Invece sì, o quantomeno esistono delle ipotesi scientifiche a riguardo.
Contrariamente la lettera agli Ebrei è così diversa dalle altre, sia per ragioni di critica letteraria, lessicale o teologica, che ci sono dei forti dubbi sulla sua autenticità fin dall'antichità (infatti è declamata come "Dalla lettera agli Ebrei" e non "dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Ebrei").
Detto questo, è sicuramente paolina, ma non direttamente collegabile a Paolo come Efesini o Colossesi (le "deuteropaoline")
Secondo me le hai studiate male, ma la colpa non è necessariamente tua bensì dei cattivi maestri.
Gli stessi sacerdoti non hanno capito niente, soprattutto qaundo non riescono a mettere in evidenza che senza San Paolo non ci sarebbe stata Chiesa, nè il Cristo delle genti.
Si preoccupano soltanto di non offendere la sensibilità dei clandestini, non parlandogli del Cristo, quasi se ne vergognassero.
Personalmente durante un'omeòiaa ho ascoltato i lamenti di un missionario che si lamentava che alcuni assistiti del terzo mondo si lamentavano per aver ricevuto soltanto abiti dismessi, concludendo che è modo difficile fare carità e accoglienza nel modo giusto.
Se avvesse compreso veramente San Paolo, avrebbe saputo che il dono più bello da fare al non credente è soltanto Gesù Cristo e che se i suoi assistiti avessero veramente compreso che era Il Cristo non si sarebbero lamentati per gli abiti dismessi.
Agdan
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No, non credo di averle studiate male. Credo di averle studiate troppo, troppo in fretta e l'esame era troppo duro.
Detto ciò, non sono sicuro che senza Paolo non ci sarebbe stata Chiesa. La Chiesa c'era già, probabilmente sarebbe stata solo una questione di tempo. Grazie a Dio, comunque, non lo sapremo mai, proprio perchè c'è stato qualcuno come Paolo.
A me Paolino è sempre piaciuto, per me è una grande guida non solo per i pagani di allora, ma anche per i cristiani di adesso... forse perchè lo leggo con un occhio un po' ignorante, però mi è sempre di grande ispirazione proprio per la sua semplicità e per la sua decisione.
Fai che le mie strade si perdano nel buio, ed io cammini dove cammineresti Tu.
Non so... per me Paolo non è sempre uguale, ha alti e bassi, ha scritto inni di una maestosità e di una completezza tipica delle cose immortali, e non disdegno il suo vigore e la sua veemenza anche quando condanna i vizi, anche quelli che ormai presso di noi quasi quasi sono diventati vezzi... altre volte invece sembra che esca dal seminato perché dice delle cose che sembrano indipendenti dal messaggio di Cristo, come se volesse costruire una nuova morale. Un esempio tra tanti: "Chi non lavora neppure mangi"... Beh, a parte che oggi come oggi un italiano su tre stando a lui farebbe la fine del conte Ugolino, ma poi a ripensarci Cristo per tre anni non ha lavorato però mangiare ha mangiato lo stesso. Oppure la lettera a Timoteo, così densa di direttive morali un po' anguste, prive di certi grandi orizzonti che troviamo in altre epistole. Stranamente la lettera a Timoteo è scritta un po' meglio delle altre, si capisce senza troppe difficoltà e non è farraginosa come il solito Paolo.
Lo spirito soffia dove vuole
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.
Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.
La carità è paziente,
è benigna la carità;
la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;
tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
La carità non verrà mai meno.