Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 23

Discussione: Il "purgatorio" ortodosso

  1. #11

  2. #12
    Iscritto
    Data Registrazione
    Oct 2010
    Località
    Brescia
    Età
    58
    Messaggi
    96
    Ringraziato
    2
    L'apocatastasi è condannata dagli Ortodossi, e Wiki lo conferma, comunque non sono siti attendibili. Preferisco credere a quanto mi è stato insegnato dal mio docente di Teologia Ortodossa.

  3. #13
    Veterano di CR L'avatar di rifletto4
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    a palermo
    Età
    48
    Messaggi
    1,182
    Ringraziato
    12
    il purgatorio esiste , nel vangelo viene menzionato di Matteo (12,31-32): “Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.
    Cosa intende Gesù per peccato contro lo Spirito Santo? Qual è il peccato contro lo Spirito santo? Nello specifico di cosa si tratta?
    La ringrazio anticipatamente e le auguro di cuore un sereno Natale del Signore...QUINDI SIGNIFICA CHE CI SONO PECCATI CHE VENGONO PERDONATI IN UN SECOLO FUTURO ECCO IL PURGATORIO

  4. #14
    Partecipante a CR
    Data Registrazione
    Aug 2017
    Località
    Milano
    Età
    31
    Messaggi
    501
    Ringraziato
    149
    Citazione Originariamente Scritto da orfeoprimo Visualizza Messaggio
    L'apocatastasi è condannata dagli Ortodossi, e Wiki lo conferma, comunque non sono siti attendibili. Preferisco credere a quanto mi è stato insegnato dal mio docente di Teologia Ortodossa.
    mi potresti consigliare un libro di teologia ortodossa?

  5. #15
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
    Data Registrazione
    Feb 2011
    Località
    Rapallo
    Età
    35
    Messaggi
    14,072
    Ringraziato
    1806
    Citazione Originariamente Scritto da rifletto4 Visualizza Messaggio
    La ringrazio anticipatamente e le auguro di cuore un sereno Natale del Signore
    Tanti auguri anche a te!
    Securus iudicat orbis terrarum

  6. Il seguente utente ringrazia DenkaSaeba25 per questo messaggio:


  7. #16
    Iscritto L'avatar di gsimy
    Data Registrazione
    Apr 2017
    Località
    treviso
    Età
    22
    Messaggi
    427
    Ringraziato
    144
    non per rompere, ma il Purgatorio veniva considerato come parte dell'Inferno, almeno a livello popolare: quindi penso la tesi ortodossa sia più o meno simile
    poi mi pare di aver letto che loro ritengono che Paradiso e Inferno diverranno stati definitivi solo dopo il Giudizio Universale, e quindi le anime dei defunti hanno la possibilità di 'progredire' verso Dio se non totalmente separate da lui


  8. #17
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
    Data Registrazione
    Dec 2006
    Località
    Latina
    Età
    35
    Messaggi
    42,804
    Ringraziato
    2975

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da gsimy Visualizza Messaggio
    non per rompere, ma il Purgatorio veniva considerato come parte dell'Inferno, almeno a livello popolare: quindi penso la tesi ortodossa sia più o meno simile
    Interessantissimo. Mi sa che con Dante Alighieri si iniziò a vederlo come una dimensione a sé.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  9. #18
    Iscritto
    Data Registrazione
    Aug 2017
    Località
    Venezia
    Messaggi
    167
    Ringraziato
    59

    Sintesi della storia della dottrina del Purgatorio

    Per sviluppare questo interessante tema è necessario partire da un'analisi storica della dottrina del Purgatorio. Mi rifaccio al testo La nascita del Purgatorio del medievalista cattolico francese Jacques Le Goff.

    Come premessa, preciso che l'Ortodossia, differentemente dal Cattolicesimo, non ha una tesi dogmatica riguardo il Purgatorio: quella che si legge di solito è l'"opinione più probabile" perché espressa dalla maggior parte dei teologi e creduta comunemente dai fedeli; tuttavia, ricordiamo, dopo i primi Sette Concili Ecumenici, l'Ortodossia non ha più indetto Concili né proclamati nuovi dogmi.

    Ora, sulla storia del Purgatorio:

    a) Almeno fino al V secolo non esiste una Teologia del Purgatorio. Le Goff argomenta che la fortissima attesa escatologica presente tra i Cristiani dei primi secoli fece sì che nessuna riflessione articolata si sviluppasse su cosa facesse l'anima tra il Giudizio Particolare (di cui, per l'appunto, poco si curavano) e quello Finale, dacché pensavano quest'ultimo imminente.
    b) La dottrina del Purgatorio e, prima, le leggende su un luogo ove si purgano i peccati commessi durante la vita terrena per poter accedere al Regno Celeste si basa principalmente sulle interpretazioni di I Corinti III, 15 ( ipse autem salvus erit, sic tamen quasi per ignem) e della parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone (S. Luca XVI).
    c) Esistono racconti di carattere apocalittico che raccontano di luoghi ove si purgano i peccati, a partire dal VII secolo principalmente. Vi è chi lo colloca nel "Seno di Abramo" di evangelica memoria, chi all'Inferno (la maggioranza, e come gsimy segnalava ciò restò lungamente nella memoria popolare) in un luogo leggermente separato paragonabile al limbo, chi (pochissimi) al Paradiso in un luogo un po' separato, chi come un luogo indipendente, ma quasi sempre in questa terra (il famoso pozzo irlandese, exempli gratia).
    d) La dottrina del purgatorio si sviluppa grazie alla teologia dei suffragi sviluppata nei monasteri. Molte cronache di monasteri e abbazie raccontano aneddoti degli stessi monaci circa la loro permanenza in Purgatorio (e.g., S. Bernardo che vi trascorre due giorni per aver riso troppo; il Vescovo che dovrebbe trascorrervi duemila anni ma vi passa due notti in virtù dei molti suffragi per lui offerti...)
    e) Pian piano la teologia inizia a concepire il Purgatorio come un luogo separato, o comunque a darne per certa l'esistenza. S. Tommaso, per esempio, appartiene alla corrente che identifica nel Purgatorio una zona celeste indipendente. Il Concilio di Lione del 1274 accetta come dogma l'esistenza del Purgatorio, ma non dà indicazioni sulla sua composizione.
    f) Come segnalava giustamente Phantom, la nostra concezione del Purgatorio nasce proprio dall'interpretazione che Dante fa della teologia tomista e scolastica in generale, la quale entra poi nel Concilio Fiorentino (1439) e definitivamente in quello Tridentino (1563 il canone), in cui viene stabilito dogmaticamente il Purgatorio come noi lo conosciamo.

    Sono stato molto breve, per qualsiasi chiarimento si scriva pure.

  10. #19
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
    Data Registrazione
    Feb 2011
    Località
    Rapallo
    Età
    35
    Messaggi
    14,072
    Ringraziato
    1806
    Mi si permetta di citare una piccola parte delle dispense utilizzate c/o ISSR Chiavari per la dottrina escatologica.

    P.S. Faccio notare che Le Goff non era cattolico.

    ILPURGATORIO
    La definizione di una dottrina cattolica delpurgatorio troverebbe una collocazione più adeguata all’internodel trattato sulla grazia, dove hanno la loro sede propria i temidella giustificazione e del perdono dei peccati. Non si possonotacere infatti i problemi che la trattazione escatologica delpurgatorio ha prodotto nel corso dei secoli all’interno delcattolicesimo e nel dialogo ecumenico.


    2.6.1 Ilproblema “purgatorio”


    La dottrina del purgatorio si è di fattoaccompagnata fin dal Medioevo con un immaginario popolare, alimentatodai predicatori, che accentuavano fortemente l’aspetto del fuocopurificatore, così come la necessità di offrire suffragi per idefunti. Tale immaginario, che ha raggiunto il suo acme nel XII sec.,dipingeva il purgatorio alla stregua di un luogo, dove si soffrivanoi più atroci tormenti: più che una condizione di attesa della vitaeterna, doveva apparire come un inferno temporaneo. Accanto a questeproblematiche inerenti al cattolicesimo, ci sono le divergenze conl’ortodossia ed il protestantesimo. Gli ortodossi, che sidistaccano dalla visione cattolica subito dopo il Concilio di Firenze(1439), non ammettono l’esistenza di un purgatorio, in cui i giustisi purificano. Dopo la morte tutti, eccezion fatta per i martiri ed isanti, stazionano in uno stato intermedio: i giusti nel seno diAbramo ed i malvagi nell’abisso, nel carcere infernale. In attesadel giudizio finale, le nostre preghiere per i defunti non hannotanto la finalità di attenuare le loro pene e di abbreviare questosoggiorno, quanto di intercedere presso Dio perché non solo sia loroassicurato l’ingresso nel seno di Abramo, ma siano ammessi anchealla visione beatifica nel giorno del giudizio. Più marcate sono ledivergenze con il protestantesimo. In Lutero, spronato ed incitato daZwingli, possiamo ravvisare alcune delle tematiche da luistrenuamente difese: il purgatorio non sarebbe giustificato daaffermazioni scritturistiche e la giustificazione è esclusiva operadi Dio e non comporta alcuna collaborazione da parte dell’uomo.«Tutte queste pratiche – scriverà riferendosi alle messe per idefunti e alle indulgenze – anche se non si mescolasse in essenulla di erroneo o di idolatrico, potrebbero essere omesse»1.Ancora più drastico è il giudizio di Calvino: «bisogna dunquegridare a voce alta che il Purgatorio è una finzione perniciosa diSatana, la quale fa una vergogna molto grande alla misericordia diDio, rende vana la croce di Cristo, dissipa e sovverte la nostra fede[…]»2.
    Appare dunque urgente dare alla posizionecattolica una giustificazione pertinente e fondata.


    2.6.2 Larivelazione biblica


    Il passo, da cui attinge ladottrina cattolica sul purgatorio, è soprattutto 2Mac 12,40-46. Per i soldati morti in battaglia, ma in possesso di oggettiidolatrici, il condottiero Giuda comanda di offrire sacrifici, perchésiano perdonati da Dio e possano partecipare alla risurrezionefinale. La novità presente in questo testo è che il sacrificioespiatorio per i peccati, ovvero il rito del Kippur, previsto da Lv4-5 per i vivi, viene qui per la prima volta applicato ai defunti:pur non prevedendo la pericope l’esistenza del purgatorio, siammette la necessità di pregare per i defunti, che sono morti senzaaver espiato completamente i loro peccati.
    Il Nuovo Testamento è moltosobrio al riguardo: il passo di 1Cor 3, 10-17, in cui siaccenna alla ricompensa che spetta ai predicatori del vangelo, spostail giudizio alla fine dei tempi. Accanto a coloro che riceverannosubito una ricompensa e a coloro che verranno puniti, ci sono coloroche si salveranno, «però come attraverso il fuoco» (1Cor 3,15).Più che pensare ad una correzione dolorosa, che equivarrebbe alpurgatorio, si può riconoscere una gradualità della visione.Troviamo tuttavia, in altri passi, principi più generali, chepossono comprendere l’esigenza di una purificazione dopo la morte.Tra questi si possono citare l’esigenza della purezza, condizioneindispensabile per accedere alla presenza di Dio: «beati i puri dicuore perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Nell’AnticoTestamento era convinzione unanime che soltanto i puri di cuorepotevano accedere alla Gerusalemme celeste (Is 35,8; 52,1):per raggiungere questa condizione si può presumibilmente prevedere,per i giusti che non hanno raggiunto la piena maturità spiritualedurante la loro esistenza terrena, una purificazione ulteriore dopola morte. Un altro principio, che avvalora tra l’altro la posizionecattolica nei confronti del protestantesimo, rimane quello che l’uomopartecipa alla giustificazione, ovvero che «l’uomo non si limitaad essere salvato; anche lui si salva, deve operare la suasalvezza»3.Altri riferimenti neotestamentari sono 1Cor 15,29, che rivelal’usanza di un battesimo per i morti e 2Tm 1,16-18, in cuisi prega Dio, affinché sia misericordioso «in quel giorno» neiconfronti del discepolo Onesiforo.


    2.6.3 Ladottrina della chiesa


    Le testimonianze più antichedella fede della chiesa nella necessità di una purificazione dopo lamorte provengono dall’uso liturgico di preghiere per i defunti.Tertulliano, Efrem e Cirillo di Gerusalemme attestano l’usoliturgico del memento dei defunti nella celebrazione eucaristica. Unadelle prime testimonianze esplicite proviene dalle Lettere diCipriano (metà del III sec.), dove il vescovo di Cartagine ammettela necessità della purificazione per coloro che non sono mortimartiri o non hanno raggiunto lo stato di purezza in questa vita4.L’accenno all’ignis purgatorius costituirà lo spunto perl’immaginario popolare del purgatorio. Fino ad allora «non siparla ancora di “purgatorio” (come nome sostantivo) ma di unfuoco purificatore (purgativus: aggettivo), di unatrasformazione purificatrice che rende capace di partecipare allasantità di Dio»5.L’uso del sostantivo è attestato a partire da Innocenzo IV(Sinibaldo Fieschi, 1243-1254), il quale, nella Lettera al legato diCipro, constatando la conformità della dottrina tra latini e greci,si limiterà a raccomandarne l’utilizzo (DS 838). Il disaccordo èvisibile al II Concilio di Lione (1274), dove, nella professione difede di Michele Paleologo, si dice chiaramente che «animas poenispurgatoriis […] post mortem purgari: et ad poenas huiusmodirelevandas prodesse eis fidelium vivorum suffragia, Missarum scilicetsacrificia, orationes et eleemosynas et alia pietatis officia»(DS 856). Come già sottolineato, il contrasto verte sull’indoleespiatoria, sul patimento di una pena, che i greci non concepivano esul fatto che i suffragi dei vivi alleviassero le stesse pene,piuttosto che facilitare la divinizzazione progressiva. Il Conciliodi Firenze, che riprende la stessa definizione del II Concilio diLione, racchiude la dottrina cattolica in tre articoli: l’esistenzadi uno stato di purificazione, il carattere penale di tale stato, ilgiovamento proveniente dai suffragi dei vivi (DS 1304). Il Conciliodi Trento, che doveva rispondere alle prese di posizione dellaRiforma, parlò a più riprese del purgatorio: nel decreto sullagiustificazione (can. 30 della VI sessione, 13 gennaio 1547) (DS1580), in cui si riconferma l’esistenza di questo stato e di unacondizione di pena da scontarsi in questa vita o in quella futura inpurgatorio; nella dottrina sul sacrificio della Messa, in cui siafferma il suo valore propiziatorio per i vivi e i defunti (cap. 2 ecan. 3 della XXII sessione, 17 settembre 1562) (DS 1743 e 1753) edinfine nel decreto di Riforma, in cui raccomandando ai vescovi dicustodire ed insegnare «la sana dottrina sul purgatorio», chiede dievitare nella predicazione gli eccessi di curiosità e disuperstizione che tanta parte avranno ancora nei secoli successivinell'istruzione pastorale e catechetica (sessione XXV, 3-4 dicembre1563)6.Il Concilio Vaticano II, infine, ricordando la pratica di pregare peri defunti, parla della «nostra vitale unione con i fratelli che sononella gloria celeste o che ancora dopo la morte stanno purificandosi»e conferma quanto dichiarato nei Concili di Firenze e di Trento (LG51).


    2.6.4. Riflessioneteologica


    La posizione cattolica, che, nei confronti diquella ortodossa, si configura per la sottolineatura dell’aspettopenale del purgatorio, non si distingue per l’identificazionedell’indole delle pene. Potrebbero consistere, ad esempio, in unritardo della visione di Dio. Va riconosciuto che la nozione di penao castigo è indissociabile da quella di colpa o peccato, perché neè una conseguenza. Anche il perdono dei peccati non potrà semprecoprire completamente le conseguenze arrecate da una mancanza di fedeo di carità: il perfetto compimento dell’uomo chiede che unarestituzione impossibile di quanto il peccato ha tolto od omessovenga raggiunta al termine di un tempo di prova e di purificazione.Un tentativo felice di superare la visione materiale di questacondizione ci è offerto dalla riflessione del p. Congar:
    il mistero del purgatorio vavisto nel quadro del mistero cristiano, che è il mistero delpassaggio di Cristo al Padre, che si va “consumando” nel suocorpo. Questo passaggio, che è il nostro e finirà con larisurrezione generale, continua al di là del velo della morte, con itre caratteri essenziali di purificazione, liberazione ed espiazione.L’aspetto penale non deve essere spinto secondo un’immaginificitàpuerile nel senso di torturazione, ma di operazione spirituale edinteriore (=pur non senza esteriorità), secondo quanto sappiamo delcarattere e dell’intenzione del Dio di Gesù Cristo7.
    Rimane significativo, a questo proposito, ilcambiamento di accento, avvenuto al Concilio Vaticano II, dove ilverbo utilizzato a riguardo del purgatorio è purificari e nonpurgari (espiare), come nei documenti precedenti delmagistero.
    La purificazione oltre la morte riceve ancoraoggi un grande tributo dalla pratica di pregare per i defunti: non sigiustificherebbe altrimenti. Ritengo perciò ancora attuale laraccomandazione del decreto di Riforma del Concilio di Trento aipastori perché curino che «i suffragi dei fedeli viventi e cioè isacrifici delle messe, le preghiere, le elemosine e altre opere dipietà, che i fedeli sono soliti offrire per altri fedeli defuntiavvengano con pietà e devozione»8.
    La condizione di purificazione non sarà maiqualcosa che dall’esterno cambia la situazione che l’uomo haraggiunto nel momento della morte, ma apparirà come l’integrazionedi ciò che già è stato fatto o conseguito. I grandi mistici hannopercorso questo stato in occasione di quelle che Giovanni della Croceha chiamato le notti oscure: sofferenze con cui Dio hapurificato le loro anime per renderle pronte all’unione con sé.Anche s. Caterina Fieschi Adorno (1447-1510) concluse il suoTrattato del Purgatorio, raccontando la sua esperienza:
    questa forma purgativa ch’iovedo delle anime del Purgatorio, la sento nella mente mia,massimamente da due anni in qua; e ogni giorno la sento e vedo piùchiara. Vedo star l’anima mia in questo corpo, come in unPurgatorio, conforme e consimile al vero Purgatorio, con la misuraperò che il corpo può sopportare, acciocché non muoia, sempre nondi meno crescendo a poco a poco, sino a tanto che pur muoia. Vedo lospirito alienato da tutte le cose, anche spirituali, che gli possonodare nutrimento, come sarebbe allegrezza, dilettazione, oconsolazione; e non ha la possanza di gustare alcuna cosa siatemporale o spirituale, per volontà, per intelletto, né permemoria, in tal modo ch’io possa dire: Mi contento più di questacosa, che di quell’altra. Trovasi l’interior mio in modoassediato, che di tutte quelle cose, dove si refrigerava la vitaspirituale e corporale, tutte a poco a poco gli sono state levate,conosce tutte essere state cose da pascersi e confortarsi; ma comesono dallo spirito conosciute, tanto sono odiate e aborrite, che sene vanno tutte senza alcun riparo. Questo è perché lo spirito ha insé l’istinto di levarsi ogni cosa impeditiva alla sua perfezione,e con tanta crudeltà, che quasi permetterebbe mettersi nell’Infernoper venir al suo intento. E perciò va levando tutte le cose, ondel’uomo interiore si possa pascere; e l’assedia tanto sottilmente,che non vi può passar così minimo bruscolo d’imperfezione, chenon sia da lui veduto e aborrito. Quanto alla parte esteriore, perchélo spirito non le corrisponde, resta ancor essa tanto assediata, chenon trova cosa in terra, dove si possa refrigerare secondo il suoumano istinto. Non le resta altro conforto che Dio, il quale operatutto questo per amore e con gran misericordia, per soddisfare allagiustizia sua9.
    Come lo stato della morte eterna appartieneall’autodeterminazione dell’uomo, che coscientemente econsapevolmente si allontana da Dio, questa condizione non definitivaè offerta all’uomo, gli è data, perché possa raggiungere quellameta che ha cercato in terra, ma che non ha ancora completamenteconseguito. Nell’intercessione per i defunti ritroviamo poiquell’indole sociale della salvezza e del compimento definitivodella nostra unione con Dio, già accennata nel capitolo dedicatoalla vita eterna10.Il Concilio Vaticano II giustifica così la pietà per i defunti: «lachiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questacomunione di tutto il corpo mistico di Cristo, fino dai primi tempidella religione cristiana ha coltivato con una grande pietà lamemoria dei defunti» (LG 50; cfr. anche LG 51).
    Al termine di questa sezione teologica sul purgatorio dobbiamorifuggire dall’attardarci su tematiche inerenti la sualocalizzazione, la durata o l’entità delle pene, ma recuperarealla sua giusta connotazione cristologica anche questo aspetto delmorire cristiano. Ci aiuta ancora la riflessione di G. Moioli:
    si deve concludere che ilpurgatorio non va pensato oltre lo statusviae e la morte: èpiuttosto una possibile modalità conclusiva dello statusviae, ed appartienequindi alla definizione della morte salvata, o del «morire inCristo». Nell’economia presente, infatti, il morire salvificodell’uomo è solo il suo morire in Cristo: e ciò si verificaquando il mistero della partecipazione alla croce in cui si condannae distrugge il peccato è, in lui, definitivamente compiuta. Alloraun uomo è «morto in Cristo»: con-morto e con-sepolto. Dire chel’affermazione del purgatorio appartiene alla definizione dellamorte cristiana significa insieme dire che la morte del Signore puòoperare nella morte o nel morire dell’uomo, che è in lui, fino afare che egli muoia «in Cristo»; allora «passa» con Cristo allarisurrezione
    1 M LUTERO, De Missa, p. II, a.2, cit. in G. DE ROSA, Il purgatorio: fede cattolica e «immaginario » popolare, CC 151/2 (2000) 361.

    2 G. CALVINO, Institution de la religion chrétienne, III, 5, 6 cit. in G. DE ROSA, Il purgatorio: fede cattolica e «immaginario » popolare, 362.

    3 Y. CONGAR, Le Purgatoire, in Le mystère de la mort et sa célébration (Paris 1956) 289

    4 «Una cosa è rialzarsi perché perdonati, altra è il giungere alla gloria; una cosa è non uscire dal carcere in cui si è stati gettati finché non si paghi fino all’ultimo spicciolo, altra ricevere subito la ricompensa della fede e della virtù; una cosa è esser mondato e purificato a lungo nel fuoco soffrendo per i peccati con un lungo dolore, altra aver purificato tutti i peccati soffrendo per Cristo; una cosa è infine dover dipendere nel giorno del giudizio dalla sentenza del Signore, altra riceverne subito la corona», Lettera 55,20, in CIPRIANO DI CARTAGINE, Sui cristiani caduti nella persecuzione. L’unità della Chiesa cattolica. Lettere scelte (Milano 1997) 284.

    5 G. EMERY, La doctrine catholique du purgatoire, «Nova & Vetera» 74 (1999) n°3, 38.

    6 ISTITUTO PER LE SCIENZE RELIGIOSE, Conciliorum Oecumenicorum Decreta (Bologna 1996) 774.

    7 Y. CONGAR, Le Purgatoire, in Le mystère de la mort et sa célébration, 335-336, cit in G. MOIOLI, L’«Escatologico» cristiano. Proposta sistematica, 193.



    8 ISTITUTO PER LE SCIENZE RELIGIOSE, Conciliorum Oecumenicorum Decreta, 774.

    9 S. CATERINA DA GENOVA, Trattato del Purgatorio (Genova 1929) 39-41.

    10 Cfr. sopra pag. 38.
    Securus iudicat orbis terrarum

  11. Il seguente utente ringrazia DenkaSaeba25 per questo messaggio:

    gsimy (24-10-2017)

  12. #20
    Iscritto L'avatar di gsimy
    Data Registrazione
    Apr 2017
    Località
    treviso
    Età
    22
    Messaggi
    427
    Ringraziato
    144
    in primis LeGoff dice esplicitamente di non tenere conto nella sua ricerca delle affermazioni dei Padri sulle preghiere per i defunti come delle varie testimonianze liturgiche, in quanto ritiene non siano collegabili al Purgatorio

    in secondo posto questo articolo che dipana un po' le varie questioni

    L'idea di pregare per i santi defunti (o di chiedere le loro preghiere) per molti oggi è piuttosto controversa, e senza dubbio tiene lontane molte persone dal prendere sul serio sia la Chiesa cattolica romana o la Chiesa ortodossa. Dal momento che questo sembra essere un ostacolo importante, ho pensato che sarebbe stato utile per me, e forse per altri, delineare semplicemente cosa vuol dire rivolgersi ai "morti". È biblico? È storicamente radicato nella vita della Chiesa? È cosa buona per la Chiesa e il suo popolo? Guardiamo un po' più da vicino. (Devo avvertire che questo post è più lungo rispetto ai miei soliti).
    Mentre ho forse dimostrato altrove che il canone protestante delle Scritture è sia impreciso sia storicamente insostenibile, questo non è lo scopo principale del testo presente. Così, per il bene di questa discussione, cercherò di concentrarmi principalmente sui passi delle Scritture che si trovano all'interno del loro canone (ma includerò in seguito anche alcuni degli altri, per una prospettiva più ampia).
    Uno dei passaggi più suggestivi relativi a questo argomento si trova nella seconda epistola di Paolo a Timoteo, dove Paolo scrive (1:16-18):


    "Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesiforo, perché egli mi ha più volte confortato e non s'è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno.


    Se si guarda a questo passo con attenzione, si può notare che San Paolo sta di fatto pregando che il Signore abbia misericordia di Onesiforo nel giorno del giudizio, con l'implicazione che egli è già morto. Questo è in genere sostenuto dal punto di vista che san Paolo prega per la famiglia di Onesiforo separatamente dall'uomo stesso, e più avanti in questa stessa epistola durante i suoi commenti di "addio", scrive: "Salutate Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo" (4,19). Alcuni commentatori, come il pastore riformato Matthew Henry, hanno sostenuto che questo significa semplicemente che Onesiforo era con san Paolo in quel momento, e così lui stava salutando tutta la loro famiglia in sua assenza. Tuttavia, san Paolo dice in questo stesso capitolo: "Solo Luca è con me" (4,11), e poi chiede che gli sia inviato anche Marco. Non viene fatta menzione di Onesiforo individualmente se non nel contesto di pregare per la sua salvezza "in quel giorno."
    Non sorprende che ci siano molti modi in cui gli studiosi evangelici cercano di evitare di venire alla conclusione che san Paolo sta pregando per la salvezza di una persona morta. In effetti, alcuni ammetteranno che Onesiforo è morto, ma poi diranno che san Paolo sta semplicemente esprimendo un "bel pensiero" su di lui, e non sta formalmente "pregando per" lui. Questo, però, dimostra una visione un po' strana della preghiera. Come cristiani dobbiamo essere sempre in uno stato di preghiera (Filippesi 4:6; 1 Tessalonicesi 5:16-17), e la preghiera è poco diversa da un dialogo con Cristo, come se fosse proprio qui in mezzo a noi; un bel pensiero per Cristo è una bella preghiera a Cristo.
    D'altra parte, ho scoperto che molti studiosi evangelici – con una certa riluttanza, nella maggior parte dei casi – concedono che san Paolo di fatto sta pregando per la "salvezza" di una persona morta in quest'epistola. La maggior parte di loro preferirà sottovalutare questa realtà, ma ammetteranno che è la più probabile spiegazione a noi disponibile.
    Per esempio, Alfred Plummer dice di questo passaggio:


    "Certamente il saldo delle probabilità è decisamente a favore del parere che Onesiforo era già morto quando san Paolo scrisse queste parole [...] egli qui parla della "casa di Onesiforo" in connessione con il presente, e di Onesiforo stesso solo in connessione con il passato [...] non è facile spiegare questo duplice riferimento alla famiglia di Onesiforo, se egli stesso era ancora vivo. In tutti gli altri casi è menzionato l'individuo e non la famiglia [...] C'è anche il carattere della preghiera dell'Apostolo. Perché limita suoi i desideri aspettando il ricambio della gentilezza di Onesiforo 'al giorno del giudizio? [...] Anche questo è del tutto comprensibile, se Onesiforo è già morto.
    The Expositor’s Bible (ed. W. Robertson Nicoll), "The Pastoral Epistles", pp 324-326


    Più tardi, nella stessa sezione, Plummer conclude che, poiché "secondo l'opinione più probabile e ragionevole, il passo davanti a noi contiene una preghiera offerta dall'Apostolo a nome di un morto, ci sembra di aver ottenuto la sua sanzione, e quindi la sanzione della Scrittura, per l'utilizzo di simili preghiere noi stessi. "
    Un altro evangelico, lo studioso anglicano J. N. D. Kelly, scrive di questo passaggio:


    "Partendo dal presupposto, che deve essere corretto, che Onesiforo era morto quando furono scritte queste parole, abbiamo qui un esempio, unico nel Nuovo Testamento, di preghiera cristiana per i defunti [...] l'affidamento di un morto alla divina misericordia. Non c'è nulla di sorprendente nell'uso da parte di Paolo di questa preghiera, perché l'intercessione per i defunti era stata sanzionata nei circoli farisaici almeno da quando fu scritto 2 Macc 12:43-45 [...] Le iscrizioni nelle catacombe romane e altrove dimostrano che la prassi si è affermata tra i cristiani sin dai tempi remoti.
    A Commentary on the Pastoral Epistles, p. 171


    E, infine, Philip Schaff (un evangelico presbiteriano) scrive:


    "Partendo dal presupposto già menzionato come probabile, questa, ovviamente, dovrebbe essere una preghiera per i defunti. Il riferimento al grande giorno del giudizio rientra in questa ipotesi [...] Da un punto di vista delle controversie, ciò sembra favorire la dottrina e la prassi della Chiesa di Roma.
    The International Illustrated Commentary on the New Testament, Vol. 4: “The Catholic Epistles and Revelation,” p. 587.


    Ci sono alcuni altri commenti che condividono lo stesso punto di vista (ad esempio Henry Alford, The Greek Testament, Vol. 3, p. 376 ; J. E. Huther, Critical and Exegetical Handbook to Timothy and Titus, p. 263; ecc), ma non è necessario qui fare riferimento a tutti. È sufficiente a dire che questa non è una "nuova" o "strana" interpretazione di questo passo, e trova il suo posto non solo nell'antichità della Chiesa apostolica e nei padri della Chiesa primitiva, ma anche tra i recenti studiosi evangelici.
    Un altro argomento da prendere in considerazione è quello della "consapevolezza" dei santi e dei martiri defunti in cielo (cioè in presenza di Dio o in Paradiso, e non nell'Ade in attesa del giudizio finale con la maggior parte dell'umanità defunta). In altre parole, essi sono consapevoli di ciò che sta succedendo qui sulla terra, mentre sono in cielo? Dopo tutto, se non sono in grado di osservare ciò che accade qui sulla terra, come potrebbero non solo unirsi a noi nel culto ma anche pregare per noi o essere consapevoli del fatto che stiamo chiedendo loro di pregare per noi, in primo luogo? La Scrittura, a quanto pare, non tace nemmeno su questa particolare questione.
    Per esempio, nel Vangelo secondo Luca, è riportato che Gesù dice: "Io vi dico che ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si converte, che non per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentimento" (15: 7), e ancora: "Allo stesso modo, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte" (15:10). Sembra che Gesù crede che sia le persone sia gli angeli in cielo siano consapevoli di ciò che avviene sulla terra, e non sono radicalmente separati da ciò che accade.
    Altrove, la lettera agli Ebrei sembra sostenere sia la presenza sia la consapevolezza dei santi in cielo rispetto ai santi che sono in formazione sulla terra. Dopo un resoconto della fede dei molti israeliti e profeti che ci hanno preceduto nel Capitolo 11 (quasi identico ai resoconti che si trovano nella Sapienza di Salomone, cap. 10, e nella Sapienza di Siracide, cap. 44-50, per non parlare dei riferimenti fatti all'assunzione di Mosè), l'apostolo Paolo scrive: "Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede"- (12,1-2). Qui la descrizione di una corsa e dell'essere circondati da tali testimoni (letteralmente "martiri" in greco) è simile a quella di un ippodromo greco-romano o di una gara olimpica. In questo caso, gli spettatori sono i santi che hanno già "finito la gara," e sono con noi, sostenendoci fino alla fine (e senza dubbio, attraverso le loro preghiere).
    Il culto della Chiesa come descritto in Ebrei è il culto dei santi di tutte le età, insieme con gli angeli in cielo. Non siamo in alcun modo sconnessi o separati l'uno dall'altro – e soprattutto nel contesto della preghiera o del culto liturgico. "Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele" (12:22-24). È nel culto liturgico e nella preghiera che noi siamo più presenti con i santi e gli angeli che rendono culto in cielo, e la cui unione con Cristo è anche maggiore di quella della nostra (allo stato attuale), dopo aver "finito la corsa" e con i loro "spiriti ... resi perfetti".
    Il corpo di Cristo è unico, e non ha molto senso credere che non possiamo pienamente comunicare e interagire in modo significativo – soprattutto nel contesto del culto – con i santi e i martiri dipartiti da questa vita e accolti con Cristo in cielo. In realtà, essi devono essere considerati soprattutto come esempi di fede da seguire, sapendo che hanno finito la gara e non svaniscono alla fine. Ancora una volta, san Paolo scrive: "Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l'esito del loro tenore di vita, imitatene la fede" (13:7). Se guardiamo solo a quelli che sono ancora in vita sulla terra come esempio di fede, questa potrebbe certamente essere la rovina delle nostre anime, poiché le persone in questa vita potranno sempre deluderci e molti tragicamente si allontaneranno anche dalla fede stessa. Tuttavia, con i santi fedelmente defunti, sappiamo che hanno finito la gara, perseverato sino alla fine, e sono salvati; imitare la loro fede e santità è certamente una "scommessa sicura".
    Ciò non significa, tuttavia, sottovalutare l'importanza che i cristiani ortodossi devono dare all'obbedienza ai nostri padri spirituali qui sulla terra, in particolare a coloro ai quali sono affidate le nostre anime e i nostri corpi (Ebrei 13:17). Ci deve essere un giusto equilibrio tra la nostra venerazione dei dipartiti da questa vita e al sottomissione a coloro a cui cristo ha affidato il compito di vegliare sulla nostra vita spirituale mentre compiamo ancora la nostra corsa.
    Tuttavia, anche in contesti diversi da quelli del culto o della preghiera, i santi in cielo sono consapevoli di ciò che avviene sulla terra.
    Per esempio, al suo ritorno sulla terra, Samuele rimprovera Saul per la sua condotta mentre egli era morto e sepolto, dicendo: "Non hai ascoltato la voce del Signore, né hai compiuto la sua ira contro Amalek. Questo è il motivo per cui il Signore ti ha fatto questo oggi "(1 Re 28:18 LXX). Inoltre continua a prevedere per Saul quello che sta per accadere il giorno dopo, avendone già conoscenza (forse perché il cielo – e Dio – sono al di fuori del tempo). In modo simile, durante la Trasfigurazione del Signore Gesù Cristo, i santi profeti Mosè ed Elia parlano con Cristo della sua imminente crocifissione, intimamente consapevoli di ciò che sta accadendo sulla terra, al momento in cui appaiono a lui e agli apostoli con lui (Lc 9:31).
    Anche in questo caso, dal momento che il Corpo di Cristo è unico, è ragionevole che siamo intimamente e unicamente "collegati" tra di noi in un modo che spesso è indescrivibile. Soffriamo l'uno con l'altro (Eb 13:3), preghiamo gli uni per gli altri (Eb 13:18), e rendiamo culto uno accanto all'altro (Eb 12:22-23,28) – sia quelli che stanno sulla terra sia quelli nei cieli.
    Infine, su questo punto, leggiamo nell'Apocalisse dell'apostolo Giovanni che i martiri sono consapevoli del passare del tempo sulla terra e di ciò che vi è o non vi è trapelato, poiché si lamentano "Fino a quando, o Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra? "(Ap 6:10). E più tardi, è scritto: "E vidi i sette angeli che stanno davanti a Dio, e furono date loro sette trombe. Poi un altro angelo, reggendo un turibolo d'oro, venne e si fermò presso l'altare. Gli fu dato molto incenso, perché l'offrisse insieme alle preghiere di tutti i santi sull'altare d'oro posto davanti al trono. E il fumo dell'incenso, insieme con le preghiere dei santi, salì davanti a Dio dalla mano dell'angelo" (8:2-4).
    Oltre ad essere una vivida descrizione della liturgia tardo-apostolica, questo passo significa che le preghiere dei santi sono presentate a Dio. Affinché questo non includa le preghiere dei "morti", dovremmo anche dire che i morti non sono santi. Chi, sano di mente, parlerebbe di un cristiano in cielo come di qualcosa di diverso da un santo? Sono i santi di Cristo che abitano nella presenza del Signore e lo adorano e lo pregano continuamente, a nome del mondo intero.
    Consapevole del fatto che i protestanti rifiutano il "canone" ortodosso-cattolico della Scrittura, voglio comunque condividere pochi passi dagli altri libri che sembrano presupporre una visione simile dei santi defunti, così come si trova nei passi precedenti.
    Nel meraviglioso libro di Tobia, l'arcangelo Raffaele dice (cap. 12):


    "Quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora. Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.


    Ci sono alcune cose importanti da notare da questa breve rivelazione.
    In primo luogo, i "sette santi angeli" (i sette arcangeli, come elencati anche da 1 Enoc) che portano le "preghiere dei santi" di fronte al "Santo" – di fronte a Cristo stesso – sono menzionati solo qui e nell'Apocalisse. In secondo luogo, la cura adeguata per i morti è lodate come qualcosa di buono e degno di lode, comprese presumibilmente le preghiere per i defunti (Raffaele era lì presente alla cerimonia per i defunti). In terzo luogo, se solo i santi ancora in vita possono portare le preghiere davanti a Cristo attraverso il ministero di questi sette angeli, allora coloro che sono già in cielo non sono santi, il che non ha alcun senso. Sono gli "spiriti resi perfetti", secondo l'apostolo Paolo, già alla presenza di Dio. Se siamo "un solo corpo", allora sono certamente coinvolti in preghiera e adorazione insieme a noi qui sulla terra, come a quanto pare insegnano le Scritture; ciò che troviamo in Tobia lo troviamo anche nelle scritture citate in precedenza.
    Un altro passo relativo a questo argomento, al di fuori del canone dei protestanti, si trova in 2 Maccabei. In questo esempio, Giuda e il suo esercito stanno recuperando i corpi caduti di uomini morti in battaglia. Vengono a scoprire che gli uomini morti in battaglia indossavano sotto le loro tuniche oggetti sacri agli idoli di Iamnia, cosa ovviamente vietata dalla loro Legge, come equivalente dell'idolatria. E così, "la ragione per cui questi uomini erano morti in battaglia divenne chiara a tutti" (12:40). In risposta a questo, gli uomini di Giuda "rivolsero una supplica e pregarono che il peccato che avevano commesso fosse completamente cancellato" (12,42). Giuda ordinò ai suoi uomini di non ripetere gli errori di questi soldati caduti e di rimanere devoti a Dio, e poi fece una raccolta di duemila dracme d'argento "e la inviò a Gerusalemme da presentare come offerta per il peccato" (12:43), mostrando misericordia verso i compagni traviati e caduti.
    Quello che viene dopo, è quanto mai significativo (vv. 43-45):


    "agì così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.


    Ciò che possiamo imparare da questa storia è che la ragione per pregare per un "morto", è a causa della speranza della risurrezione e della necessità che tutti gli uomini hanno di continua santificazione e perfezionamento dello spirito, anche nell'aldilà. La storia ci insegna anche a fidarci della misericordia di Dio – anche per coloro che sono morti – sapendo che concedere misericordia è solo nelle sue mani. Apprendiamo anche che l'espiazione non richiede che abbia luogo una "punizione" (come l'Antico Testamento insegna in numerosi luoghi, per esempio la storia di Fineas in Num 24:1-9), ma questo è un altro argomento. I più fedeli degli ebrei non vedevano le preghiere per i defunti come qualcosa di blasfemo, superstizioso, o vietato, ma anzi come una cosa "santa e devota".
    Infine, c'è anche un precedente fissato per le preghiere per i morti – insieme con le richieste ai santi defunti di pregare Cristo per nostro conto – nella storia della Chiesa primitiva. Le catacombe romane del I e II secolo, per esempio, sono piene di scritte, che chiedono ai cristiani sulla terra di pregare per coloro che sono in cielo, e viceversa. Non è un problema trovare numerose citazioni dei primi Padri della Chiesa su questo tema. Fornirò solo alcuni esempi di questo, ma ce ne sono troppi da elencare in un unico luogo. Per esempio, le Costituzioni apostoliche (Libro 8, sez. 4 e 41):


    "Preghiamo per i nostri fratelli che riposano in Cristo, affinché Dio, l'amante del genere umano, che ha ricevuto la loro anima, possa perdonare loro ogni peccato, volontario e involontario, e possa essere misericordioso e compassionevole verso di loro e concedere loro una parte nella terra dei giusti, nel seno di Abramo, Isacco e Giacobbe, con tutti coloro che lo hanno compiaciuto e compiono la sua volontà fin dal principio del mondo, laddove sono banditi ogni dolore, tristezza e gemito.


    San Cirillo di Gerusalemme, scrivendo nel 350 d.C., afferma:


    "Poi facciamo menzione anche di coloro che si sono già addormentati: in primo luogo, i patriarchi, profeti, apostoli e martiri, affinché attraverso le loro preghiere e suppliche Dio riceva la nostra petizione; quindi, facciamo menzione anche dei santi padri e vescovi che si sono già addormentati, e, per dirla semplicemente, di tutti quelli tra noi che si sono già addormentati; perché crediamo che sarà di grande beneficio per le anime di coloro per i quali la preghiera viene effettuata, mentre questo sacrificio santo e solenne è preparato.
    Io so che ci sono molti che dicono: 'Se un'anima si diparte da questo mondo di peccati, che cosa le giova di essere ricordata nella preghiera' [...] [Noi] concediamo una remissione delle loro sanzioni [...] anche noi offriamo preghiere a lui per coloro che si sono addormentati, anche se sono peccatori. Non intrecciamo una corona, ma offriamo Cristo che è stato sacrificato per i nostri peccati; e in tal modo propiziamo Dio benevolo per loro così come per noi stessi.
    23 [Mistagogie 5], 8, 9, 10
    Nel suo Testamento, sant'Efrem il Siro (A.D. 373) richiede:
    "Non mi seppellite con spezie dolci: questo onore non mi avvale; né con incensi e profumi: quest'onore non mi porta benefici. Bruciate spezie dolci nel luogo santo: e quanto a me, conducetemi alla tomba con la preghiera. Offrite incenso a Dio: e su di me inviate inni. Invece di profumi e spezie, fate memoria di me nella preghiera.


    Questa offerta di incenso e preghiere per i defunti è esattamente ciò che la Chiesa ortodossa fa fino a oggi con il Trisaghion per i morti.
    Sant'Epifanio di Salamina dice dei defunti:


    "È utile anche l'orazione fatta per loro, anche se non cancella tutto l'onere delle loro colpe. Ed è anche utile, perché in questo mondo spesso cadiamo volontariamente o involontariamente, e quindi è un ricordo per agire meglio noi stessi.
    Panarion, 75:8


    E, infine, san Giovanni "Crisostomo", scrive (A.D. 392):


    "Aiutiamoli e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe erano purificati dal sacrificio del loro padre (Giobbe 1:5), perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo ad aiutare coloro che sono morti e a offrire le nostre preghiere per loro.
    Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, 41:5


    Così si può vedere, quindi, che le preghiere per i defunti non sono qualcosa di nuovo e di tardivo, inventato da una Chiesa corrotta, ma sono state tra il popolo di Dio fin da prima ancora dei tempi di Cristo, proseguendo senza interruzione nella nuova era della Chiesa della risurrezione. Dopo tutto, come disse Giuda Maccabeo, è a causa della "speranza della risurrezione" che si cerca di offrire queste preghiere.
    In conclusione, è importante notare ciò che tutto questo non significa, dal momento che ci possono essere abusi di questa pratica.
    In primo luogo, non dobbiamo pregare i santi nel senso di chiedere loro di compiere miracoli "a buon mercato" separati da Cristo. Qualcuno che esita ad accettare le preghiere ai santi e agli angeli potrebbe pensare a un amico che prega un santo solo per aiutarlo a trovare le chiavi perdute dell'auto o per qualche altra circostanza relativamente banale. A mio modesto parere, questo è un abuso superstizioso. Il punto delle preghiere ai santi è di chiedere la loro intercessione presso Cristo per conto proprio, e per il bene della propria guarigione, salvezza, o santificazione. I santi non sono incantesimi magici; sono i giusti defunti del corpo di Cristo.
    In secondo luogo, tutto ciò che riguarda le nostre petizioni alla beata sempre vergine e Madre di Dio Maria, pure riguarda tutti i santi. La vergine Maria non è una "divinità" che invochiamo per salvarci senza Cristo, né è lei la nostra redentrice. È colei che umilmente ha aperto la strada perché attraverso l'Incarnazione entrasse in questo mondo il Redentore, e in lui la successiva redenzione del genere umano – ma non è lei stessa il Redentore in alcun senso. È stata la prima santa e cristiana a essere ripiena di Spirito Santo e a servire come tempio di Dio, prima della formazione e della crescita della Chiesa. Non dovremmo mai sminuire il ruolo di Maria nella storia della redenzione, né erroneamente sopravvalutare il suo ruolo di santa che ha partorito Dio (Theotokos). Chiediamo a Maria di "salvarci" attraverso le sue intercessioni a Cristo per nostro conto, e niente di più (ma anche, niente di meno). Proprio come l'apostolo Paolo ha pregato per la salvezza di Onesiforo, chiediamo alla vergine Maria e a tutti i santi in cielo di pregare anche per la nostra salvezza, sapendo che hanno finito la gara posta di fronte a loro e sono in un'unione più intima e realizzata con Cristo in cielo – in presenza dell'Agnello (Apocalisse 14:4-5) – rispetto a quella che abbiamo, al momento, qui sulla terra.
    In terzo luogo, la dottrina della comunione dei santi e la retta pratica di intercedere e di chiedere l'intercessione dei santi defunti non è un avallo della dottrina del Purgatorio, né dipende da questa dottrina. Io non credo nel Purgatorio, né lo fa la Chiesa ortodossa; infatti, è stata una grande divisione dottrinale tra le Chiese ortodosse e la sede di Roma nel XV secolo e in quelli precedenti. Mentre esiste sicuramente un tempo per la tentazione e il pentimento nell'ora della propria morte (cioè le stazioni di pedaggio dell'aria, che sono chiaramente una parte della tradizione ortodossa), questa non è la stessa cosa del Purgatorio, né è stata in alcun senso sviluppata in modo critico come dottrina.
    Alla fine, mi auguro che questa esplorazione sia servito per aiutare chi si preoccupa per l'intercessione dei / ai santi, e che faccia più bene che male a tutti coloro che la leggono. C'è molto di più che può essere detto, e io non sono attrezzato per andare davvero molto più in profondità in questo argomento di quanto ho fatto ora, quindi perdonatemi per tutto ciò che manca. Tuttavia, spero che abbia dato a tutti almeno qualcosa su cui pensare, riflettere e meditare, sapendo che questa è stata una pratica accettata della Chiesa per oltre 2.000 anni (e anche al tempo degli antichi giudei).
    Come tale, questo argomento deve essere affrontato con riverenza e cura, con amore per Cristo e per la sua santa Chiesa.


    "Con il santo profeta, precursore e battista Giovanni; con i santi gloriosi apostoli degni di ogni lode; con il santo ... (del giorno) di cui pure compiamo memoria, e con tutti i tuoi santi: per le loro suppliche visitaci, o Dio. E ricordati di tutti quelli che già dormono nella speranza di risurrezione a vita eterna, e dona loro il riposo dove veglia la luce del tuo volto."
    Divina Liturgia di san Basilio il Grande

    http://www.ortodossiatorino.net/Docu..._id=18&id=2683

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •