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Discussione: Mi sapete spiegare cosa sono: ermeneutica, esegesi, metafora e simbolismo

  1. #1
    Iscritto L'avatar di NonPraevalebunt
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    Mi sapete spiegare cosa sono: ermeneutica, esegesi, metafora e simbolismo

    grazie

  2. #2
    Moderatore L'avatar di Ismael
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    Metafora e Allegoria: sono simili, è raccontare una storia o avvenimento vero con linguaggio simbolico. La metafora si basa su 'simbolismo emotivo', la allegoria su 'simbolismo razionale'.

    La metafora è quindi tipica della poesia (es. i Salmi) e la allegoria di testi didattici (es. i primi capitoli della genesi).

    ---

    Simbolismo: è l'insieme di simboli conosciuti e compresi dalla comunità/cultura e l'uso di questi simboli.

    Gesù spesso usa il simbolismo del pastore e delle pecore, poichè sono simboli ben compresi nella civiltà ebraica del tempo, dove l'allevamento delle pecore era una delle maggiori risorse.

    ---

    Esegesi: Dal greco "ἐξηγεῖσθαι" che significa 'condurre fuori'.
    È una disciplina della filologia (la scienza che studia i testi letterari e la letteratura) ed è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato.

    Questa si può applicare su ogni testo (es. esegesi manzoniana o dantesca, per gli scritti del Manzoni o di Dante Alighieri).

    Quella biblica è ovviamente atta a spiegare ed interpretare il significato dei testi biblici.

    ---

    Ermeneutica: dal greco antico significa 'l'arte dell'interpretazione'. È una branca non della filologia ma della filosofia. È in essenza la metodologia dell'interpretazione.

    Esegesi ed ermeneutica sono spesso intercambiati o usati come sinonimi, ma l'ermeneutica ha campo più vasto della esegesi. Specialmente nella filosofia moderna l'ermeneutica non si applica solo sui testi scritti ma si volge all'interpretazione in generale anche della comunicazione non verbale.

    In campo religioso, comunque, esegesi ed ermeneutica sono spesso ancora usati come sinonimi.
    Laudo fructum boni operis, sed in fide agnosco radicem - S. Augustinus Hipponensis

  3. #3
    Veterano di CR L'avatar di donton
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    Grazie delle risposte sintetiche ed esaurienti!

  4. #4
    Iscritto L'avatar di NonPraevalebunt
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    Metafora e Allegoria: sono simili, è raccontare una storia o avvenimento vero con linguaggio simbolico. La metafora si basa su 'simbolismo emotivo', la allegoria su 'simbolismo razionale'.

    La metafora è quindi tipica della poesia (es. i Salmi) e la allegoria di testi didattici (es. i primi capitoli della genesi).

    ---

    Simbolismo: è l'insieme di simboli conosciuti e compresi dalla comunità/cultura e l'uso di questi simboli.

    Gesù spesso usa il simbolismo del pastore e delle pecore, poichè sono simboli ben compresi nella civiltà ebraica del tempo, dove l'allevamento delle pecore era una delle maggiori risorse.

    ---

    Esegesi: Dal greco "ἐξηγεῖσθαι" che significa 'condurre fuori'.
    È una disciplina della filologia (la scienza che studia i testi letterari e la letteratura) ed è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato.

    Questa si può applicare su ogni testo (es. esegesi manzoniana o dantesca, per gli scritti del Manzoni o di Dante Alighieri).

    Quella biblica è ovviamente atta a spiegare ed interpretare il significato dei testi biblici.

    ---

    Ermeneutica: dal greco antico significa 'l'arte dell'interpretazione'. È una branca non della filologia ma della filosofia. È in essenza la metodologia dell'interpretazione.

    Esegesi ed ermeneutica sono spesso intercambiati o usati come sinonimi, ma l'ermeneutica ha campo più vasto della esegesi. Specialmente nella filosofia moderna l'ermeneutica non si applica solo sui testi scritti ma si volge all'interpretazione in generale anche della comunicazione non verbale.

    In campo religioso, comunque, esegesi ed ermeneutica sono spesso ancora usati come sinonimi.

    grazie

  5. #5
    Cronista di CR L'avatar di Stefano79
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    Che rapporto tra esegesi e patristica e teologia?

    Quando parliamo di dottrina della fede, capita che il Catechismo non abbia analizzato un particolare. Cosa supplisce e con che autorita' reciproca? L'esegesi moderna prevale sulla patristica? Come si rapportano?
    Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero!

  6. #6
    Cronista di CR L'avatar di Stefano79
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    Quando parliamo di dottrina della fede, capita che il Catechismo non abbia analizzato un particolare. Cosa supplisce e con che autorita' reciproca? L'esegesi moderna prevale sulla patristica? Come si rapportano?
    Qualcuno mi sa rispondere?
    Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero!

  7. #7
    Moderatore L'avatar di Ismael
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    Citazione Originariamente Scritto da Stefano79 Visualizza Messaggio
    Quando parliamo di dottrina della fede, capita che il Catechismo non abbia analizzato un particolare. Cosa supplisce e con che autorita' reciproca? L'esegesi moderna prevale sulla patristica? Come si rapportano?
    Penso che questo dipenda molto da CHI studia i testi biblici.

    Un Cattolico ortodosso nella fede penso che terrà sempre in considerazione la patristica e gli scritti dei padri, dando loro importanza e allo stesso tempo userà anche il metodo storico-critico moderno.

    Nella correttezza, ovvero quello che vuole anche il magistero, i due si complementano a vicenda.


    Ovviamente hai filoni 'fondamentalisti' che ignorano i metodi moderni e filoni 'modernisti' che usano solo il metodo storico-critico.
    Questi due sono errati.
    I fondamentalisti si chiudono solo nel passato senza dar possibilità alla conoscenza di crescere attraverso nuovi metodi epistemologici e i modernisti uccidono la fede e le scritture riducendole a qualcosa di materialista, spesso arrivando a negare in totale il soprannaturale.
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  8. #8
    Cronista di CR L'avatar di Stefano79
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    Citazione Originariamente Scritto da Ismael Visualizza Messaggio
    Penso che questo dipenda molto da CHI studia i testi biblici.

    Un Cattolico ortodosso nella fede penso che terrà sempre in considerazione la patristica e gli scritti dei padri, dando loro importanza e allo stesso tempo userà anche il metodo storico-critico moderno.

    Nella correttezza, ovvero quello che vuole anche il magistero, i due si complementano a vicenda.


    Ovviamente hai filoni 'fondamentalisti' che ignorano i metodi moderni e filoni 'modernisti' che usano solo il metodo storico-critico.
    Questi due sono errati.
    I fondamentalisti si chiudono solo nel passato senza dar possibilità alla conoscenza di crescere attraverso nuovi metodi epistemologici e i modernisti uccidono la fede e le scritture riducendole a qualcosa di materialista, spesso arrivando a negare in totale il soprannaturale.
    Sei stato chiarissimo, ora credo di aver finalmente capito. Grazie.
    Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero!

  9. #9
    Iscritto L'avatar di Melbo
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    Buongiorno,
    nella Somma Teologica leggiamo che la Sacra Scrittura non ha bisogno di metafore perchè ciò è tipico dei poeti che fanno parte della più infima scienza.
    Questo è forse frutto di un vecchio ragionamento?
    grazie

  10. #10
    CieRrino L'avatar di Deoiuvante
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    Citazione Originariamente Scritto da Melbo Visualizza Messaggio
    Buongiorno,
    nella Somma Teologica leggiamo che la Sacra Scrittura non ha bisogno di metafore perchè ciò è tipico dei poeti che fanno parte della più infima scienza.
    Questo è forse frutto di un vecchio ragionamento?
    grazie
    Hai letto male perché San Tommaso (e tutta l'esegesi) dice proprio il contrario:

    Articolo 9
    Se la Sacra Scrittura debba fare uso di metafore
    Pare che la Sacra Scrittura non debba fare uso di metafore. Infatti: 1. Non è conveniente a questa scienza, che fra tutte tiene il primato, il procedimento proprio della scienza infima. Ma procedere per via di similitudini e di figure è proprio dell‘arte poetica, che è l‘ultima delle discipline. Quindi l‘uso delle metafore non conviene a questa scienza. 2. Questa dottrina è destinata alla manifestazione della verità, tanto che ai suoi cultori è promesso un premio: «Quelli che mi mettono in luce avranno la vita eterna» [Sir 24, 31 Vg]. Ma le similitudini occultano la verità. Non conviene quindi a questa dottrina insegnare le realtà divine sotto la figura di realtà corporali. 3. Quanto più una creatura è sublime, tanto più si accosta alla divina somiglianza.

    Se quindi proprio si vuole che alcune creature simboleggino la Divinità, è necessario scegliere le più eccelse anziché le più basse, cosa che invece spesso accade nella Scrittura.
    In contrario: È detto in Osea [12, 11]: «Io moltiplicherò le visioni, e per mezzo dei profeti parlerò con parabole». Ma presentare la verità con parabole è fare uso di metafore. Quindi tale uso si addice alla dottrina sacra.Dimostrazione: È conveniente che la Sacra Scrittura ci presenti le realtà divine e spirituali sotto la figura di realtà corporali. Dio infatti provvede a tutti gli esseri in modo conforme alla loro natura. Ora, è naturale all‘uomo elevarsi alle realtà intelligibili attraverso le realtà sensibili, poiché ogni nostra conoscenza ha inizio dai sensi. È dunque conveniente che nella Sacra Scrittura le realtà spirituali ci vengano presentate sotto immagini corporee. Ed è quanto dice Dionigi [De cael. Hier. 1, 2]: «Il raggio divino non può risplendere su di noi se non attraverso la varietà dei sacri veli». Inoltre, siccome la Scrittura è un tesoro comune a tutti (secondo il detto dell‘Apostolo [Rm 1, 14]: «Io sono debitore verso i dotti come verso gli ignoranti »), è conveniente che essa ci presenti le realtà spirituali sotto parvenze corporali, affinché almeno in tal modo le persone semplici le possano apprendere, non essendo esse idonee a capire le realtà intelligibili così come sono in se stesse Analisi delle obiezioni: 1. Il poeta fa uso di metafore per il gusto di costruire delle immagini: infatti il raffigurare è naturalmente piacevole per l‘uomo. La Scrittura invece fa uso di metafore per necessità e utilità, come si è detto [nel corpo]. 2. Il raggio della divina rivelazione non viene distrutto, come nota lo stesso Dionigi [l. cit.], sotto il velame delle figure sensibili, ma resta intatto nella sua verità: e così non permette che le menti a cui è stata fatta la rivelazione si arrestino alle immagini, ma le eleva alla conoscenza delle realtà intelligibili, e fa sì che per mezzo di coloro che direttamente hanno avuto la rivelazione anche gli altri vengono istruiti su tali cose. Ed è per questo che quanto in un luogo della Scrittura è insegnato sotto metafora viene espresso più esplicitamente in altri luoghi. E inoltre la stessa oscurità propria delle figurazioni è utile per l‘esercizio degli studiosi e contro le irrisioni degli infedeli, a proposito dei quali è detto nel Vangelo [Mt 7, 6]: «Non vogliate dare le cose sante ai cani». 3. Con Dionigi [De cael. Hier. 2, 2] bisogna riconoscere che è più conveniente che le realtà spirituali ci vengano presentate nella Sacra Scrittura sotto figure di corpi vili, anziché di corpi nobili. E ciò per tre ragioni. In primo luogo perché così l‘animo umano è più facilmente premunito dall‘errore. Appare chiaro infatti che tali simboli non vengono applicati alle realtà divine in senso proprio, il che invece potrebbe pensarsi se queste venissero presentate sotto figure di corpi superiori, specialmente da parte di chi non riesce a immaginare qualcosa di più nobile dei corpi. — In secondo luogo perché un tale modo di procedere è più conforme alla conoscenza che noi abbiamo di Dio in questa vita. Infatti di Dio noi sappiamo ciò che non è piuttosto che ciò che è, e quindi le figure delle cose che sono più distanti da Dio ci fanno
    intendere meglio che Dio è al disopra di quanto noi possiamo dire o pensare di lui. — In terzo luogo perché in tal modo le cose divine sono meglio occultate agli indegni (Summa Theologiae I-I,q. art.9)
    Ultima modifica di Deoiuvante; 10-09-2014 alle 11:10
    "Et introibo ad altare Dei: ad Deum qui laetificat juventutem meam"

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