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Discussione: Centro Studi e Ricerche “Ezio Aletti” - Padre Marko Rupnik S.I.

  1. #1
    fratel
    visitatore

    Centro Studi e Ricerche “Ezio Aletti” - Padre Marko Rupnik S.I.

    Che cos’è il Centro Studi e Ricerche “Ezio Aletti”
    E’ un centro di studi e ricerche che si affianca alla missione che la Compagnia di Gesù svolge al Pontificio Istituto Orientale. I gesuiti lo hanno aperto in un palazzo di stile liberty di fine Ottocento, donato dalla signora Anna Maria Gruenhut Bartoletti Aletti alla Compagnia di Gesù con l’esplicito desiderio che diventasse un centro di incontro e di riflessione interculturale.
    Il Centrum Aletti Velehrad-Roma (a Olomouc, nella Repubblica Ceca) è il primo centro affiliato.
    Per chi è il Centro
    Il Centro Aletti è primariamente rivolto a studiosi e artisti di ispirazione cristiana del centro ed est Europa, per creare l’occasione di un incontro tra loro e i colleghi dell’ovest.
    Incontrarsi nella carità favorisce un’attitudine creativa che emerge dallo studio della memoria e si lascia interpellare dal divenire dell’oggi.
    Il Centro promuove la convivenza di ortodossi, cattolici di rito orientale e latino nell’ottica della crescita di ciascuno nella propria Chiesa, nella carità dell’unico Cristo.
    Lo scopo del Centro
    Oggi che si va faticosamente elaborando una civiltà planetaria l’Europa non ha ancora prodotto una sintesi – né culturale né teologica – che superi il grande divorzio tra il suo Oriente e il suo Occidente e sia capace così di aprire al futuro e alle sfide che esso pone. Il Centro Aletti ha come scopo la ricerca di una fisionomia spirituale cristiana della cultura in un’Europa che ha oggi la possibilità di riscoprirsi di nuovo integra, una fisionomia che non guarda nostalgicamente indietro, né semplicemente accetta il nuovo, ma lavora per la sua trasfigurazione.
    Insieme si studia l’impatto tra la fede cristiana e le dinamiche culturali della modernità e della post-modernità. Si cerca di rispondere agli interrogativi delle donne e degli uomini d’oggi tenendo conto della tradizione cristiana dell’Oriente e dell’Occidente, di modo da poter insieme indicare Cristo vivente.

    www.centroaletti.com
    Ultima modifica di Ambrosiano; 15-06-2016 alle 21:19 Motivo: Modificato titolo dopo unione discussioni

  2. #2
    fratel
    visitatore
    ecco l' Equipe!

    dall' alto in seconda fila abbiamo: P. Marko Rupnik: direttore del Centro Aletti,Marina Stremfelj, Padre David Bresciani, Maria Campatelli, Padre Milan Zust. Seduti da sinistra: Maria Stella Secchiaroli,Michelina Tenace, Eva Osterman, Card Tomas Spidlik, Michelina Tenace, Natasa Govekar e Sara Staffuzza.

    www.centroaletti.com
    Ultima modifica di fratel; 23-10-2009 alle 23:12

  3. #3
    fratel
    visitatore
    Formazione Spirituale e Pastorale

    Il Centro Aletti non è un’istituzione accademica, né si propone con i propri programmi di studio, ma vuole semplicemente condividere ciò che ha ricevuto e sta elaborando. Si è convinti però che per la trasmissione della fede tenendo conto delle realtà culturali le sole istituzioni accademiche non sono sufficienti, e perciò si avverte un po’ dappertutto il bisogno di scuole d’approccio più sapienziale.
    La vita comunitaria, la riflessione, la ricerca teologica, la vita spirituale, il dialogo interculturale, la creazione artistica, la tradizione dell’Oriente cristiano e dell’Occidente, non sono realtà separate, ma un organismo vivo. Al centro di tutto è la visione della persona, sullo sfondo trinitario. La vocazione è perciò il perno della visione antropologica e il simbolo il cuore della conoscenza e del linguaggio. La pasqua di Cristo è la piena realizzazione dell’amore e la piena realizzazione dell’uomo. Il Centro dopo quindici anni di studio e di lavoro ha raccolto una tale elaborazione organica nel volume “Teologia pastorale, a partire dalla bellezza”, Edizioni Lipa.

    www.Centroaletti.com

  4. #4
    fratel
    visitatore
    Chiesa di San Pasquale a Bari:

    Sull’arco trionfale si dischiude ancora un ulteriore mistero: il Dies Domini, il giorno del Signore, trionfa nell’eschaton, nella gloria eterna del Figlio di Dio.
    Secondo la grande Tradizione della Chiesa, nel centro dell’arco trionfale c’è Cristo che mantiene tutto, il Cristo Pantocratore, colui che tiene tutto in mano in quanto benedice tutto, e tutto vive grazie alla sua benedizione, al suo dono.
    Il volto è rappresentato tenendo conto di due dimensioni: da una parte è giudice, più duro e severo; dall’altra c’è l’aspetto della misericordia, della bontà.
    Nell’insieme bisogna che prevalga la maestosità, la solennità, la misericordia e la bontà.
    Il volto di Cristo non deve avere niente di superfluo, deve essere solo la verità, cioè la consistenza. Non può perciò essere grasso, dal momento che la verità è la carne sulla quale è scritto l’amore di Dio.
    Il corpo di Cristo siamo noi, la Chiesa.
    I due angeli testimoniano la presenza di Dio; ciascuno ha uno scettro: il primo con tre colori con i quali nel medioevo si indicava la santissima Trinità, l’altro con uno scettro che si perde nelle sfere attorno a Cristo, per indicare che c’è tanta vita e diverse dimensioni via via che ci si avvicina al mistero. Gli angeli come messaggeri sono infatti amici di Dio e degli uomini, sono teneri, non sono prepotenti, sono una presenza amichevole, che non si impone, ma che prega, accompagna l’uomo. Sotto i loro piedi vediamo, in bianco e oro, i sentieri che gli angeli percorrono.
    Seguono i santi più venerati nel luogo della chiesa: san Nicola, san Sabino, san Pasquale, san Pio da Pietrelcina.
    Alla base dell’arco è rappresentato l’inizio della storia della salvezza: l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria.
    Dietro Gabriele c’è un pozzo.
    Dall’altro lato c’è la Vergine, la Madre di Dio, intenta al telaio. Ha un gomitolo nelle mani e davanti ai suoi piedi c’è una giara, in ricordo di Rebecca ed Isacco, e dell’acqua che nel deserto ha un significato tutto particolare. L’acqua è la vita, e l’angelo è arrivato e si è presentato al pozzo per indicare che da ora in poi ci sarà una vita nuova. È passata dunque l’era delle giare. Quella accanto a Maria è ormai tutta piena di crepe, perché non ha più senso: la vita nuova sarà contenuta nel suo corpo. Ricordando l’incontro tra Cristo e la Samaritana, viene esplicitato che il nuovo pozzo d’acqua che non si prosciuga e che disseta è Cristo, con la vita che sgorga da lui stesso. Maria è sotto un tempio, con un grande baldacchino, e una colonna del tempio si perde proprio nella sua mano dove c’è il filo rosso che sta tessendo. Maria tesse la carne alla Parola di Dio: fino a quel momento si è ascoltata la Parola, da quel momento la si contemplerà, perché lei ha dato la carne alla Parola, il nuovo tempio, il corpo del Figlio di Dio.

  5. #5
    fratel
    visitatore
    Chiesa di San Paolo Apostolo a Barletta
    Nella parte centrale c’è il crocifisso e davanti, stretto al crocifisso, si trova santo Stefano ferito dalle pietre della lapidazione che ancora stanno ai suoi piedi. A sinistra della croce giace il corpo di san Paolo decapitato. A destra, guardando la croce, in posizione speculare a san Paolo – caduto con le braccia anch’esse come aperte sulla croce – si trova la piscina battesimale in forma di croce.


  6. #6
    fratel
    visitatore

    Basilica del Rosario a Lourdes!

  7. #7
    fratel
    visitatore

    Arte Liturgica

    Secondo l’antica tradizione cristiana, le pareti e il tetto della chiesa non hanno solo la funzione di proteggere dal vento e dalla pioggia, ma hanno un nesso organico con il mistero che vi si celebra. Nell’epoca moderna si è perso questo significato. Spesso, infatti, si crea un “involucro” e poi si comincia a pensare che potrebbe essere una chiesa. Invece, tra la comunità cristiana – che celebra il mistero della salvezza e la signoria di Dio – e le pareti, la costruzione, lo spazio in cui essa si ritrova, ci deve essere un rapporto organico.
    Le decorazioni alle pareti dovrebbero far sì che, quando una persona entra in chiesa, percepisca di essere in uno spazio abitato, anche quando è vuoto, perché dovrebbe fare l’esperienza di entrare in una comunione trans-temporale, transpaziale, di cui dopo il battesimo fa parte.

    Centro Aletti

  8. #8
    fratel
    visitatore

    Le due dimensioni dell' arte Liturgica

    L’arte liturgica fa parte integrante dello spazio in cui si celebra la santa liturgia. Non può essere semplicemente decorazione, ma è elemento costitutivo della liturgia. Per questo bisogna pensare allo spazio liturgico come ad un’unità organica delle arti. Ogni arte deve avere il suo posto nell’insieme delle arti, in relazione alla liturgia che si celebra. La liturgia è un’articolazione della vita interiore e della santità della Chiesa. Per questo l’edificio ecclesiale non può mai essere pensato come qualcosa di statico, piuttosto come qualcosa che è vivificato, non semplicemente vivo. Le arti esprimono questo dinamismo spirituale divino-umano, orientando la Chiesa con tutte le energie verso il punto vivificante che è l’amore trinitario comunicatoci in Cristo. La mente, la psiche, i sensi, tutto è orientato dall’arte verso il punto focale che è Cristo. L’uomo che entra in chiesa dal mondo, dal lavoro, dalle fatiche, dal travaglio della storia, l’uomo frantumato si ricompone, si unifica, anche aiutato dalle arti che coralmente orientano a Cristo, anzi testimoniano la sua presenza. Per questo motivo bisogna avere il coraggio di superare l’abitudine di usare l’arte come decorazione e tanto più come “immaginetta”, ossia per riempire gli spazi vuoti della chiesa. I muri, i celebranti e l’assemblea, tutto fa parte di un unico scenario spirituale. Gli elementi liturgici, le immagini, i colori, il canto, il movimento, tutto va fatto in maniera che il confine tra l’oggi e l’eterno, tra il personale e il comunitario, tra il soggettivo e l’oggettivo sia continuamente varcato.
    Poiché la nostra cultura è ormai decisamente impostata come una cultura dell’immagine, del movimento e del colore, è indispensabile che si recuperi la grande sapienza dell’inculturazione della fede nell’arte, affinché la Chiesa anche oggi si ripresenti come bellezza che affascina e attira. Florenskij diceva che la verità rivelata è l’amore e l’amore realizzato è la bellezza. La bellezza è allora un mondo penetrato dall’amore, cioè la comunione. Ciò che è veramente bello è la Chiesa, perché è la comunione delle persone, la comunità.
    I secoli passati sono stati segnati dall’importanza del concetto e della parola, ma oggi è l’immagine l’elemento chiave della nuova era, e la liturgia è l’ambito per eccellenza per riscoprire l’immagine, il colore, il movimento, il gesto, la materia, la luce, i profumi, nei loro significati più autentici e più profondi.
    Nella liturgia, la Chiesa celebra Cristo che si comunica come Signore e Salvatore. La liturgia dischiude il mistero di Cristo nella sua verità oggettiva, cioè al di là dei nostri gusti, sentimenti, stili e percezioni. Allo stesso tempo, ogni cristiano vive una relazione del tutto personale con Cristo e lo accoglie e gli si affida in modo del tutto unico. Per questo la liturgia è segnata anche dalla cultura del luogo, del tempo, dai gusti delle persone e dalla percezione soggettiva.
    Sono due elementi inseparabili: quello dell’oggettività, che supera il tempo e affonda nella memoria e nella sapienza della Chiesa, nella santa Tradizione, e quello della soggettività, del tutto nostra, che appartiene al tempo, al luogo dove il popolo di Dio celebra il Signore e la propria salvezza.
    Queste due dimensioni della liturgia cristiana, che sono inseparabili, in qualche modo devono anche costituire l’arte per la liturgia. L’arte liturgica, per essere veramente tale, ha dunque queste due dimensioni inseparabili che di per sé costituiscono la liturgia come tale:
    – un’oggettività del mistero che stiamo celebrando, cioè l’oggettività di Cristo come Salvatore, nostro Signore. Quando, attraverso la liturgia, viene comunicata la salvezza alla comunità che celebra, si tratta di una salvezza oggettivamente appartenente a Cristo, oggettivamente realizzata da Cristo, e dunque si tratta di una realtà non solo come io la penso, la sento, la percepisco. Questo significa attingere alla memoria viva, sapienziale della Chiesa, alla Tradizione, cioè a questa sapienza spirituale, a Cristo stesso che attraverso i secoli vive nel suo corpo che è la Chiesa;
    – una dimensione cultuale, dove l’uomo è il soggetto che riceve, accetta, recepisce, accoglie e anche esprime il suo riconoscimento di Dio, di Cristo, della salvezza. E’ allora una dimensione più soggettiva, più segnata dalla cultura, dalle coordinate storico-geografiche in cui ci si trova, pur riconoscendo che nessuna cultura può identificarsi del tutto con l’oggettività del mistero divino-umano che stiamo celebrando. Queste due dimensioni vengono difatti assunte da ciò che teologicamente può significare la persona. La persona è una realtà che supera il binomio oggettivo-soggettivo. La persona come realtà teologica, sottolinea la dimensione agapica che da un lato è del tutto personale, inconfondibile e dall’altro si realizza nelle relazioni libere che in qualche modo oggettivizzano l’amore stesso. Nella liturgia difatti avviene proprio questo mistero: del personale e del comunitario.

    Centro aletti.

  9. #9
    fratel
    visitatore

    Chiesa ortodossa della Trasfigurazione a Cluj


    In tutte le chiese bizantine, dietro l’iconostasi c’è l’altare sul quale è sempre posta la Sacra Scrittura aperta e tutto è pronto per la santa liturgia. L’immagine più vicina all’altare è il Cristo sacerdote tra i gerarchi. Questo crea un bellissimo scenario della santa liturgia, l’unico sacerdozio è quello di Cristo che attraverso l’episcopato ininterrottamente si compie attraverso il sacerdote che entra dietro l’iconostasi per celebrare.

    C’è un’ininterrotta linea da Cristo fino ad oggi che fa visibilmente percepire la dimensione transtemporale della liturgia. Ma normalmente in alto, sopra l’altare, all’interno dell’arco absidale, si trova rappresentata l’etimasía, un motivo iconografico cristiano di origine orientale, composto essenzialmente da un trono sormontato da una croce (dal greco he hetoimasía tu thrónu, “la preparazione del trono”). Si tratta del trono fatto in modo da diventare l’altare sul quale è posta la Parola di Dio. Dietro ad esso si alza la croce con i segni della passione: la corona, la lancia, il bastone con l’issopo... Accanto ci sono due angeli o due cherubini, che appartengono a quella classe di esseri celesti che si copre il volto con le ali. Il significato teologico è chiaro: lo stesso libro che è sull’altare è anche in cielo, l’autorità della sua veridicità è testimoniata dall’incarnazione e dalla passione.

    www.centroaletti.com

  10. #10
    Veterano di CR L'avatar di alb
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    Citazione Originariamente Scritto da fratello vento Visualizza Messaggio
    Chiesa di San Paolo Apostolo a Barletta
    Nella parte centrale c’è il crocifisso e davanti, stretto al crocifisso, si trova santo Stefano ferito dalle pietre della lapidazione che ancora stanno ai suoi piedi. A sinistra della croce giace il corpo di san Paolo decapitato. A destra, guardando la croce, in posizione speculare a san Paolo – caduto con le braccia anch’esse come aperte sulla croce – si trova la piscina battesimale in forma di croce.

    Su quest'opera avevo già espresso il mio parere in un altro topic giudicandola orrenda.
    La rivedo qui e ribadisco qui il mio giudizio.
    E' già orrenda in sé, collocata poi in una Chiesa mi sembra un insulto alla fede.

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