembrano aver seminato una certa confusione tra i critici più accesi di Papa Francesco. Per rendersene conto basta partire dall'ultima riflessione pubblicata sul blog di Sandro Magister, il quale nel titolo ci avverte che «i dubia sono più vivi che mai. E Müller ne aggiunge uno tutto suo». Nel testo in realtà non si capisce bene quale sia il dubbio nuovo che Müller avrebbe aggiunto. Si capisce benissimo, invece, che il porporato demolisce il primo dubbio dei cardinali (e di conseguenza tutti gli altri).

    Secondo Magister «il cardinale prospetta di suo – esplicitamente – un solo caso di eventuale accesso alla comunione da parte di un cattolico passato a una nuova unione e con il primo coniuge ancora in vita. Ed è il caso in cui il primo matrimonio, pur celebrato in chiesa, sia da considerarsi invalido per l'assenza di fede o di altri requisiti essenziali nel momento della celebrazione, ma tale invalidità “non può essere provata canonicamenteˮ». Lasciamo da parte il fatto che in realtà il cardinale Müller - basta leggere la prefazione al libro di Buttiglione per rendersene conto - considera anche altri casi di diminuita responsabilità. Limitiamoci dunque a questo unico caso riconosciuto da Magister. Non solo l'autore del blog “Settimo Cieloˮ riconosce che il cardinale considera questo caso come accettabile ma sembra che lo consideri accettabile anche lui stesso. E afferma persino che questa tesi era già stata proposta da Joseph Ratzinger.

    Abbiamo allora almeno un caso in cui è lecito dare la comunione a dei divorziati risposati. È un caso, ci dice Magister, «del tutto tradizionale». A guardar bene non è del tutto vero, dato che tradizionalmente vigeva su questo una proibizione disciplinare. Ma dalla proibizione disciplinare si può essere dispensati ed essa può essere attenuata o anche rimossa. A questo punto, però, il primo e fondamentale dubbio dei quattro cardinali (Carlo Caffarra, Raymond Leo Burke, Walter Brandmüller e Joachim Meisner)viene chiaramente superato. Per completezza ne richiamiamo alla memoria il testo: «Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitiaˮ nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorioˮ con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortioˮ n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentiaˮ n. 34 e da “Sacramentum caritatisˮ n. 29. L’espressione “in certi casiˮ della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitiaˮ può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorioˮ?». La risposta, secondo Müller (e, a questo punto, dobbiamo ritenere anche per Magister) è sì: esiste almeno un caso in cui questo può essere lecito.

    Se esiste almeno un caso in cui questo è lecito allora l’accusa di eresia lanciata contro il Papa dai firmatari della “Correctio filialisˮ è falsa e chi l'ha sottoscritta ha calunniato il Successore di Pietro. Francesco nell'esortazione non specifica in quali casi l’ammissione ai sacramenti può essere lecita. Si limita a dire «in certi casi». Quelli accettati adesso da Magister - che peraltro non sono tutti quelli di cui parla Müller - bastano e avanzano.

    Proviamo dunque a vedere come sarebbe riformulato il primo dubbio dei cardinali alla luce delle ammissioni di Magister: «Si chiede se, in seguito a quanto affermato in “Amoris laetitiaˮ nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorioˮ con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortioˮ n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentiaˮ n. 34 e da “Sacramentum caritatisˮ n. 29. L’espressione “in certi casiˮ della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitiaˮ può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”, salvo il caso in cui essi siano fondatamente convinti in coscienza della invalidità del loro matrimonio anche se non sono in grado di offrirne la prova canonica? ».

    Passiamo ora alle tesi sostenute dal professor Roberto de Mattei sul sito web Corrispondenza Romana. Soltanto adesso, cioè dopo l'uscita degli articoli di Buttiglione, de Mattei ha ammesso che esiste la non imputabilità. E infatti oggi sostiene che «la non imputabilità, completa o parziale, si riduce dunque a rari casi come quelli di ubriachezza, demenza, malattie psichiche, ipnosi, sonno o dormiveglia. In questi casi mancano le condizioni dell’atto libero, perché non è possibile il dominio della persona sugli atti del suo intelletto o della sua volontà». Ci sarebbe da far notare, in realtà, come ha più volte ricordato Buttiglione, che non esiste solo la non imputabilità ma anche la ridotta responsabilità in conseguenza di circostanze attenuanti: caso che è molto più frequente e che può derubricare un peccato mortale a peccato veniale. Limitiamoci però soltanto alla non imputabilità nella definizione data da de Mattei: esistono alcuni casi nei quali i sacramenti possono essere concessi perché in essi la colpa non è imputabile. De Mattei insiste sul fatto che questi casi sono poco numerosi, anche se a uno sguardo superficiale nevrosi, psicosi, depressioni e altre malattie psichiche sembrano coinvolgere un numero sempre crescente di pazienti nel nostro tempo. Ma il Papa non ha mai affermato che questi casi fossero numerosi. Il problema, però, non è se i casi siano pochi o molti. Il problema è che almeno alcuni casi esistono, e quindi non si comprende in base a che cosa possa essere messa in discussione l'ortodossia di “Amoris Laetitiaˮ arrivando persino ad affermare - come hanno fatto tutti i firmatari della “Correctio filialisˮ - che il Papa «sostiene eresie».

    Vediamo ora come sarebbe da riformulare il primo dei dubia cardinalizi riscritto anche alla luce del ripensamento del professor de Mattei: «Si chiede se, in seguito a quanto affermato in “Amoris laetitiaˮ nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorioˮ con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortioˮ n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentiaˮ n. 34 e da “Sacramentum caritatisˮ n. 29. L’espressione “in certi casiˮ della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitiaˮ può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”, salvo il caso in cui essi siano fondatamente convinti in coscienza della invalidità del loro matrimonio anche se non sono in grado di offrirne la prova canonica e anche escludendo i casi di non imputabilità in cui mancano le condizioni dell’atto libero, perché non è possibile il dominio della persona sugli atti del suo intelletto o della sua volontà? ».

    È tutto? Ancora no. Non si può infatti non citare quanto hanno scritto i firmatari dell’ormai famoso atto di correzione filiale. Hanno deciso di scrivere in latino, ma la solennità della lingua di Cicerone non basta a mascherare l'inconsistenza dell'argomentazione : «Christifidelis qui, divortium civile a sponsa legitima consecutus, matrimonium civile (sponsa vivente) cum alia contraxit; quique cum ea more uxorio vivit; quique cum plena intelligentia naturae actus sui et voluntatis propriae pleno ad actum consensu eligit in hoc rerum statu manere: non necessarie mortaliter peccare dicendus est, et gratiam sanctificantem accipere et in caritate crescere potest». Che tradotto significa: «Bisogna dire che il battezzato il quale, dopo avere divorziato dalla sposa legittima, ha contratto un matrimonio civile con un’altra ( mentre la prima moglie permane in vita) e vive con lei come marito e moglie e decide di permanere in tale stato con piena avvertenza e deliberato consenso non commette necessariamente un peccato mortale, può ricevere la grazia santificante e crescere nella grazia». Ma davvero Papa Francesco ci dice che si può vivere senza peccato con una donna che non è la propria moglie facendolo «con piena avvertenza e deliberato consenso»? È inutile citare qui i tanti passi nei quali il Papa parla di circostanze attenuanti che derivano proprio dall'assenza di piena avvertenza e deliberato consenso (cfr. i numeri 301-303 di Amoris laetitia) .

    Ecco dunque l’ultima versione del primo dei dubia cardinalizi riformulato con l'ulteriore revisione proposta dai firmatari della “Correctio filialisˮ: «Si chiede se, in seguito a quanto affermato in “Amoris laetitiaˮ nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorioˮ con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortioˮ n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentiaˮ n. 34 e da “Sacramentum caritatisˮ n. 29. L’espressione “in certi casiˮ della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitiaˮ può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”, salvo il caso in cui essi siano fondatamente convinti in coscienza della invalidità del loro matrimonio anche se non sono in grado di offrirne la prova canonica e anche escludendo i casi di non imputabilità in cui mancano le condizioni dell’atto libero, perché non è possibile il dominio della persona sugli atti del suo intelletto o della sua volontà, e salvo i casi in cui manca la piena avvertenza e il deliberato consenso? ».

    A questo punto, includendo nel dubium le eccezioni rappresentate dai casi 1) di invalidità matrimoniale ritenuta in coscienza anche se non canonicamente provabile, 2) di non imputabilità in cui manca il dominio della persona sugli atti del suo intelletto e della sua volontà, e 3) dell'analogo caso di mancanza di piena avvertenza e deliberato consenso, siamo infine “scivolatiˮ sulle posizioni sostenute da Rocco Buttiglione. Anzi, in realtà su quelle direttamente affermate dal Papa. A ben guardare, siamo persino andati oltre “Amoris Laetitiaˮ che si limitava a dire che forse in certi casi si potrebbe anche pensare a dare a chi si trova in certe situazioni il sostegno dei sacramenti, senza però scendere in nessuna casistica. Benché abbiano dovuto modificare radicalmente le loro posizioni, i critici del Papa continuano la loro opera ma per farlo sono costretti ad attribuirgli affermazioni che egli con ogni evidenza non ha mai sostenuto.

    Non è infine escluso che “Amoris Laetitiaˮ possa essersi trasformata, almeno per alcuni, nell'occasione per dar sfogo a sentimenti da lungo tempo accumulati contro il Concilio Ecumenico Vaticano II e contro i Papi del Concilio, tutti quanti. Il pretesto però, è stato scelto male, come dimostra ciò che è avvenuto in questi giorni con le “correctionesˮ a cui sono stati costretti i correttori. Troppi si sono auto-attribuiti l'autorità di sant'Atanasio. Troppi vogliono trascinare i presunti “ereticiˮ davanti al loro auto-costituito tribunale arrivando ad accusare di eresia persino il Papa. In troppi provocano continua confusione nei loro circoli mediatici autoreferenziali per poi dire che oggi nella Chiesa «c'è confusione».

    Ultima modifica di UbiDeusIbiPax; 08-11-2017 alle 10:09
    Andate in tutto il mondo ad annunziare il Vangelo.

  8. #6
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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  9. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoVac Visualizza Messaggio
    Appunto.
    Mamma mia che confusione che si è generato.

    Questo è l'ennesimo episodio intorno ad AL che ci fornisce il termometro della confusione incredibile che stiamo vivendo.

  10. #8
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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    poiché tutte le altre discussioni su AL sono purtroppo state chiuse, non permettendo a chi vuole discutere serenamente e tranquillamente di farlo, mi vedo costretto a scrivere qui per porre alcune domande/riflessioni

    1) se un "cambiamento"/"aggiornamento" (lo si chiami come si vuole) rispetto alla comunione ai divorziati risposati ci sarà, dovuto anche alla famosa nota, questo dovrebbe transitare anche nel Catechismo, in quanto penso, ma correggetemi se sbaglio, una Esortazione ha comunque un valore normativo inferiore? ad oggi nel CCC leggo la disciplina rispetto a questo problema è quella definita da FC, quindi, finché non leggo una modifica al numero in questione del CCC io mi attengo a questo, giusto?
    come, per l'altro caso, quello della pena di morte, per il quale, ad oggi, non c'è stato nessun cambiamento nel testo del CCC

    2) domanda un po' provocatoria... perché si deve pensare che sia Humanae Vitae ad essere modificabile (sto pensando a certe ipotesi relative anche alla commissione di studio sulla contraccezione), o anche la stessa FC rispetto ad AL, quando non il contrario? cioè se i documenti magisteriali anche con maggior valore, da una parte una Enciclica, dall'altra un Esortazione, possono essere rivisti/aggiornati/... a maggior ragione un documento come un'Esortazione? cioè un domani un altro Papa potrebbe rivedere AL dicendo che quanto scritto va nuovamente riconsiderato e riaggiornato?
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  11. Il seguente utente ringrazia PaoVac per questo messaggio:

    Phantom (19-11-2017)

  12. #9
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoVac Visualizza Messaggio
    poiché tutte le altre discussioni su AL sono purtroppo state chiuse, non permettendo a chi vuole discutere serenamente e tranquillamente di farlo,
    Come è già stato scritto più volte dall'amministratore e/o dai moderatori, compreso il sottoscritto, nessuno di noi si diverte a chiudere discussioni ma si tratta di una soluzione estrema che viene presa proprio quando, non certo per colpa dello Staff del forum, risulta impossibile discutere serenamente e tranquillamente, ma si postano messaggi di insulti, polemiche ad personam, chiacchiericcio e maldicenze varie. Questo non è atteggiamento cristiano e non può trovare posto in un forum come il nostro.
    Oboedientia et Pax

  13. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:


  14. #10
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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    certamente, ma, invece di chiudere intere discussioni, basterebbe cancellare i messaggi irrispettosi e/o bannare gli utenti che li scrivono, lasciando gli altri utenti, più civili e calmi, discutere tranquillamente
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