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Risultati da 11 a 20 di 78

Discussione: La religione fa bene alla salute: perchè gli atei sono pieni di mutazioni genetiche

  1. #11
    Moderatore bibliotecario L'avatar di 3manuele
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    Citazione Originariamente Scritto da DenkaSaeba25 Visualizza Messaggio
    Sarebbe interessante anche sapere qual è il risultato vero della ricerca scientifica di cui sopra, e non la versione edulcorata di fanpage.it
    Non sono un genetista. Tuttavia mi pare di poter dire che lo studio di Dutton, Madison & Dunkel prende in considerazione non solo gli atei e i religiosi, ma anche coloro che credono nei fenomeni paranormali. Alcuni dei findings riportati, sulla base della bibliografia e dell'esperimento dei tre:


    • "Schizophrenia is associated with belief in the paranormal [...], as is manic depression"
    • c'è un Positive Atheism-Autism Nexus
    • c'è un Negative Religiousness-Left-Handedness Nexus
    • c'è un Positive Fluctuating Asymmetry-Paranormal Nexus e "no direct evidence of a relationship between atheism and fluctuating asymmetry"


    Conclusione (al § Discussion): "The results largely support our hypothesis that atheism and belief in the paranormal are positively associated with a variety of markers of developmental instability. This is consistent with the idea that they are both reflections of mutational load, because they would have been selected against under preindustrial conditions of strong selection.
    [...]
    Overall, it would appear that the relationship between religion and health is not necessarily causal. Religious people in Western societies—religious in the sense that complex societies were before the Industrial Revolution—are a remnant, selected population that likely would have survived in preindustrial conditions. By contrast, atheists and believers in the paranormal would, disproportionately, never have reached adulthood or never have been born, because these beliefs, though very different, are partly an expression of the breakdown of selection and thus of rising mutational load."

    (fonte: Dutton et al. 2017. The Mutant Says in His Heart, “There Is No God”: the Rejection of Collective Religiosity Centred Around the Worship of Moral Gods Is Associated with High Mutational Load. Evolutionary Psychological Science. https://doi.org/10.1007/s40806-017-0133-5)

  2. #12
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    Grazie ad un potentissimo connubio di scienza e magia che non sto qui a meglio specificare, posso dire queste cose sulla ricerca:

    DUE PAROLE SUGLI AUTORI:
    - Dutton, antropologo, ha pubblicato alcune ricerche che mi lasciano perplesso. Tra le varie, ce n'è una che evidenzia che i cultori delle scienze naturali sono più intelligenti di quelli delle scienze sociali;ha inoltre pubblicato un libro, "Religion and Intelligence: an evolutionary analysis", in cui sostiene che le persone più intelligenti tendono all'ateismo (ma, come controesempio, nota che anche gli atei tendono a scegliersi "religioni di rimpiazzo" come il marxismo). Se, illegittimamente ma idealmente, mettessimo tutto assieme, dovremmo ipotizzare che l'intelligenza è correlata con la presenza di molte mutazioni sfavorevoli, salute cagionevole, autismo, eccetera, e che i fisici sono più brutti (asimmetrici) e malaticci dei sociologi... (in ogni caso, altre ricerche dicono, al contrario, che le persone più intelligenti sono più salutari e simmetriche).
    - I coautori sono Guy Madison (Umea University) e Curtis Dunkel (Western Illinois University), psicologi. Madison (oltre ad uno studio sulla differenza d'intelligenza tra uomini e donne, dove conclude che gli uomini tendono ad essere più performanti in più tasks, ma le donne hanno una miglior memoria) sempre con Dutton aveva già pubblicato uno studio nel quale sostiene che lo sviluppo di "grandi divinità" (Big Gods come li chiama Norenzayan, le divinità delle grandi religioni monoteiste e politeiste, distinte dalle "divinità locali") sono state sviluppate per ridurre l'incertezza in una condizione di alta prosocialità, ma di per sé non aiutano ad aumentare tale prosocialità.
    - Anche Dunkel aveva già pubblicato un paper con Dutton, nel quale indaga l'associazione tra religiosità e il cosiddetto in-group bias, col favoritismo insomma (sostiene che tale associazione ci sia, ma riconosce che i risultati non sono limpidi).
    - Tutti e tre - è importante sottolinearlo - seguono una psicologia evoluzionista che, benché spesso illuminante, rischia anche spesso di giungere a conclusioni "neodarwiniste" frettolose.
    - L'idea che l'età industriale abbia portato un accumulo di mutazioni negative non è idea originale di Dutton, ma un modello proposto di recente da Michael Anthony Woodley of Menie (uno psicologo con una certa personalità, che ha pubblicato per esempio studi sulla correlazione tra intelligenza, depressione, e mancanza di senso comune - la cosiddetta "clever silliness"). Secondo lui e i coautori, la mancanza di un ambiente più selettivo porta anche allo sviluppo di comportamenti svantaggiosi come quello che chiama "altruismo patologico" (tipico dei cristiani, comunque...) e a pratiche e filosofie che riducono il tasso di fertilità (cosa che risulta addirittura contagiosa, dato che anche chi non è geneticamente predisposto può, per pressione sociale, iniziare a pensare così).
    - Curiosamente, questo earl of Menie ha evidenziato anche una ereditabilità della religiosità dello 0.4, e della pratica religiosa dello 0.3 (sono probabilmente questioni sociali, ma anche biologicamente la religiosità ha effetti, tramite la neuroplasticità, sulla forma del cervello); inoltre, la religiosità è considerata un universale umano, aumenta la fertilità e i comportamenti salutari, riduce l'ansia, aumenta i comportamenti prosociali, motivi per cui potrebbe essere un vantaggio evolutivo; inoltre il fatto che la religiosità correli con tratti socialmente vantaggiosi (come il comportamento morale e il supporto della sua comunità di correligionari) la rende sessualmente desiderabile (ovviamente stiamo parlando della nostra storia evolutiva in generale). Insomma: gli atei finiranno per autodistruggersi, e non troveranno neanche più la fidanzata.

    DUE PAROLE SULLA RICERCA:
    - è lunga appena 12 pagine, se volete la leggete velocemente...
    - la ricerca parte ipotizzando che la religiosità sia un tratto molto sensibile alla mutazione genetica (anche perché l'84% dei nostri geni è relativo al cervello). Per verificarlo, controlla se vi sia una correlazione tra la religiosità e altri tratti che sappiamo già essere sensibili alla mutazione, cioè: 1- salute cagionevole, 2- autismo, 3- maggior asimmetria corporea, 4- mancinismo. L'idea è che il credere in un dio morale (l'essere religiosi) sia un tratto più vantaggioso del non credere in nulla di sovrannaturale (ateismo) o nel credere nel paranormale (sovrannaturale non-morale): quindi ateismo e credenza nel paranormale dovrebbero essere positivamente correlati con questi quattro punti, l'essere religiosi negativamente.
    - La ricerca parte subito citando Deuteronomio 7,15 e I Samuele 16,18 per sottolineare lo stereotipo per il quale le persone religiose sarebbero più in salute e più fisicamente attraenti. A sostegno di ciò, cita anche una domanda da Yahoo Answers, e cioè "perché le ragazze mormone sono così attraenti?" (già: perché?). Segue, al contrario, Marco 9,25 e Matteo 25,41 per sottolineare come i servi di Satana (sempre nello stereotipo) sarebbero autistici e mancini. Si chiede dunque: solo stereotipo, o avevano motivi per sostenerlo?
    - La ricerca riporta delle statistiche interessanti, per quanto già note. Nel 1956 gli atei inglesi erano il 6%, nel 1993 il 14%, nel 2015 il 46%: sono dati talmente strani che dovrebbero già di per sé sottolineare appunto più la componente sociale che la mutazione biologica... Chiaro che se uno è un "organicista" in senso stretto non esiste variazione sociale senza variazione biologica. Inoltre, a questo aumento dell'ateismo e calo della religiosità è corrisposto anche un aumento della credenza nei fenomeni paranormali non-religiosi.
    La trattazione dei dati è ampia, vediamo prima i dati delle ricerche precedenti:
    - c'è una correlazione del 0.29-0.38 (quindi significativa) tra religiosità e salute psicofisica. Inoltre, vi sono in proporzione più individui autistici tra gli atei che tra i credenti; come ci si può aspettare dunque gli autistici ad alto funzionamento tendono ad essere atei e agnostici molto di più della popolazione neurotipica (nello specifico, la correlazione tra religiosità e psicopatologie di questo tipo è del -0.32). Phantom è un'eccezione.
    - Riguardo l'asimmetria, c'è una correlazione dello 0.36 tra la fluctuating asymmetry (basata sulla forma del cranio) e la credenza nel paranormale (non religioso); il test però non è stato ripetuto, altri non hanno trovato correlazioni.
    - Riguardo il mancinismo, va detto che di norma è associato con maggior intelligenza e creatività, ma anche con autismo, schizofrenia, salute cagionevole, aberrazioni psicologiche quali pedofilia e omosessualità (sono gli autori che la definiscono così, eh, non io), e minor aspettativa di vita, tutte dovute, si crede, ad un "cervello atipico" caratterizzato da uno sviluppo instabile. Le statistiche dicono che vi è una correlazione dello 0.21 tra l'essere ambidestri e il credere nella magia e l'essere facilmente indottrinati e ingannati.
    - Da notare comunque che questi due ultimi punti sono insoddisfacenti: mostrano una correlazione positiva tra mancinismo e pensiero magico non-religioso, ma non ci sono misurazioni dirette sulla religiosità; lo stesso valga per l'asimmetria corporea.
    - Questa ricerca dunque, per tappare un buco, usando il MIDUS per stimare la religiosità dell'individuo, ha ri-controllato la correlazione tra religiosità e mancinismo, individuando una correlazione tra religiosità e mancinismo dello -0.12, e tra religiosità e destrorsismo del 0.1.
    - In linea di massima, si potrebbe anche concludere che le persone religiose sono un ricordo dell'epoca pre-industriale, mentre ora quelle atee, pur con tali svantaggi, mostrano tratti (come una certa attitudine al pattern finding) che potrebbero renderli più adatti al mondo industriale. Come sempre: i dati non parlano di per sé, i dati sono dati, ma capire cosa stiano a significare è filosofia.

  3. Il seguente utente ringrazia Brocabruno per questo messaggio:

    Raffaele (03-01-2018)

  4. #13
    Veterano di CR L'avatar di aldo12
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    Un tempo c'era la fisiognomica di Lombroso.. che ora viene ora soppiantata dalla "fisiognomica" genetica.
    Aspettiamo qualche anno e queste ricerche ( che si qualificano per quello che sono ) andranno accantonate.
    Tutto questo riduzionismo ad una questione genetica che frutti porterà ? I criminali diranno che la colpa non è loro ma dei loro geni che non hanno scelto ma che se li sono già trovati ben confezionati ?

  5. #14
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    Pensavo, la conclusione dei tre autori è simile a quella che avevo riportato tempo fa di Dennett: che la religione tradizionale sia destinata a ridursi sempre più facendo enormemente espandere religioni vaghe e generiche, deiste, come il credere in una forza vitale, in un destino, un significato, eccetera. Come esempi, tra gli altri, si portano i reverendi Anthony Freeman e Don Cupitt, ex-preti atei (che si inseriscono, idealmente, in quel movimento detto post-teismo, nel non-realismo religioso, o nel "cristianesimo ateo"). Si cita anche la possibilità, già ventilata, che la minor tendenza degli atei a riprodursi, e il calo dell'intelligenza dovuto all'ambiente meno selettivo (a meno che non si inizi ad impiantare qualche macchinario nel cervello...), porterà ad un collasso, ad una riduzione della qualità del servizio medico, ad una nuova perdita di informazioni vitali, fino a tornare ad un ambiente selettivo che ci riporterà allo stato precedente.
    In ogni caso, è tutto da prendere con le pinze. Gli autori sostengono anche posizioni controverse. Per esempio, sostengono che la comunità LGBT sia fortemente caratterizzata da vari disturbi neurologici (e infatti sono più atei della media); e anche Woodley of Meine, sul cui lavoro si basano, sostiene anche idee discutibili come il "fattore generale di personalità" (un tentativo di ricondurre i tradizionali big five ad un unico fattore socialmente (in)desiderabile: alto neuroticismo implicherebbe valori bassi negli altri quattro, e viceversa). Inoltre, non è che siano "a favore" della religione, Dutton al contrario ha scritto sul "laicizzare" gli studi sulla religione, e individua una correlazione di -0.2 tra religiosità e intelligenza (ma dunque: l'aumento dell'ateismo dovrebbe comportare anche un aumento dell'intelligenza, quando i risultati dei test dicono il contrario - Dutton crede perché le mutazioni influenzano poco l'intelligenza, e che l'intelligenza sia di per sé disadattiva, evolutivamente svantaggiosa oltre un certo livello in quanto correlata con depressione e scarsa propensione ai rapporti sociali e alla riproduzione).

  6. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Aleksej (02-01-2018), Messa (28-12-2017)

  7. #15
    Cronista di CR L'avatar di Pellegrina
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    mah! A me, queste strampalati "studi a cura dell'Università di XYZ" che ogni tanto sbucano su vari giornali (più o meno seri...) hanno sempre lasciato piuttosto perplessa....
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  8. #16
    Vecchia guardia di CR
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    Insomma, Brocabruno: grazie della disanima! Ti metterei dei Grazie se solo ne avessi la possibilità!

    Non potendo, te li faccio a voce. Tutto scritto da te molto bene e dettagliatamente, complimenti come sempre!

    Confermi dunque quella che è stata la mia prima impressione: ricerca bizzarra sia nel modo in cui tratta la religione (come dici infatti la laicizza troppo e la fa passare come tratto evolutivo e genetico. Troppo riduzionista sul tema, a mio parere), sia addirittura nei punti di partenza della discussione che propone (citare la domanda di Yahoo Answers ha lo stesso valore che citare in un paper l’opinione di Tizio detta a Caio nel pub del paese), sia nelle conclusioni cui giunge.
    Si, esistono delle correlazioni, ma correlazioni esistono anche tra variabili che restano comunque indipendenti. Bisognerebbe fare un’analisi statistica più approfondita forse per stabilire se la correlazione sia solo apparente o reale...

    Cosi eh, ma proprio così ad occhio , mi pare una ricerca destinata a cadere nel dimenticatoio. Interessanti alcune considerazioni, ma secondo me potrebbero benissimo essere casuali.

  9. #17
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    La lenta estinzione degli atei è ora certificata anche dalla scienza

    Non solo demografia, c'entra la genetica. Uno studio apparso sulla rivista Evolutionary Psychological Science



    di Matteo Matzuzzi





    Roma. Gli atei sono destinati a estinguersi, lo dice la scienza. A metterlo per iscritto in un articolo apparso sulla rivista Evolutionary Psychological Science sono quattro studiosi di fama mondiale: Lee Ellis, Anthony W. Hoskin, Edward Dutton e Helmuth Nyborg. Quattromila interviste condotte tra la Malesia e gli Stati Uniti hanno dimostrato che gli atei fanno meno figli rispetto a chi crede nell’esistenza di un dio.

    “Per oltre un secolo – si legge nelle conclusioni della ricerca – gli scienziati sociali hanno previsto il declino dei credo religiosi e la loro sostituzione con prospettive più scientifiche e/o naturalistiche. Una previsione conosciuta come l’ipotesi della secolarizzazione” inarrestabile. Già da qualche decennio, i numeri hanno dimostrato quanto tale ipotesi fosse errata. Ora si fa un passo ulteriore, dimostrando che a divenire sempre più minoranza saranno quanti non si riconoscono in alcuna fede. “È ironico pensare che i metodi contraccettivi siano stati sviluppati in primo luogo da atei e che questi metodi stiano contribuendo, ora, a diminuire la rappresentanza degli atei nelle future generazioni”, spiegano gli autori dello studio. Si prenda l’esempio della Malesia: gli atei malesi hanno 1,5 fratelli in meno rispetto alla media generale. Negli Stati Uniti, a migliaia di chilometri di distanza, la tendenza si conferma, anche se con numeri più risicati: gli studenti intervistati non affiliati ad alcuna religione hanno meno fratelli rispetto alla media. Lo studio, però, va oltre, spingendosi a sostenere che la religiosità è ereditaria.

    Certo, il determinato contesto culturale in cui si cresce gioca un ruolo notevole, la visione del mondo che si apprende in famiglia lascia tracce, ma esisterebbe anche una base genetica. Coloro che hanno una “più alta capacità” di credere in un dio sono dotati di determinati geni che, con lo sviluppo delle moderne tecniche di controllo delle nascite e della fertilità hanno contribuito a dare un certo vantaggio (genetico, appunto) ai credenti.

    I risultati dimostrano che la fertilità media dei genitori varia in modo notevole a seconda dei gruppi confessionali: i musulmani, ad esempio, si confermano “più religiosi” e più fertili, mentre i buddisti sono “meno religiosi” e meno fertili. Dati che, tra le altre cose, sono in linea con quanto pubblicato poche settimane fa dall’autorevole Pew Research Center di Washington, che sottolineava la crescita numerica dei fedeli all’islam e al cristianesimo e la sofferenza di buddismo ed ebraismo. In ogni caso, “tutti i risultati mostrano con evidenza – si legge nel rapporto – che la religiosità e la fecondità sono tratti ereditari” e, di conseguenza, è possibile affermare che “le tendenze verso la secolarizzazione sono attualmente controbilanciate da tendenze genetiche e riproduttive”. Da qui ne consegue che “l’ateismo subirà un declino costante per tutto il secolo, anche nei paesi industriali e perfino in Europa”. Tra i primi a sollevare la questione, in un libro pubblicato nel 2012 (Gentili senza cortile, Lussografica editore), era stato il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni), che oggi – confermando quanto emerge dall’articolo – spiega che “nel lungo periodo le persone religiose, che fanno più figli, aumenteranno per forza in percentuale. Sono anche più brave a socializzare i figli nella fede”. Una delle conseguenze – non così ovvia come pure potrebbe apparire, dice Introvigne – “è che ci saranno probabilmente più persone religiose per una pura questione demografica. Come dice lo studio citato, gli atei alla fine rischieranno di estinguersi perché fanno pochi figli”.

    fonte

  10. #18
    Moderatore bibliotecario L'avatar di 3manuele
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    Vabbè, anche questa ricerca, che porta solo dati correlativi, è entrata nel circolo dei mass media, e questi fanno a gara a sparare il titolo che gli va più comodo. L'UAAR potrà titolare che i religiosi sono meno intelligenti, noi potremo dire che gli atei sono destinati all'estinzione in tempi brevi.
    Siamo già arrivati alla stessa deriva per la quale la divulgazione di un articolo dal titolo AP39, a novel mitochondria-targeted hydrogen sulfide donor, stimulates cellular bioenergetics, exerts cytoprotective effects and protects against the loss of mitochondrial DNA integrity in oxidatively stressed endothelial cells in vitro genera sull'internet articoli tipo questo o questo.
    Cerchiamo di non renderci altrettanto ridicoli

  11. Il seguente utente ringrazia 3manuele per questo messaggio:

    Raffaele (03-01-2018)

  12. #19
    Vecchia guardia di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da evergreen Visualizza Messaggio
    [...] spiega che “nel lungo periodo le persone religiose, che fanno più figli, aumenteranno per forza in percentuale. Sono anche più brave a socializzare i figli nella fede”. Una delle conseguenze – non così ovvia come pure potrebbe apparire, dice Introvigne – “è che ci saranno probabilmente più persone religiose per una pura questione demografica. Come dice lo studio citato, gli atei alla fine rischieranno di estinguersi perché fanno pochi figli”.

    fonte
    Secondo me qui c'è un evidente bias.

    Sarà vero che una coppia credente faccia più figli di una non credente, anche in virtù della loro fede, ma ciò non significa automaticamente che questi saranno a loro volta credenti.

    Potrebbero benissimo divenire non credenti nella religione dei genitori, e quindi inficiare questa tendenza. Sarebbe interessante osservare infatti che gli atei di oggi sono i figli di uomini credenti, e non viceversa, e che se le percentuali di atei sono aumentate non è perchè questi ultimi fanno più figli (anzi, gli studi negano questa ipotesi), ma perchè tra i coloro che dovrebbero essere religiosi come le famiglie da cui provengono c'è sempre più un dilagare di ateismo e agnosticismo.

  13. #20
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
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    Ricordo che il nome della famosa associazione atea è soggetto ad automoderazione.
    Le infermità del cuore, come quelle del corpo, vengono a cavallo o in carrozza, ma se ne vanno a piedi e al piccolo trotto

    S. Francesco di Sales, Filotea


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