Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Smascherare l’Accusatore dei fratelli

  1. #1
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    Smascherare l’Accusatore dei fratelli


    Ap 12,10
    Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:

    “Ora si è compiuta
    la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
    e la potenza del suo Cristo,
    perché è stato precipitato
    l'accusatore dei nostri fratelli,
    colui che li accusava davanti al nostro Dio
    giorno e notte”.



    Articolo di Francis Frangipane sullo spirito di critica che distrugge le relazioni umane e blocca la vita nella Chiesa.


    Smascherare l’Accusatore dei Fratelli

    di Francis Frangipane


    L’accusatore dei fratelli e le sue critiche hanno distrutto più chiese di quanto lo abbiano fatto l’immoralità e gli scandali finanziari messi assieme. Nella nostra società l’influenza della critica è talmente estesa da venire persino innalzata al rango di virtù. Ma il Signore ha promesso che nella Sua casa le accuse reciproche saranno sostituite da preghiere, e la critica dall’amore che copre una moltitudine di peccati.

    Satana vuole fermare la tua crescita


    Questo capitolo è scritto specificamente per esporre l’attività dell’accusatore dei fratelli fra i cristiani nati di nuovo. È vero che ci sono anche persone intrappolate in sette nelle quali vengono controllate e ingannate le menti, ma qui non tratteremo quel genere di problemi. Il nostro obiettivo, invece, è di vedere la Chiesa vivente liberata dalla fortezza dello spirito critico per indurre al suo posto i nostri cuori alla preghiera.

    Al fine di intralciare, o addirittura arrestare, la prossima mossa di Dio, Satana ha mandato un esercito di spiriti di critica contro la chiesa. Lo scopo di quest’offensiva è di allontanare il corpo di Cristo dalle perfezioni di Gesù per attirare i nostri sguardi sulle imperfezioni degli uni e degli altri.

    La missione dello spirito di critica è di attaccare le relazioni a tutti i livelli. Aggredisce famiglie, chiese e associazioni interecclesiastiche, e cerca di causare scissioni irreparabili nella nostra unità. Mascherato da spirito di discernimento, questo spirito si intrufola nelle opinioni che abbiamo degli altri, e ci rende critici e pronti a giudicare.

    È dunque vitale valutare i nostri atteggiamenti verso gli altri. Se i nostri pensieri non sono secondo la fede che opera attraverso l’amore, dobbiamo renderci conto che forse siamo sotto un attacco spirituale. Lo spirito di critica può incitare le persone a passare settimane intere a dissotterrare vecchie colpe o peccati del loro ministro o della loro chiesa.

    Le persone prigioniere di questo spirito menzognero partono in "crociate" e diventano nemici inconciliabili per le assemblee che hanno lasciato. Nella maggior parte dei casi, le cose che essi stimano cattive o deboli, sono proprio quelle per le quali il Signore cerca di chiamarli come intercessori. Quelle che per loro sarebbe state occasioni di crescita spirituale, e di colmare i bisogni altrui, diventano pietre d’inciampo e motivi per tirarsi indietro. In effetti le loro critiche servono a mascherare un cuore chiuso alla preghiera e un rifiuto di servire.

    Il fatto di rivelare le imperfezioni di un pastore o di una chiesa non è mai stato considerato una prova di spiritualità. In questo eravamo già esperti prima di diventare cristiani. Possiamo invece valutare la misura della nostra maturità spirituale dalle nostre reazioni di fronte a ciò che vediamo. Ricordiamoci che quando Gesù vide lo stato dell’umanità "svuotò Se stesso, prendendo la forma di servo… abbassò Se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce" (Filippesi 2:7-8). È morto per portar via i nostri peccati – non li ha semplicemente giudicati.

    Nessuno è al riparo


    Vi è una certa consolazione nel sapere che persino Gesù non è riuscito a soddisfare i criteri di questo spirito quando esso parlava per bocca dei farisei. Qualunque cosa Egli facesse, i farisei avevano da ridire. Se tu non hai personalmente incontrato o ascoltato la persona che stai criticando, come puoi sapere che non stai facendo il gioco dell’accusatore dei fratelli? Perfino la legge non giudica un uomo prima di averlo ascoltato (Giovanni 7:51).

    In questo attacco, lo scopo del nemico è di screditare il ministro al fine di gettare discredito sul suo messaggio. Ho raccolto personalmente le testimonianze di numerosi pastori provenienti da diverse denominazioni, e ho scoperto che questi attacchi spirituali sulle comunità accadevano quasi sempre alla vigilia o all’indomani di un’importante azione dalla parte di Dio. Le offensive non contrastate di questo demonio avevano sempre impedito il progresso della chiesa.

    Quando questo spirito si infiltra nella mente di una persona, le sue accuse si impongono con un tale veleno e una tale intimidazione, che anche i più sobri rimangono sconcertati e poi sedotti dalla sua influenza. Quasi tutti quelli che sono coinvolti tolgono il loro sguardo da Gesù e lo concentrano sui "problemi", dimenticando nella disputa che in realtà Gesù sta pregando per l’unità del Suo corpo.

    Abbindolati da questo spirito, permettiamo ad accuse e contraccuse di marcare l’anima della comunità, promuovendo diffidenza e paura fra i suoi membri. La devastazione distrugge allora la chiesa bersagliata, mentre lo scoraggiamento si abbatte sul pastore e la sua famiglia, o su altri servi di Dio, cercando di distruggerli. Quasi tutti i pastori che leggono queste righe hanno già dovuto affrontare l’assalto dello spirito di critica nella loro vita.

    Ognuno ha conosciuto la depressione che sopravviene quando si tenta di rintracciare il percorso di questo spirito d’accusa mentre insinua le sue maldicenze nella chiesa: amici nei quali si era riposta fiducia sembrano distanti, relazioni un tempo solide vengono scosse, e la visione della chiesa è impantanata nella discordia e nell’inerzia. Questo nemico non limita i suoi assalti alle chiese locali, ma attacca anche città e nazioni intere. Le grandi case editrici guadagnano milioni di dollari vendendo libri diffamatori, difficilmente più credibili dei pettegolezzi riportati dai giornali scandalistici.

    È vero che alcuni ministeri sono segnati anche da peccati seri, ma esistono metodi biblici per correggere – sono dei modi che portano alla guarigione e non alla distruzione! Ci si può rivolgere ai sovrintendenti delle denominazioni e ai consigli regionali, questi sono in grado di esaminare in privato le controversie. Invece succede che i responsabili di una chiesa sfidano sfacciatamente altri responsabili di chiese; lettere di notizie e cassette piene di critiche contro vari ministeri circolano come veleno nelle vene del Corpo di Cristo – e con quanta avidità queste critiche vengono divorate dalla chiesa del Salvatore!

    Per mascherare la natura diabolica delle sue attività, il critico sovente ricopre i suoi giudizi di una vernice religiosa. Con la pretesa di proteggere le pecorelle da errori dottrinali grossi come un moscerino, obbliga il gregge a ingoiare errori grandi come cammelli di correzioni prive d’amore. Nel tentativo di correggere l’inosservanza delle Scritture, i metodi applicati sono violazioni delle Scritture! Dove sta lo "spirito di mansuetudine" di cui parla Paolo in Galati 6 e l’umiltà del "bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu"? Dov’è la motivazione d’amore di "rialzare" il fratello?

    In molti casi la persona alla quale si attribuisce l’errore non è neanche stata contattata nel momento in cui le sue presunte colpe circolano già in tutte le chiese della città. Solo quando la diffamazione è divenuta pubblica tramite un libro, una cassetta o una trasmissione, la persona si rende conto dei suoi presunti errori.

    Fratelli, lo spirito che si nasconde dietro queste accuse deve essere portato allo scoperto, perché il suo scopo non è di restaurare e guarire, ma di distruggere!

    L’esempio di purezza


    La chiesa necessita veramente di correzione, ma il ministero della riprensione deve essere impartito secondo il modello di Cristo, e non secondo l’accusatore dei fratelli.

    Quando Gesù ha ripreso le chiese dell’Asia (in Apocalisse 2 e 3), Egli ha inquadrato i Suoi rimproveri con delle lodi e delle promesse. Egli ha assicurato le chiese che la voce che stava rivelando i loro peccati era anche la voce che edificava le loro virtù. Dopo averle incoraggiate impartiva loro la correzione. Perfino alle chiese profondamente smarrite nell’errore – era il caso di due chiese su sette – Cristo ha offerto la grazia di cambiare.

    Quanto paziente era Gesù? Perfino a Jezabel ha dato del "tempo per ravvedersi" (Apocalisse 2:20-21). Dopo aver ammonito una chiesa, le Sue ultime parole non erano condanne, ma promesse. Non è forse questo il Suo modo d’agire con ognuno di noi? Anche nella più severa correzione, la voce di Gesù è sempre espressione "di grazia e di verità" (Giovanni 1:14).

    Riguardo alle pecore, Gesù disse: "Le pecore conoscono la Sua voce. Non seguiranno un estraneo, ma fuggiranno lontano da lui" (Giovanni 10:4-5). Ricordatevi: se la voce che vi rimprovera o corregge non vi offre la grazia della restaurazione, non è quella del vostro Pastore. Se sei una pecora di Cristo, fuggirai da essa.

    Le armi del nemico


    È importante notare che, per muovere un attacco contro la chiesa, il nemico deve tirar fuori le sue accuse dall’inferno stesso. Perché se ci siamo ravveduti dei nostri peccati, né essi né i nostri errori non sono più registrati nei cieli. Come sta scritto: "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica!" (Romani 8:33). Gesù non ci condanna, anzi, è seduto alla destra del Padre e intercede a nostro favore.

    Vogliamo quindi smascherare le armi dell’accusatore dei fratelli.


    1. La prima è il nostro peccato non confessato. La nostra mancanza di pentimento, quando lo Spirito Santo desidera correggerci, apre la porta all’accusatore per condannarci. La voce del nemico non offre mai speranza, né dà grazia per il ravvedimento. Agisce come se fosse la voce di Dio e ci accusa del "peccato imperdonabile".

    Il modo di vincere il nemico a questo livello è di disarmarlo ravvedendoci sinceramente del peccato commesso, e rivolgendo nuovamente lo sguardo all’espiazione di Cristo che ci porta la giustizia.

    Ma Satana non cerca soltanto di accusarci personalmente, egli vuole infiltrarsi nei nostri pensieri e introdurvi critiche e condanne anche contro gli altri. Invece di pregare gli uni per gli altri, noi reagiamo alle offese secondo la carne. Le nostre reazioni opposte alla natura di Cristo vengono poi facilmente manipolate dallo spirito di critica.

    Perciò possiamo sconfiggere l’accusatore dei fratelli imparando a pregare gli uni per gli altri, invece di depredarci a vicenda. Dobbiamo imparare a perdonare come Cristo ha perdonato a noi. Se uno si è pentito dei suoi peccati, dobbiamo esercitare lo stesso atteggiamento di "oblio divino" che esiste in cielo. Possiamo vincere lo spirito d’accusa imitando la natura di Gesù: come un agnello Cristo è morto per i peccatori; come sacerdote Egli intercede per loro.


    2. La seconda arma che questo demonio utilizza contro di noi sono i nostri errori del passato e le nostre decisioni sbagliate.

    Ognuno di noi ha un’innata propensione per l’ ignoranza. Non è necessario scavare a lungo nella vita dei santi per scoprire che Dio non li ha scelti per la loro profonda saggezza. Infatti, tutti noi abbiamo commesso errori; si spera perlomeno che abbiamo anche tratto qualche insegnamento e sviluppato uno spirito d’umiltà a causa di essi. Questo demonio di critica, però, riprende le vecchie colpe e le passa in rassegna davanti alla nostra mente, screditando i nostri sforzi per compiere la volontà di Dio e tenendoci così prigionieri del passato.


    3. Quando il nemico ci incita contro gli altri, ci provoca dapprima a risentire gelosia o paura: la sicurezza della nostra posizione nella vita sembra minacciata dal successo di qualcun altro. Forse per giustificare i nostri insuccessi o difetti personali tendiamo allora ad esagerare le mancanze altrui. Più la nostra gelosia cresce, più questo demonio manipola i nostri pensieri fino ad accecarci in modo da non vedere più nulla di buono in quel fratello o in quella chiesa.

    L’ultima fase è quando iniziamo una crociata contro chi crediamo nell’errore. Qualsiasi cosa dica o faccia, nessuna difesa da parte sua ci accontenterà. Siamo persuasi che sia smarrita nell’errore e persino pericolosa, dunque crediamo che sia nostro dovere avvertire gli altri. Ma la verità è che la persona nell’errore, e perciò pericolosa, è quella la cui mente viene controllata dal demonio della critica.

    Chi non si ravvede dei suoi pensieri di gelosia e di critica carnale fornisce all’inferno il "materiale da costruzione" per erigere mura divisorie fra i membri del Corpo di Cristo.


    4. Spesso, purtroppo, sono le guide che hanno perso l’intensità del loro primo amore i più feroci persecutori di quanti camminano secondo lo Spirito Santo. È vero che i discepoli di Gesù saranno perseguitati, ma nella Bibbia non ho trovato alcun permesso che autorizzi i cristiani a perseguitarne altri.

    La persecuzione è un’opera della carne. "Come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo spirito, così avviene anche oggi" (Galati 4,29). Incredibilmente, coloro che si dedicano a perseguitare gli altri spesso pensano di "rendere un servizio a Dio" (Giovanni 16:2).

    Per combattere questo nemico dobbiamo creare un’atmosfera di grazia fra noi come persone e come chiese. Come il Padre, che ci ha dato la vita, anche noi dobbiamo cercare di fare in modo che ogni cosa cooperi al bene. Se qualcuno cade, dobbiamo essere pronti a proteggerlo, senza ipocrisia, poiché "siamo membra gli uni gli altri" (Efesini 4:25).

    Come sta scritto: "Nessuno di voi si accosterà a una sua parente carnale per scoprire la sua nudità. Io sono il Signore" (Levitico 18:6). Noi siamo una famiglia generata da un solo Padre. "Non scoprirai la loro nudità, poiché la loro nudità è la tua stessa nudità" (Levitico 18:10). Perfino sotto l’Antico Patto era illecito scoprire pubblicamente la colpa di un altro.

    L’amore trova una via di redenzione per coprire una moltitudine di peccati.

    Dove volano gli avvoltoi


    5. L’accusatore dei fratelli utilizza ancora un’altra arma, e se ne serve con astuzia. Nel nostro cammino con il Signore ci sono periodi in cui il nostro Padre ci pota per farci produrre più frutto (vedi Giovanni 15). Si tratta di stagioni di preparazione, dove lo scopo del Signore è di condurre i Suoi servitori a una nuova potenza nel ministero. Durante questi tempi Dio richiede livelli di rinuncia più profondi, oltre a una rinnovata crocifissione della propria carne. Spesso si tratta di un periodo d’umiliazione e di prova, un tempo di vacuità e di apparente inefficienza mentre Dio ci porta a dipendere sempre più profondamente da Lui. Può essere tremendo quando il nostro bisogno viene esposto senza pietà.

    Disgraziatamente questo tempo di debolezza non è visibile solo all’uomo o alla donna di Dio, ma si manifesta frequentemente dinanzi alla chiesa e ai principati e alle potestà. Lo spirito di critica, e tutti quelli che hanno imparato a pensare come lui, trovano nella vulnerabilità di questa persona l’occasione per schiacciarla. Sovente ciò che avrebbe dovuto essere un’incubatrice di vita diventa così una bara di morte.

    Coloro che in altre circostanze sarebbero emersi con chiarezza e potenza di visione profetica, sono sconfitti, abbandonati, tagliati via da quelle persone che avrebbero invece dovuto condurli in preghiera fino alla risurrezione. In questo attacco il critico è estremamente distruttivo, perché qui il demonio fa abortire la gestazione di ministeri maturi che avrebbero equipaggiato la chiesa per far guerra al nemico.

    I critici e le malelingue sono già presenti nella chiesa – può darsi che anche tu sei uno di loro? Quando il Dio vivente rende il tuo pastore più profondamente dipendente e perciò più facilmente plasmabile per i Suoi fini, tu critichi la sua apparente mancanza d’unzione? Benché egli, nei tuoi momenti difficili non ti abbia abbandonato, lo abbandonerai tu, ora che la tua fede potrebbe essere proprio l’incoraggiamento di cui ha bisogno per sottomettersi pienamente alla croce?

    Quelli che tollerano l’accusatore dei fratelli adempiono la parola di Matteo 24:28: "Dove sta il cadavere, là si radunano gli avvoltoi." Le maldicenze di questi individui-avvoltoi alimentano la loro natura meschina, poiché vanno alla ricerca di ciò che è morto in una chiesa; sono attratti da ciò che è moribondo.

    Infine questi critici partono, cercando istintivamente delle controversie in qualche altra chiesa. "Costoro sono mormoratori, scontenti… causano divisioni, gente carnale, che non ha lo Spirito" (Giuda 1:16-19). Lasciano alle spalle, gravemente feriti e nella discordia, quelli che erano i loro fratelli e un pastore profondamente scoraggiato. Poi si associano a una nuova chiesa, e ben presto Dio inizia a occuparsi di questo nuovo pastore. Ancora una volta lo spirito di critica si manifesta tramite queste persone, collocate strategicamente per distruggere un’altra chiesa.

    Oggi Dio è all’opera per far crescere i Suoi servi con maggiore potenza e autorità. Nella loro crescita, durante la potatura, irrigheremo la loro siccità con le nostre preghiere, oppure saremo come avvoltoi attirati dai corpi morenti per divorarne la carne?

    Come correggere l’errore?


    Quando l’accusatore si presenta, presenta dei fatti distorti e la condanna. Coloro che sono intrappolati da questo spirito non ricercano le virtù dell’organizzazione o della persona che attaccano.

    Con lo stesso ardore con cui i critici vanno alla caccia del peccato per portarlo alla luce, coloro che vogliono sconfiggere questo nemico devono ricercare seriamente il cuore di Dio e la Sua chiamata per coloro che vorrebbero correggere. La vera correzione, perciò, deriva da uno spirito di profondo rispetto, non di rivincita o vendetta.

    In verità, quelli che cerchiamo di correggere non sono forse servitori di Cristo? Non sono forse di Sua proprietà? È possibile, magari, che le opere che ci fanno tanto ingelosire e ci rendono pronti a criticare siano in realtà proprio quelle di Cristo?

    Poniamoci anche questa domanda: perché Dio ha scelto noi per trasmettere i Suoi rimproveri? Stiamo veramente camminando nelle orme di Cristo?

    Queste sono domande importanti, poiché se siamo unti con l’autorità di Cristo per correggere, siamo anche chiamati ad amare gli uomini con l’amore di Cristo. Ma se siamo in collera, amareggiati o invidiosi verso un altro, non siamo nemmeno in grado di pregare correttamente per quella persona, e tantomeno di rimproverarla.

    Gesù, il Leone di Giuda, è stato dichiarato degno di portare il giudizio in virtù della Sua natura: Egli è l’Agnello immolato per il peccato dell’umanità. Se non siamo pronti a morire per gli uomini, non abbiamo il diritto di giudicarli.

    Quelli che cercano di giustificare la partenza da una chiesa, non dovrebbero farlo semplicemente cercandone i difetti. Dovrebbero piuttosto parlarne apertamente con il consiglio pastorale. Il loro atteggiamento dovrebbe essere di preghiera e d’amore, di riconoscenza per quello che hanno ricevuto nel tempo passato in quella chiesa. Se c’è veramente stato peccato nel ministero, dovrebbero contattare le autorità ecclesiastiche della città e rimettere la situazione nelle loro mani.

    Inoltre i ministri locali dovrebbero comunicare tra loro e mai fondare la loro opinione su un responsabile o una chiesa sulla testimonianza di un membro che l’ha appena lasciata. Se delle persone si aggiungono alla tua comunità portando radici d’amarezza contro la chiesa che hanno lasciato, quelle radici produrranno germogli nella tua chiesa, e molti saranno contaminati. Perciò poco importa quanto hai bisogno di nuovi membri; non fondare mai la tua comunità con individui che non sono riconciliati con la loro comunità d’origine.

    In verità, la parola che il Signore ci rivolge è che nella Casa del Signore la critica venga sostituita con la preghiera, e il pettegolezzo venga eliminato dall’amore che ricopre ogni colpa.

    Quando c’è errore dobbiamo intervenire con lo scopo di ristabilire. Quando ci sono false dottrine, manteniamo uno spirito di mansuetudine mentre cerchiamo di correggere i contraddittori.



    Signore Gesù, perdonaci per la nostra mancanza di preghiera
    e la debolezza del nostro amore.

    Signore, vogliamo essere come Te,
    che quando vediamo un bisogno,
    invece di criticare, deponiamo la nostra vita per esso.

    Signore, libera la Tua chiesa
    da questo spirito demoniaco della critica!

    Nel nome di Gesù. Amen.





    L'articolo è stato scaricato in inglese nel maggio 2000. Il suo sito ha l'indirizzo seguente:
    http://www.inchristsimage.org
    e si può abbonarsi alla lettera d'insegnamento in inglese. Osservazioni: il testo è stato tradotto da Sandro Ribi. È disponibile in francese su richiesta al webmaster, o in tedesco ("Der Verkläger der Brüder und seine Entlarvung"), in forma di quaderno, presso il seguente indirizzo:
    Agape Gemeindewerk
    Mennonitische Heimatmission e.V.
    St. Eichstock 5
    D-85229 Markt Indersdorf
    tel 0049 8136 7096 / fax 0049 8136 7096
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  2. #2
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    PAPA FRANCESCO

    MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    Nessuno può giudicare

    Lunedì 23 giugno 2014

    (da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.141, Mart. 24/06/2014)




    Chi giudica si mette al posto di Dio e così facendo va incontro a una sconfitta certa nella vita perché verrà ripagato con la stessa moneta. E vivrà nella confusione, scambiando la “pagliuzza” nell’occhio del fratello con la “trave” che gli impedisce la vista. È un invito a difendere gli altri e non a giudicarli quello rilanciato dal Papa nella messa celebrata lunedì mattina, 23 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta.

    Il passo evangelico della liturgia (Matteo, 7, 1-5), ha fatto subito notare il Pontefice, presenta proprio Gesù che «cerca di convincerci a non giudicare»: un comandamento che «ripete tante volte». Infatti «giudicare gli altri ci porta all’ipocrisia». E Gesù definisce proprio «ipocriti» coloro che si mettono a giudicare. Perché, ha spiegato il Papa, «la persona che giudica sbaglia, si confonde e diventa sconfitta».

    Chi giudica «sbaglia sempre». E sbaglia, ha affermato, «perché prende il posto di Dio, che è l’unico giudice: prende proprio quel posto e sbaglia posto!». In pratica crede di avere «la potestà di giudicare tutto: le persone, la vita, tutto». E «con la capacità di giudicare» ritiene di avere «anche la capacità di condannare».

    Il Vangelo riferisce che «giudicare gli altri era uno degli atteggiamenti di quei dottori della legge ai quali Gesù diceva “ipocriti”». Si tratta di persone che «giudicavano tutto». Però la cosa più «grave» è che, così facendo, «occupano il posto di Dio, che è l’unico giudice». E «Dio, per giudicare, si prende tempo, aspetta». Invece questi uomini «lo fanno subito: per questo chi giudica sbaglia, semplicemente perché prende un posto che non è per lui».

    Ma, ha precisato il Papa, «non solo sbaglia; anche si confonde». Ed «è tanto ossessionato da quello che vuole giudicare, da quella persona — tanto, tanto ossessionato! — che quella pagliuzza non lo lascia dormire». E ripete: «Ma io voglio toglierti quella pagliuzza!». Senza però accorgersi «della trave che lui ha» nel proprio occhio. In questo senso si «confonde» e «crede che la trave sia quella pagliuzza». Dunque chi giudica è un uomo che «confonde la realtà», è un illuso.

    Non solo. Per il Pontefice colui che giudica «diventa uno sconfitto» e non può che finire male, «perché la stessa misura sarà usata per giudicare lui», come dice Gesù nel Vangelo di Matteo. Dunque «il giudicatore superbo e sufficiente che sbaglia posto, perché prende il posto di Dio, scommette su una sconfitta». E qual è la sconfitta? «Quella di essere giudicato con la misura con la quale lui giudica» ha rimarcato il vescovo di Roma. Perché «l’unico che giudica è Dio e quelli ai quali Dio dà la potestà di farlo. Gli altri non hanno diritto di giudicare: per questo c’è la confusione, per questo c’è la sconfitta».

    Oltretutto, ha proseguito il Papa, «anche la sconfitta va oltre, perché chi giudica accusa sempre». Nel «giudizio contro gli altri — l’esempio che dà il Signore è “la pagliuzza nel tuo occhio” — c’è un’accusa» sempre. Esattamente l’opposto di quello che «Gesù fa davanti al Padre». Infatti Gesù «mai accusa» ma, al contrario, difende. Egli «è il primo Paraclito. Poi ci invia il secondo, che è lo Spirito». Gesù è «il difensore: è davanti al Padre per difenderci dalle accuse».

    Ma se c’è un difensore, c’è anche un accusatore. «Nella Bibbia — ha spiegato il Pontefice — l’accusatore si chiama demonio, satana». Gesù «giudicherà alla fine del mondo, ma nel frattempo intercede, difende». Giovanni, ha notato il Papa, «lo dice tanto bene nel suo Vangelo: non peccate, per favore, ma se qualcuno pecca, pensi che abbiamo un avvocato che ci difende davanti al Padre».

    Così, ha affermato, «se noi vogliamo andare sulla strada di Gesù, più che accusatori dobbiamo essere difensori degli altri davanti al Padre». Da qui l’invito a a difendere chi subisce «una cosa brutta»: senza pensarci su troppo, ha raccomandato, «vai a pregare e difendilo davanti al Padre, come fa Gesù. Prega per lui».

    Ma soprattutto, ha ripetuto il Papa, «non giudicare, perché se lo fai, quando tu farai una cosa brutta, sarai giudicato!». È una verità, ha suggerito, che è bene ricordare «nella vita di tutti i giorni, quando ci viene la voglia di giudicare gli altri, di sparlare degli altri, che è una forma di giudicare».

    Insomma, ha riaffermato il Pontefice, «chi giudica sbaglia posto, si confonde e diventa sconfitto». E così facendo «non imita Gesù, che sempre difende davanti al Padre: è avvocato difensore». Colui che giudica, piuttosto, «è un imitatore del principe di questo mondo, che va sempre dietro le persone per accusarle davanti al Padre».

    Papa Francesco ha concluso pregando il Signore perché «ci dia la grazia di imitare Gesù intercessore, difensore, avvocato nostro e degli altri». E di «non imitare l’altro, che alla fine ci distruggerà».


    fonte

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