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Discussione: La Via Crucis guidata dal Santo Padre al Colosseo nella sera del Venerdì Santo

  1. #11
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    02/04/2009 14.32.15
    Nelle meditazioni della Via Crucis di mons. Menamparampil i mali del mondo letti con gli occhi della fede



    Un percorso lungo le vie dell’umanità, 14 stazioni dove si incontrano le ingiustizie e le sofferenze di oggi, gli odi e le guerre che distruggono intere nazioni: sarà tutto questo la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo presieduta dal Papa e meditata dall’arcivescovo di Guwahati, in India, mons. Thomas Menamparampil. I testi del presule indiano, salesiano, alla guida di una diocesi che conta 50 mila cattolici su 6 milioni di abitanti, arriveranno nei tre punti vendita della Libreria Editrice Vaticana – in piazza San Pietro, piazza Pio XII e via di Propaganda – il 6 aprile, Lunedì Santo. Le meditazioni offrono un ampio sguardo sulla realtà di oggi, dove spesso il senso del sacro e lo slancio verso Dio sono soffocati dall’effimero e da scelte opportunistiche. Il servizio di Tiziana Campisi:

    “Tutto non è perduto nei momenti di difficoltà. Quando le cattive notizie si susseguono” e “siamo oppressi dall’ansia”, quando la disgrazia scoraggia, le calamità fanno vittime e la “fede è messa alla prova”: è questo il cuore del messaggio delle meditazioni dell’arcivescovo di Guwahati. I testi della Via Crucis di mons. Thomas Menamparampil fanno riflettere sul mistero della sofferenza cristiana, sulla violenza che dilania gruppi etnici e religiosi e imperversa in alcune nazioni, sui conflitti tra interessi economici e politici. Mali che scaturiscono dall’avarizia, dall’orgoglio e dalla concupiscenza, dal nostro rincorrere “soddisfazioni effimere e idee indimostrate”.


    C’è da farsi un esame di coscienza di fronte ad odio e guerre, scrive il presule, “quando la giustizia viene amministrata in modo distorto nei tribunali, quando la corruzione è radicata, le strutture ingiuste schiacciano i poveri, le minoranze sono soppresse, i rifugiati e i migranti maltrattati”. Non c’è da puntare il dito verso gli altri “quando la persona umana è disonorata sullo schermo, … le donne sono costrette ad umiliarsi” e “i bambini dei quartieri poveri vanno in giro per le strade a raccogliere i rifiuti”, c’è invece da domandarsi quanta parte possiamo avere avuto in queste forme di disumanità. Nella realtà di oggi, osserva mons. Menamparampil, ci si “preoccupa di ciò che procura … soddisfazione immediata. Ci si accontenta di risposte superficiali. Si prendono decisioni non sulla base di principi di integrità, ma di considerazioni opportunistiche”, non si scelgono “opzioni moralmente responsabili” e “si danneggiano gli interessi vitali della persona umana e della famiglia”. Il cristiano, invece, deve avere una condotta giusta, integra e onesta, deve avere il “coraggio di assumere decisioni responsabili” quando rende “un servizio pubblico”, deve combattere per la giustizia sfidando “il nemico con la giustezza della propria causa” e suscitando “la buona volontà dell’oppositore”, perché “desista dall’ingiustizia con la persuasione e la conversione del cuore”. Gli esempi ce li hanno offerti Gandhi e tanti “piccoli di Dio”.


    Sono arricchite da citazioni di Dante, Shakespeare, Tagore, Newman, le 14 stazioni del vescovo indiano; hanno parole semplici, che colpiscono per la loro chiarezza, soprattutto quando propongono similitudini fra il Calvario di Gesù e il mondo contemporaneo. Così, le umiliazioni subite da Cristo oggi possono essere intraviste nella banalizzazione del sacro, nel riporre il sentimento religioso “tra i resti sgraditi dell’umanità”. Eppure, medita mons. Menamparampil, i Simone di Cirene ci sono ancora. In quei “milioni di cristiani di umili origini con un profondo attaccamento a Cristo”, in uomini e donne “d’Africa, d’Asia” e di lontane isole, terre dove fioriscono vocazioni, dove “piccole comunità e tribù” sono profondamente radicate nei valori etici e si aprono al Vangelo e dove si scopre “la grandezza di ciò che sembra piccolo”, come ci ha mostrato Madre Teresa di Calcutta.


    E non dimentica, l’arcivescovo di Guwahati, di denunciare le iniquità che colpiscono l’universo femminile quando ricorda l’incontro di Gesù con le donne di Gerusalemme. E il pianto per i propri figli oggi è ciò che aspetta le nuove generazioni in un ambiente degradato, dove si sprecano risorse e vi è noncuranza per il futuro, si abbandonano i valori familiari, le tradizioni religiose e non si rispettano norme etiche.


    Attraverso la figura di Maria, poi, il vescovo indiano cerca di far capire che il perdono va vissuto nella fede e nella speranza. La madre di Gesù non ha mostrato segni di risentimento sotto la croce, non ha avuto parole di amarezza; così, dinanzi alle “offese storiche che per secoli feriscono le memorie delle società”, il perdono deve farci trasformare l’“ira collettiva in nuove energie d’amore”.


    Quello del vescovo indiano è un continuo richiamo alla morte che conduce a vita. Morendo Cristo ci ha portato redenzione, sicché tragedie come uno tsunami ci dicono che “la vita va presa seriamente”, e città come Hiroshima e Nagasaki sono da guardare come luoghi di pellegrinaggio. Poiché “quando la morte colpisce da vicino, un altro mondo ci si fa accanto. Allora ci liberiamo dalle illusioni ed abbiamo la percezione di una realtà più profonda". Realtà che per i cristiani è Gesù, potenza e sapienza di Dio.

    fonte: Radio Vaticana
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  2. #12
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    Dopo un mese di silenzio, dovuto ad un guasto del mio PC, eccomi di nuovo e cosa leggo?
    Con grande emozione vengo a sapere grazie a Cattolici Romani della via
    Crucis di venerdì prossimo.
    Credo che sia risaputo il fatto che sono una persona che ha la "fissa della
    Cina" e allora?
    Che gioia, speriamo veramente che il Signore ascolti le nostre preghiere,
    quelle del Santo Padre e del Cardinale Cinese e possa veramente Gesù non essere più
    perseguitato nella grande nazione della Cina.
    buona pasqua!
    ..

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Delfino5 Visualizza Messaggio
    Che gioia, speriamo veramente che il Signore ascolti le nostre preghiere,
    quelle del Santo Padre e del Cardinale Cinese e possa veramente Gesù non essere più
    perseguitato nella grande nazione della Cina.
    ehm... veramente le meditazioni del Cardinale Zen Ze-Kiun erano quelle della Via Crucis del 2008, quelle di quest'anno, come riportato dai messaggi immediatamente precedenti, sono dell'Arcivescovo indiano mons. Menamparampil.
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  4. #14
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    Testo della Via Crucis 2009 con le meditazioni di S.E. Mons. Menamparampil.
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  5. #15
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    Intervista a monsignor Thomas Menamparampil

    L'intreccio di umano e divino apre le porte dell'India

    di Nicola Gori



    "Ho sempre pensato che sarei stato un indiano migliore cercando di essere un cristiano migliore". Questa espressione dell'arcivescovo di Guwahati, monsignor Thomas Menamparampil, rivela tutto il suo attaccamento all'India e, al tempo stesso, all'importanza dell'inculturazione del Vangelo. Questa prospettiva ha guidato la stesura delle meditazioni e delle preghiere della via crucis, che si celebra al Colosseo, nella serata del Venerdì santo. È la prima volta che un indiano è chiamato a preparare le meditazioni di questo rito che si ripete ogni anno. Questa scelta è il segno della particolare attenzione che Benedetto XVI nutre nei confronti di quel Paese. Salesiano, nato a Palai il 22 ottobre del 1936 monsignor Thomas Menamparampil è stato ordinato sacerdote il 2 maggio del 1965. Il suo zelo pastorale e la sua profonda spiritualità non sfuggì all'attenzione dei superiori e nel giugno del 1981 venne chiamato a servire la diocesi di Dibrugarh. È stato eletto il 19 e il 29 novembre successivo ha ricevuto l'ordinazione episcopale. Il 30 marzo del 1992 venne eretta in India la nuova diocesi di Guwahati e la scelta del primo vescovo che l'avrebbe guidata, dunque formata, cadde proprio su monsignor Menamparampil. La diocesi è cresciuta sotto la sua guida e nel mese di luglio del 1995, è stata elevata ad arcidiocesi con la conseguente promozione del suo pastore ad arcivescovo. E ora questo ulteriore riconoscimento da parte del Papa. In questa intervista ci spiega qualche aspetto della realtà ecclesiale dell'India.

    Come è maturata la scelta della sua persona a guidare le meditazioni per la via crucis del Venerdì santo?

    Per me è impossibile dire perché il Santo Padre mi abbia scelto per scrivere le meditazioni e le preghiere. Credo che abbia voluto esprimere amore e stima per l'India, per la comunità cristiana locale, che negli ultimi mesi è stata molto in ansia, e per le nostre missioni. Lo scorso anno, il Papa ha prestato particolare attenzione alla Cina. Quest'anno ha pensato all'India con affetto particolare. Non voglio fare ipotesi sul perché abbia scelto proprio me. Di certo esistono persone molto più competenti in India. Per questo, sono immensamente grato al Papa per l'onore che mi ha concesso.

    Secondo lei, l'arte cristiana è di alta qualità oppure è un'arte minore?

    La prima arte cristiana in India imitava semplicemente i modelli di artisti cristiani realizzati altrove. Tuttavia, si sono poi sviluppate espressioni locali, che stanno rapidamente assumendo una forma caratteristica. Dobbiamo tenere conto delle grandi differenze di gusto e di stile che esistono fra le varie regioni e comunità indiane. Alcune immagini di Nostra Signora sono capolavori. Nella nostra regione ho trovato recenti immagini molto originali della Vergine vestita con l'abito dei Bodo. È interessante osservare che, con abilità eccezionale, molti artisti induisti e musulmani hanno infuso un "senso del sacro" in molti temi cristiani. Auspico un ulteriore sviluppo dell'arte cristiana in India, che riveli l'anima profonda dei diversi gruppi etnici e delle varie comunità.

    La speranza è la stessa per i popoli benestanti e i popoli poveri?

    Come quasi ovunque nel mondo, i benestanti lottano per la realizzazione, i poveri lottano per la sopravvivenza. Dobbiamo ricordare una cosa: i poveri in India non sono depressi. Hanno imparato a vivere con meno e ad aiutarsi per continuare a vivere. I bambini di strada, di cui si occupano i gruppi ecclesiali, sono i più felici dell'umanità. I poveri delle zone rurali che noi assistiamo sanno come affrontare i tempi difficili. Con un'educazione migliore e programmi di sviluppo elaborati in modo intelligente, le comunità possono farcela economicamente e guardare al futuro con fiducia. Prego affinché chi sta meglio non sia egoista e dimentico degli altri.

    Qual è la differenza tra il modo di interessarsi all'India da parte dei cristiani e da parte del business internazionale?

    Per il mondo internazionale degli affari, l'India è un ampio mercato con un potere di acquisto in espansione! È fonte di lavoro a basso costo per il trasferimento all'estero di funzioni e servizi interni alle aziende. La nuova economia ha portato benefici ad alcuni, ma ha colpito molti interessi locali e i settori più poveri. Per i cristiani in generale l'India è terra di spiritualità, di vocazioni, ma anche una terra in cui ci sono amici in situazioni difficili che hanno bisogno d'aiuto. In India i cristiani sono per lo più membri di comunità povere ed emarginate. Una volta aiutati, potranno a loro volta assistere altri in situazioni difficili.

    La cristologia che si sta sviluppando nella Chiesa indiana, in quale modo può interessare la Chiesa universale?

    Cercherò di non essere troppo teologico. Sono solo un missionario. Quando le immagini di Cristo che mostriamo agli altri sono comprensibili e fonte di ispirazione in un determinato contesto culturale, le porte si aprono. Alcuni, in tempi di grande ingiustizia, traggono ispirazione dalla figura di Cristo liberatore, altri da Cristo che eleva i poveri. Tuttavia, per lo più gli indiani si rivolgono a Cristo per la sua identità interiore: il divino intrecciato all'umano, che porta l'umanità così vicino a Dio. Gli indiani si rivolgono ai grandi insegnamenti di Gesù, così profondi, così autentici. I novizi di un gruppo religioso induista che conosco imparano il Vangelo di san Giovanni. Le persone ascoltano stupite quando Gesù afferma "Io sono la via, la verità e la vita". Sono espressioni in cui possono facilmente identificarsi e dire "Sì, hai ragione". Gli indiani intraprendono una ricerca continua. Cercano la profondità. Spero che un giorno quello che avranno trovato aiuterà l'umanità.

    Quando nelle sue meditazioni prende le difese delle donne, si riferisce alla condizione delle donne indiane o in generale?

    Non intendo inserire le miei meditazioni in un ambito ideologico. Si tratta di preghiere. Non intendo né difendere né contrastare alcuna questione. Desidero suscitare un senso di responsabilità verso gli altri, in particolare per i più deboli e i più bisognosi. Le varie difficoltà affrontate dalle donne possono essere vissute in modi diversi in contesti differenti. In India il loro fardello può essere particolarmente pesante, anche se ci sono molte importanti donne leader. Tutti hanno bisogno di aiuto. Chi medita cerca poi di passare alla pratica.

    Quando ha scritto le meditazioni per la Via crucis ha pensato come un cattolico indiano o romano?

    Non sono certo di comprendere quale sia la differenza. Ho pregato e riflettuto come un cristiano credente e certamente come un cattolico. Tuttavia sono indiano e sono sicuro che i miei pensieri vengono condizionati dalla mia educazione indiana. Se è così, sono felice. Sono certo di aver enfatizzato taluni aspetti delle tradizioni spirituali indiane. Alcuni connazionali ne sono stati molto lieti, perché ritengono che l'India abbia qualcosa da offrire al mondo. Tuttavia non voglio sopravvalutare questo aspetto. Sono solo un credente. Ho sempre pensato che sarei stato un indiano migliore cercando di essere un cristiano migliore e viceversa. Anche se non ci riuscissi, sarei molto contento di averci provato con sincerità.



    (©L'Osservatore Romano - 10 aprile 2009)
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  6. #16
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    VIA CRUCIS al Colosseo
    venerdì 10 aprile 2009

    ELENCO
    delle persone che porteranno la croce


    Sosterranno le torce ai lati della Croce:
    Rosa Pedata
    Gianmarco Vocalelli
    della Diocesi di Roma

    fonte: Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
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  7. #17
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    Ultima modifica di WIlPapa; 11-04-2009 alle 11:01
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  8. #18
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    Scusate una cosa. Ma il Papa non ha portato la croce??

  9. #19
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    la porta gia' 365 giorni all'anno... comunque c'e' anche la foto...

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Alfar Visualizza Messaggio
    comunque c'e' anche la foto...
    e in ogni caso si sapeva già da prima, come si nota dall'elenco delle persone incaricate di portare la croce diffuso dal Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali...
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