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Discussione: Perchè Dio è amore?

  1. #31
    Vecchia guardia di CR L'avatar di haxel
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    Citazione Originariamente Scritto da Deoiuvante Visualizza Messaggio
    Puoi rispiegarla haxel? Perché mi pare manchi qualcosa nel discorso..Comunque, a naso, direi che c'è (più di) qualcosa che non va..ma non vorrei aver capito male io.
    l'ho immaginata così: Dio essendo amore, l'amore è reciproco per questo prima della creazione il Padre Generò il Figlio, la reciprocità di amore tra Padre e Figlio porta allo Spirito Santo, da qui dovrebbe derivare il procede dal Padre e dal Figlio
    Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli

  2. #32
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    Perchè Dio non può essere un genio maligno (Cogito ergo sum)

    Durante una discussione con un amico, insegnante cattolico di filosofia, è sorto il famoso dilemma sul genio maligno di Cartesio.

    A seguire tre brevi interventi presi dal sito answers.yahoo.com e, subito dopo, la mia considerazione su questa tematica.



    Cartesio, meditando, si pone alcune domande.
    Se c'è un Dio onnipotente, chi può assicurare che questo non abbia fatto in modo che non esista nessuna terra, nessun cielo?

    Si può supporre che questo Dio abbia voluto che noi ci ingannassimo anche facendo una semplice addizione (2+2)? Che Dio è buono chi me lo garantisce?

    A questo punto Cartesio non si sente più di affermare o negare nessuna cosa. SUPPONE e ripeto suppone, l'esistenza di un genio maligno, ingannatore, potente, che con la sua abilità ci ha ingannati. A questo punto tutto sarebbe un' illusione, una situazione disperata!

    In una seconda meditazione Cartesio conclude che anche se ha questo mondo non ci sia niente di certo, io sono comunque qualcosa! Non è possibile che l'unico aspetto della realtà che viene percepito indubbiamente in modo chiaro e distinto è il pensiero che si pone il dubbio, l'esistenza incontrovertibile del pensiero che si pone il dubbio permette di affermare cogito ergo sum (penso dunque sono), perché se esiste il pensiero, deve pur esistere anche l'entità che esprime il pensiero del dubbio.

    Ora Cartesio si pone il problema dell'idea di Dio, questa idea sembra avere in sé il carattere della perfezione assoluta, l'uomo è di per sé imperfetto, malgrado ciò nel suo pensiero alberga l'idea di un essere perfettissimo, ciò dimostra come questa idea gli provenga da un essere più perfetto di lui. Quindi Cartesio all'inizio ha il dubbio dell'esistenza di Dio, ponendo l'esistenza certa di Dio in secondo piano rispetto alla certezza del cogito.

    L'esistenza di un Dio perfetto e infinito si rivela nell'esistenza delle idee innate, in quanto non può derivare né dalle idee avventizie né tanto meno dalle idee fattizie .

    La definizione di Dio come essere perfettissimo, eterno e immutabile, implica l'impossibilità stessa di una nozione prodotta dall'imperfezione umana. Il solo pensare l'assoluta perfezione divina implica perciò la reale esistenza di Dio perché il perfetto non può scaturire dall'imperfetto, una qualità maggiore non può scaturire da una minore .


    Se Dio esiste, perfetto e infinito, deve avere in sé anche la qualità di non essere un Dio ingannatore, in quanto la perfezione è benevola, dunque Dio non ci vuole ingannare, gli assiomi della matematica, della fisica e della geometria sono sicuri e incontrovertibili come realmente appaiono, da ciò ne deriva che oltre al pensiero esiste certamente anche la materia.

    Con la dimostrazione del Dio benevolo, del Dio che non è ingannatore, Cartesio riesce a dimostrare anche la reale esistenza del mondo materiale, nonché la validità delle leggi matematiche e geometriche che lo sorreggono.

    Quindi Cartesio all'inizio suppone un Dio ingannatore, non fa convivere le due presenze simultaneamente, trovando la risposta del Dio benevolo...


    fonte



    Cerco di spiegarti perché l'esistenza di Dio esclude quella del genio maligno.
    Cartesio, con l'esempio del genio maligno estende il dubbio a tutto, che così diventa dubbio iperbolico.

    Ora, proprio l'ipotesi di poter esser ingannato dal genio maligno mi dà una certezza: per essere ingannato devo esistere, e poiché non posso dire di esistere come corpo (a causa del dubbio, io non so ancora nulla sull'esistenza dei corpi) non posso che esistere come cosa che dubita, dunque come res cogitans.

    A questo punto dobbiamo considerare l' idea di Dio: come pensa l' uomo a Dio?

    L'uomo pensa a Dio come una sostanza infinita, imperitura, onnipotente ecc, ossia una sostanza perfetta: poiché l' uomo, sostanza imperfetta, non può essere la causa dell'idea di una cosa perfetta, ma la causa di questa idea deve appunto essere una sostanza perfetta che deve essere ammessa come esistente.

    Inoltre:

    - se io fossi la causa di me stesso mi sarei creato perfetto, dato che posso concepire la perfezione, se non l' ho fatto è perché sono stato creato da un' altra entità (cioè Dio);

    - non possiamo dire che Dio sia perfetto senza ammettere la sua esistenza, perché l' esistenza è uno degli elementi necessari della sua perfezione.

    Queste sono le tre prove dell'esistenza di Dio.

    Se Dio esiste, essendo perfetto non può ingannarmi, egli è il garante supremo della conoscenza, per cui se uso nel giusto modo la mia ragione questa non può indurmi in errore: ecco perché l'esistenza di Dio esclude l' esistenza del genio maligno.

    p.s.: l' errore tuttavia, come sappiamo, è possibile. Cartesio lo spiega dicendo che esso dipende dal concorso dell' intelletto e della volontà: l' intelletto è limitato, mentre la volontà non ha limiti ed è perciò più estesa dell' intelletto. L' errore nasce nel momento in cui la volontà va ad affermare o negare quello che l' intelletto non riesce a percepire chiaramente, è un po' come se la volontà facesse una scommessa circa la vera natura dell' oggetto che l' intelletto sta considerando (e non riesce comprendere in pieno).
    fonte



    Cartesio ipotizza l'esistenza di un genio maligno e quindi dubita su tutte le conoscenze, anche quelle matematiche. Ma dubitando giunge ad una prima certezza: Cogito ergo sum. Il fatto che io posso essere ingannato è già una prima certezza. Dopo di ciò si giunge all'ipotesi che vi siano altre esistenze ed evidenze. Queste però devono ricondursi tutte ad una causa originaria: Dio, che è una sostanza infinita, eterna, onnipotente e creatrice. Dio, che è perfetto, non può ingannarmi. Quindi non può esistere il genio maligno.
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  3. #33
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    Questa tematica "cartesiana" si presenta non solo nelle discussioni inerenti la filosofia, ma è possibile incontrarla ovunque, infatti, ogni uomo è per sua natura un "filosofo", lo diventa ogni qualvolta si pone le inevitabili domande esistenziali cercando una propria risposta. In modo particolare, davanti ad un qualsiasi male o dolore di questo mondo può accadere di ascoltare dubbi, a volte anche rabbiosi, contro la bontà di Dio.

    Non è questo il contesto per discutere il motivo della presenza del male e del dolore nel mondo, e non è nemmeno il contesto per discutere sull'esistenza di Dio, esistono altre discussioni al riguardo, bensì è opportuno trattare in questa discussione solo ed esclusivamente la natura di Dio.

    La filosofia aiuta a comprendere perché Dio è buono ed è il sommo bene. Prima ancora di Cartesio possiamo leggere altri filosofi come ad esempio sant'Agostino, il quale spiega che ogni natura, o sostanza, in quanto natura, è buona e possiede qualità o perfezioni in diversa misura. Che cos'è allora il male? E' la corruzione, la diminuzione del bene nella natura. Allora esistono beni totalmente privi di male, come Dio, ma non possono esistere mali senza bene, perchè il male è privazione, consumazione di bene.

    Nell'opera "Le Confessioni", sant'Agostino spiega che il male è solo una privazione di bene, pertanto possiamo affermare che sarebbe un assurdo se Dio fosse una diminuzione di un bene, inferiore ad una sua creatura benevola. Ad esempio sarebbe un assurdo se Dio fosse meno buono di un qualsiasi santo, perché significherebbe che sarebbe meno grande, ma Dio non può essere meno grande di una sua creatura, infatti Dio è il sommo bene e bontà assoluta.

    A prescindere dalla filosofia, che è un ragionamento umano, esistono anche altre strade per apprendere in modo più diretto e concreto la natura di Dio.

    Esistono ad esempio le esperienze di pre-morte le quali forniscono uno scenario di un sommo bene nell'aldilà, e sono racconti molto simili e comuni tra loro con i famosi passaggi: visione del corpo dall'alto, attraversamento del tunnel, incontro con defunti, visione di una immensa Luce spirituale immensamente amorevole, revisione della propria vita alla presenza di questa luce spirituale. Nessuno ha mai raccontato cosa accade dopo la revisione delle propria vita davanti a questa Luce eterna, perchè tali persone non muoiono sul serio ma ritornano indietro.

    La veridicità di queste esperienze possono essere interpretate in un modo o in un altro, ma numerosi mistici ci confermano qualcosa di molto simile, come santa Caterina di Genova che, nel suo "Trattato del Purgatorio", approvato dalla Chiesa, ci dice che il Signore abita una luce inaccessibile (1Tm 6,16 "il solo che possiede l'immortalità e abita una luce inaccessibile") e che dopo la revisione della propria vita ognuno prenderà consapevolezza della propria destinazione, ed i "fortunati" che andranno a purificarsi nel Purgatorio soffriranno il terribile tormento della perdita di tale beatitudine con conseguente purificazione.

    A prescindere dalla veridicità delle esperienze di pre-morte, e certamente molti racconti possono essere inventati in buona o cattiva fede, così come molti racconti trovano riscontro dal personale medico, anche di una certa importanza, che confermano le descrizioni delle visioni fuori dal corpo, questi racconti possiedono nella loro struttura dei punti in comune molto simili, ma siamo comunque ancora nel campo naturale, cioè nel campo della fede naturale.


    Esiste un altro campo di indagine ed è quello spirituale. Noi cristiani abbiamo, per mezzo di Gesù Cristo, la grazia dello Spirito Santo, in modo particolare nei Sacramenti.

    Ricordo che tanti anni fa rivolsi una domanda al riguardo della bontà di Dio ad un anziano sacerdote, ero curioso della sua riposta, ed egli mi rispose in maniera secca e breve, senza troppi giri di parole filosofiche, nel seguente modo:

    "Chi sperimenta anche una sola volta l'Amore di Dio, sa che è Eterno".



    Il dono dello Spirito Santo non è un privilegio, perchè Gesù ha specificato che si tratta di una responsabilità maggiore rispetto a tutti gli altri uomini che non hanno ricevuto questo dono, e nessuno può sapere chi non lo ha ricevuto e chi invece lo ha perduto attraverso la propria condotta.

    Questa tematica inerente Gesù e lo Spirito Santo potrebbero essere poco comprensibile per chi non ha mai incontrato questa grazia, ma chi ha fatto anche una minima esperienza, sa bene che si tratta di una meravigliosa realtà soprannaturale, non raggiungibile con nessun sforzo umano e con nessuna tecnica di rilassamento psicofisico. E' possibile sperimentare questa grazia solo quando il Signore lo consente.


    Lc 12,48 A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.


    Gv14,15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre.









    LETTERA ENCICLICA

    SPE SALVI


    DEL SOMMO PONTEFICE

    BENEDETTO XVI



    La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa. Ci dà già ora qualcosa della realtà attesa, e questa realtà presente costituisce per noi una « prova » delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest'ultimo non è più il puro « non-ancora ». Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future.

    8. Questa spiegazione viene ulteriormente rafforzata e rapportata alla vita concreta, se consideriamo il versetto 34 del decimo capitolo della Lettera agli Ebrei che, sotto l'aspetto linguistico e contenutistico, è collegato con questa definizione di una fede permeata di speranza e la prepara. Qui l'autore parla ai credenti che hanno subito l'esperienza della persecuzione e dice loro: « Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere spogliati delle vostre sostanze (hyparchonton – Vg: bonorum), sapendo di possedere beni migliori (hyparxin – Vg: substantiam) e più duraturi ». Hyparchontasono le proprietà, ciò che nella vita terrena costituisce il sostentamento, appunto la base, la « sostanza » per la vita sulla quale si conta.

    Questa « sostanza », la normale sicurezza per la vita, è stata tolta ai cristiani nel corso della persecuzione. L'hanno sopportato, perché comunque ritenevano questa sostanza materiale trascurabile. Potevano abbandonarla, perché avevano trovato una « base » migliore per la loro esistenza – una base che rimane e che nessuno può togliere. Non si può non vedere il collegamento che intercorre tra queste due specie di « sostanza », tra sostentamento o base materiale e l'affermazione della fede come « base », come « sostanza » che permane. La fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul quale l'uomo può poggiare e con ciò il fondamento abituale, l'affidabilità del reddito materiale, appunto, si relativizza. Si crea una nuova libertà di fronte a questo fondamento della vita che solo apparentemente è in grado di sostentare, anche se il suo significato normale non è con ciò certamente negato.

    Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova « sostanza » che ci è stata donata, si è rivelata non solo nel martirio, in cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo. Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Lì la nuova « sostanza » si è comprovata realmente come « sostanza », dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente « sostanza » ed è una « sostanza » che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una « prova » che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il « filosofo » e il « pastore » che ci indica che cosa è e dove sta la vita.

    9. Per comprendere più nel profondo questa riflessione sulle due specie di sostanze – hypostasis e hyparchonta – e sui due modi di vita espressi con esse, dobbiamo riflettere ancora brevemente su due parole attinenti l'argomento, che si trovano nel decimo capitolo della Lettera agli Ebrei. Si tratta delle parole hypomone (10,36) e hypostole (10,39). Hypomone si traduce normalmente con « pazienza » – perseveranza, costanza. Questo saper aspettare sopportando pazientemente le prove è necessario al credente per poter « ottenere le cose promesse » (cfr 10,36).

    Nella religiosità dell'antico giudaismo questa parola veniva usata espressamente per l'attesa di Dio caratteristica di Israele: per questo perseverare nella fedeltà a Dio, sulla base della certezza dell'Alleanza, in un mondo che contraddice Dio. Così la parola indica una speranza vissuta, una vita basata sulla certezza della speranza. Nel Nuovo Testamento questa attesa di Dio, questo stare dalla parte di Dio assume un nuovo significato: in Cristo Dio si è mostrato. Ci ha ormai comunicato la « sostanza » delle cose future, e così l'attesa di Dio ottiene una nuova certezza. È attesa delle cose future a partire da un presente già donato. È attesa, alla presenza di Cristo, col Cristo presente, del completarsi del suo Corpo, in vista della sua venuta definitiva. Con hypostole invece è espresso il sottrarsi di chi non osa dire apertamente e con franchezza la verità forse pericolosa.

    Questo nascondersi davanti agli uomini per spirito di timore nei loro confronti conduce alla « perdizione » (
    Eb 10,39). « Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza » – così invece laSeconda Lettera a Timoteo (1,7) caratterizza con una bella espressione l'atteggiamento di fondo del cristiano.


    Ultima modifica di evergreen; 20-12-2017 alle 18:03

  4. #34
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    In un precedente intervento avevo scritto, errando, che :



    Citazione Originariamente Scritto da evergreen Visualizza Messaggio

    Quindi, se fede e ragione sono come le due ali dello spirito umano, allora è impossibile utilizzare una sola di queste ali, cioè la ragione, per contemplare la verità, cioè che “Dio è Amore” ( 1Gv 4,8; 1Gv 4,16 )



    Questo mio pensiero è errato. Infatti, è possibile comprendere la natura di Dio anche soltanto con la ragione, e lo dimostra chiaramente Cartesio spiegando dettagliatamente il famoso Cogito ergo sum.

    Infatti la Chiesa insegna da sempre che l'uomo è naturalmente capace di Dio:




    CATECHISMO CHIESA CATTOLICA

    CAPITOLO PRIMO - L'UOMO E' “CAPACE” DI DIO

    II. Le vie che portano alla conoscenza di Dio

    31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l'uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell'esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze. Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana.

    32 Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo. San Paolo riguardo ai pagani afferma “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” ( Rm 1,19-20 ) [Cf At 14,15; At 14,17; 32 At 17,27-28; Sap 13,1-9 ]. E sant'Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo... interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode ["confessio"]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello ["Pulcher"] in modo immutabile?” [Sant'Agostino, Sermones, 241, 2: PL 38, 1134].

    33 L' uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18; cf 14] la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.

    34 Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all'Essere in sé, che non ha né origine né fine. Così, attraverso queste diverse “vie”, l'uomo può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto “e che tutti chiamano Dio” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 2, 3].

    35 L'uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l'esistenza di un Dio personale. Ma perché l'uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rivelazione nella fede. Tuttavia, le “prove” dell'esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.




    Attraverso il dono spirituale dello Spirito Santo (fede teologale), per mezzo di Gesù Cristo, la conoscenza della natura di Dio diventa non solo ragionamento filosofico ma anche e soprattutto esperienza intima, una esperienza personale che permette di conoscere intimamente l'Amore trinitario di Dio.




    Liturgia delle Ore

    Ufficio delle letture


    Dalla «Lettera a Diognèto» (seconda metà del II secolo)

    (Cap. 8, 5 - 9, 6; Funk 1, 325-327)

    Dio rivelò il suo amore per mezzo del Figlio

    Nessun uomo in verità ha mai visto Dio né lo ha fatto conoscere, ma egli stesso si è rivelato. E si è rivelato nella fede, alla quale soltanto è concesso di vedere Dio. Infatti Dio, Signore e Creatore dell'universo, colui che ha dato origine ad ogni cosa e tutto ha disposto secondo un ordine, non solo ama gli uomini, ma è anche longanime. Ed egli fu sempre così, lo è ancora e lo sarà: amorevole, buono, tollerante, fedele; lui solo è davvero buono. E avendo egli concepito nel cuore un disegno grande e ineffabile, lo comunica al solo suo Figlio.
    Per tutto il tempo dunque in cui conservava e custodiva nel mistero il suo piano sapiente, sembrava che ci trascurasse e non si desse pensiero di noi; ma quando per mezzo del suo Figlio prediletto rivelò e rese noto ciò che era stato preparato dall'inizio, tutto insieme egli ci offrì: godere dei suoi benefici e contemplarli e capirli.


  5. #35
    CierRino L'avatar di Ariele
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    Mi riporto al titolo del thread e cioè: "Perchè Dio è amore?"
    Una delle immagini teologiche che più mi affascinano e mi rasserenano è quella che vede lo "scambio" amoroso tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Uno e Trino, così è definito Dio dal Cattolicesimo.

    Quando si parla di una coppia particolarmente affiatata, che emana amore ed armonia, si dice dei due che sono "un corpo ed un'anima".

    Trasferendo questa immagine alla SS. Trinità, non posso non vedere l'Amore che è Essenza di Dio. La nostra capacità (innegabile) di amare il nostro prossimo anche al di là della nostra stessa vita (e ne abbiamo tanti di esempi) ci rende - in infinitesima parte - la Qualità dell'Amore di Dio.

    Troppo spesso attribuiamo a Dio i nostri sentimenti e le nostre modalità espressive, quasi non accettassimo il fatto che noi siamo solo Creature, limitate, imperfette e disobbedienti, sempre pronte all'infedeltà in tutti i campi e rifiutassimo il pensiero che Lui è Onnipotente, che Lui dà e prende a seconda del proprio arbitrio (ricordo la parabola che Gesù racconta sul vignaiolo che paga gli operai tutti allo stesso modo, nonostante alcuni abbiano lavorato di più, ciò che secondo i canoni umani non sarebbe proprio, come dire, "politically correct"). Cosa che noi - da esseri limitati ed egocentrici - proprio non riusciamo a mandar giù.
    _____________ Niente è più importante di Dio! _____________

  6. Il seguente utente ringrazia Ariele per questo messaggio:

    evergreen (21-12-2017)

  7. #36
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di evergreen
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    Dalle «Regole più ampie»
    di san Basilio il Grande, vescovo


    (Risp. 2, 1; PG 31, 908-910)

    La forza di amare è in noi stessi


    L'amore di Dio non è un atto imposto all'uomo dall'esterno, ma sorge spontaneo dal cuore come altri beni rispondenti alla nostra natura. Noi non abbiamo imparato da altri né a godere la luce, né a desiderare la vita, né tanto meno ad amare i nostri genitori o i nostri educatori. Così dunque, anzi molto di più, l'amore di Dio non deriva da una disciplina esterna, ma si trova nella stessa costituzione naturale dell'uomo, come un germe e una forza della natura stessa. Lo spirito dell'uomo ha in sé la capacità ed anche il bisogno di amare.

    L'insegnamento rende consapevoli di questa forza, aiuta a coltivarla con diligenza, a nutrirla con ardore e a portarla, con l'aiuto di Dio, fino alla sua massima perfezione. Voi avete cercato di seguire questa via. Mentre ve ne diamo atto, vogliamo contribuire, con la grazia di Dio e per le vostre preghiere, a rendere sempre più viva tale scintilla di amore divino, nascosta in voi dalla potenza dello Spirito Santo.

    Diciamo in primo luogo che noi abbiamo ricevuto antecedentemente la forza e la capacità di osservare tutti i comandamenti divini, per cui non li sopportiamo a malincuore come se da noi si esigesse qualche cosa di superiore alle nostre forze, né siamo obbligati a ripagare di più di quanto ci sia stato elargito. Quando dunque facciamo un retto uso di queste cose, conduciamo una vita ricca di ogni virtù, mentre, se ne facciamo un cattivo uso, cadiamo nel vizio.

    Infatti la definizione del vizio è questa: uso cattivo e alieno dai precetti del Signore delle facoltà che egli ci ha dato per fare il bene. Al contrario, la definizione della virtù che Dio vuole da noi è: uso retto delle medesime capacità, che deriva dalla buona coscienza secondo il mandato del Signore.

    La regola del buon uso vale anche per il dono dell'amore. Nella stessa nostra costituzione naturale possediamo tale forza di amare anche se non possiamo dimostrarla con argomenti esterni, ma ciascuno di noi può sperimentarla da se stesso e in se stesso. Noi, per istinto naturale, desideriamo tutto ciò che è buono e bello, benché non a tutti sembrino buone e belle le stesse cose. Parimenti sentiamo in noi, anche se in forme inconsce, una speciale disponibilità verso quanti ci sono vicini o per parentela o per convivenza, e spontaneamente abbracciamo con sincero affetto quelli che ci fanno del bene.

    Ora che cosa c'è di più ammirabile della divina bellezza? Quale pensiero è più
    gradito e più soave della magnificenza di Dio? Quale desiderio dell'animo è tanto veemente e forte quanto quello infuso da Dio in un'anima purificata da ogni peccato e che dice con sincero affetto: Io sono ferita dall'amore? (cfr. Ct 2, 5). Ineffabili e inenarrabili sono dunque gli splendori della divina bellezza.

  8. Il seguente utente ringrazia evergreen per questo messaggio:

    Dan87 (12-01-2018)

  9. #37
    Partecipante a CR L'avatar di Niccolò84
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    Dio è amore ed è il bene assoluto. Quindi non è semplicemente buono o buonissimo o amorevelossimo, è l'incarnazione stessa del bene e dell'amore.
    Perché però nella Bibbia vengono descritti suoi gesti che non solo non sono amorevoli, ma sembrano l'opposto?
    Intendiamoci, l'essere umano è strano e sfaccettato e persino la persona più buona del mondo ha i suoi lati oscuri. Però qua non parliamo di un umano, ma di un'entità che è Amore non al 90, non al 99, ma al 100 per 100.

    Non voglio che sembri una provocazione, ma è una contraddizione che non posso non notare.

  10. #38
    CierRino L'avatar di pongo
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò84 Visualizza Messaggio
    Perché però nella Bibbia vengono descritti suoi gesti che non solo non sono amorevoli, ma sembrano l'opposto?
    Puoi dare un'occhiata a Passi violenti dell'Antico Testamento e interpretazione della Chiesa. Da parte mia rimando direttamente al documento della Pontificia Commissione Biblica L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa n.124 e seguenti.
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  11. #39
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    Grazie, Pongo, del suggerimento che ritengo prezioso. Come avevo scritto ieri sera, leggendo la Bibbia e in particolar modo il Vengelo di Giovanni in questi giorni, mi sono trovato di fronte a certi ostacoli che da solo non riuscirei mai a dipanare. Come si dice da tutti è proprio vero che la Sacra Scrittura non può essere letta come si legge un romanzo e bisogna tenere conto dei generi letterari , dei vari autori, del "Sitz im Leben" (ci ho messo giorni a comprendere cosa significasse veramente).
    Ma tutto questo non basta. Pretendere di leggere la Parola di Dio senza la Fede,quella semplice del fanciullo, è come pretendere di asciugare il mare. Solo in questo modo ,io penso, si può comprendere che Dio, nonostante le apparenze di quello che si legge, è sempre amore infinito, proprio come quando il bambino è riluttante nell'assumere una medicina: solo da adulto comprenderà che tutto questo è stato fatto per amore. Del resto il terzo Capitolo del Vangelo di Giovanni .v.16 dice che " Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non vada perduto,ma abbia la vita eterna". Alle volte è difficile, anche per chi ha la Fede, riuscire a credere nell'amore di Dio,perchè noi,esseri umani limitati come siamo, non potremo mai comprendere appieno l'immensità di questo amore. Solo i Santi ci sono riusciti e attraverso prove e tribolazioni.

  12. #40
    Cronista di CR L'avatar di Chicco
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò84 Visualizza Messaggio
    Dio è amore ed è il bene assoluto. Quindi non è semplicemente buono o buonissimo o amorevelossimo, è l'incarnazione stessa del bene e dell'amore.
    Perché però nella Bibbia vengono descritti suoi gesti che non solo non sono amorevoli, ma sembrano l'opposto?
    Intendiamoci, l'essere umano è strano e sfaccettato e persino la persona più buona del mondo ha i suoi lati oscuri. Però qua non parliamo di un umano, ma di un'entità che è Amore non al 90, non al 99, ma al 100 per 100.

    Non voglio che sembri una provocazione, ma è una contraddizione che non posso non notare.

    A volte mi chiedo anch'io la stessa cosa.

    Pur sapendo che Dio è buono a volte nei momenti sfavorevoli mi sembra che non lo sia, sembra che pretenda troppo da noi esseri umani nonostante la nostra fatica, non sempre riesco a vedere quest'amore divino.

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