Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1595-1596
Tecnica olio su tela
Dimensioni 135,5×166,5 cm
Ubicazione Galleria Doria Pamphilj, Roma
Riposo durante la fuga in Egitto è il soggetto di un dipinto realizzato tra il 1595 ed il 1596 dal pittore italiano Caravaggio. È conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma.


Secondo Giulio Mancini, che redasse una biografia di Caravaggio (rimasta a lungo inedita) ben dieci anni dopo la morte del pittore, una "Madonna che va in Egitto" fu commissionata da monsignor Fantino Petrignani, che abitava nella parrocchia di San Salvatore in Lauro a Roma e presso il quale Caravaggio ricevette "la comodità di una stanza" all'inizio del 1594, dopo aver abbandonato la bottega di Cavalier d'Arpino.[1] Tale informazione, però, non ha convinto unanimemente gli studiosi: vista l'importanza data al tema della musica, Maurizio Calvesi ha ipotizzato che l'opera sia stata commissionata da ambienti legati agli Oratoriani.[2] Altri studiosi, invece, ipotizzano che il dipinto sia frutto della committenza del cardinal Pietro Aldobrandini (nipote di papa Clemente VIII) il quale si dilettava di musica. Tuttavia, nell'Inventatario dei dipinti del Cardinal Pietro - redatto nel 1603 da Monsignor Girolamo Agucchi[3] - non vi è traccia dell'opera del Caravaggio.[4] Secondo la recente ricerca di Lothar Sickel, il Riposo apparteneva a Girolamo Vittrici, cognato di Prospero Orsi, amico del Caravaggio; dopo la morte di Girolamo, la sorella Caterina lo vendette a Camillo Pamphilj.[5] È certo, comunque, che il dipinto divenne proprietà di Olimpia Aldobrandini Principessa di Rossano (nipote di Pietro Aldobrandini e sposa - in seconde nozze - di Camillo Pamphilj nel 1640 ) solo più tardi, dopo la morte di Caravaggio.[6] Da allora il dipinto appartiene alla famiglia Pamphilj nella cui Galleria è tuttora esposto.

Il colorismo e i molti brani di natura morta presenti in questo dipinto e realizzati con estrema verosimiglianza dimostrano l'adesione del giovane Caravaggio alla cultura pittorica lombardo-veneta. Si veda, ad esempio, il mirabile paesaggio sullo sfondo (unicum nella pittura caravaggesca insieme a quello del Sacrificio di Isacco), la cui trattazione (il cielo cupo, nuvoloso e carico di pioggia) ricorda la Tempesta di Giorgione, pur raffigurando - secondo Maurizio Marini - uno scorcio della campagna sulle rive del Tevere.[7]
Nel dipinto di Caravaggio, la natura e il paesaggio svolgono un ruolo simbolico di rilievo: gli elementi naturali accanto all'anziano Giuseppe rimandano all'aridità e alla siccità, mentre la natura ed il paesaggio sono più rigogliosi a destra, dove si trova la Vergine col Bambino. Ai piedi della Vergine il pittore ha dipinto piante simboliche che alludono alla verginità di Maria (l'alloro), alla Passione (il cardo e la spina della rosa) e alla Resurrezione (il Tasso barbasso).[8] Secondo Maurizio Calvesi, il pittore ha raffigurato - da sinistra a destra - un percorso di salvazione cristiana, dall'inanimato minerale (il sasso) all'animale (l'asino), all'essere umano (Giuseppe), passando per l'angelico (l'angelo violinista), sino alla meta finale: il divino (la Vergine che abbraccia il Bambino Gesù).[9]
Di notevole bellezza è la postura dell'angelo musicista, forse ispirata all'allegoria del Vizio raffigurata nell'Ercole al Bivio che Annibale Carracci stava dipingendo per il Camerino di Odoardo Farnese (a Palazzo Farnese) proprio in quegli stessi anni (l'opera di Carracci è ora al Museo di Capodimonte). Analogamente all'angelo di Caravaggio, questa allegoria indossa una veste leggera che lascia intravedere le forme del corpo nudo.[10] L'angelo è il perno della raffigurazione che divide in due parti distinte la scena: a sinistra il vecchio Giuseppe, seduto sulle sue masserizie e con i piedi nudi posati sul terreno scuro, veglia - stanco - reggendo la partitura affinché l'angelo apparso possa leggere e suonare.
Secondo Maurizio Calvesi, l'intero dipinto si riferisce al Cantico dei Cantici: Giuseppe rappresenta la povertà e la semplicità dello sposo terreno, mentre Maria Vergine, raffigurata con i capelli fulvi ("le chiome del tuo capo sono come porpora", Ct. 7:6), è - per la patristica - un riferimento simbolico alla futura passione di Cristo.[11] La Vergine, addormentata, abbraccia e protegge teneramente il Figlio-Sposo celeste e anche ciò richiamerebbe il Cantico dei Cantici: "Io dormo, ma il mio cuore veglia" (Ct. 5:2), e "Ponimi come un sigillo sopra il tuo cuore" (Ct. 8:6 ).
Recentemente, Herwarth Röttgen (noto studioso della grafica di Cavalier d'Arpino), ha individuato un disegno del Cesari per un Riposo nella fuga in Egitto in un gruppo di disegni di Giuseppe Cesari d'Arpino e conservati al British Museum. Il foglio raffigura la Vergine col capo piegato, come nel Riposo di Caravaggio, il quale potrebbe aver visto il disegno mentre si trovava nella Bottega del Cavaliere.[12] Il volto di Maria Vergine è stato da alcuni identificato con quello della celebre cortigiana Fillide, amica del Caravaggio, che sembra abbia posato anche per la Maddalena penitente (Roma, Galleria Doria Pamphilj).[13] Curiosamente, sia Maria Vergine che la Maddalena penitente hanno la stessa posa col capo ripiegato.




Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1594-1595
Tecnica olio su tela
Dimensioni 122,5×98,5 cm
Ubicazione Galleria Doria Pamphilj, Roma
La Maddalena penitente è il soggetto di un dipinto eseguito da Caravaggio attorno al 1594-1595 e conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma.


Il dipinto, di cui non si hanno certezze circa la committenza, fu realizzato tra il 1594 e il 1595, quando Caravaggio risiedeva con Giuseppe Cesari e Fantino Petrignani.[1] Nel 1627, il dipinto fu inventariato nel Guardarobba [sic] del cardinal Pietro Aldobrandini. Il dipinto divenne poi parte della collezione Doria-Pamhilj in seguito al matrimonio (1640) di Olimpia Aldobrandini con Camillo Pamphilj. In questa circostanza, infatti, il dipinto entrò nella quadreria Pamphilj in quanto parte della dote di Olimpia. Grazie all'inventario, sappiamo anche che il quadro era corredato di una cornice dorata e decorata con le stelle araldiche Aldobrandini. Nonostante le informazioni sulla committenza siano ancora da chiarire, alcuni studiosi hanno ipotizzato che il dipinto sia nato in seno alla committenza del cardinal Francesco Maria Bourbon del Monte, che possedeva anche una copia della sensuale Maddalena penitente di Tiziano e che, Nel 1598-99, Caravaggio fu incaricato di raffigurare, dal cardinale, l'altra sua amata santa, S. Caterina d'Alessandria.[2]
La modella

Anche in questo dipinto, sembra che Caravaggio abbia ritratto Anna Bianchini, una delle prostitute che Caravaggio frequentava e che più di una volta utilizzò come modelle per i suoi dipinti.[3] L'ipotesi identificativa si basa sulla descrizione della prostituta Anna Bianchini che aveva all'epoca diciassette anni e con la quale Caravaggio ebbe un rapporto piuttosto turbolento; aveva diciassette anni, era di bassa statura e portava lunghi e bei capelli rossicci, come si vede appunto nel quadro.[4] Anna Bianchini posò, forse, anche per altre opere, quali la Morte della Vergine, Marta e Maria Maddalena (come Marta) e il Riposo durante la fuga in Egitto (per la figura della Vergine).[5]
Descrizione e stile



Particolare.


Il dipinto raffigura una giovane ragazza, seduta su di una sedia bassa, con le mani sul proprio grembo. Il dipinto è così descritto da Giovanni Pietro Bellori: «Dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola, con le mani in seno in atto di asciugarsi li capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello di unguenti, con monili e gemme, la finse per Maddalena».[6] Alla sua destra vi è una natura morta di gioielli sul pavimento. Essi sembrano alludere al rifiuto della vanità e del peccato. Accanto ai gioielli, una bottiglia trasparente e chiusa, contenente un liquido che la riempie per tre quarti. Secondo il romanziere Peter Robb, Bellori avrebbe erroneamente affermato che la fanciulla-santa si stia asciugando i capelli; ella, invece, sarebbe ritratta penitente, come sembrano indicare l'espressione triste e piangente ed i gioielli gettati a terra.[7] Lo sguardo della donna non è rivolto all'osservatore, ma verso il basso, in una posizione che è stata paragonata ad alcune rappresentazioni tradizionali di Gesù Cristo crocifisso.[8] Una lacrima scende lungo la guancia al lato del naso. Per ciò che riguarda la luce, lo studioso Maurizio Calvesi pone in evidenza come la luce (allegoria della salvezza divina) che irrompe nel buio della stanza (cioè del peccato) simboleggi la redenzione della Maddalena

https://it.wikipedia.org/wiki/Maddal...e_(Caravaggio)